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Forse vivere o forse morire aspettando il Governo italiano

ASSOCIAZIONE GENITORI TARANTINI

Ancora tre settimane da aspettare per veder rispettata una sentenza. Insopportabile. (al video con Cinzia Zaninelli)

di Massimo Castellana*
cinziazaninelli 390 minEravamo lì, a Roma, il 12 e 13 maggio, in attesa che finalmente il Consiglio di Stato esprimesse il suo parere sul ricorso presentato da ArcelorMittal e Ilva in A.S., ignobilmente sostenuti in seguito dal Ministero per la Transizione Ecologica, avverso la decisione del TAR di Lecce che, ritenendo valide le ragioni del sindaco di Taranto, ordinava lo spegnimento entro 60 giorni degli impianti di produzione a caldo dell’acciaieria tarantina.

Due giorni, due presidi in importanti piazze della Capitale, sostenuti da donne e uomini della cultura e dello spettacolo che hanno gonfiato i nostri cuori di grandissima emozione e commozione.

Resteranno di certo come carburante buono per le nostre menti le parole di Erri De Luca, nel suo intervento del 12 maggio, in piazza San Silvestro.

“La principale ragione di una comunità che si organizza in forma di stato è la salute per la tutela della incolumità dei cittadini. A questo serve uno Stato. Uno Stato che rinuncia a questa tutela è uno Stato disertore! Diserta, ma non per insufficienza di prove né per strafottenza, ma per intera collusione con il massimo profitto, perché quel profitto non vuole cedere un’unghia del suoErriDeLuca 350 min vantaggio per occuparsi della salute. Questa è una situazione di criminalità. Qui si tratta di crimini di guerra in tempo di pace. I responsabili, un giorno, verranno chiamati a rispondere di questo crimine”, ha esordito Erri. Poi, proseguendo, ha dichiarato: “Io credo che la siderurgia abbia fatto il suo tempo, sulle nostre coste. E’ andata via da Genova, è andata via da Napoli senza che queste città siano crollate sotto il peso dell’assenza di queste siderurgie. Le siderurgie se ne andranno. Taranto sarà prima o poi inesorabilmente liberata e tornerà alla sua natura che è pronta a ripartire immediatamente appena verrà tolta l’oppressione dello sfruttamento e dell’inquinamento.”

Erri ha voluto infine dedicare un pensiero ai tarantini con parole tanto forti quanto commoventi. “Voi, genitori colpiti nel più vivo dei dolori, siete i fondatori della liberazione della vostra città.”

Si potrebbe chiudere qui e aggiungere solo che il giorno dopo, il 13 maggio, tutti i tarantini, più che raddoppiati in numero, presenti in piazza di Montecitorio venivano raggiunti dalla notizia che alle 12,30 il Consiglio di Stato aveva terminato la seduta dichiarando legittima la decisione del Tar di Lecce, considerando la salute un bene più prezioso rispetto alla produzione.

Potremmo raccontarlo, ma non sarebbe la verità.

La verità è che il Consiglio di Stato, a conclusione della seduta, ha annunciato che serviranno altre tre settimane per la decisione.

Tre settimane che vedranno nuovi malati, nuove sofferenze, altre morti.

Sul tavolo del Consiglio di Stato sono arrivati migliaia di fogli, compresi gli innumerevoli studi epidemiologici che dimostrano, al di là di qualsiasi dubbio, l’incidenza dell’inquinamento da produzione a caldo sulla salute e sulla vita dei cittadini della provincia di Taranto, in particolare per quanto riguarda i tre quartieri del capoluogo più vicini all’insediamento industriale.

Quello che possiamo raccontare, dopo le giornate romane, è nelle fotografie Ancora tre settima giusto di alcuni dei piccoli tarantini ignobilmente sacrificati per decreto, le croci bianche piene di nomi di madri e padri e fratelli e sorelle e nonni e amici, consumati nell’interno dei propri corpi fino alla morte.

Quello che possiamo raccontare, infine, è che, all’interno degli autobus e delle macchine che ci riportavano a Taranto, ognuno di noi ha pensato che anche questa volta la giustizia non ha saputo decidere tra la vita e la morte, lasciando un’intera comunità con il solito dilemma: forse vivere, forse morire.

Cinzia Zaninelli, Presidente dell'Associazione Genitori Tarantini, rilascia una dichiarazione a UNOeTRE.it

*Massimo Castellana, Ass. Genitori tarantini - ets

 

 

 

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I bambini di Taranto vogliono vivere

 SALVARE TARANTO

#IOSONOTARANTINO - I bambini di Taranto vogliono vivere

di Tania Castelli

Taranto 370 minTaranto è una perla preziosa incastonata tra due mari di lapislazzuli e l'oro delle sue spiagge. Ma in seno a tanta bellezza c'è anche un gigantesco polo siderurgico che, se da una parte offre lavoro a migliaia di persone, dall'altra mette in pericolo la salute pubblica con emissioni altamente inquinanti. In particolare quella dei bambini.

Già nel 2001 una Commissione Europea ha pubblicato nella Gazzetta ufficiale delle Comunità europee, dati preoccupanti sull'esposizione a diossine e/o PCB durante la fase gestazionale. Nei nascituri sono stati riscontrati poi ritardi dello sviluppo del sistema nervoso e sulla neurobiologia del comportamento, squilibri ormonali tiroidei, ritardo nello sviluppo e disordini comportamentali.

Nella popolazione giovanile tra 0 e 19 anni delle aree urbane vicine alla fabbrica, come il quartiere Tamburi, è stato riscontrato un drammatico aumento delle leucemie, in particolare quelle mieloidi, delle malformazioni congenite, dei problemi del neuro sviluppo e abbassamento del quoziente intellettivo (dati I.S.S. Istituto Superiore di Sanità).

Inoltre è stata rilevata una incidenza sulla media regionale del +54% di tumori infantili tra 0 e 14 anni, del +45% di patologie già nel grembo materno, del +21% di mortalità infantile e del +20% di mortalità entro il primo anno di vita (Fonte S.e.n.t.i.e.r.i. Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, commissionato dal Ministero della Salute e coordinato dall’I.S.S., arrivato nel 2019 già al qui ti rapporto annuale).

Nel 2013, la Dott.ssa Annamaria Moschetti e il Dott. Piero Minardi (Responsabile per “Ambiente e Salute Infantile” Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata; Pediatra di famiglia comune di Statte - TA e membro dell'Associazione Culturale Pediatri Puglia e Basilicata) hanno condotto uno studio su un piccolo campione di bambini residenti in quelle aree: nel sangue di nove bimbi tra i 3 e i 6 anni sono stati rilevati metalli pesanti con valori della piombemia che andavano tra 22 e 36 microgrammi/dl.

Nel processo contro Ilva per disastro ambientale, denominato "Ambiente svenduto", il PM di Taranto Mariano Buccolieri ha esposto nella requisitoria in Corte di Assise i dati scientifici rilevati dalle perizie depositate presso la Procura della Repubblica di Taranto fin dal 2009, in cui vengono riportati valori altissimi di diossina, trovata nei pascoli e nei terreni agricoli attorno all'area in cui risiede l'acciaieria. È bene ricordare che a causa di tale massiccia contaminazione sono stati abbattuti tutti i capi di bestiame presenti nelle attività di allevamento in un raggio di 20 km dall'insediamento industriale anche se, incredibilmente, non viene proibita l'agricoltura. Verdure, frutta e carni consumate dalla popolazione locale, a cominciare proprio dai bambini e dalle mamme in dolce attesa.

Numeri e dati spaventosi che rappresentano la tragedia di un territorio duramente colpito, in particolare nei suoi affetti più cari: i figli.

Fino al 2017 i bambini di Taranto affetti da patologie tumorali per curarsi dovevano affrontare una "migrazione sanitaria" a Bari o in altre città italiane in quanto il nosocomio cittadino, pur avendo una Unità di Pediatria, non comprendeva un reparto e le attrezzature adatti. Ma nel 2016 è avvenuta la svolta grazie alla raccolta fondi promossa dalle Associazioni Amici del Minibar e Arcobaleno mediante la vendita di una t-shirt con la frase "Ie jesce pacce pe te!!!" (In tarantino "Io sono pazzo di te!!!") di cui la famosissima giornalista e conduttrice televisiva Nadia Toffa si è fatta testimonial mediante la trasmissione Le Iene show. Così sono stati raccolti ben €500.000 coi quali, finalmente, è stato possibile attrezzare un primo reparto con due posti letto.

La direzione della U.O.C. di Pediatria ed Oncoematologia Pediatrica dell'Ospedale Santissima Annunziata è stata affidata al Dottor VALERIO CECINATI, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, già primario presso l'Ospedale Civile di Pescara, che lavora incessantemente per la crescita del piccolo reparto in cui, insieme alla sua equipe medica, lotta per sconfiggere i rari tumori dei bambini di Taranto.

Successivamente, data la crescente richiesta di degenze, si è provveduto ad un ampliamento della struttura utilizzando un finanziamento misto - pubblico e privato (quest'ultimo grazie ad una ulteriore campagna di vendita delle t-shirt). Nel dicembre del 2019 l'Unità Operativa Sanitaria è stata poi intitolata a Nadia Toffa che nel frattempo, purtroppo, è venuta a mancare proprio a causa di un tumore.

Infine, grazie alla Fondazione Soleterre in collaborazione col progetto locale SIMBA è stato possibile istituire due borse di specializzazione in ematooncologia pediatrica a Taranto e portare a Taranto anche una specialista in Psicologia Oncologica specializzata nel sostegno del benessere psicologico dei piccoli pazienti e delle loro famiglie. Si tratta della Dottoressa MARIA MONTANARO, che come il Dottor Cecinati è pugliese di nascita ed esercitava la sua professione a Padova ma, fortemente voluta dal Primario, ha scelto di seguirne l'esempio tornando in Puglia e unendosi alla equipe medica del reparto Nadia Toffa.

Tutto ciò rappresenta non poca cosa se pensiamo che è avvenuto nell'arco di soli 4 anni, per volontà e finanziamento popolare e grazie alle coraggiose scelte di vita di alcuni medici, piuttosto che in attuazione di un dovere istituzionale dello Stato.

Ma ciò che serve più di tutto ai bambini di Taranto è un ambiente salubre in cui vivere e crescere sani e sereni senza un così alto rischio di contrarre il cancro.

Per parlare dei danni alla salute dei bambini di Taranto la redazione di UNOeTRE.it ha in programma il 5 maggio p.v. alle 18,00 una diretta streaming in cui interverrà proprio il Dottor Valerio Cecinati, esperto in Ematologia e Oncologia Pediatrica, Primario del relativo reparto presso l'ospedale SS Annunziata di Taranto. Con lui avremo anche Massimo Castellana, dell'Associazione Genitori tarantini - ets, da anni impegnata contro l'inquinamento industriale, nella richiesta della indispensabile bonifica ambientale e in favore delle attività produttive ecocompatibili col territorio.

Invitiamo quindi tutti i nostri lettori a seguire il giornale e i suoi social media, sui quali verrà pubblicatoin seguito il promemoria sulla piattaforma StreamYard - attivabile con un semplice click - per accedere direttamente alla trasmissione on-line alle 18,00 del 5 maggio.

So, stay tuned!*

#IOSONOTARANTINO
Link sito ufficiale Associazione Genitori Tarantini ets
https://sites.google.com/view/genitoritarantini
Link pagina facebook ufficiale
Associazione Genitori Tarantini ets
https://www.facebook.com/genitoritarantini.ets/
Link all'evento facebook del 12 e 13 maggio a Roma organizzato dall'Associazione Genitori Tarantini
(© Massimo Wertmuller)
https://fb.me/e/1hmrj6W2U

 

*Quindi rimanete sintonizzati
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Vivere in "zona rossa"

COVID 19. Cronache&Commenti

Quanto durerà? Facciamo il possibile perché sia meno pericoloso per tutti

di Rossana Germani.
Adattamento il fiorellino non resta prigioniero dellasfalto minE siamo ancora qui… non tutti purtroppo.

Un anno di pandemia e, dopo il periodo estivo in cui tutti pensavamo che, forse, ce l'avremmo fatta a sconfiggere il virus, siamo tornati a fare i conti con lui. A contare e ricontare, a fare statistiche, previsioni, monitorare e a colorare le nostre regioni come arlecchino. Comune dopo comune la zona rossa torna a fermarci nelle nostre case. C’è da chiedersi se abbiamo agito tutti con coscienza. Gli assembramenti ci sono stati e continuano ad esserci.

Il mio comune, Monte San Giovanni Campano, è diventato dal 27 febbraio zona rossa. Ce lo aspettavamo dopo l'impennata dei contagi negli ultimi giorni. Il sindaco ha fatto ordinanze e comunicati di ogni tipo raccomandando fortemente di evitare assembramenti e di rispettare tutte le norme previste per cercare di contenere il contagio ma il virus si è fatto strada tra i cittadini. Spero di non vedere più gente chiacchierare o giocare a carte come se nulla fosse, senza mascherina o con la mascherina sotto il naso. Vedo passare la pattuglia dei carabinieri e anche la polizia municipale a controllare gli eventuali assembramenti. Mi chiedo perché si debba a arrivare a tanto. Possibile che ci sia chi riesce ancora a prendere sottogamba questa pandemia? Ancora si parla di complotto internazionale, mondiale!

L'uomo è uno strano essere, si dice intelligente ma alla fine si comporta da stolto. In fondo non sono delle richieste assurde il distanziamento, la mascherina e l'igienizzazione delle mani. Ma ci si crede invincibili davanti ad un nemico microscopico. Se potessi esprimere un desiderio vorrei che questo virus fosse ben percepibile e ben visibile a tutti.

Io mi sono abituata così tanto alla mascherina che, come con la cintura di sicurezza in auto, faccio fatica a pensare alla mia vita futura senza. Oramai quando non la porto perché sto in casa, provo una strana sensazione, come se mi mancasse qualcosa, come se stessi senza un indumento fondamentale. Sono abituata a fare attività sportiva all'aperto e, anche durante la mia solita corsetta quotidiana, indosso sempre la mia mascherina, perché non riesco più a farne a meno. Lo stesso vale per il distanziamento. Spontaneamente, senza pensarci più, mi ritrovo ad attraversare la strada se davanti a me, sul mio stesso marciapiede, vedo arrivare in lontananza qualcuno.

Al supermercato, l'ordine dei prodotti da prendere e mettere nel carrello, non è più in base alla mia lista della spesa o in base alla vicinanza. È una spesa ballerina: ora in questo reparto, ora nell'altro per poi ritornare di nuovo a questo, tutto in base alla posizione delle altre persone e non più dei soli prodotti. Ma non è disagevole, mi viene automatico farlo e non mi pesa. Penso di fare ciò che è giusto fare e basta e credo che molti facciano la stessa cosa, lo percepisco dai loro sguardi. Lo stesso per l'igienizzazione della mani. Io che ho sempre avuto mani a mollo per via dei continui lavaggi non trovo per nulla strano usare il gel sanificante più volte, a ripetizione, anche quando non servirebbe, anzi, a dir la verità, è stata una benedizione per me il fatto di renderlo disponibile in ogni luogo. Chi l'avrebbe mai detto che la mia fissazione di lavarmi spesso le mani, per la quale molte volte sono stata derisa, ora mi torna utile!
Credo che la mia capacità di adattarmi alle situazioni sia una delle poche qualità che mi riconosco.

Spesso mi capita di provare un disagio inconscio quando vedo la tv dove gli attori stanno senza mascherina insieme e vicinissimi fino a quando, subito dopo, realizzo che si tratta di un film.
Penso che sia arrivata una nuova era. Dovremmo imparare a convivere con i virus e affinare le nostre tecniche e precauzioni per la sopravvivenza. Il mondo cambia e l'uomo deve adattarsi al cambiamento. Forse avremmo preferito l'era glaciale ma come in quel bel cartone animato, in cui tutti i personaggi si ingegnano adattandosi, il cambiamento è un naturale corso della storia a cui dobbiamo rispondere con intelligenza e coscienza per sopravvivere sapendo che ci sarà sempre chi dirà la sua a sproposito per distoglierci dai veri problemi, a volte per ingenuità come una delle più belle battute de “L'era glaciale 2” (io una volta ho vomitato).

Ma voglio essere fiduciosa, credo nel prossimo, voglio crederci ancora. Aspettando tempi migliori, resto con la mia famiglia in casa dopo essere uscita ieri per una spesa che spero ci basti almeno una settimana. Vorrei tornare ad abbracciare le persone, anche solo attraverso una vigorosa stretta di mano e nel frattempo valorizzo gli sguardi cercando di penetrare nell'anima di chi ho di fronte sperando nello stesso tempo di trasmettere vicinanza con i miei occhi. Non possiamo sapere quanto durerà questo periodo ma possiamo di certo fare molto perché sia meno pericoloso per tutti.

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Articolo pubblicato anche su CiesseMagazine

 

 

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Vivere di mare: i pescatori di Terracina

Lavori e Lavoratori 

Porto di Terracina, Serena Galella intervista Dario Venerelli, Presidente della Cooperativa dei Pescatori

01 Dario 390 minAbito dal 7 Marzo (bloccata dal lockdown) a Sabaudia, cittadina pontina sul mare, in una zona a me poco conosciuta anche se al Circeo ho passato le estati per tanti anni con la mia famiglia, fino all'adolescenza. Passavamo delle lunghe estati, quando mia madre ci costringeva a ben quattro mesi di mare, nei bei tempi in cui si entrava a scuola i primi di ottobre. La zona negli ultimi anni si è trasformata e sono cresciute le frazioni, i borghi limitrofi a San Felice Circeo e Sabaudia.

Non conoscendo nessuno ho iniziato a girovagare in zona, così come faccio quando viaggio e mi trovo in un posto sconosciuto anche se ho con me la guida comprata prima di partire, e ho cominciato dal porto di San Felice Circeo. Il porto è perlopiù meta di yacth di lusso dei vacanzieri e ormai ci sono solo pochi pescatori. Ho chiesto informazioni e mi hanno detto che a Terracina avrei trovato molti più pescherecci e un mercato attivo.

Così ho pensato di spostarmi a Terracina. Non ci andavo dagli anni in cui mi esibivo a cappello per strada e cercavo nuovi luoghi dove fare spettacolo, per evitare il sempre crescente numero di artisti nelle piazze romane.02 imbarcazione 390 min
A Terracina mi legano i ricordi infantili, quando i miei nonni avevano una casa in Via del Piegarello e i miei genitori nelle vicinanze, venduta quando io avevo circa 6 anni.
L'ultimo giorno di vita, mio nonno, andò a comprare il pesce dai pescatori del porto di buon mattino per poi cucinarlo a casa di mia zia a tutti i presenti per il pranzo. Proprio a Terracina che se n'è andato il commendator Galella, nonno Ciccio, in un batter d'occhio.
I ricordi mi accompagnano in questo viaggio a ritroso.

Non ci andavo da tanto tempo e mi sono diretta spedita al porto. Ho girato un po' e chiesto ad un pescatore dove pranzare. Mi ha consigliato uno dei nuovi take away sorti negli ultimi anni e li ho chiesto ancora, mentre prendevo un caffè, al cameriere. Così ho scoperto che il porto di Terracina è molto attivo e che tutti i pomeriggi i pescatori portavano il pescato nei locali della loro cooperativa per venderli all'asta. A battere l'asta è il presidente, il Sig. Dario Venerelli, tutti i pomeriggi alle 16,00.

Ho deciso di fermarmi, ho prolungato la passeggiata, scattato foto e qualche minuto prima dell'inizio dell'asta mi sono recata alla pescheria. Grande il fermento, un'aria frizzante e il presidente è arrivato dopo poco.
Gli ho chiesto la disponibilità a fare un'intervista video e si è reso immediatamente disponibile, invitandomi03 Asta 390 min a farla subito. Ho preferito rimandare per fermarmi a vedere l'asta, cercare di capire la situazione e non importunarlo proprio prima del lavoro. Dovevo montare l'attrezzatura e non sono molto pratica di queste cose, è di recente che mi cimento. Volevo anche prendere tempo per capire qualcosa di quest'ambiente, essendo completamente all'asciutto dell'argomento.
Uno ad uno sono arrivati i pescatori con il loro carico e con loro gli acquirenti, venditori e ristoratori.

All'improvviso hanno cominciato a battere l'asta e il presidente, un omone grande e simpatico, ha iniziato il suo spettacolo.
Una bellezza!04 Pescatori 390 min
Le varietà di pesce nelle cassette, la facce dei pescatori consumati dal sale e dal vento, la voce roca del battitore, consumata dall'asta quotidiana e i diversi personaggi seduti su una gradinata a comprare il pesce. Ho scattato qualche foto e sono partita a vedere il tramonto, felice come una Pasqua!
Volevo parlare delle condizioni dei lavoratori di questa zona e cominciare con i pescatori mi è sembrato un buon inizio.

L'intervista è stata fatta prima che i contagi da Corona Virus aumentassero nella provincia. Attualmente anche Terracina è stata duramente colpita e mi auguro che la situazione rientri presto. I pescatori sono organizzati, l'unione fa la forza e Dario Venerelli ce lo ha raccontato.

In meno di dieci minuti ci mostra con i fatti una visione comunitaria per salvarsi tutti e non lasciare nessuno da solo.
Straordinario, direi.
Lo ringrazio ancora per la disponibilità e la pazienza.
Buona visione!

 

 

La video intervista a Dario Venerelli, raccolta da Serena Galella

 

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/CentroItticoCooperativaDeiPescatoriDiTerracina

Link intervista al Presidente della Cooperativa dei Pescatori di Terracina: https://youtu.be/pZE1JPdpE_s

 

 

Serena Galella scrive anche per CiesseMagazie per il quale cura la rubrica dell'arte

 

 

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Anche i bambini di Taranto vogliono vivere!

 Associazioni

 Articolo pubblicato su CiesseMagazine n. 21 del 30 novembre 2020

Associazione Genitori Tarantini - Ets

genitori tarantini 390 minVista la tragica situazione sanitaria che l'ecomostro arcelotmittal ex Ilva di Taranto sta provocando, pensiamo di dover dare il nostro contributo alla divulgazione di questa orribile verità edulcorata nella narrazione al pubblico per nascondere la responsabilità di tante morti e tanta sofferenza. E vogliamo cominciare a farlo pubblicando l'ennesima lettera aperta che i cittadini di Taranto hanno inviato al Presidente del Consiglio Conte e che speriamo trovi sempre più sottoscrizioni.
L'introduzione è a firma dell'Associazione, la lettera è di Sara, una ragazza di Taranto che ha perso la sorellina quando era molto piccola.

Questo il link alla lettera dell'Associazione a Conte
https://www.facebook.com/993560574039215/posts/3219903198071597/

Pagina FB e sito internet dell'associazione
http://www.genitoritarantini.it/

https://m.facebook.com/genitoritarantini.ets/


C'erano una volta due sorelline felici. La più piccola, Miriam, si ammalò quando Sarah frequentava ancora le scuole elementari. La vita di Sarah cambiò improvvisamente. Oggi è cresciuta e non dimentica (e come potrebbe?). Miriam non c'è più da ormai dodici anni.
Così anche Sarah ha voluto scrivere una lettera al presidente Conte.Terra rossa CaDiCa 250

"Presidente,

a ventidue anni subisco ancora il fascino del Natale tanto che, voglio confessarLe, nutro tuttora una piccola speranza che Babbo Natale possa esistere, e questo accade anche nonostante il fatto che questo 2020 abbia messo tutti in ginocchio. Quando si è disperati o tristi o arrabbiati si diventa fortezze impenetrabili persino alla magia delle feste di fine anno, eppure io quest’anno voglio ancora sperarci e lasciarmi incantare come quando ero piccina. A quei tempi ero certa che Babbo Natale avrebbe ascoltato tutti i bambini, come mi assicuravano i grandi, e non sapevo che terra pericolosa fosse Taranto, così in ogni letterina o preghierina aggiungevo “fai stare bene la mia famiglia per sempre”. Babbo Natale non mi ascoltò. Ma sa cosa fa male? Che nemmeno il mio Paese lo ha fatto. Quando avevo dieci anni infatti ho perso la mia sorellina, a causa di un cancro riconducibile all'inquinamento prodotto dalle emissioni provenienti dalle industrie presenti su questo territorio. Ad agosto abbiamo perso anche il nostro cagnolino, probabilmente per lo stesso motivo. Oggi è un imperativo salvare la nazione dal virus, ma tante persone muoiono anche per altri motivi da molti, molti anni. Allora mi chiedo: perché è importante che i desideri di quel bambino di cui ha letto la letterina vengano ascoltati e fatti vessilli, e non quelli della piccola me prima della tragedia, o quelli di migliaia di bambini in questo territorio sfortunato?

Perché l'Italia deve essere risanata da questo virus terribile, ma a Taranto si può continuare a vivere e a respirare veleni di ogni genere? La piccola me sarebbe stata molto arrabbiata se Babbo Natale avesse portato regali a tutto il vicinato e a me no, perchè sapeva che tutti i bambini sono uguali, così come Lei, presidente, dovrebbe sapere che non esistono cittadini o morti meno importanti di altri. Perché il diritto alla salute non è rispettato a Taranto?
Sa cosa penso? Che la sua non-azione a favore della salute dei tarantini non abbia nulla a che fare con la tutela del lavoro, perché durante questa pandemia Lei ha chiuso negozi e attività non essenziali, perché OVVIAMENTE, la salute è più importante. Quindi, signor presidente, non è lo scrupolo di mandare a casa i dipendenti quello che davvero La trattiene dal fare definitivamente qualcosa. Signor presidente, Le chiedo di portare avanti anche altre battaglie, e soprattutto la battaglia contro il "virus" che colpisce i tarantini e tutti gli abitanti dei siti inquinati e che porta spesso nelle famiglie la tragedia di seppellire bambini.
Mia madre ha avuto la possibilità di parlarLe durante un incontro a Ceglie Messapica. Le stava aprendo il suo cuore, e Lei le ha raccontato di un acquario da costruire a Taranto, evitando così di rispondere ai veri problemi che Le venivano esposti: malattie e morte. I pesci però non erano la risposta che mia madre si aspettava. I pesci purtroppo non possono, rinchiusi in un acquario, garantire sostenibilità ambientale ed eliminare i veleni che respiriamo da sessant'anni.
I veleni si eliminano alla fonte.

Che tristezza chiedere al proprio governo di aiutarci a sopravvivere, perché questo dovrebbe essere la norma, e non una CONCESSIONE.

sara e miriam TarantoFacciamo così, esprimo il mio desiderio un’ennesima volta, vediamo se quest’anno Babbo Natale, Lei o altre forze cosmiche mi ascolteranno.

Per questo Natale, lo chiedo proprio a Lei, presidente: faccia stare bene la mia famiglia e tutte le famiglie di Taranto.

Buon Natale a Lei e ai suoi figli, presidente.

Sarah da Taranto "


 

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Per una Economia che fa vivere e non uccide

Il Lavoro secondo Papa Francesco

 Assisi. Papa Francesco ha parlato a economisti e imprenditori

di Donato Galeone
economy of francesco 390 minIl primo maggio 2019 il prete gesuita - italo argentino e Vescovo di Roma dal 2013 col nome di Papa Francesco - con una lettera personale indirizzata “ai giovani economisti, imprenditori e imprenditrici di tutto il mondo” chiede di incontrarli in Assisi, stare insieme, conoscerli e dialogare a “fare un patto per cambiare l'attuale economia e dare un'anima all'economia di domani: occorre rianimare l'economia. Una economia diversa – sottolinea Papa Francesco nella lettera – quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

L'incontro di Assisi fissato per fine marzo 2020 è stato rinviato più volte, causa forza maggiore pandemia mondiale, si è svolto nei giorni 19-21 novembre 2020 - non in presenza ma con dirette e collegamenti streaming tra 115 Paesi partecipanti e sui grandi temi essenziali dell'economia di oggi e di domani quali, essenzialmente, il lavoro e l'impresa in trasformazione, la finanza e la giustizia, le disuguaglianze sociali e le povertà.

Numerose le adesioni, oltre 2000, tra giovani ricercatori e dottorandi di ricerca, di imprenditori e imprenditrici e dirigenti di azienda che si confrontano e si domandano, con le loro idee sul mondo del XXI secolo, “cosa significa costruire una economia nuova a misura dell'uomo e per l'uomo” per condividere un “patto” con Papa Francesco che è “impegno solenne mirato a cambiare l'attuale economia e dare un'anima alla economia di do-mani”.

In questi giorni l'evento di Assisi, con i giovani economisti di cinque continenti del mondo di età non oltre 35 anni, è stato definito storico in quanto quell'incontro e quelle tematiche – dal lavoro alle disuguaglianze sociali - hanno inteso e intendono parlare a tutti e penso che tutti devono sentirsi coinvolti e partecipi di un “cambiamento” che passi dalle parole alle azioni “incidendo concretamente nelle città e università, nel lavoro e nel sindacato, nelle imprese e nei movimenti, negli uffici pubblici e privati” ha esortato Papa Francesco con il suo telemessaggio del 21 novembre 2020.

A mio avviso alla esortazione di Papa Francesco sia la politica nazionale che locale non dovrebbe rispondere al “cambiamento” soltanto con gli annunci ed i ristori necessari all'emergenza sociale, considerando l'attesa del mutamento non con un volto noto e arretrato della politica, ma sulle reali condizioni economiche e del lavoro nell'orizzonte temporale. Un volto che appare restringersi pur affermando di volere “progettare il futuro”.

Di fatto ogni sforzo decisionale della politica e del governo nazionale e locale sembra servire - al più ed oggi - per scombinare e ricomporre equilibri e qualcosa del presente e nulla del futuro prossimo.

Ma i giovani, non solo economisti e persone provenienti da 115 Paesi dei cinque continenti propongono - responsabilmente e fattivamente con la loro vita quotidiana - di volere cambiare l'economia interagendo nel sistema economico con altre persone in modo più inclusivo, sia “per coniugare il lavoro con la cura degli affetti, individuali e famigliari ma anche per l'ambiente e la natura da salvaguardare”.

Cambiamento dell'economia, quindi, che riguardi le persone con forme di “inclusione universali” mediante possibilità estesa di lavoro che - pur flessibile ma non precario e con orario ridotto a parità di salario contrattato e partecipato - “ricostruisca un mondo dell'economia dove le risorse possano essere utilizzate per il bene dei tanti e non dei pochi”. Viene rilevato, tuttora, che l'1% della popolazione mondiale possiede due volte quello che possiede il 92% dell'umanità e che si lascia morire un bambino ogni sei secondi per fame e mancanza di cure ( dal documento redatto per Assisi del 21 febbraio 2020 coordinato da Jean Fabre, francese e svizzero, membro della Task Force dell'ONU per l'economia sociale e solidale).

Proprio in quel documento riemerge che “l'economia non è una cosa astratta, al di sopra di noi e al di fuori della nostra portata. Essa è costituita da tutte le attività di produzione e degli scambi di beni e servizi che possono essere negoziati, ceduti o comprati. Noi, tutti, siamo attori economici attraverso le decisioni che prendiamo ogni giorno, a volte liberamente ed a volte spinti dalle necessità”.

Viene indicato anche in quel documento orientativo delle conclusioni di Assisi – quale inizio di un processo da verificare puntualmente in autunno 2021 – entro cui tutti noi abbiamo un ruolo attivo da svolgere a qualunque livello nel “riprogettare” ogni modalità in cui viviamo, produciamo, scambiamo e consumiamo nei territori sia come persone che quali imprenditori, amministratori privati e pubblici, responsabili politici e sindacali di parti sociali per condividere e sfide dell'economia, partendo con il “pensiero e l'agire economico” basato sul principio della sostenibilità integrale del  “lavoro, salute a ambiente”.

Sono i tre nodi resi più gravi dalla pandemia Covid-19 che tende ad aumentare le disuguaglianze sociali e che richiede necessarie volontà politiche ed immediate buone idee progettuali, mediante risorse disponibili e condivise, comunicando il “come e quando renderle esecutive realizzandole nei territori e in tempi certi programmati".

Roma, 30 novembre 2020

 

 

 

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Covid 19. Convivere, per vivere non per morire

 Informazione. UNOeTRE.it

Il nostro nemico è il Covid 19, non altro, ora

Valentino Bettinelli - Ignazio Mazzoli

stop covid19 minL’emergenza sanitaria che investe nuovamente il nostro Paese richiama tutti noi alla responsabilità nei confronti del prossimo, dei più deboli e verso le migliaia di donne e uomini che quotidianamente vivono la lotta al Covid in prima linea, nelle corsie degli ospedali e nei reparti di terapia intensiva, dove l’emergenza diventa dramma.

Il Covid è un nemico anomalo, di cui non conosciamo forma e caratteristiche evidenti, che agisce in maniera invisibile. Per cercare di contenere la diffusione è opportuno osservare scrupolosamente le norme che gli esperti e gli scienziati suggeriscono, dal corretto uso della mascherina al rispetto della distanza interpersonale. Negli ultimi tempi queste regole sono entrate a far parte del nostro stile di vita e da raccomandazioni governative sono diventate abitudini sane da mantenere.

Lo Stato sta affrontando una delle crisi più aspre della sua storia e non risulta sicuramente semplice intervenire, cercando di contenere le relative ricadute sul tessuto economico e sociale del Paese. Da venerdì 6 novembre, secondo l’ultimo DPCM emanato dal Premier Conte, l’Italia sarà divisa in tre fasce differenziate di rischio, che prevedono misure più o meno restrittive. Un lockdown a zone, che vede maggiormente interessate cinque regioni, Calabria, Lombardia, Piemonte, Sicilia e Valle d’Aosta, considerate zone rosse, a causa di valori di contagio molto elevati e dal forte rischio di collasso delle strutture sanitarie. Come previsto anche questo decreto ha scatenato polemiche, in particolare da parte dei presidenti di Lombardia, Calabria e Sicilia. Da Fontana a Musumeci, passando per Spirli, non sono teneri i toni usati per contestare il provvedimento del governo e del Ministro della Salute Speranza.

Ancora una volta, i presidenti di regione, che all’occorrenza si sentono governatori pur non avendone le caratteristiche, perdono occasione di ragionare sulle proprie responsabilità. Mai come ora risulta attuale una discussione sul tanto dibattuto Titolo V della Costituzione, parte che si occupa proprio dei poteri di regioni, province e comuni. Va ricordato come la sanità sia una competenza strettamente regionale, ed è evidente come non si possa addossare al governo responsabilità che non spettano allo Stato centrale. Troppo spesso fa comodo scaricare le responsabilità di provvedimenti impopolari sulle altre istituzioni, ma è arrivato il momento che anche le regioni, con senso di responsabilità, inizino ad affrontare le problematiche contingenti con serietà e spirito di collaborazione istituzionale, mettendo da parte ogni sterile polemica.

Dal canto suo, anche l’informazione ha un ruolo centrale nell’affrontare questa pandemia. Dare notizie accertate e senza creare confusione nell’opinione pubblica è fondamentale. Bisogna mettere da parte ogni tifo o faziosità, contribuendo alla diffusione delle giuste metodologie per affrontare e contenere l’emergenza.
Essere responsabili, in questo periodo, significa anche ammettere le colpe di cittadini e alcuni esercenti, che durante l’estate hanno abbassato troppo il livello di guardia, lasciando campo libero ad un virus pronto a tornare prepotentemente all’attacco. Troppe regole non rispettate e un insieme di comportamenti poco consoni al momento che il mondo intero sta vivendo.

Se vogliamo davvero che tutto vada bene, per citare un refrain tanto utilizzato durante i primi mesi di pandemia, c’è bisogno della collaborazione e la responsabilità di ognuno, perché questo periodo passi, in attesa che la comunità scientifica appronti un vaccino in grado di contrastare l’azione del virus.
È giusto pensare all’economia e alle problematiche sociali, ma non dimentichiamo quanto la salute pubblica sia un pilastro fondamentale della società. Bisogna, piuttosto, spingere affinché la sanità pubblica venga rafforzata, ampliando l’offerta ospedaliera sui territori e le regioni abbiano più cura di agire in questa direzione, più che pensare a polemizzare in maniera poco utile sulle decisioni del governo centrale.

La condotta di UNOeTRE.it, da tenere, quale organo d’informazione, durante questa seconda ondata del contagio da Covid continuerà ad essere proprio questa qui annunciata e descritta: scindersi nettamente da ogni piacionismo opportunista. I nostri riferimenti saranno solo quelli Istituzionali, DPCM, Comitato Tecnico Scientifico Coronavirus* e Istituto superiore di Sanità.
Non si tratta di limitare la nostra libertà di giudizio e di autonoma valutazione, ma dobbiamo rimarcare quale è la linea ufficiale del giornale e indicarla chiaramente pur continuando ad ospitare e pubblicare libere opinioni rendendone evidente la differenza dalla nostra linea.
Chi si assume la responsabilità di un aggravamento della situazione per non aver agito con la necessaria fermezza per aiutare il rispetto delle disposizioni?
Possiamo sbagliare, ma la maggioranza delle persone chiede misure che contengano l’ascesa del contagio e propende per una loro ulteriore severità, non il contrario. Questo mi fa pensare che non si possono avere posizioni interpretabili fino all’ambiguità. Bisogna che anche noi operiamo perché tutti si rendano conto dei morti che ogni giorno i bollettini sfornano.

Di Covid 19 si muore e si muore in mezzo a sofferenze terribili.
Abbiamo alcune convinzioni e ad esse abbiamo dedicato la nostra ultima riunione di Redazione (online) il 2 novembre scorso: Il nostro nemico è il Covid 19, non le istituzioni repubblicane che in ogni caso devono continuare a raccogliere la domanda di paura e preoccupazione che viene dai cittadini.
Se approfondiamo il DPCM e le altre disposizioni nazionali alla luce delle giuste richieste, non è poi così sbagliato e sicuramente potrà essere soggetto a interventi migliorativi. Certamente. Da conquistare con presenza e partecipazione, senza alcuna violenza.
In ogni caso sono queste morti inaccettabili, non la dolorosa chiusura di attività per ridurre la circolazione umana su cui viaggia il contagio che quei poveri morti produce.

 

 

*Il il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) è stato istituito il 5 febbraio 2020, con Decreto del Capo Dipartimento della Protezione civile n. 371, con competenza di consulenza e supporto alle attività di coordinamento per il superamento dell’emergenza epidemiologica dovuta alla diffusione del Coronavirus.
 
aggiornato il 6 novembre 2020 07:45:00

 

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Indagare le modificazioni nel vivere sociale

Verbale della teleriunione di redazione, tenuta giovedì 21 maggio 2020 alle ore 18

20anni1e3it minPresenti all’incontro, in ordine alfabetico:
- Valentino Bettinelli
- Paola Bucciarelli
- Angelino Loffredi
- Ermisio Mazzocchi
- Ignazio Mazzoli
Assenti giustificati: Tommaso Cappella, Nadeia De Gasperis, Tiziano Ziroli.

 

La riunione si apre con l’introduzione del direttore Ignazio Mazzoli sulla ricorrenza dei 20 anni di UnoeTre.it e sui temi da trattare, tenendo ben presente la crisi della politica e la necessità di affrontare l’attualità locale, in quanto voce di informazione del territorio.
Primo intervento a seguire l’introduzione del direttore, quello di Angelino Loffredi, il quale centra l’obiettivo sul costante insediamento dei padroni negli organi di informazione e nella politica stessa. Una crisi che spinge verso il più cieco liberismo, con le problematiche affrontate dal punto di vista esclusivo dei padroni, e una destra europea molto forte. Un plauso, da parte di Loffredi al lavoro di approfondimento proposto da Ermisio Mazzocchi.

Valentino Bettinelli interviene sul ruolo dell’informazione locale, intercettando nella posizione di UnoeTre.it quella di via alternativa rispetto ad una qualità di informazione appiattita. Una stampa locale quasi del tutto fagocitata da Ciociaria Oggi, dove L’Inchiesta, tra mille difficoltà, prova a tenere. In conclusione invita ad una analisi sociologica dei processi di imbarbarimento in corso, del dibattito politico e della società contemporanea.

Ermisio Mazzocchi parla della possibilità del giornale di rappresentare un punto di riferimento per i lettori democratici e progressisti, in un campo di informazione locale ormai ridotto. Secondo Mazzocchi è necessario l’allargamento al sud della provincia, per una maggiore copertura delle diverse aree, da nord a sud. Dopo la pandemia si tornerà ad un dialogo in cui la politica dell’area democratica e progressista avrà bisogno di riorganizzare seriamente le proprie fila, anche in vista di appuntamenti elettorali importanti.

Paola Bucciarelli esordisce con l’incertezza di quello che sarà il prossimo futuro, in relazione al periodo appena trascorso nel pieno dell’emergenza. A suo avviso, nel panorama politico, il mondo della sinistra (partiti, sindacati, associazioni) non appare pronto, ma anche la destra potrebbe subire delle ripercussioni nel post Covid. Focus di riflessione sulla scuola e su una Didattica a Distanza che rischia di penalizzare tanti studenti che non hanno un accesso corretto alla rete.

In conclusione il direttore Ignazio Mazzoli, richiamando come in apertura all’attualità, ha invitato i membri della redazione ad elaborare le proprie riflessioni in un testo scritto.

A chiusura la Redazione accoglie al suo interno, su proposta del Direttore Luigi Carlini, disoccupato di Vertenza Frusinate e sindacalista già da tempo impegnato nelle cronache di lotta dei lavoratori.

 

 

 

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Che il Prefetto sia garante di sicurezza e mezzi per vivere

Agenda dei Disoccupati

vertenza frusinate definitivodi Luigi Carlini - Considerato che Vertenza Frusinate al momento non può fare nessuna rivendicazione visto gli eventi tragici che stiamo attraversando (Covid 19), possiamo solo agire virtualmente.

Oggi ho provveduto ad inviare la seguente nota a:

Prefetto di Frosinone Dott. Ignazio Portelli
al presidente della Provincia di Frosinone Antonio Pompeo
al vice presidente della provincia di Frosinone Luigi Vagana
al presidente del consiglio di Frosinone Daniele Maura
all'assessore al lavoro del Lazio Claudio di Berardino
alla segreteria lavoro del Lazio
alla segreteria formazione del Lazio
e per conoscenza ai segretari nazionali generali di cgil,cisl,uil e ugl
ed ai segretari provinciali di cgil,cisl,uil e ugl
a tutti i politici del territorio di maggioranza e opposizione
della camera del senato e della regione Lazio e consiglieri provinciali
e a tutti i politici di nostra conoscenza
e a tutti i sindaci di nostra conoscenza

impegnatevi a condividere tutto questo e mandatela ai vostri sindaci
E' IMPORTANTE.
Inoltre questa mail è stata inviata a tutta l'informazione locale e regionale di nostra conoscenza ed anche alla redazione de ilfattoquoditiano.it

«Egregio Sig. Prefetto:
Lei conosce perfettamente la lotta dei disoccupati che si sono autoorganizzati sotto la sigla di Vertenza Frusinate.
Ci rendiamo conto del difficile momento che si sta vivendo, ma siamo costretti a disturbarla nuovamente in quanto è dal 02/01/2020 che è scaduta la mobilità in deroga e pur essendo stato approvato il rifinanziamento, ad oggi non abbiamo notizie a riguardo.

Siamo esausti e demoralizzati, sentiamo giustamente parlare di provvedimenti urgenti da parte del Governo verso le imprese e chi non può lavorare a causa dell'attuale situazione (Covid 19), ma sulla situazione del rifinanziamento della mobilità in deroga nella nostra zona Frosinone - Rieti, abbiamo notizie molto vaghe e spesso contrastanti anche in riferimento all'ultimo decreto.
Mentre altre aree di crisi complessa stanno avanti come sempre nelle ripartizioni e nelle RASSICURAZIONI verso i disoccupati perchè evidentemente qualcuno spinge, nella nostra area di crisi complessa, siamo sempre il fanalino di coda.

Il 21/02/2020, le sigle sindacali hanno incontrato l'Assessore al lavoro del Lazio, non si è ben capito l'esito di tale incontro, ci viene detto ancora oggi che devono essere fatte le ripartizioni del denaro stanziato, ma non sappiamo quando questo avverrà poichè nessuno risponde alle nostre ripetute richieste di aggiornamenti o al massimo ci viene risposto che dobbiamo aspettare.

La situazione sta diventando drammatica, il denaro che ci è stato erogato a saldo della vecchia deroga, è bastato a malapena a coprire i debiti fatti nei 9 mesi durante i quali non avevamo percepito alcun reddito.
Ogni anno ci viene promesso dalle istituzioni che la procedura successiva avrà tempi più rapidi ma alla fine questo non si è mai verificato e ancora oggi ci troviamo ad attendere mesi.

Chiediamo cortesemente, nei limiti del possibile, un suo intervento per fare chiarezza sulla situazione e eventualmente sollecitare chi di dovere.

Egregio Signor Prefetto Lei ha ricevuto la lettera dei sindacati che le sollecitano il massimo rigore nel verificare il rispetto del decreto 22 marzo sulla sicurezza nelle attività lavorative che noi condividiamo con il cuore e la mente. Le chiediamo con la stessa forza che Lei si accerti con lo stesso rigore dell'erogazione dei provvedimenti economici previsti nei decreti in vigore. Anche questa è sopravvivenza. Grazie»

 

Vertenza Frusinate

 

 

Modulo nuovo di Autocertificazione per ottemperare alle disposizioni dell'emergenza coronavirus da SCARICARE, STAMPARE e COMPILARE

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Bangla: come vivere in una Roma multietnica

bangla 350 mindi Stefano Balassone - La Repubblica, Onda su onda, 11 ottobre 2019. Martedì le bizzarrie della lottizzazione hanno voluto che al TG2, bandiera della Lega, seguisse un film che lo smentiva in pieno.
Nel Tg2 un ex ministro, noto per la sbandierata devozione, parlava degli ennesimi Annibale in barcone che arrivano a stravolgere la nostra così mirabile etnia e cultura. Da qui perfino il rischio per la permanenza dei crocifissi sulle pareti delle scuole dove, per sommare orrore a orrore, quegli sbarcati, a forza di studiare, potrebbero perfino diventare, ove passasse mai lo ius culturae, nuovi elettori del domani.

Finita la concione con la sigla di chiusura, ci siamo trovati di colpo in Bangla*, un film di taglio proto morettiano (tipo “Io sono un autarchico”), diretto e interpretato da un giovane di famiglia del Bangla Desh (paese musulmano) insieme con altri a lui simili usciti dalle scuole di “Torpigna” (intesa come Torpignattara, vasto e popolare quartiere in Roma). Il film, dove suonava un romanesco inappuntabile come può esserlo solo una madre lingua, è stato seguito da uno scarno talk show “a commento” con i protagonisti, gli amici ed i parenti. L’uno e l’altro, a vedere l’auditel, sono piaciuti molto ai giovani (si parlava del resto di turbe proprie di quella fase della vita) e agli spettatori più istruiti.

Alla fine avremmo voluto riavvolgere il nastro della serata per fare capolino fra quelli rimasti dentro il TG2 per avvisarli che la frittata è fatta e, almeno a “Torpigna”, i mori ormai ci sono, parlano come italiani “de Roma”, suonano, recitano, si pongono dilemmi religiosi, si industriano col commercio ed il lavoro.

Sarebbe ora, ci pare, che un Mario Soldati d’oggi – memore di quello degli anni ’50 che assaggiava i cibi in giro per l’Italia – si mettesse in cammino per scoprire quali, quante e dove siano le altre “Torpigna” in cui indigeni e sopraggiunti già si mischiano e si sono buttati alle spalle le paure, sulle quali campa (a Roma si dice che “ci marcia”) una buona metà della politica e dei media.

 

*"Bangla - diario di un Film", come vivere in una Roma sempre più multietnica
La pellicola-dcocumento del giovane regista e protagonista Phaim Buyan in onda martedì 8 ottobre su Rai2 in un evento presentato da Andrea Delogu

 

 

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