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Oggi l’Italia festeggia il ritorno alla libertà di Silvia Romano

“Sono stata forte. Ho resistito”

silvia romano 390 min“Silvia Romano è stata liberata” è forse la frase più bella che abbiamo ascoltato negli ultimi mesi. Dopo giorni di numeri, nuovi positivi, vittime e bagarre politica sull’emergenza Covid-19, la notizia della liberazione della cooperante italiana arriva ad illuminare la cronaca del nostro Paese.

È il premier Giuseppe Conte a dare la felice notizia, tramite una nota che, dopo 18 lunghissimi mesi di prigionia ed incertezze, ci restituisce il coraggio ed il sorriso di una giovane grande italiana.
“Sono stata forte. Ho resistito”, queste le prime parole di Silvia Romano dopo la fine dell’incubo. Un anno e mezzo nel quale non abbiamo avuto notizie sulle condizioni della nostra connazionale. 536 giorni di silenzio, di angosce e di speranze. Di dolore per i familiari, per gli amici, e per tutti quegli italiani che credono fortemente nel valore dell’impegno civico e del volontariato.
Dopo questo lungo calvario Silvia Romano torna a casa, da donna libera. Donna che dovrebbe essere un orgoglio per tutti gli italiani. Dovrebbe essere, appunto.

Invece, dopo nemmeno un’ora dall’annuncio della sua liberazione, canali e giornali della galassia sovranista sono stati letteralmente invasi da centinaia di commenti pieni di odio, violenza e livore da parte dei soliti odiatori del web.
“Quanto c’è costata?”
“Se avesse fatto volontariato a casa sua, avremmo risparmiato soldi per il Coronavirus.”
“Potevano tenersela i suoi amici... Ora ricchi.”

Questi sono solo pochi dei messaggi che hanno tempestato la rete dopo la diffusione della notizia. Neanche di fronte ad un meraviglioso accadimento come questo si riesce a provare gioia, empatia, oppure, in caso di semtimenti contrari, semplicemente tacere.

Non c’è rispetto nemmeno per una ragazza costretta per 18 mesi a vivere in balia dei propri rapitori. Non si dimostra vicinanza al dolore di una madre e di un padre che per un anno e mezzo non hanno avuto notizie della propria figlia, che temevano di non poter più riabbracciare.
Nel pensiero comune del più basso livello c’è sempre qualcosa o qualcuno dietro, che ha degli interessi “che non vogliono raccontarci”. C’è sempre un complotto che spunta per l’occasione. C’è, soprattutto, sempre il nemico di turno da riempire di insulti, in particolar modo se giovane, donna e dedita al volontariato e all’assistenza verso chi ha meno di nulla.

La vicenda di Silvia Romano ci insegni a rivalutare il nostro atteggiamento verso il prossimo. La giovane cooperante milanese e il suo impegno meritano rispetto e grande ammirazione. Il giorno in cui ognuno di questi professionisti dell’odio da tastiera avrà fatto per gli altri solo un centesimo di quello che ha fatto questa ragazza, allora e solo allora, con garbo e rispetto, potranno aprire bocca.
Fino a quel momento, solo silenzio.

Oggi l’Italia festeggia il ritorno alla libertà di Silvia Romano, e questa è davvero l’unica notizia che conta.

 

 

 

 

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Un italiano in Iraq ci racconta cosa accade lì

iraq attentato italia incursori oggi non rientreranno 390 minLa sezione di Latina del Movimento Federalista Europeo vuole condividere la testimonianza di un proprio militante attualmente in servizio in Iraq, Luigi Pappalardo. UNOeTRE.it è assolutamente disponibile a soddisfare questa richiesta di condivisione, dal momento che ancora una volta il mondo ha davanti uno scenario di guerra possibile. Sentiamo forte l'esigenza di superare gli egoismi internazionali e di garantire all'Europa e all'intero globo la pace, cosa possibile soltanto con le unificazioni regionali di tipo federale a cominciare dall'Unione europea.

Ogni volta salutiamo l’anno che si chiude con rimorsi per gli errori commessi, ma con la speranza che l’anno che verrà possa essere migliore, che le guerre possano magicamente finire nel nuovo anno e le persone possano vivere la loro vita in pace e serenità in tutto il mondo. Ma ecco che anche il 2020 viene rovinato sul nascere da una nuova guerra.

Questa volta per me però è particolarmente straziante, perché quest’anno per la prima volta non mi trovo nella mia Latina a guardare da lontano, ma sono qui, dove la vita di milioni di persone sta per essere stravolta dall’ennesima guerra. Mi chiamo Luigi, sono stato segretario della locale sezione e militante del Movimento federalista europeo, e da qualche mese lavoro nella cooperazione internazionale nel Kurdistan Iracheno nel Governatorato di Erbil. Lavoriamo in una città meravigliosa, che in solamente due anni si è rialzata dalle tragedie lasciate dall’ISIS, conoscendo alcuni dei protagonisti di questa ricostruzione e centinaia di persone che ogni giorno lavorano per rendere questo paese un posto migliore.

La mattina del 3 gennaio 2020 però tutto è cambiato, ancora. L’espressione sul viso di tanti amici e amiche è cambiata e tutti cerchiamo di fare previsioni di quello che sarà il futuro qui. La regione del Kurdistan gode di un’autonomia speciale che ci assicura un buon grado di sicurezza, qui lavoriamo per lo sviluppo economico e sociale della popolazione, mentre nel resto dell’Iraq altri amici ancora lavorano alla ricostruzione, dove le macerie dell’ISIS sono ancora visibili.bandiera della pace 350 min

Poi ci sono gli amici di Baghdad, con cui ho trascorso il primo Natale iracheno, che da oltre tre mesi aiutano i ragazzi e le ragazze che protestano a Piazza Tahrir contro un governo diviso per etno settarismi, i quali membri governano per tutelare gli interessi particolari dei propri gruppi etnici o settari. Proprio da questa forma di governo che ha soppresso i musulmani sunniti, rei di aver appoggiato Saddam Hussein prima del 2003, è nato l’ISIS. La storia dell’Iraq è una storia di soppressori e soppressi che si scambiano di ruolo nel corso dei decenni. Per questo, i ragazzi e le ragazze di Piazza Tahrir protestano pacificamente al grido di “ Siamo tutti iracheni”, spesso proprio sulle note della nostra “Bella Ciao” cantata in arabo e in italiano, rigettando le divisioni etniche, politiche e religiose.

Protestano anche contro il controllo che l’Iran ha ottenuto sul governo iracheno, dopo aver contribuito in maniera significativa grazie alle milizie iraniane di Qasem Suleimani a sconfiggere l’ISIS. Protestano perché da quella vittoria del 10 dicembre 2017 le milizie iraniane non hanno mai lasciato l’Iraq. E proprio queste milizie vengono oggi utilizzate dal governo iraniano per attaccare gli americani in Iraq, come nel caso dell’occupazione dell’ambasciata americana a Baghdad lo scorso 31 dicembre, e dal governo iracheno per sopprimere nel sangue le proteste, oltre 500 persone sono state uccise in tre mesi.

Solamente qualche settimana fa ci arrivò la notizia della scomparsa di due amici attivisti a Baghdad che aiutavano i giovani e le giovani in protesta portando viveri e letti. In quel momento speravamo tutti nella stessa cosa: che non fossero stati presi dalle milizie. Perché essere presi da loro, spesso, significa pagare con la vita. Fortunatamente pochi giorni dopo scoprimmo che erano stati arrestati dalla polizia irachena, che dopo una campagna internazionale della società civile è stata costretta a rilasciarli.

Qasem Suleimani, comandante delle Guardie iraniane di Rivoluzione, il più delle volte era proprio il mandante di questi assassini. Un signore della guerra amato in Iran, ma detestato in Iraq. La sua morte ha creato sentimenti contrastanti e confusi in tutti noi che viviamo in questo paese. Suleimani non era un terrorista, ma il comandante di un esercito regolare che esercita la sua influenza in Libano, Siria e Iraq con il permesso del governo ospitante. Era esattamente uno dei motivi delle proteste, i giovani e le giovani di Piazza Tahrir volevano cacciare lui e le milizie iraniane dal paese, non ucciderli. Perché tutti hanno realizzato che ora il suo assassinio significherà lo stravolgimento della loro vita, un’altra volta.

Noi cooperanti temiamo che il nostro lungo lavoro di pace rischia di essere distrutto in un secondo, alcuni progetti sono già stati sospesi e tutti gli americani stanno evacuando il paese nella notte: sospendere un progetto significa che migliaia di bambini non potranno più andare a scuola o che altrettanti rifugiati non potranno accedere ai servizi nei campi in cui vivono. Ma soprattutto temiamo che i nostri amici di Baghdad e nel resto dell’Iraq rischiano di ritrovarsi in un terribile campo di guerra tra Stati Uniti e Iran.

Per questo siamo qui tutti a chiedere alle nostre città natali, a qualsiasi contatto abbiamo nel mondo di condannare concretamente qualsiasi ulteriore atto di violenza nei confronti dell’Iraq, che chiede solamente pace dopo decenni di guerre e morti.

Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
sito nazionale: www.mfe.it
http://www.mfe.it/site/index.php/statuto-e-regolamento

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Riferimenti:
pagina fb: MFE Latina
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Maria Lorena Micheli eletta Presidente della Conferenza Regionale del Volontariato

Maria Lorena Micheli 350dall’Associazione di volontariato Famiglia Futura di Ceccano - Si è svolta nella Sala Tirreno della Regione Lazio a Roma, la Conferenza Regionale del Volontariato del Lazio. Una giornata che ha visto associazioni provenienti da tutta la regione per eleggere il nuovo Presidente della Conferenza e la rosa di nomi da proporre al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, per la composizione del CO.GE.,comitato di gestione dei fondi speciali per i centri di servizio per il volontariato del Lazio.
Ai lavori, con un intervento di saluto, ha partecipato anche l’assessore ai Servizi Sociali e Sport della Regione Lazio Rita Visini, che ha colto l’occasione per ricordare l’importante contributo che le associazioni, attraverso i loro rappresentanti, hanno dato alla elaborazione della legge 11 “Sistema integrato degli interventi e dei servizi sociali della Regione Lazio”.
Nel corso dell’intervento ha auspicato che anche per la redazione delle delibere di attuazione, il volontariato faccia sentire la propria voce.
Presidente della Conferenza Regionale del Volontariato è stata eletta Maria Lorena Micheli, che emozionatissima ha retto il confronto con un pubblico attento, critico e generoso che ha condiviso la visione prospettica della candidata e premiato il suo coraggio. La neo eletta è presidente dell’associazione di volontariato Famiglia Futura di Ceccano, che opera da anni nel contrasto di ogni forma di esclusione sociale a favore della famiglia e nel contrasto alla violenza di genere.
A chi le chiedeva se era soddisfatta del risultato ottenuto, la neo eletta ripeteva di essere più che soddisfatta perché interpretava il risultato come la dimostrazione verificata che nel frusinate il volontariato continua a crescere e non solo di numero. “Voglio far notare - ha detto - che nella rosa proposta per il CO.GE. c’è anche Antonio Felice Fargnoli,

 
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Presidente di A.Ge Cassino e già portavoce alla conferenza regionele per la provincia di Frosinone, “Stiamo maturando una visione di condivisione e progettazione partecipata che sta dando i suoi frutti; c’è ancora molto da fare, i decreti delegati per la riforma del terzo settore ad esempio ci dovranno vedere presenti e propositivi.” Tra una stretta di mano di congratulazione ed una richiesta di incontro da parte di delegati associazioni di altre province che chiedono il sostegno della Conferenza per lo sviluppo territoriale di reti, non dimentica, la Presidente eletta, di ringraziare la dott.ssa Maria Cristina Papitto, della Casa del Volontariato di Frosinoone, che “con il suo coordinamento ha reso possibile la crescita della rete di associazioni con cui stiamo sperimentando nuove relazioni.”

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Credibilità, la parola d’ordine da ritrovare

Bugiardo Pinocchio Grilloparlante 350 260di Elia Fiorillo - Credibilità, la parola d’ordine dei partiti, dei sindacati, delle organizzazioni di volontariato. Ci sono delle attività che quando si trasformano in “mestiere” non solo perdono le loro qualità peculiari, ma diventano per paradosso l’incontrario di quello che originariamente erano. Pensate ai volontari, ai politici, ai sindacalisti. Se alla base della loro azione non c’è il bene del prossimo, il combattere per gli “ultimi”, il “servizio” disinteressato verso la collettività, ma c’è l’utilizzo di quella che dovrebbe essere una missione per fare i cavoli propri, allora siamo difronte ad un bluff. Di quelli insopportabili che penalizzano tanta bella gente che con disinteresse e passione crede in quello che fa.

C’è anche da dire che le organizzazioni di cui fanno parte gli arrivisti senza scrupoli dovrebbero avere degli anticorpi per neutralizzare le deviazioni, gli imbrogli. Le insopportabili prevaricazioni fatte da chi pensa solo al bene proprio e a quello dei suoi sodali. Ma c’è di più. Bisognerebbe anche che le organizzazioni di volontariato, i sindacati, i partiti si dotassero di un codice etico che imponesse la non accettazione di soggetti “cacciati” o “usciti” per motivi non chiari dall’organizzazione di appartenenza.

Nell’attuale legislatura sono più di duecentocinquanta i deputati e senatori che sono passati da un gruppo all’altro, ovvero da un partito ad un altro. La media è di dieci passaggi ogni mese, uno ogni tre giorni. Ma siamo proprio sicuri che questi cambi di casacca siano dettati da questioni ideali o, invece, da bassi interessi di bottega che con il “mandato” dell’elettorato c’entrano come “cavoli a merenda”? No, la certezza è proprio un’altra - tranne sparuti casi -, che il business personale e di gruppo sia alla base delle scelte fatte passare per “questioni di coscienza” o di “lealtà verso chi mi ha eletto”, o fandonie dello stesso tipo. Pensate se i partiti scelti dai parlamentari transfughi, invece di accogliere con applausi i nuovi arrivati, li sottoponessero al un pubblico confronto sui motivi dell’abbandono. E solo dopo l’accertamento delle motivazioni, ovviamente gravi e non di comodo, dessero il loro sì al passaggio. Il numero si ridurrebbe a pochi cambi, da contarsi sulle dita di una sola mano, al massimo di due.

Stesso discorso vale per il volontariato e il sindacato. Se bussa alla porta l’ex segretario generale di una categoria che fino a qualche giorno prima era tuo avversario, invece di accoglierlo e contare quanti iscritti si porta dietro, sarebbe più utile per l’immagine della struttura (e non solo, in verità) valutare le motivazioni alla base della scelta. Farlo anche confrontandosi con la sua passata dirigenza. Perché il problema non è un iscritto in più, nell’eterna e spesso deleteria contrapposizione all’organismo confratello, ma l’immagine complessiva del “sistema”. Più che mai questo ragionamento è valido oggi per l’inesistenza di vincoli ideologici.

Quando si hanno scheletri negli armadi, quando la contabilità non è trasparente, quando gli iscritti sono gonfiati, quando la preoccupazione più grossa non è fare l’interesse degli associati ma spendere soldi in addetti stampa ed in regali ai giornalisti per creare immagini farlocche, allora si può ben credere che prima o poi arriverà un tsunami devastante. Le avvisaglie già ci sono. I populismi sempre più stanno prendendo piede nel nostro Paese. E se questo avviene è anche per colpa di quelle organizzazioni che hanno smarrito la retta via. Che si sono dilaniate in giuochi di potere interno. Che hanno predicato bene e razzolato male. Che hanno dimenticato le ragioni per cui sono nate.

“Se chiediamo più moralità alla società italiana ed alla politica dopo anni di scandali e corruzione – afferma Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl, in una lettera aperta ai delegati – anche il sindacato deve affrontare il tema del controllo puntuale delle risorse a tutti i livelli con grande severità e trasparenza”. La lettera si chiude con l’auspicio che gli sforzi di rinnovamento che il gruppo dirigente della Cisl sta attuando possano rilanciare “un sindacato nuovo, autorevole, libero, capace di confrontarsi con tutti gli interlocutori con proposte serie e concrete”. Ciò per poter continuare a scrivere una storia con grande moralità, autonomia e senso di responsabilità.

Le parole di Annamaria Furlan lasciano ben sperare per un cambio di passo, non solo della Cisl. Avere la consapevolezza, e gridarla senza paura, che qualcosa nei meccanismi interni della propria organizzazione non funziona non è indice di debolezza, ma di forza. Sarebbe bello se a partire da Cgil Cisl Uil si sottoscrivessero protocolli d’intesa relativi alla trasparenza dei bilanci, alla certificazione del numero degli iscritti, alla formazione dei gruppi dirigenti ecc.. I populismi e gli uomini soli al comando si combattono anche in questo modo.

 
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Il lavoro dei migranti non deve essere "volontariato"

giovanimigrantisultrenoi 350 260di Nadeia De Gasperis - È di questi giorni il rapporto Oxfam, che ci restituisce, con qualche informazione in più sui numeri, una preoccupante fotografia che aveva già abbastanza “impressionato” le nostre vite, L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione.
La retribuzione salariale erosa dal sistema lavoro, il gioco a ribasso dei diritti dei lavoratori, una società che non riesce a risparmiare e una classe media che rischia di estinguersi, quando avrà dato fondo ai risparmi degli antenati, in questo quadro desolante, dove il sistema dei voucher che era nato per le prestazioni lavorative accessorie, ha reso il lavoro stesso accessorio, ci sono i migranti, i più disgraziati tra i disgraziati, che dovrebbero lavorare come volontari, a pulire le nostre strade e svolgere lavori socialmente utili. Il prefetto Morcone, capo del dipartimento immigrazione, pensò bene di lanciare una sfida al Paese e alle amministrazioni cittadine, «Chi mostra buona volontà e capacità di inserirsi nel nostro contesto sociale potrebbe ottenere un’attenzione diversa nell’accoglienza».


A chi giova pagare questi ragazzi con una irrisoria contribuzione che serva a recuperare i costi dell’accoglienza? Il lavoro non va mai spacciato per volontariato, va retribuito, per quello che vale, non un soldo di meno. Dunque questi posti di lavoro esistono, ma non si è disposti a retribuirli? Che idea abbiamo dell’accoglienza? A chi dovremmo dare il buon esempio? Ai migranti stessi, alla popolazione? Il popolo, quello che frequenta i luoghi comuni, dirà che i migranti, lavorando a pulire le strade ci rubano perfino il diritto di essere schiavizzati! A chi facciamo un favore, alle destre estreme? A quelle forze nuove che non bisogna indispettire con delle prese di posizioni troppo umanitarie? Una scelta che giovi alla sicurezza, affinché queste persone non siano un peso per la società, aggiunge Morcone, senza farsi sfiorare dal pensiero che queste persone, oltre il bagaglio di vissuti segnati da disastro e lutto,migranti arance possano portare una scorta preziosa di talento e genio, da esaltare, da lavorare in sinergia con quel talento e quel genio che è costretto a espatriare per essere riconosciuto e considerato. Secondo indiscrezioni del corriere della sera e del messaggero, questi “buoni consigli” diventeranno “cattivo esempio” nel nuovo piano per l’immigrazione del governo, perché i cittadini immigrati sembrerebbe debbano obbligatoriamente essere impiegati nel lavoro volontario socialmente utile. Il concetto di “Sociale” e di “utilità” sfugge da troppo tempo alla nostra classe dirigente.


Continuiamo a livellare verso il basso i diritti e il lavoro, facendo il gioco della povertà. Vado a consultare il dizionario De Mauro e il verbo accogliere è ancora lì, anche dopo la sua morte, con le sue accezioni, tutte legate alla inclusione, alla comprensione. “Contenere”, “raccogliere” i frutti di quello che siamo stati, di quello che rimane del nostro dirci “umani”.
L’immigrazione, al pari della disoccupazione, sono pensate come colpa individuale, insomma, come responsabilità negativa verso la collettività e non invece il contrario: la responsabilità collettiva e politica di prendersi carico del disagio sociale.

 
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Volontariato + Partecipazione = Cambiamento

volontariatolazio 22 luglio 2016 350da Volontariato Lazio - Volontariato + cambiamento = partecipazione è il tema che venerdì 22 luglio presso la Casa del Volontariato di Frosinone vedrà le associazioni del nostro territorio fare il punto del lavoro sin qui svolto in un incontro che sarà aperto dall’intervento di Elio Rosati, neo eletto segretario regionale di Cittadinanzattiva, con l’intervento “Partecipazione e Cambiamento”.
Le associazioni hanno lavorato per un anno in modo intenso mettendo a frutto una buona pratica di lavoro di rete che ha premiato l’idea che le diversità costituiscono una ricchezza.
Sono state protagoniste su vari tavoli di lavoro dove si sono confrontate a partire dall’analisi della relazione tra mondo solidale e il sistema sociosanitario nella nostra provincia, trovando risposte di aiuto nonostante il ridimensionamento della spesa sociosanitaria che ha interessato i nostri Comuni. Nessun cambiamento è mai indoloreLocandina volontariato le difficoltà e le resistenze che hanno affrontato sono la cartina di tornasole del lavoro che ancora dovranno fare per migliorare i rapporti tra cittadini ed istituzioni.
Questo il focus dell’incontro di venerdì , far emergere le criticità, condividere le buone pratiche di lavoro in team, fare un bilancio delle esperienze per riprendere con buona lena le attività dopo le ferie. Infatti nel primo trimestre autunnale sono previsti 3 incontri nei Distretti socio sanitari per ulteriori approfondimenti a partire dalla recente approvazione della legge regionale sul welfare e sulla riforma del terzo settore in discussione al Parlamento.
Concluderà gli interventi il presidente della Conferenza Regionale del Volontariato del Lazio, Alessandro Reali.

Colla sulla locandina (immagine a ds) per ingrandirla

 
 
 
 
 
 
 
 
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Prima Giornata del Volontariato

Prima giornata del volontariatoPrima Giornata del Volontariato a Ceccano. Un video di presentazione dell'iniziativa illustrata dalla Sindaca Manuela Maliziola e dall'Assessore Maurizio Cerroni.

 

 

 

 

Il video della presentazione

 

 

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