fbpx

Valle del Sacco sotto assedio

 

Impianto di rifiuti in arrivo anche Ferentino?

di Maurizio Berretta
impianto trattamento rifiuti ferentino 350 minConsigliere comunale di Ferentino: “Dopo le richieste d’insediamento di impianti di trattamento rifiuti, che da mesi fanno notizia, e mi riferisco a Patrica, Frosinone e Anagni, non poteva che mancare la nostra Citta’, Ferentino.

Presso la Regione Lazio e l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Ferentino, è in itinere da diversi mesi, la procedura di concessione di un’autorizzazione per la realizzazione di un “Impianto per il trattamento di rifiuti, quali sottoprodotti e scarti di origine agroindustriale per Biometano e Bio co2 e annesso impianto per ACM (ammendanti compostati misti".

Questo di Ferentino, un impianto di rifiuti da 77.795 t/y in entrata, quali sottoprodotti di origine animale, carcasse e parti di animali macellati, rifiuti dalla filiera agroalimentare, rifiuti dell’industria e frazioni oggetto di raccolta differenziata.
E’ inaccettabile che da parte dell’Assessorato all’Ambiente di Ferentino, se non dalla 3° commissione consiliare comunale competente, rispettivamente l’assessore Evelina Di marco ed il Consigliere di maggioranza Angelo Picchi, non vi sia stata alcuna informativa al Consiglio comunale, su un cosi’ importante progetto in via di autorizzazione da diversi mesi.

Il degradato territorio comunale ricadente nella zona industriale, non puo’ essere ancora oggetto di questa tipologia d’insediamenti, per la precisione in Via Mola Bragaglia, oltretutto a ridosso del torrente Alabro, affluente del Fiume Sacco, ed in una zona dove non mancano gli insediamenti di tipo residenziale. Se poi andiamo ad aggiungere che la zona stessa d’insediamento rientra nella perimetrazione SIN, e su quella del Piano di risanamento dell’aria, allora e’ tutto dire.

E’ bene ricordare in primis ai 2 amministratori comunali, e poi a tutti gli altri, compresi gli esponenti politici che governano la Regione Lazio, che qualche anno fa’, il Consiglio comunale di Ferentino, si e’ espresso in modo unanime, sulla moratoria per gli impianti di trattamento rifiuti, definendo il netto divieto sul proprio territorio comunale.
Mi auguro che la valutazione impattante e di emissione non sia fatta su singolo impianto, ma bensi’ sommando tutti gli esistenti e quelli in itinere.

Rimane sconcertante, il silenzio su questa procedura autorizzatoria, nei confronti di una societa’ privata, con poco piu’ di un anno di vita, costituita a Maggio 2020, e con un capitale sociale di euro 10.000,00.
Mi aspetto un Consiglio comunale urgente, per discutere e prendere una posizione definita sull’insediamento o meno di questo impianto e su quelli dei comuni confinanti, un Consiglio magari richiesto espressamente dai delegati politici all’ambiente della nostra Citta’, in caso contrario, e senza indugio, la richiesta portera’ la mia firma in calce; su queste tematiche, non si scherza e soprattutto non si soprassiede con la sufficienza che contraddistingue chi dovrebbe governare questi processi”.

Ferentino, li 13/10/2021
Leggi tutto...

Valle del Sacco: per Frosinone e Anagni due biodigestori anaerobici

AMBIENTE&INQUINAMENTO

 Comitati ed associazioni hanno partecipato ai lavori, espresso una posizione negativa

di Ina Camilli
Biodigestore Wikipedia 380 minIl vuoto pianificatorio a cui la Regione ha esposto la valle del Sacco non si risana con incursioni di investimenti privati, ma con politiche positive a salvaguardia della collettività, che potevano già e possono sempre vedere protagonisti i Comuni.

Nei giorni scorsi c’è stato un botta e risposta in diretta tra i Sindaci di Frosinone e Anagni, Comuni che si sono candidati ad ospitare l'ennesimo impianto industriale in materia di rifiuti, da più parti ritenuti insalubri, proposto da cordate finanziarie in grado di spostare centinaia di milioni di euro.

Ottenute intanto queste due autorizzazioni, la valle del Sacco si ritroverà una centrale energetica, che tratterà quasi 100.000 tonnellate annue di rifiuti organici di provenienza urbana ed industriale, e in grado di stoccare il biometano producibile dalla fermentazione anaerobica di tali scarti per migliaia di metri cubi.
Si pensi per esempio ad un serbatoio grande quanto un palazzo di 4/5 piani con appartamenti di 300 mq di superficie, pieno zeppo di gas ad altissimo potere detonante.

E' proprio sul potere detonante del biometano che puntano le cordate finanziarie interessate alla sua rivendita in rete o ad hub esterni, liquefatto e trasportato su camion.
Il rispetto dell’ambiente, mai è stato, per certi amministratori pubblici, un problema qui in valle del Sacco e non lo sarà neanche in questo caso. Quindi semaforo verde ed ogni meccanismo che possa incepparsi può e deve essere sbloccato: da tempo sono a lavoro i manager ed i tecnici di A2A, che sembrerebbe non abbiano convinto gli anagnini e le forze politiche, a parte il Sindaco, pervaso da un fervore miope al punto da non dolersi del silenzio dell'ASL, convinto di non voler neanche lui esprimere il suo parere sanitario, in qualità di massima autorità in materia di salute pubblica comunale.

Se il Sindaco si dichiara apertamente favorevole e l'ASL non batte ciglio, questi sono segni evidenti che inceppamenti non ve ne potevano essere.
In questi mesi e giorni infuria non tanto la polemica tra cittadini, opposizioni consigliari e Amministrazione comunale, quanto la protesta. Gli anagnini avrebbero voluto dire la loro, come cittadini attivi, in una inchiesta pubblica che, seppur obbligatoria per Comuni o raggruppamenti comunali con più di 40.000 abitanti (Anagni, Paliano e Colleferro, tanto per fare un esempio concreto), non risulta ancora chiesta da nessuno di costoro all'Ente regionale procedente. Istituto e/o strumento previsto proprio per la tutela del territorio a fronte di situazioni impattanti, causa di gravi conflitti sociali e di ingiustizia ambientale.
Invece si può parlare solo tramite articoli di giornale e sui blog on line con l’idea di far arrivare questi messaggi ai tanti funzionari in grado di operare liberamente, scevri da condizionamenti.

Su un punto non si può che concordare tutti, senza paura di essere smentiti: se il pubblico, i Comuni, avessero saputo fare la loro parte avviando per tempo atti di pianificazione a livello locale dei servizi di gestione e trattamento dei rifiuti, prevedendo negli anni politiche di riduzione della produzione di scarti alimentari, progettando soluzioni impiantistiche diffuse (compostaggio domestico, di comunità, di prossimità e piccoli impianti comunali) si sarebbe potuta evitare ogni rimostranza.
E chi protesta in Consiglio comunale o in pubblico viene strumentalmente accusato di essere affetto dalla sindrome di Nimby (non nel mio cortile) quando invece proprio i rappresentanti del territorio hanno favorito la diffusione della cultura e della pratica di ignorare quanto accade nel giardino del vicino.
Questa sindrome è insita nelle soluzioni fortemente centralizzate, come quella proposta da SAF e A2A, caldeggiate politicamente da più parti: le pressioni ambientali e logistiche sul territorio più impattanti, oltre agli aspetti della sicurezza della popolazione per gli ingenti stoccaggi di biometano, sono rappresentati infatti dagli altrettanto ingenti trasporti dei rifiuti in ingresso e dei rifiuti digestati in uscita.
La nuova frontiera del trasporto su gomma!

Laddove la pianificazione e la gestione responsabile della cosa pubblica sono barattate con semplici capitolati di appalto a volte copia e incolla, finalizzati a condurre procedure di esproprio e privatizzazione dei servizi locali. Pilatescamente la politica se ne "lava le mani", delegando al privato e alle logiche del profitto sottese a queste gestioni ogni possibile guadagno, a scapito della qualità della vita delle comunità.
Ogni cosa viene pagata con le tasse dei cittadini sempre più alte e con esse la salubrità dei nostri territori è sempre più martoriata.

La situazione è drammatica, eppure c’è scappato un sorriso. il Sindaco Natalia, in un recente confronto pubblico, riportando i dati dei tecnici di A2A ha parlato di circa 7 camion al giorno: sembrerebbe però che non si sia tenuto conto del peso specifico dei rifiuti trasportati per cui i mezzi, facendo bene i conti, sarebbero almeno 10 volte di più....ogni giorno.
L’altro impianto di produzione di biometano ottenuto dalla digestione anaerobica della frazione organica da raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani interessa il Comune di Frosinone, proposto dalla Maestrale srl, impianto che non ha ancora ottenuto la VIA (valutazione di impatto ambientale), ma l’iter amministrativo è quasi arrivato a conclusione. La terza Conferenza di servizi è convocata presumibilmente per il 15 luglio 2021 (si terrà in presenza?).

Comitati ed associazioni hanno partecipato ai lavori, espresso una posizione negativa, depositato osservazioni e da tempo contestano con determinazione questo progetto.
Il Sindaco di Frosinone vuole avviare l’inchiesta pubblica?
Il Comune di Frosinone, a differenza di quello di Anagni, ha evidenziato il mancato parere della Asl e rilasciato parere negativo sotto il profilo sanitario, richiamando il principio di precauzione a tutela della salute degli abitanti della sua città, l’effetto cumulativo con riferimento alle emissioni in atmosfera e la propagazione di emissioni odorigene.
Come il collega anagnino, Ottaviani non ha prodotto un parere tecnico sul progetto, né richiesto una indagine ambientale. Insomma, non è rinviabile una seria volontà di opporsi.

I fronti restano contrapposti. Da un lato le Istituzioni, che dovrebbero tutelare il benessere delle loro comunità, dall’altro i cittadini con le opposizioni comunali, pronti a difendersi.
Si stanno scontrando non due visioni diverse sulla cosiddetta economia circolare o sulla tecnologia degli impianti, ma un orientamento che è già un cambiamento non certo culturale, bensì economico, dove la politica si fa grande imprenditrice.

E’ già accaduto che società private, attraverso partnership con aziende pubbliche, abbiamo costituito gruppi economici, finalizzati ad ottenere finanziamenti statali. Poi una volta ottenuti, accade che il privato ceda la gestione e la proprietà, addossando ai Comuni il peso di scelte imprenditoriali insostenibili.
Il nuovo modello di sviluppo che si vuole imporre nella valle del Sacco, da Artena a Patrica, esclude totalmente i cittadini dal processo di autodeterminazione e di partecipazione attiva.

I corpi sociali, diversamente organizzati e strutturati, attivi nella valle del Sacco, sono stanchi di sollecitare gli amministratori pubblici a rispettare il mandato ricevuto, ad osservare le regole e ad applicare le leggi. Troppo spesso infatti “salta” qualsiasi forma di loro reale e preventivo coinvolgimento.

E’ la parte politico-istituzionale che deve assumersi la responsabilità di ascoltare i cittadini, creare le condizioni per sedersi con i vari rappresentanti ad un Tavolo per prevenire, pianificare e condividere il futuro della valle del Sacco.
2.2.2021

Ina Camilli, Per la Redazione

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Valle del Sacco: quale la causa dell'inquinamento?

CRONACHE&COMMENTI

Non solo lettere o appelli, ma consapevolezza delle vere cause e dei rimedi

di Ignazio Mazzoli
inquinamento suolo 400 minIn uno scontro a distanza, virtuale, sui social ed ovattato, appare interessante e opportuno questo post-intervento della professoressa Margherita Eufemi docente della facoltà di biochimica della Sapienza di Roma. E’ destinato, scrivre «per i negazionisti di opportunità. A cui rinnova l'invito – già rivolto dalla nostra diretta online del 22 giugno scorso - ad assistere, in prima persona, presso il nostro laboratorio agli esperimenti sugli inquinanti organoclorurati e la cancerogenesi»

Un modo garbato ed elegante per ripropporre la verità al nostro territorio ed ai suoi sindaci. Indica di nuovo l’individuazione della vera causa principale dei danni che si producono nella Valle del Sacco.
Causa principale, anche se non unica responsabile di malanni e malattie. Non cogliere che l’inquinamento industriale della Valle del Sacco è “il responsabile” di infertilità giovanile maschile e forse anche femminile è un errore. Tale errore grave se ignorato provoca un depistaggio doloso che impedisce di intervenire con la dovuta celerità ed efficacia nella bonifica dell’area e del fiume che la bagna per molte decine di chilometri, ricca di siti che producono ortaggi vari che tutti mangiamo. Persistere nel grave errore impedirebbe anche l’intervento opportuno e necessario sui singoli individui colpiti, che vanno individuati, accertati e curati con le terapie opportune come dimostrato e indicato dal dottor Luigi Montano autore della ricerca che fa discutere alcuni e ne spinge altri a negare finanche l’inquinamento.

Ecco cosa ricorda la Prof.ssa Margherita Eufemi. «I pesticidi organoclorurati costituiscono la maggior parte degli inquinanti ambientali totali e un'ampia gamma di composti è risultata cancerogena per l'uomo. Tra tutti, crescente interesse è stato rivolto al β-esaclorocicloesano (β-HCH), virtualmente il più pericoloso e, allo stesso tempo, il membro più poco studiato della famiglia degli esaclorocicloesani. Considerando le molteplici attività biochimiche di β-HCH, già stabilite nei nostri studi precedenti, lo scopo di questo lavoro è valutare se β-HCH possa anche innescare la trasformazione maligna cellulare verso lo sviluppo del cancro. Per questo scopo, gli esperimenti sono stati eseguiti sulla linea cellulare di epitelio bronchiale normale umano BEAS-2B esposta a 10 µM -HCH. I risultati ottenuti supportano fortemente il potenziale cancerogeno di β-HCH, che si ottiene sia attraverso meccanismi genotossici (attivazione di vie di segnalazione oncogene e attività proliferativa) e genotossici indiretti (produzione di ROS e danno al DNA) che influenzano significativamente le caratteristiche e le funzioni macroscopiche cellulari come la morfologia cellulare, il profilo del ciclo cellulare e l'apoptosi. Tenendo conto di tutti questi elementi, lo studio presentato fornisce elementi importanti per caratterizzare ulteriormente β-HCH, che sembra essere un agente cancerogeno a tutti gli effetti».

Ecco casa ricordiamo noi.
E’ ora della consapevolezza piena e convinta, favorendo la più certa presa di conoscenzam delle cise vere e delle responsabilità, fra tutti i cittadini per chiedere a gran voce tutti gli interventi necessari alla bonifica della Valle del Sacco e del suo fiume, alle Istituzioni ragionali e nazionali a partire da quelle che hanno autorizzato e finanziato le ricerche dell’”EcoFoodFertility. Nessuno tema per le imprese industrail, basta che queste e i loro titolari si convincano a farsi controllare scrupolosamente e altrettanto scrupolosamente rispettino le leggi della Repubblica italiana in difesa dell'ambiente. Se sono insufficienti si richieda il loro adeguamento alle attuali esigenze.
Non bastano lettere o appelli, ma occorre una piena consapevolezza popolare attiva e partecipata. E' l'ora anche delle associazioni che un tempo si battevano per la difesa dell'ambiente. Che fine hanno fatto?

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

M5S: Lettera aperta ai Sindaci della Valle del Sacco

AMBIENTA INQUINAMENTO SALUTE

Da Cittadini di Colleferro nonché abitanti della Valle del Sacco

Meetup Colleferro 5 Stelle
Fasce sindaci 390 minCari Sindaci dei Comuni della Valle del Sacco,
con riferimento a tutte le attuali e passate dichiarazioni, riunioni, manifestazioni nonché flash mob, sdraiarsi sull’asfalto e quant’altro utilizzato per esprimere – qualcuno con ostentata veemenza – tutta la Vostra contrarietà alla riapertura della discarica di Colleferro, noi del meetup Colleferro 5 Stelle rispondiamo che tutte queste suonate di campane in risposta a improbabili trombe nemiche avrebbero un senso se ci trovassimo davvero difronte al pericolo che possa rinnovarsi quel disastro ambientale che tutti noi Cittadini di Colleferro abbiamo conosciuto e convissuto. Un disastro durato oltre venti anni che si era andato ad aggiungere a quello delle fabbriche.

Ma la storia di quel disastro è stata chiusa con tanto di lucchetto tricolore apposto il 16 gennaio 2020 proprio da uno di Voi, il sindaco di Colleferro, e dovrebbe quindi essere pronta per l’archiviazione definitiva una volta avviato l’iter del post mortem.

Quindi, cari Sindaci, di cosa si sta parlando? Perché ancora allarmate i cittadini con lo spauracchio del ritorno del MOSTRO?
Ma se il pericolo della riapertura effettivamente sussiste, perché tanta contestazione nei confronti del sindaco di Roma e mai una protesta o anche una singola parola all’indirizzo del presidente di Regione Zingaretti?
Eppure per legge, e come confermato dalla recente sentenza del TAR, l’ultima parola in merito spetta alla Regione Lazio.

Se ci sono dubbi sull’autorizzazione alla chiusura della discarica da parte della Regione, si spieghi in modo documentato e limpido a noi Cittadini su cosa si fondano i timori da Voi espressi.
Perché una cosa è certa: se la chiusura del 16 gennaio 2020 della discarica fu davvero autorizzata dalla Regione in via definitiva, nessuno, neppure il sindaco della Capitale, potrà mai sperare di potervi conferire anche un singolo sacchetto.
Ma se così non è, il difetto sta in Regione ed è lì che, indossando la fascia tricolore, dovreste recarvi e bussare anziché andarvi a schierare davanti al cancello di una discarica chiuso da un catenaccio lasciando immaginare ai Colleferrini, come in una scena da “deserto dei tartari”, l’arrivo di una fantomatica orda di puzzolenti camion provenienti da Roma capeggiata da Virginia Raggi.
Quali Cittadini di Colleferro nonché abitanti della Valle del Sacco, chiediamo più chiarezza e meno teatro.

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Medici di Famiglia per l'ambiente e Valle del Sacco

 AMBIENTE INQUINAMENTO SANITA'

LETTERA APERTA INVIATA AL MINISTRO DELLA TRANSIZIONE ECOLOGICA , AL MINISTRO DELLA SALUTE, AL GOVERNATORE DEL LAZIO

Associazione Medici di Famiglia per l'Ambiente
Dott Luigi Montano minIl 30 settembre 2016 al Convegno Scientifico organizzato dall’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente alla Villa Comunale a Frosinone, è intervenuto quale relatore il dott. Luigi Montano, uro-andrologo coordinatore del progetto “EcoFoodFertility”. Quel giorno ha avuto inizio la collaborazione scientifica tra l’Associazione dei Medici per l’Ambiente ed il dott. Montano per cui la Valle del Sacco è stata inserita, insieme alla Terra dei Fuochi ed a Brescia-Caffaro, nel progetto finanziato dal Ministero della Salute all’Asl di Salerno con la partecipazione dell’Istituto Superiore di Sanità, delle Università di Brescia, Milano, Napoli, del CNR e dell’ENEA. Referenti, nel progetto, per l’Associazione Medici di Frosinone la dott.ssa Marzia Armida ed il dott. Benedetto Iannello. A febbraio 2021 pubblicati i primi dati del Trial Multicentrico randomizzato su circa 350 giovani maschi sani dai 18 ai 22 anni, non fumatori, non bevitori, non esposti professionalmente e omogenei per indici di massa corporea di tre aree ad alto inquinamento d’Italia (Terra dei Fuochi,Valle del Sacco, Brescia). Riportati nella pubblicazione importanti rischi riproduttivi nella popolazione giovane sana di queste aree, dove almeno un parametro seminale risultava alterato nella maggioranza dei casi, con il dato della motilità progressiva media degli spermatozoi inferiore rispetto ai parametri fissati dal manuale dell’OMS. “Un dato - dichiara Montano - già di base particolarmente preoccupante, dal momento che i criteri rigidi di selezione hanno permesso di scegliere i migliori, fra l’altro giovanissimi”. In particolare, i parametri peggiori in termini di qualità seminale sono stati riscontrati proprio nella Valle del Sacco.

Il 24 maggio 2021, su una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali in temi ambientali “Enviromental Pollution”, pubblicati i risultati della ricerca che ha comparato la presenza di Composti Organici Volatili (VOCs) nei liquidi biologici: sangue, urine e sperma degli adolescenti della Terra dei Fuochi e della Valle del Sacco. I composti più tossici si ritrovano maggiormente nel liquido seminale rispetto a sangue ed urine e tra questi, i peggiori, quelli particolarmente pericolosi per la salute si ritrovavano in concentrazioni maggiori nel liquido seminale dei ragazzi della Valle del Sacco rispetto a quelli della Terra dei Fuochi. Infine, dallo studio emerge che la maggiore presenza di tali inquinanti nel liquido seminale dei ragazzi provenienti dalla Valle del Sacco coincide con una qualità peggiore del liquido seminale degli stessi. “Questo preoccupa molto se si pensa che sono ragazzi all’inizio del loro periodo fertile”. Prosegue Montano: “considerando che la più bassa qualità del liquido seminale riscontrata in quest’area possa rappresentare uno specchio molto fedele della Salute Ambientale del territorio ed anche un indicatore di salute con potenzialità predittive per patologie non solo riproduttive, indicano quanto sia veramente urgente una vasta opera di bonifica della Valle del Sacco”.

Evidenze scientifiche queste riportate, che mettono i brividi ed aprono interrogativi inquietanti.
Se i giovani nati e vissuti nella Terra dei Fuochi, assurta da decenni alle cronache nazionali ed internazionali come uno dei territori più inquinati in assoluto per ogni tipo, genere e modalità di dismissione di sostanze tossiche ed emblema nell’immaginario collettivo della distruzione ambientale criminale, presentano indici biologici di compromissione da inquinanti migliori rispetto a quelli riscontrati nei giovani figli della Valle del Sacco, cosa è successo di peggiore, più grave, occultato e non considerato nella Valle del Sacco rispetto la Terra dei Fuochi, se questi sono i risultati?

Se il 10 giugno 2021 la Regione Lazio ad Anagni, nel cuore della Valle del Sacco ritiene compatibile con l’ambiente la costruzione di un bio digestore anaerobico per il trattamento di 84.000 tonnellate di rifiuti organici e prevede nel disposto a pag. 28 che: “I flussi gassosi in uscita dalla superficie dei biofiltri possono contenere principalmente, in termini di sostanze inquinanti, S.O.V. (sostanza organica volatile) [nota: la stessa ritrovata nello sperma dei ragazzi ammalati], S.I.V. (sostanza inorganica volatile), polveri, ammoniaca, acido solfidrico, composti inorganici del cloro e del fluoro...l’attività temporale di tali emissioni…. praticamente per 365 giorni l’anno ed h24”, chi sono e chi sono stati i decisori ed in conto di quale considerazioni rilasciano le autorizzazioni?

Se a Frosinone ed a Patrica vogliono insediare similari biodigestori di rifiuti organici per trattare rispettivamente 50.000 e 100.000 tonnellate annue, alla luce dell’evidenze scientifiche ultime in cui l’infertilità riscontrata, oltre che ineluttabile castigo, rappresenta una condizione patologica indotta, quale la responsabilità in capo ai Sindaci nell’accettare tali insediamenti nel territorio? I giovani maschi della Valle del Sacco devono restare oppure andar via e preservare la capacità riproduttiva?

dott.ssa Marzia Armida - Presidente Associazione Medici di Famiglia per l'Ambiente
dott. Giovambattista Martino Coordinatore Associazione Medici di Famiglia per l'Ambiente

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Studio dell'inquinamento che danna la Valle del Sacco

INQUINAMENTO, AMBIENTE, SALUTE

Dossier. Salviamo la fertilità dell’uomo e della terra

di Nadeia De Gasperis
Spermatozoi info grafica 700x455 Anter 390 minEsattamente due anni fa, ospiti del Centro polispecialistico, Clinimed di Ceccano, una rappresentanza della Redazione di UNOeTRE.it ha potuto seguire una sessione di screening del programma Fast intervistando medici e studenti protagonisti dello studio epidemiologico condotto dall’equipe del dott. Montano.

Il programma Fast coinvolgeva 450 ragazzi di tre aree del Paese ad elevato impatto ambientale: 150 residenti nella Terra dei fuochi (Comuni a nord di Napoli), 150 nel Sito di interesse nazionale di Brescia-Caffaro e altrettanti nel Sin Valle del Sacco (Roma-Frosinone).
Ad essere analizzati erano ragazzi tra i 18 e i 22 anni, viventi in aree con inquinamento a forte impatto ambientale che tra imbarazzo e consapevolezza erano sicuri della bontà della loro partecipazione, preoccupati per il loro futuro e quello dei loro cari.
Sottoposti ad esami del sangue, delle urine, del capello e, soprattutto, del liquido seminale, sul quale sono stati condotti dallo staff di ricercatori una serie di esami che miravano a valutare il numero, la morfologia e la motilità degli spermatozoi, oltre a misurare i livelli di biomarcatori di dose efficace (elementi in traccia, metalli pesanti) e i livelli di biomarcatori di effetto (Stato Redox, Psa, epigenetica).

Nell’ottobre 2020 veniva pubblicato il dossier dal titolo “DOSSIER. SALVIAMO LA FERTILITA’ DELL’UOMO E DELLA TERRA” che non solo metteva in luce quanto fosse possibile dedurre che l’ambiente influisca negativamente sul seme umano che risente precocemente degli effetti deleteri degli inquinanti ambientali con meccanismi diretti ed indiretti, inducendo alterazioni genetiche ed epigenetiche dei gameti maschili ma che, se non riparate nelle fasi successive alla fecondazione, possono favorire aborti e malformazioni congenite ma anche suscettibilità a molteplici malattie nel bambino e nell’adulto per più generazioni.
Inoltre, il dato era reso particolarmente preoccupante, dal momento che i criteri rigidi di selezione avevano permesso di scegliere i migliori, fra l’altro giovanissimi.

Già nel febbraio 2021 venivano pubblicati i primi risultati sulla rivista internazionale European Urology Focus.
Oggi, uno studio su alcune delle sostanze che hanno inquinato i luoghi, sostanze come l’auramina, che si trova nelle concerie e nelle vernici, 2-metilbutano, utilizzato a livello industriale per la produzione di polistirene e prodotto dalla raffinazione della benzina, presente anche in coloranti e inchiostri di stampante; il pirrolo e la 3-amminopirrolidina presenti in molti pesticidi e insetticidi si ritrovavano in concentrazioni maggiori nel liquido seminale dei ragazzi della Valle del Sacco rispetto a quelli della Terra dei Fuochi.
«Questo studio – riferiscono il dott. Montano e la dott. Longo - insieme ad altri che a breve verranno pubblicati nell’ambito del progetto in corso, pur nei limiti della numerosità campionaria che è stata inferiore rispetto alle altre due, Brescia e Area Nord di Napoli, considerando che la più bassa qualità del liquido seminale riscontrata in quest’area possa rappresentare uno specchio molto fedele della Salute Ambientale del territorio ed anche un indicatore di salute con potenzialità predittive per patologie non solo riproduttive, indicano quanto sia veramente urgente una vasta opera di bonifica della Valle del Sacco».

Di seguito i link alle interviste condotte da unoetre.it ai ragazzi coinvolti nel progetto FAST, e ai dott. Montano e Pappalardo della equipe di ricerca del progetto.
https://www.unoetre.it/lavorosocieta/ambiente/ambiente/item/6945-i-danni-dell-inquinamento-intantomidifendo.html

Riportiamo inoltre, integralmente in inglese, lo studio pubblicato recentemente sulla rivista Environmental Pollution che ci è stato recapitato dal dott. Montano
“Blood, urine and semen Volatile Organic Compound (VOC) pattern analysis
for assessing health environmental impact in highly polluted areas in Italy”

pdf Longo et al EnvPoll 2021 (489 KB)

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Valle del Sacco: un mare di rifiuti da BIOgas

 AMBIENTE, Opinioni

Conferenza di servizi: assenti tutti i Sindaci del comprensorio, a conferma il loro disinteresse

di Ina Camilli*
No Biogas Lazio minLa crisi pandemica da Covid 19 in Ciociaria ha colpito duramente e mostrato le carenze del sistema sanitario regionale con pesanti ricadute a livello economico, su cui intervenire nel corso di una emergenza globale è ancora più difficile.

Nel contesto della valle del Sacco, lacerata dalla lunga crisi occupazionale, provata dalla pandemia, screditata da una bonifica che non si completerà mai, segnata dal profondo distacco tra gli abitanti e le Istituzioni rappresentative, si stanno concentrando nuovi investimenti per la localizzazione di impianti industriali per il trattamento di rifiuti, sotto la bandiera della nuova lobby dell’economia circolare.

Al loro avanzare fa da contraltare il volontario arretramento di quei soggetti, istituzionali e non, che dovrebbero interpretare, rappresentare e difendere i diritti dei cittadini, e che invece sono usciti dalla contesa, lasciando campo libero ad interessi attuati in contrasto con le esigenze della salute e dell’ambiente.
Tutto intorno la grave arretratezza sociale e politica in cui è immersa la provincia, saldamente in mano a forze politiche che non lasciano alla cosiddetta società civile un reale e sostanziale spazio di intervento.

Dalla valle del Sacco non si leva un coro per denunciare quanto sta avvenendo e per resistere alla forte pressione che si sta esercitando sulla Ciociaria. Un coro sarebbe difficile da ignorare; si sentono solo voci isolate che rivendicano il diritto di vivere in un ambiente salubre, economicamente e ambientalmente sostenibile, e che vedono negli impianti alimentati a biometano e per la produzione di biogas soprattutto una fonte di profitto, un business.

Il Piano per la gestione del ciclo dei rifiuti della Regione Lazio non ha voluto salvaguardare il territorio ciociaro, dove sta proliferando parallelamente l'iniziativa privata di nuova impiantistica a Frosinone, Anagni, Ferentino, Patrica e Artena (l'elenco è incompleto).

Queste le premesse necessarie per raccontare la cronaca della III Conferenza di servizi del 19 febbraio 2021, convocata dalla Regione Lazio mediante collegamento online, sul procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) del progetto per la localizzazione di un impianto di bio-digestione e compostaggio in località Selciatella, Anagni (FR) della società ENERGIA ANAGNI srl.
In una località ad alto insediamento abitativo, adiacente alla zona industriale con una elevata concentrazione di impianti produttivi, si intende autorizzare un bio-digestore da circa 80 mila tonnellate l’anno di rifiuti organici (60 mila da RD e 20 mila da sfalci e potature) per ottenere l'energia necessaria al funzionamento di Saxa Gres spa (la società che, attraverso il recupero delle ceneri di S. Vittore, costruirà sanpietrini).

Molti Enti convocati in Conferenza per l'espressione del parere di loro pertinenza non hanno partecipato, assenze che non sono sanzionabili, ma che riducono le garanzie poste a base del procedimento e che condizionano fortemente il processo di autorizzazione al punto da trasformarsi in una indiretta semplificazione/agevolazione per il proponente, che non dovrà ottemperare a richieste di documentazione aggiuntiva.

Il Comune di Anagni ha dato parere favorevole sotto l'aspetto urbanistico, un atto dovuto, ma non ha ritenuto di doversi pronunciare sul complesso degli impatti sanitari ed ambientali derivanti dall'attività dell'impianto. Allo stesso tempo avrebbe dovuto valutare per intero la portata e le ricadute economiche del progetto, nonché esprimersi sull'affidabilità degli investitori, sull’entità dell'investimento, sull'assetto societario, sul costo complessivo del bio-digestore (non solo sulla tecnologia prescelta).

Chi amministra per responsabilità politica il proprio territorio non solo deve essere prudente, ma deve scegliere, garantire trasparenza, creare condizioni di sicurezza e legalità per il presente e per il futuro.

Lo stesso discorso va replicato per tutte le forze politiche che siedono nei Consigli comunali e in Consiglio regionale che, pur non essendo parti del procedimento amministrativo di VIA, non si pronunciano, non si esprimono, non prendono posizione nelle loro sede istituzionali, non svolgono il ruolo per il quale sono state elette: tutelare e contemperare le istanze del territorio che chiede di vivere in un ambiente sano, nonché garantire "l'interesse generale", non quello legato al profitto di pochi.
Si tratta di sfere di competenza e contesti diversi, uno amministrativo e l'altro politico, ma le responsabilità vanno attribuite e sono da ricercare innanzitutto a monte della piramide e solo dopo a valle, nei Comuni guidati dai Sindaci.

Le associazioni e i comitati presenti in Conferenza hanno confermato il parere contrario al progetto, illustrandone le ragioni sociosanitarie, i potenziali impatti sulla salute pubblica e lo stato contaminato delle matrici ambientali, fortemente compromesse; hanno documentato le criticità tecniche e contestato la dimensione dell'impianto, che eccede il fabbisogno della provincia, contrario ai principi cardine del piano rifiuti regionale.

Queste argomentazioni sono state riportate nei verbali delle Conferenza di servizi, ma non ci sono state risposte esaustive su molte delle criticità denunciate. Se è vero che nell’ambito della VIA si valutano solo i fattori rilevanti in tale procedimento, il Comune di Anagni poteva almeno fare propria la richiesta delle associazioni e comitati per una analisi/valutazione puntuale dell’impatto sanitario e ambientale da parte della Regione.
Inoltre, sarebbe stato sicuramente un segnale di attenzione verso le problematiche sollevate dai rappresentanti di associazioni e comitati la proposta da parte del Comune di Anagni di istituire un Tavolo dove proseguire il confronto sui temi che non si sono potuto sviluppare in sede di Conferenza. Basti considerare che non si dispone di una mappatura redatta dai Comuni e dalla Regione degli impianti industriali autorizzati o in fase di approvazione per il trattamento dei rifiuti in Ciociaria e di quelli provenienti da altri ambiti e bacini.
Infine, l’assenza di tutti i Sindaci del comprensorio è la conferma del loro disinteresse verso la tutela del territorio.

Il procedimento ragionevolmente si chiuderà con l'assenso al provvedimento di autorizzazione alla società.

 

*Ina Camilli della Redazione di UNOeTRE.it
 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Un Manifesto Green per la Valle del Sacco

Ambiente 

Verso la riconversione per uno sviluppo sostenibile nel segno dell’Agenda ONU 2030

di Giuseppe Sarracino*
AgendaONU20230 390 minNel nostro Paese si apre una nuova stagione d’impegni verso la riconversione di uno sviluppo sostenibile nel segno dell’Agenda ONU 2030. Due sono le novità più rilevanti: l’istituzione di un nuovo Ministero deputato alla Transizione Ecologica e, i fondi della Next Generation EU. Una cospicua parte di tali risorse sarà impegnata sui temi dell’agricoltura sostenibile, dell’economia circolare, della transizione energetica, della mobilità sostenibile, dell’efficienza energetica degli edifici, delle risorse idriche e dell’inquinamento. Gli investimenti previsti dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, riguardanti la missione “Rivoluzione verde e transizione ecologica” sono circa 70 miliardi di euro. Si tratta di una sfida importante che non sarà facile vincere, anche per le stesse caratteristiche della composizione dell’attuale governo. L’interrogativo, da porsi in questo momento, è decidere se continuare, a essere ancorati a una visione di crescita infinita e senza regole, che caratterizza le economie di tutto il pianeta, oppure ripartire con un diverso modello di sviluppo, che richiede precise e non neutrali scelte politiche ed economiche. Occorre passare da un modello di economia lineare, che indubbiamente ha contribuito a migliorare le condizioni di vita di milioni di esseri umani, ma non più compatibile, ad un’economia circolare che punti a rimettere in circolo il più a lungo possibile i prodotti e le limitate risorse che abbiamo ancora a disposizione.

Le risorse previste dal Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, rappresentano anche per il territorio del frusinate un’occasione importante. Si tratta di ripensare a un diverso sviluppo del territorio, equilibrando il rapporto tra campagna, città e popolazione. Questo è tanto più urgente e necessario in un’area come quella della Valle del Sacco, caratterizzata da elementi naturali e sociali di forte contraddizione. Si tratta di scrivere un Manifesto Green che ponga la Valle del Sacco come motore di sviluppo sostenibile di tutto il frusinate in stretto rapporto con l’intera regione, attraverso una visione unitaria e in scala “metropolitana”.

La prima questione da affrontare, riguarda le politiche da avviare contro il continuo consumo di suolo, che nella provincia di Frosinone, ha interessato negli anni recenti, circa 22 mila ettari di terreni. Frosinone è la città che ha consumato più suolo di tutti gli altri comuni, circa 1.400 ettari, una realtà già ad alta densità abitativa, con circa 1.000 ab. /Kmq. contro una media di 150 ab. /Kmq. dell’intera provincia. Ciò è tanto più grave, perché da tempo assistiamo a una continua diminuzione del tasso di crescita della popolazione, basterebbe, ad esempio, commisurare le ipotesi di crescita urbana a previsioni d’incremento demografico certificate dall’Istat, per troncare alla radice una gran parte della cementificazione del territorio. La Regione Lazio con la legge n. 7/2017 “Disposizioni per la rigenerazione urbana e per il recupero edilizio" intende promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente, contenere il consumo di suolo quale bene comune e risorsa non rinnovabile che esplica funzioni e produce servizi ecosistemici. Si tratta di principi strategici fondamentali per tutelare e migliorare la qualità della vita dei cittadini. Di fronte a tali obiettivi sarebbe utile un osservatorio regionale capace di verificare gli interventi che i singoli comuni stanno programmando sui propri territori per evitare che la rigenerazione urbana si trasformi in un ulteriore consumo di suolo. Conseguire una filiera agroalimentare sostenibile, migliorare la competitività delle aziende agricole e le loro prestazioni climatico-ambientali, vuole dire costruire un baluardo contro il consumo di suolo. Occorre quindi sviluppare un’agricoltura di qualità, come la viticoltura, l’olivicoltura, la zootecnia, che caratterizzava i numerosi comuni che lambiscono il fiume Sacco. Non si tratta di proporre il vecchio modello economico, tipico del settore primario ma, piuttosto un’agricoltura multifunzionale, che eroga una serie di servizi di qualità, capaci di integrare il reddito dell’agricoltore, come l’agriturismo, le attività naturalistiche e didattiche, colture di qualità. Tutto questo potrebbe contribuire a evitare il continuo esodo verso le già affollate città, vedi Roma e costruire nuovi rapporti tra popolazione ed ecosistema.

Economia circolare e valorizzazione del ciclo integrato dei rifiuti rappresentano un altro punto del manifesto per la Valle del Sacco. Il Rapporto dei Rifiuti Urbani dall’ISPRA, mostra una situazione drammatica per quanto riguarda la produzione di rifiuti, la raccolta differenziata e la gestione degli impianti dei solidi urbani (RSU), sia a livello regionale che provinciale. Continuare a smaltire i rifiuti in discarica, significa infierire su un territorio già sottoposto a numerosi impatti ambientali, costituendo un rischio d'inquinamento dell'acqua, del suolo e dell'aria. Negli ultimi anni pur assistendo sull’intero territorio regionale a un trend virtuoso di calo della produzione pro capite, le discariche sono e continueranno a rappresentare un problema, anche in considerazione del fatto che la maggior parte di esse sono ormai sature o in via di esaurimento. Occorre perseguire l’obiettivo, in tempi brevi, di smaltire in discarica al massimo il 10% del totale dei rifiuti urbani prodotti, come previsto dalle norme UE, fino al totale abbandono di questo sistema di smaltimento.

Occorre avviare, sul nostro territorio in una visione regionale d’integrazione, politiche di prevenzione, riciclo, recupero e smaltimento dei rifiuti, e una nuova gestione dei siti inquinati da bonificare e concorre all’attuazione dei programmi comunitari di sviluppo sostenibile. Solo in questo modo sarà possibile trasformare il rifiuto in ricchezza che non vuol dire solo ricchezza economica ma soprattutto bene per la salute e la tutela dell’ambiente. Occorre indirizzare e sostenere gli investimenti delle imprese verso le attività della green economy, sapendo distinguere fra le varie tipologie d’impianti di gestione dei rifiuti. Su un territorio molto delicato dal punto di vista ambientale, frutto di politiche scellerate, occorrono impianti basati su tecnologie avanzate di selezione e recupero di materiali capaci di trasformare gran parte dei materiali inclusi nel rifiuto residuo in nuova carta, plastiche, vetro, metalli, compost, in biogas e biometano e materiali utilizzabili per il riuso a fini agricoli e per le costruzioni. A tale proposito occorre ricordare che in provincia di Frosinone esistono circa 25.000 aziende agricole che occupano oltre 90 mila ettari di superficie agricola utilizzata (SAU). L’utilizzo dei residui delle loro attività agricole, attraverso la trasformazione in compost, può comportare un doppio vantaggio, ridurre la produzione di scarti e il loro trattamento come rifiuti e allo stesso tempo fornire a questi materiali una valorizzazione economica e ambientale per ripristinare e migliorare quantità e qualità della sostanza organica nei suoli agrari. Un primo presupposto fondamentale per il miglioramento della competitività di gestione dei rifiuti è rappresentato dall’individuazione di una “scala minima ottimale”.

Ciò implica necessariamente il superamento della rigida dimensione amministrativa, che prevede una sostanziale coincidenza tra gli ambiti ottimali e i territori delle Province, a sfavore di una dimensione tecnico-gestionale che contempli variabili territoriali e demografiche. Per cui sarebbe auspicabile che il più importante e grande impianto di trattamento dei rifiuti di natura pubblica, che consorzia i comunali della provincia, accelerasse il processo di riconversione industriale avviato da poco tempo, divenendo il principale protagonista nella gestione di tutte le frazioni di rifiuto urbano prodotte sul territorio provinciale chiudendo così il ciclo dei rifiuti.

La qualità dell’aria in alcune aree della nostra provincia sta diventando un bene prezioso, i continui sforamenti giornalieri previsti per le polveri sottili e l’ozono, rappresentano una grande sfida ambientale. Nella nostra provincia, Frosinone, dove il territorio è fragile dal punto di vista ambientale, manca un’efficace strategia di lotta all’inquinamento atmosferico e tutela dell’ambiente, spesso si limita a interventi estemporanei dettati da motivi contingenti e quindi con scarsi o limitati risultati. I dati nazionali e quelli forniti dall’ARPA, mostrano come molte delle malattie riscontrate, sul nostro territorio, sono dovute da inquinamento da PMX; le stazioni localizzate nella Zona della Valle del Sacco registrano superamenti dei valori limite per gli inquinanti PM10, NO2 e O3.

Gli alberi rappresentano una strategia di lotta all’inquinamento molto importante, anche se non può essere l’unica forma di contrasto né tanto meno sostituirsi ad altri tipi d’interventi. Sarebbe utile avviare una partnership fra Comuni, Provincia, Regione, ARPA, associazioni e aziende private per la realizzazione di un programma d’interventi di forestazione urbana. La necessità di creare nuove aree verdi compensare le proprie emissioni nell’aria, con progetti volti alla riduzione delle stesse. Si tratta di sperimentare, un modello di governance ambientale in grado di offrire alle imprese uno strumento che permetta loro di diminuire la propria carbon footprint e la quantità di particolato lasciato nell’aria, con azioni di compensazione che generino benefici ambientali e sociali sul loro territorio, attraverso un progetto di forestazione urbana, con la messa a dimora di migliaia nuovi alberi nelle aree più popolose della Valle del Sacco. Allo stesso tempo sarebbe interessante rendere obbligatorio, per accedere ai finanziamenti ambientali, la redazione e l’approvazione, da parte dei comuni, del piano del verde quale strumento di pianificazione e gestione del capitale naturale.

Utilizzare il Piano Nazionale Ripresa e Resilienza, per costruire una nuova road map, capace di indicare le linee strategiche lungo le quali indirizzare le risorse finanziarie, il capitale umano e naturale, in una visione unitaria d’interventi all’insegna di un nuovo modello di sviluppo per l’intero territorio, coinvolgendo i cittadini e le realtà economiche e sociali in uno sforzo collettivo regionale e locale.

*Giuseppe Sarracino
Agronomo-Paesaggista

 

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

 

 
Leggi tutto...

Valle del Sacco: che fine hanno fatto caratterizzazione e successiva bonifica?

Comuni del Frusinate. Anagni

Disatteso il cronoprogramma dell'accordo tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente (2019)

di Cittàtrepuntozero
città3.zero minLa Valle del Sacco è un’enorme area, per lo più valutata come zona SIN (Sito di Interesse Nazionale) che comincia a Colleferro e finisce a Ceprano. Anni di industrializzazione selvaggia l’hanno resa una delle zone più inquinate d’Italia. Anagni si trova proprio al centro della valle: da anni se ne attende la caratterizzazione - ovvero l’identificazione degli agenti presenti nel suolo e nelle acque - e la successiva bonifica. La prima cosa da fare, improrogabilmente, è smettere di inquinare. Ecco il punto: si continua a dare spazio a progetti ad alto potenziale inquinante, impattanti in negativo sulla purezza dell’aria e di conseguenza sulla qualità della nostra vita.

Non si può più cedere al dramma del ricatto occupazionale, rinunciando obtorto collo alla tutela della salute, sia personale sia pubblica. Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione (art. 32) come fondamentale per l’individuo e per il benessere dell’intera collettività; una società di donne e uomini malati fallisce sotto qualsiasi punto di vista: umano, etico, economico, sociale. Si manifesta come una collettività disorganica di soggetti fragili: salute ed ambiente oggi sono le due leve portanti su cui bisogna incentrare qualsiasi prospettiva politica di sviluppo. Stiamo parlando del benessere di ogni singolo cittadino. La manifestazione di sabato scorso, organizzata dalle associazioni operanti sul territorio è stata annullata causa Covid, ma i temi rivendicati meritano una forte attenzione: i manifestanti contestano l’eventuale implementazione di un impianto di biodigestione della portata di 100000 tonnellate.

Tutto ciò non fa che aggravare il mancato rispetto del cronoprogramma previsto dall'accordo del 2019 tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente, il quale fissa precise scadenze per i comuni - Anagni compresa - e le province interessate, al di là di qualsiasi ritardo dovuto a problemi tecnici e burocratici. Tutto è drammaticamente in stand-by: non è stata fornita alcuna data per iniziare il monitoraggio delle acque e del territorio né è stato improntato un qualsiasi straccio di piano epidemiologico.

Noi del gruppo politico cittatrepuntozero ci sentiamo in dovere di mantenere alta l’attenzione sulla situazione della Valle del Sacco. Un impianto di biodigestione sul territorio di Anagni di tale mastodontica capienza significa un impianto totalmente sovrastimato: la nostra città produce circa 2000 tonnellate annue di rifiuto organico mentre, con tale stoccaggio, dovremmo smaltire immondizia pari a 50 volte il numero delle persone che vive sul territorio. Immaginare il traffico giornaliero di mezzi pesanti che portano montagne di spazzatura è impensabile. Tutto ciò starebbe automaticamente a significare grave aumento dell’inquinamento dell’aria, che alla fine diverrebbe irrespirabile. Se proprio si deve costruire un impianto di biodigestione almeno che sia rapportato al nostro fabbisogno, così da smaltire unicamente quanto produciamo senza doverci sobbarcare dei rifiuti di altri territori.

Noi di cittatrepuntozero crediamo fermamente nella wellbeing economy, nell’economia del benessere, poiché consideriamo il benessere delle persone la prima e non più procrastinabile priorità. La nostra politica e la nostra idea di città sono improntate sulla convinzione che vivere in un ambiente sano significa vivere meglio, come singoli e come collettività.

 

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Bonifica Valle del Sacco: a quando?

Bonifica Valle del Sacco

Tempi lunghi per l'apertura dei cantieri

di Ina Camilli
comitatoresidenticolleferro 350 260Come in una agenda politica, anche quest’anno, a Colleferro si è tenuto il 10 ottobre 2020 una conferenza promossa dall’Istituto Zooprofilattico sperimentale del Lazio e della Toscana per offrire alla cittadinanza - nel rispetto delle misure Covid 19 - uno spazio di approfondimento sugli “interventi di immediata attuazione” per la messa in sicurezza, la bonifica e la caratterizzazione di aree pubbliche e private nel SIN (sito di interesse nazionale) bacino del fiume Sacco, come definiti dall’Accordo di Programma.

L’atto è stato sottoscritto il 12 marzo 2018 tra il Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare (l’Autorità competente) e la Regione Lazio (Responsabile unico dell’attuazione), che operano collegialmente con Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente) e Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) nel Comitato di indirizzo e controllo.
Rammentiamo che gli interventi previsti dall’Accordo di Programma riguardano una serie di siti per i quali il Ministero dell’Ambiente e Ispra - fin dal 2017- hanno indicato come “urgenti ed indifferibili” tali operazioni per la loro messa in sicurezza e/o bonifica, onde evitare l’ulteriore diffusione della contaminazione e aggravare i danni alla salute ed all’ambiente.

La vastità dell’operazione è finalizzata a produrre una ricaduta positiva sul territorio, da restituire ai Comuni, e mitigare i rischi ambientali sulla popolazione umana e animale. Lo stanziamento ammonta a 53.626.188,68 €. I siti da bonificare sono 11 e i km interessati sono 54 km. Gli ettari sono 1.730. I Comuni coinvolti con 200 mila abitanti sono 16 e altrettanti sono i progetti: 9 a nord e 7 a sud.
Inoltre, poiché l’Accordo di programma prevede anche alcuni interventi di sorveglianza sanitaria ed ambientale (Piano di Monitoraggio delle Acque, Piano di Caratterizzazione delle Aree Agricole ed altro), la Regione, per individuare le evidenze scientifiche utili a definire gli strumenti necessari, si sta avvalendo dell’Istituto Zooprofilattico, l’organismo tecnico-scientifico che, nell’esplosione dell’emergenza sanitario-ambientale del 2005, è stato il primo ad essere coinvolto nel monitoraggio del beta-esaclorocicloesano (beta-HCH), nel latte e nei mangimi, svolgendo un ruolo primario anche nei successivi 15 anni.
Un forte impulso, anche economico, viene inoltre dal progetto europeo, Lindanet, avviato ad agosto 2019, che ha lo scopo di condividere le politiche di bonifica adottate in Italia e in Europa.

Nel corso della conferenza i vari relatori - Regione, Comuni, Istituto Zooprofilattico, Istituto superiore di sanità, Dipartimento epidemiologico, Asl - hanno ripercorso le tappe storiche dell’inquinamento e i danni umani e ambientali prodotti dal lindano al ciclo produttivo della valle del Sacco, un evento di contaminazione unico tra i SIN in Italia.
“Il beta-esaclorocicloesano era lo scarto di lavorazione del lindano, un pesticida venduto all’agricoltura, e l’unica fabbrica di lindano in Italia era a Colleferro, ovvero era lì, in casa, a due passi da quegli allevamenti”. Nel 2005 in un mese furono abbattuti in via cautelativa 1086 bovini e 2886 ovini.
L’interdizione dei terreni è ancora in atto, ma tutto il latte prodotto, viene sottolineato dagli intervenuti, è conforme e sicuro. Sono gli abitanti della valle del Sacco che continuano ad avere il veleno nel sangue.

Completato il quadro storico si è passati all’attualità: è stata sottolineata la difficoltà di far camminare insieme più amministrazioni, la complessità di progettare interventi in un’area tanto vasta e le complicazioni insorte a causa del Covid 19.
La Regione, beneficiaria delle risorse e responsabile del controllo e del monitoraggio per la realizzazione degli interventi, in merito allo stato di avanzamento dei lavori ha riferito di aver individuato tre tipi di intervento di immediata esecuzione, di aver stipulato convenzioni per quelli generali (monitoraggio delle acque, piani di caratterizzazione delle aree agricole ripariali e programma epidemiologico), con il coinvolgimento di tutti gli organi tecnici. Ha riferito inoltre che proseguono le opere nel comprensorio industriale di Colleferro, nei siti di Arpa 2 e Caffaro Chetoni, con la caratterizzazione integrativa e gli interventi di completamento. Allo stato è l’unico cantiere che è stato aperto, potendosi avvalere del completamento delle procedure avviate negli anni passati.

Quanto ai tempi indicati dal cronoprogramma per la realizzazione delle operazioni è stato riconosciuto un rallentamento, dovuto a una molteplicità di fattori (tra questi la pandemia da coronavirus) e che la tabella di marcia è stata oggetto di rivisitazione con il Ministero (peraltro non invitato alla conferenza).
Si è molto insistito sul fatto che l’insieme di queste attività presenta un livello di azione assai complesso e richiede un elevato tecnicismo, che non si può disconoscere.
Pur tuttavia, dopo 2 anni, le Amministrazioni coinvolte sono ancora nello stadio di pianificazione degli interventi, non sono stati redatti né approvati i progetti, né tantomeno aperti i cantieri (fase esecutiva), con l’eccezione di Colleferro. Il cronoprogramma contenuto nell’Accordo non è stato aggiornato, ovvero non è stata resa pubblica tale variazione.

In sostanza, non ci sono date certe sull’avvio dei cantieri e sull’esecuzione degli interventi, né alcuna previsione sulla loro conclusione; sul punto abbiamo notato una certa reticenza dei relatori: si è preferito glissare e parlare delle attività che si faranno in futuro (monitoraggio, vigilanza e controllo del suolo, dell’acqua e dell’aria).
In conclusione la Regione ha ribadito, come aveva già fatto in precedenti incontri, che “gli interventi sono stati descritti”, quelli puntuali sono stati rimodulati ed i progetti sono in corso di definizione e rivalutazione.
Siamo stati inoltre informati che il Comitato di controllo e di indirizzo ha accolto la proposta della Regione di finanziare un addendum per uno studio specifico su una coorte di nati nelle aree agricole e industriali da parte del relativo Dipartimento. Gli sportelli informativi sul territorio non sono stati aperti dalla Regione a causa del Covid 19 e che questa linea di attività sarà trasferita sul web.

Abbiamo partecipato all’iniziativa con l’idea di ricevere aggiornamenti puntuali e invece abbiamo appreso che i tempi sono incerti e non brevi, poiché gli sforzi non sono bastati a recuperare il ritardo accumulato.
Abbiamo anche richiamato l’attenzione dei relatori sull’importanza di mettere a disposizione della cittadinanza un canale di informazione amministrativo imparziale e trasparente, dove pubblicare tutti gli atti e i documenti di interesse pubblico, e di aggiornare con regolarità e completezza i siti istituzionali.
Chi resta sul territorio vuole stare nei processi partecipativi che interessano il futuro della valle del Sacco e vuole essere un soggetto attivo, non un semplice osservatore passivo.

Non esiste una soluzione immediata e permanente per un problema che si trascina da tanto tempo, ma sicuramente pesa in tutta l’operazione di bonifica l’assenza della partecipazione di Comuni e Province (FR e Roma), e la consultazione di gruppi di stakeholder.
Proprio per una assunzione di responsabilità diretta e condivisa abbiamo accolto con favore l’ipotesi avanzata dall’Istituto di replicare l’iniziativa in provincia di Frosinone.


Ina Camilli
Rappresentante Comitato residenti Colleferro
Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma
– cell. 3357663418
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici