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Covid 19. Quale è la situazione di Veroli?

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veroli comune 350 260Il Segretario Provinciale di art.UNO, Gaetano Ambrosiano, ha fatto protocollare, presso il Comune di Veroli, oggi 8 aprile 2020 un documento che segnala la situazione sanitaria di Veroli rilevando la mancanza di informazioni sufficienti ad orientare e rassicurare la popolazione.

Il documento è stato indirizzato ai seguenti desinatari:

Spett.le Comune di Veroli
Al Sig sindaco del Comune di Veroli Avv. Simone Cretaro
Al Presidente del Consiglio Cristina Verro
Al Presidente Commissione Salute Dott. Egidio Lombardi

Il testo integrale del documento è quello che qui si pubblica

Oggetto : Situazione Emergenza Sanitaria Covic19 INI Città Bianca Veroli

-Visto che la legge 833/78 affida al sindaco e sono affidati dal DLg 299/99 poteri di programmazione, di controllo e di giudizio sull’operato del direttore generale delle ASL.

-Visto che il consiglio comunale condivide questa responsabilità del sindaco.

Facciamo richiesta al Sindaco Simone Cretaro al Presidente del Consiglio Comunale Cristina Verro e al Presidente Commissione Salute dott.Egidio Lombardi, di porre conoscenza sullo stato di salute della popolazione e delle strutture sia pubbliche che private esistenti sul territorio,
di prendere atto di verifica quanto riguarda i dati preoccupanti provenienti dai cluster della Città Bianca INI con sede in Via Foiano, 4, 03029 Veroli FR,
a tutela della stessa e degli ospiti provvedendo a ispezionare se le condizioni ambientali e sanitorie riguardo l’emergenza Covid19 siano verificate e quantificate con accurata relazione,
se esistono pericoli incombenti per i pazienti e, per la direttiva Seveso, informare la popolazione dei rischi rilevanti cui è sottoposta.

 

Si allega l'originale della missiva.

 

Lettera di Gaetano Ambrosiano

 

 

 

 

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Per la salute di tutti alle Istituzioni chiediamo trasparenza vera

 

messaggerodel4aprile20 500 min

 

Il Messaggero di ieri. 4 aprile 2020, pubblicò il riquadro che apre questa pagina. L'immagine contiene a sinistra un elenco di comuni nei quali fino ad ora non è stato accertato alcun contagio e a destra segnala i comuni dove i contagi, invece, si sono sviluppati: Alatri, Cassino, Ceprano, Fiuggi, Frosinone, Sora, Veroli per un totale di 208.

In data 1 aprile gli organi di stampa locali riportavano 434 contagiati in provincia, di cui 24 morti. Sicuramente questi dati contengono anche i contagi numerosi dei cluster di Città Bianca-Veroli e di Fiuggi e delle RSA. Purtroppo non ci sono mai articolazione delle cifre.

Ora lasciamo stare la certezza dei numeri che l'informazione in genere, i lettori ed i cittadini, soprattutto, non riescono ad avere.

Ma, una richiesta sentiamo che va avanzata

Si può mettere a disposizione un osservatorio che fornisca quotidianamente i dati di questa provincia comune per comune?

Con quale granzia? Lo pubblichi la Prefettura di Frosinone sulla sua pagina Facebook (https://www.facebook.com/Prefettura-Frosinone-360228644151758) tutti i giorni alla stessa ora.

Per il numero dei contagiati indicati genericamente nei comuni sopra indicati, si può sapere come sono distribuiti sui singoli territori comunali? In quali aree dei comuni? Al centro, nelle frazioni e in quali numeri? Nessuno, nessuno vuole i nomi, nè li chiederà mai, ma se un cittadino vive in uno stabile, in un condomio, in un agglomerato di case dove c'è un contagiato, lo deve sapere, ha il diritto di sapere che nell'area in cui vive c'è del probabile contagio e, quindi, deve essere molto prudente con moltissima diligenza. Come deve sapere quale struttura sanitaria è intervenua per seguire quel caso o quei casi e, soprattutto, deve essere rassicurato che chi è contagiato rispetta le disposizioni a cui sono soggetti per legge malati e non malati secondo le misure ristrettive delle nostre libertà e le conseguenti disposizioni.

Non abbiamo certezza, anche per esperienza diretta, che i controlli vengono eseguiti con continuità.

Tutti le Istituzioni, fra cui i Comuni, dispongono di un sito web e molte anche di unan pagina Facebook dove pubblicare tuttele informazioni e i dati della situazione. E' troppo chiedere questa trasparenza alle Istituzioni tutte, Sindaci compresi?

Grazie da parte di tutti, UNOeTRE.it

 

 aggiornato alle 18,00 di domenica 5 aprile 2020

 

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Valle del Sacco: di bonifica vera e propria non c’è traccia

inquinamento suolo 400 mindi Valentino Bettinelli - Nella mattinata di mercoledì 15 gennaio, l’auditorium della biblioteca comunale di Ceccano ha ospitato un incontro informativo sullo stato dell’arte dei lavori per la bonifica della Valle del Sacco, organizzato dal Comune in collaborazione con la Regione Lazio.

Con un ritardo di mesi rispetto al cronoprogramma fissato nell’accordo Ministero-Regione del 7 marzo 2019, i primi lavori di caratterizzazione dei siti e delle aree ripariali sembrano finalmente ai nastri di partenza. A parlare a nome del team della Regione, diretto dall’Ing. Flaminia Tosini, Gianluca Iudicone. “Come ben sapete, l’accordo di programma prevede uno stanziamento di 53 milioni per la caratterizzazione e la messa in sicurezza dei siti nel SIN del fiume Sacco. Gli interventi puntuali riguarderanno aree individuate come responsabili di partenza degli inquinanti. Per gli interventi di carattere generale nelle aree ripariali, si procederà con la caratterizzazione delle acque e dei terreni, e verrà effettuato un nuovo studio epidemiologico. L’obiettivo è quello di interpolare i nuovi dati con quelli già in possesso degli enti che collaboreranno con la Regione, ovvero Arpa, Ispra, Istituto Superiore di Sanità e Istituto di Zooprofilassi”. A domanda specifica, il Dott. Iudicone ha affermato che “l’estensione delle aree ripariali, per l’intero corso del fiume, si attesta attorno ai 1700 ettari. Per ogni ettaro di terreno verranno effettuati cinque o sei carotaggi, per analizzare gli inquinanti eventualmente presenti, ed avere così una mappa ben chiara delle aree dove l’interdizione all’utilizzo può essere eventualmente tolta, laddove ci fossero degli esiti negativi in materia di sostanze inquinanti”.

A destare maggiore preoccupazione nella mente dei cittadini presenti all’incontro, l’incertezza sui tempi e sui metodi di attuazione degli interventi. Il timore è quello di restare ancora una volta appesi alla speranza di una bonifica di acque e suolo.
Gianluca Iudicone ha confermato che “sui tempi non può esserci una certezza ben definita, dato che saranno soggetti alle gare di appalto per le ditte private che dovranno occuparsi dei lavori, e saranno ulteriormente dettati dall’attesa tecnica dei risultati delle analisi effettuate dai vari istituti”.

L’epopea della bonifica della Valle del Sacco è destinata a continuare, dato che i 53 milioni stanziati verranno sostanzialmente divisi in due metà: la prima per gli studi e le caratterizzazioni e il restante per la messa in sicurezza dei siti terrestri e delle aree ripariali. Di percorsi di bonifica vera e propria ancora non c’è traccia ed è stato chiaro il messaggio accorato lanciato dai cittadini intervenuti, ormai esausti di vivere in condizioni divenute insostenibili, dove l’emergenza ambientale e quella sanitaria camminano di pari passo.

In conclusione dell’incontro, il Dott. Iudicone ha rassicurato i presenti sul controllo dei lavori, garantendo “un tavolo mensile o al massimo bimestrale, presieduto dal Ministero dell’Ambiente, dove verranno offerti i report dettagliati delle attività”.

 

 

 

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Per una svolta vera

sovranità appartiene popolo 350 260di Daniela MastracciUna volta a Ceprano c'erano "quelli di su' "
Ero incuriosita dal loro accento e quando chiedevo a mia madre mi rispondeva sono "quelli di su' ". Ho imparato che voleva dire che venivano dall'Italia del Nord. Ma che ci facevano da noi a Ceprano? Il Nord era solo una cosa nebbiosa per me, sia perché non sapevo quasi niente, sia perché avevo imparato da Totò che "su' " ci stava sempre la nebbia. Io conobbi le figlie di quelli di su' e anche questo signor papà. Lui giocava a tennis e le sue figlie erano bravissime a giocare a pallavolo. Lo sport le univa a noi di giù. Non so quando è successo che qualcuno mi ha spiegato un po' di più: erano venuti da noi di giù perché avevano trovato lavoro! Incantata da questa notizia chiesi di più e mi raccontarono che noi di giù, noi ciociari avevamo un sacco di lavoro e perciò tante famiglie di su' si trasferivano nella nostra Provincia. Col passare del tempo ho conosciuto altre famiglie di su' che stavano da noi di giù perché ci erano venute a lavorare.

Una volta c'erano le industrie e il lavoro

Sembra tutto finto ciò che ho scritto? Pare una favola anche un po' ributtante perché sottende sarcasmo?
Io rassicuro sulla verità. Il punto però è il Presente. Centinaia di famiglie hanno vissuto in Ciociaria perché era terra di lavoro. Avevamo tante industrie, aziende varie. Erano venute qua' perché c'era una politica industriale che lo aveva reso possibile. Uno Stato spendaccione? Paternalista? Uno Stato che si indebita in maniera sprovveduta e miope? Aggiungi magari corrotto? Magari colluso? Sulle ultime taccio per mancanza di conoscenze, ma sulle prime si dovrebbe spendere qualche parola. Uno Stato che, forse in maniera un po' estemporanea o magari per via di congetture tutte un po' da mettere a prova, con limiti che di sicuro si potrebbero evince ed elencare, è stato però uno Stato che ha provato a realizzare ciò che c'è scritto in Costituzione. E la nostra è una Costituzione ove la Stato ha tanti doveri verso i suoi cittadini. Perché i costituenti avevano un'idea di mondo che avesse come fondamenta e come orizzonte la socialità, con il ventaglio di conseguenze pratiche che la socialità comporta. Aveva un obiettivo chiaro: il benessere di tutti i cittadini, una società che realizzasse pari opportunità per tutti, che esigesse doverose tasse proporzionate al reddito, in modo tale che ciascuno contribuisse secondo le proprie possibilità all'opera comune di una vita giusta, civile, libera, dove poi ciascuno potesse autodeterminarsi nel limite (non nell'accezione angusta del termine, ma in quella del riconoscimento dell'altro) del rispetto reciproco di tutti con tutti. Una società bella e democratica ove, avrebbe detto Pertini, i diritti sociali fossero ben congiunti con quelli politici e civili, perché gli uomini senza lavoro non possono essere uomini né liberi né felici.
All'approssimazione, agli errori, si può rimediare. Se al fondo restano le fondamenta e l'orizzonte dei diritti, si può correggere la linea se "costa" tanto di più del previsto. Ma occorre un'analisi seria e onesta degli errori. Troppo facile e superficiale cambiare completamente la linea di condotta politica. Se parte del problema è stata la mala gestione, la corruzione, il pressappochismo, l'elargizione incauta di "privilegi", e chissà che altro, magari proprio quella corruzione e collusione che ho lasciato là per strada per mancanza di conoscenze, ma ancor di più se all'allargamento democratico, all'uguaglianza, all'espansione del diritto abbiano giocato contro una politica ed un'economia reazionarie, che vedessero come pericolose le opportunità che non si voleva potessero essere pari, o che si attaccassero, loro malgrado, i privilegi di padroni e politici ai quali li volessero invece garantire ancora.
Se insomma ha giocato contro il capitale che ha avvertito la pericolosità della socialità costituzionale, allora quel momento di espansione era da combattere non da correggere. Anziché vedere chiari gli errori lo si è tacciato in toto di Assistenzialismo incauto, di esagerazioni miopi.

Via la spesa pubblica

E si è voluto invertire la rotta. Via la spesa pubblica, via lo Stato, avanti all'impresa privata fondata sulla capacità imprenditoriale individuale, avanti all'individuo imprenditore di sé stesso, avanti a uomini adulti che non avessero più bisogno di alcuni stato padre. Denigrazioni. Operazione manipolatoria della pubblica opinione. Propaganda del self employement. Retorica falsa di un popolo che raggiunta la maturità possa fare da solo. Chiunque. Tutti.
Ed ecco sparire piano piano gli investimenti pubblici, ecco le privatizzazioni, liberalizzazioni, ecco uno stato sempre più leggero in modo che già esso costi di meno. Ecco il via libera all'individuo individualista.
Non pretendo aver fatto un'analisi impeccabile, le mie sono parole che provano ad abbracciare con poche battute un momento in cui da una certa maniera di essere Stato, mi pare siamo passati ad un'altra maniera, che ha avuto la caratteristica di curare il male con un'operazione chirurgica di esportazione totale, piuttosto che una cura che correggesse pratiche dannose lasciando l'organo dove fosse.
Dalla politica industriale collegata alla Cassa del Mezzogiorno, ad esempio, siamo passati a zero politica industriale e eliminazione di istituti tout cour.
Niente più spesa pubblica, tutto sta all'impresa individuale. Se poi a questa controtendenza, rispetto alla costituzione, si aggiunge la globalizzazione, le crisi economiche, specie l'ultima che ancora non passa, e si aggiunge ancora la delocalizzazione e l'automazione, ecco che da una provincia dove venivano addirittura quelli del nord, siamo arrivati ad una crisi occupazionale che sa di cronico. Che fare allora? Ammortizzatori sociali? Bonus aziendali? E quando finiscono gli ammortizzatori e i bonus? Quando le toppe alle falle si rompono a loro volta? Se si è risposto in modo emergenziale, se non c'è stata visione, se non si è cambiato nulla strutturalmente, ma invece l'arretramento dello Stato è continuato senza correzioni, se addirittura anziché salvaguardare il lavoro, come sin dall'articolo 1 recita la costituzione e fonda la nostra Repubblica, si è intrapresa la strada della salvaguardia delle imprese, della banche, se il sostegno pubblico delle nostre tasse, dei nostri stipendi, delle nostre pensioni è stato dirottato ai privati piuttosto che al pubblico, siamo di fronte ad un'inversione totale dello spirito della Costituzione: dalle pari opportunità, dalla giustizia sociale, siamo passati alle opportunità di pochi con i soldi pubblici.
I molti sostengono i pochi? I più vessati dalle tasse e da tagli alla spesa pubblica, dalla compressione salariale, dallo smantellamento di diritti tutele e garanzie, si ritrovano a loro spese a far crescere i profitti di pochi? Come è potuto accadere? Ci hanno indottrinato bene bene col mantra dello "non ci sono più i soldi", "i tempi delle vacche grasse sono finiti", etc etc. Ci hanno indottrinato con il disprezzo dello Stato che interviene piuttosto che dell'individuo ormai capace di fare da sé. E poi ci hanno sfilato soldi pubblici perché è stato facile mettere mano alle pensioni, alla spesa sociale, agli stipendi, con tagli e tagli sempre più forsennati, tanto da arrivare oggi ad un dato semplice semplice, che basta, ritengo, per dire quanto la Costituzione sia stata tradita: 12 milioni di italiani non si curano più, perché costa troppo pensare alla propria salute.
Agli italiani di su che venivano giù si sono sostituti i giovani che provano ad andarsene via. Ma nel frattempo il tessuto sociale Frusinate vede un terzo della sua popolazione ridotto a restare senza lavoro. La disoccupazione drammatica, a rischio esclusione sociale, ha preso il posto di un'occupazione pressoché piena che attirava anche dal nord.
Ma allora mi pare che trovare soluzioni in fondo non sia così difficile: la vogliamo o no un'inversione dell'inversione? La vogliamo o no l'attuazione della Costituzione?
E qui io direi "costi quel che costi", altro che aggiungere queste parole “al pareggio di bilancio” come diceva Mario Draghi.

 
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"Una vera e pura vergogna la gestione sanitaria a Frosinone"

Bandiera pci 350 260di Marcello Colasanti, Pci Frosinone - Vergognoso, una vera e pura vergogna la gestione sanitaria a Frosinone, in particolar modo l'ufficio "ESENZIONE TICKET" che tocco con mano in questi giorni.
Qualche giorno fa le cronache dei giornali locali denunciavano lo stallo dell'ufficio per la rottura dei computer e rinvii delle pratiche ad altre date non ben definite. Ad oggi credo che il problema non sia affatto cambiato, ogni 2/3 giorni cerco di varcare l'atrio d'attesa per prendere un numeretto per la fila e sistematicamente ci rinuncio .
Oggi 5 maggio alle ore 11.40 ho preso il n° 85 e in stanza c'era il n° 31, con 54 numeri avanti a te e visto l'ora, ci rinunci di nuovo, perché, poi la domanda viene spontanea, il turno di lavoro quando finisce?
Ma i responsabili di questa martoriata ASL sono al corrente del disservizio che stanno procurando, una persona che lavora quanto tempo deve pretendere per una pratica di 15 minuti?
È veramente così laborioso fare una pratica? oppure è una volontà manageriale e oso dire forse anche politica per scoraggiare tanta gente e curarsi a proprie spese come spesso sta succedendo in tutta Italia e la Regione Lazio risparmia e riduce il debito, oppure inducono ad innervosire il malato affinché rinuncino perfino a curarsi? e l'abolizione dei ticket in questo caso non sarebbe la cosa migliore?
Un appello lo faccio agli eletti della provincia affinché non dicano che tutto va bene perché il Presidente Zingaretti ha promesso 99 milioni di euro per un nuovo ospedale a Sora, vogliamo che funzionano quelli esistenti e non vogliamo più sentire dire dal Dott. Cristofari che c'è fila nei pronto soccorso perché è la procedura e che deve funzionare così. No, non è possibile, bisogna cambiare registro, la SALUTE deve essere salvaguardata.
Saluti

Frosinone 04/05/17

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Veroli. Qual'è la percentuale vera di raccolta differenziata?

M5S Veroli 350 260da M5S Veroli - In data lunedi 6 marzo a seguito della mancata risposta da parte dell'amministrazione riguardante l'estrazione del contratto sulla raccolta dei rifiuti sul territorio, gli attivisti del M5S hanno inviato al difensore civico regionale la richiesta di riesame del procedimento con il fine di far valutare se ci sono le ragioni legali a giustificazione del silenzio stesso dell'amministrazione.

Gli stessi attivisti ritengono grave la mancata risposta ad una richiesta che di fatto tocca tutti i cittadini verolani e soprattutto a seguito dell'ultima legislazione vigente in materia di trasparenza, che tutti gli Enti sono tenuti a rispettare. Gli attivisti vogliono informare la cittadinanza che queste ed altre richieste sulla tematica della raccolta rifiuti sono iniziate dopo aver trovato alcuni articoli datati aprile 2015 i quali asserivano che la raccolta differenziata si attestava al 60% già nello stesso anno.

Nei giorni passati a seguito di un consiglio comunale dove si parlava di raccolta differenziata e di isola ecologica i cittadini del meetup M5S verolano sono andati a controllare sul sito dell'ISPRA (istituto superiore protezione e ricerca ambientale) ed hanno constatato che nello stesso anno la differenziata si attestava intorno al 54% distante dal 60% apparso sui comunicati e lontano dal 65% che gli enti dovrebbero raggiungere, considerando anche che nell'ultimo anno abbiamo avuto un aumento complessivo di 160.000 euro ricadenti soprattutto sulle attività commerciali del territorio. Detto ciò gli attivisti di Veroli aspettano il riesame del difensore civico regionale e si augurano che nei prossimi comunicati riguardanti la percentuale raggiunta dal comune escano fuori dati reali.

 
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Ora c’è bisogno di una Sinistra vera

LAVORO 350 260di Ernesto Cossuto - Oggi alla luce delle condizioni politiche, economiche e sociali che costringono gli italiani, specie i più deboli, le donne ed i giovani a vivere la peggiore crisi dalla fine della guerra, appare sempre più chiaro che c’è bisogno di una Sinistra vera che con l’elaborazione e la pratica di una proposta adeguata sappia far uscire dalla fase di difesa e di resistenza le forze democratiche che hanno respinto, lo scorso quattro dicembre, l’attacco finale che le forze del neoliberismo europeo hanno sferrato alla Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza al nazi-fascismo. Ma, a mio parere, c’è poco da star tranquilli: è stata vinta una battaglia, certo importante, ma non la guerra, ammesso che la battaglia per la democrazia, per la giustizia sociale e la libertà si possa vincere una volta per sempre.

Gli sconfitti tentano già di riorganizzarsi: la crisi del PD, formazione di punta del neoliberismo in Italia, va letta come tentativo di creare uno strumento più efficace per raggiungere l’obiettivo mancato il quattro dicembre. Occorre che in questa delicata fase della storia italiana le forze che si dicono di sinistra siano consapevoli di cosa è in gioco e che si attrezzino in modo adeguato. Per questo fine ritengo:
-Va recuperato e fatto rivivere il filone politico-culturale comunista che è stato alla base di ogni iniziativa, lotta e conquista democratica nel nostro Paese. Non è, questo, un cedere alla nostalgia della quale non c’è né può esserci alcuna necessità. Il fatto è che l’opzione della Sinistra non può restare una opzione generica. Si tratta di recuperare, come si diceva, un filone di idee e di lotte che ancora oggi appare vitale e necessario se si vuole lavorare e lottare per l’attuazione della Costituzione, per la libertà, la giustizia e la democrazia. Che questo sia un tema attuale e sentito da molti che appaiono delusi dai partiti e dalla politica di oggi è dimostrato dalle numerose iniziative che si mettono in campo per questo obiettivo. Mi piace a tal proposito riportare quanto scritto su Micromega da Francesco Raparelli: ”Migliaia di persone per cinque giorni di fila, hanno letteralmente invaso i dibattiti di C17—La Conferenza di Roma sul comunismo, tanto a Esc quanto alla Galleria Nazionale. In migliaia hanno attraversato la mostra Sensibile Comune (presso la Galleria Nazionale), alla conferenza connessa. Un successo straordinario, destinato a lasciare il segno. Successo ancora più potente se si concentra l’attenzione sul tema: il comunismo.

Il Lavoro

Una parola dimenticata, offesa, impronunciabile, maledetta, che ancora non smette di attirare l’odio delle penne forcaiole, d’improvviso riconquista la scena. E la scena esplode di corpi, di controversie e di passioni. Sarebbe accaduta la stessa cosa se si fosse deciso di parlare d’altro? Magari temi radicali, ci mancherebbe, omettendo però la parola comunismo? La risposta è netta: no. Ma soprattutto occorre rimettere al centro dell’elaborazione programmatica e della battaglia politica la questione del lavoro.

E’ sul lavoro, infatti, sulla sua evoluzione nel periodo della globalizzazione, sulla sua trasformazione nel periodo della rivoluzione informatica che la sedicente sinistra riformista specialmente italiana, ma non solo, ha accumulato i ritardi maggiori. Della globalizzazione, infatti, che pure ha i suoi aspetti positivi essa ha pienamente assunto esclusivamente il punto di vista liberista. Quello che ha ridotto il lavoro a merce, che ha “finanziarizzato” l’economia assegnando un ruolo decisivo alle banche che detengono nelle loro mani praticamente il destino dell’umanità. Compito di una sinistra che vuole essere lo strumento dei più deboli, degli sfruttati, di quelli che non ce la fanno e che restano dietro nella società deve essere perciò, in via prioritaria, riformare il lavoro, recuperando il senso che ad esso dà la Costituzione come strumento di crescita complessiva dell’uomo che grazie ad esso diventa cittadino attivo e contribuisce allo sviluppo della società e della civiltà umana. E allora occorre recuperare il significato del conflitto sociale come momento della lotta di classe contro chi oggi sfrutta il lavoro che non è più solo lavoro di massa ma è divenuto lavoro sociale, cioè lavoro di tutti coloro che cooperano alla organizzazione della produzione, compreso i precari, i disoccupati specie giovani, le donne, i lavoratori saltuari, le cosiddette Partite IVA ecc.).

Occorre acquisire piena consapevolezza che il lavoro, il capitalismo sono cambiati, è cambiato il comando nella società, ma altrettanta consapevolezza occorre per comprendere che, malgrado i profondi cambiamenti, l’alienazione capitalista non ha raggiunto l’animo, il cervello del proletario. Occorre scoprire e valorizzare la nuova soggettività proletaria che produce oggi lavoro vivo (“non più quindi solo lavoro salariato dal quale anzi bisogna liberarsi, ma lavoro, grazie al sapere, come pura potenza di produrre, in grado oggi, essenzialmente, di comunicare in termini scientifici e relazionali”, per parafrasare in modo elementare il Marx dei Grundisse). E il ritardo non è solo della Sinistra riformista, il ritardo è anche (e forse in maniera ancora più grave) del Sindacato, diventato spesso mero strumento corporativo dei “garantiti”.

Ci vuole un partito?

-Certamente è aspetto non secondario del problema la forma organizzativa dello strumento necessario per ridare un ruolo da protagonista alla Sinistra nella Società italiana. A mio avviso, alla luce delle esperienze che si sono succedute nella nostra provincia in particolare, ma non è andata troppo diversamente a livello nazionale, la scelta migliore sarebbe quella di un “Partito leggero”. Un Partito, cioè, poco o per nulla burocratizzato, agile e capace di entrare velocemente in sintonia con le articolazioni (Associazioni, aggregazioni ecc.) più serie ed impegnate della società. Il nuovo Partito dovrebbe essere in grado di recepire le elaborazioni più serie relative all’utilizzo e alla gestione dei Beni Comuni (acqua, territorio, cultura e formazione, salute, lavoro, difesa della Costituzione, democrazia nei luoghi di lavoro, diritti di cittadinanza ecc.), sintetizzarle in proposte politiche e sottoporle all’esame degli iscritti utilizzando tutti gli strumenti che assicurino la effettiva partecipazione democratica, da quelli più tradizionali a quelli più moderni. Particolare attenzione dovrebbe essere rivolta ai rapporti con il sindacato, di cui va rispettata la piena autonomia e che va incalzato quando si riscontrano timidezze e indecisioni nel suo ruolo di difesa dei lavoratori e della dignità del lavoro, e che va affiancato e sostenuto nella sua lotta per la democrazia nei luoghi di lavoro.

Radicamento e lotta democratica

-Il radicamento territoriale del nuovo strumento politico va perseguito, come si affermava, con la capacità di collegarsi con i movimenti democratici “di protesta e di proposta” più seri e responsabili, nel senso che debbono risultare capaci di impegnarsi responsabilmente per gli obiettivi assunti di fronte ai cittadini, il conseguimento dei quali chiaramente è condizionato dai rapporti di forza rispetto alle controparti. Il rispetto della Costituzione e l’opzione irrinunciabile del terreno democratico per la lotta politica saranno certamente fattori di radicamento in una società come quella italiana che, malgrado i tanti limiti, ha chiaramente dimostrato il quattro dicembre 2016 che la democrazia è una scelta irreversibile. La chiarezza dell’obiettivo politico è un altro fattore del radicamento sociale: la nuova formazione politica deve apparire come una forza costituente, cioè come una forza che quando si impegna in una lotta anti istituzionale, lo fa perché lotta per istituzioni più democratiche, più trasparenti e più vicine ai cittadini (es. destino degli Enti di secondo grado, destino dei piccoli comuni ecc. ) .
Cassino 20 febbraio 2017

 
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La vera posta in gioco qual'è?

difesa costituzione foto 350 260di Ignazio Mazzoli - Ci prepariamo al voto nel Referendum costituzionale. Si voterà? Manca ancora la data. Io convintamente: voterò NO (e non a causa di Matteo Renzi). Nell’affrontare seriamente il merito della questione voglio sgombrare il campo da qualsiasi pregiudiziale: il Referendum costituzionale deve restare assolutamente arbitro delle sorti della nostra Costituzione e di nessun’altra vicenda istituzionale, come potrebbe essere la sorte del governo. Sono cose che non devono essere correlate. Le regole del gioco valgono per più stagioni e non per una sola partita. Quindi trovo discutibile l’affermazione di chi invita: “votiamo NO per mandare a casa Renzi”. Sembra un’inaccettabile ritorsione agli errori renziani di presunzione pesante e immotivata, infatti i risultati del governo sono quasi inesistenti. (dopo aver eletto la pagina intitolata  "Il Quesito" cliccate sul titolino "La Posta in Gioco" per leggere il resto dell'articolo)

  1. Il Quesito
  2. La Posta in Gioco

Il Quesito

Il quesito: il referendum deve accettare o respingere le modifiche alla Costituzione della legge Renzi-Boschi. I sostenitori del “Si” sostengono che le “riforme” mirano soprattutto al «superamento dell’obsoleto e ormai ingombrante bicameralismo paritario di casa nostra, oltre all’abolizione delle Province e (finalmente!) del Consiglio dell’Economia e del Lavoro (CNEL). ... Le inutili ed estenuanti procedure, non solo raddoppiate ma spesso moltiplicate, stemperano l’incisività dell’azione parlamentare.» (Luigi Berlinguer) È stato già ampiamente replicato a questa argomentazione da operetta: bastava abolire il Senato. Punto.
Il Presidente del Consiglio chiede “Una democrazia più veloce”. Più veloce di chi? Anche in questo caso si è letto di quanto sia immotivata questa richiesta. Cioè “Leggi più veloci” non sono proprio una esigenza primaria, infatti i numeri in ogni caso, smentiscono che ci si trovi di fronte a un processo legislativo che impedisce decisioni veloci. Nella XVI legislatura (2008-2013) dicono che sono state approvate in tutto 391 leggi: divise per i 1.780 giorni della sua durata, significa una legge ogni 4 giorni e mezzo contando pure i sabati e le domeniche. ... (da ilfattoquitidiano.it del 17 agosto). Mi pare che non ci sia altro da aggiungere.

C’è tuttavia un aspetto che scarsamente viene incluso nell’esame degli “argomenti di merito”. È quello che il Luigi Berlinguer bonariamente definisce: «Se c’è veramente una tendenza autoritaria nell’attuale Governo essa non può essere dimostrata a sufficienza fondandosi su un certo cipiglio arrogante (è un po’ vero...) del Presidente del Consiglio.» Certo posta così la questione della democrazia in Parlamento e nel PD, la ricostruzione della fiducia fra cittadini e istituzioni diventa una “illuminazione” da spuntino con amici a pizza e birra.

Tanta apparente banalizzazione insospettisce a tal punto da indirizzarci ad un argomento che merita doverosa attenzione ed un rigoroso ragionamento: è quello posto a conclusione di un lunghissimo articolo di Luciano Violante (magistrato ed ex Presidente della Camera) apparso il 19 agosto scorso su l’huffingtonpost.it dal titolo “Le ragioni del sì”, che si conclude con un’Appendice dal titolo “Perché il sistema costituzionale italiano è improntato al principio di non decisione?” Ahi!votoNO 350 260
«Nella nostra Costituzione mancano, per precise ragioni storiche e politiche, norme dirette a garantire la piena capacità di decisione dell'ordinamento». Allucinazione o rivelazione? Per chi ha vissuto un cinquantennio seguendo ogni giorno le vicende della politica e dei partiti c’è in questa dichiarazione un’ “audacia” che travalica nel temerario pericoloso. Diventa sfrontatezza. Senza risalire a tutte le scelte assunte e rese esecutive ai tempi della “guerra fredda”, ci vengono in mente due periodi della nostra vicenda repubblicana che nella loro diversità dimostrano altro. Tutti rammentiamo l’ultimo governo Berlusconi e soprattutto la sua maggioranza bulgara: che cosa impediva a quella maggioranza di decidere? La mancanza di una “norma diretta a garantire la piena capacità di decisione dell'ordinamento” o l’inadeguatezza della guida politica? Perché quella maggioranza fibrillava in continuazione? Cosa c’era al suo interno che la lacerava continuamente e cosa separava quella maggioranza dai cittadini e dagli elettori? Se non ci si pongono queste domande e non si trovano le giuste risposte ad esse non ci saranno “norme dirette a garantire la piena capacità di decisione dell'ordinamento”, perché queste non potrebbero esser altro che norme coercitive e illiberali. Ma qualcuno riesce a immaginare qualche norma che avesse impedito di rimuovere quel governo e quella maggioranza? Allora si plaudi la Costituzione e oggi ci vogliono norme speciali? A parte tutti i dubbi senza risposte sulla scelta di non esser andati al voto in quel novembre 2011.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "La Posta in Gioco")

La posta in gioco

In un’altra stagione, era la fine degli anni ’60, per approvare e rendere attuabile lo Statuto dei diritti dei lavoratori (quante opinioni diverse c’erano e contrastanti!) ci volle meno di un anno dalle lotte operai e studentesche dell’autunno caldo del 1969. Già nel maggio 1970, la legge n. 300 era realtà. Eppure c’era il tanto vituperato voto proporzionale, mancavano “le norme dirette a garantire la piena capacità di decisione dell'ordinamento”, c’erano anche allora maggioranze variegate, ma opposizioni assai vivaci e presenti. Le vere riforme sono state fatte in regime di proporzionale ed in un periodo anche di grandi tensioni inter-istituzionali. Si ricordi che negli anni 70 ci fu la vicenda delle "dimissioni" obbligate di Giovanni Leone da Presidente della Repubblica. Questa “teoria” della Costituzione che impedisce di governare è indimostrata e indimostrabile.
Dai governi Berlusconi fu introdotta la pratica dei decreti legge, da tutti rigiudicata esecrabile, ma ereditata (sic et simpliciter) dal governo Renzi anche con il lungo corollario dei voti di fiducia. Perché? Sembra il risultato della volontà di impedire discussioni legittime e d’imporre soluzioni calate dall’alto, come si vorrebbe fare anche con il TTIP. Il famigerato accordo commerciale transatlantico che ammazzerebbe la nostra agricoltura in primo luogo, ma anche la qualità e il pregio e il primato di tante produzioni italiane ed europee.
C’è veramente una tendenza autoritaria nell’attuale Governo. Il suo strumento è l’Italicum che con il premio di maggioranza crea differenze nel valore del voto degli elettori. Il principio dell'articolo 48 (il voto è eguale) viene svuotato dal combinato delle modifiche della Costituzione e dall'Italicum. È il destino dei princìpi della prima parte della Costituzione. Nessuno ha il coraggio di rottamarli ma si tenta di svuotarli con le modifiche alla seconda parte e con l'Italicum. Come si fa ad incitare a far vincere il “SI” perché poi si potranno correggere gli errori? Chi stabilirà gli errori e come li correggerà? Il Parlamento eletto con l’Italicum? Ma perché offendere così l’intelligenza di un popolo?votoNO 350 Snapseed
Altra cosa sarebbe non toccare ora la Costituzione (vince il NO o non si va al voto), si modifica profondamente l’attuale legge elettorale perché l’elettore possa scegliere chi eleggere e poi si affrontino tutti gli adeguamenti alla “Carta” con larga condivisione in Parlamento e nel Paese. Abbiamo sentito di tutto e il contrario di tutto e continueremo a sentirlo. Dicono che il Paese ha una guida politica inadeguata? Molto probabile, ma inadeguata per chi?
Bando alle parole. Andiamo allora al dunque e diciamo la verità. Alla base della Costituzione non c’era il ritorno al modello dello Stato liberale, ma una nuova idea di società proiettata verso una civiltà più avanzata, in cui le classi lavoratrici avrebbero dovuto svolgere una decisiva funzione dirigente, fino al superamento delle contraddizioni e contrapposizioni di interessi. Esattamente il contrario di ciò che si sta verificando oggi con il dominio assoluto della finanza e dei mercati, il contenimento dei salari e l’abbattimento del Welfare, la cancellazione della rappresentanza politica delle classi lavoratrici del XXI secolo.
E' la Costituzione più bella del mondo anche perchè quelle “norme dirette a garantire la piena capacità di decisione dell'ordinamento” non erano necessarie. Perché oggi dovrebbero esserlo? Rivendicarle oggi è una gratuita concessione alla finanza internazionale, non solo, ma probabilmente è un brutto atto di sottomissione ai colonizzatori come lo sono i governi di larghe intese, i partiti senza organizzazione o partiti del leader e i bilanci a pareggio. Se così non fosse perché sul refe¬rendum vengono caricati ricatti e tensioni inaccettabili. Dopo le banche di affari internazionali, che hanno da tempo nel mirino le democrazie uscite dalla Resisten¬za, ora entrano in campo poteri e¬conomici e finanziari internazio¬nali che evocano sfracelli econo¬mici se dovesse vincere il No?
Care lettrici e cari lettori fra le valutazioni, se potete, non dimenticate questo aspetto appena rappresentato, attiene direttamente al nostro futuro, alla democrazia e alla nostra libertà.

 
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Per una vera stagione di cura e tutela dei beni culturali a Ceccano

ceccano monumento 350 260da Luigi Compagnoni, PSI, riceviamo e pubblichiamo - L' Assessore Gizzi rivendica l'inizio di una nuova stagione di cura e tutela dei beni culturali additando le passate amministrazioni come responsabili dello scempio totale del patrimonio artistico. Il sottoscritto, in qualità di consigliere comunale dell'opposizione, ruolo che l'Avv. Gizzi ha ricoperto ininterrottamente per oltre vent'anni senza mai incidere con proposte concrete per la valorizzazione di tale patrimonio ma soltanto con velleitarie proteste e contestazioni senza che le stesse abbiano avuto mai riscontri dalle autorità competenti, vuole aiutarlo - appunto come consigliere d'opposizione - ad iniziare “questa nuova stagione” con una serie di interrogazioni a risposta scritta.

Anche perchè l'interrogazione recentemente discussa in Consiglio Comunale non è stata sufficiente a fargli comprendere il pressapochismo e la superficialità che l'attuale Amministrazione sta dimostrando negli interventi di decoro urbano che, lo ripeto, sono da me condivisi e mi troveranno sempre propositivo e collaborativo (come ho dimostrato nella proposta del restauro del portale della chiesa di San Nicola). Ebbene, questi saranno i quesiti che presenterò ufficialmente perché mi sia data risposta scritta anche dal solerte Assessore/fustigatore delle passate amministrazioni.
- quali autorizzazioni paesaggistiche e culturali sono state richieste alle autorità competenti in materia di tutela del patrimonio artistico e monumentale prima di effettuare i avori di restauro ?
- quali autorità sono intervenute prima di effettuare i lavori di restauro e a quale Soprintendenza appartenevano? Che verbali sono stati redatti?Lavori di restauro
- lo smontaggio, l'applicazione di impianti meccanici ecc. è avvenuta sotto la sorveglianza di quale personale e con quali competenze professionali? Qauli sono i nomi dei tecnici presenti durante la fase di restauro?
- sono stati redatti verbali che attestino lo stato dei luoghi prima degli interventi di restauro e della consistenza degli oggetti e delle strutture facenti parte del patrimonio artistico?
- le strutture sono state depositate presso quali spazi comunali e sotto la sorveglianza di quali responsabili? Inoltre, sono state inventariate?
- la parti della croce che fino al giorno del consiglio comunale in cui si è discussa la mia interrogazione erano buttate sotto le scrivanie degli uffici tecnici oggi dove sono state depositate? Spero non in casa dell'Assessore, perché è opportuno ricordargli che il patrimonio artistico della città di Ceccano è dei cittadini.
- quali analisi metodologiche e progettuali di restauro sono state eseguite negli interventi già effettuati o si utilizzeranno negli interventi previsti? I barattoli di vernice da me rinvenuti e fotografati negli uffici tecnici sono il risultato di queste analisi ?
- l'abbellimento tramite fioriere di alcuni ambiti urbani, da me condiviso, è stato realizzato applicando i dettami dell'Art. 24 del Decreto Legge n°133 del 12.09.2014, individuando con apposita delibera i criteri e le condizioni per la realizzazione di interventi su progetti presentati da cittadini singoli o associati?
- Dove è possibile consultare l'elenco dei privati che hanno effettuato donazioni al comune di Ceccano per realizzare gli interventi di decoro urbano con le relative somme messe a disposizione dell'amminstrazione?

Avevo concluso il mio intervento con la famosa frase : “quod non fecerunt barbari fecerunt Barberini”. In questo caso lo trovo addirittura riduttivo: a Ceccano si è fatto di peggio. Si è calpestata anche la normale prassi amministrativa, incuranti dei rischi e delle conseguenze che derivano dall'approssimazione degli atti amministrativi, che potranno ripercuotersi anche sui responsabili dei procedimenti, sull 'Assessore e sui consiglieri che hanno avallato tali scelte.

 

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Il giornale a scuola. Un bell'esempio a Veroli

La Redazione di Primo 350 260di Ignazio Mazzoli - Quanto si parla di Buona Scuola! Quanti dicono come dovrebbe diventare! La voglia di nuovo se vuol essere progresso non deve dimenticare di guardare le vere buone cose che si fanno già nella scuola italiana grazie all’iniziativa delle insegnanti, degli insegnanti; grazie alla vivacità e curiosità intelligenti di tantissimi studenti anche assai giovani. E, più in generale grazie a chi la vive questa scuola e la dirige quotidianamente. Non bisogna immaginare di dover andare nei luoghi diventati sacri, grazie ai mass media, delle grandi città, basta guardarsi intorno per scoprire iniziative interessanti e anche eccellenti che testimoniano la qualità del rapporto con gli studenti e la costante attenzione ai mutamenti della società contemporanea.
unoetre.it sulle sua pagine ormai da qualche anno documenta quanto avviene di buono nelle scuole della Ciociaria, esempi per tutti, abbiamo seguito, come si insegna la storia nel Liceo scientifico di Alatri, il Liceo di Ceccano vincitore di premi internazionali e il Liceo artistico Anton Giulio Bragaglia di Frosinone in grado di produrre iniziative di promozione culturale straordinarie, ma non sono gli unici, statene certi, perché in tutta la provincia ci sono esempi da citare e lodare.
Oggi voglio parlarvi di una "chicca" che nasce a Veroli, nell’Istituto Comprensivo Veroli I (nuova e recente definizione di una scuola che raccoglie la Materna, le Elementari e le classi della Media che prima si chiamava Mazzini). La sorpresa è un “giornale” che è uscito per la prima volta, in 210 copie gratuite, con il titolo “Primo” e per ora è un numero Zero, presentato alla scuola il 4 giugno scorso nell'Aula Magna annessa al Liceo Scientifico.
E’ immediatamente accattivante per la sua grafica, un punto forte della pubblicazione, come stesi su un filo per i panni, le anticipazioni dei contenuti su fogli colorati con i titoli pinzati ad una corda, seguono 4 post-it con effetto tridimensionale con altri titoli ed una breve presentazione. L’effetto c’è. Il “giornale” t’invita a sfogliarlo.
Prima di tutto: come nasce? E’ il risultato del Progetto "Il giornale  scuola" partito il 19 marzo di quest’anno, ma figlio di due precedenti decisioni del Collegio dei docenti della scuola. Il 6 ottobre del 2014 si decideIl giornale Primo di attuare quanto previsto nel Progetto triennale del 20 dicembre 2013 che ha un nome assai significativo “Il mio amico libro” e prevede per il terzo anno la realizzazione di un giornale elaborato e redatto dagli studenti sotto la guida di due insegnanti. Così puntualmente avviene ed il Dirigente scolastico, professor Armando Frusone, appunto, il 19 marzo “nomina” le professoresse Barbara Mizzoni e Roberta Zaffi Borgetti quali tutor e coordinatrici di questa esperienza che dovrà mettere in risalto soprattutto la creatività libera degli studenti.
Aderiscono a questa iniziativa 26 studenti, ragazze e ragazzi di tutte le classi, compresa anche un’allieva diversamente abile. La direzione scolastica stabilisce che il lavoro andrà svolto in venti ore divise in dieci settimane. Due ore ogni sette giorni, davvero non molto soprattutto se si considera la qualità del risultato. Il compenso per questo extra lavoro non è certo gratificante, fortunatamente lo è il risultato e l’entusiasmo dei ragazzi che partono dall’apprendere la tecnica delle "5W", sigla che deriva dalle iniziali di parole inglesi provenienti dal giornalismo anglosassone: Who, What, When, Where, Why, che in italiano stanno per Chi, Cosa, Quando, Dove, Perché. Subito i giovani “praticanti” s’impadroniscono di ben altro e cioè come Pianificare, (definire obiettivi, destinatari, stile, tono e formalità del testo); Progettare ( scegliere il modo migliore per organizzare i testi); Scrivere (definendo le sezioni, creando un indice e preparando la prima stesura); Rivedere (trasformando le bozze in testi leggibili, chiari, efficaci e credibili); Correggere (Scovando gli errori e rendendo il testo perfetto e pronto per la pubblicazione). Chi ha avuto il piacere di avere il “giornale” nelle mani ha verificato come tutto ciò si ritrovi in questa pubblicazione che una redazione di 26 studenti delle medie (tranne un paio di “ex" usciti da poco da questa scuola) ha realizzato attraverso una gestione collegiale capace anche di esprimere un caporedattore nella persona di Marta Fiorini (3ªB) ed un grafico Davide Fiorini (3ªB). Per degli adolescenti una bella prova di responsabilità auto gestionale.
Questo “giornale” non è un quaderno di compiti o una raccolta di temi, ha un suo filo conduttore che si può illustrare così: scrivo, ma le notizie me le vado a cercare, le documento e vi racconto della mia scuola e dei miei studi, faccio anche le mie contestazioni e vi dico che tutto questo avviene a Veroli di cui intervisto gli amministratori e vi dimostro quanto tengo alla mia città di cui vi illustro alcune delle principali attività economiche, ma anche le passioni sportive che ci animano e la grande tradizione cittadina del Basket. C’è in questo “giornale” un identikt di Veroli ricostruito con un metodo.
Non solo pensieri e scrittura , ma anche lavoro pratico. La Redazione trova 11 sponsor che danno 490,00 euro, con cui fanno stampare il “giornale” presso Francesco Guercio che rilascia loro fattura il primo giugno 2015 per 448,96 euro. Alcuni studenti si sono anche autotassati e hanno ricevuto sottoscrizioni piccole e meno piccole anche dal personale della scuola potendo così conservare qualcosa per un eventuale prossimo lavoro. Lo aspettiamo e ci auguriamo che davvero il nuovo anno scolastico ce lo possa portare rendendo stabile questa pubblicazione.
L’informazione gioisce di queste iniziative. Complimenti agli studenti che hanno lavorato, alle professoresse che li hanno guidati, ma anche a tutta la scuola in cui possono nascere queste iniziative.

I Redattori: Lorenza Maria Naruli, 1ªA; Aurora Tulli, 1ªA; Greta Costa, 2ªA; Valentina Meteramgelis, 2ªA; Chaira Panella, 2ªA; Leonardo Quattrociocchi, 2ªA; Maria Elena Caperna; 3ªA; Giorgio Lamesi 3ªA; Francesco Maria Todini, 3ªA; Francesco Iannarilli, 1ªA; Elisa Barbi, 2ªB; Pierpaolo Cestra, 2ªB; Sara Iaboni, 2ªB; Daniele Iannozzi, 2ªB; Cristina Macera, 2ªB; Sara Marcoccia, 2ª; Vittoria Parente, 2ªB; Patrizia Fiorini, 1ªC; Giulia Magnante, 1ªC; Miriam Picarazzi, 1ªC; Caroline Cristini, 2ªC; Allaine Amoguis, 3ªC; Sara Calicchia, 3ªC; Laura Lazzari, 2ªE.

Primo è di 20 pagine 16 interne più quattro delle facciate di copertina, la grafica e l'impaginazione sono frutto del lavoro di Davide Fiorini

24 giugno 2015

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