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Veroli. Verso il voto 2019

veroli comune 350 260di Maria Giulia Cretaro - A Veroli si voterà per le amministrative il 26 Maggio, lo stesso giorno in cui gli elettori italiani si pronunceranno sul nuovo establishment del Parlamento europeo.
Per il comune ernico una nuova sfida dunque, come di fatto lo è ogni appuntamento elettorale. A differenza di cinque anni fa, quando erano stati in sei a contendersi la carica di primo cittadino, attualmente i candidati si fermano a tre.

Sul numero ufficiale di liste civiche che sosterranno i candidati bisognerà attendere l'ufficializzazione dei programmi, ad oggi solo nomi sporadici che iniziano a palesare il loro sostegno all'uno o all'altro. Per ora l'elemento di novità è il ritorno al supporto dei partiti . Mentre nel 2014, solo l'attuale Senatore della Lega Gianfranco Rufa aveva riportato l'appoggio di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Alleanza Nazionale, il 2019 verolano si profila come un ritorno al simbolo, da destra a sinistra, e la corsa dei 5 stelle. Questi ultimi hanno rintracciato in Fabrizio Cretaro, nella vita tecnico di neurofisiopatologia e attivista nel movimento da più di 4 anni, la figura più adatta per la rappresentanza in Comune, in un meet up tenutosi lo scorso dicembre. Di certo un'esperienza nuova per i pentastellati che a Veroli, per quanto concerne la politica locale, non hanno mai avuto un riscontro. Perché se il il voto nazionale esprime un malessere diffuso, quello delle amministrative definisce un rapporto diretto e concreto che si riconosce nella persona. Due mesi per vedere dunque se la partita nel comune ernico desterà i risultati attesi.

La proposta della coalizione di centrodestra è il professor Marco Bussagli, verolano d'adozione, pronto a contendersi il posto di primo cittadino con il sindaco uscente, Simone Cretaro.
Il suo nome non è certo sconosciuto al proscenium verolano, suo è stato l'Assessorato alla Cultura durante il primo mandato D'onorio. Storico dell'arte di spiccata levatura, sceglie di candidarsi con il sostegno di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia; un'indubbia sterzata politica, vista la sua precedente collaborazione con il centro sinistra.
I meriti accademici ed il prestigio di Bussagli hanno probabilmente fatto gola a quell'ala politica orfana a Veroli di figure di riferimento, tanto da ottenere il beneplacito dei coordinamenti. Sintomo di questo, l'assenza di opposizione nel corrente mandato, specialmente dopo il salto di qualità dell'On. Rufa: cinque anni di consigli comunali poveri di proposte divergenti dalla maggioranza e di dialogo politico. E se la politica si nutre di confronto, a Veroli negli ultimi tempi è mancato, almeno in Sala Consiliare.
A tentare la riconferma come primo cittadino, quello uscente, l'Avv. Simone Cretaro, che si presenta con l'appoggio del Partito Democratico. Una candidatura annunciata ma non scontata, che porta con sé il continuum del lavoro già avviato. I cinque anni guidati dal giovane avvocato hanno visto una ripresa del comune sotto molteplici aspetti: uno su tutti, l'attenzione particolare verso la cultura, spunto attrattivo per la comunità. Progetti e dati sostenuti dalla situazione finanziaria del comune; uno dei pochi della Provincia con bilancio stabile e con un'importante capacità d'indebitamento.
Un lavoro di giunta che ha traghettato Veroli verso un percorso di crescita di certo solo all'inizio.

Questo è l'impegno che toccherà indistintamente i tre candidati: valorizzare le risorse già in atto e riqualificare il territorio nella sua interezza.
Oltre al centro storico, gli amministratori futuri dovranno tener conto di una popolazione di oltre 20mila abitanti, spalmata su numerose frazioni, distanti tra loro geograficamente e con esigenze diverse.
Essere il sindaco di tutti, spot elettorale tra i più sdoganati, è per Veroli realtà imprescindibile. Mentre Porta Romana è la via d'accesso per sempre più turisti, zone periferiche ma densamente abitate attendono ancora una rete fognaria operativa. Il commercio, concentrato tra il Giglio di Veroli e Casamari, ha abbandonato da tempo il centro storico, stentando a ripartire fatta eccezione per poche storiche attività.

Studiare delle misure appropriate per ogni realtà partendo dalle richieste dei cittadini; intercettare le necessità di un intero paese e tentare di condurlo ad una condizione omogenea è l'impegno concreto che va ben oltre quello elettorale. Redigere un programma appropriato conta, la sua attuabile realizzazione molto di più.
Dal 26 Aprile si aprirà dunque la campagna, da lì un mese intenso per raggiungere ogni cittadino e far comprendere passo dopo passo le azioni pensate per un comune tanto particolare.
L'appuntamento verolano può essere un'occasione per recuperare, seppur in una piccola realtà, un dialogo politico funzionale. Via i personalismi da vessilli partitici e spazio al miglioramento di un territorio seguendo il confronto. Ci sono tutti i presupposti perché questa possa essere una tornata elettorale consapevole, con programmi reali e candidati credibili, con lo scopo univoco di porsi al servizio della comunità.

 

 

 

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Linguaggi spregevoli usati verso i più deboli

vertenzafrusinate 4dic18 mindi Nadeia De Gasperis - Lo sanno gli operai della Vertenza Frusinate, cosa significhi trascorrere le vacanze di Natale in presidio permanente, quali vacanze poi!? Quale Natale!? Lo sanno, cosa significhi raccontare ai propri figli che la letterina di Natale è quella che promette che tutto si sistemi, e lo promette da molto tempo e tutto sembra sempre uguale, proprio quando la speranza di “risollevarsi” sembra farsi concreta, l’ennesima delusione ti serra la gola.

Lo sanno gli operia di La Carpigiana" di Modena, che al rientro in fabbrica dopo le vacanze hanno trovato l'azienda completamente svuotata del materiale di lavorazione.
O quelli di Hydronic lift di Pero, fabbrica nel milanese che produce componenti idraulici e meccanici per ascensori, che al rientro dalle ferie di agosto hanno trovato i cancelli chiusi e la fabbrica in via di smantellamento.
O ancora la Firem, l’azienda emiliana che durante le vacanze ha fatto sparire macchinari e merci, li ha caricati su un camion e li ha messi in viaggio verso la Polonia.
Insomma non è una consuetudine solo delle aziende del nostro territorio, quella della vigliaccheria che non ha preavviso.
Lo sa un uomo di sessanta anni, che faceva l’insegnante e ora dà volantini davanti alla scuola dove lavorava, lo sa quell’operaio che ha lasciato moglie e figli per partire per l’Inghilterra in cerca di fortuna o quello che ha lasciato moglie e figli per un viaggio senza ritorno.
Un reddito di sostentamento, fino al ripristino di condizioni migliori, lo sosteniamo con forza e da sempre, che non sia sganciato naturalmente da serie politiche sul lavoro.

Ma cosa c’è di serio nel chiamare “norme anti divano” quelle che dovrebbero tutelare lo Stato da cosa!? dall’abuso di gratitudine?
Insomma, quanto vale la dignità delle persone? Davvero i nostri governanti pensano che le lavoratrici e i lavoratori preferiscano “poltrire” piuttosto che ritrovare la dignità di un lavoro?
Bisogna conoscere davvero poco il dramma del mondo dei lavoratori, la privazione, le frustrazioni di vivere appesi al filo di una promessa, per permettersi di usare questo linguaggio.

Resta solo da chiedere scusa, semmai vorranno perdonarvi.

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Verso il voto: irrealismo delle proposte e fake news?

trump fakenews 460 mindi Elia Fiorillo - Campagna elettorale, l’irrealismo delle proposte e le fake news.  "Il salame come vogliono che lo tagliamo così noi facciamo". Chi spesso pronunciava questa frase era un politico napoletano della prima Repubblica. Voleva dire che lui ed i suoi proponevano agli elettori ciò che questi desideravano. Punto. L’irrealizzabilità dei desideri popolari era un'altra cosa. Una volta al potere avrebbero provato a "tagliare il salame" secondo i desiderata. Cosa potevano farci se invece dei dadini richiesti ne uscivano fuori delle fettine sottili? Non era colpa loro. Altri tempi. C'erano allora le ideologie che qualche indirizzo perentorio lo davano sul come "il salame andava tagliato". Oggi di freni alla propaganda non se ne vedono proprio, con i media che moltiplicano le notizie senza spesso farci la tara. E si arriva al punto, come sosteneva Carlo Goldoni ai tempi suoi, che: "Le bugie sono per natura così feconde, che una ne suole partorir cento".

Per l’ex presidente del Consiglio Mario Monti “l’attuale campagna elettorale sta battendo ogni record, per irrealismo delle proposte” che i partiti vanno facendo. E, ancora, sul Corriere della sera, si domanda se ci sia qualche forza politica ad impegnarsi “a non fare nessun condono (fiscale, previdenziale, valutario, edilizio o altri) per tutta la legislatura”. Per il momento non si sentono dichiarazioni di tal genere. Con molta probabilità si arriverà a marzo senza che nessuno dei contendenti alla corsa elettorale si sognerà di fare “promesse” così azzardate. Gli verrebbe subito affibbiato il nome di torturatore della “razza italica”, con tutte le conseguenze mediatiche del caso.

Come fare, allora, per dare al cittadino elettore una contro-informazione oggettiva? Bella domanda! Sarebbe compito della “stampa libera” ed indipendente svolgere questo ruolo. In verità, quando usiamo certi termini per qualificare l’informazione ci ricordiamo degli “editori spuri” che operano nel nostro Paese e, con tutta la voglia dei giornalisti di fare il loro lavoro nel modo più oggettivo possibile, il problema dei condizionamenti – in alcuni casi veri blocchi – resta.

C’è capitato di leggere ultimamente una “lettera al direttore” sul Corriere della sera a firma di valenti e noti giornalisti Rai, nonché del presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Carlo Verna. Il tema è “il contratto di scrittura artistico/professionale”. Una polemica che vede il giornalista-artista-scrittore Bruno Vespa contro i giornalisti “non artisti”. La questione è se Vespa in campagna elettorale potrà ospitare nella sua trasmissione i politici. Il suo contratto gli consente di splafonare il tetto dei compensi Rai, ma gli permetterà di continuare ad ospitare a Porta a Porta, definita la terza Camera della Repubblica, i vari personaggi politici in campagna elettorale? Per Roberto Fico presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai “no”. Anche secondo la lettera al direttore di Verna non si può stare per convenienza con “due piedi in una scarpa”. O si è artista, o giornalista.

Di là della polemica contrattuale, a leggere i nomi che firmano la nota e pensando al tanto decantato – quando conviene s’intende – ruolo della Rai come servizio pubblico, nella nostra mente è balenata un’idea. Sarebbe interessante se Bianca Berlinguer, Federica Sciarelli, Sigfrido Ranucci, Duilio Giammaria, Franco di Mare, firmatari della lettera insieme al presidente dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti - con la vigilanza appunto dell’Ordine -, dessero vita ad una trasmissione di corretta informazione sui temi elettorali. A partire da un mese dalle elezioni, ogni sera un passaggio televisivo di puntualizzazione sulle eventuali fake new politiche giornaliere. Uscita dall’Euro, flat tax, aliquote varie dimezzate, salari minimi? Fare realisticamente i conti di quanto costerebbero al Paese certe riduzioni ed i possibili danni conseguenti. E’ chiaro che gli approfondimenti andrebbero fatti con economisti ed esperti qualificati.

Il ministro dell'Interno Marco Minniti, il capo della Polizia, Franco Gabrielli, e il direttore del servizio di Polizia postale, Nunzia Ciardi, hanno presentato recentemente il nuovo servizio messo a disposizione per segnalare fake news. Difronte a notizie false la Polizia postale si attiverà anche in campagna elettorale per arginare “l'operato di quanti, al solo scopo di condizionare l'opinione pubblica e orientarne le scelte, elaborano e rendono virali notizie destituite di ogni fondamento". Certo, le “bufale” macroscopiche verranno bloccate. E le altre, quelle sparate dai leader dei vari partiti? Ci potrebbe pensare la Rai!

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“Guardare tutti verso domani, non verso oggi”

opinioni 350 260di Daniela Mastracci - Cosa penso di D’Alema? Bersani? Pisapia? Cosa penso dell’esperienza del Brancaccio? L’idea è che prima o poi all’interno del PD rovesceranno i rapporti di forza? Che qualche esperto uomo politico capisca che Renzi porterebbe tutti a sbattere? E che perciò non conviene più stargli dietro? Quindi lo abbandonerebbero al suo personale fallimento politico e raddrizzerebbero il PD verso posizioni che lo risolleverebbero?
Io non so cosa accada dentro al PD. Non potrei esprimere né pregiudiziali verso questa speranzosa visione, né potrei sostenerla. Dico che il PD, esattamente come altri partiti di centro e di destra, non sono entro il mio orizzonte di pensiero. Sono qualcosa che non mi riguarda, perché ne avverto una distanza che me li rende estranei.
Detto questo, riservo le mie attenzioni e riflessioni al mio partito, Sinistra Italiana e, a quei partiti che sento affini per radicale critica antiliberista. Credo che il punto di convergenza stia qui.

Che mondo vogliamo?

Quale mondo vorremmo? Un mondo dove siano equità in distribuzione della ricchezza, in giustizia, amore per la cultura, attenzione e cura del paesaggio e dell’ambiente, pieno diritto alla salute, libertà di essere e poter essere. Ovvero un mondo ove al centro vi fosse il Valore essere umano. Ove non si rincorresse più il profitto, a scapito dell’essere umano e del mondo in cui tutti abitiamo. Ove non si metta a valore (cioè a costi e ricavi - ndr) tutti e tutti.
Questo mondo con l’uomo al centro è però esattamente l’opposto del mondo che stiamo vivendo: ciò che vale per questo mondo è il profitto, il denaro, le posizioni sociali di prestigio perché rese tali dalla ricchezza, dalla capacità economica. Se libertà c’è in questo mondo contemporaneo, è la libertà dei flussi finanziari che hanno assoggettato tutto al loro dominio. E’ una politica che li asseconda e che rende sempre più deboli i suoi avversari perché non ne vuole impaccio: ad essi, capitali finanziari, occorre lavoro, ma questo deve essere povero e ricattabile, pena una diminuzione dei profitti, perché appunto se ne richiederebbe la redistribuzione. Ciò che conta è invece l’accumulazione indiscussa, rispetto alla quale l’essere umano povero è strumento.
Quando sento le punte altissime ove si spinge l’accumulazione, in pochissime mani, nel contesto largo dell’intero mondo, io inorridisco: a me sembra una piramide indegna. Ove al vertice troviamo una manciata di uomini e mano a mano che scendiamo migliaia, milioni, miliardi di essere umani poveri che, qual vertice, sono costretti a tenere in piedi. Non rassomiglia forse alle piramidi sociali con cui vengono esemplificate le società antiche? Tutti i libri di storia sono pieni di queste piramidi. Oggi non è uguale a ieri se guardiamo da questa angolazione?

Occorre un rovesciamento

Allora cosa occorre se non un rovesciamento? Una battaglia contro tale ingiustizia? Allora le mezze misure, i posizionamenti, le rendite di posizione, le paure di non posizionarsi e perciò di restare fuori dai giochi, mi appaiono come ridicole. Un gesticolare e azzuffarsi per una briciola, e forse nemmeno quella.
Una volta ho scritto una riflessione sulla capacità di vedere le cose umane dall’alto, come da una sorta di scala che si alzi al di sopra delle nuvole e ancora più su: non sembrano ridicoli gli uomini visti da lassù? Si affannano per cosucce piccole piccole, ma non vedono all’orizzonte l’approssimarsi di uno tsunami che li polverizzerà tutti. Il loro sguardo fermo su piccole cosucce non permette loro di alzarlo a guardare oltre, a guardare le conseguenze nefaste che certe meschinità porteranno. Ecco, io vorrei che la politica guardasse fin laggiù, avesse il coraggio di non essere più di questo o quel politico, più di questo o quell’altro posticino assicurato, e vedesse oltre l’immediato presente.
E se la politica riuscisse a guardare oltre l’immediato presente forse capirebbe che sigle e siglette sono piccinerie che, anziché impattare i drammi, spostano attenzione ed energie, che andrebbero spese per vedere il problema e tentarne una coraggiosa soluzione.
Allora vedrei con favore l’unità della sinistra se portasse in quella direzione: tutti dovremmo avere il coraggio di andare oltre le posizioni che oggi abbiamo, chi ce le ha, e guardare tutti verso domani, non verso oggi. Interroghiamoci sulle conseguenze di lungo periodo, non soltanto su quelle di oggi e immediato domani. Interroghiamoci sul mondo che stiamo per lasciare. Su quello che stiamo lasciando ai nostri figli e nipoti. Se non facciamo così, non solo perderemo le elezioni, ma saremo complici delle ingiustizie perché non avremmo il necessario coraggio di affrontarle: occorre un radicale pensiero e altrettanto radicale agire, di contro e in faccia alle diseguaglianze che hanno prodotto una piramide che va rovesciata. A partire ciascuno dal proprio Paese. Ma poi con lo sguardo aperto e rivolto a tutti gli altri Paesi. La concentrazione della ricchezza e l’assoggettamento ad essa della politica vanno combattuti, e gli indugi, i piccoli timori elettoralistici, la ricorsa alle sommatorie di modestissime percentuali, ostacola questa battaglia.

"Vorrei punti di convergenza politica di lungo periodo"

Allora io auspicherei che la si smettesse di pensare a Tizio o a Caio, a chi dice cosa, oggi. Auspicherei che ci si sedesse attorno ad un tavolo (Sinistra Italiana, Possibile, Prc, Pci –ma dovrebbero almeno loro saper essere una cosa sola- associazioni, comitati, centri sociali, vertenze, cittadini pronti al servizio politico e chiunque senta di potercisi sedere) e a questo tavolo uscissero punti di convergenza politica di lungo periodo. Forse le mediazioni sono il sale della politica, però circoscrivere il terreno delle mediazioni stesse cosa è? Non è già mediazione politica?
Ecco, di quel terreno io non vedo essere parte quelle forze che stanno tentennando tra centro e destra, perché ritengo che quella piramide non vogliano combatterla, ma ne siano avvinti, tutto sommato facendone parte, a diverso titolo e misura, ma facendone parte.
E questo lo si vede se andiamo a scandagliare le classi sciali di appartenenza: non sono la parte debole e chi sta dalla parte debole, ma sono dalla parte forte del sistema, tesi quindi a mantenere deboli i deboli, a scacciarli, a eliminarli dalla visuale, ma mantenerli in vita perché servono così come sono.
(credo che la Flat tax possa essere un chiaro esempio di quali interessi voglia farsi portavoce l’attuale pd)
Se voglio abbattere un sistema iniquo e ingiusto, devo dire chiaro a me stessa, in primis, e a chi mi è vicino in questa battaglia, devo dire con chi sto e perché. Devo prendere una parte e portare avanti la battaglia in cui credo. Essa sarà frutto di mediazioni che ho già elaborato. E devo cercare chi, queste mediazioni altrettanto come me, le abbia già elaborate. C’è stato tempo per elaborarle, perciò tentarle adesso è già tardivo, a mio parere.

 
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Un passo verso il peggio

Costituzione 350 260di Antonio Simiele - Renzi, ammettendo di aver sbagliato, ha corretto il messaggio sulla riforma costituzionale ma non basta per cancellare l’impronta iniziale, da lui data e ormai passata tra la gente, che ha trasformato il Referendum in un plebiscito sulla sua persona. E, ai plebisciti sulle persone, a salvaguardia della democrazia, si risponde no, a prescindere, per dirla con Totò. Resta il dubbio sul vero pensiero di un Presidente del Consiglio dai facili annunci e dello “stai sereno” a Letta, mentre si apprestava a silurarlo per subentrare al suo posto.
Alla stessa conclusione si giunge entrando nel merito dell’ampia e farraginosa riforma costituzionale Boschi-Renzi, frutto di compromessi e tortuosità. In essa ci sono cose condivisibili, altre da fare ma disegnate male, insieme a cose da rigettare, principalmente quelle che, in combutta con la nuova legge elettorale, minano gli equilibri tra i poteri e riducono pericolosamente gli elementi di controllo democratico, decisivi a garantire il sistema. Non rassicura nemmeno che le riforme riguardino solo la seconda parte, da aggiornare, della Costituzione; alcune di esse, tra l’altro, rendono più difficile anche l’applicazione di diritti garantiti dalla prima parte.
La nuova composizione dell’assemblea, che lo vota, vanifica il fondamentale ruolo di equilibrio e garanzia del Presidente della Repubblica, che, con parlamentari in gran parte nominati e che rendono conto solo ai partiti, può essere scelto, a piacimento, dal capo del governo. Anche il sistema di votazione riserba qualche sorpresa: “ Dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza dei tre quinti dei votanti”, per cui anche un numero ridotto di presenti in aula potrebbe eleggerlo.
Per la tanto conclamata riduzione dei costi della politica, è proprio il caso di dire che la montagna ha partorito il topolino. Il risultato è irrisorio. Non si abolisce il Senato ma si trasforma. Si cancellano dalla Costituzione le Province, ma esse rimangono in vita, risultando, com'era prevedibile, arduo trasferire le loro competenze. In ambedue i casi, l’unica cosa realmente soppressa è la facoltà dei cittadini di eleggere i propri rappresentanti. Si aumentano, invece, i Prefetti. Non si elimina l’assurdità di Comunità Montane in collina, in pianura e sul mare. Non si tagliano il numero e le indennità dei deputati. Non si riduce il numero, pletorico per una dimensione ottimale, delle Regioni, acclarate fonti di sprechi; esse, anzi, sono premiate con la facoltà di indicare i senatori, questi potrebbero essere anche consiglieri regionali in cerca dell’immunità parlamentare.
Le modifiche, oltretutto, sono scritte male, con una prosa arzigogolata e tecnicistica, da decifrare. Esemplificativo è il nuovo articolo settanta, prolisso, di faticosa lettura e di difficile comprensione. Se è cosa voluta, c’è di che preoccuparsi perché, così, va bene solo ai furbi, non a chi conta di essere garantito dal rispetto della legge. Se, invece, è casuale, deve in egual misura preoccupare perché denota confusione nel pensiero degli autori. Il confronto con lo stile agile e limpido della Costituzione in vigore è impietoso: i padri costituenti, persone colte e senza spocchia, affidarono la supervisione della stesura finale a un linguista, proprio per rendere la Carta Costituzionale comprensibile a tutti i cittadini, come deve essere.
In merito alle paventate conseguenze, derivanti dal voto sul quesito referendario, nessuna di esse potrebbe incidere, quanto la Carta Costituzionale, sulla vita degli italiani e sul futuro dei giovani. Gli italiani sono chiamati a dire no o si non alle domande, così maliziosamente scritte sulla scheda, ma a come la riforma risponde a esse. Bisogna, perciò, rifuggire dai cattivi esempi di Cacciari che definisce la riforma “una puttanata”, di Benigni che considera l’attuale Costituzione “la più bella del mondo” e poi ambedue votano si; rifuggire pure dall’esempio di Berlusconi che, dopo aver contribuito a ideare la riforma, vota no. La scelta del voto si deve fare confrontando l’attuale Costituzione con quella modificata, nella sua organicità e nel suo equilibrio. Se risulta, come a me, che con la riforma non si fa un passo verso il meglio, ma verso il peggio, non credo ci sia altra scelta che votare no, senza farsi condizionare da ciò che potrebbe avvenire, dopo, nella politica italiana.
Lì, 29 settembre 2016

 
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PCI. Verso il Congresso di rifondazione

  • Pubblicato in Partiti

rinascePci 350 260di Oreste Della Posta* - Si è svolta a Bologna, nei giorni 24-25-26 giugno 2016, l’assemblea costituente per la ricostruzione del Partito Comunista Italiano che ha visto la partecipazione di 571 delegati nazionali. È stato eletto segretario nazionale il compagno Mauro Alboresi e tesoriere nazionale il compagno Ugo Moro.
Alcune idee programmatiche che sono alla base del partito sono:
- Per una politica di Pace il primo atto da fare è uscire dalla NATO;
- Questa non è l’Europa dei popoli ma è l’Europa delle banche e dei gruppi finanziari e quindi occorre uscire da questa Europa;
- Occorre che ci sia immediatamente un reddito di cittadinanza in quanto la povertà sta diventando un elemento diffusissimo nella nostra società;
- I Comunisti sono per una sanità pubblica abolendo tutti i tickets, per una scuola pubblica eliminando i contributi alla scuola privata, per l’acqua pubblica, per l’abolizione della legge Fornero, in sostanza più STATO e meno MERCATO.
Sono stati inseriti nel Comitato centrale due nuovi compagni della nostra provincia, ovvero Gino Rossi e Maurizio Federico. È da notare l’ottimo intervento del compagno Gino Rossi che ha denunciato il dramma della disoccupazione nella nostra provincia e di tutti i lavoratori che continuano a perdere il posto di lavoro.
La delegazione di Frosinone si è recata simbolicamente presso l’ex sezione del P.C.I. della Bolognina dove Occhetto 26 anni fa inizio il processo per lo scioglimento del Partito Comunista Italiano, che grande danni ha portato ai lavoratori italiani e al popolo. La nostra delegazione invece ha espresso la volontà di ricostruire quel grande Partito che da sempre si è battuto per i più poveri e per i lavoratori.
Il compagno Oreste Della Posta dichiara che questo è un processo aperto a cui tutti possono dare il loro contributo, quelli che ritengono che in Italia occorra un Partito Comunista organizzato ed efficiente.


*Della Posta Oreste Membro del comitato centrale del Partito Comunista Italiano.

 
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Veroli. Continua la discriminazione verso i 5 stelle

movimento 5 stelle bandiera 350 260da M5S Veroli - Vola, vola!!!!!! l'italia è il paese dove può succedere tutto, dove qualsiasi cosa diventa realtà, con queste premesse si apre il CS degli attivisti del meetup di Veroli.
Sbagliare i conti è cosa umana come dimenticare ciò che si approva, ma facciamo i conti insieme, utenze domestiche abitazione 100mq con 4 persone residenti anno 2014 totale 400,65 euro-anno nel 2016 totale 404,17 tutto compreso di tributo provinciale e qui l'aumento è rimasto contenuto, ma ora andiamo alle utenze non domestiche e per semplificare scegliamo le attività commerciali come: negozi abbigliamento, calzature, libreria, cartoleria, ferramenta, qui un negozio con superficie di 100mq nel 2014 pagava totale 389,29 euro nel 2016 paga ne 422,57 che facendo due conti da scuola elementare sono più di 30 euro come messo in risalto da noi, ma se andiamo ancor più in profondità scopriamo che l'aumento totale previsto ricadente sulle famiglie nel 2016 è di 160 mila euro circa, una volta e mezzo quello che è stato messo a disposizione nel bilancio partecipativo, noi con questo non vogliamo assolutamente dire che il bilancio partecipativo sarà finanziato con l'aumento della tari, ma ribadendo con una gestione efficace ed efficiente del governo locale; comunque restiamo a disposizione dei cittadini per mostrare gli atti ufficiali a sostegno della nostra tesi.
Per quanto riguarda l'informazione sulle tariffe di altri comuni noi in quanto abitanti del comune di Veroli pensiamo alle tariffe del nostro comune e non a quelle di altri comuni in provincia.
In riferimento all'affidamento della riscossione della Tari all'agenzia delle entrate rettifichiamo l'articolo precedente In quanto vi è stato un errore di trascrizione del CS durante l'invio della mail.
In merito alla nostra segnalazione nel ritardo degli avvisi riteniamo che, se è vero che il comune ha consegnato in data 10 maggio la documentazione, è vero che non ha nessuna colpa, ma è anche vero che considerato il ritardo avrebbe potuto fare una lettera di sollecito all'invio inserendo anche tutte le informazioni relative al ritardo sul sito.asinochevola
Infine siamo totalmente in disaccordo per quanto riguarda lo striscione appeso sotto il municipio, ricordando al Sindaco che il municipio è la casa di tutti i cittadini e non soltanto del Sindaco e dei consiglieri, in merito al nostro scarso senso civico ricordiamo a tutti i cittadini che stiamo raccogliendo le firme per una petizione alla Camera e Senato per bloccare il decreto Madia del PD a cui il nostro sindaco è molto vicino e invitiamo il primo Cittadino e la sua giunta a firmare la petizione in difesa dei servizi pubblici che il partito democratico sta distruggendo poco alla volta, in ultimo rispondiamo al primo Cittadino che se la manifestazione l'avesse fatta un altro partito forse noi avremmo potuto discutere del tema e non dell'atto del manifestare ricordando a tutti gli eletti al comune di Veroli che il diritto di manifestare il proprio pensiero è tutelato in Costituzione...forse ancora per poco.

 
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Ospedale di Alatri verso la chiusura?

ospedale alatri 350 260dal Deputato Luca Frusone del M5S - Un estate lunga e molto calda quella dell’ospedale San Benedetto di Alatri che proprio in questi giorni compie il suo compleanno. A rendere il tutto ancora più caldo sono alcuni movimenti intorno all’ospedale e a spiegarceli è il Deputato Luca Frusone del Movimento 5 Stelle: “Purtroppo sta accadendo quello che si presagiva e cioè l’ospedale di Alatri è ormai un qualcosa da cui attingere pezzi di ricambio per Frosinone. Tutte le manovre intorno ad ostetricia e pediatria servivano a questo, a spostare medici e infermieri di Alatri per garantire i servizi a Frosinone e questo si può fare se quei reparti vengono chiusi. Le modalità con cui vengono portati avanti questi trasferimenti e le scuse accampate non lasciano poi tanti dubbi e mi riferisco per esempio all’assurdo cartello dei lavori in corso messo lì in fretta e furia per giustificare la chiusura di ostetricia.
Un cartello che dava come fine lavori il 2013 subitoCartello lavori Ospedale Alatri rimosso quando è stata denunciata la cosa. Lo stesso vale per i lavori prontamente iniziati ma subito dopo fermi al palo”. Il Deputato poi punta l’attenzione su ciò che accade nella cittadina alatrense “Mentre si fanno queste prove tecniche di chiusura spuntano i poliambulatori privati nei dintorni dell’ospedale perché l’obiettivo di tutto questo è palese, depotenziare il pubblico e avvantaggiare il privato anche perché se funzionasse il pubblico chi andrebbe dal privato?
Troppe volte sono arrivate risposte non chiare e troppe volte la Regione ha tentato di allungare il brodo. Il futuro dell’ospedale di Alatri è scritto nell’atto aziendale e non è assolutamente roseo, gli esponenti del PD locali si sospendessero dal loro partito se vogliono veramente contrastare Roma e far modificare quell’atto. Una mossa che non fecero i vari esponenti del centro destra anni fa quando Polverini e Storace iniziavano a smantellare la sanità rendendosi complici in tutto questo. Oggi la scelta è chiara: o con i cittadini o con i proprio partiti e pare che gli esponenti del PD abbiano già scelto.

clica sul cartello per ingrandirlo e leggerlo facilmente

 

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Verso il 1° Maggio 2015

primomaggio2015 350 260di Donato Galeone - Alla vigilia del primo maggio 2015 a Isola del Liri.  Il Lazio del 1° Maggio 2015 si colloca a livello intermedio tra le regioni italiane a maggiore e minore rischio relativamente alle misure di "Povertà e di Esclusione sociale" che richiede con la Festa del Lavoro 2015 l'avvio di una condivisibile aggregazione comunitaria nel segno della "Solidarietà" a sostegno di iniziative mirate, essenzialmente, verso il "Lavoro" con integrati investimenti pubblici e privati cronoprogrammati e certi, contestuali, alla introduzione anche in Italia di un "minmo reddito" definito di "introduzione attiva al lavoro" congiunto ai servizi pubblici volti verso l'autosuffcienza individuale e famigliare che a fine 2013 ha raggiunto il 12,7% delle famiglie residenti in povertà relativa ed il 7,9% in povertà assoluta (rispettivamente da 3,5 a 4,5 milioni di italiani).

Da questi dati Istat sono evidenziati anche i tassi di disoccupazione nazionale allo stesso livello del 12,7% a fine anno 2014, con il Lazio al 12,5% e la Provincia di Frosinone con il più alto livello del 18,5% e con oltre 115.000 iscritti ai Centri per l'Impiego (in Italia si contano oltre 3.221.000 disoccupati).

Da aggiungere e considerare che nel Lazio e nella Provincia di Frosinone ritarda l'annunciato rientro completo a lavoro dei cassintegrati (ex Fiat-Fca e l'indotto metalmeccanico in prevalenza) e oltre un migliaio di lavoratori in mobilità definiti "ricollocabili"dalla Regione Lazio con Bando Pubblico del dicembre 2014 e sia dai primi decreti Jobs Act si avcvicinano alla scadenza delle proroghe di sostegno al reddito.

I numeri dati dal Governo Renzi in questi ultimi giorni stimano una crescita, nel 2015, del +0,7% prevedendo un graduale aumento che potrebbe raggiungere l'1% (unopercento) nei prossimi 4 anni e potrebbe ridurre la disoccupazzione, si dice, di appena due punti: dal 12,7 al 10,5% nel 2019.

Nei prossimi 4 anni, quindi, si prevede il doppio della disoccupazione di quella registrata verso la metà del secolo scorso che fu valutata quale soglia minimale facilmente assorbibile in tempi brevi, non dimenticando, oggi, che la disoccupazione giovanile continua a crescere di oltre il 40%.

Questi dati ufficiali da "disagio sociale" tra persone vere nascoste tra i dati Istat, l'impegno Caritas ed i numeri governativi ben conosciuti e anche seguiti dalle nuove normative regionali di supporto e già definite "politiche sociali attive" nel mercato del lavooro laziale sono, certamente, incentivanti e utili se non sono riduttive di diritti regolati, conquistati e condivisi sia in entrata che in uscita del rapporto di lavoro.

Di fatto, però, nella realtà attuativa del contesto occupazionale locale provinciale, queste scelte, sono tanto avveniristiche quanto illusorie verso persone disponibili a lavorare - subito - perchè nella concretezza della assunzione sono "incollocabili" - esenzialmente - per l'assenza di posti di lavoro, peraltro, più che resi nulli anche dalla non ripresa produttiva, pur limitata, ma prevista dall'operatività dell'Accordo di Programma nell'area Frosinone-Fiuggi sottoscritto nell'agosto 2013.

Questi dati statistici, le normative ed i numeri dei Governi, nazionale o regionale, non si possono cancellare in 36 mesi di lavoro incentivato alle imprese - diciamocelo correttamente - e con la libertà di licenziamento anche collettivo normato già dai primi decreti Jobs Act.
Perchè sono normative e regole - ripeto – avveniristiche e variabili dipendenti dagli investimenti.

Certamente vanno, comunque osservate e rese cogenti di mese in mese, tenendo sempre presente che gli stessi beneficiari imprenditori - non solo confindustriali – continuano a dichiarare, sin dal 20 febbraio 2015, che la "scelta di assumere o licenziare dipende dal mercato e dalle commesse e che nessuno aumenta l'organico perchè c'è una legge".
Lo dimostarno, peraltro, i recenti dati dell'INPS – dopo i decreti incentivati dal Jobs Act – che attestando i rapporti di lavoro attivati in Italia nei mesi di gennaio-febbrario 2015 se ne contano 968.883 rispetto allo stesso bimestre 2014 che furono 968.870 (solo +13 persone) evidenziando, chiaramente, il conveniente passaggio, prevalente, di "conversione dei rapporti a termine e di apprendistato in asunzione a tempo indeterminato e tutele crescenti".

Così come va osservata - parzialmente positiva dal 2015 – la possibilità per almeno 3 anni di "lavoro non precario" che va, comunque, verificato in termini di vera crescita coniugata sia all'effettiva occupazione e sia al tipo di lavoro offerto tanto nella qualità professionale quanto nelle tipologie e nelle condizioni salariali in presenza di un mercato del lavoro che consente – disattenta e non unitaria l'azione dei sindacati democratici - la corresponsione di retribuzioni al disotto dei livelli contrattuali collettivi che "assicuri a se e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa" (articolo 36 della Costituzione).

E' questo – a mio avviso – il consuntivo vero ed evidente su cui festeggiare il Primo Maggio 2015 italiano e laziale - tra quindici giorni – anche a Isola del Liri tra gli associati alla CGIL-CISL-UIL. Giornata di 1° Maggio 2015 che sarà festa aperta alla "Solidarietà" attiva tra tutti i lavoratori italiani, laziali e ciociari di ogni livello territorraile.

Appello alla "Solidarietà" lanciato dalla CGIL-CISL-UIL di Frosinone tra giovani e meno giovani per diffondere la pratica del dialogo e del confronto epocale – inanzitutto – sul ruolo nuovo e diverso assunto dal capitalismo finanziario globale che tende a investire risorse decolizzando sedi legali e attività produttive favorito dal neoliberismo di mercato, senza regole, volutamente e unicamente per massimizzare profitti che è l'opposto del modello "solidaristico" e partecipativo di democrazia economica che è anche politica sociale in quanto emancipativa della dignità sia del lavoratore operativo nei luoghi di lavoro e sia del cittadino residente in una società democratica, quali " mondi vitali" irrinunciabili della persona umana.

Ma non basta - sempre a mio avviso – il fermarsi su queste differenze che potrebbero apparire ideologiche, moraliste o antagoniste pur visibili e praticate nella nuova economia globale che si dice tecnologicamente innovativa ma che non sempre crea lavoro quanto invece si tratta di comprendere le circostanze e le necessità di "scendere in campo aperto" per arginare e superare ogni fase di dispersione e di allentamento sia dei vincoli comunitari nazionali ed europei e sia dei valori sociali che sono basilari fondamenta della democrazia rappresentativa e partecipata di migliaia di risorse umane disponibili e chiamate ad esprimersi per una causa giusta essenziale : il LAVORO che appartiene a tutti e che deve favorire e coniugare – equamente - profitti d'impresa da reinvestire e benessere sociale da promuovere e redistribuire.

Anche perchè non è possibile consolarci dei dati pubblicati da Eurostat (UE) che ci colloca dopo la Spagna e la Grecia in una percentuale doppia del tasso di dissoccupazione ma dobbiamo, nel contesto europeo, considerare e valutare con la massima attenzione le motivazioni vere della collocazione sia di 2 punti in più del tasso di disoccupazione rispetto alla media europea e sia per capire il perchè siamo oltre il doppio % di disoccupazione italiana rispetto alla Germaania e alla Gran Bretagna.
Anche se siamo molto lontano dal gruppo di testa per l'occupazione in Europa non dobbiamo rassegnarci in questo Primo Maggio 2015 avendo, purtroppo, rilevato che solo nel lungo termine sembra profilarsi "una crescita senza o quasi nulla di incremento occcupazionale".
Dobbiamo, quindi, unitariamente e solidalmente reagire al crescente rischio - inaccettabile – del dover convivere stabilmente con una disoccupazione del 10% composta di giovani e di disoccupati di lunga durata che è conseguenza espansiva - certa - della "fascia di esclusione sociale e di povertà".
Frosinone, 15 aprile 2015

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28 marzo 2015. Verso Roma con la speranza in cuore

Bandiere rosse a piazza del popolo 28 marzo 2015di Ignazio Mazzoli (video*) - Sono da poco passate le 13 di sabato 28 marzo che il pullman partito da Frosinone ci lascia a poche decine di metri da Piazza Esedra. Non riesco ad avere notizie degli altri pullman della Cgil e dalla Fiom partiti da comuni del frusinate, ma dopo un po' non ci penso più dal momento che su quello in cui ho viaggiato ogni posto a sedere era occupato. Operai, disoccupati, impiegati che vogliono stare con i lavoratori, pensionati sono coordinati dalla segretaria provinciale Rosa D'Emilia che rassicura tutti i presenti sul modo come tornare senza perdersi. Bella premura.
Fra questi compagni di viaggio c'è un nucleo di impegnati nella costruzione della unità dei disoccupati e nella solidarietà a loro, anche attraverso la Vertenza Frusinate.

Giunti all'appuntamento di Piazza Esedra inizia l'attesa della partenza verso piazza del Popolo. L'avvio del corteo è previsto per le 14, non siamo tantissimi, ma ci si mette in movimento ben dopo e con la sensazione di dubbio su quanti saremo a piazza del Popolo.
Vado alla ricerca della testa del corteo, la trovo, dietro un lungo striscione con la scritta "Unions" c'è un Maurizio Landini molto sorridente. E' un buon segno, penso. Già durante il viaggio avevo la sensazione che qualche nuvola incombesse su questa giornata di "primavera", quando chiedendo un parere ad un viaggiatore mi ha risposto che voleva valutare prima cosa sarebbe stata la manifestazione. Come, ti chiedo perché vai a Roma e mi rispondi che devi prima arrivarci?
Insieme ad una piccola delusione realizzo che una "nuova primavera non nasce senza dubbi, incertezze e anche nascoste speranze" e così mi ricarico alla ricerca di partecipanti disposti a parlare.
Leggo i commenti del giorno dopo e dicono che la manifestazione organizzata da Coalizione sociale e dal segretario della Fiom Maurizio Landini era partita con toni dimessi.
Camminiamo, ma, ... c'è una novità: si va verso via Barberini e non per via Nazionale. Il peggio lo devo ancora vedere e arriva quando da piazza Barberini svoltiamo per via Sistina finendo imbottigliati fino al Pincio e poi di lì scendere per i tornanti di via Gabrielle D'Annunzio fino a piazza del Popolo. Un ricordo si materializza. Una frase che Angelo Compagnoni, il padre della legge di affrancazione della "colonia migliorataria" ripeteva spesso per indicare come gli sfruttati anche nei simboli erano (e sono) emarginati. "Il 26 aprile del 1950 a Veroli 5000 coloni che manifestano contro il patto colonico verolano debbo farlo al campo boario perché viene loro negata una piazza al centro della città". Mentre percorro la strettoia che ci porta verso il Pincio capisco perfettamente il senso di quella frase e lo stato d'animo che devono aver provato quei manifestanti: io in quel momento ho sentito una profonda mortificazione. Vogliono impedirci di essere visti dal popolo multietnico di piazza Venezia, di via del Corso, nel centro della capitale. Le forze vive di questo paese sono emarginate perché protestano in difesa dei loro diritti. Dopo il massiccio attacco mediatico dei giorni precedenti anche il tentativo dell'oscuramento.Pronti a sfilare
Mentre s'intravvede pizza del Popolo già con una larga presenza ancora ci si chiede quanti saremo. Mi vengono alla mente le dichiarazioni rilasciate davanti alla mia videocamera da chi ha voluto rispondermi mentre percorrevano l'autostrada, «Vincenza Masi, operaia precaria di un'azienda di Frosinone oggi viene a Roma perché con Landini vuole assicurare ai giovani sicurezza di lavoro; un Pensionato con la sua presenza vuole difendere diritti acquisiti in tanti anni di lotte e che adesso stanno scomparendo con questi governi. Spera che non tocchino anche le pensioni. Si fa minaccioso; Lorenzo Masi disoccupato da quando l'amministrazione di centrosinistra, tre anni fa, ha privatizzato il servizio di scuolabus. Il futuro? più nero di così, lasciamo perde'; Stefania Mastracci, psicoterapeuta di Sel - Frosinone è oggi a Roma perché sente doveroso stare insieme ai lavoratori e Vincenzo Del Brocco dirigente del Circolo Sel di Ceccano viene a Roma per manifestare a sostegno dei diritti dei lavoratori, dei disoccupati, deiprecari. Questa globalizzazione la pagano sono i ceti più deboli - afferma con dolore»
"Il movimento dei disoccupati" - dichiara - Tiziano Ziroli partecipa alla manifestazione perché è il momento di creare, (...) una coalizione sociale che coinvolga indistintamente tutti (...) siamo convinti che la politica debba rinascere dal coinvolgimento di tutte le realtà del territorio, dal coinvolgimento dei movimenti delle associazioni e dei partiti che vogliano condividere questo percorso. Ben detto, questa è la Vertenza Frusinate. Non più anestetizzati da promesse che mai saranno mantenute, l'ostacolo da rimuovere con caparbietà in questa provincia è l'attendismo. 115000 disoccupati frusinati, il 33% di tutto il Lazio che attendono? Ieri avremmo potuto essere almeno 5000 a Roma come sostiene Gino Rossi. "Abbiamo imparato da Giuseppe Di Vittorio che bisogna impedire la competizione tra i lavoratori, come si fa oggi", ha ricordato Landini, per il quale è stato sottovalutato il disastro sociale che si sta attuando con la precarizzazione del lavoro.
Fra ombre di dubbi e il raggio di sole delle motivate presenze un corteo inaspettatamente interminabile riempie e continua a riempire la piazza della Coalizione sociale. Stefano Rodotà illustra lucidamente, è sempre così, come passa l'attacco alla Costituzione e quindi alla nostra democrazia.

Sentiamo, da sabato sera, che andremo avanti. "Oggi inizia una nuova primavera: Renzi stia tranquillo che noi abbiamo più consensi del governo". Sono le prime parole pronunciate da Landini sul palco. Nel mirino il Jobs act, ma la manifestazione ha puntato a difendere tanto altro: "diritti, lavoro e democrazia".
E' davvero una nuova primavera se Squinzi perde le staffe e dice cose inverosimili: "Nasce un partito, i sindacati hanno frenato tutto". Caro Fedro della mia gioventù, come vedi, la tua favola del lupo e dell'agnello è quanto mai attuale. Chi fa i danni li addossa a chi li deve pagare come il lupo della favola accusava l'agnello di inquinare il ruscello anche se beveva più a valle di dove aveva bevuto lui.

29 marzo 2015

Perchè a Roma? Dichiarazioni sul pullman

 

 

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