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28 marzo 1932. Una frana a Villa S. Stefano

VILLA S. STEFANO. Comuni del Frusinate

Dalla continua ricerca documentale alla valorizzazione culturale del territorio

d Augusto Anticoli
Villa S. StefanoEccezionale scoperta di carattere storico e culturale, scovata in rete dal dott. Paolo Martino, figlio della nostra concittadina, prof.ssa Franca Malizia e repentinamente divulgate (ovvero, venute a nostra conoscenza) dal dottor Giovanni Bonomo, sul franamento di un quartiere di Villa Santo Stefano, avvenuto 1l 28 marzo 1932 e che ebbe all’epoca ampia eco mediatica in ambito nazionale. Si tratta di documenti fotografici dell’Istituto Luce che testimoniano fedelmente la tragedia scampata, poichè la popolazione aveva evacuato preventivamente il quartiere dell’attuale largo Gorizia, soprannominato successivamente ed anche oggi, Case Spallate. Sono fotogrammi di straordinaria importanza storica, con macerie di case distrutte causate dall’abbassamentio del sottosuolo e la successiva evacuazione dei residenti, immortalati e ben documentati, che di fatto, oggi entrano nel pat720 3 350 minrimonio storico-culturale di Villa Santo Stefano.

Da www.villasantostefano.com, dall’indimenticato parroco Don Luigi Falconi, la storia del franamento e successive vicende.
«II 28 marzo del 1932 si verificò a Villa S. Stefano un tremendo franamento del sottosuolo e conseguente crollo di case. Fortunatamente, come narra l'arciprete di allora, mons. Amasio Bonomi, il fatto non avvenne all'improvviso.
Difatti già da qualche mese prima gli abitanti del rione avevano avvertito dei tonfi paurosi, cui tuttavia non dettero gran peso. Senonché un giorno un somaro, carico di legna, mentre veniva condotto al forno, produsse una buca nel suolo, rimanendosi bloccato con le zampe posteriori. L'ilarità che ne conseguì portò il paese alla conoscenza del grave pericolo. Immediatamente l'Autorità locale segnalò la cosa al Prefetto di Frosinone. Giunsero sul posto gli ingegneri del Genio Civile, i quali, attraverso varie attrezzature, constatarono la grande estensione del franamento, ordinando lo sgombero di tutti gli abitanti del rione Gorbia. Da un momento all'altro si sarebbe potuto verificare il crollo dei fabbricati ivi esistenti.720 7 350 min
Verso la metà di marzo s'intese un boato spaventoso. La prima casa era stata letteralmente inghiottita dalla voragine. Il 28 marzo seguì il crollo di tutte le altre case. Non vi furono tuttavia vittime umane per le precauzioni disposte dai tecnici dello stesso Genio Civile.
La stampa italiana si occupò della sciagura contribuendo a spingere i più generosi a compiere atti di pietà e di solidarietà verso i sinistrati tutti.
Il Santo Padre, Pio XI, inviò al vescovo diocesano, mons. Alessandro Fontana, la cospicua somma di lire diecimila da distribuirsi fra i colpiti dalla catastrofe che trovarono un primo rifugio in alloggi provvisori e di fortuna, infine lo Stato provvide a costruire nuove abitazioni che sorsero in una zona più alta, fuori dal centro storico, nei pressi della chiesetta di S. Sebastiano».

La valorizzazione culturale del territorio passa attraverso la continua ricerca documentale, che in ambito tecnologico, siano atte a creare valore intrinseco al territorio di appartenenza, per sviluppare un approccio mediatico finalizzato all’interesse di fatti e cose del passato con benefici collettivi di carattere culturale e sociale!

 

 

Foto d'epoca dell'Istituto Luce

 

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Villa S. Stefano: rinvio festeggiamenti Madonna Spirito Santo

VILLA S. STEFANO. Comuni del Frusinate

Rinvio della festa del trecentenario a giovedì 9 settembre 2021

di Augusto Anticoli
IlSantuario 370 minIl giorno 11 aprile 2021 ricorrono i trecento anni dell’apparizione della Madonna dello Spirito Santo, nell’omonima località di campagna a Villa Santo Stefano. Negli ultimi anni sono stati pianificati i preparativi per i festeggiamenti, religiosi e civili, con cerimonie e manifestazioni di natura religiosa e storico-culturale, per un evento attesissimo dalla popolazione. Purtroppo la pandemia ci ha messo lo zampino e pertanto è stato comunicato, dalla curia vescovile, il rinvio della festa del trecentenario a giovedì 9 settembre 2021, salvo impedimenti di natura sanitaria.

Dal sito www.villasantostefano.com il racconto particolareggiato della storia del santuario e vicende legate all’apparizione, dall’indimenticato parroco del paese, Don Luigi Falconi.
“Quasi nascosto in una conca, circondato da lievi e verdi colli, a circa un chilometro di distanza da Villa S. Stefano, diocesi di Ferentino (Frosinone), sorge il Santuario della Madonna dello Spirito Santo, divenuto ora più grazioso ed elegante, in seguito ai restauri recentemente eseguitivi, per volontà testamentaria del compianto concittadino Card. Jorio Domenico. Il Santuario trae la sua origine da una pubblica apparizione della Vergine SS.ma, che ben presto ebbe larga celebrità non solamente " per le Città, Terre e Castelli dello Stato Ecclesiastico, ma anche del vicino Regno di Napoli ".

PRIMA DELL'APPARIZIONE Sul posto, un tempo selvatico e cespuglioso, esisteva appena un rudere di antica Cappelletta, che la gente chiamava "Cuona dello Spirito Santo", a ricordo, forse, di un dipinto sbiadito dalle intemperie raffigurante la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli. Spesso anime devote solevano sostare in preghiera dinanzi a quelle vestigia, mosse da una religiosa riverenza, che la fede degli avi aveva tramandata per naturale tradizione. E così il 4 marzo 1721 il Sacerdote Antonio Petrone della Terra di S. Stefano per vera ispirazione della Madonna, come si narra, vi si recò per impetrare la guarigione di una lunga malattia, ottenendone completo ed immediato esaudimento. Similmente il 10 aprile di quell'anno l'allora Arciprete Gentili, tormentato da affezione cerebrale, si portò a visitare la "diruta Cuona", restandone pienamente appagato. E' facile immaginare le folle dei fedeli che allora corsero sul posto; le voci più strane che si diffusero un po' dovunque; le beffe dei riluttanti e dei dubbiosi, che, come Tommaso, attendevano una testimonianza personale.

CLAMOROSO PRODIGIO II giorno seguente, 11 aprile, un povero cieco nato, ben conosciuto da tutta la popoaffresco scompoarso restaurato nel 1938 minlazione, tale Pietrangelo Filippi, condotto colà da un'intima ed ineffabile speranza, si prostra a terra, prega insistentemente la Vergine SS.ma ed ottiene il miracolo della vista. Tale clamoroso prodigio dissipò le ombre dei diffidenti, scosse i tiepidi ed animò i più buoni. Ed il popolo tutto, cantando le Litanie della Madonna, processionalmente, scende commosso in quel sito, soffuso da un alone di mistero e diviene spettatore dello straordinario avvenimento, che così viene descritto nel 1821 da Giacinto Popolla, autore di un "Ragguaglio Storico" intorno alla Miracolosa Immagine della Madonna dello Spirito Santo: "Nella facciata del consumato muro di detta Cappelletta, esposta verso l'oriente, nella seconda Pasqua di Resurrezione dell'anno 1721, che fu l'11 aprile, vi si dimostrò un'Immagine con il Bambino nel braccio sinistro, pitta a fresco in un incavo di pietre peperino, che sembrava di recente dipinta".

FOLLE DI PELLEGRINI Da quel giorno memorando la "Terra di S. Stefano" vide folle innumerevoli accorrere dinanzi alla prodigiosa immagine in un trasporto di rinnovata fiducia e di incontenibile entusiasmo. Infermi, sofferenti, bisognosi, increduli di ogni ceto e condizione, provenienti dalle Provincie di Maremma, Campagna, Stato Pontifìcio e da molte città. Terre e Castelli del vicino Regno di Napoli vi si recarono in devoto pellegrinaggio per impetrare grazie e favori spirituali e temporali. La prova più evidente di tanta fiumana di gente accorsa ai piedi della cara Immagine della Madonna ci viene offerta dai numerosi prodigi rapidamente susseguitisi in quel luogo sacro, prodigi, che un Notaio del tempo, tale Biagio Carlone, dietro regolari testimonianze, volle raccogliere e collocare nell'Archivio pubblico della Terra di S. Stefano.
E' certo che altri miracoli furono registrati dal Notaio di quell'epoca, Biagio Carlone, ed altri ancora finirono operati di natura prettamente spirituale che nessun riuscì mai a conoscere, perché nascosti nell'intimità della propria anima. Ci è motivo di conforto tuttavia l'aver conservati quelli sopra elencati, che in massima parte si verificarono dinanzi non solo ai testimoni autorizzati, ma di fronte a numeroso popolo presente

INCORONAZIONE A circa cento anni di distanza dall'apparizione della Madonna, ed esattamente il 9 settembre 1821, il Capitolo, unitamente ai Magistrati dell'epoca provvide alla solenne incoronazione dell'Immagine e il Sommo Pontefice Pio VII si degnò di concedere in perpetuo l'altare privilegiato, di cui è incisa la memoria sul marmo, a lato del Vangelo. Un secolo dopo, nel 1921, non essendo affatto diminuito il fervore di devozione verso la Madonna, si rinnovò un'eguale cerimonia con l'impimmagine notturna 350 minosizione di una nuova corona d'oro, che, a ricordo dei più anziani, segnò un avvenimento dei più gloriosi nella storia del Santuario. Presenziò lo stesso Vescovo Diocesano Mons. Domenico Bianconi.

FURTO SACRILEGO Ma un episodio quanto mai doloroso ed inaspettato venne un giorno a turbare la pace e la vita religiosa dell'intera popolazione. Si era al 16 agosto 1938. In paese si celebrava nella più schietta letizia la festa del Patrono S. Rocco. D'un tratto, mentre i fedeli assiepavano la Chiesa Parrocchiale, assistendo alla S. Messa solenne, il cielo, prima azzurro splendido, si copre di dense nubi e un tuono fragoroso rimbomba nella valle quasi gridasse un allarme e un triste presagio. Di lì a poco il cielo si rasserena e si ha modo di svolgere la tradizionale e grandiosa processione del Patrono. Ma ecco improvvisamente giungere le prime incredibili grida: "hanno rubato alla Madonna! hanno portato via la corona, c'è chi ha visto fuggire a distanza degli ignoti bendati!...". Un'insolita agitazione si diffonde nel popolo, un'inquietudine strana e manifesta, un senso di panico, cui seguono parole di biasimo e di indignazione. E, mentre la incresciosa notizia diviene sempre più certa, le Autorità Civili, Ecclesiastiche e Militari, senza frapporre indugi, scendono verso il Santuario per le indagini del caso. L'altare appariva manomesso, l'affresco della Madonna sfregiato in più parti e tutt'intorno disordine desolante. Mani sacrileghe avevano furiosamente perpetrato l'orribile furto. Da quel momento fu un continuo accorrere di popolo lungo la strada del Santuario. S'odono grida di sorpresa, fremiti di accentuata indignazione, ansia di riparazione. In breve tempo si formò fra tutti una meravigliosa gara di generosità, con a capo il Rev.mo Arciprete Mons. Amasio Bonomi. Si raccolsero così i fondi necessari per rioffrire alla Vergine un'altra corona d'oro più ricca e più bella. E perché la riparazione dell'oltraggio divenisse più grandiosa si rinnovò la cerimonia dell'incoronazione con quella indimenticabile festa del 21 settembre dello stesso anno, alla quale ebbe a presiedere, insieme al Vescovo Diocesano Mons. Fontana, lo stesso illustre concittadino Card. Domenico Jorio.

IMMUTATO FERVORE Sono trascorsi ormai 238 anni dalla celebre apparizione della Madonna nella Terra di Villa S. Stefano. Molte cose sono cambiate per l'inarrestabile corso delle vicende umane. Tanti e diversi avvenimenti si sono susseguiti nello spazio di oltre due secoli. Il Santuario di Villa S. Stefano non ha certamente la vasta risonanza di un tempo, perché l'eco della sua grandezza è stato affievolito dal sorgere di nuovi Santuari, legati a particolari circostanze d'ambiente e di posizione.
Ma è pur sempre innegabile che la storia di tale Santuario ha i suoi singolari trionfi e le sue non comuni meraviglie. Ed è per questo che, nonostante la mancata affluenza di pellegrini stranieri, la miracolosa Immagine della Madonna dello Spirito Santo costituisce per gli abitanti di Villa S. Stefano una ricchezza d'inestimabile pregio, un patrimonio intimamente caro, un centro di luminosa attrazione, che continua a chiamare a sé, in ogni stagione, tutte le anime in cerca di protezione e di conforto. Oggi si può accedere al caro Santuario attraverso una suggestiva strada, che recentemente è stata resa carrozzabile per la solerte opera dell'attuale Amministrazione Comunale. Ed è così che, divenuto più agevole il percorso, il buon popolo di Villa continuerà, meglio che nel passato, a dare le sue manifestazioni di amore verso la gran Madre di Dio.

La speranza, a questo punto punto, è che la situazione sanitaria, legata alla pandemia, possa evolvere favorevolmente per un evento importante che accomuna nel fervore e nella fede cristiana i fedeli del nostro territorio, ma atteso anche dalla comunità laica, nel rispetto reciproco finalizzato ad un orizzonte di Pace, proiettato al Bene comune.

 

VescovoSpreafico don Paolo 450 min

 

 

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Villa S. Stefano. Guido Bonacquisti

 Villa S. Stefano. Comuni del Frusinate

Ricordo di un cittadino che ha onorato la sua città

di Augusto Anticoli
GuidoBonacquisti 350 minTra i personaggi del passato che hanno lasciato il segno nella vita sociale di Villa Santo Stefano, con un buon ricordo di sè, fatto di serietà e rispetto, spicca la figura di un signore del recente passato che ha dimostrato valore, professionale e civile: Guido Bonacquisti. Guido, con il suo lavoro nell’Arma ha degnamente onorato la nostra comunità! Nato a Villa S. Stefano il 23 agosto 1930, si è arruolato al corpo dei Carabinieri nel 1950 a venti anni appena compiuti. Ha prestato servizio principalmente in Friuli Venezia Giulia, poi nella Marche, a San Giorgio (PU) e infine trasferito vicino casa, a Maenza (LT) ed ha operato anche a Prossedi. Il 4 febbraio 1961 si è sposato con Maria Lucarini, donna educata, gentile e di una bontà unica. Nel 1975, dopo anni di carriera lontano da casa, è andato in pensione. Ha trascorso una vita serena occupandosi della campagna, con particolare cura della sua vigna; infatti, era rinomato tra i migliori viticoltori del paese. E’ deceduto il 21 settembre 2015.

A testimonianza delle sue capacità professionali nella tutela della pubblica sicurezza, un episodio che abbiamo visto e di cui è stato protagonista. Una sera d’estate in un locale all’aperto, Guido giocava a carte con amici, allorquando si è accesa una forte discussione tra due persone. Il litigio stava prendendo una piega preoccupante, pertanto Guido li ha invitati ragionevolmente alla calma. Nel frattempo, con un cenno d’intesa fatto ad un altro militare presente, era pronto ad intervenire. La lite verbale, in un crescendo di tensione, è poi degenerata con un approccio di forte aggressione fisica. Tutti i presenti erano letteralmente impietriti e spaventati dalla brutta scena, al chè Guido assieme all’altro militare è scattato, con una rapidità sorprendente, correndo a sedare la rissa. Ha preso il comando delle operazioni con solerzia e professionalità invitando alcuni presenti a dare una mano. E così i litiganti sono stati di forza separati. Di fatto è stato l’artefice positivo del fattaccio e quindi ha impedito, con il suo gesto dettato da encomiabile spirito di servizio (benchè fosse in abito borghese) conseguenze irreparabili, come possibili coltellate.

Guido Bonacquisti, era certamente stimato in paese, lo ricordiamo come persona educata, di assoluta compostezza e cordialità verso il prossimo! Ha ben lavorato per la comunità e creato una bella famiglia con tre figli, Angelo, Candida e Fabio. La comunità di Villa Santo Stefano, nel suo percorso storico che si è evoluto in progresso civile e sociale, è onorata e orgogliosa di simili esempi!

 

p.s. Ringraziamenti per info e foto a Michela Pace e Dario Pace

 

 

 

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Villa S. Stefano. Personaggi del paese: Donato Di Girolamo

Comuni del Frusinate. Villa S. Stefano

Donato Di Girolamo un protagonista sociale di Villa S. Stefano

di Augusto Anticoli

donato di girolamo 390 minAllorquando una persona crea e si adopera per la valorizzazzione del suo borgo, diventa un esempio per tutti! Passione e impegno rappresentano i capisaldi per migliorare un sistema locale che rifugga dalla massificazione di futili egoismi. In definitiva, apportare innovazione e valore solidale per un progresso civile equo e foriero di umanità. Tutto ciò si traduce nel lavorare volontariamente e pro bono per il prossimo!

E’ il caso di Donato Di Girolamo, apprezzato per qualità e simpatia, al quale va un meritato tributo, per celebrare un personaggio che ha fornito, in passato e nel presente, un contributo rilevante nella vita sociale e culturale di Villa Santo Stefano. Ha fatto tanto e tanto ancora promette! E’ stato tra i fondatori nonchè presidente del “Comitato I Porcini”, con finalità di promozione e valorizzazione dei prodotti tipici della Valle dell’Amaseno. Organizzatore della “Festa della Trebbiatura”, manifestazione agricola, svoltasi per anni, con costante successo. Sempre nel settore agricolo, è socio e promotore della festa ”I Love Bufala”, sagra che sui svolge alla fine di luglio, che promuove le eccellenze alimentari della Valle dell’Amaseno. Inoltre, su villasantostefano.com, è pubblicata una sua ricerca sulla Storia dell’allevamento bufalino a Villa S. Stefano. Come si evince da cotanta passione, un impegno a tutto campo, per la valorizzazione dell’universo agreste, con l’auspicio che possa diventare il punto di riferimento della società moderna, anche per arginare le falle di un sistema economico basato sull’industria, sempre più in difficoltà per via della pandemia.

Donato, assieme ad amici affiatati, coltiva la passione per l’allevamento della razza equina, con “Passione Cavallo” (nome del gruppo in via di codificazione); amici, che amano la natura a cavallo, che fanno trekking nel rispetto dell’ambiente ecosostenibile. Donato è stato tra gli organizzatori del rinomato Carnevale santostefanese, (manifestazione esportata con successo anche in provincia), con carri allegorici che hanno fatto storia! Memorabile, tra gli altri, il carro del comitato I Porcini, “I fuorilegge del west”. La scorsa estate è stato tra i referenti locali della tappa de Il Cammino della Regina Camilla, progetto del gruppo “A piedi liberi, io cammino in Italia” presieduto dalla dott.ssa Sara Carallo, atto a sostenere la ripresa delle microeconomie del territorio colpite dall’emergenza Coronavirus. Si tratta di un “cammino sociale” di circa 130 chilometri suddiviso in diverse tappe che attraversa tutti i borghi della Valle dell'Amaseno (regione Lazio, provincia Latina e Frosinone)

Impegnato anche, con il gruppo Provis Bike, nell’organizzazione sportiva della gara di mountain bike, Gran Fondo Campo Lupino. Donato è impegnato nei lavori dei sentieri del percorso naturalistico di una gara che riscuote, ogni anno, maggiori consensi e che fa conoscere il paese al cospetto del mondo esterno. “Sono una persona normale che cerca di fare, assieme ad altri volenterosi, cose positive affinchè il nostro territorio divenga un punto di riferimento per una maggiore fruizione turistica, grazie alla bellezza della sua natura e nel massimo rispetto dell’ambiente!”
Cotanto impegno, fanno di Donato Di Girolamo un protagonista sociale di Villa S. Stefano, a disposizione di iniziative atte a far crescere il paese, con la speranza, che una volta debellata la pandemia, si possa riprendere la vita normale, in salute e per il bene comune.

 

 

 

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"Il Dolore della Memoria. Ciociaria 1943 - 1944" a Villa S. Stefano

Ildoloredellamemoria Fabi Loffredi 350 300di Franca Malizia - “Noi scriviamo, poi andiamo via...i libri restano; i nostri figli, se vorranno, potranno leggerli e conoscere la storia da cui provengono”.
E’ la risposta che Lucia Fabi ha offerto a chi, alla fine dell’incontro promosso sabato 18 giugno dal Comune di Villa Santo Stefano, ha fatto notare che pur tra tanta gente, poche erano le presenze dei giovani.
Attorno a Lucia Fabi e Angelino Loffredi, autori del libro “Il Dolore della memoria – Ciociaria 1943-1944” si è riunito un numeroso pubblico, che ha partecipato con attenzione e commozione alla presentazione del racconto degli ultimi nove mesi di guerra in Ciociaria, nella sala della Biblioteca comunale.
Insieme agli autori, il Sindaco Giovanni Iorio, che ha dato il benvenuto ai presenti e Franca Colonia, il cui intervento ha voluto sottolineare l’impegno portato avanti dai comuni della Valle dell’Amaseno sul tema delle violenze di genere, le “marocchinate” ed i soprusi connessi agli eventi drammatici dell’ultima fase della guerra, sul territorio di Villa S. Stefano e dei comuni circostanti.
Franca Malizia ha illustrato le caratteristiche della ricostruzione degli eventi storici, che partendo da Ceccano si allarga a tutta la Ciociaria. Il linguaggio utilizzato dagli autori è essenziale e diretto, privo di appesantimenti retorici e di taglio giornalistico. Si rileva il valore pedagogico e didattico, la capacità di costruire con pochi tratti di penna un racconto avvincente, all’interno del quale i personaggi si muovono ed agiscono, facendo rivivere episodi e sentimenti dimenticati e a volte sconosciuti.
Ai presenti si è materializzata la figura di Don Luigi Falconi, giovane parroco che, a Pisterzo, nascose ed aiutò, insieme alla sua famiglia, una banda di partigiani: in tanti anni di vita vissuta e vicinanza affettiva , i parrocchiani santostefanesi non ne avevano mai avuto sentore.
Emergono, nel racconto, le personalità forti dei sacerdoti e dei vescovi di Ciociaria che, nel generale sbandamento delle autorità politiche locali, danno aiuto e sostegno alle popolazioni affamate, sfollate e sofferenti ed arrivano ad appellarsi al Papa ed a Kesserling pur di soccorrere e proteggere il proprio popolo.
L’intervento del dottor Giovanni Bonomo appassionato e puntuale nel ripercorrere le varie fasi del racconto, quasi capitolo per capitolo, ha voluto concentrarsi su episodi e figure riguardanti il comune di Villa S. Stefano ed in particolare del padre Luigi Bonomo, personaggio centrale nella storia del paese, di cui fu podestà e poi sindaco, mettendone in rilievo l’umanità e la vicinanza ai problemi della popolazione di tutta la valle dell’Amaseno e la sua capacità di mediazione tra istanze spesso contrapposte tra occupanti tedeschi, autorità fasciste ed oppositori alla macchia e non.Franca Malizia 350 260
Emblematico l’episodio riguardante il pittore Guttuso, allora partigiano comunista, ospitato per una notte proprio alla” Casina”, di proprietà della famiglia Bonomo, occupata dai tedeschi, ed aiutato a giungere incolume a Morino in Abruzzo dove organizzerà una banda di partigiani.
Inoltre Giovanni ha voluto ricordare con commozione la figura Menicucci Dandini, autista della Società Romana di Elettricità, che, con coraggio e abnegazione assolse al compito di condurre il pittore a destinazione, ignorandone l’identità, ma ben conscio del pericolo che correva.
Gli interventi, in particolare, di Marco Felici, del dott. Marcello Iorio, di due cittadini di Esperia, città martire della guerra, insieme ad altri presenti, hanno arricchito e animato l’incontro, rendendolo vivace, interessante ed istruttivo.
Angelino e Cicia hanno fornito delucidazioni, chiarimenti e approfondimenti su alcuni episodi e sulle fonti da loro consultate, completando il quadro narrativo e suscitando ulteriore interesse e desiderio di maggiore conoscenza degli avvenimenti narrati.
A conclusione dell’incontro Franca Colonia, curatrice dell’evento, nonché assessore alla cultura del Comune di Villa S. Stefano ha chiosato... ”se i giovani non vengono alle iniziative degli adulti, andremo noi da loro, come siamo soliti fare, continuando il percorso fruttuoso intrapreso da anni dalle Amministrazioni Comunali di Giuliano di Roma, Villa S. Stefano ed Amaseno, nei riguardi delle scuole del territorio, svolgendo un’opera pedagogica ed identitaria della comunità locale”.

 
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Come i marocchini prendono Villa S. Stefano e Giuliano di Roma

dalvolturnoacassinodi Lucia Fabi e Angelino Loffredi - Nel tardo pomeriggio del 25 maggio 1944 il sesto reggimento tirailleurs marocain, proveniente dalla direttrice Lenola -Vallecorsa si accampava in località Vallefratta, nel comune di Castro dei Volsci.
Nella giornata del 26 non si rilevano movimenti significativi di truppe anche perché si aspetta l'arrivo della 2° divisione di fanteria marocchina ( DIM) proveniente dall'asse Pico- Pastena che deve occupare Castro dei Volsci.
A sera il colonnello Cherriere prende contatto con il comandante del 1° battaglione, Berteil. E' una telefonata molto significativa, le loro parole vengono espresse in codice. Cherriere, infatti, trasmette gli ordini usando termini dialettali nordafricani combinati a frasi convenzionali in modo da risultare incomprensibili ai tedeschi, eventualmente in ascolto.
L'operazione da compiere è chiamata "Arsenio Lupin". In termini concreti vuol dire che il battaglione il giorno successivo dovrà conquistare Campo Lupino, altura del Siserno che si trova nelle vicinanze dei confini fra Castro dei Volsci, Ceccano, Villa S.Stefano e Giuliano di Roma. Va aggiunto che in serata due pastori del luogo informano i franco- marocchini di aver visto nei paraggi movimenti di truppe tedesche.
Il giorno più lungo ciociaro, dunque, inizia alle 5 del 27 maggio quando tre compagnie del 1° battaglione guidato dallo stesso colonnello Berteil partono dal campo base, esposto a sud per salire lungo il massiccio in direzione nord. Dalle 9,30 il loro percorso viene preceduto da goumiers a cavallo appartenenti al quarto groupement de tabor i quali hanno il compito di perlustrare la zona sgomberando l'area da ipotetiche minacce e di aprire cosi il fronte alla penetrazione della terza compagnia guidata dal capitano Pegliasco.

Il comando del battaglione alle 11,15, stremato da oltre sei ore di marcia sta per raggiungere la vetta. I militari addetti hanno finito di sistemare la stazione radio e prendere collegamenti con le batterie di artiglieria del 69° reggimento stabilitosi in quelle ore presso le quattro strade di Castro dei Volsci. Il colonnello Berteil avuta la conferma di tale importante supporto e convinto di trovarsi in una situazione ritenuta sicura, da una serie di ordini tali da far perdere i collegamenti fra le tre compagnie. E' importante precisare che in quel momento le truppe franco-marocchine si trovano su un lungo e largo pianoro scoperto fra Campo Lupino e la Fossa del Monaco. Nessuno immagina che i tedeschi invece si trovano proprio sulla cresta di quest'ultima da dove è possibile controllare tutti i movimenti. Alle 11,50 proprio nel momento in cui il battaglione è scoordinato e gran parte dello stesso sotto tiro, i tedeschi incominciano a sparare. Hanno buon gioco nel colpire con i loro mitra P40 uomini appartenenti alla seconda compagnia. Lo stesso comandante, capitano Tamburet si trova isolato, allungato per terra con quattro uomini e lontano dal resto della sua compagnia. Addirittura il tenente Fraizard della sezione mitraglieri viene ucciso. Nelle telefonate fra il comando del battaglione e lo stato maggiore emerge panico, incapacità a capire la situazione complessiva e molta indecisione. I franco- marocchini, infatti non sono in grado di quantificare né la presenza dei soldati alemanni e né la loro posizione. Ancor più non sono in grado di indirizzare con esattezza i colpi di artiglieria, considerata la poca distanza che li separa dal nemico.
Per la prima volta il battaglione reduce da tanti successi si trova sottotiro. E' un momento drammatico perché la forza di fuoco tedesca pur se ridotta è incessante e precisa.

Ma per vincere non bastano il coraggio, la precisione e la conoscenza del mestiere delle armi perché contano anche i numeri, i rapporti di forza e la dotazione delle armi. E' a questo punto che la terza compagnia, prima distaccatasi per incamminarsi lungo il lato est della montagna, ritorna dietro e ristabilisce il collegamento con le altre due. In particolar modo c'è da precisare che ha la dotazione di 10 mortai da 81. Saranno i colpi di mortai infatti a decidere le sorti della battaglia.
Dopo aver ricevuto le necessarie coordinate, il tenente Raoux avviò il tiro che costrinse i tedeschi a ripararsi dietro le rocce e, considerato il notevole volume di fuoco, non ebbe più la possibilità di stabilire la posizione del nemico.
Il comandante di battaglione Berteil ordina al capitano Estadie della prima compagnia di raccogliere la prima e la seconda compagnia e di utilizzare anche medici, infermieri e furieri e dopo i micidiali colpi assestati dai mortai tutti con vigore vanno all'attacco. Tanti uomini combattono contro pochi uomini. I tedeschi però non arretrano, fronteggiano il feroce scontro, contrastano con tutte le loro forze questa onda d'urto, ma alla fine soccombono.
Marco Felici, ricercatore storico di Villa S. Stefano nel suo libro " Quando passò la battaglia" ha utilizzato fonti provenienti dagli archivi americani permettendoci, a tanti anni di distanza, di leggere gli avvenimenti come se assistessimo ad una cronaca in diretta e di conoscere il bilancio delle perdite di vite umane in quella decisiva battaglia combattuta a quota 791.
Solo al termine del combattimento mentre si contano le perdite i franco-marocchini si accorgono che i soldati nemici hanno sui berretti l'effige dell'edelweis e piccole spille a forma di aquila. Sono infatti gli alpini del terzo Hochgebirgsjäger, unità d'elite di montagna, non indivisionata e altamente specializzata. Fra costoro si contano sette morti, altri tre vengono fatti prigionieri. Fra i franco-marocchini si contano sei morti e fra questi il tenente Fraizard; i feriti sono 14 e tra di loro il sergente maggiore Marcovitch. I tedeschi inoltre con i loro tiri hanno eliminato dieci muli della sussististenza e qualche montone.
Più tardi, via radio, il colonnello Berteil parlando con il capitano Castel dello stato maggiore, conclude il rendiconto della giornata con "affare fatto, il nemico sta ripiegando verso Frosinone. Tutta la cresta è presa" e poi l'ufficiale con grande orgoglio precisa "avevamo di fronte il terzo battaglione Hochgebirgsjäger".
La conquista della altura il giorno successivo permetterà di scendere e conquistare senza grandi difficoltà Villa S. Stefano, Giuliano di Roma e una parte del territorio di Ceccano.

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