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Il PCI e il voto proporzionale puro

  • Pubblicato in Partiti

Bruno Steri segr. naz. PCI con ambasciatore cinese su Via della Seta mindi Maurizio Aversa, della segreteria del PCI Lazio interviene sulla proposta M5S. Trecentoquarantacinque, e poi?

In questo periodo ferragostano, siamo in presenza di giorni ed ore concitate sul versante del Governo, del Parlamento, della politica. Chi non è protagonista, purtroppo, è l’insieme dei lavoratori, dei disoccupati, dei giovani che sempre meno si vedono rappresentati da queste piroette. Stessa sorte per i temi che dovrebbero far da guida a chi vuol governare il Paese: la predisposizione delle scelte economiche macro per l’Italia e quindi la legge di bilancio da varare entro dicembre. Così come, ancor prima, la scelta per far rappresentare la nazione nell’organo di governo europeo.

Ma nulla di tutto ciò è emergenziale nel ricatto continuo che era nato sedici mesi fa tra Lega e Cinquestelle, che è continuato, e che tutt’ora non si ferma, come ha mostrato il confronto parlamentare con colpi di scena andato in onda ieri. Comunque,ci siamo, il fallimento del contratto, depotenziato nella definizione originaria di qualsiasi valenza politica e di “accordo”, tranne che – lapsus freudiano – poi il capo dei Cinquestelle, ora si cruccia e meraviglia del “tradimento” in 24 ore dell’alleato Lega! Ma se era solo contratto, non c’è tradimento politico no? Oppure era fasulla la premessa? Che, invece era molto, molto, molto politica l’alleanza di sedici mesi fa? Ma non è questo l’argomento che voglio sottoporre alla vostra attenzione. Semmai, vorrei provare a parlare di democrazia sostanziale. Come ha rilevato, recentemente, il compagno Francesco della Croce della segreteria nazionale del PCI, “Facciamo attenzione: la proporzionale è tale se contempla collegi elettorali ampli e se non ha soglie di sbarramento fatte ad hoc per escludere milioni di cittadini dalla rappresentanza. Insomma, la nostra proporzionale non può essere alla 'tedesca', dove vi sono molti piccoli collegi (determinando, così, una stortura significativa tra voti ai partiti e seggi corrispondenti) e dove vige uno sbarramento al 5% che, storicamente, fu introdotto in modo esplicito per murare l’ingresso nel parlamento al partito comunista tedesco ed in genere alle minoranze.”

Si, introduco il ragionamento del voto proporzionale, perché esso è la cartina di tornasole per capire se la Costituzione ha una valenza ed un rispetto da inverare, oppure se, americanizzando e rendendo un orpello solo tecnico l’esercizio del voto si intende perseguire il maggioritario che “taglia le ali”, il presidenzialismo che addormenta la critica e la partecipazione, la ricerca “fasulla dai tempi di Craxi ad oggi” della governabilità. Questa nettezza, contrapposta, di scelta è per sottolineare che siamo in presenza di vera scelta politica, di vero scontro teorico e ideale sul rispetto dei principi costituzionali nati dalla Resistenza, quindi non contrabbandabile per scelta tecnica, ancorchè dal solo risvolto economico. E veniamo alla proposta dei Cinquestelle: 345 parlamentari in meno… per risparmiare i soldi della casta. La motivazione è una falsità. Sono ben altre le spese che si possono tagliare, e più consistenti. Il punto vero è se si vuole attuare, “riattualizzare” il proporzionale puro oppure no.

Che dice su questo tema il M5S? Venga ad un confronto e risponda. Ad esempio, noi Comunisti siamo portatori, pur nel rispetto dell’impianto Costituzionale, anche di una proposta innovativa, in verità già avanzata negli anni dai comunisti e mai divenuta oggetto di confronto di merito. Si tratta della abolizione di una delle due Camere. Ad esempio del Senato della Repubblica. Quanti sono i soldi a risparmio se invece che un numero di parlamentari, una intera Camera viene non più prevista. Quindi niente doppia lettura delle leggi, quindi niente doppioni di parecchie attività? Ce l’ha una propria opinione il M5S su questo tema? E su ciò che di prezioso lo sottende? Infatti una sola Camera dovrà necessariamente rappresentare davvero il Paese tutto. Anche la parte più piccola. Lo slogan (fino ad ora molto vuoto e giocato solo dentro casa cinquestelle tra 50.000 aficionados della piattaforma) uno vale uno, solo col proporzionale puro si può attuare. “+ Europa” degli ex radicali, sono a favore di questa scelta proporzionale che fece invocare al vecchio leone Pannella “il diritto di tribuna” perché almeno un eletto fosse garantito ad ogni piccola forza politica organizzata, oppure sotto l’ala protettiva del PD è per loro più facile fare spallucce su questi argomenti? E Renzi che si riscopre – abile tattico del primo mattino – risparmiatore dei soldi seguendo la proposta del M5S circa i 345 da tagliare (chissà se gli interessa davvero?), ma lo stesso quesito vale per il saltimbanco politico Salvini dopo l’intervento al Senato di ieri (13 agosto) vuole esplicitare, più di quanto non si sappia dalle sue precedenti azioni e dal suo pensiero, se intende togliere di mezzo il “fastidioso” proporzionale e chiudere tutti i confronti in solo sue schieramenti che 1, sono ambedue d’accordo sulla Nato; 2, ambedue d’accordo sull’Europa/Euro a servizio del capitalismo; 3, ambedue sono d’accordo sulla conflittualità sostanziale contro la Cina (e la proposta rivoluzionaria ed epocale della Via della Seta, messa in campo per i prossimi cinquant’anni di pace) e contro l’autodeterminazione dei popoli (Cuba, Venezuela, Palestina etc); 4, ambedue sono per mettere i lavoratori ed il lavoro “solo” come servizio da aggiungere alla guida del capitalismo, degli imprenditori; 5, ambedue sono a favore delle politiche che si basano su meno stato e più privato… questo solo per dire le prime cinque cose fondamentali che vengono in mente in un confronto per la guida del Paese. Ecco, allora che alternativa sarebbe questa pensata, da Renzi e dal PD (tutto) che immagina siano questi i temi a confronto?

Appunto, americanate: che spingono il popolo, i cittadini, a disinteressarsi della politica e della partecipazione, e i pochi che partecipano, anche al voto, lo fanno tra due ricette pressochè fotocopia! Ecco perché è necessario, per la democrazia, per il rispetto della Costituzione, per non tradire noi stessi, che l’Italia abbia la possibilità – tramite il sistema proporzionale – di avere presenti, di conoscere, di far elevare al rango di confronto, proposte di politiche alternative per davvero: (ironicamente, molte delle parole sono state anche utilizzate e subito abbandonate o tradite post voto ora da Lega ora dai Cinquestelle e dal PD) A che serve la Nato? Possiamo essere fuori dalla Nato, tranquillamente e da subito! A che servono i danni che stiamo subendo (grazie al compact) dalla Ue e dall’Euro? Possiamo davvero fare l’Italexit! I Brics, e la Cina e la Russia sono davvero partner futuri con possibilità di sviluppo positivo della globalizzazione, non di quella dei mercati che finora abbiamo subito dagli Usa! Mettere il diritto al lavoro, il lavoro come risorsa umana ed economica, al centro di tutte le politiche dello Stato è la vera alternativa al moderno schiavismo a cui stiamo assistendo negli ultimi anni! Piani economici di programmazione industriale, agricola, della ricerca, della cultura, interventi per l’ampliamento del welfare, il sostegno ai giovani e agli ultimi della società, è alternativa vera allo sfinimento attuale a cui ci hanno portato i passi indietro del centrosinistra, e le scelte di Lega e Cinquestelle.

Quindi, si prenda questa matita, si tracci un doppio elenco a confronto, e vediamo se la Lega, se i Cinquestelle, se il PD, mettendo i 345 posti da tagliare per nulla, e, a fronte, tutto quanto può essere “davvero risparmiato” alla fine della scelta di far vivere una concreta possibilità di alternativa e vediamo chi può negare: che il massimo di democrazia è il proporzionale; che il massimo di alternatività sono solo i programmi concreti; che tutto il resto, roboante o sfavillante, è solo una gigantesca menzogna, un gigantesco polverone! Ecco perché condividiamo le necessità richiamate nel comunicato dei sindacati unitari “Un piano straordinario di investimenti pubblici in infrastrutture, reti, manutenzione del territorio, a partire dal Mezzogiorno, con un chiaro sostegno ad una nuova economia verde e che il tutto sia scomputato dai vincoli del patto di stabilità; - una riforma fiscale fondata sul principio della progressività che riduca le tasse al lavoro dipendente e ai pensionati; - una vera lotta all’evasione fiscale e al lavoro nero; - il rinnovo dei contratti nazionali pubblici e privati e il riconoscimento del loro valore erga omnes, la detassazione degli aumenti salariali ed il superamento dei contratti pirata; - riforma della pubblica amministrazione e assunzione di personale in tutti i comparti pubblici a partire dalla sanità; - una nuova politica industriale che indirizzi i processi di innovazione, di crescita dimensionale delle imprese, garantisca il diritto permanente alla formazione e metta al centro la salute e la sicurezza sul lavoro; - una nuova politica della cultura e del turismo asse di crescita per un paese quale l’Italia; - una vera riforma delle pensioni che dia un futuro ai giovani, risponda ai bisogni delle donne e riconosca i lavori più disagiati.” Per questo mi piace concludere sempre citando Francesco della Croce: “Se si vuole intervenire sul bicameralismo si può fare recuperando una proposta storica: una sola Camera parlamentare – anche quindi con meno parlamentari componenti rispetto agli attuali – ma eletta con una legge elettorale proporzionale pura. Fare diversamente, realizzare il baratto tra meno parlamentari ed una proporzionale 'crucca' genererebbe una nuova forma di stortura della rappresentanza, molto difficilmente emendabile in seguito a causa dell’intervento diretto sulla Costituzione.
Se 'ognuno vale uno', adesso è il momento di dimostrarlo nei confronti della più alta istituzione rappresentativa del Paese: legge elettorale proporzionale pura, all’italiana!”.

 

 

 

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Storia. Il voto del 16 novembre 1919. 8ª puntata

Antonio Paolo Bragaglia 350 260 minIl buon risultato nazionale ottenuto dai Socialisti (32% e 156 Deputati) il 16 novembre 1919 e l'elezione alla Camera di Domenico Marzi e di Vittorio Lollini, con molta probabilità, costituirono un valido incentivo politico per un gruppo di giovani ceccanesi (Antonio Paolo(Toto) Bragaglia, Mattia Staccone, Pietro Gizzi, Pietro Catozi) a fondare la locale sezione.

La sede venne trovata nei locali del Comune, di fianco alla chiesa Madonna del Luogo, oggi di proprietà di Stefania Giansanti. Per conoscere meglio la situazione del periodo basta entrare nel collegamento che segue:
http://www.loffredi.it/dal-conte-al-contadino.html
I primi mesi del 1920 rappresentano una rapida ed eccezionale espansione socialista in quella che sarà la provincia di Frosinone: nel febbraio infatti dopo la fondazione delle sezioni di Alatri, Piperno, Sant’Apollinare e Cassino ci saranno quelle di Roccasecca e Ceccano ed altre ancora. Dal punto di vista degli iscritti la Sezione di Frosinone ne registra 113, Alatri 85, Ceccano 65, Sgurgola 59, Piperno 50, Arnara 43.
Tommaso Baris nel suo libro “ Il fascismo in provincia “ riporta una lettera scritta il 14 luglio 1920, inviata da Camillo Mancini (per tre legislature parlamentare liberale di Ceccano e ricco possidente della città) a Camillo Corradini, Sottosegretario all’interno del Governo Giolitti perché “ i contadini sobillati da agitatori vanno percorrendo processionalmente le campagne con la bandiera rossa, invadono i fondi e dividono a modo loro i prodotti facendo la parte del leone e se i proprietari tentano resistere li bastonano portando via tutto “ E’ il periodo infatti nel quale le Leghe contadine ottengono una ripartizione favorevole ai mezzadri non solo a Ceccano ma anche nei comuni di Anagni, Fiuggi, Guarcino, Tecchiena, Veroli, Piperno e Paliano.
Il 13 settembre 1920 si tiene a Ceccano un Convegno promosso dalle Leghe per esaminare la questione dei fitti agrari, porre la richiesta della casa per i coloni, della riforma dei patti colonici, della lotta dei contadini delle paludi pontine e più in generale per fare un necessario bilancio delle lotte portate avanti durante quel periodo.
Dopo qualche settimana il 3 ottobre si tengono le elezioni provinciali e comunali.
Per le elezioni provinciali il collegio elettorale di Ceccano comprendeva Ceccano, Patrica, Giuliano di Roma e Villa Santo Stefano. Il socialista Natalino Patriarca batte il popolare Colombo Bonanome ( 1.781 voti contro 1.628 ) e viene eletto nel Consiglio Provinciale di Roma.
Per le elezioni comunali i socialisti a Ceccano, sostenuti dalla Lega, battono i popolari ed eleggono 24 consiglieri comunali mentre 6 toccano ai popolari.
Alle ore 10 del 17 ottobre, presente il segretario comunale Fontana Regolo, si tiene la prima seduta della consiliatura. I presenti sono 27: Anelli Giuseppe, Bruni Enrico, Bucciarelli Leonardo, Bucciarelli Felice, Casalese Angelo, Catozi Pietro, Cerroni Domenico, Cicciarelli Arcangelo, Colapietro Filippo, Cristofanilli Giuseppe, Diana Michelangelo, De Santis Antonio fu Giuseppe, De Santis Antonio di Vincenzo, Ferri Giuseppe, Liburdi Angelo, Liburdi Giuseppe, Masi Lorenzo, Mastrogiacomo Giuseppe, Mastrogiacomo Benedetto, Olmetti Felice, Segneri Sante, Silvaggi Giovanni Battista, Staccone Mattia, Strangolagalli Angelo, Tanzini Pietro, Tiberia Angelo, Trotta Pasquale.
Risultano assenti Bragaglia Antonio Paolo ( Toto ), Gallucci Francesco, Liburdi Angelo
Filippo Colapietro viene eletto sindaco con 21 voti mentre 6 sono le schede in bianco. Assessori effettivi vengono eletti Bucciarelli Leonardo, Bragaglia Antonio Paolo, Anelli Giuseppe, Cerroni Domenico con 21 voti. Assessori supplenti sono eletti Diana Michelangelo e Tiberia Angelo con 21 voti.
I socialisti, sostenuti dalle Leghe locali, si affermano anche nei comuni vicini tra i quali a Patrica e ad Arnara. A Patrica viene eletto sindaco Luigi Compagnoni mentre ad Arnara sindaco è l’agricoltore Orazio Silvestri.
All’indomani del successo socialista ad Arnara venne scritta e cantata una canzone che rappresentava il conflitto di classe nel paese e che ha rischiato di essere dimenticata. La stessa, fortunatamente, venne riproposta nel 1980 dal Gruppo di Lavoro “ il Ponte “ coordinato da Antonio Camilli. Non conosciamo la partitura musicale e nemmeno il nome dell’autore ma solo il testo che comunque merita di essere conosciuto.
La nostra Lega ha vinto la battaglia contro la prepotenza dei signori.
Credevano gli illusi da principio che la vittoria fosse tutta loro. Credevano di entrare al municipio e poi cantà in trionfo tutti in coro.

Ma cade giù la signoria cacciata via
e non ritorna più.

La ciocia mette legge alla canaglia
E quando non la vò la mette fuori.

Hanno pigliato i moribondi a letto
E poi nell’urna li hanno trascinati.
Hanno afferrato gli uomini pel petto
e hanno fatto i maccheroni cucinati,
nei maccheroni c’era il condimento
dell’odio, dell’invidia e dell’inganno.

Ma cade giù la signoria cacciata via
e non ritorna più.

E il popolo sapeva molto bene
le lacrime versate nel passato,
e ricordava tutte quelle pene
quando le tasse l’hanno massacrato.

Ma specialmente agli assessori vecchi
che stavano attaccati attorno all’osso
gli abbiamo dati certi colpi secchi
che c’e venuta la quartana addosso.

Fra gli altri c’era uno strozzino
che amava d’esser fatto consigliere
ma il poveretto ha avuto il suo destino
con quattro calci dati nel sedere.

Ma cade già la signoria cacciata via
e non ritorna più.

Ceccano 11 Luglio 2019

 

 La foto è stata messa a disposizione da Tina Bragaglia nipote di Antonio Paolo (Toto)

 

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26 maggio: un punto quasi di non ritorno?

VotoUE 2019 in Italia mindi Valentino Bettinelli - Dopo una tornata elettorale c’è sempre spazio per l’analisi. Fare un esame del recente voto, europeo ed amministrativo, ci porta a ragionare sulla base di uno scenario politico che fino a qualche anno fa non avremmo neppure lontanamente immaginato. Ebbene sì, la Lega di Matteo Salvini, non più Nord e non più Padania, è il primo partito in Italia con il 34% dei consensi. Il dato nazionale si rafforza nella nostra provincia dove la percentuale sfonda la soglia del 40%. Cosa spinge i cittadini italiani, in particolar modo gli ex “terroni” a votare un partito che nega diritti, contrasta e censura il dissenso, fonda il suo credo politico su valori medievali?

Forse la risposta sta già nella domanda: dovremmo credere che in Italia l'impianto valoriale e di diritti ben saldo nella nostra Costituzione non attecchisca più nelle coscienze del cittadino medio. Francamente non penso sia questa la causa della devianza politica del Paese. Sicuramente influisce la leadership trainante dell’eclettico e camaleontico Matteo Salvini; ieri “comunista padano”, oggi “patriota conservatore italiano”. Un Salvini che si è speso personalmente, candidandosi come capolista in tutte le circoscrizioni, assicurando seggi a candidati sicuramente con meno traino rispetto al “capitano”.

Un voto dunque di pancia. Proprio quella pancia del Paese a cui Matteo Salvini, per sua stessa ammissione, si rivolge. Paure al centro, miste a disagi provocati dalla sempre più pressante crisi economica. Un’espressione che porta il centro destra ad un risultato che garantirebbe alla Lega, qualora si andasse a votare tra pochi mesi, di riuscire a governare alleandosi con Fratelli d’Italia (costantemente in crescita) e Forza Italia, moderati berlusconiani che continuano a reggere l’urto di uno spostamento verso l’ultra destra dettato dalla legge dei social network.

Dall’altra parte della barricata c’è un centro sinistra, guidato dal Partito Democratico, che esulta per aver guadagnato qualche briciola percentuale, non considerando un’effettiva perdita numerica di voti. Un risultato che comunque porta il PD di Zingaretti e Calenda ad essere ad oggi il secondo partito in Italia. In provincia, però, se per la Lega la media nazionale viene superata, per il PD questo dato va in controtendenza. Una forbice che si assesta sui ⅚ punti di distanza rispetto al 22% nazionale. Un risultato sicuramente poco rassicurante per quello che vuole essere, a detta della segreteria, il partito traino per tutte le alleanze sul territorio. Un territorio che conferma, invece, il risultato nazionale del M5S, che attesta i propri consensi sul 16-17%. Un Movimento che si fa scavalcare dal PD e che, dopo un anno di governo con la Lega di Salvini, perde molto terreno proprio in favore dell’alleato di contratto.

Per quel che riguarda i pianeti che orbitano a sinistra del PD, c’è da registrare un pesante fallimento di “+Europa”, “La Sinistra”, “Verdi” e “Possibile”. Un dato che conferma quanto la frammentazione dovuta al personalismo “bandieristico”, tipico della sinistra, porti ad una comune sorte: la sconfitta e la conseguente mancanza di rappresentanza nel Parlamento Europeo. Risultato di una sinistra vicina sì, ideologicamente, ai valori reali del popolo (lavoro, diritti, giustizia sociale), ma purtroppo non capace di trasferire questa vicinanza ai cittadini. Paese più “coccolato” da leghisti o esponenti di Fratelli d’Italia, piuttosto che dalla sinistra. L’esempio della nostra provincia è lampante: sulla disoccupazione e sull’ambiente c’è una comunicazione a destra mai pareggiata dalla sinistra locale. Nonostante ci sia un esercito, che sta ripartendo anche dalle scuole, già pronto a dissentire e protestare, mancano generali capaci. Manca quella leadership che dia spinta vitale alle proteste contro la negazione dei diritti già in atto. Quando il popolo di sinistra riuscirà a riconoscere il proprio comandante, allora questo rapporto di forza che ora appare indistruttibile, potrà essere messo in discussione.

Per quel che riguarda i risultati delle amministrative, che nella nostra provincia hanno riguardato 38 comuni, il dato è significativo. Nella maggior parte dei casi, come ad esempio nei centri più grandi come Veroli, Ceprano, Isola del Liri (Cassino è in attesa del ballottaggio tra Abbruzzese e Salera), lo stesso elettore che ha votato Lega o FdI alle Europee, ha poi dato il suo consenso a candidati di centro sinistra. Un dato che consegna ai partiti la necessità di ripartire dalle persone e dai territori. È proprio da questa base che l’elettore medio fonda la sua intenzione di voto. Partendo da questo rapporto persona-partito si potrà ricostruire qualcosa anche a sinistra. Non è possibile continuare a percentualizzare ogni aspetto della politica. Bisogna ricostruire un fronte di forze europeiste, democratiche e progressiste non puntando sui dettami storici delle varie segreterie, ma ascoltando le necessità reali dei cittadini. Una Nazione sempre più stanca di questa imposizione a caduta dall’alto delle cariche. Il cittadino ha bisogno di scegliere i propri rappresentanti, non più di avallare decisioni imposte chissà da quale leader o da quale componente di partito.

Ancora una volta c’è da tenere conto di quanto l’astensionismo pesi sul voto e sulle percentuali che, troppo spesso, risultano gonfiate rispetto ad un consenso numerico reale. Da sottolineare come, in questo alto numero di astensioni, possa essere rintracciato quel voto di un centro che un tempo in Italia dominava. Quel centrismo di stampo cattolico che oggi vive, esso stesso, una dicotomia tra chi non si riconosce nei partiti attualmente presenti sulla scena e chi, contrario alla dottrina promossa da Papa Francesco, sposa le cause dell’ultra destra clerical-conservatrice.

Sicuramente il voto del 26 maggio rappresenta un punto quasi di non ritorno. Una condizione che potrebbe anche destabilizzare. Ma, come già detto, degli appigli da cui ripartire ci sono: i ragazzi, gli studenti delle scuole che sempre più stanno sviluppando una coscienza sociale e democratica. Adesso tocca ai grandi partiti, alle grandi forze politiche, assecondare questa sacrosanta ribellione di chi, con pieno spirito di disobbedienza civile, chiede un futuro migliore, non più guidato da forze antidemocratiche e illiberali.

 

 

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Il voto e la sinistra che non c'è

sinistra unita 460 minIl risultato elettorale del 26 maggio ci squaderna una questione dalla quale non si può prescindere e che appare decisiva: la scomparsa della sinistra politica in Italia nel contesto del massiccio spostamento a destra del corpo elettorale (avanzata travolgente di Lega e Fratelli d’Italia, tracollo verticale dei 5 Stelle e marginalizzazione di Forza Italia, assestamento del Pd come secondo partito pur perdendo 120 mila voti). E in presenza di un astensionismo che tocca il 50 per cento.

 

Scomparsa della sinistra? Sì, esattamente di questo si tratta se stiamo ai fatti: della scomparsa della sinistra del cambiamento e della trasformazione. Proprio nella fase in cui, di fronte alla crisi della società e alle contraddizioni esplosive del capitalismo moderno che distrugge il pianeta e tratta gli umani come scarti, una sinistra all’altezza del nostro tempo sarebbe invece indispensabile.

 

Non parlo evidentemente della sinistra liberale (del capitale, direbbe Alfredo Reichlin) al servizio della grande borghesia e delle grandi ricchezze, che sebbene contestata da una destra illiberale e autoritaria è ben presente. E ben rappresentata dai due partiti di Scalfari, la Repubblica e il Pd. Mi riferisco alla sinistra espressione del variegato e complesso mondo del lavoro del XXI secolo, in grado di lottare - secondo quanto prescrive la Costituzione - per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

 

Non nascondiamoci dietro un dito: questa sinistra di cui c’è bisogno ormai da tempo non è più un fattore costitutivo della nostra democrazia. La rappresentanza politica è diventata una questione privata dei ceti dominanti che detengono la ricchezza e si contrastano tra loro. Tutti gli altri sono fuori dai giochi. E qui risiede la radice più profonda della crisi democratica che il Paese sta attraversando. La sinistra cosiddetta riformista ha cessato non da oggi di criticare il capitale, e del capitale è diventata una stampella portante. D’altra parte, la sinistra cosiddetta radicale, nonostante l’impegno generoso di tante persone, non è stata in grado di organizzare un’opposizione efficace, che offrisse un progetto di nuova società fondato su un’alternativa credibile e concretamente praticabile.

 

In questo stato delle cose è maturato l’exploit dei 5 Stelle, che hanno messo nello stesso sacco destra e sinistra per poi fallire alla prova del governo aprendo la strada alla massiccia affermazione della destra di Salvini. L’errore più grave che si può commettere è ritenere - come da più parti si sente dire - che la Lega abbia vinto perché gli italiani sono diventati tutti nazionalisti ottusi, xenofobi arretrati, populisti, sovranisti e anche fascisti. Si tratta di una visione primitiva e superficiale che generalizzando fenomeni regressivi pur presenti ignora i processi reali che hanno investito l’economia e la società, producendo effetti distruttivi sulla vita di milioni di esseri umani. Con il vantaggio, se così si può dire, di esonerare dalle loro responsabilità e dai loro fallimenti le classi dirigenti.

 

Come ha osservato anche Thomas Piketty, l’affermazione delle destre reazionarie in Italia e in Francia trova la sua motivazione di fondo nella crescita delle disuguaglianze, generate da un sistema economico e da un assetto fiscale ingiusti, che concentrano in poche mani la ricchezza e diffondono per altro verso povertà e insicurezza, disoccupazione e precarietà. Ormai dovrebbe essere chiaro che se non si affronta questo nodo non trovano soluzione né la questione ambientale né la liberazione delle donne dall’oppressione di genere e dal doppio lavoro.

 

In assenza di alternative, gran parte degli sfruttati, dei poveri, dei disagiati dal degrado delle periferie, uomini e donne, giovani e anziani, autoctoni e migranti, che ancora vanno a votare si sono aggrappati al presenzialismo della Lega. Ma la Lega di Salvini, che sguazza nel disagio e nell’impoverimento crescenti anche tra i ceti medi, non si propone di cambiare il sistema. Al contrario, con la sua proposta della tassa piatta e con il suo continuo richiamo alla “rivoluzione” di Trump, spinge verso ulteriori disuguaglianze.

 

In sostanza Salvini ci propone un nuovo capitalismo dai connotati ottocenteschi, antidemocratico e assolutista, autoritario e arrogante. E favorito dalla sottovalutazione delle contraddizioni inedite prodotte dalle correnti migratorie, copre questa scelta seminando la paura e l’odio per il diverso. Per il migrante che fugge dal disastro generato della rapina delle risorse naturali da parte di quelle stesse multinazionali che nei territori del capitalismo avanzato espellono manodopera dai processi produttivi e dalle attività di servizio.

 

Le contraddizioni e le difficoltà sono destinate ad aumentare. Tuttavia, al cospetto del fallimento della Sinistra, nella lotta per uscire dalla crisi e costruire una civiltà più avanzata in Italia e in Europa, il riferimento non può essere il Pd di Zingaretti. Innanzitutto perché, mettendo insieme tutto e il contrario di tutto, non si propone di essere il partito politico della classe lavoratrice del XXI secolo, di tutti coloro i quali, in questa fase della rivoluzione scientifica e digitale in atto, per vivere dispongono solo delle proprie capacità fisiche e intellettuali, della propria forza-lavoro. E come potrebbe essere diversamente, se il Pd non ha neanche il coraggio di ripristinare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e di proporre una patrimoniale sulle grandi ricchezze, vista come il fumo negli occhi?

 

C’è bisogno di una sinistra che non c’è. Con caratteristiche popolari e di massa, immersa nel profondo della società, vicina a tutti coloro che sono sfruttati e che soffrono. In grado di organizzare un’opposizione efficace al degrado del Paese e alla deriva autoritaria in atto. E di indicare soluzioni concrete sul terreno della solidarietà, della cooperazione, della partecipazione democratica. Insomma, c’è bisogno di un vero cambiamento di rotta. Ma questa svolta non si può realizzare se non si analizzano a fondo le cause che hanno portato a questo stato delle cose.

 

Costruire un pensiero critico della realtà che ti circonda, e capire le motivazioni dell’avversario che ti ha sconfitto, è essenziale. Se non metti in chiaro le ragioni della sconfitta, e non correggi gli errori che hai compiuto, sei condannato alla tua inutilità politica e sociale. Per compiere questo passo decisivo è però necessario cambiare la visione e la pratica della politica, restituendole la sua progettualità, la sua concretezza, la sua moralità. La politica non come funzione tecnica del capitale, o come amministrazione dell’esistente. La politica come servizio della comunità, come strumento per la conquista di una più alta civiltà, peraltro prospettata dalla nostra Costituzione. Bisognerebbe mettersi all’opera su questo terreno superando corporativismi, divisioni e fratture.

«Fare politica significa agire per trasformare il mondo». Per questo «occorre avere un’esatta conoscenza dei fatti storici e della realtà attuale, occorre valutarli esattamente, alla luce di principi generali, e far concorrere conoscenza e valutazione e una concezione organica dei bisogni del momento e dell’avvenire». La politica così intesa «è il risultato di approfondita ricerca delle condizioni in cui si muovono le società umane, i gruppi che le compongono e i singoli. Giunge a comprendere, e quindi a giustificare storicamente, tanto l’avanzata quanto la ritirata o l’arresto, tanto la vittoria quanto la sconfitta. Alla base di questa comprensione vi è la critica di se stessi e degli altri, che è momento di azione ulteriore». 

 

Sono parole di quel tale, si chiamava Palmiro Togliatti, che ha costruito il più grande e influente partito comunista dell’Occidente. Nelle condizioni di oggi c’è chi dispone del coraggio politico e della forza intellettuale per compiere una svolta di tale portata? Questo è il problema.

 

Paolo Ciofi
www.paolociofi.it

 

 

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Veroli al voto: Confronto diretto dei candidati a Sindaco

Veroli confrontofraicandidatiasindaco 350 mindi Maria Giulia Cretaro - Sembrava un incontro archiviato, eppure è arrivato quello tra i candidati alla carica di Sindaco di Veroli, tra rimpalli . La conferma della testata organizzatrice è arrivata nella serata del 22, annunciando per il rotto della cuffia il confronto del giorno dopo, nell'Aula Magna del Liceo Sulpicio. Ad anticipare l'incontro del pomeriggio, un messaggio social del Sindaco uscente Simone Cretaro, che in un inciso affonda il primo gancio "... L'incontro è organizzato da un editore locale che è manifestamente schierato a sostegno di un altro candidato e che, nei cinque anni passati attraverso la sua testata on line, ha avuto un costante atteggiamento critico e ostile nei confronti dell'amministrazione comunale. Tali circostanze dovrebbero indurmi a non accettare l'invito. Invece ho accettato senza porre alcun tipo di condizione, perché sono fermamente convinto che il problema non è mai rappresentato dal contenuto delle domande o da chi le pone.. ". Della serie “qualcuno avrà pure il vantaggio nella prima mano, ma io gioco lo stesso, anzi rilancio".

E al tavolo, infatti sono accorsi tutti e tre, fatti accomodare dal mazziere, pardon moderatore, scelto per l'occasione, Alessio Brocco. Uno pseudo dibattito all'americana, ovvero nove domande, un minuto per rispondere a disposizione di ogni candidato: queste le regole della partita in virtù della par condicio. Per non far torto a nessuno, il giornalista ad ogni quesito ha estratto l'ordine di risposta, un rocambolesco metodo che ha placato il ritmo del dibattito ma non la fame dei candidati. Perché dopo un mese di campagna affidata agli slogan, urgeva un confronto sui programmi. E in un paio di mani, i bluff vengono a galla. Nei discorsi introduttivi ognuno rimane nel suo. Fabrizio Cretaro avanza con la ricetta consueta del Movimento: question time e sportelli di contrada, diretta streaming del consiglio comunale, compostaggio di quartiere per i rifiuti. Simone Cretaro si affida ai fatti del suo quinquennio e ai dati concreti ovvero incremento turistico ed investimento massimo dell'amministrazione per il sociale. Marco Bussagli riconquista il ruolo di candidato sindaco per il centrodestra, illustrando la sua Veroli "imprenditrice", con il turismo caposaldo, istruzione a colonna portante e nuovi assessorati tecnici.

Quindici minuti di platea in ossequioso ascolto, pronta a scaldarsi per i temi cruciali. Alessio Brocco riprende il microfono e distribuisce le carte. Un bouquet di domande che sembra calcare i punti programmatici di un candidato specifico, gli altri due capiscono al volo ma tengono salda la partita. Centro storico, Prato di Campoli, raccolta differenziata, turismo e commercio senza mancare la sanità; grande assente la questione acqua, Acea e Ato 5 possono attendere la prossima tornata elettorale. Sul sistema sanitario locale parte la stoccata di Bussagli, che fa la voce grossa sulle condizioni del vecchio ospedale e l'operatività mozzata della guardia medica. Un'ovvia occhiataccia all'operato di Cretaro Simone, peccato che a chiarire le idee al professore ci pensa anche il Cretaro pentastellato. Le competenze in merito sono della ASL e il bene in questione appartiene alla Regione, ergo il primo cittadino di autonomia in merito ne ha poca. Due risposte al prezzo di una: regola numero uno, mai sottovalutare l'avversario. Il climax dell'incontro si raggiunge con l' intramontabile domanda su Palazzo Campanari; Bussagli cerca di capire il perché di un tale acquisto gravoso per i contribuenti senza un progetto alla base conquistandosi applausi a gogo, Fabrizio Cretaro rilancia sostenendo che lasciar scegliere i cittadini su accendere o meno un mutuo sarebbe stata cosa buona e giusta. Ed è qui che la calma di Simone Cretaro si svela e placido cala il poker d'assi: esistono tutte le condizioni per procedere all'acquisto del Palazzo e l'iter è avviato. La sua amministrazione ha però scelto di rimandare a dopo le elezioni il lasciapassare definitivo, per attendere l'appoggio completo dei verolani. Democrazia diretta dai tempi delle polis greche in barba a quella 2.0.

Con lo stesso serafico appeal di chi ha la legge dalla sua, il Sindaco uscente bypassa la provocazione sull'utilizzo improprio del Palacoccia, sottolineandone la completa agibilità e fruizione per eventi di ampio respiro. Mentre il candidato di centrodestra vede arginato il suo cavallo/cavillo di battaglia, il pentastellato incassa il colpo e con eleganza non ribatte.
Era l'occasione per i tre di puntare tutto, per uscire trionfanti seppur scalfiti, nel solo incontro diretto.

Fabrizio Cretaro, inedita scoperta di questa tornata, guadagna approvazione e rispetto per i modi e l'attenzione mostrata. Perdonato anche lo scivolone sulla non conoscenza del bilancio Comunale, ha difeso le sue idee e palesato con garbo e lessico puntuale il suo programma, senza perdere mai l'obiettivo. Un esordio pubblico a cui ha reso giustizia.

Marco Bussagli, sicuramente più avvezzo a platee di uditori, tenta di uscire dai toni cauti del suo ruolo accademico per vestire quelli di politico, con qualche difficoltà di approccio. Recupera in corsa, proponendosi come alternativa credibile sul territorio e per il territorio grazie alla sua coalizione.

Simone Cretaro, che da amministratore uscente aveva tutto da perdere, conferma la sua padronanza della macchina comunale e la coscienza dei tempi e delle dichiarazioni in politica. Il silenzio che molti gli hanno rimproverato in questo mese, gli è valso il vantaggio nell'incontro.

Non sarà certo questo dibattito a sancire vinti e vincitori, a questo penseranno gli elettori domenica, ma è stato senza dubbio un guizzo di concretezza in una campagna elettorale poco politica e troppo d'azzardo. E chissà che qualcuno non abbia puntano troppo.

 

 

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2019. Ceprano al voto: parla Marco Galli

MarcoGalli 350 mindi Valentino Bettinelli - (video) Il 26 maggio si avvicina e tra i 38 comuni della nostra provincia che andranno al voto c’è anche Ceprano. Per questo motivo la redazione di UnoeTre.it ha ritenuto opportuno porre alcuni quesiti al sindaco uscente, ricandidato con la lista “Ceprano Cambia”, Marco Galli.

Una chiacchierata nel bel mezzo del giardino della Villa Comunale, a pochi passi dal municipio. Tra i temi trattati, il bilancio, le opere di riqualificazione urbana, la questione Acea e l’opportunità di nuovi posti di lavoro grazie ai progetti di bonifica della Valle del Sacco.

Bilancio, servizi sociali e opere sono il cavallo di battaglia di Marco Galli, che rivendica gli ottimi risultati ottenuti dalla sua amministrazione che, nel 2014 aveva trovato una situazione debitoria ai limiti. Un’opera di risanamento che ha portato alla possibilità di intercettare molti finanziamenti, utili per la riqualificazione della città e per lo sviluppo di nuovi piani a livello urbanistico, anche mettendo al centro il fiume Liri.

Anche il lavoro dei servizi sociali ha visto un grande miglioramento negli ultimi cinque anni, grazie all’istituzione di graduatorie trasparenti. A proposito di trasparenza legata ai disagi, Marco Galli si dice favorevole alla redazione di un elenco di tutti i disoccupati della zona. Registro pubblico da cui attingere per la messa in opera dei progetti di bonifica della Valle del Sacco, che per il Comune di Ceprano interessano tre siti, per un importo finanziato di circa 6 milioni di euro.

Sulla questione Acea il Sindaco Galli pone la questione dell’erogazione e dei costi del servizio, restando ferma la convinzione di una gestione pubblica dell’acqua. A sua avviso, il tentativo di risoluzione contrattuale non aveva basi che potessero reggere ai vari ricorsi; per questo motivo la sua posizione fu contraria in merito a quel provvedimento.Ceprano antifascista

In chiusura l’appello a sostenere la lista che sostiene la sua ricandidatura a Sindaco di Ceprano. Partita a tre che vedrà contrapporsi a Marco Galli, il Movimento 5 Stelle a sostegno di Giampiero Ottaviani, e la lista “Uniti per Ceprano” che sosterrà la candidatura a Sindaco di Serena Viselli.
Una corsa che il 26 maggio vedrà lo striscione dell’arrivo. Solo allora scopriremo chi potrà alzare le braccia al cielo.

 

Registrazione video a cura di Ignazio Mazzoli

 

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Veroli al voto. Parla il Sen. Gianfranco Rufa

Gianfranco Rufa 350 260 mindi Maria Giulia Cretaro - Gianfranco Rufa affonda l'ascia in un campagna elettorale che per ora non ha mostrato guizzi dialettici. Lo fa con l'aplomb che da sempre lo contraddistingue, loquace e per nulla formale, oggi più che mai fedele alla Lega targata Matteo Salvini, il suo partito in Parlamento per vocazione e stile.

Il Senatore consacra il suo appoggio a Marco Bussagli, candidato sindaco per il centro destra a Veroli, ribadendolo sin dalle prime battute di questa intervista. L'Onorevole rintraccia nella persona dello storico dell'arte tutto quello che serve a Veroli, città di arte e cultura che nessuno meglio del professore potrebbe rappresentare. Un comune che in questi anni, secondo l'On. Rufa, avrebbe potuto molto di più in termini turistici e di valorizzazione. Per questo il nome di Bussagli, curriculum invidiabile e levatura morale impeccabile, accolto senza riserve da tutta la coalizione, sei liste equamente divise tra civiche e di partito: Lega, Forza Italia e Fratelli D'Italia.

Nel 2014 a sventolare vessilli politici era stato il solo Rufa nella tornata amministrativa, azione che non pagò in quell'occasione ma che gli ha assicurato a distanza di quattro anni lo scranno a Palazzo Madama. Per queste elezioni, il Senatore non manca di sottolineare il peso che avrà il suo stesso partito, è certo che molti sbarreranno il simbolo Lega anche nelle comunali. Perché dopotutto, è prerogativa dello spirito salviniano, calcare i palchi dei piccoli comuni e dimostrarsi vicino alle esigenze del cittadino. Non è un caso che il Vice Premier sia riuscito a programmare una visita a Veroli per il 15 Maggio; sarà un comizio istituzionale pregnato di toni da campagna elettorale.

Un po' come gli altri calendarizzati per questi 20 giorni, da Bagnai al Ministro Bongiorno, senza dimenticare il Ministro dell'istruzione Bussetti tutti pronti a spendere una parola per il candidato di coalizione, strizzando un occhio alle europee, ça va sans dire. Abbandonata la panoramica nazionale, Rufa riprende per qualche battuta il precedente ruolo di consigliere, puntando il dito sull'operato, a suo dire lacunoso, del mandato di Cretaro. "Mi chiedo cosa sia stato fatto in questi anni per il Giglio e per Sant'Angelo in Villa, in cosa questa amministrazione è intervenuta per migliorare le condizioni della mia zona, soprattutto dopo aver venduto progetti con il Bilancio partecipativo“. Rincara la dose, concentrandosi sul cimitero, tema per il quale si era speso nei quattro anni al Palazzo Comunale tra i seggi dell'opposizione. "Erano stati promessi lavori e cambiamenti: oggi vedo solo rattoppamenti dell'ultimo minuto prima delle elezioni. Siamo ancora in attesa di un'altra via d'accesso, di cui non si hanno notizie". Continuando a parlare di servizi, l'attenzione si ferma sulla rotatoria a Casamari, in prossimità dello svincolo della superstrada. "Contando che in giunta c'è un Consigliere Regionale, cos'altro serve per intervenire su un tratto di viabilità tanto cruciale?" Critico su ogni fronte, molto più quando si sfiora l'argomento Palazzo Campanari; un acquisto immotivato e dispendioso, che a detta del senatore, ha tolto fondi per provvedimenti ben più importanti ed essenziali per la collettività. Ma è sulle strutture sportive che le critiche del Senatore piovono affilate sulla corrente amministrazione. La domanda che aleggia è come un'opera quale il Palacoccia, possa essere oggi ancora in attesa della piena agibilità. Mancano i parcheggi, una rampa d'ingresso adeguata, e la piena operatività dell'impianto; tutto a fronte dei nove milioni di euro già spesi. Un'amara realtà, costata cara e non pienamente fruibile.

Al disappunto per il Palazzetto, si associa anche quello per il Cereate. Il nuovo complesso sportivo sorgerà a Casamari ma, come ci tiene a precisare Rufa, su un terreno di pertinenza dell'adiacente abbazia. Tra trentacinque anni, infatti, l'opera realizzata dovrebbe presumibilmente tornare in possesso dei legittimi proprietari. Tra un sorriso beffardo e l'altro l'Onorevole leghista si chiede "mancavano forse a Veroli strutture sportive private da comprare e riqualificare? Così a braccio penso al Campetto della Mosca, a quello di Sant'Angelo in Villa, non sarebbero stati acquisti appropriati essendo impianti fatiscenti ma esistenti?“ Qui il ruolo di consigliere lascia di nuovamente il posto al senatore che ricorda come "è oltretutto grazie ai finanziamenti ministeriali che potrà essere realizzato il Cereate. È il Governo a permettere al Comune di non accendere un altro mutuo".


Chiara, dunque, la ferrea volontà di Gianfranco Rufa di vedere l'amministrazione Cretaro abbandonare la guida della città dopo il 26 Maggio. Nel dubbio, intanto, attivismo sul territorio e un po' di proselitismo retrò, tanto per ricordare che Veroli ha un Senatore, che non ha alcuna voglia di guardare solo altrove, perché bisogna sempre ricordare da dove si parte. Salvini ha dettato la strada, Rufa cerca di tenerne il passo.

 

 

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Veroli verso il voto: Marco Bussagli e le domande di UNOeTRE.it

marco bussagli minMaria Giulia Cretaro intervista Marco Bussagli (in testo e in video)* candidato a Sindaco di Veroli per il centrodestra con la lista Veroli Viva!. Elezioni amministrative 2019.

Acea è tra gli argomenti più spinosi per i Comuni Ciociari, in caso di vittoria delle elezioni, come verrebbe gestita la questione Acqua ed i servizi ad essa correlati?

La questione Acqua è molto sentita nel territorio, per questo una mia eventuale amministrazione monitorerà quella che è stata la capacità di gestione di Acea e Ato5 in particolare. Da qui valuterà se esistono elementi utili per poter modificare l'assetto attuale. La precedente esperienza da Assessore mi ha permesso di riscontrare una migliore gestione comunale passata rispetto a quella attuale. Purtroppo il contratto che abbiamo è capestro ma può essere disatteso in caso di inadempienza dell'altro partner. Per questo valuteremo con grande attenzione e severità la corrente capacità di gestione. Se questa non si rivelasse all'altezza delle esigenze dei cittadini, ricorrendo alle vie ufficiali preposte, potremmo recuperare la gestione diretta dell'acqua.

La Regione Lazio ha riconosciuto a Veroli un primato culturale nella Provincia, come nel vostro programma questo punto di forza sarà portato avanti?

Questo è uno dei punti principali del programma, perché la frase "con la cultura non si mangia" è errata. La cultura è un punto di forza, un motore tanto per il turismo quanto per l'economia. Veroli ha a disposizione dei tesori di carattere culturale ma anche naturalistico, che qualsiasi comune invidierebbe. Negli ultimi anni non è stato sfruttato al meglio questo potenziale; quello che intendo fare, oltre ad un'adeguata gestione, è nominare un Assessore al Territorio ed uno ai Finanziamenti Europei, che ci permetta di recuperare degli aspetti del centro storico che oggi non sono valorizzati al meglio e che consenta l'accesso a finanziamenti adeguati per assicurare a Veroli il futuro che merita.

È facile scadere, dopo la campagna elettorale, in una distanza con la cittadinanza. Da qualche anno è stato introdotto il bilancio partecipativo; può essere sufficiente questa iniziativa per conoscere le aspettative dei cittadini e come pensate di assicurare dialogo con la cittadinanza e la sua partecipazione attiva nelle scelte del comune?

Il Bilancio Partecipativo è stato sperimentato a giorni alterni, sarebbe bene che diventasse un elemento costante. Naturalmente non è sufficiente: credendo moltissimo nel contatto umano, è mia intenzione dopo la campagna elettorale, non certo ritirarmi nella torre d'avorio del Comune, ma andare nelle piazze, sedermi con i cittadini. Troppo spesso il rapporto tra amministrazione e cittadino è molto distante: io vorrei accorciare questa divario anche in termini di partecipazione emotiva così che sia il centro sia l'intero territorio di Veroli risultino essere un'unità di azione nei confronti delle scelte dell'amministrazione.

Il comune di Veroli presenta un territorio di grande estensione, particolarmente frazionato. Come conciliare le necessità del centro storico e quelle delle contrade, per rispondere alle domande degli oltre 20mila residenti? Esempio:Quali sono le esigenze principali del centro storico? Nelle contrade ci sono esigenze comuni o anche particolari per ognuna di esse, quali?

Prima di tutto vorrei chiarire che non esiste contrapposizione tra territorio e centro storico. L'estensione del territorio è funzionale per il centro così come il territorio si avvantaggia di un gioiello come il centro storico. Le due realtà vanno fatte dunque viaggiare insieme. Naturalmente le esigenze sono diverse, uno degli aspetti più importanti che serve logisticamente a completare un'unità storica che esiste sono i collegamenti all'interno del territorio che ne permettano una totale fruizione.
Nel centro storico ci troviamo di fronte a 3 fuochi urbanistici che necessitano di essere congiunti stabilmente, preferibilmente con una navetta ecologica, che colleghi Santa Croce, con Rione Valle ovvero la Piazza e San Leucio. I finanziamenti per questo progetto possono essere trovati nell'ambito europeo, considerando anche l'aspetto ecologico. Questo permetterebbe a Veroli di essere un'unità e di migliorare l'economia interna, perché se in una stessa giornata con facilità posso godere delle attività in tutto il centro, muovo aspetti economici in tutto il paese. Lo stesso discorso vale per le contrade: abbiamo Scifelli, Prato di Campoli, Santa Francesca, Casamari tutte componenti di una stessa Veroli che vanno messe in comunicazione in maniera adeguata.

In un momento economicamente difficile come questo, parlare di imposte è quanto mai delicato. Quali misure sono previste? Come progettate la vostra gestione fiscale del comune e come incideranno o dovrebbero incidere sui contribuenti?

Essendo abituato a lavorare a carte in mano, ho bisogno di verificare prima le condizioni in cui versa il bilancio e l'andamento degli ultimi anni. L'obiettivo è sicuramente ridurre gli sprechi all'interno del comune, soprattutto con acquisti di beni discutibili: a fronte di una spesa è necessario avere un progetto concreto.
Allo stesso tempo farò in modo che la raccolta differenziata dia risultati in positivo. Noi abbiamo questo servizio che non solo non ha prodotto vantaggi per i cittadini , anzi ha aumentato l'imposizione quando la ratio dovrebbe essere proprio ridurre il carico fiscale riguardante la spazzatura. Una volta ottenuti gli strumenti, mi muoverò in questi termini, cercherò di diminuire le tasse dove è possibile, toglierò un'imposta come quella sulle insegne pubblicitarie, che può essere sostituita da una partecipazione differente e più funzionale per gravare meno sui cittadini. Questi e piccoli altri accorgimenti credo abbiano margine di manovra.

Al termine dell'intervista, un breve appello di Marco Bussagli agli elettori di Veroli

"Un appello semplice: quello che è successo in questi anni è sotto gli occhi di tutti. Se non si è soddisfatti di quanto è Veroli Viva con il suo territorio non è solo un modo di dire ma è la necessità di rivitalizzare Veroli. Lo scopo è quello di migliorare la qualità di vita di questo comune che ha tutte le potenzialità e nulla da invidiare ad altre situazioni italiane più attente ai cittadini e più efficaci nei servizi. Se volete questo, votate questa lista e quelle che la sostengono per cambiare in meglio questo paese. Io amo Veroli è uno dei miei slogan, ma questo dovrebbe dirlo ognuno di noi, perché noi amiamo questo comune e vogliamo che abbia il destino che merita: felice, gioioso e possibilmente ricco".

  

Video a cura di Ignazio Mazzoli

27 aprile 2019 -

*MARCO BUSSAGLI, laureato in Storia dell’Arte, è professore di prima fascia presso l’Accademia di Belle Arti di Roma, dove insegna Anatomia Artistica. Borsista presso il Warburg and Courtauld Institute di Londra nel 1989, ha insegnato Iconologia e Storia dell’Arte presso varie Università. Ha collaborato con l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana. Ha al suo attivo oltre duecento pubblicazioni tra libri, testi scientifici, voci enciclopediche e articoli di alta divulgazione e cataloghi di mostre di cui è stato curatore (per es.: Barocco a Roma. La meraviglia delle arti, Roma, Palazzo Sciarra; Escher, Roma, Chiostro del Bramante). I suoi studi più recenti, sono Bosch. Tavole di diverse bizzarrie (Giunti 2016) e I denti di Michelangelo. Un caso iconografico, edito (2014) da Medusa. L’ultimo libro scritto è Il
Cristo velato. La cappella Sansevero (Scripta Maneant, Bologna 2019).

 

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Veroli. Verso il voto 2019

veroli comune 350 260di Maria Giulia Cretaro - A Veroli si voterà per le amministrative il 26 Maggio, lo stesso giorno in cui gli elettori italiani si pronunceranno sul nuovo establishment del Parlamento europeo.
Per il comune ernico una nuova sfida dunque, come di fatto lo è ogni appuntamento elettorale. A differenza di cinque anni fa, quando erano stati in sei a contendersi la carica di primo cittadino, attualmente i candidati si fermano a tre.

Sul numero ufficiale di liste civiche che sosterranno i candidati bisognerà attendere l'ufficializzazione dei programmi, ad oggi solo nomi sporadici che iniziano a palesare il loro sostegno all'uno o all'altro. Per ora l'elemento di novità è il ritorno al supporto dei partiti . Mentre nel 2014, solo l'attuale Senatore della Lega Gianfranco Rufa aveva riportato l'appoggio di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Alleanza Nazionale, il 2019 verolano si profila come un ritorno al simbolo, da destra a sinistra, e la corsa dei 5 stelle. Questi ultimi hanno rintracciato in Fabrizio Cretaro, nella vita tecnico di neurofisiopatologia e attivista nel movimento da più di 4 anni, la figura più adatta per la rappresentanza in Comune, in un meet up tenutosi lo scorso dicembre. Di certo un'esperienza nuova per i pentastellati che a Veroli, per quanto concerne la politica locale, non hanno mai avuto un riscontro. Perché se il il voto nazionale esprime un malessere diffuso, quello delle amministrative definisce un rapporto diretto e concreto che si riconosce nella persona. Due mesi per vedere dunque se la partita nel comune ernico desterà i risultati attesi.

La proposta della coalizione di centrodestra è il professor Marco Bussagli, verolano d'adozione, pronto a contendersi il posto di primo cittadino con il sindaco uscente, Simone Cretaro.
Il suo nome non è certo sconosciuto al proscenium verolano, suo è stato l'Assessorato alla Cultura durante il primo mandato D'onorio. Storico dell'arte di spiccata levatura, sceglie di candidarsi con il sostegno di Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia; un'indubbia sterzata politica, vista la sua precedente collaborazione con il centro sinistra.
I meriti accademici ed il prestigio di Bussagli hanno probabilmente fatto gola a quell'ala politica orfana a Veroli di figure di riferimento, tanto da ottenere il beneplacito dei coordinamenti. Sintomo di questo, l'assenza di opposizione nel corrente mandato, specialmente dopo il salto di qualità dell'On. Rufa: cinque anni di consigli comunali poveri di proposte divergenti dalla maggioranza e di dialogo politico. E se la politica si nutre di confronto, a Veroli negli ultimi tempi è mancato, almeno in Sala Consiliare.
A tentare la riconferma come primo cittadino, quello uscente, l'Avv. Simone Cretaro, che si presenta con l'appoggio del Partito Democratico. Una candidatura annunciata ma non scontata, che porta con sé il continuum del lavoro già avviato. I cinque anni guidati dal giovane avvocato hanno visto una ripresa del comune sotto molteplici aspetti: uno su tutti, l'attenzione particolare verso la cultura, spunto attrattivo per la comunità. Progetti e dati sostenuti dalla situazione finanziaria del comune; uno dei pochi della Provincia con bilancio stabile e con un'importante capacità d'indebitamento.
Un lavoro di giunta che ha traghettato Veroli verso un percorso di crescita di certo solo all'inizio.

Questo è l'impegno che toccherà indistintamente i tre candidati: valorizzare le risorse già in atto e riqualificare il territorio nella sua interezza.
Oltre al centro storico, gli amministratori futuri dovranno tener conto di una popolazione di oltre 20mila abitanti, spalmata su numerose frazioni, distanti tra loro geograficamente e con esigenze diverse.
Essere il sindaco di tutti, spot elettorale tra i più sdoganati, è per Veroli realtà imprescindibile. Mentre Porta Romana è la via d'accesso per sempre più turisti, zone periferiche ma densamente abitate attendono ancora una rete fognaria operativa. Il commercio, concentrato tra il Giglio di Veroli e Casamari, ha abbandonato da tempo il centro storico, stentando a ripartire fatta eccezione per poche storiche attività.

Studiare delle misure appropriate per ogni realtà partendo dalle richieste dei cittadini; intercettare le necessità di un intero paese e tentare di condurlo ad una condizione omogenea è l'impegno concreto che va ben oltre quello elettorale. Redigere un programma appropriato conta, la sua attuabile realizzazione molto di più.
Dal 26 Aprile si aprirà dunque la campagna, da lì un mese intenso per raggiungere ogni cittadino e far comprendere passo dopo passo le azioni pensate per un comune tanto particolare.
L'appuntamento verolano può essere un'occasione per recuperare, seppur in una piccola realtà, un dialogo politico funzionale. Via i personalismi da vessilli partitici e spazio al miglioramento di un territorio seguendo il confronto. Ci sono tutti i presupposti perché questa possa essere una tornata elettorale consapevole, con programmi reali e candidati credibili, con lo scopo univoco di porsi al servizio della comunità.

 

 

 

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'Morolo Futura' si prepara al voto

EnzoMoriconi mindi Tommaso Cappella - Inaugurazione del comitato elettorale di “Morolo Futura”. Classico taglio del nastro domenica mattina a Morolo in Via Roma 21/23 per l’inaugurazione, prevista per le ore 10,30, del Comitato elettorale di “Morolo Futura”, la lista civica a sostegno della candidatura a Sindaco di Enzo Moriconi, avvocato del Foro di Frosinone. Nello spazio centralissimo del comune lepino, Moriconi, insieme ai candidati Consiglieri comunali presenti nella sua lista civica, apriranno la loro sede “per fare in modo di avere un Comitato elettorale sempre aperto ai cittadini, così come dovranno essere aperti precisa il candidato Sindaco - l’impegno costante e la presenza di chi oggi si candida con noi come Consigliere comunale della prossima Amministrazione”. I diversi candidati di “Morolo Futura”, che saranno presenti domenica mattina all’inaugurazione del Comitato elettorale della lista civica, confermano “di essere pronti a lavorare per potenziare i servizi alla comunità ed assicurare misure di sostegno al tessuto sociale ed economico di Morolo”.

Dunque un’assunzione piena di responsabilità per una nuova classe dirigente che a Morolo è pronta a firmare sia il rilancio del comune lepino, che la piena valorizzazione del suo territorio. “Vogliamo iniziare a costruire – dicono al Comitato - una Morolo unita e vera: la Morolo che pensa non solo alle prossime elezioni, ma in particolare alle prossime generazioni”. Per conto della lista civica “Morolo Futura”, il candidato a Sindaco Enzo Moriconi anticipa anche l’organizzazione “di un incontro pubblico per fine mese, in cui presenteremo il nostro programma alla cittadinanza per essere così pronti ad iniziare tutti insieme questo nuovo viaggio. Nessuno è escluso!”.

 

 

 

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