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Italia Viva Sora si prepara al voto

  • Pubblicato in da Sora

SORA. Partiti

In vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale

Italiaviva rett 350 minGli organi dirigenti di Sora di Italia Viva si sono riuniti ieri (29 giugno 2021 ndr) per fare il punto sul panorama politico in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale.

Dapprima si è proceduto all'elezione di una vice coordinatrice, la prof. Rosa Ricci, che farà parte integrante della delegazione ufficiale composta dall'attuale coordinatore Loreto Chiarlitti e da Pietro Prosperi membro provinciale del partito.

Pieno mandato è stato dato alla delegazione per la formazione di una lista aperta a tutti i laici centristi riformisti anche indipendenti.

Si è individuata anche la coppia di candidati di punta del partito, qualora si dovesse decidere di collaborare con una lista diversa facente parte di un raggruppamento che rappresentasse le idee programmatiche vicine in gran parte ai punti del programma elettorale di Italia Viva.

Da oggi la commissione sarà al lavoro pronta ad incontrare quelle forze politiche che hanno già chiesto di parlare con il partito o che lo chiederanno successivamente.

Italia Viva si impegnerà quindi anche nel promuovere incontri volti alla formazione di una coalizione di impegno riformista e laico.

IL COORDINATORE ITALIA VIVA SORA
Loreto Chiarlitti

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Sopra una disputa conviviale…fra sinistre

 OPINIONI&CONFRONTI

Basta un accenno all’attualità politica perché si accenda una serissima disputa

di Fausto Pellecchia
astensione Il cappello pensatore minQualche sera fa, eravamo riuniti nell’orto domestico di un amico, per una delle consuete libagioni conviviali. La conversazione si era piacevolmente incamminata lungo i ‘sentieri interrotti’ delle abituali facezie e amenità, condite da arguti doppi sensi sulle più disparate materie. Ma è bastato l’incauto accenno all’attualità politica, con particolare riferimento alle imminenti elezioni amministrative nella capitale romana, perché si accendesse la scintilla di una serissima disputa su una questione sistemica, che divide da sempre la sinistra italiana. Il punto dirimente, intorno al quale gli amici– pur richiamandosi tutti ai valori e agli ideali del socialismo- si sono dislocati in opposti schieramenti, si può formulare così: “È opportuno e/o doveroso astenersi dal voto in nome della coerenza con i propri ideali di sempre, o è necessario piuttosto superare la sterile tentazione dell’assenteismo, anche quando il candidato del centrosinistra (nella fattispecie: Roberto Gualtieri) non corrisponda alla fisionomia ideale di un vero leader di sinistra? ”; e ancora: “Il Partito democratico, al quale è possibile addebitare numerose oscillazioni e cedimenti di linea politica, va comunque sostenuto per arrestare le derive autoritarie e illiberali della destra italiana?”

Il primo corno dell’alternativa, a sostegno della scelta del non-voto, tipico di un certo radicalismo di sinistra, appare contaminato da un inconsapevole conservatorismo. La rinuncia al voto viene presentata come obolo sacrificale ad maiorem gloriam Dei sugli altari sconsacrati della fede nel futuro di una sinistra finalmente pura ed autentica. In questo senso, la dimensione politica della decisione viene sottratta alla sfera propria della prassi sociale e ricondotta alla sfera interiore, con un gesto propriamente religioso, nel significato etimologico dell’antica religio dei Romani, che già Lucrezio identificava con la superstizione: instancabile attività di re-visione e di ri-lettura che precedeva ogni rituale, al fine di ridurre al minimo la probabilità di un inatteso incidente di percorso. Ogni imprevista contrarietà al regolare svolgimento delle pratiche rituali viene interpretata come un temibile presagio negativo, segno prognostico di un rifiuto da parte della divinità e conseguente perdita della sua assistenza. Di qui la cura maniacale che gli addetti alle procedure del rito dedicavano alla loro perfetta riuscita.

Nella sua variante profana, l’attuale ‘religio’ del radicalismo di sinistra è pronta a classificare qualunque gesto o dichiarazione [quale che sia la rilevanza o il ruolo istituzionale del suo autore] che si allontani dal solco della tradizione come eretica, colpevole devianza dai cieli imperituri dell’ideologia. Vengono perciò semplicemente rimosse le domande che sollecitano l’analisi di una pertinente diagnosi critica. E cioè: “Quali sono state le ragioni che hanno concretamente contribuito all’attuale configurazione della prassi sociale, così distante e dissonante rispetto alle attese e alle speranze progressive coltivate sull’altare immacolato del socialismo?”; ma anche e soprattutto: “Qual è la mia (la nostra) responsabilità politica negli errori finora commessi dai partiti e dai movimenti nei quali avevo riposto la mia fiducia? Che cosa posso e devo rimproverare alla mia condotta e alle mie scelte affinché possa sentirmi di nuovo coinvolto nella lotta politica contro l’avanzata dei neofascismi?”

Ed infine: “Quali sono le prevedibili conseguenze della mia non partecipazione al voto? In quali altre forme, alternative al rituale elettorale, posso far valere il mio impegno di resistenza e di opposizione al potere oggi dominante?”. Credere di preservare l’innocenza e la purezza, rinunciando, perciò, anche all’esiguo spazio concesso al dissenso dalla democrazia liberale- significa trincerarsi nell’illusione solitaria dell’ “anima bella”, perfettamente coincidente con la resa incondizionata alla corrente distruttiva che permea il presente: atteggiamento certamente comprensibile ma non condivisibile, dettato dal narcisismo di una disperata acquiescenza al peggio.

Naturalmente, anche i paladini del secondo corno dell’alternativa, al quale aderiscono i gruppi della politica politicante, animati dal cinismo del calcolo elettorale e comunque soddisfatti per la vittoria del “meno peggio”, dovrebbe sentirsi interpellati da un analogo gesto di responsabilità. Agli imperturbabili fautori del pragmatismo della Realpolitik si dovrebbe, perciò, chiedere fino a quando può reggere una democrazia ridotta a democratura, alle interne, disonorevoli contese tra gruppi dirigenti, disinvoltamente dimentichi dei drammi prodotti dal neocapitalismo e disposti a contabilizzare il consenso solo attraverso la proiezione dei sondaggi, avendo da tempo abbandonato la costruzione di strategie e progetti, sorretti dalla lungimiranza della visione politica necessaria a realizzarli. Ed infine, come non sentirsi responsabili dello scetticismo che anima le diserzioni del fronte opposto? In quali nuove forme della prassi la partecipazione alla lotta politica può e deve trasformare la struttura e la direzione di marcia delle formazioni politiche (partiti, movimenti) per restituire rappresentanza e prospettiva agli strati sociali più colpiti dall’attuale assetto della società.

Hic Rhodus, hic salta! Questa sospensione ha segnato la fine della nostra disputa conviviale, che probabilmente resterà, ancora per molto, in attesa della prova del fuoco.

 

 

 

 

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Ceccano. A 100 giorni dal voto quali risultati?

Comuni del Frusinate. Ceccano

Che fine hanno fatto i progetti sbamdierati in campagna elettorale?

di Domenico Ciotoli e Domenico Liburdi
ceccano palazzo antonelli 350 253Il 23 settembre si è chiusa l'estenuante campagna elettorale che ha portato alle urne i cittadini di Ceccano.
Il 24 settembre Roberto Caligiore viene proclamato Sindaco al primo turno, lasciandosi alle spalle il candidato Marco Corsi e la candidata Piroli.
Il giuramento del Sindaco è avvenuto l'8 ottobre unitamente alla giunta comunale mentre il Primo consiglio comunale è stato indetto il14 0ttobre.

A circa 100 giorni dall'insediamento del Caligiore bis vogliamo sottolineare ciò che il primo cittadino sbandierava durante la campagna elettorale:
"‼️ Proposte per i Primi 100 Giorni di Mandato ‼️
Seguendo la nostra linea politica CONCRETA e COERENTE, ci impegneremo affinché nei primi 100 giorni di mandato vengano attuate le seguenti questioni:

✅ Forniremo un regolamento per i Dehors, così da permettere ai commercianti di utilizzare tutto l’anno le strutture esterne, non solo l’estate.
✅ Recepiremo immediatamente la legge sulla Rigenerazione Urbana, uno strumento veloce e fondamentale per avviare un nuovo processo di rilancio per la Città.
✅ Avvieremo la pavimentazione di Piazza XXV Luglio, già nostro progetto definitivo e parte del processo di recupero e rivitalizzazione della città storica, centro importante di manifestazioni ed eventi.
✅ Riapriremo il canale con la Regione Lazio per realizzare il progetto, già definitivo, della rotatoria nei pressi dell’ incrocio tra viale Fabrateria Vetus e via Anime Sante (incrocio Bar ex La Ciociara) fondamentale per la circolazione e la sicurezza stradale."
(fonti facebook: https://m.facebook.com/caligioresindaco/photos/a.763531703717616/4375282459209171/?type=3&d=m

Ebbene, siamo in prossimità dei primi cento giorni, senza polemica e demagogia, ma con senso civico ci chiediamo che fine abbiano fatto i progetti per la realizzazione di questo programma.

Come e quando inizieranno i lavori in piazza xxv luglio?
Dove e in che modalità sono stati reperiti i fondi per l'attuazione del progetto?
In che maniera si sta interagendo con la regione per installare la rotatoria in zona "ex ciociara"?.
Quali sono i rapporti con Acea?.
Il nostro territorio è vessato
da inadempienze con zone lasciate senz'acqua o quasi.
Già il Caligiore 1 si adoperò per la "cacciata" di Acea (2015) e a cinque anni di distanza Acea è ancora sul territorio provinciale.
Come intende affrontare la questione la nuova giunta comunale?
Come intende affrontare il problema sicurezza?
Alla luce dei fatti di delinquenza avvenuti a discapito di una scuola del nostro comprensorio comunale, invitiamo l'amministrazione affinché venga ripristinata quanto prima la caserma dei Carabinieri.
Inoltre, chiediamo delucidazioni sull'utilizzo e la gestione delle telecamere di sicurezza, ritenendole indispensabili e non accessorie alla sicurezza dei cittadini.
Come si pone l'amministrazione rispetto l'ubicazione del mercato settimanale e
in virtù delle firme raccolte dai cittadini a favore della riunificazione del mercato presso piazza Peppino Impastato?
Qual è il pensiero del Sindaco circa le dichiarazioni di un assessore della sua giunta,apparse sui social, in appoggio alle idee di Trump?. Concorda con quanto dichiarato o disapprova?.

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I Verdi di Ceccano e il voto di settembre

Comuni del Frusinate. Ceccano 

 "...ricercare una cura attraverso l’uso della migliore tecnologia disponibile.."

di Federazione dei Verdi Europei Ceccano
verdieuropei logo minIl risultato elettorale del settembre scorso ha detto che la nostra coalizione di sinistra “il Coraggio di cambiare”, con qualche rimorso in meno, avrebbe potuto quantomeno raggiungere il ballottaggio con la destra; oggi i primi passi concreti dell’azione politica non dicono ancora per cosa questa coalizione potrà lottare, ma sono la dimostrazione che è viva e lotta.

In linea con la cultura delle nostre radici, del nostro sentire e percepire il mondo, il progetto è nato per tentare di ricomporre, nella storica roccaforte ceccanese, la galassia della sinistra favorendone l’incontro con la realtà ecologista e del civismo organizzato, il tutto finalizzato alla elaborazione di un idea politica capace di prospettare una uscita dalla crisi sociale ed ecologica ponendo un freno al declino del nostro paese.

Il rimorso della Federazione dei Verdi di Ceccano di non essere stati determinati e determinanti nel tentativo di arrivare alla creazione di una forte coalizione, da non confondere con l’anacronistico e patetico assemblaggio di liste, rappresenta oggi lo stimolo a continuare sulla strada intrapresa, confortati da un pensiero comune che da tempo si va sempre più diffondendo in Italia ed in Europa.

Questo processo di costruzione necessario e indispensabile, secondo noi, non necessariamente dovrà portare alla nascita di un nuovo partito della sinistra, al contrario deve ridare nuova consapevolezza e forza a quel legame che permette di stare uniti che non può prescindere dall’individuare la connessione tra crisi economica e sociale con la crisi ambientale.

E’ con questa prospettiva che guardiamo con molto interesse ad ogni discussione che abbia al centro la soluzione da dare ai problemi del nostro Paese in materia di ambiente, lavoro, diritti, studio e democrazia come quella digitale dello scorso 12 dicembre organizzata dalla rete “Equologica” che ha visto confrontarsi su vari tavoli tematici personalità del mondo del lavoro, della scuola, della cultura e della politica.

Chi conosce il nostro territorio è consapevole della grave crisi ambientale che da moltissimi anni è causa di malattia e freno allo sviluppo economico, il nostro contributo come Federazione dei Verdi di Ceccano è quello di ricercare una cura attraverso l’uso della migliore tecnologia disponibile, come farebbe qualsiasi madre verso un figlio malato.

A nostro avviso questo creerebbe anche le condizioni per avvicinare la ricerca e l’innovazione scientifica alle persone facendo toccare con mano quanto sia importante per un Paese investire in questo settore oltre ridare lustro e nuove prospettive al mondo della scuola e dello studio.

Federazione dei Verdi Europei Ceccano

 

 

 

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Democrazia delegata e democrazia diretta

 Analisi, Opinioni, Dibattiti

 Il problema della rappresentanza politica degli interessi e dei territori

di Ivano Alteri
Votareepartecipare 380 minNei giorni scorsi si è appresa la notizia che la provincia di Frosinone, a seguito della riduzione dei parlamentari e della conseguente ridefinizione in corso dei collegi a livello nazionale, rischia di perderne due, a danno della rappresentanza politica del territorio e dei suoi cittadini. E immediatamente si sono innalzati gli alti lai delle forze politiche tradizionali per questa amputazione democratica che il territorio subirebbe.

In questo modo, però, si sovverte il nesso di causa-effetto e si mistifica la realtà: non è la riduzione dei parlamentari che causa la mancanza di rappresentanza politica di gran parte dei cittadini (non solo a Frosinone), ma, al contrario, è la mancanza di rappresentanza politica, seguita alla degenerazione dei partiti, ad aver indotto il popolo alla riduzione dei parlamentari, per una sorta di vendetta contro il ceto politico. È una vendetta ben misera, è vero, e fa il paio con quella del famigerato marito che per far dispetto alla moglie ecc.; ma tale è la sequenza storica e logica dei fatti, e da qui bisognerebbe partire.

Invece, assistiamo all’ennesima fuga dalle responsabilità, ed anzi al vile tentativo di scaricare sugli altri, gli odiati grillini, le responsabilità proprie. Non pare, perciò, essere questa la giusta via per il ravvedimento.

Al contrario, ciò che occorrerebbe, in nome della verità e della volontà di superare il problema, sarebbe porre due premesse necessarie alla discussione.

La prima. Ammettere la responsabilità di aver trasformato i partiti in comitati elettorali per le carriere personali di alcuni, in strumento per l’occupazione di lucrosi posti istituzionali e di sottogoverno, di posizioni privilegiate per camarille affaristiche; di avere così violato lo spirito della Costituzione laddove, invece, essa attribuisce ai partiti la funzione di connessione tra società e istituzioni, per consentire ai cittadini di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. In poche parole, di aver trasformato i partiti da luoghi fruibili dai cittadini in strumenti contendibili dagli ambiziosi, da bene comune in bene privato. Se si partisse da qui, si manderebbe l’inequivocabile segnale di avere la stoffa per assumere responsabilità, di aver compreso la vera natura del problema, e di essere quindi in grado di affrontarlo.

La seconda. Riconoscere che il vero nodo della questione è il rapporto tra democrazia delegata e democrazia diretta, e, soprattutto, che esso non avviene fra termini antagonisti ma complementari. Infatti, sarebbe opportuno, a mio parere, considerare, da una parte, che sono mature nella società le condizioni perché i cittadini partecipino con maggiore intensità e frequenza agli affari pubblici; ma, dall’altra, che ciò non avvenga a scapito delle prerogative della politica e del suo ceto operativo, bensì proprio a tutela di quelle dall’aggressione di poteri altri, che si presentano ormai esorbitanti e minacciosi per lo stesso sistema democratico (le vicende relative alla proprietà e gestione dell’acqua a livello planetario ne siano l’esempio plastico). In questo quadro, i partiti dovrebbero comunque tornare a svolgere quel ruolo previsto espressamente dalla Costituzione, non venendo meno la necessità di sintesi dei diversi interessi contrapposti, necessaria alla definizione dell’interesse generale (che non è la mera sommatoria di quelli individuali); e non venendo meno neanche la necessità di ridare alla politica una visione di lungo termine sulle prospettive del mondo.

Attualmente, in proposito, sembrano essere ancora latenti le due parti contrapposte, ancorché già dotate di vocianti tifoserie. La prima, quella dei sostenitori della democrazia delegata attraverso i partiti, avrebbe l’opportunità di valorizzare compiutamente l’esperienza empirica maturata nel Novecento con i partiti di massa; la seconda, quella dei sostenitori della democrazia diretta, di riportare in auge, e ad un livello superiore, quella modalità antica di partecipazione individuale alla cosa pubblica che ha designato in origine il nome stesso di democrazia. Ma entrambe hanno il grave torto, come si accennava, di rendere antagonista ciò che dovrebbe e potrebbe essere complementare.

Insomma, il problema della rappresentanza politica degli interessi e dei territori è senz’altro centrale; ma se la discussione si riduce ad un lamento per la perdita di posti in Parlamento sembra trattarsi piuttosto di rimostranze per leso interesse di casta.

Frosinone 17 dicembre 2020
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Ceccano. Interpretazioni del voto di settembre

Comuni del Frusinate. Ceccano

La valutazione del voto da parte di un cittadino di Ceccano

di Valentino Bettinelli
ceccano monumento 350 260Domenico Ciotoli, cittadino ceccanese da sempre attivo ed appassionato di politica, fornisce la sua visione sulle ultime elezioni svolte a Ceccano e dà la sua idea sulla vittoria della destra in una città storicamente di centrosinistra come Ceccano.

«Le elezioni amministrative ci hanno dato l’idea che la coesione riesce a dare buoni frutti, anche quando si amministra male. Fa riflettere che, non solo per colpa della pandemia, ci sia una percentuale di elettori a cui la politica non interessa a tal punto da non riuscire a prendere una decisione per adempiere al sacrosanto diritto a cui siamo chiamati, il voto.
I tre candidati, a loro modo, hanno offerto uno spaccato di territorio fabraterno, dimostrando che la vittoria di Caligiore, e quindi della destra, è frutto della collaborazione di partiti che sono riusciti a convincere, in quella che si può definire persuasione politica, una parte cospicua di elettorato, non totalitaria, ma necessaria a vincere le elezioni.
Questo successo è solo opera della destra? La vittoria è insita nello scollamento che i partiti di centrosinistra hanno avuto nel corso dell’ultimo decennio. L’assenza di personalità di spessore a livello nazionale si è ripercossa anche a livello locale, dove sono prevalsi primatismi personali che hanno, spesso, messo da parte contenuti ed idee.»
Ciotoli delinea uno spaccato critico di quello che è stato il centrosinistra ceccanese e dà la sua idea di soluzione di tale crisi. «Quello che era il centrosinistra oggi rappresenta una scatola vuota. Quel contenitore, incubatore, che negli anni traboccava di idee, oggi è imploso per eccesso di goliardia, di fuga dalla realtà degli stessi interlocutori che avevano creato il successo per decenni della sinistra ceccanese.
Il percorso da fare non è avaro di difficoltà, ma non è tirandosi indietro dal confronto che si riuscirà a trovare un’intesa. L’idea di sinistra populista, di rottamare per essere poi rottamato, dobbiamo superarla per far fronte al riposizionamento di una sinistra che abbia un fronte ampio e coeso. Una sinistra che riprenda in mano la consapevolezza di esistere e coesistere con forze politiche in grado di generare non fantasmi, ma concreti apparati in grado di affrontare le reali difficoltà del popolo».

 

 

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Risposta a Maurizio Cerroni

Comuni del Frusinate. Ceccano

Perché l’articolo di Cerroni non è condivisibile

ceccano palazzo antonelli 350 253Sul nostro giornale è stato pubblicato un commento di Maurizio Cerroni sulle ultime elezioni comunali tenute a Ceccano. Rilevo che dopo tanto tempo, Cerroni torna a scrivere di politica. Giornalisticamente parlando dovrei scrivere: questa è la notizia. Di solito defilato e apparentemente assente, questa volta invece, con” alzo zero”, interviene con uno scritto su cui immediatamente non concordo sia perché non vengono ricostruiti bene fatti e situazioni e poi perché non offre un collante per la ricostruzione di una unità fra le forze del centro sinistra.

Ritenevo comunque che socialisti, piddini, compagni, verdi, i giovani di Cives, Corsiani pro tempore, la stessa Emanuela Piroli cogliessero l’occasione per esprimere le proprie posizioni, approfondendo il tema e contemporaneamente provare ad avviare un difficile ma necessario confronto. Purtroppo assisto ad un incomprensibile silenzio. Mi chiedo perché: incapacità a confrontarsi, spocchia di chi ritiene Cerroni non degno del confronto o perché si è d’accordo?

Di fronte a questo incomprensibile vuoto sono costretto allora a prendere carta e penna per provare a dire il perché l’articolo di Cerroni non è condivisibile. E vero che si percepisce la sua contrarietà sia verso la scelta fatta dal suo Circolo di sostenere Marco Corsi, che la rinuncia a presentare la lista di partito, tuttavia non leggo chiare espressioni critiche e autocritiche nei confronti di tali lesionistiche scelte. Il suo intervento appare timido e sfuggente nel riprenderne le fasi precedenti e le posizioni diverse, se ve ne furono. Ma chi dirà mai ai Ceccanesi quante furono le persone che parteciparono a tale suicidio ( sette, otto, nove ?) e quante lo contrastarono. Quale fu il ruolo del Presidente del Consorzio industriale Francesco De Angelis, eletto a tale carica anche con il voto di Roberto Caligione ?

Gli errori compiuti quest’ultimo anno dal centro sinistra , gli antagonismi personali, le incomprensioni, il fatto che la caduta di Caligione sia stata percepita dai cittadini più come una congiura di palazzo che non il risultato finale di un vasto movimento di popolo alternativo alla destra, vengono da lontano. La crisi interna del PD, con la serie di Commissari, purtroppo si è ripercossa negativamente su tutto lo schieramento del centro sinistra ed oggi se ne pagano le conseguenze. Rinuncio a sottoporre a chi legge e a Cerroni, le continue attenzioni da me poste in momenti importanti della vita politica ceccanese ma per aiutare la discussione mi limito solamente far conoscere un articolo scritto 5 anni fa https://www.loffredi.it/una-sconfitta-annunciata.html su cui nessun politico è mai intervenuto.

Con rammarico mi accorgo che non esiste da tanti anni un dibattito critico e serrato fra forze e associazioni politiche, manca un continuo confronto, tutto si riduce a qualche esternazione. Per tanti anni ho visto persone entrare nei partiti e uscirne senza dire perché. Se da una parte i partiti vengono usati come porte girevoli, gli stessi partiti sono privi di una vita interna democratica e di legami con i cittadini, ridotti ad essere comitati elettorali.
Il commento sul dopo elezioni da parte di Emanuela Piroli, dopo una campagna elettorale dignitosa e promettente, mi è parso riduttivo e consolatorio. Sono convinto infatti che poteva volare molto più alto ma questo non può autorizzare Cerroni a scrivere di una sinistra ” pariolina, autoreferenziale, una sorta di elite che parla a piccoli settori della società ceccanese” E’ un giudizio ingiusto e sprezzante. E poi a riflettere bene quel piccolo settore occupato dalla coalizione “ Il coraggio di cambiare “ è superiore al niente ottenuto dal PD, inutilmente mascherato di civismo.

Scrivevo prima che l’intervento di Cerroni è privo di un collante funzionale alla ricostruzione dell’unità del centro sinistra. Intendo dire che l’unità fra forze appartenenti alla stessa Area politica non si realizza con persone “ sole al comando”, né con la simpatia, ma solo quando gruppi dirigenti esprimono ed entrano in connessione e si fanno interpreti dei bisogni, attese, speranze di estesi strati sociali. Ecco allora la necessità per chi vuole definire un accordo solido e non effimero, di affrontare e definire una lotta permanente per spingere Acea a rispettare il contratto, per spingere il Consorzio industriale a far funzionare il sistema dei depuratori e lanciare la caccia agli industriali avvelenatori del Sacco, per chiedere di ripristinare i servizi ospedalieri, per istituire i servizi sanitari domiciliari senza lasciarsi dominare dalle pressioni dei tifosi di Zingaretti che ancora, sfacciatamente, vorrebbero farci credere che tutto va bene. Non intendo fare il programma agli oppositori della destra, su cui, diversamente da Cerroni, penso sia molto più fragile e battibile, ma limitarmi solamente ad indicare che i contenuti vanno posti prima della scelta delle persone.

 

 

 

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Ceccano: il 1° Consiglio comunale dopo il voto

  Si parte con una opposizione vivace

Mattinata di mercoledì 14 ottobre: si è insediato il nuovo consiglio comunale di Ceccano

di Valentino Bettinelli
CeccanoIbanchidellopposizione 350 minDopo le elezioni del 20 e 21 settembre e la proclamazione di Roberto Caligiore del 24 settembre, nella mattinata di mercoledì 14 ottobre si è ufficialmente insediato il nuovo consiglio comunale della Città di Ceccano.

La seduta, iniziata alle ore 10 e rigorosamente a porte chiuse (accesso alla stampa consentito solo per le foto di rito), è stata aperta dal consigliere anziano Diego Bruni, che ha temporaneamente presieduto l’assise, guidando la stessa all’elezione del nuovo Presidente.

Su questo tema, dopo l’iniziale benevolenza e il reciproco scambio di auguri e complimenti, già il primo scontro, con la maggioranza a proporre il nome di Fabio Giovannone. Il consigliere Andrea Querqui, a nome del gruppo consiliare “il Coraggio di Cambiare”, ha rilanciato, proponendo il nome di Alessandro Savoni. Una proposta volta a criticare il metodo usato dalla maggioranza, rea di non aver aperto un dialogo con l’opposizione sulla scelta di una figura centrale e di garanzia come quella del Presidente del Consiglio Comunale.

Il consigliere Fabio Giovannone risultava, comunque, eletto alla prima consultazione, grazie anche al voto dei consiglieri di minoranza Marco Corsi, Antonio Aversa e Mariangela De Santis. Come vicepresidente dell’assise nomina per Giancarlo Santucci. Anche su questa carica la minoranza ha avanzato una sua proposta, nel nome di Andrea Querqui, che ha ricevuto 4 voti durante le dichiarazioni palesi, contro gli 11 dell’eletto Santucci.

Dopo gli adempimenti burocratici, il Sindaco Caligiore ha ufficializzato la nuova giunta, insediata anche in seno al consiglio comunale, annunciando, oltre a quelle già assegnate, una nuova delega consiliare per le politiche giovanili, affidata a Daniele Massa, entrato in assise al posto di Federica Aceto.

Una prima seduta del consiglio comunale che non è stata certamente priva di momenti di dibattito, anche acceso nei toni. Botta e risposta senza esclusione di colpi tra l’assessore Stefano Gizzi e Marco Corsi. Interventi che hanno di nuovo messo in evidenza le crepe create all’interno della scorsa maggioranza, che hanno portato alla sfiducia di un anno fa a danno di Roberto Caligiore.

Ad alimentare le prime schermaglie consiliari, Emanuela Piroli, che ha criticato l’eccessivo utilizzo dello strumento della delega consiliare, in particolare per incarichi di centrale importanza come quello dei lavori pubblici e quello al commercio ed attività produttive, che non hanno un assessorato di riferimento. La stessa Piroli, oltre a fare un excursus sulle responsabilità amministrative della rinnovata maggioranza Caligiore, ha inoltre chiesto la pubblicazione dei casellari giudiziali dei componenti della giunta, anche degli assessori che non erano candidati alle ultime amministrative.

Critiche e proposte che hanno sicuramente lasciato il segno, viste le risposte piccate di molti consiglieri di maggioranza, assessori, e del Sindaco in prima persona. Proprio Caligiore, nel suo intervento di chiusura è apparso un po’ innervosito dal dibattito emerso in consiglio e dalle prime critiche arrivate dall’opposizione. Il sindaco, al suo secondo mandato, ha tenuto a sottolineare e a difendere, dal suo punti di vista, le opere fatte dalla precedente amministrazione, e poco spazio ha lasciato all'esposizione delle linee di indirizzo che saranno seguite nei prossimi cinque anni di governo della città.

Già dalla prima seduta il rinnovato consiglio comunale ceccanese fa parlare di sé, con un dibattito già vivo tra le parti. Certamente si ha la netta sensazione che dai banchi dell’opposizione, a differenza di quanto accaduto nei cinque anni precedenti, ci sarà un’azione concreta e di seria vigilanza sull’operato della nuova maggioranza. Adesso spazio alla formazione delle commissioni consiliari e all’avvio di tutte le attività politico-amministrative della nuova giunta, in vista di una nuova convocazione dell’assise comunale, per cominciare anche a discutere ed approvare i provvedimenti necessari per la città.

 

 

 

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Ceccano. Il voto visto da Emanuela Piroli

Ceccano: il voto 2020

Ora un controllo serrato sull’agire amministrativo

EmanuelaPiroli 390 minEmanuela Piroli ha rilasciato a UNOeTRE.it questa valutazione del voto per il rinnovo dell'Amministrazione di Ceccano svolto il 20 e 21 settembre 2020

I risultati migliori e quelli peggiori: Dove?

I risultati migliori nei seggi del centro, anche in quelli in cui vota il quartiere Di Vittorio, e nei seggi in cui avevamo candidati più forti e più rappresentativi.
I risultati peggiori in alcune zone di campagna, dove ci ha penalizzato l’essere meno radicati in alcuni territori.
Il dato da considerare è che si tratta di seggi in cui per anni è prevalso il voto al centrosinistra, oggi il quadro si è ribaltato. A dimostrazione che in politica non si vive di rendita, bisogna impegnarsi tutti i giorni per la propria comunità. Lo affermo con molta amarezza, noi abbiamo trovato il deserto a sinistra, e siamo riusciti con determinazione ed entusiasmo a piantare qualche seme. E’ indispensabile ricucire un rapporto di fiducia con un elettorato deluso che non si è sentito coinvolto in alcune scelte politiche, cercando, così, altri riferimenti.

Quali sono stati i veri avversari? Dove vincono e perché secondo Emanuela Piroli? Ci sono particolari realizzazioni in quei luoghi?

Il nostro vero avversario è stato sicuramente Caligiore con la sua coalizione. Marco Corsi si è rivelato un avversario debole, nonostante le sette liste, nonostante i tanti candidati grandi “portatori di voti”, non ha raggiunto l’obiettivo di cui era molto sicuro. Con onestà intellettuale, riconosco che Caligiore e i suoi, vincono ovunque.
Hanno vinto per più fattori. Innanzitutto erano amministrazione uscente, già di per se avvantaggiata. Nonostante la sfiducia a pochi mesi della fine del mandato, sono riusciti a rivendersi molto bene. Caligiore, che è il primo responsabile della caduta della sua amministrazione, è riuscito a passare da vittima, scaricando su chi lo ha sfiduciato, tutte le responsabilità. Indubbiamente è stato bravo. Poi avevano disponibilità economiche palesemente superiori alle nostre e una organizzazione sul territorio costruita negli anni, che a noi è mancata per ovvi motivi. Aggiungo che era una coalizione ben riconoscibile da un elettorato schierato, avendo al suo interno liste di partito.
Particolari realizzazioni non ci sono in nessun luogo di Ceccano. Durante la campagna elettorale abbiamo percepito ovunque molto malumore, concittadini delusi, che si sono sentiti abbandonati. Esigenze rimaste inascolatate, problemi irrisolti. Proprio per questo, sinceramente, non ci aspettavamo che vincessero al primo turno.

Un giudizio sul quadro politico dei contendenti l’Amministrazione del Comune di Ceccano

Da una parte la destra ufficiale, sovranista, appoggiata da una piccola area della destra moderata cattolica. Una destra che si vanta delle foto con il saluto fascista, che chiama “Covo” una sezione locale, che si fa foto di gruppo con la maglietta nera. Una coalizione che ha, però, convinto anche elettori non schierati politicamente, per la rete di contatti costruita negli anni e le tante rinnovate promesse.
Dall’altra parte una coalizione ibrida, senza identità, guidata da un candidato con una storia politica di destra e un percorso non sempre coerente, nata a tavolino, con i numeri alla mano. Una coalizione a cui hanno partecipato anche il PD (con una civica) e il PSI, i cui gruppi dirigenti, probabilmente, hanno considerato non competitiva la nostra proposta, scegliendo una strada più sicura, lontana dalla loro storia, che poi si è rivelata tutt’altra cosa, pagando a caro prezzo una incoerenza che l’elettorato non ha accettato.

La maggioranza, diciamo assoluta di Caligiore, richiede una solida e costante opposizione guidata da chi è stata la vera unica alternativa. Come costruire questa consapevolezza nei cittadini?

Senz’altro sì. Un’opposizione dura, costruttiva se e quando ce ne saranno le condizioni. Un controllo serrato sull’agire amministrativo. Mi sono candidata a Sindaco perché ho visto la mia città in decadenza, sotto tutti i punti vista: sociale, economico, culturale. Una città ferita, che avrebbe avuto bisogno di un cambiamento di rotta, di una guida più attenta e disinteressata. Abbiamo creato, per questo, una alternativa. Molti cittadini hanno recepito il messaggio, e il nostro risultato elettorale lo conferma. Ora bisogna lavorare per non disperdere quanto costruito e per allargarsi. Un lavoro grande, da fare sui banchi dell’opposizione in Consiglio Comunale, ma anche fuori, tra la gente, nei quartieri e nelle piazze, attraverso iniziative pubbliche e utilizzando in modo intelligente i social, che sono in fondo una piazza virtuale. Cercando, così, di coinvolgere il più possibile la comunità nella vita pubblica della città.

Un saluto e un appello ai Ceccanesi

Non rivolgo appelli ai cittadini, non siamo più in campagna elettorale. Li ringrazio per la fiducia, l’affetto, l’entusiasmo che ci hanno dimostrato. Dico loro, semplicemente, di interessarsi della vita pubblica della propria città, di seguire l’attività amministrativa e consiliare, per maturare una maggiore consapevolezza e per decidere, con gli strumenti giusti, chi potrà meglio rappresentarli anche nel prossimo futuro. Le promesse elettorali in campagna elettorale siamo tutti bravi a farle; più grande è la promessa, più grande è il consenso, ma è anche più facile che sia una falsa promessa.
Credo che Ceccano abbia voluto dare a Caligiore una seconda opportunità, ma ora non potrà più attribuire il fallimento amministrativo a “quelli di prima” o al commissariamento. Oggi è tutta un’altra storia, il suo capro espiatorio non c’è più, e noi saremo pronti a rimarcarlo giornalmente. Tra l’altro anche guardando la nuova giunta, non percepisco discontinuità con la precedente. Riconrmare l’assessorato alla cultura, equivale ignorare la realtà dei fatti, lo stato della biblioteca, le iniziative super selettive, l’assenza di una consulta delle associazioni, l’atteggiamento arrogante verso chi non la pensa come lui; rinnovare anche l’assessorato alla scuola, vuol dire che nei confronti della scuola si è agito bene, e in questo caso non serve neanche descrivere la situazione scolastica, perché è stata sotto gli occhi di tutti. Non condivido che deleghe importanti, come quella ai lavori pubblici, non abbiano un assessorato. L’unica novità gradita, sono gli importanti incarichi a due giovani donne, Aceto e Bianchini, campionesse di consensi, che mi auguro compiano il loro dovere con impegno e dedizione, con autonomia e competenza. E a proposito della giunta, chiediamo che vengano pubblicati, sul sito del Comune, i casellari giudiziali degli assessori.
Noi saremo le sentinelle di questa amministrazione, sentiranno il fiato sul collo.

Emanuela Piroli

 

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Mazzocchi (PD): Perché voto NO

Referendum 20-21 settembre 2020

Dichiarazione di voto

referendume si no 350 260Ermisio Mazzocchi

Il collegio di Lazio 2 - tutte le province esclusa quella di Roma - passa da 20 seggi parlamentari a 12 e da una popolazione media per seggio di 94.013 a quella di 156.689.  Una riduzione, la più alta d'Italia, del 40% della rappresentanza parlamentare.

La provincia di Frosinone a queste condizioni potrebbe vedere ridotta la sua rappresentanza nelle istituzioni parlamentari.

Questo sarebbe il risultato che si otterrebbe se venisse confermata con il SÌ nel referendum del 20-21 settembre la legge che stabilisce la riduzione dei parlamentari.

Oggi per eleggere un deputato servono 96 mila cittadini, dopo la riforma ce ne vorrebbero 151 mila.

Il più basso livello di rappresentanza politica in rapporto alla popolazione dell’intera Unione Europea. La democrazia partecipata verrebbe privata della sua funzione di garantire la più ampia partecipazione dei cittadini nella scelta dei loro rappresentanti.

Il taglio del numero dei parlamentari senza una riforma generale del sistema elettorale e senza inserire questa novità nel quadro di una più ampia riforma delle Istituzioni, è del tutto inutile e dannosa.

A risentirne saranno prima di tutto il pluralismo e la rappresentanza dei territori.

Meno parlamentari e collegi elettorali sempre più ampi renderanno, infatti, più difficile la tutela degli interessi locali da parte degli eletti. Oltre ad accentuare le distanze tra eletti ed elettori.

Ed è improbabile che con meno parlamentari migliori la selezione del personale da parte dei partiti ed è invece più probabile che si accentui la chiusura burocratica e ci sia meno spazio per le competenze. Sappiamo che il grado di rappresentatività dei parlamentari dipende anche dal sistema elettorale, ma è evidente che più se ne riduce il numero più aumenta il potere discrezionale delle segreterie politiche dei partiti.

La riduzione dei costi, per altro irrisoria, per il taglio dei parlamentari è un falso problema perché il bilancio del Parlamento è fatto in massima parte da voci diverse dalle indennità. Con il taglio dei parlamentari si risparmierebbe lo 0,007 per cento della nostra spesa pubblica. Pari a un euro all’anno per ciascun italiano: il prezzo di un caffè.

Il mondo post-Covid19 si delinea profondamente diverso da quello precedente. Necessita pertanto  una maggiore efficienza delle istituzioni, possibile solo con una rappresentanza più ampia di tutto il territorio nazionale e di un rapporto più efficace tra i diversi livelli istituzionali.

Cosa che non sarebbe attuabile con un taglio dei parlamentari.

Votare NO è la premessa per respingere i tentativi di delegittimare la democrazia parlamentare e per riportare il Parlamento a essere centrale nel sistema democratico italiano.

Io Voto NO

 

 

 

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