fbpx
Menu
A+ A A-

"Tea tree oil", cos'è? Conoscerne le virtù

malaleuca350ridimensionata minDr Antonio Ccolasanti - La "Malaleuca alternifolia", albero originaria dell'australia è arrivato in Europa nel 18° secolo importato dall esploratore inglese James Cook che nel 1770 approdò la sua nave sulla costa settentrinale di quel continente.

"Malaleuca" dal greco melas e leukos, nero e bianco, descrive il colore della corteccia, scura quella vecchia del tronco chiara quella dei rami piu giovani.

"Tea tree" è invece il nome occidentale che gli fu conferito da Cook e dai suoi marinai che ne utilizzavano le foglie per preparare un infuso aromatico da bere come surrogato del the. Proprio quelle foglie usate da millenni dagli aborigeni australiani, non solo come rimedio antico ed irrinunciabile della medicina tradizionale, ma anche per avvolgere alimenti sopratutto le carni per prolungare la conservazione. Inizialmente le virtu di questa bella pianta usata in europa solo a scopo ornamentale nei giardini non furono intuite, ma successivi studi di etnobotanica hanno indicato nell'olio essenziale estratto per distillazione, dalle foglie e dai rami e noto a tutti come "tea tree oil", il reponsabile delle preziose proprieta della pianta.

Contiene "terpinen 4 olo-1.8", "cineolo-borneolo" ed altre sostanze in traccia.

Indicazioni
Il "Tea tree" è indicato in tutte le affezioni batteriche, virali e fungine. In quest ultimo caso è veramente efficace: candidosi, piede d'atleta, affezioni ungueali e ginecologiche, micosi varie.
- 3 gocce di olio nel bagno schiuma e nell'igiene intima ci preservano da infezioni fungine e curano le micosi;
- 3 gocce tre volte al dì nel miele sono curative per affezioni respiratorie, tosse, raffreddore, bronchiti batteriche e virali.

Il suo molteplice uso si e arricchito di una scoperta sensazionale:
Una ricerca del laboratorio di neuropatologia molecolare Neuromed di Pozzilli publicata sul "Journal of pharmacognosy" ha individuato una sostanza capace di contrastare la crescita di cellule tumorali di glioblastoma, uno dei piu temuti tumori cerebrali. Si tratta dell'olio essenziale estratto dalla pianta Malaleuca alternifolia tea tree oil".

Siamo nelle fasi preliminari ma le osservazioni mostrano come la pianta riesca ad arrestare il ciclo cellulare ed indurre l'apoptosi, che è la morte cellulare delle cellule tumorali.

La conferma dell attività del "Tea tree oil" nelle neoplasie verrà solo dopo la sperimentazione clinica, però le prime rirerche ci lasciano ben sperare di poter disoorre di una nuova arma a disposizione per sconfiggere le forme neoplastiche.

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

La papaya e le sue virtù

papaya minDr Antonio Colasanti - Pianta originaria dei Caraibi, la "Papaya", cresce bene sui terreni fertili e viene oggi coltivata nelle zone tropicali del Sud America e dell'Asia. Si tratta di una pianta erbacea poliennale che vive 5 anni ed è alta 7 metri senza rami e con un ciuffo di foglie terminali che gli conferiscono un aspetto simile alle palme. Negli esemplari femminili alla base delle foglie si trovano i fiori da cui originano frutti commestibili dalla polpa gialla e succo lattigginoso.

Composizione: enzimi proteolitici, papaina, chimopapaina A e B, papaiapeptidasi, vitamina C, acidi organici e minerali vari.
Proprietà: Azione digestiva. La papaina è un enzima proteolitico contenente un gruppo sulfidrico che esercita la sua azione digestiva nel tratto gastrointestinale. E' usata principalmente nei disturbi dispeptici come flatulenza, gonfiore intestinale, pesantezza post prandiale, stitichezza. Con analoga modalita può svolgere un'attivita fibrinolitica per contrastare disturbi aterosclerotici.

Azione antinfiammatoria
E' un valido aiuto negli edemi post-traumatici mediante azione proteolitica sulla fibrina, facilitando il drenaggio del focolaio infiammatorio ed il riassorbimento dell'edema.
La chimopapaina è in grado di idrolizzare le sostanze che si accumulano sui dischi vertebrali danneggiati. Per esplicare al meglio queste funzioni la compressa deve essere assunta lontano dai pasti.

Prevenzione dell'ulcera
La somministrazione per 6 giorni di papaina previene i danni di sostanze ulcerative nei confronti dello stomaco. Questa proprieta viene sfruttata da coloro che assumono cortisonici.

Azione tonificante
Risultati incoraggianti nei confronti di patologie degenerative cerebrali: parkinson e alzaimer

Papaya fermentata
E' un prodotto ottenuto dalla fermentazione della papaya.
Potente antiradicalico utile per contrastare l'invecchiamento cellulare e favorire le difese immunitarie. La papaya è in grado di attivare la linea cellulare dei macrofagi capaci di annientare i batteri mediante un processo di fagocitosi; inoltre attiva le cellule natural killer adibite al riconoscimento e distruzione delle cellule malate, attiva la produzione di interferone -"IFN"- gamma capace di stimolare i linfociti "T" potenziando le difese contro le malattie.

Azione contro lo stress ossidativo
I radicali liberi sono prodotti dall'organismo e dagli inquinanti fisico-chimici, un eccesso di essi provoca deterioramento della membrana cellulare ed alterazione del "DNA".
La papaya fermentata è in grado di distruggere i radicali ossidrilici, i piu pericolosi e attiva la formazione del SOD: "super ossido dismutasi" enzima che combatte l'invecchiamento cellulare. Ultimi esperimenti indicano la papaia quale rimedio per combattere le malattie degenerative del sistema nervoso centrale.

Chelazione (terapia chelante, ovvero disintossicante ndr) dei metalli pesanti.
La papaya e in grado di chelare numerosi ioni metallici pericolosi quali: piombo, cadmio, cobalto.
la papaya fermentata fisiologicamente ripristina le corrette funzioni cellulari contrastando la formazione di funzioni ossido riduttive e migliorando il funzionamento del sistema immunitario.

Azione immunostimolante
Un cattivo funzionamento del sistema immunitario porta ad una caduta delle difese con predisposizione a malattie batteriche virali e degenerative. La papaia è in grado di attivare i macrofagi capaci di agire.

Controindicazioni
ricerche tossicologiche confermano la non tossicità della papaya. Controindicata in gravidanza ed allattamento.

 

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Le virtù della "curcuma"

effetti protettiva della vurcumina sulla salute del cuore minDott.ssa Sonja De Crescenzo* - Concetti chiave su azioni e possibili campi di applicazione nell'Uso della "Curcuma" - Curcuma (Curcuma longa)

 

1. Azione antiossidante

Azione antinfiammatoria

1.1 Per l’azione antiossidante e antinfiammatoria la Curcuma longa, i curcuminoidi e la curcumina hanno trovato applicazioni nel trattamento e prevenzione in problematiche quali

· problemi a carico del sistema cardiovascolare,

· protezione epatica,

· sindrome metabolica,

· diabete mellito,

· obesità,

· malattie infiammatorie intestinali e dell’apparato digerente,

· problematiche cutanee,

· problematiche artritiche,

· miglioramento del tono dell’umore,

· miglioramento della sintomatologia legata al ciclo mestruale.

1.2 L’azione antiossidante e antinfiammatoria sono riconducibili a

· inibizione dei radicali liberi,

· riduzione dello stress ossidativo,

· inibizione della trascrizione dei geni implicati nello stress ossidativo e nella risposta infiammatoria.

La tradizione d’uso e alcuni studi prevalentemente in modello animale hanno rivelato il potenziale della Curcuma anche nel trattamento di asma e allergie. Inoltre in base agli studi in vitro e su modelli animali la Curcuma e gli attivi in essa presenti si presentano come un promettente attivo neuroprotettivo utile nella prevenzione delle malattie neurodegenerative associate all’invecchiamento o allo stress ossidativo.

Ulteriori azioni scientificamente dimostrate che però non saranno vantate per il prodotto e pertanto non saranno approfondite in questo documento

2. Azione antimutagenica

Azione antiangiogenica

Azione antimicrobica

Curcuma longa, curcuminoidi e curcumina: storia, limiti sulla biodisponibilità e superamento degli stessi

La curcuma (Curcuma longa) è una pianta appartenente alla famiglia delle Zinziberaceae e cresce nei climi tropicali. La Curcuma è stata ampiamente utilizzata in Asia per almeno 2500 anni per il trattamento di molteplici problematiche di salute. Il suo uso per la cura e la prevenzione delle malattie è consolidato sia nella medicina Ayurvedica che nella medicina tradizionale cinese.

La radice di Curcuma presenta all’interno del suo fitocomplesso curcuminoidi, una classe di composti il cui principale rappresentante è la curcumina, olio essenziale, proteine, fibre e polisaccaridi.

La curcumina è una sostanza polifenolica lipofilica, costituisce il 2 – 5% della polvere della radice di Curcuma e rappresenta il 90% dei curcuminoidi. Nella metà del 1900 la curcumina è stata identificata come il principio attivo della Curcuma longa ed è stato osservato che questa molecola possedeva proprietà antibatteriche nei confronti di Staphylococcus aureus, Salmonella paratyphi, Mycobacterium tuberculosis e Trichophyton gypseum. Successivamente è stato osservato che la curcumina possedeva proprietà di riduzione del colesterolo, antidiabetiche, antinfiammatorie, antiossidanti in modelli in vitro e animali. A queste prime osservazioni sono seguiti molteplici studi clinici negli esseri umani che hanno dimostrato come la curcumina fosse una sostanza efficace e sicura, al punto che la FDA americana (Food and Drug Administration) l’ha classificata come una sostanza GRAS (Generally Recognized As Safe).

I curcuminoidi sono composti lipofili e quindi poco solubili in acqua che nell’ambiente acquoso gastrointestinale tendono a formare legami idrogeno intra ed intermolecolari dando così origine a complessi molecolari di dimensioni tali da non riuscire a diffondere liberamente attraverso le pareti intestinali. Quelli che riescono a raggiungere il torrente circolatorio vanno incontro a metabolismo principalmente a livello epatico. Nel fegato subiscono reazioni di Fase I e II. Ad oggi sembrerebbe che i metaboliti derivanti dalla trasformazione di fase I presentino una potenza d’azione pari a quella dei curcuminoidi di partenza, mentre quelli derivanti dal metabolismo di fase II sembrano privi di attività.

Il limite principale al loro utilizzo è dato quindi dalla loro scarsa biodisponibilità a livello intestinale, dal rapido metabolismo e dalla rapida eliminazione. Ad oggi questo limite è stato superato utilizzando strategie diverse come ad esempio l’associazione con piperina (bioenhancer che va a modificare il metabolismo dei curcuminoidi a livello epatico), l’uso di sostanze esterne che aumentano l’assorbimento dei curcuminoidi a livello intestinale (polisorbato, fosfolipidi come fasfatidilcolina e fosfatidilserina, eccipientistica idrodispersibile contenente un sistema antiossidante, un carrier idrofilo e un grasso) oppure l’uso di sostanze interne al fitocomplesso che favoriscono l’assorbimento dei curcuminoidi a livello intestinale. Inoltre recentemente è stata evidenziata un’azione funzionale anche per altri componenti quali i lipopolisaccaridi e le proteine: queste sostanze è stato dimostrato che hanno azione immunomodulante e antinfiammatoria, e sono risultate efficaci nel trattamento delle problematiche osteoarticolari.

Campi di applicazione:

Fin dai tempi antichi la curcumina è stata utilizzata in medicina Ayurvedica per il trattamento delle ferite e delle ustioni, delle infezioni agli occhi, delle problematiche cutanee e dell’acne. In China è stata utilizzata invece per migliaia di anni per il trattamento di dispepsia, stress e depressione.

Negli ultimi anni è stato verificato che la curcumina possiede effetti terapeutici nella prevenzione e nel trattamento di problematiche croniche e degenerative quali malattie autoimmuni, metaboliche, neurologiche, cardiovascolari, polmonari, epatiche, e infiammatorie di varia natura.

Le azioni benefiche della Curcuma longa sembrano essere determinate principalmente dalle sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie: la struttura chimica della curcumina infatti conferisce a questa molecola proprietà di scavanger dei radicali liberi.

Inoltre la curcumina, sempre grazie alla sua struttura polifenolica, è stato dimostrato essere in grado di interagire e modulare efficacemente dei target molecolari che hanno un ruolo nella patogenesi di molteplici malattie. In particolare è in grado di regolare citochine, enzimi chinasi, fattori di trascrizione, fattori di crescita, recettori e molecole coinvolte nell’apoptosi e/o nella progressione del ciclo cellulare.

In figura 4 è riportato uno schema con le problematiche, le condizioni di salute e i sintomi che hanno dimostrato di migliorare in seguito all’assunzione di curcumina nell’uomo, verificate attraverso studi clinici.

In figura 5 sono invece riportati i target molecolari della curcumina e le patologie in cui questa molecola ha dimostrato avere efficacia. Sebbene gli effetti della curcumina nelle problematiche salutistiche umane siano stati a lungo indagati, i meccanismi esatti di azione rimangono ancora perlopiù poco chiari, data la complessità delle malattie.

target molecolari della curcumina 350

 

 

 

Figura 5: target molecolari della curcumina e campi di applicazione salutistici (tratto da Kocaadam et al. 2017)

Studi clinici condotti sull’uomo e relativi risultati:

Problemi a carico del sistema cardiovascolare (con riferimento anche alla salute della donna in post-menopausa):

Ad oggi gli studi clinici condotti in campo cardiovascolare condotti sull’uomo sono promettenti sebbene ancora pochi e talvolta limitati. La somministrazione di curcumina (2000 mg/die Longvida) per 12 settimane è stata testata in uno studio in doppio cieco su 39 volontari sani di mezza età, uomini più anziani e donne in menopausa. L’obiettivo era quello di dimostrare che la curcumina era in grado di migliorare la funzionalità endoteliale, che fisiologicamente peggiora con l’età, attraverso l’aumento della biodisponibilità dell’ossido nitrico (NO) secondaria ad una riduzione dello stress ossidativo, e parallelamente migliorando la rigidità di arterie grosse ed elastiche e se possibile i marcatori di infiammazione sistemica. I risultati dello studio hanno dimostrato che le 12 settimane di somministrazione di curcumina sono sicure e ben tollerate, migliorano la resistenza e la funzione endoteliale delle arterie di grosso calibro di tipo elastico. I miglioramenti osservati erano di tipo endotelio specifico, mentre non sono stati osservati cambiamenti nella dilatazione indipendente dall’endotelio. I miglioramenti erano legati ad un aumento della biodisponibilità dell’ossido nitrico e una riduzione dello stress ossidativo mentre non sono state viste variazioni nei marcatori circolanti dell’infiammazione (Proteina C-rettiva, IL-6, TNF-α) o dello stress ossidativo (LDLox, total antioxidant status TAS, glutatione perossidasi). Ulteriori studi del 2012 hanno evidenziato il potenziale della curcumina nel proteggere la funzionalità del sistema cardiovascolare nella popolazione adulta. Nel primo studio è stato visto come la somministrazione di curcumina (150 mg di curcumina altamente biodisponibile) per 8 settimane o l’esercizio aerobico fossero in grado di migliorare sensibilmente la FMD (flow mediated dilatation) nelle donne in post menopausa, contribuendo a compensare il fisiologico declino che avviene con l’età della funzionalità endoteliale. Un secondo studio invece che ha coinvolto 45 donne suddivise in 4 gruppi: gruppo placebo, gruppo placebo + esercizio fisico, gruppo curcumina, gruppo curcumina + esercizio fisico. Lo studio ha evidenziato come l’ingestione di 150 mg di curcumina combinata con l’esercizio fisico per 8 settimane desse i risultati migliori sulla valutazione della funzionalità endoteliale. Nel gruppo curcumina + esercizio fisico è stato verificato il miglioramento del post carico del ventricolo sinistro, della pressione sistolica brachiale e soprattutto della pressione sistolica aortica. Quest’ultimo parametro è migliorato esclusivamente nel gruppo curcumina + esercizio fisico. Infine, uno studio ha evidenziato come la somministrazione di curcuminoidi ad alti dosaggi in pazienti sottoposti a by-pass aorto coronarico riducesse il rischio di avere un infarto del miocardio durante il periodo di degenza in ospedale e migliorasse lo stato globale di salute, probabilmente a seguito delle proprietà antiossidanti e antinfiammatorie dei curcuminoidi: è stata osservata infatti nei pazienti trattati con 4gr/die di curcuminoidi la riduzione della proteina C reattiva, riduzione della malondialdeide plasmatica, e i valori del peptide NT-proBNP.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale:

Il potenziale della curcumina in campo cardiovascolare è stato testato in modelli animale di infarto del miocardio, aterosclerosi coronarica, ipertensione, aritmie e ictus. Nel caso dell’infarto del miocardio sembra che la curcumina agisca sull’infarto del miocardio grazie alle sue proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e antiapoptotiche. Studi hanno evidenziato infatti la capacità di ridurre l’espressione di NF-κB e di aumentare l’espressione di PPAR-γ e Bcl-2. Nel caso della protezione dall’aterosclerosi sembra che tra i meccanismi con cui la curcumina agisce ci sono la protezione contro l’ossidazione e l’infiammazione, la riduzione dell’aggregazione piastrinica, la modulazione dell’omeostasi del colesterolo, riduzione di LDL e aumento HDL, riduzione della perossidazione lipidica, riduzione dei trigliceridi e delle citochine infiammatorie. La supplementazione con curcumina riduce l’espressione di MCP-1, P selectina, VCAM-1, ICAM-1 e MMP (1, 2, 9). Nella linea cellulare murina RAW264.7 la curcumina riduce anche la produzione di TNF-α, Il-1β, Il-6 e l’apoptosi indotte da LDLox, aumentando anche l’espressione di ABCA1 e CD36, favorendo la rimozione dei lipidi. Nel caso dell’ipertensione, invece, la curcumina ha agito nei confronti dell’ipertensione riducendo l’endotelina 1, diminuendo i livelli di ACE circolanti e inducendo vasodilatazione. Altri studi hanno evidenziato anche la capacità di aumentare l’espressione di eNOS, diminuire lo stress ossidativo, ripristinare il corretto rapporto glutatione Ox/Red e diminuire MDA. L’azione antinfiammatoria e antiossidante della curcumina hanno dato effetti benefici anche in modelli animali di aritmia attraverso la modulazione dell’omeostasi del calcio e il blocco dei canali del potassio. In caso di ictus, invece, la curcumina riduce lo stress ossidativo, l’infiammazione, l’apoptosi, la disfunzione mitocondriale, il volume e la dimensione della lesione cerebrale e migliora la neurogenesi. Studi hanno evidenziato che i meccanismi coinvolti potrebbero essere il miglioramento di CAT, GPx e SOD, mentre vengono ridotti MDA, NO, TNF-α e xantina deidrogenasi. In altri studi, invece, è stata evidenziata una modulazione del citocromo c mitocondriale e citosolico, la riduzione dell’espressione di TNF-α, IL-6, Ac-p53 e Bax e l’aumento dell’espressione di Bcl-2 e SIRT1.

Ad oggi la curcumina si è rivelata un promettente attivo nella protezione dei pazienti trattati con statine in quanto ci sono indicazioni che possa essere un attivo efficace e sicuro per ridurre i sintomi muscolari associati alle statine: tra i meccanismi proposti, alcuni dei quali confermati anche sugli esseri umani, ci sono la capacità della curcumina di prevenire e ridurre l’inizio dell’indolenzimento muscolare attraverso il blocco del percorso metabolico di NF-κB (con riduzione conseguente riduzione di IL-6 e TNF-α, ipotesi supportata anche da evidenze sull’uomo grazie ad uno studio di 5 giorni in cui i pazienti sono stati trattati con 2.5gr di curcumina due volte al giorno), l’attenuazione dell’atrofia muscolare, l’aumento della rigenerazione muscolare a seguito di una lesione, l’effetto analgesico (legato in particolare all’inibizione della COX-2 e della prostaglandina E2) e antiossidante, oltre alla capacità di aumentare i livelli di cAMP, una molecola coinvolta nello sviluppo, adattamento e rigenerazione dei muscoli. Inoltre l’aumento di cAMP sembra determinare anche un incremento nel numero di copie del DNA mitocondriale nelle cellule dei muscoli scheletrici. Considerata la capacità della Curcuma longa di ridurre la concentrazione ematica di LDL e trigliceridi totali, l’associazione statine + curcumina potrebbe portare, in linea teorica, ad una riduzione della dose di statine necessaria ad ottenere il medesimo effetto.

Obesità e sovrappeso:

La somministrazione di curcumina in quantità comprese tra 0,5 gr e 1 gr per un periodo compreso tra le 4 e le 12 settimane ha portato alla riduzione della concentrazione sierica di citochine e mediatori quali Il-1β, IL-4 e VEGF, ma anche alla riduzione di LDL, LDLox, della perossidazione lipidica e l’ossidazione proteica. L’integrazione di curcumina da sola non è sufficiente a ridurre il peso o la massa grassa, senza che questa sia accompagnata da un corretto stile di vita (alimentare e non).

La curcumina può essere utile nei soggetti obesi o in sovrappeso per ridurre lo stato infiammatorio e ossidativo che caratterizza questa condizione.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: la curcumina è stata dimostrata essere in grado di sopprimere i mediatori coinvolti nella differenziazione delle cellule 3T3-L1 in adipociti (MPAK, ERK, p38) e modulare invece la via di segnalazione Wnt/β catenine, recentemente associata all’obesità e a malattie metaboliche umane. La curcumina è inoltre in grado di diminuire l’infiltrazione dei macrofagi, la leptina e i recettori della leptina nel tessuto adiposo ma anche di aumentare l’espressione dell’adiponectina. L’aumento dell’adiponectina potrebbe avere un effetto positivo nelle condizioni di obesità attraverso la diminuzione dell’attività di NF-κB.

Sindrome metabolica:

La somministrazione di curcumina in alte dosi (2 gr/die) per 12 settimane in pazienti affetti da sindrome metabolica ha portato ad un miglioramento del profilo lipidico (aumento HDL, riduzione LDL, riduzione trigliceridi), senza però ridurre il peso o migliorare l’omeostasi del glucosio. Uno studio condotto con dosaggi più bassi su pazienti con sindrome coronarica acuta non ha evidenziato variazioni significative dei medesimi parametri.

Diabete:

· Miglioramento della microcircolazione periferica e dell’occhio: la curcumina si è rivelata utile nel trattamento di microangiopatia nei pazienti sofferenti di diabete da almeno 5 anni ma non ancora in trattamento con insulina. L’assunzione di una forma fosfolipidica di curcumina (meriva, 200mg curucimina/die) in 25 pazienti per 4 settimane ha portato ad un miglioramento della microangiopatia con un miglior flusso sanguigno, aumento PO2 e riduzione dell’edema a livello della pelle dei piedi. Risultati analoghi sono stati ottenuti anche in pazienti con retinopatia e microangiopatia: nei pazienti trattati per 4 settimane con meriva, 200mg curucimina/die in associazione alla terapia standard è stato osservato un miglioramento significativo della microcircolazione, della circolazione a livello della retina e una riduzione dell’edema a livello della retina.

· Pazienti con diabete Tipo 2 in trattamento con gliburide: il trattamento con curcuma e gliburide (475mg/die curcuma, 5mg/die gliburide) già dopo 11 giorni di trattamento ha aumentato la biodisponibiltà del farmaco, migliorando la concentrazione del glucosio ematico senza causare crisi ipoglicemiche. Nel gruppo di pazienti co-trattati è stato osservato inoltre un miglior controllo di glucosio e profilo lipidico (diminuzione di LDL, vLDL, triglicerdi mentre è stato osservato un aumento di HDL).

· Ritardo nell’insorgenza del diabete: uno studio condotto su 240 soggetti in condizione di prediabete ha dimostrato la capacità della curcumina (1,5 gr/die per 9 mesi) di rallentare la progressione del diabete. Nessuno dei pazienti trattati con curcumina ha sviluppato diabete rispetto al 16% dei pazienti trattati con placebo. La curcumina ha inoltre migliorato la funzione delle cellule β, ridotto i valori di HOMA-IR, aumentato i livelli di adiponectina, senza effetti avversi.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi hanno indicato come la curcumina sia in grado di diminuire la produzione di glucosio epatico, aumentando l’espressione genica di GLUT2, GLUT3 e GLUT4, aumentando l’assorbimento di glucosio da parte delle cellule e attivando AMPK. Studi su topo indicano anche un possibile coinvolgimento dell’attivazione di PPAR-γ e l’induzione del gene HO-1.

Protezione epatica:

L’integrazione di curcumina (1g di Meriva, 8 settimane di trattamento) in associazione a sano stile di vita anche alimentare in pazienti affetti da NAFL (steatosi epatica non alcolica) ha portato ad una significativa riduzione del BMI, alla riduzione della circonferenza vita, alla riduzione dei livelli sierici di aspartato aminotransferasi (AST) e alanina aminotransferasi (ALT), miglioramento dei parametri ecografici. Uno studio clinico simile condotto per 8 settimane con una formulazione di curcumina (in dispersione amorfa) ha evidenziato una riduzione del contenuto di grassi del fegato, un miglioramento sia dei parametri biochimici (colesterolo totale, LDL, trigliceridi, AST, ALT, glicemia, emoglobina glicata) sia antropometrici (BMI) rispetto al placebo. Storicamente per la curcuma sono state vantate anche proprietà coleretiche e colagoghe per questo ha trovato impiego nei disturbi digestivi legati a disturbi del fegato: la curcuma sarebbe in grado di agire sul fegato stimolando le cellule a produrre maggiori quantità di bile e ad aumentarne l'escrezione nell'intestino. Questo da un lato favorisce i processi digestivi, in particolare dei grassi.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi su modelli animali di fegato grasso hanno evidenziato che la curcumina è in grado di aumentare l’espressione del precursore dell’adiponectina e ridurne la metilazione, la somministrazione di curcumina inoltre inibisce l’attivazione di NF-κB e riduce il reclutamento di mediatori dell’infiammazione. La somministrazione di curcumina riduce anche l’espressione intraepatica di procollagene di Tipo 1, CD11b, TIMP-1, monocyte chemoattractant protein 1 (MCP1 nota come CCL2), alpha smooth muscle actin (ACTA2) e riduce lo stress ossidativo. Studi in modelli animale hanno dimostrato anche che la curcuma riduce i danni al fegato causati da paracetamolo, aflatoxine da Aspergillus e nitrosamine. Questa abilità è stata imputata all’azione antiossidante, antinfiammatoria, e alla capacità di indurre la sintesi di enzimi quali glutatione transferasi, eme ossigenasi e NADPH:chinone reduttasi che proteggono le cellule dallo stress ossidativo

Miglioramento dell’umore/sindromi depressive:

L’integrazione di curcumina nelle sindromi depressive è stata studiata in sei studi clinici. I dosaggi di curcumina variavano da 0.5gr a 2gr. La durata degli studi variava da 1 a 2 mesi, ed è stato possibile associarla con fluoxetina, escitalopram, venlafaxina. In 4 studi su 6 è stato identificato un miglioramento significativo di parametri legati ad ansia e depressione. In uno studio condotto In uno studio che ha coinvolto 108 maschi adulti con sintomi depressivi è stata osservata una riduzione delle citochine infiammatorie IL-1b, TNF-α, e del cortisolo salivare, mentre uno studio condotto su 50 pazienti con disturbo depressivo maggiore (MDD) è stata osservata anche una riduzione dei livelli di trombossano B2 nelle urine e dei livelli della sostanza P, due parametri in cui alti livelli sono associati con ansia e depressione. Infine, una meta-analisi sull’assunzione della curcumina in persone di mezza età con sintomi depressivi maggiori ha evidenziato come l’assunzione superiore alle 6 settimane e a dosaggi superiori al grammo di curcumina abbia effetti benefici.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: Il meccanismo generale di azione della curcumina include l’inibizione a livello cerebrale dell’attività delle monoamine ossidasi A e B, la modulazione dei recettori della serotonina, il miglioramento dei livelli di dopamina, serotonina e noradrenalina, l’aumento di fattori neurotrofici, l’aumento della crescita neuronale, aumento della neuroprotezione, riduzione dell’infiammazione, apoptosi e stress ossidativo a livello neurale.

Protezione osteoarticolare con riferimento a osteoartrite:

L’estratto di curcuma risulta utile in caso di infiammazione acuta, e nel trattamento di infiammazioni croniche, come quelle a carico dell’apparato osteoarticolare, grazie all’azione inibitoria nei confronti degli enzimi responsabili della degradazione della matrice extracellulare del tessuto connettivo a livello dei condrociti. La curcuma risulta utile per ridurre l’infiammazione e prevenire la degradazione del tessuto articolare. Studi in vitro e studi clinici hanno dimostrato come questi curcuminoidi siano in grado di ridurre l’infiammazione in casi di patologie osteoarticolari, portando quindi ad una riduzione del senso di dolore e a una migliore mobilità delle articolazioni con efficacia comparabile a quella di farmaci antinfiammatori quali Ibuprofene e Diclofenac. Diversi studi clinici sono stati condotti su pazienti con osteoartrite al ginocchio: i tempi di trattamento sono stati compresi tra le 8 e le 32 settimane, e i dosaggi variabili tra 200mg e 500 mg di curcumina. In tutti i casi è stato osservato un miglioramento globale della problematica e una riduzione significativa del dolore. In particolare l’estratto inserito in formulazione è stato sottoposto ad uno studio clinico in doppio cieco che ne ha dimostrato l’efficacia nel trattamento dell’artrite reumatoide (periodo di studio 90 giorni) a dosaggi compresi tra 500-1000 mg/die.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: il trattamento con curcumina ha dimostrato protezione nei confronti dell’osteoartrite inibendo il rilascio di NLRP3 e attraverso la riduzione di IL-1β, TNF-α e riducendo il taglio della capsasi 1. E’ stata osservata inoltre la prevenzione della variazione strutturale della cartilagine in modelli animali. Tra i vari meccanismi di azione della curcumina sono stati evidenziati la riduzione di MMP-2, MCP-1, L selectina, riduzione dell’ossidazione delle proteine, soppressione del rilascio di proteoglicani, riduzione dell’espressione della ciclossigenasi, della prostaglandina E2 e di citochine infiammatorie mentre sono aumentati i livelli di CD47 nei condrociti.

Problematiche cutanee:

· Psioriasi: La curcumina Meriva (2g di curcumina/die) è stata impiegata da sola e in associazione al trattamento locale a base di corticosteroidi per trattare le psoriasi. La durata del trattamento è stata pari a 12 settimane e il risultato è stato migliore nel trattamento combinato. É stata osservata una riduzione dell’estensione delle placche, la riduzione della severità dei sintomi e la riduzione sierica di IL-22. Un secondo studio invece con un diverso tipo di curcuma, utilizzata anche a dosaggi superiori a quella del precedente studio e per lo stesso periodo di tempo, non ha dato risultati altrettanto interessanti, probabilmente anche a causa del piccolo gruppo di pazienti coinvolti (18 pazienti).

· Prurito: La curcuma viene tradizionalmente impiegata in Thailandia per trattare il prurito. Studi condotti su 96 uomini adulti iraniani con prurito cronico e alterazioni cutanee causate da iprite (sulphur mustard), trattati per 4 settimane con 1 gr di curcumina, hanno evidenziato un miglioramento della qualità di vita, una riduzione del prurito, una riduzione dell’infiammazione, e la riduzione di alcuni parametri ematici come IL-8, hs-CRP, sostanza P e dell’attività di enzimi antiossidanti (SOD, GPx e Catalasi).

· Acne: l’assunzione di curcuma, probabilmente per l’azione antinfiammatoria e per l’antimicrobica, unita ad altri attivi vegetali ha portato alla riduzione dell’acne in 4 settimane, soprattutto quando associata ad un trattamento locale. Limiti dello studio sono però il tempo di trattamento piuttosto ridotto (4 settimane, gli studi sull’acne durano di solito 8 – 12 settimane) e la numerosità molto ridotta del gruppo trattato con placebo (2 soggetti su 53, uno solo ha completato lo studio).

 

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale:

La curcumina è stata mostrata modulare mediatori infiammatori tra i quali lipoossigenasi (LOX), cicloossigenasi (COX), iNOS (ossido nitrico sintasi inducibile) così come essere in grado di inibire l’azione di molte citochine infiammatorie quali TNF-α, IL-1, IL-2, IL-6, IL-8 e IL-12. Inoltre la curcumina, attraverso l’azione sul TNF-α, sembra essere in grado di ridurre l’azione di NF-κB: TNF-α e NF-κB sono due molecole fortemente coinvolte nella psoriasi e nella dermatite atopica. Modelli animali indicano che l’assunzione di curcumina può ridurre anche la concentrazione sierica di IL-22, IL-23, IFN-γ, inibir i canali Kv1.3 e ridurre sia l’espressione di citochine sia la proliferazione di linfociti T. Nel caso della psoriasi la curcumina riduce l’infiammazione e l’iperproliferazione dei cheratinociti. Nel caso della dermatite, invece, il meccanismo di azione della curcumina è meno documentato ma sembra che la riduzione dell’infiammazione sia legata ad una diminuzione dell’attività di COX e LOX epidermiche. Nel caso dell’acne le informazioni sono molto limitate.

Malattie infiammatorie intestinali e dell’apparato digerente:

Reflusso, dispepsia, sindrome dell’intestino irritabile: La curcuma trova applicazione nel campo dei disordini digestivi funzionali e delle malattie infiammatorie intestinali. Studi recenti hanno mostrato come i recettori TRPV-1 (transient receptor potential vanilloid type 1) giocano un ruolo critico nella trasmissione neurale nocicettiva, sia somatica che viscerale e sono implicati nell’induzione dei sintomi di problematiche dell’apparato digerente legate all’ipersensibilità viscerale, tra le quali l’ipersensibilità esofagea, una condizione riscontrata in oltre il 50% dei pazienti affetti da reflusso esofageo non erosivo. Questi pazienti possono presentare oltre al reflusso anche di bruciore di stomaco funzionale e sono difficili da trattare con la terapia antisecretiva. La molecola della curcumina ha la stessa struttura ad anello vanilloide della capsaicina, ed è stato ipotizzato che la curcumina possa bloccare l’attivazione dei recettori TRPV1 da parte della capsaicina in modo competitivo. La curcumina, antagonizzando anche a piccole dosi i recettori TRPV1, può modulare la reazione di questi recettori a vari stimoli e prevenire la generazione dei sintomi in pazienti con ipersensibilità viscerale, come ad esempio l’ipersensibilità esofagea e bruciore di stomaco funzionale. Poiché i recettori TRPV1 sono presenti in tutto il tratto digerente e in tutto il sistema nervoso enterico, non può essere escluso che la curcumina possa risultare benefica e d’aiuto anche nei casi di dispepsia funzionale e sindrome dell’intestino irritabile. In quest’ultima condizione gioca un ruolo importante anche l’azione antinfiammatoria della curcumina: la sindrome dell’intestino irritabile è infatti caratterizzata da uno stato di infiammazione di basso grado a carico della mucosa che potrebbe essere ridotto dall’azione della curcumina.

Cicatrizzazione delle mucose intestinali: la curcumina è stata utilizzata a dosaggi elevati (da 1 a 3gr al giorno) e per tempi prolungati (da 4 a 24 settimane) in studi clinici in cui sono stati coinvolti pazienti, anche pediatrici, affetti da morbo di Crohn o da colite ulcerosa. I risultati sia per prolungare le fasi asintomatiche sia come supporto nelle fasi acute sono stati molto incoraggianti. La curcumina è stata dimostrata essere compatibile con la terapia farmacologica a base di sulfasalazina e mesalamina. Considerata la complessità delle patologie si invita il paziente affetto da morbo di Crohn o da colite ulcerosa a confrontarsi con il proprio specialista o con il medico aziendale per impostare la terapia più adeguata. Diversamente le proprietà cicatrizzanti, antinfiammatorie unite a quelle epatoprotettive della curcuma, possono essere utilizzate nel trattamento delle intolleranze alimentari ma anche delle emorroidi. Questa ultima indicazione deriva dall’esistenza di uno studio clinico condotto per 8 settimane in pazienti affetti da proctite ulcerativa e proctosigmoidite sono stati trattati con dose crescenti di curcuimina (da 1,1 gr/die a 1.65gr/die) ed è stato osservato un miglioramento della condizione dei pazienti. Per la sua azione fortemente antinfiammatoria, spiccatamente rivolta verso l’apparato digerente, la curcuma può essere usata in caso di emorroidi (fase acuta o cicli di prevenzione).

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi in modelli animale hanno evidenziato che il trattamento con curcumina riduce l’espressione di chemochine quali CXCL1, CCL5, CXCL10, CXCL11, CCL20 e CCL25 nello stomaco infiammato di topi con infezione da H. pylori. Similmente nel corso dell’infezione da H. pylori, la curcumina riduce la secrezione di IL-1β, Il-6 e TNF-α e nelle cellule gastriche è stato visto essere in grado di ridurre l’espressione di MyD88 e NF-κB. In modelli ulcerativi murini invece è stata vista una riduzione dell’espressione nel colon di TNF-α, meloperossidasi (MPO), p-38 MPAK e p-p38 MAPK. Infine il trattamento con curcumina sembra ridurre l’espressione di (IFN)-γ, COX-1, COX-2, TNF-α, NF-κB e iNOS. La mitigazione delle malattie infiammatorie intestinali è influenzata da una modulazione dei percorsi MAPK, ERK, aumento del potenziale antiossidante, induzione dell’azione di scavenger dei radicali liberi e l’inibizione di MPO: tutto questo si traduce nell’inibizione della chemotassi dei neutrofili, la soppressione delle citochine infiammatorie e induzione di un effetto antiossidante.

Sindrome premestruale e disturbi del ciclo mestruale: L’assunzione di curcuma a dosaggi relativamente bassi (200 mg/die), probabilmente per l’azione antinfiammatoria e per la capacità di modulare i neurotrasmettitori, per 7 giorni prima delle mestruazioni e 3 giorni dopo l’inizio delle mestruazioni per tre cicli mestruali ha sensibilmente ridotto i sintomi della sindrome premestruale (PMS). le donne coinvolte nello studio sono state selezionate perché soffrivano di una PMS “seria” (participants had serious degree ofPMS symptoms before intervention) e i parametri considerati sono stati quelli relativi all’umore (irrequietezza, irritabilità, ansia, depressione o tristezza, pianto, sensazione di isolamento), ai sintomi fisici (mal di testa, tensione al seno, mal di schiena, dolore addominale, aumento di peso, sudore dell’estremità, rigidità muscolare, sintomi gastrointestinali e nausea), e ai sintomi comportamentali (fatica, mancanza di energia, insonnia, difficoltà di concentrazione, aumento o riduzione dell’appetito). L’analisi dell’autovalutazione dei sintomi prima e dopo il trattamento nel gruppo trattato con curcuma ha visto un significativo miglioramento nei sintomi fisici, comportamentali e dell’umore. Complessivamente nel gruppo trattato con curcuma c’è stata una significativa diminuzione dei sintomi della sindrome premestruale tra prima e dopo il trattamento, senza effetti collaterali. La variazione non è risultata significativa, invece, nel gruppo trattato con il placebo. È stata però osservata un’ampia variabilità tra le 70 donne coinvolte nello studio. Va inoltre sottolineata la dimensione ridotta del gruppo di studio (70 ragazze) e il fatto che sono state tutte selezionate nel medesimo campus universitario. Storicamente la curcuma viene utilizzata anche per il trattamento dei dolori mestruali e il ministero della salute italiano per la Curcuma longa vanta il claim “Contrasto dei disturbi del ciclo mestruale”.

Possibile meccanismo di azione ottenuto da modelli in vitro o in modelli animale: studi in vivo e in vitro hanno confermato che la curcuma è in grado di modulare i livelli di neurotrasmettitori quali norepinefrina, dopamina e serotonina, tre molecole coinvolte nella regolazione dell’umore e del comportamento. In particolare si ipotizza che la curcumina possa aumentare i livelli di norepinefrina, dopamina e serotonina a livello cerebrale. La norepinefrina partecipa a diversi processi cerebrali quali attenzione, emozioni, sonno, sogni e apprendimento. In pazienti con PMS i livelli di norepinefrina sono bassi e questo ha un impatto negativo su cambiamenti dell’umore, impazienza, nervosismo, stanchezza, apatia e mal di testa. In modelli animale, la curcumina ha revertito un abbassamento indotto della norepinefrina nel cervello. La curcumina somministrata a roditori ha aumentato i livelli di dopamina. La serotonina invece gioca un ruolo chiave nei sintomi comportamentali e legati all’umore della PMS tra i quali irritabilità, disturbi del sonno, ansia, aggressività, riduzione della soglia del dolore, variazioni dell’appetito, difficoltà di concentrazione e depressione. Alcuni studi condotti su modello animale della depressione hanno evidenziato come il trattamento con curcumina eserciti un potente effetto antidepressivo, equiparabile con gli effetti di noti farmaci antidepressivi Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI; fluoxetina e imipramina). Si ipotizza che l’effetto della curcuma sul sistema serotonergico possa essere legato alla capacità della curcumina di agire sui recettori della serotonina e di aumentare i livelli di serotonina nel cervello. Inoltre, studi su modello animale hanno indicato che la curcumina è in grado di inibire l’espressione del gene di COX-2 e limitare così la sintesi delle prostaglandine (in particolare prostaglandina E2), molecole chiave nella patofisologia della PMS e coinvolti anche nei dolori mestruali.

 Bibliografia:

· Mantzorou M. et al. “Effects of curcumin consumption on human chronic diseases: A narrative review of the most recent clinical data”. Phytotherapy Research. 2018; pag. 1, 3-4, 6–19

· Salehi B. et al. “The therapeutic potential of curcumin: A review of clinical trials”. European Journal of Medicinal Chemistry. 2019; 163: pag. 527, 529-545

· EMA European Medicine Agency e HPMC Committee on Herbal Medicinal Products. “European Union herbal monograph on Curcuma longa L., rhizome”. 25 Settembre 2018

 · Mantzorou M. et al. “Effects of curcumin consumption on human chronic diseases: A narrative review of the most recent clinical data”. Phytotherapy Research. 2018; pag. 1, 3-4, 6–19

· Salehi B. et al. “The therapeutic potential of curcumin: A review of clinical trials”. European Journal of Medicinal Chemistry. 2019; 163: pag. 527, 529-545

 · Kocaadam b. et al. “Curcumin, an Active Component of Turmeric (Curcuma longa), and Its Effects on Health”. Critical Reviews in Food Science and Nutrition. 2017; pag. 2889-2895.

· Sita S.P. et al. “Cellular and molecular mechanisms of curcumin in prevention and treatment of disease”. Critical Reviews in Food Science and Nutrition. 2019; pag. 1-53.

· Soleimani V. et al. “Turmeric (Curcuma longa) and its major constituent (curcumin) as nontoxic and safe substances Review”. Phytotherapy Research. 2018; pag. 1–11.

 *Dott. ssa Sonja De Crescenzo, etica per natura

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Le tante virtù della cannella

cannella 350 260 minDr. Antonio Colasanti - Tra le piu suggestive spezie in circolazione dal profumo e dall'aroma inconfondibile, utilizzato nelle preparazioni dal vin brule allo strudel e dai celebri biscotti inglesi mince pie (dolcetti natalizi inglesi).

Si tratta di una spezia cha a livello storico non si è fatta mancare nulla è menzionata nel libro dell'esodo quando Dio ordina a Mosè di consacrare il tempio con un misto di sostanze aromatiche tra cui la cannella.
Riferimenti alla droga si trovano negli antichi testi di medicina cinese risalenti a 3000 anni addietro.

Ct Chang celebre medico dell'epoca prescriveva tale spezia nelle malattie respiratorie. Nel medioevo chi poteva permertersi il lusso di acquistarla la impiegava come rimedio per la tosse ed i fastidi di gola.
I medici della scuola salernitana attribuirono alla cannella proprieta afrodisiache. La tradizione ayurvedica inserisce la cannella tra gli alimenti caldi e la consiglia come rimedio per risvegliare gli ardori sopiti. L'utilizzo come rimedio afrodisiaco si tramando nel rinascimento. Nostradamus la inserì come ingrediente nel suo filtro d'amore. Era una spezia consacrata al sole e la si considerava divina al pari dell'incenso e della mirra.

La cannella è stata sempre considerata una delle spezie piu pregiate perche occorreva farla arrivare da luoghi lontani con tutte le difficolta di trasporto.
"Cinnamomum" - nome latino - è un genere di piante delle lauracee originarie delle regioni calde dell'asia, vi appartengono specie tra cui quelle che gli ebrei chiamavano ginnamon ed i romani cinnamomum proveniente dallo Sri Lanka e dalle coste dell'India, aree dalle quali venne importata in europa dagli olandesi. Viene tradizionalmente chiamata -cannella regina- o di ceylon e si presenta in sottili stecche giallo chiaro arrotolate su se stesse.
La cannella regina si ottiene dalla corteccia dei rami più sottili, usando la parte interna della corteccia. La qualità della spezia dipende dall'età dei rami dalla quale si ricava. Piu questi sono giovani più è pregiata. La cannella si trova in commercio sia in polvere che in bastoncini, questi ultimi conservano meglio le proprietà e l'aroma. La cannella è ricca di olio essenziale, tannini, mucillaggine.

L'olio essenziale presente nella corteccia, radici e foglie contiene prevalentemente aldeide cinnamica ed eugenolo oltre ad altri costituenti fenolici. E' un potente antisettico che elimina batteri, funghi e virus caiogeni e patogeni, costituiscee una buona ragione scientifica per aromatizzare con la cannella anche dentifrici e colluttori.
L'estratto della corteccia di cannella è sfruttato in fitoterapia per realizzare integratori specifici per favorire la digestione. Numerose ricerche e studi scientifici confermano le proprieta della spezia per aiutare la regolarita del tratto intestinale, l'eliminazione dei gas. Questa azione si esplica tramite la stimolazione di un enzima digestivo la tripsina. Inoltre stimola la salivazione e la secrezione dei succhi gastrici, facilita la scomposizione dei grassi e degli zuccheri nel sangue e aiuta a ridurre la sensazione di fame provocata da eccessi di glicemia. Per questo motivo alla cannella viene attribuita la capacita di sostenere il metabolismo dei carboidrati, cosa che significa regolarizzare l'assorbimento degli zuccheri, rivelandosi così un aiuto per i diabetici e per le persone che soffrono di iperglicemia. Infine l'azione antiossidante dovuta alla presenza dell'acido cinnamico che combinandosi con i flavonoidi e derivati dell acido benzoico per formare tannini che conferiscono il particolare odore e sapore alla spezia.

Si raccomanda la cannella per alleviare nausea, vomito, diarrea, dispepsia gastrica nonchè come agente aromatizzante per preparare dolci e pietanze.
Comunque non va dimenticato il valore per cosi dire -magico- della cannella che si esplica nelle realizzazioni di bevande e dolci dal carattere rigenerante rinvigorente e sopratutto salutare.

Leggi tutto...

Virtù del pepe nero

pepenerotondo pepenerolungo minDr. Antonio Colasanti - «Giovanna ha compiuto 53 anni e da due è in menopausa per fortuna senza particolari disturbi quali vampate di calore, sudorazioni, insonnia. Però è aumentata di peso con accumulo di grasso addominale. Ha provato le barrette, i beveroni fai da te, le compresse accelera-metabolismo. Ma niente da fare. Qualche giorno fa ha sentito parlare del pepe nero quale toccasana per tale disturbo… Voleva saperne di più.»

Già i Greci e i Romani conoscevano bene il pepe e ne distinguevano due specie: rotondo e lungo. Entrambi contengono piperina che stimola l’attività metabolica e brucia-grassi. Inoltre ha un ruolo chiave nel controllo della fame nervosa. Ovviamente questo principio attivo non basta da solo ad attivare quei processi che assottigliano il girovita. Deve essere associata a una dieta sana ed equilibrata e a un’attività fisica costante. Il pepe ha anche un’altra interessante caratteristica: contribuisce a cancellare quella stanchezza che spesso è associata a regimi ipocalorici dagli effetti dimagranti. L’altro effetto assottiglia-silhouette è legato alla termogenesi: aumentando il calore del corpo, oltre a potenziare la demolizione dei grassi, il pepe aiuta il corpo a smaltire più calorie. Pur avendo gli stessi principi attivi ed effetti, la tipologia allungata risulta più speziata e calda rispetto a alla specie rotonda che ha una nota più piccante.

Nella storia

L’uso del pepe come condimento risale ai tempi di Alessandro Magno. Il poeta latino Orazio nei suoi versi spiega come questa pianta fosse assai ricercata dai buongustai del suo tempo. Si racconta che nei banchetti del ricco Nasidieno fosse sempre presente una lampreda di mare in salsa di pepe bianco. Il filosofo Cazio si vantava di essere stato il primo a far mettere dinanzi a ciascun invitato delle piccole e graziose bacinelle riempite di un miscuglio di pepe bianco e sale e pepe nero. Il valore di questa pianta nell’antichità era talmente elevato che lo si utilizzava al posto dell’oro per pagare i tributi richiesti dai vincitori. Nei libri di storia viene citato tra i regali da fare ad illustri personaggi: quando Alarico, re dei Visigoti, nel 408 occupò Roma impose ai suoi abitanti una taglia di 3000 libre di pepe. Le donne arabe applicavano sui capelli maschere a base di sale, cipolla, pepe: la peperina e gli oligoelementi contenuti in questo mix favorisce effettivamente la ricrescita dei capelli.

Come lo usavano i medici antichi

I dottori dell’antichità medici lo utilizzavano per curare le malattie da raffreddamento, i disturbi nervosi, gli spasmi muscolari, i tremori, l’epilessia ed era considerato un rimedio indispensabile per le infezioni della vescica e dei reni. Anche la scuola salernitana riteneva il pepe un ottima medicina usata dai medici campani soprattutto per combattere la febbre. Dopo il Rinascimento era ritenuto un valido rimedio contro il mal di denti: due o tre foglie di salvia tritate insieme a sale e pepe inserite in un sacchetto di cotone e applicate sul dente hanno un notevole effetto calmante sul dolore.

Utilizzo per dimagrire

Al mattino al risveglio bere una tisana brucia-grassi a base di pepe nero. Preparazione: sciogliere un cucchiaino di zenzero, ½ di pepe nero, 1 cucchiaino di cannella in due tazze ‘acqua tiepida. Far riposare per dieci minuti e filtrare prima di sorseggiare. Dopo i pasti, un giorno sì e uno no bere una tisana al pepe e limone. Ricetta: sciogliere in una abbondante tazza di acqua tiepida un limone spremuto, due pizzichi di pepe e un pezzettino di zenzero fresco. Lasciare in infusione e sorseggiare. Alcuni ricercatori sostengono di non esagerare con questo agrume il cui acido citrico avrebbe un potere detossinante, ma anche decalcificante. Ma più recenti ricerche dimostrano il contrario: importante che il limone sia diluito in abbondanti quantitativi d’acqua (per saperne di più leggere Simona Oberhammer Acqua e limone Mondadori, pag. 208, euro 18). Altra associazione snellente è l’accoppiata pepe-curcuma, la curcumina potenzia l’accelerazione metabolica attivata dal pepe. Ricetta: tagliare le carote a rondelle e farle bollire per 20 minuti in 500 ml di brodo vegetale a fuoco basso. Aggiungere la curcuma, togliere dal fuoco, frullare con un mixer a immersione, condire con un pizzico di sale, pepe e un filo di olio a crudo.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Il The e le sue virtù

Pianta del the Camellia sinensis 350 260 minDr Antonio Colasanti - Facciamo il punto su una bevanda millenaria e sulle sue virtù in funzione di studi recenti.
La pianta del the è la "camellia sinensis" appartenente alla famiglia delle "theaceae" originaria dell'India settentrionale e della Cina.
In passato si pensava esistessero piu specie di tale pianta lo stesso Linneo (Carl Nilsson Linnaeus, divenuto Carl von Linné) padre della classificazione botanica cadde in errore considerando l'esistenza di due piante nero e verde.
Negli anni 50 si concordò con l'esistenza di un'unica specie presente in 2 varieta-assamica e sinensis-

I the che abbiamo in commercio derivano tutti dalle foglie. La pianta è un arbusto di 4-5 metri e coltivata nelle regioni caldo umide. Si trova dal livello del mare ai 2000 metri. I the d'alta quota sono i piu pregiati perche le foglie crescono piu lentamente sviluppando gusto e aroma migliore. Nelle zone favorevoli si fanno fino a 20 raccolti l'anno. Dopo la raccolta le foglie vengono lavorate per determinare la tipologia del the.
The nero: le foglie vengono appassite tramite ventilazione con aria calda a 30 gradi poi compresse in rulli meccanici che rompono le curvature ed inizia il processo di fermentazione durante il quale si formano le sostanze che conferiranno sapore ed aroma al the. Dopo 1 ora si inizia l'essiccazione con aria calda a 60 gradi che dà alle foglie il tipico colore scuro.

The verde: le foglie appena raccolte sono trattate a vapore per breve tempo per impedire processi di fermentazione, questo consente di conservare inalterati i componenti presenti nella foglia fresca. Le foglie vengono poi arrotolate ed infine essiccate.

Esistono numerosi the semifermentati: oolongo, matcha, wulong nei quali i processi di fermentazione sono piu brevi. Infine the aromatizzati preparati con the nero o verde cui si aggiunge petali di fiori, pezzi di frutta, spezie ed olii essenziali quali gelsomino o bergamotto.

The verde: sono chiamati i non fermentati e sono i piu venduti al mondo, questi sono alla base del the alla menta consumato in marocco.
Il gunpowder (molto conosciuto) è il piu noto the cinese, è a forma di palline che ricorda la polvere da sparo per cui il nome. Le foglie essiccate non subiscono il processo di fermentazione matenendo tutte le sostanze in particolare i polifenoli che promuovono il benessere.

The verde bancha: è usato in tutte le età, da bambini ad anziani, perchè contiene poca teina, è preparato con foglie grandi raccolte in estate e usato in macrobiotica per accompagnare e seguire il pasto. Si prepara in acqua a 80 gradi con una infusione di 3 minuti.

The hojicha (verde e giapponese) Con le foglie di questo the, tostate, di colore nocciola, si prepara in infuso per accompagnare i pasti, contiene poca teina e ha un sapore delicato.

The kukicha (giapponese) si ottiene da piccoli rami e foglie che subisconi un'essiccazione leggera. Privo di teina e quindi adatto a tutti ha un sapore dolce e leggero. Far bollire per 10 minuti.

The Sencha (verde e giapponese) è il piu consumato in giappone e cotto a vapore, emana un aroma fresco erbaceo di clorofilla ha un colore giallo

The Oolong, il nome significa "drago nero", è conosciuto anche come tè blu o tè quing è assai diffuso in Cina e a Taiwan. E' un semifermentato di colore rossastro a fermentazione breve, somiglia al the verde sia nel sapore che nei principi attivi.

Ancora
The nero Assan dell'India orientale dalm sapore forte e deciso;

The nero di Cylon, pregiato, essiccato e fermentato, dal sapore aromatico;

The nero english, classico, da gustare al naturale, ideale per prima colazione;

The bianco Pai mu tan un tè ricco di cime bianche e argentate. Il colore in tazza è brillante e limpido e il suo sapore è molto morbido, vellutato, leggero e floreale. Il Tè bianco è chiamato per la sua bontà, the degli imperatori, è di pregiatissima qualità, per l'alto contenuto di antiossidanti, stimola il metabolismo dei carboidrati. E'il piu pregiato tra i the, mix di germogli raccolti in primavera povero di tannini, delicato infuso giallo a 70 gradi per 3 minuti.

The rosso-rooibos, non e un vero the, si estrae da l'aspalatus linearis pianta africana, si fermenta ed essicca i ramettiò Di colore rosso ha proprieta astringenti antiossidanti, non contiene teina e ha un basso contenuto di tannini.
Il rooibos e una bevanda rinfrescante adatta a tutte le eta anche per bambini anziani e persone nervose.

Cosa contiene il the: caffeina, teofillina, tannini, ad azione astringente e antibiotica ha vitamina c e fluoro.
Per la caffeina il nero ne contiene 70 mg, il verde la metà.

Indicazioni terapeutiche
Con le foglioline per infusione a 70-80 gradi, si prepara una bevanda gradevole ad effetto tonico che facilita la digestione, produce un'azione diuretica e dimagrante, è astringente nelle forme diarroiche.
Il contenuto di "epigallocatechinegallate" siglate "egcg" del the verde in particolare le rende interessanti per le proprieta antiossidanti ed antinfiammatorie e coadiuvanti nelle terapie oncologiche in quanto inducono fenomeni apoptosici nelle cellule tumorali.
Nei soggetti col sistema nervoso eccitabile e preferibile evitare l'uso la sera.

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Leggi tutto...

Le virtù dimenticate del fico

fichi 350 260 minDr. Antonio Colasanti - Fico Ficus carica (fico comune) appartiene alla famiglia delle moracee. Pianta originaria dell'Asia minore coltivata nelle aree mediterranee.
Secondo la scuola medica salernitana del 1200 il fico stimolerebbe l'amplesso dei frigidi, mentre le scrofule, le ghiandole e i tumori guariscono cogli empistri di fico. I fichi erano molto apprezzati dai greci che ne vietavano l'esportazione.

Erotodo riferisce che nel corso di orge bacchiche si usavano falli di legno di fico. Era una specie protetta perche costituiva una produzione base per l'alimentazione, era ritenuta pianta sacra e veniva piantata nel recinto dei templi.
Andrea Mattioli importante botanico del 1500 narrava che i fichi maturi fanno sudare, spengono la sete e cacciano il caldo. Nel 16° secolo un ricettario cosmetico per far belle le mani alle donne consigliava: 20 fichi da far bollire per 20 minuti, poi con il risultato lavarsi le mani prima di dormire.

I fichi sono di colore diverso seconda le razze o varietà, quelli piccoli e violetti sono i migliori, si seccano al sole per conservarli in inverno. Ben maturi sono nutritivi e di facile digestione perche contengono sostanze digestive come cradina e papaina.

Contengono 60 di zuccheri, gomme sali, vitamine B e PP. Il sugo lattigginoso acre e caustico serve per togliere verruche e calli.

I fichi violetti sono emollienti si usano per gargarismi in decotto nel latte, nelle infiammazioni della bocca, gola, reni, vescica.
Ridotti in pasta risolvono ascessi e gonfiori. Seccati al sole sono espettoranti, si fanno bollire nell'acqua o latte tagliati a pezzi, si aggiungono 20 grammi di issopo per curare asma e raffreddori. 2 fichi polverizzati con pepe, presi a digiuno espellono i calcoli urinari. L'acqua che rimane è utile per eliminare la renella. Nelle coliche renali bere 2 bicchieri di infuso di foglie secche di fico mescolate con foglie di olmo.

Polvere di fico con miele fornisce un unguento per i geloni. Per la stitichezza 5 fichi da mangiare la sera. Decotto di fichi nel latte e fare gargarismi per irritazioni di gola e gengive.
I fichi sono utilissimi anche nella debolezza cardiaca e muscolare, nelle emorragie e nelle emorroidi, ottimi per prevenire le cistiti.
Quindi mangiamo i fichi con assoluta tranquillità. Attenzione ai diabetici perche contiene sostanze zuccherine, quelli secchi un po' di meno perché sono un concentrato di di vitamine, minerali, zuccheri, fibre e proteine.

Leggi tutto...

Le mille virtù dell’aloe

 aloe vera 350 260 mindi Antonio Colasanti* - L’aloe è considerata una pianta straordinaria, dalle molteplici proprietà benefiche per l’organismo già dall’antichità.

Basti pensare che gli antichi egizi avevano l’usanza di piantarla all’ingresso di casa per assicurarsi lunga vita e felicità. Si narra, anche, che Cleopatra la utilizzasse, in abbinamento ai celebri bagni di latte, come prodigioso rimedio di bellezza. Mentre il conquistatore Alessandro Magno, quando approdò sull’isola di Socotra, nell’oceano Indiano, trovò un’estesa piantagione di aloe. Il prezioso gel all’interno delle lunghe foglie fu utilizzato per medicare le ferite dei suoi soldati. Ma questi sono solo alcuni dei numerosissimi cenni storici. Oggi, più di prima, sappiamo che l’aloe ha numerose virtù, tanto che è stata fonte di diversi studi scientifici.

In natura esistono ben 200 specie di aloe, che crescono perlopiù in Africa, in America tropicale, ma anche in Europa. Si tratta di una pianta tropicale e sub tropicale, nota anche come xerofite, perché ha la capacità di sopravvivere in periodi di lunga siccità, evitando la perdita di acqua. Pur esistendo varie tipologie, la pianta più utilizzata e comune anche nel nostro paese è l’Aloe vera, che si usa sotto forma di gel (contenuto nella parte centrale della foglia) o succo (he deriva dalla foglia intera). Il gel viene utilizzato puro o in numerosi prodotti cosmetici per la pelle perché è dimostrata la sua potente azione lenitiva. Tanto che è un rimedio efficace in numerosi disturbi della pelle, anche come doposole per mitigare gli effetti dannosi delle scottature da eccessiva esposizione o per contrastare rossori ed eritemi. Il succo viene utilizzato soprattutto come depurante naturale dell’organismo, in particolare del tratto gastrointestinale. In questa pianta sono stati trovati 160 componenti, che agiscono in sinergia apportando tutta una serie di effetti benefici.

Vitamine e sali minerali

È una pianta ricca di vitamine e sali minerali: in essa troviamo buone fonti di calcio, utile per la salute di denti e ossa e per contrastare l’osteoporosi. Poi c’è il cromo, importante per un buon funzionamento del metabolismo. E ancora il fosforo, alleato delle ossa e costituente delle membrane cellulari. Contiene magnesio e potassio: il primo è importante anche per la produzione di energia cellulare. Mentre il potassio è uno dei più importanti minerali, chiamato anche il minerale del cuore, perché è fondamentale per le funzioni cardiache. Infine, troviamo anche rame, selenio, zinco, così come le vitamine (betacarotene, vitamine del gruppo B, vitamina C). Tutto questo mix di sostanze hanno un effetto antiossidante sull’organismo, quindi contribuiscono a combattere i radicali liberi e a contrastare i processi di invecchiamento.

Altri effetti benefici

· Ha proprietà antibatteriche e antimicrobica naturale e può essere utile per la pulizia di bocca e gengive, per favorire la guarigione di afte e altre piccole lesioni delle mucose.

· Il succo bevuto regolarmente, secondo le dosi indicate, può aiutare a rinforzare le difese dell’organismo.

· Ha un effetto depurante, quindi l’aloe assunta sotto forma di succo, contribuisce a eliminare le tossine dannose per l’organismo e a favorire un benessere intestinale e migliorare la digestione.

· Nei periodi di maggiore stress fisico, come anche il cambio di stagione, l’aloe può aiutare a migliorare le proprie energie.

· L’aloe è anche considerata un antinfiammatorio naturale e può essere di aiuto come calmante dei tessuti infiammati.

*farmacista, esperto in naturopatia e fitoterapia

 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

Sostieni UNOeTRE.it
Leggi tutto...
Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici