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Fiume Cosa: il Parco che vogliamo

Il Capoluogo

Comunicato del Coordinamento Schioppo Bene Comune. 25 gennaio 2021

schioppobenecomune 390 minIl Coordinamento “Schioppo Bene Comune”, con riferimento agli interventi di esponenti dell'Amministrazione comunale apparsi di recente sulla stampa locale in merito alla realizzazione del Parco del Fiume Cosa, ritiene di dover esplicitare la propria visione su come dovrebbe configurarsi un progetto di parco che interessi il tratto urbano del fiume Cosa e le sue aree spondali.
Il dibattito in corso ha focalizzato l'attenzione sull'accesso agli stanziamenti piuttosto che su ciò che si intende realizzare. È invece a nostro avviso prioritaria la condivisione dell'idea progettuale di fondo che ispira gli interventi desiderati sull'area. Tale idea, peraltro, non può non scaturire dalla conoscenza acquisita di chi il fiume lo frequenta e lo vive, ne conosce le dinamiche idrogeologiche e lo stato del suo ecosistema, e sa comprendere il valore della biodiversità che ospita. Perché per progettare è necessario saper ascoltare il fiume, conoscerne il respiro fatto di alternanza stagionale di piene e siccità, che vincola in modo molto rigido le possibilità di intervento.

Noi crediamo fermamente che la fruibilità delle aree spondali debba coniugarsi in maniera inscindibile con la tutela e la salvaguardia della naturalità degli habitat, che è il vero patrimonio da consegnare in eredità alle future generazioni. L'obiettivo primario deve essere dunque non certo la realizzazione di interventi costosi, manomissivi o di opere tanto invadenti quanto effimere, quanto piuttosto la conservazione della wilderness, l'arricchimento della diversità floro-faunistica, la preservazione dei servizi ecosistemici resi dall'ambiente fluviale, in una prospettiva di irrobustimento tangibile della resilienza urbana.

Ciò che proponiamo non è, sia chiaro, la creazione di un santuario intoccabile e inaccessibile. Proponiamo che siano i cittadini, con la loro partecipazione attiva, gli attori della tutela e cura, nonché i beneficiari ultimi del futuro parco, in un'ottica di ricucitura armonica degli insediamenti antropici esistenti con il corridoio ecologico che attraversa la città da parte a parte e che costituisce oggi un valore aggiunto e identitario di Frosinone. L’autogestione in regime di Bene Comune che si sta sperimentando allo Schioppo, laddove cittadini, associati e non, tutelano, curano e rendono fruibile l’area a tutti i cittadini.
Ben venga dunque un progetto per il parco finalizzato a ricucire il rapporto tra "fiume e città", tra Frosinone alta e bassa, la qual cosa renderebbe l'asta fluviale il cuore verde della città e dunque anche segno identitario della stessa.

Ben venga quindi il parco, purché lo sia non solo nominalmente ma effettivamente. Ben vengano il restauro e la valorizzazione delle antiche mole, purché siano accompagnati dalla tutela delle altre emergenze storiche e archeologiche rinvenibili lungo il corso del fiume. Ben venga la realizzazione di percorsi ciclopedonali a basso impatto, ma contestualmente a un'azione capillare di rimboschimento di essenze arboree autoctone da attuarsi con la partecipazione attiva della cittadinanza e delle scuole.

A questo proposito, deve essere sottolineata la centralità del fiume Cosa e dei suoi ambienti più rappresentativi - come l’area dello Schioppo - oggetto delle cure assidue dei volontari delle nostre Associazioni, come anche l’area di Maniano, Mola Vecchia, Vignali-Fontana Tonica, nell’educazione ambientale delle nuove generazioni, vero pilastro nella costruzione di una comunità che sappia confrontarsi con le immani sfide poste dalla crisi ecologica e climatica.

Rifuggiamo dunque dall'idea di un parco come l'ennesima opportunità, dipinta stavolta di verde, per distribuire denaro pubblico e prebende dai ritorni elettorali, ma sosteniamo invece con forza il progetto di un parco vero in cui tutti possano sì camminare ma in punta di piedi, un parco autenticamente tale in grado di riconciliare i frusinati con la natura dimenticata che nonostante tutto ancora prorompe nel cuore della città.

 

 

 

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Studenti: "Restiamo a casa. Vogliamo una ripartenza sicura"

  • Pubblicato in Partiti

Sindacati. Organizzazioni giovanili

Rete degli Studenti Medi, base confederata di Latina 

rete degli studenti medi 350 260La Rete degli Studenti Medi di Latina aderirà, in data 11 gennaio 2021, alla mobilitazione regionale "Restiamo a casa. Vogliamo una ripartenza sicura" convocata dai sindacati richiedendo un piano dettagliato, attuabile e sicuro per il proseguimento della didattica nell’anno scolastico 2020\2021, un piano sui trasporti che permetta la mobilità degli studenti e delle studentesse in sicurezza ed efficienza, oltre che un tracciamento funzionale del contagio nella comunità studentesca.

Il sindacato richiede investimenti consistenti nella scuola pubblica e nei trasporti, di modo che l’attività didattica in presenza possa riprendere in sicurezza. Si richiede di essere inseriti nei tavoli decisionali di modo che la voce degli studenti possa essere ascoltata.

Si sono susseguite negli ultimi giorni decisioni rapide e contraddittorie culminate con la proroga dell’attività di didattica a distanza sino al giorno 18 gennaio 2021. Riteniamo le continue proroghe a breve termine misure insufficienti senza un lavoro serio su scuola e trasporti che permetta la ripresa in sicurezza delle attività didattiche in presenza.

Gli ultimi mesi, in particolar modo gli ultimi giorni, sono la riprova del fatto che la scuola pubblica è stata, negli anni, soffocata da sistematici e malsani tagli di fondi che oggi non ci permettono di gestire dignitosamente lo scenario pandemico. Richiediamo dunque interventi strutturali che permettano la ripresa delle attività didattiche in modo efficiente e sicuro.

Pertanto la Rete degli Studenti Medi si mobiliterà, oltre che con lo sciopero, con un’assemblea telematica, rivolta a tutti gli studenti e alle studentesse, al fine di raccogliere le problematiche e le istanze del mondo della scuola. Si intende inoltre manifestare il disagio e il dissenso attraverso un sit-in organizzato di fronte alla Prefettura della Provincia di Latina.
Confidiamo nella piena partecipazione della comunità studentesca.

Rete degli Studenti Medi Latina.
Latina 09 gennaio 2021.
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Da Anagni. "Vogliamo sapere come sono gestiti 650000 euro di tutti"

Comuni derl Frusinate - Anagni

Le cose bisogna raccontarle come sono

di Fernando Fioramonti e Sandra Tagliaboschi
Anagni Palazzo civico Sec. XI XIII 350 250 minLe cose bisogna raccontarle come sono. In Consiglio Comunale si è votata una variazione urgente di bilancio di 650000 euro per lavori sugli edifici comunali, lavori i quali non erano più procrastinabili. Circa un mese fa è stato approvato il piano triennale per le opere pubbliche; in detto piano, non c’è alcun riferimento a questi lavori: ciò dimostra la scarsa programmazione e, soprattutto, la poca conoscenza di Anagni da parte di questa Amministrazione, dei suoi problemi, delle sue difficoltà e delle sue urgenze. La maggioranza, di urgente, conosce unicamente il testo del TUEL/art.175, ovvero le variazione di bilancio in somma urgenza, modalità prevista dal Legislatore in casi di estrema eccezionalità; invece, qui da noi, tale estrema ratio è divenuta la prassi: solo lo scorso anno, l’attuale maggioranza l’ha utilizzata per ben 16 volte. Nella fattispecie di ieri, la difficile scelta - a cui si è appellato il Primo Cittadino per sferzare, con la cinghia della sua veemenza oratoria, una minoranza nuovamente imbavagliata dall’assenza di un qualsiasi allegato - la difficile scelta di non votare è legata a questo semplice fatto: chi di voi voterebbe una variazione di 650000 euro, soldi di tutti gli Anagnini, senza avere uno straccio di documento, un minimo di rendicontazione dettagliata?

Vogliamo nuovamente precisare a tutti che i documenti, seppur richiesti con largo anticipo (circa 20 giorni) ed in maniera ufficiale, ad oggi non sono stati prodotti.

In Consiglio (massima sede del confronto democratico stracittadino) sono stati esplicitamente richiesti questi chiarimenti:

quali edifici comunali sono stati oggetto di lavori di riqualifica, ristrutturazione, ampliamento o miglioria?

Come sono stati scelti i progettisti per avviare i lavori?

A quali operatori economici è stato affidata la realizzazione effettiva?

Quale importo è stato corrisposto a ciascuno dei soggetti coinvolti?

Sulla base di quale criteri sono stati scelti?

Io, Fernando Fioramonti, e il Consigliere Sandra Tagliaboschi siamo rimasti basiti di fronte alle affermazioni dell’Assessore al Bilancio Carlo Marino, colui che, in sede consiliare, si fa portavoce dell’azione politica dell’intera maggioranza nelle materie di sua competenza: chiunque, da buon padre di famiglia - e se non da padre di famiglia, sicuramente da persona con un minimo di sale in zucca! - ha il diritto di sapere come vengano gestiti 650000 euro della comunità, cioè di ognuno di noi. È normale volerne sapere l’assegnazione e la destinazione, nonché vigilare sul corretto impiego di questi fondi, tra l’altro così ingenti.

A tutte queste domande nessuno ha fornito alcuna risposta; abbiamo ascoltato, per l’ennesima volta, argomentazioni superficiali ed evasive. Nessun documento è stato ancora prodotto. Nuovamente, agli occhi dei cittadini, i Consiglieri di minoranza sono stati fatti passare come dei guastafeste irrispettosi, che si oppongono a qualsiasi cosa per partito preso, mentre il Consiglio, nell’ala di maggioranza, si è mostrato ancora come una sequela di automatizzati alza-mano: una sorta di Yes Men pronti a dire solo sì!

Ricordiamo a tutti che un solo scopo ci vede lì seduti: è il bene della città, di Anagni!

Membri della gestione Natalia! Cominciate a porre questo al centro della vostra azione politica, invece di lasciarvi andare a dubbie dichiarazioni social, a meschine offese gratuite (ultima delle quali, dare della maestrina ad un membro dell’opposizione), ad atteggiamenti più adatti ad una briscoletta a quattro nel bar sottocasa che non ad una pubblica istituzione. Sigarette elettroniche a parte, noi siamo pronti e disponibili a collaborare per il bene di Anagni, ma almeno datecene la possibilità: forniteci le carte e non chiedeteci più di tirare alla cieca, appellandovi alla fiducia che dovremmo riporre, a scatola chiusa, nella vostra azione amministrativa.

Fernando Fioramonti
Sandra Tagliaboschi

 

 

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Ilva Patrica: Vogliamo garanzie per gli Ex Lavoratori!

IlvaPatrica presidio 350 minFIM-Cisl Frosinone - Da ieri gli ex lavoratori della ILVA spa di Patrica (FR) sono in presidio davanti i cancelli dello Stabilimento, presidio fatto per la presenza di dirigenti ILVA e visite di personale esterno atte ai rilievi necessari alle procedure in corso, per l’assegnazione del Sito.
Infatti il 30 Marzo scorso di è chiuso il bando nazionale per la vendita del sito e entro il 30 giugno si dovranno valutare le condizioni previste nel bando al fine di definire un’offerta vincolante, da parte del possibile acquirente e la successiva assegnazione del sito stesso.

I lavoratori con il loro presidio sono li a testimoniare che non può esserci vendita senza una soluzione che riguardi anche il loro futuro.
«Tutte le forze politiche, che si sono avvicendate davanti ai cancelli della ILVA di Patrica in questi lunghi 5 anni, hanno da sempre garantito che se ci fosse stato un nuovo futuro per lo stabilimento ci sarebbe stato anche un nuovo futuro per gli ex lavoratori!» afferma il segretario generale della FIM di Frosinone da sempre in prima linea su questa vertenza, «Anche nell’incontro avuto il 18 Gennaio 2019 al MISE, alla presenza del funzionario competente, del Coe e del responsabile HR della ILVA in amministrazione straordinaria, del Commissario della ILVA in amministrazione straordinaria e dell’On. Segneri, si sono assunti impegni, da parte delle istituzioni presenti, di “essere presenti nella risoluzione di tale vertenza” impegnandosi a fare “sistema integrato per trovare una soluzione per gli ex lavoratori”!»

Proprio per capire quali strade percorre e quali soluzioni trovare per tale vicenda «Vi è stata un’ulteriore assunzione di impegno al fine di realizzare un incontro presso il MISE, successivamente all’apertura delle buste inerenti il bando di gara per la vendita dello stabilimento di Patrica, coinvolgendo e interloquendo con le OO.SS. presenti al tavolo del 18/01/2019 al fine di “verificare le condizioni e i piani industriali” allegati alle proposte pervenute.»
Di nuovo davanti ai cancelli dello stabilimento, FIM e Ex Lavoratori, per ricordare a tutti che «ci aspettiamo che gli impegni assunti vengano mantenuti, altrimenti la responsabilità di un eventuale fallimento, rappresenterà il fallimento di chi in passato ha dato garanzie e fatto promesse sul futuro di tutti gli ex lavoratori e delle loro famiglie!»
Frosinone, 16/05/201

 

 

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Come interrogarsi sulla crisi?

Ciofi rivoluzione ritaglio 500 minCapita a volte che i messaggi pubblicitari sollecitino delle considerazioni che vanno al di là del loro unico intento, che è quello di vendere. Infatti, finito il Tg7, prima dell’Otto e mezzo della Lilli Gruber c’è un’interminabile serie di spot pubblicitari, fra questi uno è dell’Electrolux, azienda di elettrodomestici che offre lavatrici a “solo” 599,00 euro.. Quel “solo” fa scattare il rapido calcolo di una casalinga, mia moglie ex impiegata dello stato, insegnante, che così traduce il messaggio: ma come le lavatrici fra il ’70 e il ’90 costavano 300 mila lire ed chi guadagnava intorno al milione e mezzo ne avrebbe potuto comprare 5 ed oggi, invece con uno stipendio medio di 1200,00 euro ce ne entrano 2 e un pezzetto. Ma che affare è?

E’ una reazione istintivamente empirica o ha un fondamento? Voglio verificarla. Incredibile, ma i calcoli sono abbastanza simili a quelli della casalinga: la benzina per esempio costava poco più di 1000 lire, circa 0,55 € oggi nel migliore dei casi ci vuole 1,600 €) - dice answers.yahoo.com, che prosegue - il miglior casco per moto era in commercio a 500.000 lire oggi siamo sui 7-800 €, uno stipendio medio era di circa 1.500.000 di lire e a fatica ci campava una famiglia di 4 persone, oggi un single con 750 € morirebbe di fame (tutte le stime sono con l’euro a 1960 lire). E si può continuare: comprare casa in Italia oggi richiede uno sforzo pari a tre volte quello che era necessario nel 1980, da “idealista.it”. La Federconsumatori e finanche uno studio dell'economista Filippo Taddei, del PD, pubblicato da linkiesta.it, mettono in luce come sia cresciuto questo sforzo ben oltre le 3 volte per acquistare un appartamento. Un dipendente trenta-quarantenne con un reddito medio da lavoro per acquistare un appartamento impiega da 5,6 o 8 anni e fino a 9 o 11 per città come Roma e Milano. Questi pochi esempi ci fanno significa scoprire quanto abbiamo perso in termini di potere d’acquisto.

Cosa ripetutamente ci è stato detto in questi anni? Che stavamo uscendo dalla crisi e che dovevamo pensare ai nostri figli al loro futuro. Pensiamo, come fa a non salire la delusione, l'indignazione, la rabbia? Tutti i benefici verranno ... per i più domani. Per pochi ci sono già oggi, subito. Un po' come il paradiso promesso dopo la vita. E in questo stadio della crisi come si fa a pensare che si accetti la condizione esistente senza nemmeno provare a credere in qualche altra cosa? Si pensa davvero che gridare attenti al populismo possa creare ravvedimenti nel voto?
I vecchi partiti di governo non hanno voluto mai fare i conti con la perdita della loro credibilità. C’è chi scommette che accadrà anche ai nuovi governLocandina presentazione libro di Ciofianti, forse, è probabile, ma questo lo dirà la storia. Oggi vediamo cosa ci può dire la nostra ragione.
Il passaggio dalla lira all’euro è avvenuto sotto Berlusconi, nel solco del pensiero unico neoliberista con precise direttrici di marcia, tenere basso il costo del lavoro, limitare i diritti dei lavoratori in un brodo di coltura che indicava ogni protesta legittima come inutile e disdicevole. Da evitare se non da condannare. A vantaggio di chi si è tradotto il cambio di valuta?

I salari e la maggior parte degli stipendi, cioè i redditi reali, come un cambio alla frontiera sono passati da una valuta ad un’altra come se non fossero redditi da produzioni reali di merci e di lavoro intellettuale che invece sarebbero state vendute al valore corrente dell’euro. Questa la prima botta stramazzante al potere di acquisto. Si badi bene e nessuno gridi allo scandalo: non è colpa dell’euro è colpa di chi ha governato il passaggio da una moneta all’altra creando vantaggi per le grandi imprese e i grandi commerci, lasciando l’illusione della libera concorrenza fra i dettaglianti (poveri disgraziati anche loro), ma consentendo ai fornitori mondiali di dettare legge.

Nessuno ha modificato questa impostazione, dopo. Non Prodi, non Monti (ohi ohi), non Letta né tanto meno Renzi. La fatica fatta per uscire dalla crisi – dice oggi Gentiloni – viene vanificata.
Qualcuno vuole dire da quale crisi è uscito il popolo italiano? Il popolo italiano non è, né era affatto uscito dalla crisi. La società italiana nel suo insieme è dentro la crisi. Il crollo del ponte di Genova è l’ultimo grido di un Paese in terribile difficoltà. Qualcuno che dice di esser uscito dalla crisi, forse non lo è mai stato, anzi molti di costoro hanno fatto affari d’oro con la crisi. Pensiamo alla strana contraddizione che il terrorismo liberista per l’aumento dello spread, come lo chiama l’economista Giulio Sapelli, ha giornalmente riversato su tutti noi. Si badi bene terrorismo a partire da Bruxelles fino giù, in una ramificazione di rivoli della gran parte della informazione e delle banche: prima affermano che “i mercati” fanno valutazioni sui numeri e poi invocano che bisogna stare attenti ai “toni” altrimenti sale lo spread. Ma allora sono i toni (poco graditi) e non sono valutazioni scientifiche, di numeri immutabili a metterci in difficoltà? Quindi, ci sono dei manovratori che operano per conto di qualcuno?

IL NODO E' QUI, TUTTO QUI. Capire che non c’è una oggettività del destino.

È possibile fare il punto di questa situazione? Vogliamo cominciare a provarci? Vogliamo provare a dirci la verità una volta tanto? Già dall’epoca dei DS qualcuno aveva deciso che questo era il migliore dei mondi possibili. Il PD vive dominato da questo convincimento e trascina con se tutti i suoi alleati tradizionali e occasionali. PERCHE'? Forse perché è una formazione politica frutto di una unione a tavolino solamente politicista senza radici nel Paese? Una passiva assunzione a sinistra della «perennità» del capitalismo, in conseguenza della quale si è pervenuti alla «soppressione concettuale del lavoro salariato e dipendente». Il disagio dei più si rigonfia a dismisura proprio in rapporto allo straordinario sviluppo delle forze produttive che ora, in forme diverse sono sottomesse e sfruttate.

Quale sarà la sorte del PD ce lo dirà la storia vediamo cosa ci dice la ragione, quella delle nostre teste. Si può fare una valutazione di dove sta andando il nostro Paese? Il governo gialloverde non è un monolite, ma è sbilanciato, non ha una idea di società tranne che per la parte che tira a destra e che non si può assecondare. Tutti discettano dell’arte della guerra di Sun Tzu, ma anche la politica ha una sua “arte”, perché fare un dono di longevità a questo governo attaccandolo in blocco senza distinguere al suo interno? C’è davvero qualcuno che pensa che siano indissolubili? Questa maggioranza trova nemici, ma non le cause di questo disastro.

Vogliamo provare a trovare le cause? Cominciamo a provarci il 26 ottobre, alle ore 16, nella Biblioteca della Provincia di Frosinone, discutendo il libro di Paolo Ciofi “La Rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo”. Dall’esame di un potere privato e smisurato, in possesso di pochissime mani, al rinnovato riconoscimento della dualità capitale-lavoro e del conflitto che la caratterizza, il libro riesce a rintracciare nella nostra Carta Costituzionale e nella concezione «progressiva» da cui è originata, precisi connotati per una possibile azione ideale, politica, sociale di massa e organizzata.
Nella riflessione di Ciofi c’è anche un interessante contributo e un ulteriore stimolo a confrontarsi sulla questione, tutt’ora irrisolta, della mutilazione della sovranità democratica e popolare operata dalle istituzioni europee individuando una soluzione lontana e ben diversa dalla «retrocessione verso l’Europa delle patrie»

Arrivederci il 26 ottobre!

15 ott 18

cliccare sulla locandina a destra per ingrandirla

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Vogliamo il 'Popolla' pieno dice Thomas Iannotta

Iannotta Thomas 350 260 minTommaso Cappella* intervista Thomas Iannotta, presidente del Ceccano calcio - Dopo aver programmato per bene tutta l'attività del settore giovanile e aver confermato molti giocatori della passata stagione, in casa Ceccano si è già con la mente alla prossima stagione. Una stagione di riscatto e da protagonista in un torneo difficile e impegnativo come la Prima categoria. La società è presieduta da Thomas Iannotta, imprenditore di Sonnino il quale è subentrato nel corso del torneo appena concluso ed ha provveduto in prima persona a sostenere la squadra. Proprio per questo, in vista del prossimo campionato, si vogliono fare le cose per bene con propositi più che dignitosi. E' sembrato doveroso pertanto dare 'voce' al massimo dirigente rossoblu per lanciare un messaggio ben preciso alla città.

 

«Si sta cercando di portare avanti un progetto che ci si augura possa dare buoni frutti con una certa continuità nel tempo - esordisce il presidente Iannotta - Intanto si sta cercando di costituire una società solida che possa lavorare per il bene della squadra. Un ruolo fondamentale saranno le strutture. Stiamo cercando di avere in gestione quella della Badia per poter fare degli interventi strutturali indispensabili per programmare al meglio tutto il lavoro da portare avanti. Non vogliamo fare 'voli pindarici' ma restare con i piedi ben saldi per terra e ottenere il massimo giorno per giorno attraverso il lavoro e l'impegno di tutti. Per questo riteniamo essenziale anche il ruolo della città di Ceccano a tutti i livelli».

Un ruolo fondamentale lo avranno quindi, oltre alle forze imprenditoriali, anche la passionale tifoseria rossoblu? 
«Saremmo ben felici qualora volesse entrare tanta gente per dare una mano concreta. Le porte sono aperte per tutti. Chi ha voglia di sostenere la squadra lo può fare come meglio crede sia direttamente che indirettamente. Non poniamo limiti. Per quanto riguarda i tifosi, come accade per ogni squadra, riteniamo possa rappresentare un elemento essenziale per portare avanti il campionato. Ci aspettiamo molto da quella rossoblu perché è risaputo il suo modo passionale di incitare la squadra dal primo al novantesimo minuto. Ceccano è una piazza importante che ha conosciuto anche palcoscenici esaltanti a livello nazionale. Vorremmo rivedere tanti tifosi al 'Popolla'».
Passando all'aspetto dirigenziale e tecnico a che punto siamo?
«Come ho detto prima sarebbe importante se tutti potessero dare una mano. Nei prossimi giorni faremo il punto della situazione anche per quel che concerne la conduzione tecnica della squadra. Vogliamo iniziare la stagione con tutti i tasselli al loro posto».
Sono stati confermati molti giocatori della passata stagione. Per quel che concerne il rafforzamento dell'organico possiamo anticipare qualche arrivo di spessore?
«L'attaccamento alla maglia e l'impegno negli allenamenti per noi sono imprescindibili. Ci fa piacere pertanto che tanti giocatori abbiano scelto di restare perché convinti del nostro progetto. Sicuramente verrà rinforzato l'organico con qualche elemento di spessore ma in modo molto mirato, proprio per disputare un torneo importante, puntando ad ottenere il massimo».

Si punta molto anche sul settore giovanile?

«I giovani rappresentano le fondamenta per portare avanti progetti e soddisfazioni. Nei giorni scorsi è stato siglato l'accordo con l'Olimpia ed è stata creata un'unica realtà che consentirà di svolgere tutta l'attività giovanile: dai Piccoli Amici alla Juniores. Proprio per questo, anche in funzione della prima squadra, mi auguro possa emergere qualche elemento che faccia fare anche un bel salto di qualità sia a livello personale che per il Ceccano».

Infine prosegue il lavoro del direttore sportivo Livio Pizzuti teso a comporre l'organico da mettere a disposizione del neo tecnico che verrà ufficializzato a giorni. Dopo le riconferme del portiere Luca Del Zio, dei difensori Alessandro Filippi e Andrea Pizzuti, dei centrocampisti Giacomo Ardovini, Giovanni Bruni e Andrea Lombardi, e degli attaccanti Daniele Colafrancesco e Simone Lucchetti, ieri è stata la volta dei centrocampisti Fabio Giovannone e Manuel Maura.

*giornalista volontario in pensione

 

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Il «Non Vogliamo Accontentarci» di Ivano Alteri

assemblea1dic17 350 minTesto dell'intervento pronunciato nell'Assemblea per la Democrazia e l'Uguaglianza, del 1° dicembre '17 a Frosinone da Ivano Alteri

Care compagne, cari compagni
a nome di UNOeTRE.it e de L'Inchiesta ringrazio tutti voi e tutti noi per essere qui presenti.
Vorrei innanzitutto portare la solidarietà mia personale, dei due giornali e di questa assemblea ai 320 lavoratori della Ideal Standard di Roccasecca, che in questo momento stanno per precipitare nell'abisso della disoccupazione insieme alle loro famiglie. Essi vanno ad aggiungersi alle altre migliaia di nostri concittadini già condannati alla pena della emarginazione economica e sociale, per una colpa ancora sconosciuta.

Quest'assemblea è stata preceduta da altre quattro assemblee territoriali: ad Anagni, sul Lavoro; a Sora, su l'Inclusione; a Cassino, sui Beni Culturali; a Frosinone, sui Beni Comuni.

Essa era stata concepita come uno dei momenti del processo unitario, che allora era in corso, che avrebbe dovuto portare alla costituzione di una lista unica, “civica e di sinistra”, tra “la sinistra del Brancaccio” e i partiti della sinistra, in radicale dissenso con le politiche neoliberiste della destra e del Pd. Oggi abbiamo con noi Anna Falcone, una delle ispiratrici del movimento del Brancaccio assieme al Prof. Tomaso Montanari, che ringraziamo per il loro lavoro.

Com'è tristemente noto, quel processo unitario, almeno in parte, si è interrotto.
Ma solo in parte. Infatti, il 3 dicembre, a Roma, si terrà l'assemblea costituente di una lista unitaria di sinistra, e di un soggetto politico unitario di sinistra, tra Mdp-Art. 1, Sinistra Italiana e Possibile. Non si può negare l'importanza politica di quest'evento, che per la prima volta, dopo molti anni, vede la sinistra invertire la tendenza storica a scindersi, per avviare e concretizzare, invece, un processo unificante, sulla base delle esigenze reali della gran parte dei cittadini italiani. Per arrivare all'assemblea del 3, si sono svolte nel Paese centinaia di assemblee preparatorie; tra cui quella di Frosinone, partecipata e propositiva come non si vedeva da tempo. Esse hanno eletto ciascuna i delegati territoriali che andranno a formare la platea costituente dei 1500 del 3 dicembre. L'entusiasmo e le speranze dei partecipanti, dunque, sono del tutto legittimi e sono anche nostri.

Tuttavia, non possiamo e non dobbiamo accontentarci; e quest'assemblea serve a dire che noi non ci accontentiamo, che c'è ancora tempo e modo per riavviare il processo unitario interrotto, che si può e si deve insistere nella costruzione di un soggetto politico che ridia la rappresentanza politica forte a chi forte non sia già di suo.
Noi non possiamo rinunciare a rivendicare quella rappresentanza politica che ci è stata progressivamente sottratta. Per noi, essa è un'assoluta necessità; poiché qui da noi serve come il pane, per non essere affamati, umiliati e offesi.

Il Potere che si nasconde dietro il ceto politico odierno (non tutto, ma gran parte) ha progressivamente eroso la rappresentanza dei nostri diritti ed interessi, svuotando le istituzioni democratiche della nostra presenza; mentre cercava di rendere legale ciò che era, e resterà per sempre, inaccettabile. Fino ad ora, la protezione della Costituzione Repubblicana ha impedito che l'arbitrio si facesse definitivamente legge; e noi abbiamo impedito a nostra volta che tale protezione venisse meno, combattendo e vincendo la battaglia referendaria del 4 Dicembre 2016. E di questo dobbiamo ringraziare anche Anna Falcone e Tomaso Montanari.

Ma noi non intendiamo più limitarci a difenderci, non possiamo accontentarci. La rinuncia e la resa non ci appartengono! A noi non basta più soltanto resistere alle aggressioni predatorie. Neanche ai nostri avi politici è bastato. La loro Resistenza, infatti, è servita non soltanto ad abbattere il tiranno, ma anche a scrivere la Costituzione democratica per l'edificazione di un paese di uomini e donne liberi. La nostra odierna resistenza deve ora sfociare nell'applicazione integrale di quella Costituzione, per rendere effettiva la libertà che essa enuncia.
Questo è quanto ci occorre. Per noi vincere significa invertire le politiche fin ora seguite, ripristinare i nostri diritti, preservare gli interessi dei più, combattere ad armi pari contro l'oppressore. La nostra vittoria può consistere soltanto nel riprenderci la dignità di uomini e donne di fronte a chi pensa di poterci calpestare impunemente.

Di altre vittorie, noi non sappiamo che farcene.
Quest'assemblea, quindi, per noi è l'occasione per dire che non vogliamo accontentarci. E quella del 3 dicembre, a Roma, sarà l'occasione per dire che vogliamo procedere spediti, verso una nuova politica, verso una nuova rappresentanza.

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«Così vogliamo migliorare la Sanità in Provincia di Frosinone»

  • Pubblicato in Sanità

cislsanità minda Ufficio stampa Cisl Frosinone - "Coppotelli CISL: Così vogliamo migliorare la Sanità in Provincia di Frosinone"
Si è svolta nel pomeriggio nel Palazzo dell’Ammistrazione Provinciale, la prima Assemblea cittadina sulla Sanità della CISL di Frosinone, durante la quale è stata presentata la Piattaforma CISL, con l’esplicazione dei punti in essa contenuti.

Le proposte fondamentali sono state: l’identità digitale-sanitaria; i PDTA per tutti i cronici; l’istituzione del Case manager; un piano di coordinamento dei servizi della medicina territoriale per le cure primarie - Case della Salute, PAT (Presidio Ambulatoriale Territoriale), Guardia Medica e AMBUFEST; un Piano sicurezza, soprattutto ai pronto soccorso, in tutti i servizi psichiatrici, nei Ser.D, Guardia Medica ed AMBUFEST.

A seguito dell’illustrazione delle proposte c’è stato un proficuo dibattito con il pubblico presente, per l’implemetazione della Piattaforma stessa; un’occasione straordinaria di partecipazione alla vita collettiva, dichiara Enrico Coppotelli, Segretario Generale CISL di Frosinone, ove ciascuno ha potuto condividere idee migliori ed esperienze, per essere complice di un percorso di cambiamento, di miglioramento, di efficientamento dell’offerta sanitaria territoriale. L’audit civico, conclude Coppotelli, rappresenta il magma diamantato con cui edificheremo la nostra compiuta rivendicazione. La Piattaforma incrementale della CISL si costruisce e perfeziona, dunque, con le risultanze delle numerose Assemblee, che proseguiranno negli altri Comuni, poicè la CISL è al servizio degli utenti e degli operatori. Appuntamento, quindi, alla prossima Assemblea che si terrà mercoledì 11 ottobre 2017 alle ore 16:30 presso la Sala Restagno del Comune di Cassino.

 

 
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Vogliamo gli ospedali e la sanità pubblici

logocomitatodifesaospedalecolleferro 350 260dal Comitato libero “A difesa dell'ospedale di Colleferro”- Coordinamento territoriale - Pubblichiamo la lettera che l’Associazione CittadinanzAttiva – Tribunale per i diritti del Malato e Comitato libero “A difesa dell’ospedale di Colleferro” - Coordinamento territoriale hanno inviato alle Autorità di Governo del territorio e agli Enti preposti per chiedere un incontro alla presenza dei Sindaci, o loro delegati, dei Comuni del distretto sanitario.
In attesa di una risposta portiamo a conoscenza dei cittadini i punti salienti della lettera per testimoniare che non sono i muri di gomma a scoraggiarci.
“Chiediamo un incontro per rappresentare lo stato di disagio socio-sanitario in cui versa la valle del Sacco, che raccoglie oltre 100 mila abitanti, e che si fa risalire agli effetti negativi sia della drammatica crisi economica e della compromessa situazione ambientale, sia del “piano di rientro” dal deficit sanitario della Regione Lazio. Situazione che si è aggravata a causa dei mancati interventi di bonifica della valle del Sacco, pur essendo stata reinserita nell’elenco dei Siti di Interesse Nazionale (SIN). Il rapporto peraltro causa-effetto tra fonti di esposizioni ambientali ed eccessi di mortalità è scientificamente messo in evidenza da alcuni studi di settore (Eras e Sentieri) curati da strutture pubbliche.
La Regione Lazio ha recentemente ripreso tale progetto approvando il Programma di valutazione epidemiologica della popolazione residente nel SIN Valle del Sacco e la realizzazione di un Presidio Salute e Ambiente (PresSA) presso l'Ospedale di Anagni (Deliberazione 9.5.2017, n. 228).
Nella ASL RM 5 - un distretto di 500.000 abitanti - mancano centinaia di posti letto. Carenze gravi si registrano presso gli ospedali di Colleferro, Palestrina, Subiaco e Tivoli, quest’ultimo punto di riferimento di tutta l’Asl e di tutti i suoi 70 Comuni.
Nel territorio di Colleferro sono censiti dal Ministero dell’Ambiente due grandi stabilimenti industriali “ad alto rischio di incidente rilevante” (RIR), soggetti alla Direttiva Seveso III D.lgs. 105/2015(http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/stabilimenti_rischio_industriale/2015/STABILIMENTI_LAZIO_REV1.pdf). Si rammenta che i Piani di Sicurezza, obbligatori e sotto l’egida del Prefetto (art. 6, comma 6, D.lgs. 105/2015), debbono prevedere adeguata e tempestiva risposta sanitaria all’emergenza in presenza di incidente industriale. Tale risposta sanitaria non è assicurata dall’attuale struttura di Colleferro, con il conseguente gravissimo rischio di danni all’incolumità pubblica in caso di sinistro.
Si rammenta altresì che negli ultimi anni sono stati chiusi vari ospedali: Valmontone, Zagarolo Ferentino ed Anagni, decisione che stride con i bisogni di assistenza di Colleferro, della valle del Sacco e della provincia sud est della Capitale.
La recente visita della Ministra della Salute, Lorenzin, a Frosinone, ha riportato all’attenzione della stampa sia la cronicità del problema, sia la carenze dei servizi sanitari di prevenzione e cura, sia infine la scarsa valutazione della situazione a livello locale e nazionale.
E’ doveroso che, nel rispetto dell’articolo 44, comma 2, della Costituzione, i servizi sanitari siano garantiti a tutti, anche ai cittadini che risiedono nelle nostre aree interne e montane e che rientrano nel distretto della ASL RM 5 (Colleferro, Artena, Valmontone, Paliano, Segni, Gorga, Carpineto Romano, Montelanico, Gavignano, Labico, Cave, Zagarolo, San Cesareo Palestrina, Tivoli, Subiaco).
Le carenze degli ospedali di Palestrina, Tivoli, Subiaco, Colleferro e Anagni – questi ultimi al confine rispettivamente della provincia di Roma e Frosinone – non ci sembra vengano affrontate con senso di responsabilità dalle nostre Istituzioni che, alle nostre richieste, rispondono con ostinato silenzio e ci negano un democratico confronto, frustando quel bisogno sociale che fa di una moltitudine di persone una comunità unita e coesa.
Abbiamo chiesto di poterci confrontare con i Comuni, la Regione e la Direzione sanitaria ma è apparso evidente che non sussiste l’auspicata disponibilità e a nulla sono valse le nostre richieste di incontro.”
I cittadini, le Associazioni e il Comitato hanno promosso varie iniziative, compresa una raccolta firme - circa 23 mila - per sensibilizzare gli abitanti del comprensorio, per chiedere di migliorare la qualità e la sicurezza del servizio, nonché l’appropriatezza degli interventi assistenziali.
Si tratta di criticità confermate dallo stesso Presidente della Regione e Commissario ad Acta, Zingaretti, nel Suo intervento in Consiglio regionale, nella seduta straordinaria del 4 maggio 2017. Eppure il pacchetto di opportunità di 530 milioni di euro messo a disposizione della sanità il 30 maggio 2017 dalla Regione esclude proprio la ASL RM, le cui carenze sono state oggetto di un esposto presentato all’Autorità giudiziario nel 2015.
Intanto aderiamo tutti all’appello del Comitato “Salviamo l’ospedale di Anagni” di partecipare alla manifestazione del 10 giugno, ore 11,00 davanti ai cancelli del nosocomio.

Elio Rosati, Segretario regionale Associazione CittadinanzAttiva – Tribunale diritti del Malato
Tiberio La Rocca, Coordinatore Assemblea Territoriale di Cittadinanzttiva di Tivoli – Subiaco – Palestrina – Colleferro
Gabriella Collacchi, Portavoce Comitato “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale
Ina Camilli, Coordinatore Comitato “A difesa dell’ospedale di Colleferro” – Coordinamento territoriale

Colleferro, 8 giugno 1017

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Mi va di pensare che vogliamo cambiare marcia

Costituzione 350 260di Daniela Mastracci - Sono stanca e nemmeno tanto contenta. Mi stanno strappando di mano il compito che mi ero prefissata di portare a termine, e cioè lo studio attento della riforma, la critica punto per punto, la difesa di una Costituzione in cui credo fermamente. Io ho lavorato per questo nelle tante settimane che hanno preceduto il referendum. Ho iniziato a leggere la riforma a maggio. Ho iniziato a scriverne da giugno. E non ho più smesso fino al 2 dicembre, conformemente alle regole del silenzio preelettorale. Ho cercato di mettere in evidenza i limiti della riforma. Evincere i punti contraddittori. E’ stato un lavoro duro, ma non mi sono tirata indietro, anche quando ero preda di una stupida ernia cervicale. E’ così. E ora che cosa si scrive sui giornali? Che abbiamo votato per mandare a casa Renzi?

Mi dissocio da questa pseudo analisi. Certamente Renzi non ha la mia simpatia e tantomeno la mia fiducia: ha sbagliato troppo e troppo spesso; non ha letto il dolore; non ha ascoltato le voci che dicono impoverimento, sfruttamento, precarizzazione, incapacità di progettare un futuro e nemmeno un presente.

Basta leggere i dati Istat per saperlo. Ma soprattutto basta andare al supermercato, alla posta, in banca, in giro per le strade delle nostre città. Basta entrare in una scuola e vedere come i professori sono stanchi di uno Stato che non li vede e non li ascolta. I giovani disoccupati, gli anziani con pensioni da fame, i cassintegrati, gli esodati, gli inoccupati, quelli che lasciano la scuola, quelli che lasciano l’Italia. Quelli che non riconoscono il proprio paese, quelli che non riconoscono la propria storia, dentro una sinistra che ha smesso i suoi panni e ha indossato giacca e cravatta e completo grigio, alla maniera di Wall Street o della City di Londra. Quelli che hanno lottato per l’articolo 18 e se lo sono visto cancellare. Quelli che ora possono essere demansionati (ogni tanto si sentono verbi o sostantivi nuovi, ma che dicono la stessa cosa: perdita di dignità) La Costituzione cosa c’entra? La Costituzione è un argine a una deriva neoliberista che sta avanzando da 30 anni. Ecco che cosa c’entra!

Il mondo reale non è quello delle grandi scuole di economia o di comunicazione

La costituzione dice che il lavoro è un diritto, anzi lo mette nel primo articolo: è il primo diritto. Senza lavoro un uomo o una donna non sono autonomi, non sono soggetti liberi, non possono autodeterminarsi. Non possono progettare il loro futuro. Non possono scegliere. Non hanno niente! Soltanto il lavoro permette di vivere degnamente. Di vivere, intanto. E un lavoro deve essere degnamente retribuito. Un lavoro che certifichi di fronte a se stessi che si è protagonisti della propria vita. Che si è soggetti facenti parte della società. Soggetti che possono dire la loro. Che partecipano. Che hanno voce perché hanno visibilità.

Invece senza lavoro non si ha più voce. Non si esiste. Semplicemente. La sveglia la mattina suona ma nessuno deve uscire di casa e contribuire alla vita della sua comunità. Essere parte di qualcosa. Questo è estorto a chi non ha lavoro. E si parla di cose inglesi, con parole inglesi, da scuole di alta formazione. Ci vogliono dire come si deve vivere, come si deve lavorare, come si deve essere cittadini. Ma a chi lo dicono? E con quale diritto? Si rivolgono a uomini e donne che non esistono nella realtà. Perché nella realtà di tutti i giorni ci sono uomini e donne in carne ed ossa che soffrono le parole in inglese di chi sta al governo, e i loro master e i loro grandi e prestigiosi istituti, dove gli uomini e le donne in carne ed ossa non potrebbero entrare mai, perché, semplicemente, non se lo possono permettere. Il mondo reale non è quello delle grandi scuole di economia o di comunicazione. Il mondo reale è fatto di persone che stanno sempre più immiserendo. E continuiamo a leggere di politici che vedono i numeri e dicono che sono dalla loro parte. Ci contano, nel senso che contano noi altri come voti da spendersi nelle loro beghe di palazzo, nei loro appuntamenti nelle stanze del potere, stanno lì a contare noi! E noi diventiamo il malloppo che si possono spendere, da puntare sul tavolo da gioco e provare a vincere di nuovo. Non siamo pedine, non siamo fisches, non vogliamo più essere contati e usati per accordi. La politica è una roulettes? È un tavolo da gioco d’azzardo?

Vorrei continuare a pensare che vogliamo cambiare marcia

Pensavo che stavamo provando a cambiare marcia, vorrei continuare a pensarlo. Allora vorrei che non ci venisse a contare nessuno. Ma a vederci: siamo qua, abbiamo desideri, anzi abbiamo soprattutto bisogni. E se la politica deve essere qualcosa di serio, ha il dovere di rispondere ai bisogni. Ma non certo ai ricatti di un mondo estraneo a quello che sta qua, giù per terra, nelle case che ci circondano, nelle città, nelle periferie soprattutto. Il mondo a cui parla Renzi e la sua Leopolda non è il mondo vero. E’ un mondo di plastica, patinato e sorridente, che esiste solo nelle loro performances. Per tutto questo Renzi non ha la mia fiducia.
Ma il mio NO alla riforma era per la riforma: e non voglio che ciò si dimentichi, venga taciuto, manipolato per rendere conto ad altre interpretazioni che mistificano i loro giochi, i loro obiettivi. Il NO è stato per la Costituzione, perché la riforma è sbagliata, è pasticciata, erode diritti e il primo è il diritto di voto. Abbiamo scritto abbastanza per chi ci ha seguiti, e quindi non ripeto qui i limiti della renzi-boschi-verdini. Ma ora farci entrare a forza, in analisi che tralasciano questo che è il mio punto, non mi sta bene. Si servono del No per dire che Renzi ci sta antipatico, che volevamo assolutamente mandarlo a casa etc.
No. Il NO era e resta alla riforma. Se Renzi se ne va è perché lui, e soltanto lui, ha personalizzato il voto. Non i votanti. Tanti che non ci si crede! Non mi nascondo che c’è chi ha utilizzato la circostanza del voto referendario per dire tutto il suo disagio a chi se ne ritiene responsabile: ci sta! Dopotutto! Dunque non lo disconosco. Ma disconoscere le tante sfumature del NO è un appiattimento da cui mi dissocio.

 
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