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Vivere in "zona rossa"

COVID 19. Cronache&Commenti

Quanto durerà? Facciamo il possibile perché sia meno pericoloso per tutti

di Rossana Germani.
Adattamento il fiorellino non resta prigioniero dellasfalto minE siamo ancora qui… non tutti purtroppo.

Un anno di pandemia e, dopo il periodo estivo in cui tutti pensavamo che, forse, ce l'avremmo fatta a sconfiggere il virus, siamo tornati a fare i conti con lui. A contare e ricontare, a fare statistiche, previsioni, monitorare e a colorare le nostre regioni come arlecchino. Comune dopo comune la zona rossa torna a fermarci nelle nostre case. C’è da chiedersi se abbiamo agito tutti con coscienza. Gli assembramenti ci sono stati e continuano ad esserci.

Il mio comune, Monte San Giovanni Campano, è diventato dal 27 febbraio zona rossa. Ce lo aspettavamo dopo l'impennata dei contagi negli ultimi giorni. Il sindaco ha fatto ordinanze e comunicati di ogni tipo raccomandando fortemente di evitare assembramenti e di rispettare tutte le norme previste per cercare di contenere il contagio ma il virus si è fatto strada tra i cittadini. Spero di non vedere più gente chiacchierare o giocare a carte come se nulla fosse, senza mascherina o con la mascherina sotto il naso. Vedo passare la pattuglia dei carabinieri e anche la polizia municipale a controllare gli eventuali assembramenti. Mi chiedo perché si debba a arrivare a tanto. Possibile che ci sia chi riesce ancora a prendere sottogamba questa pandemia? Ancora si parla di complotto internazionale, mondiale!

L'uomo è uno strano essere, si dice intelligente ma alla fine si comporta da stolto. In fondo non sono delle richieste assurde il distanziamento, la mascherina e l'igienizzazione delle mani. Ma ci si crede invincibili davanti ad un nemico microscopico. Se potessi esprimere un desiderio vorrei che questo virus fosse ben percepibile e ben visibile a tutti.

Io mi sono abituata così tanto alla mascherina che, come con la cintura di sicurezza in auto, faccio fatica a pensare alla mia vita futura senza. Oramai quando non la porto perché sto in casa, provo una strana sensazione, come se mi mancasse qualcosa, come se stessi senza un indumento fondamentale. Sono abituata a fare attività sportiva all'aperto e, anche durante la mia solita corsetta quotidiana, indosso sempre la mia mascherina, perché non riesco più a farne a meno. Lo stesso vale per il distanziamento. Spontaneamente, senza pensarci più, mi ritrovo ad attraversare la strada se davanti a me, sul mio stesso marciapiede, vedo arrivare in lontananza qualcuno.

Al supermercato, l'ordine dei prodotti da prendere e mettere nel carrello, non è più in base alla mia lista della spesa o in base alla vicinanza. È una spesa ballerina: ora in questo reparto, ora nell'altro per poi ritornare di nuovo a questo, tutto in base alla posizione delle altre persone e non più dei soli prodotti. Ma non è disagevole, mi viene automatico farlo e non mi pesa. Penso di fare ciò che è giusto fare e basta e credo che molti facciano la stessa cosa, lo percepisco dai loro sguardi. Lo stesso per l'igienizzazione della mani. Io che ho sempre avuto mani a mollo per via dei continui lavaggi non trovo per nulla strano usare il gel sanificante più volte, a ripetizione, anche quando non servirebbe, anzi, a dir la verità, è stata una benedizione per me il fatto di renderlo disponibile in ogni luogo. Chi l'avrebbe mai detto che la mia fissazione di lavarmi spesso le mani, per la quale molte volte sono stata derisa, ora mi torna utile!
Credo che la mia capacità di adattarmi alle situazioni sia una delle poche qualità che mi riconosco.

Spesso mi capita di provare un disagio inconscio quando vedo la tv dove gli attori stanno senza mascherina insieme e vicinissimi fino a quando, subito dopo, realizzo che si tratta di un film.
Penso che sia arrivata una nuova era. Dovremmo imparare a convivere con i virus e affinare le nostre tecniche e precauzioni per la sopravvivenza. Il mondo cambia e l'uomo deve adattarsi al cambiamento. Forse avremmo preferito l'era glaciale ma come in quel bel cartone animato, in cui tutti i personaggi si ingegnano adattandosi, il cambiamento è un naturale corso della storia a cui dobbiamo rispondere con intelligenza e coscienza per sopravvivere sapendo che ci sarà sempre chi dirà la sua a sproposito per distoglierci dai veri problemi, a volte per ingenuità come una delle più belle battute de “L'era glaciale 2” (io una volta ho vomitato).

Ma voglio essere fiduciosa, credo nel prossimo, voglio crederci ancora. Aspettando tempi migliori, resto con la mia famiglia in casa dopo essere uscita ieri per una spesa che spero ci basti almeno una settimana. Vorrei tornare ad abbracciare le persone, anche solo attraverso una vigorosa stretta di mano e nel frattempo valorizzo gli sguardi cercando di penetrare nell'anima di chi ho di fronte sperando nello stesso tempo di trasmettere vicinanza con i miei occhi. Non possiamo sapere quanto durerà questo periodo ma possiamo di certo fare molto perché sia meno pericoloso per tutti.

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Articolo pubblicato anche su CiesseMagazine

 

 

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