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L'opposizione spinge Caligiore a votare contro Acea

CECCANO. Comuni del Frusinate

"Pretendiamo una ferma azione contro i distacchi e per il riallaccio delle utenze"

IlCoraggiodiCambiare Logo minAlla luce del voto contrario espresso nell'ultima assemblea dei sindaci dal Sindaco Caligiore riguardo al piano di aumento tariffario, possiamo ben dire che questo sia maturato grazie alla querelle politica innescata dai nostri consiglieri in sede di assise comunale. Aver messo in risalto le contraddizioni del Sindaco sulla questione dell'astensione sugli Oneri concessori hanno sicuramente indotto lo stesso Caligiore a rivedere la propria posizione sull'appoggio dato ad Acea astenendosi, questo per non essere ulteriormente messo in imbarazzo agli occhi dei cittadini, memori delle sue promesse elettorali per la cacciata del gestore.

Questo voto contrario non mette Caligiore al riparo dalle nostre critiche anzi, ci spinge a farne ancora e sempre più pressanti, affinché il Sindaco dimostri con i fatti di essersi davvero ravveduto e quindi di essere tornato dalla parte dei cittadini, dopo l'astensione sugli oneri concessori e che, quindi, non abbia fatto solo pura accademia votando no. Ora ci aspettiamo che si unisca alla richiesta per la mozione provinciale antidistacco e per il riallaccio delle utenze disalimentate, presentata da altri quattro Sindaci e purtroppo non discussa per gli artifizi di chi non vuole nuocere ad Acea. Chiediamo, inoltre, il perché non lo abbia fatto già in seno all'assemblea stessa.

Ora pretendiamo una ferma azione sul territorio comunale contro i distacchi e per il riallaccio delle utenze disalimentate, emanando apposita ordinanza sindacale alla luce della delibera ARERA, delle sentenze dei vari gradi di giudizio che si sono espressi in merito e delle raccomandazioni del ministero della salute in merito alla prevenzione del contagio da covid19. Gli chiediamo, come già abbiamo fatto in consiglio Comunale, di programmare una reale e seria ricognizione degli impianti sul territorio (vedremo finalmente se ci sono stati investimenti o meno da parte di Acea), come anche sullo stato della depurazione, ricordandogli che la Corte Costituzionale sanciva, con sentenza del 2008, il rimborso della quota depurativa in assenza della funzionalità al 100% del depuratore stesso e che lui è il garante sul territorio dei diritti e della salute dei cittadini.

Se davvero Caligiore ha riabbracciato la lotta contro Acea lo dimostri nei fatti e nella politica quotidiana, contrastando il gestore su tutta la linea che questi propone, perché vessatoria dei cittadini e dei loro diritti, e non a fasi alterne cercandone i favori e continuando, così facendo, solo a fare il gioco della multinazionale.

Coordinamento politico “Il Coraggio di Cambiare”

 

 

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Per far scendere la destra bisogna votare la sinistra

votare 350 260di Armando Mirabella - Una strana campagna elettorale si sta esaurendo, silenziosa, ma che però ha lasciato per terra, come non si vedeva da decenni, i feriti. In tutto ciò è sparito Minniti: forte con i deboli, i migranti, le ONG, i poveri per il “decoro urbano”, ma sui fascisti lo abbiamo sentito riflessivo, calmo, quasi remissivo.

E allora sul come credo sia giusto comportarsi in queste elezioni stavolta dico semplice–semplice: per far scendere la destra bisogna votare la sinistra. Va evitato anche il centro paludoso che ha già deciso di allearsi con la destra, quello della Bonino, della Lorenzin....quale è la traiettoria politica della Lorenzin?

Parlano poi tutti la stessa lingua con un accento di populismo più o meno marcato e dicono tutti le stesse cose. Noi parliamo di progressività fiscale, di investimenti, di riconversione ecologica dell’economia.

Non ci siamo allontanati noi dalla sinistra o dal centrosinistra, sono loro che se ne sono allontanati e lo hanno fatto sulla costituzione, sul lavoro, sulla scuola, sull’ambiente, sul sistema elettorale (che adesso li pure penalizzerà).

Ci sono dei valori inalienabili che ci distinguono anche dagli astensionisti. E una cosa dobbiamo dire a chi pensa di non votare: è il regalo migliore ai gruppi di potere che abbiamo anche qui, non gli parrebbe vero che solo i propri supporters li votino…e quelli li votano sicuro.

C’è una strano convergenza degli altri su tutti i temi, facci caso: migranti, lavoro, economia, le tasse….Soltanto noi parliamo di progressività fiscale, di investimenti, di politica industriale (ambientale, digitale, innovazione).

Il 4 marzo, lo abbiamo già fatto altre volte, non tappiamoci il naso. Questa volta abbiamo l’occasione di respirare: Liberi e Uguali propone Marco Maddalena all’uninominale alla Camera (40 anni, da sempre in prima linea sulle battaglie del lavoro e di come l’ambiente possa segnare uno sviluppo nuovo per la nostra provincia). Al proporzionale il nostro Gianmarco Capogna (28 anni, uno degli esponenti di punta in Italia nel mondo della promozione dei diritti).

Al Senato il nostro candidato è il dottor Danilo Salvucci, medico, un uomo garbato con una grande attenzione al mondo della cultura.

Tutto un altro pianeta rispetto a chi ci parlerà di voto utile. Ma utile a chi? Per esempio a quelli del PD che hanno fatto, spesso esibendole, nomine basate sulla appartenenza piuttosto che sulla competenza persino sui primari in ospedale per non parlare di enti e aziende che lavorano sullo sviluppo industriale, sui rifiuti o sui consorzi di bonifica, senza disdegnare accordi di circostanza con la destra con cui governano la Provincia.

E allora, se ancora non hai deciso, io ti faccio una proposta di libertà: alla Camera e al Senato vota Liberi e Uguali: almeno in questa provincia sei sicuro di non sbagliare. Con questa legge elettorale basta una X sul simbolo.

 
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Quale coalizione preferirebbe votare il Popolo della Sinistra?

sondaggio elezioni votare 350 260Care lettrici e cari lettori proponiamo una indagine sulle preferenze di voto che potrebbero avere coloro che vogliono votare a sinistra. Scegliete, fra le domande che seguono, come la sinistra dovrebbe presentarsi alle prossime elezioni.
5 sono le possibili coalizioni alternative tra cui scegliere. Rispondi SI ad una sola, quella che preferisci, rispondi NO a tutte le altre, altrimenti la scheda verrà cestinata. Grazie
L'idea di questo sondaggio è di Guido Liguori, che insegna Storia del pensiero politico contemporaneo all'Università della Calabria ed è presidente della International Gramsci Society Italia e capo-redattore della rivista di cultura politica “Critica Marxista”.

Dopo aver fatto la vostra scelta non dimenticate di cliccare il pulsante "Fatto", posto alla fine delle domande, altrimenti la vostra scheda non potrà essere conteggiata.

 

Clicca qui e vai al sondaggio

 

 
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Ma ora come si deve votare per la Provincia?

Provincia Fr 350di Angelino Loffredi - Qualche giorno fà Sara Battisti, vicesegretaria del PD frusinate, a ridosso del voto referendario, ha rilasciato una dichiarazione preoccupata e nello stesso tempo allarmante. Preoccupata per quanto riguarda il significato da assegnare a quel No in provincia, superiore del 10 % rispetto al dato nazionale. Il tema allarmante invece riguarda il riferimento che la Battisti riserva alla Provincia, non un cane morto o un ectoplasma. E indirettamente al voto di gennaio, alle alleanze e al futuro. Ho ritenuto tale intervento parziale e tardivo ma comunque serio e da non lasciare cadere. Ne riprendo e propongo una necessaria lettura una parte della Nota che ritengo essere seria e fuori dal coro delle banalità.
«A dato referendario acquisito credo che debba essere un'urgenza quella di chiarire il vulnus legislativo che, se da una parte definisce le Province Enti di Secondo livello, dall'altra la Costituzione le inquadra nei livelli di governo territoriale a rappresentanza popolare.
Il voto di ieri respinge la nostra proposta di riforma costituzionale, pertanto visto che bisogna andare a rinnovo del Consiglio Provinciale, siano i cittadini a scegliere i propri rappresentati in quell'assise. Una necessità che impedisce confusione, divisone e lacerazione riconsegnando ai cittadini la responsabilità della decisione».

Se andiamo sul profilo della vice segretaria rileviamo che finora ha ricevuto 41 mi piace e 29 commenti. Il fatto che più mi lascia incredulo e che in tutti i commenti, tolti alcuni critici, presumibilmente fuori dal campo PD, i restanti esprimevano simpatia e fiducia politica verso l'autrice. Nessuno riprende, accenna, entra nel merito circa il destino della Provincia.

Purtroppo non ho letto una parola da parte del segretario Costanzo nè di iniziative da parte dei parlamentari frusinati (Scalia, Spilabotte, Pilozzi). E vero che Sara Battisti sviluppa i suoi interventi sempre in modo rispettoso, procedendo con molta cautela, ma quello che ha scritto non è un capriccio. Non è una invenzione per ricercare un conflitto a tutti i costi. Potrebbe essere una esagerazione (non lo credo) ma allora qualcuno intervenga, ristabilisca l'autentico profilo istituzionale.

Ma, se la Battisti avesse ragione e si andasse l'8 gennaio al voto non popolare e se prima o dopo qualcuno che più di me mastica elementi di diritto, fa ricorso e dovesse avere ragione chi pagherà i cocci rotti?

 

 
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Un paio di ragioni per votare NO

difesa costituzione foto 350 260di Ignazio Mazzoli - In questi giorni ed in queste ore fino al 4 dicembre ci saranno donne e uomini del governo del Paese che insisteranno nel minimizzare l’evento referendum e soprattutto i suoi esiti. Non sarà certo questo scritto a prefiggersi l’intento di drammatizzare la campagna referendaria, soprattutto per la mia convinzione profonda della capacità che hanno le forze più consapevoli della democrazia italiana di saper affrontare svariate situazioni, anche di difficoltà, nella tradizione di partecipazione democratica che la seconda metà del ‘900 ci ha lasciato in eredità. (dopo aver eletto la pagina intitolata "Il dopo voto" cliccate il titolino "Radici della crisi" e poi su quello "Politica estera" per leggere tutto l'articolo)

  1. Il dopo voto
  2. La radice della crisi
  3. Politica estera

Ma le conseguenze del dopo voto non saranno né simili né indifferenti all’esito finale nel caso vinca il “SI” o il “NO”.

Non è quale conseguenza potrà esserci sul Governo, la sua composizione e la sorte di Renzi che rappresentano un qualche valore da cui non dover prescindere. Ben altro conta!
In particolare due questioni sento che vanno messe in luce per illuminare con chiarezza il valore di questo confronto che si tenta di trasformare in un fatto di normale amministrazione. I diritti dei cittadini e l’autonomia internazionale. La posta in gioco è alta.
Le circostanze di questa campagna elettorale osservate insieme ai guasti della crisi economica di questa provincia mi hanno sollecitato a ripercorre qualche lettura degli anni precedenti. Nell’aprile 2011 Paolo Ciofi scrisse un commento allo sciopero generale promosso dalla Cgil che aveva doto vita ad una “significativa e partecipata manifestazione unitaria” il 13 marzo a Piazza del Popolo. Molti commentatori si affrettarono a qualificarla come una “piazza costituzionale”. «Ma a dir la verità, - precisava Ciofi - tutte le manifestazioni popolari e sindacali di questi anni, a cominciare da quella grandiosa del 2002 al Circo Massimo, che respingendo l'attacco frontale all'articolo 18 poneva drammaticamente il tema della rappresentanza politica del lavoro, sono state manifestazioni e piazze costituzionali. La novità dunque non sta qui e il cuore del problema non è questo, ma il fatto che le sinistre - comunque denominate e collocate, al governo o all'opposizione - non sono state in grado, nella lunga transizione dalla "prima" alla "seconda" Repubblica, di dare uno sbocco politico al malessere del Paese, e fino ad oggi non hanno posto al centro della loro azione la lotta per la difesa e per l'applicazione dei principi costituzionali, a cominciare dal lavoro. Così hanno contribuito a scavare un doppio fossato: con il fondamento della Repubblica, ma anche con la base della società. Oggi, nella tempesta della crisi, appare sempre più chiaro che i lavoratori dipendenti non hanno alcun peso nel sistema politico, dal quale sono stati sostanzialmente espulsi.»
Che cosa è stata la lunga discussione che ancora continua oggi sulla modernità della sinistra se non la cancellazione o no della sua scelta fondante: rappresentare il lavoro, i Lavoratori ed i loro diritti da cui ne scaturiscono tanti altri?
Si può parlare e rivendicare di tutto, ma non si possono sostenere esplicitamente le ragioni del lavoro perché sono l’unico valore che disturba i potenti. Basta guardare a come tutti i governi conservatori nel mondo abbiano cercato di essere generosi nel riconoscimento dei diritti chiamati civili, pur di evitare ed impedire qualunque pretesa nel campo dei diritti del lavoro: quello di averlo prima di tutto, di retribuirlo adeguatamente, di svolgerlo in un ambiente salubre, tutelato nelle libertà sindacali contro ogni discriminazione e vessazione padronale, in una parola la garanzia di lavorare nel rispetto della dignità della propria persona, con l’adeguata e riconosciuta prospettiva di una prospettiva pensionistica che garantisca una vita senza stenti. Questa sordità o meglio questo rifiuto alla rappresentanza del lavoro è una grave menomazione che risulta dalla «pesante torsione unilaterale della rappresentanza, da cui si vorrebbe far nascere una dittatura costituzionalizzata del capitale sul lavoro».

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Radici della crisi" per leggere il resto dell'articolo)

La radice più profonda della crisi

«Qui sta – scrive Paolo Ciofi - la radice più profonda della crisi democratica che viviamo» e della quale molti discettano cercando di risolverla solo con ricette che dovrebbero tradursi in improbabili garanzie di governabilità, solo coatta, a questo punto. Vedi Italicum. Ma questo è degrado della democrazia.
«Esattamente su questa questione decisiva, che è insieme ideale e pratica, s'impone oggi un salto di qualità nell'analisi e nell'agire politico». La costruzione di un programma comune e di un'alternativa alla logica del “Partito della Nazione” appare un'impresa complessa e di dubbia efficacia perché non si affronta nella pratica politica quotidiana la ricerca dei collegamenti con chi vive nello sfruttamento e la rappresentanza di quel disagio spesso drammatico che si chiama disoccupazione. Lo sfruttamento del lavoro non è diminuito, ma è aumentato perché si è esteso a tante specie di attività diverse, a tanti lavoratori diversi nelle campagne, nei mestieri, nelle arti, nelle professioni. Non è una partita Iva che ti rende libero, anzi.
La riprova sta nei fatti: «il gigantesco trasferimento di ricchezza dai salari ai profitti e alle rendite, il dramma della precarietà e della disoccupazione, i diritti sociali sotto attacco, la depenalizzazione dei reati economici, la finanza che imperversa e il dilagare dell'economia criminale. Insomma, una generale svalorizzazione del lavoro, che sta distruggendo il principale fattore coesivo della società e dell'unità della nazione.»
Berlusconi ai suoi esordi, si è ispirò a un principio esattamente opposto a quello costituzionale: «la centralità dell'impresa, da cui deriva - sono sue parole – “la libertà economica”, “diritto spirituale e civile come la libertà politica e religiosa”. E in nome di questa libertà ha sostenuto che la “Costituzione va cambiata” perché “dimentica levotoNO 350 Snapseed imprese” e “risente dell'ideologia sovietica”. Citando a riprova l'articolo 41, che suona così: “L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”». Oltre alle parole ci sono i fatti: «il gigantesco trasferimento di ricchezza dai salari ai profitti e alle rendite, il dramma della precarietà e della disoccupazione, i diritti sociali sotto attacco, la depenalizzazione dei reati economici, la finanza che imperversa e il dilagare dell'economia criminale. Insomma, una generale svalorizzazione del lavoro, che sta distruggendo il principale fattore coesivo della società e dell'unità della nazione».
Ancora oggi c’è chi fatica a «comprendere che il Cavaliere si è presentò sin dal suo primo apparire sulla scena politica non già come semplice alternativa di governo, bensì come alternativa di sistema, cioè come eversore dell'ordine democratico costituzionale». Se si continua la sua politica, come avviene anche con la proposta di revisione costituzionale, si può dire che non c’è sinistra al governo. Renzi, non per ispirazione dei comici geniali alla Crozza è figlio di B., ma è la continuità vera di chi cerca un’alternativa di sistema, cioè si “ripropone come eversore dell'ordine democratico costituzionale”.

Ecco la prima vera posta in gioco. Vogliamo davvero rinunciare ai diritti che la Costituzione nata dalla Resistenza ci ha riconosciuto anche se ora non ce ne accorgiamo?

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Politica estera" per leggere il resto dell'articolo)

Una politica estera rispettosa dei nostri diritti

«Non è la legge Boschi il vero oggetto del referendum» – afferma Raniero la Valle in un discorso tenuto il 16/09/2016 a Messina nel Salone delle bandiere del Comune in un'assemblea sul referendum costituzionale promossa dall'ANPI e dai Cattolici del NO e in un dibattito con il prof. Salvo Adorno del Partito Democratico, sostenitore delle ragioni del Sì.
«La verità del referendum sta dietro di esso: il referendum infatti non è solo un fatto produttore di effetti politici, è un evento di rivelazione che squarcia il velo sulla situazione com'è.» Si tratta di una ragione internazionale: «perché l'Italia era una componente essenziale del sistema atlantico e dell'Occidente».
... «C’è una data precisa... - dice La Valle - è quella del 26 novembre 1991, quando il ministro della Difesa Rognoni ... presenta il Nuovo Modello di Difesa...».
Perché un nuovo Modello di Difesa? ... «Il modello di difesa che era scritto nella Costituzione era molto semplice e stava in poche righe: la guerra era ripudiata, la difesa della Patria, intesa come territorio e come popolo, era un sacro dovere dei cittadini. A questo fine era stabilito il servizio militare obbligatorio che dava luogo a un esercito di leva permanente, diviso nelle tre Forze Armate tradizionali...Con la soppressione del muro di Berlino e la fine della guerra fredda tutto cambia...»
Ci sarebbe la grande occasione per costruire un mondo nuovo, pace, soldi risparmiati dagli Stati per le armi, si potrebbe provvedere allo sviluppo e al progresso di tutti i popoli del mondo; servono meno soldati e anche ferma della leva può diventare più breve... ... «Ma l'Occidente fa un'altra scelta; si riappropria della guerra e la esibisce a tutto il mondo nella spettacolare rappresentazione della prima guerra del Golfo del 1991, cambia la natura della NATO, individua il Sud e non più l'Est come nemico...» C’è ora un altro obiettivo: ... «mantenere e accrescere il proprio progresso sociale e il benessere materiale perseguendo nuovi e più promettenti obiettivi economici, basati anche sulla certezza della disponibilità di materie prime».
Il perché della nuova Costituzione è qui ed è la verità del referendum. «E’ la quadratura del cerchio». Gli istituti della democrazia non sono compatibili con la competizionevotoNO 350 260 globale, chi vuole mantenerli è considerato un conservatore. Il mondo è il mercato che non sopporta altre leggi che le sue. La politica non deve interferire sulla competizione e i conflitti di mercato. Se muori di fame il mercato non ti mantiene in vita perché sono proibiti gli aiuti di Stato. Se lo Stato ci prova le imprese lo portano in tribunale e vincono la causa. «Questo dicono i nuovi trattati del commercio globale. La guerra è lo strumento supremo per difendere il mercato e far vincere nel mercato».
È un cambiamento totale. «Non cambia solo la politica militare ma cambia la Costituzione, l'idea della politica, la ragion di Stato, le alleanze, i rapporti con l'ONU, viene istituzionalizzata la guerra e l'Islam è il nemico. Ci vorrebbe un dibattito in Parlamento, non si dovrebbe parlare d'altro. Però nessuno se ne accorge, il Modello di Difesa non giungerà mai in aula e non sarà mai discusso dal Parlamento».
È evidente questa manifestazione di accentramento del potere?
Ecco due ragioni per votare “NO”. Ripartiamo dalla Costituzione, applicandola integralmente nei principi e adeguando ad essi le norme della seconda parte. Se serve e dove serve non modificando 47 articoli. Un po’ tanto, non vi pare e poi scritti pure in maniera poco comprensibile?

 

 

I virgolettati in corsivo sono citazioni tratte da Paolo Ciofi (articolo "La Costituzione e la centralita del lavoro") e da Raniero La Valle (discorso tenuto il 16/09/2016 a Messina)

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Votare "NO" alla riforma Renzi-Boschi per tutelare i diritti inalienabili dei cittadini

difesa costituzione foto 350 260da Comitato provinciale Coordinamento Democrazia Costituzionale di Frosinone - No alla Riforma Costituzionale Renzi-Boschi: Il Comitato Provinciale CDC di Frosinone dà appuntamento a tutti i cittadini nelle piazze.
Il Comitato provinciale Coordinamento Democrazia Costituzionale di Frosinone esprime piena soddisfazione per le seimila firme raccolte sui referendum abrogativi della legge elettorale Italicum e per il referendum oppositivo costituzionale. Lo sforzo, necessario ad ottenere il maggior numero di adesioni possibili, è stato gravoso ed impegnativo. Dall’inizio d’aprile, contando solo sulle nostre forze di semplici cittadini, senza il supporto organizzativo di partiti o di movimenti sindacali, siamo stati presenti con banchetti nelle piazze di tutta la Provincia.
Abbiamo avuto la possibilità di parlare con moltissime persone che, come noi, hanno a cuore la tenuta democratica del Paese. Il nostro assetto democratico è minacciato dal combinato disposto tra una legge elettorale irrispettosa della rappresentanza e una riforma Costituzionale, la Renzi-Boschi, che trasferisce al Governo, di fatto, sia il potere esecutivo che quello legislativo, conferendo allo stesso Presidente del Consiglio la prerogativa di scegliere e controllare gli Organi di Garanzia.

Un programma di incontri

Proprio il supporto delle tante persone incontrate nelle piazze ai banchetti, ci dà la forza per continuare la lotta in vista della battaglia fondamentale, quella per il No alla deforma Costituzionale Renzi-Boschi il cui referendum oppositivo avrà luogo in autunno. La proposta di riforma Renzi-Boschi è stata scritta sotto dettatura dei potentati finanziari, ed ha come obbiettivo quello di smembrare la Costituzione Antifascista nata dalla Resistenza, perché solo in questo modo potranno privarci dei diritti fondamentali. L’insana impresa di indebolire la Costituzione è stata tentata in passato da diversi Governi, ma mai portata a termine fino ad oggi. Votare No a questa riforma, confusa e pasticciata, significa tutelare un baluardo fondamentale per la difesa di diritti inalienabili dei cittadini, dal lavoro, alla sanità, alla scuola.
Stiamo predisponendo un programma di incontri pubblici (eventi, comizi) volti a sensibilizzare la cittadinanza per informarla sul concreto pericolo per la tenuta democratica che questa proposta di modifica determina. A breve sarà disponibile un calendario delle attività che ci vedrà ancora una volta presenti nelle Piazze della Provincia per tutta l’estate fino alla vigilia dell’appuntamento referendario. Siamo determinati ad impegnarci al fine di aumentare la consapevolezza che votare No alla deforma Costituzionale significa proteggere i diritti che la Costituzione antifascista garantisce e tutela.
Ci incontrerete nelle Piazze nelle prossime settimane, e insieme diremo NO a chi vuole privarci dei nostri diritti democratici.

Frosinone
Comitato provinciale Coordinamento Democrazia Costituzionale di Frosinone.

 
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Votare solo per difendere i diritti sanciti nella Costituzione

difesa costituzione foto aleandro biagianti 350 260

di Fausta L’Insognata Dumano - Nel mondo della scuola, quel pianeta che per capirlo devi viverlo dal dentro, il referendum sulla riforma costituzionale corre di bacheca in bacheca, come una catena di Sant'Antonio, si inviano appelli via email per votare “NO”. Sono nati comitati di docenti in difesa della costituzione. Nel 1948 entrò in vigore la costituzione, considerata la più bella del mondo, una volta lo sosteneva pure Benigni. Oggi in Italia siamo prigionieri di un governo illegittimo “mai uscito dalle urne”. Per ottenere il sostegno a ribaltare 70 anni di democrazia parlamentare, la riforma costituzionale viene mascherata da un’aura di modernizzazione, di risparmio. I senatori verranno scelti dai consigli regionali, noi cittadini non voteremo più per scegliere i senatori, ma il costo del senato resterà lo stesso, è già successo con le province, stanno lì in piedi, hai semplicemente perso il diritto al voto. Nella scuola bisogna però evitare che il referendum perda il valore e l’importanza, la Costituzione va sostenuta e difesa , ma non come “vendetta” per la “buona scuola”. Renzi e il PD hanno perso soprattutto il consenso del mondo della scuola, le recenti elezioni hanno visto molti profili Facebook dei docenti con l' immagine “iononvoto pd” inizieremo un viaggio all'interno del pianeta scuola, diffonderemo i comunicati, i documenti, scopriremo le posizioni dei sindacati confederali e di base, cercheremo di capire perché sia fondamentale difendere la costituzione per una scuola pubblica, per garantire il diritto all'istruzione a tutti senza distinzioni di sesso, credo religioso e razza.

 
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Il M5S di Veroli e il progetto sull’ambiente da votare

movimento 5 stelle bandiera 350 260da Diego Petrucci - Domenica 15 maggio, dalle ore 10:00 alle 20:00, si svolgeranno le votazioni riguardanti il Bilancio Partecipativo promosso dal comune di Veroli. Gli Amici del Movimento 5 Stelle di Veroli, parteciperanno, a tale iniziativa, con un loro progetto sull’ambiente.
Il progetto ha come obiettivo quello di limitare l’inquinamento ambientale, ridurre la TARI (tassa sui rifiuti) per i cittadini verolani, sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto verso la natura e valorizzare il commercio locale.
I cittadini interessati al suddetto progetto, dovranno richiedere presso il seggio di appartenenza la scheda verde (ambiente) e barrare il progetto n°9 ecocompattatore.
Invitiamo tutta la popolazione a partecipare alle votazioni.

 
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Maliziola: il 17 votare perché il referendum è democrazia diretta e noi votiamo SI

notriv 350 260dall'Ufficio Stampa della Consigliera Manuela Maliziola dell'UDR Ceccano - Nei giorni scorsi si sono tenuti presso la sede dei Giardinetti una serie di incontri del movimento URD per discutere sulle problematiche relative all'imminente referendum sulle trivelle e soprattutto per far conoscere ai cittadini la propria posizione in merito all'argomento.
"Domenica 17 Aprile 2016 i cittadini sono chiamati alle urne ad esprimere il proprio parere in merito al referendum abrogativo riguardante una norma introdotta con la legge di stabilità 2016, che prevede l’estensione delle concessioni per le attività estrattive.
Oggi le concessioni date alle compagnie estrattive, infatti, hanno una durata di trent'anni , poi prorogabile per due volte, cinque anni ciascuna. in totale 40 anni , più altri cinque possibili.
Il provvedimento del governo Renzi , cioè la norma inserita nella legge di stabilità , permette alle grandi multinazionali estrattive di prolungare il periodo di concessione fino al naturale esaurimento del giacimento entro le 12 miglia nautiche dalla costa.
Con il referendum abrogativo del 17 aprile si decide la sorte di 21 trivellazioni già esistenti, in quanto il predetto decreto prevede già il divieto di avviare nuove attività di ricerca. Tali giacimenti sono dislocati nelle seguenti regioni: Sicilia, Calabria, Puglia, Basilicata, Emilia Romagna, Marche e Veneto, regioni per le quali il mare è una risorsa importantissima dal punto di vista non solo ambientale, ma anche economica, in quanto fonte indispensabile per il turismo. Per questi motivi , questa risorsa deve essere tutelata e preservata da ogni azione che ne possa ledere l'integrità.

Il referendum è democrazia diretta. Bisogna andare a votare

Noi dell’Unione Rinnovamento Democratico (URD), rappresentati nel consiglio comunale dall' avvocato Manuela Maliziola, invitiamo i cittadini innanzitutto ad andare a votare in quanto il referendum rappresenta l'unica forma di democrazia diretta. La nostra scelta, come movimento, è quella di votare SI. Se al referendum vincesse il SI, entro pochi anni, le concessioni già in essere verrebbero a scadere e le trivellazioni dovrebbero cessare, di fatto non prolungandosi fino al naturale esaurimento del giacimento. Ci preme ricordare che le riserve di petrolio italiane sottomarine entro le 12 miglia sono inoltre scarse e molto “inquinate” da sostanze solfuree, che ne rendono più costosa la lavorazione. Un po’ più consistenti quelle di gas, ma non incidono particolarmente sul bilancio energetico nazionale. In considerazione a tali dati, per estrarre poche gocce di petrolio o limitati quantitativi di gas, metteremo in pericolo le nostre coste, la fauna e la flora marina, pertanto è importante esprimere il nostro voto .
Ricordiamo inoltre che il referendum, per essere valido, deve raggiungere il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto.

 
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NO TRIV - Per andare a votare il 17 aprile

notriv 350 260da Massimiliano Palombi, Comitato NoTriv provincia di Frosinone - Il 17 aprile saremo chiamati alle urne per esprimerci se favorevoli alle trivellazioni per l’estrazione del petrolio o metano lungo le nostre coste oppure se intendiamo bocciare tale intenzione che il governo ha inserito nello sblocca Italia. Come comitato siamo ovviamente contrari a nuove ed inopportune estrazioni, il mondo guarda alle energie rinnovabili che in Italia soddisfano la domanda interna quasi al 50% del fabbisogno nazionale e soprattutto non incidono negativamente sull’ambiente come i combustibili fossili. Solo per entrare nel merito del referendum, si dovrebbe precisare poi che lo stesso è stato richiesto dalle assemblee di 9 regioni italiane e che il governo sta facendo di tutto per il non raggiungimento del quorum, in primis non accorpandolo con una election-day, sperperando così 360 milioni di euro e poi indicando nella voce dei due vicepresidenti del PD la volontà di non andare a votare ritenendo inutile il quesito. Pensiamo che non si tratti solo di una scelta ideologica il recarsi al voto ma di prediligere un modello di sviluppo diverso, di indirizzare le future scelte dei governanti verso la logica dei beni comuni e non come spesso accade di trasformarli in lucro per pochi potenti, basti pensare alla questione dell’acqua. Per questo il giorno martedì 22 marzo, a Frosinone in via Firenze alle ore 19, incontreremo ed invitiamo tutte le forze associative, sindacali e politiche che ritengono sia fondamentale votare il 17 aprile e farlo con un SI, per rottamare un modello vecchio come chi da giovane esteriormente lo incarna alla faccia della sovranità popolare.

 
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