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Ignazio Mazzoli

Ignazio Mazzoli

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Ma c'è vita in Ciociaria fra alleati di governo?

Sala del Consiglio MinistriIn questo autunno, La7Tv ci ha riproposto stralci del film Fahrenheit 11/9. Documentario del 2018 scritto e diretto da Michael Moore che riprende un tema caro al regista: le elezioni presidenziali negli Stati Uniti d'America del 2016, già documentate nella sua precedente pellicola “TrumpLand” per raccontare l’avvio della presidenza di Donald Trump.

 

  1. Sentirsi popolo
  2. Il Governo Conte Due
  3. Al PD bisogna chiedere

Sentirsi popolo

Nel film si parte da un grave e inoppugnabile scandalo, quello della crisi dell'acqua di Flint (città del Michigan negli Stati Uniti), gravemente contaminata dal piombo che provocò una spaventosa diffusione di “Saturnismo”, malattia causata dalla corrosione delle antiquate tubature dell'acqua per colpa del malgoverno di politici senza scrupoli, che hanno messo in grande pericolo la salute di migliaia di bambini del Michigan. Moore si chiede come sia possibile uscire dall'attuale situazione politica e vede una possibile risposta per un riscatto nazionale nei movimenti giovanili sorti in seguito al massacro alla Marjory Stoneman Douglas High School e che rivendicano il controllo delle armi.

Si tratta di due drammatici spunti che tuttavia permettono a Moore di documentare una lunga teoria di iniziative popolari di movimento e partecipazione. Il film infatti si dipana attraverso la rappresentazione di numerosissime interviste ai promotori dei più svariati movimenti, fra di essi ce n’è uno che afferma convintamente “senza individuazione dei disagi e senza l’organizzazione della rivendicazione per superarli non c’è speranza di futuro”.flint acquainquinata nelle case 400 min
Mi scuso per questa lunga premessa introduttiva che mi è sembrata importante per porre una questione costantemente dimenticata e trascurata dai partiti, dagli organi di stampa, insomma dal dibattito corrente che cerca le cause della crisi politica e istituzionale italiana e non solo, dappertutto, meno dalle cause che la generano. Si parla di democrazia interna ai partiti (importantissima), di metodi di comunicazione (molto sofisticati oggi), di simpatia e antipatia dei protagonisti, della spettacolarità delle iniziative, ma mai si domanda di cosa soffre la gente che non si riconosce nelle scelte di chi governa e perché.
L’huffingtonpost.it di qualche giorno titolava «la rabbia non risparmia più nessuno” Taranto, operai totalmente disillusi. Non si fidano di Conte, né di Emiliano. "Dov'è Di Maio, il garante dell'accordo?"».

Vale ancora la constatazione fatta da tanti osservatori una manciata di settimane fa: lo scenario politico è cambiato? E’ diverso dall’imbarbarimento politico sollecitato da.
Ad esempio, l'atteggiamento verso i migranti è in parte cambiato, non vengono più tenuti in ostaggio sulle navi. Il meccanismo è ancora approssimativo e fragile ma forse siamo vicini alla svolta tanto attesa: accoglienza, regole per il flusso dei migranti, nuovo contesto europeo. Conte ha incontrato i sindacati dopo anni di sostanziale ostracismo. È andato in queste ore nell’inferno dell’Ilva, dando un segnale di comportamento nuovo.
Anche con l'Europa il clima è cambiato. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Il Governo Conte Due

La composizione del governo e il suo programma non destano grandi entusiasmi. Anzi è bene guardare ad occhi aperti i difetti e i pericoli della situazione, per evitare di ritrovarci a regalare tra qualche tempo a Salvini una vittoria immeritata. Tuttavia, un conto è vedere con lucidità i limiti del secondo governo Conte, altro è lavorare per logorare la nuova maggioranza.

Oggi la crisi drammatica dell’Ilva è la causa scatenante del manifestarsi di quale sia la fragilità di questa maggioranza di governo (M5S-PD-LEU-ItaliaViva). Una città avvelenata dalle polveri sottili con tre funerali a settimana, spesso di giovani e giovanissimi e 20.000 lavoratori-cittadini che rischiano di perdere il lavoro richiedono una grande capacità di governo, di senso politico, di abnegazione per il bene comune.
E’ chiaro quanto vale l’Ilva? Non solo una città avvelenata, 20.000 posti di lavoro persi e famiglie sul lastrico, ma un colpo mortale al sistema industriale italiano che è prevalentemente manifatturiero e ha bisogno di acciaio. Questo significa l’Ilva oggi.

Come ci stanno i partiti in questa maggioranza? Non bene a osservare l’eccessiva conflittualità. Essa è un danno sicuramente ma non è la causa del male. C’è un variegato mondo insoddisfatto della soluzione di governo (preferiva la Lega al governo?) che sembra avere oggi simpatie per quanti escono dal Pd, vagheggiando alternative, da Calenda a Renzi . La continua inesauribile polemica non è la causa delle difficoltà fra alleati, è la mancata individuazione consapevole del pericolo e delle cause del disagio.Governo conte dimaio franceschini speranza governo pd m5s leu 400 min
Qualche domanda va rivolta al PD: questo partito che sta tentando di mostrarsi serio, può pensare che il suo ruolo sia solo quello di pensare ai conti di bilancio che tuttavia in questa circostanza sono assai importanti? Parlare di aver scongiurato, meno male, una tassa IVA sul nostro groppone di ben 23 miliardi non basta. Si rischia così di apparire, a chi soffre, solo per quelli che hanno buoni rapporti con una UE che poi non sembra molto intenzionata a cambiare. Bene non essere isolati come ci aveva condannato Salvini, ma qui in Italia bisogna trovare soluzioni ai drammi della mancanza di lavoro, di una sanità sempre più privatizzata e perciò costosa e per pochi, quindi, di una mobilità individuale su strade disastrate o pubblica efficiente solo per i ricchi e… se si vuole si può continuare. I costi di vita in questa Italia sono quelli di un paese per i più ricchi e che premia l’egoismo privato. Lo scontro Calenda-Telese non è solo colore da talk show in cui i presenti sono sollecitati a tifare per il liberista. Sono due idee di mondo, che come sanno e possono si scontrano, ma lo scontro è vero.

Il silenzio di questo PD è preoccupante, perché nessuno più lo interpreta come “garbo istituzionale” ma è visto come mancanza di idee e proposte e, soprattutto, lontananza dai cittadini e dai territori. Altro che leader!
Il governo sarà effettivamente capace di andare oltre le buone maniere e di intavolare un dialogo positivo non solo con i sindacati ma con i soggetti sociali in generale? Questo vorrebbe dire introdurre novità sociali rilevanti, nuove priorità dell'azione di governo, impegni forti su investimenti e occupazione, diritti di chi lavora. Bene, ma il PD è capace di stare nella protesta, anzi di promuoverla, non contro il governo, ma per condividere con la gente, il popolo le difficoltà e trovare insieme le possibili soluzioni (vedi il film di Michael Moore vecchie verità riaffermate in forma nuova). Non se ne può più di suggeritori di buone maniere e di fair play o anche solo di corrette metodologie. Sono tutte astrazioni. Il funzionamento della democrazia italiana è decisivo e la partecipazione attiva e costante rappresenta il miglior contrassegno della sua qualità ed efficienza. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

Al PD bisogna chiedere

Ma ancora al PD bisogna chiedere: Che fa nei territori? Qui in provincia di Frosinone non c’è segno di vita. Ma quanta inerzia! Non solo del PD.
La destra ciociara è la più condizionata da Casa Pound (Sora, Anagni, Frosinone). C’è solo l’ANPI in campo. Dopo la vergognosa astensione sulla Mozione Segre che ha indignato tutto il mondo, come si può dimenticare che la destra, qui, in questo territorio ha il 57%? Il frusinate è ammalato gravemente di disoccupazione. Diritti del lavoro mortificati o peggio negati e disoccupazione che si cronicizza sono le manifestazioni anticipatrici di ben più gravi difficoltà e rischi che impongono di non minimizzare le minacce autoritarie. La nostra politica locale fatta di partiti che stanno al governo del Paese e della Regione che fa? Luigi Carlini qualche giorno fa con amarezza franca e genuina denunciava: «Ogni territorio in crisi ha il suo parlamentare che tira l'acqua al suo mulino, invece da noi vengono a farsi i selfie. Non è che la "coperta" è sempre corta e il denaro lo mandano alle altre aree di crisi complessa più virtuose, cioè dove politici, sindacato, comuni e tutte le istituzioni fanno squadra per proteggere il proprio territorio e nella nostra area di crisi complessa FROSINONE/RIETI c'è un tale disimpegno che si rischia la chiusura del "rubinetto?» Chi è pronto a impegnarsi per dimostrare il contrario?Provincia Fr 350

La nuova maggioranza di governo quale dialogo ha innescato fra le forze politiche che qui in provincia la rappresentano? Nessun dialogo.
Soltanto ieri un segnale, che non so definire, giunge da un incontro fra due deputati del M5S Luca Frusone e Enrica Segneri e il presidente dell’Asi. Nel comunicato reso pubblico si parla di «Favorire un nuovo modello con al centro la Green economy e la nuova strategia del governo per la realizzazione del green new deal, così come lo sviluppo dell’Economia circolare come traino per il rilancio del Paese sono stati i temi affrontati inizialmente.» Che senso ha discutere di temi politici prioritari fra soggetti non egualmente abilitati a proporre e definire programmi e scelte che appartengono alle forze politiche, ai sindacati ed alle Istituzioni? Fa una brutta impressione questo incontro che si fa interpretare per l’inizio di un “dialogo” con una fetta di partito o meglio fra fette di partiti anziché con l’intero quadro delle forze politiche impegnate nel Governo del Paese. È un incontro privato? Mai visto che rappresentanti di partiti non incontrano i loro omologhi in un quadro di alleanze di governo per affrontare delle “novità”?
Se questi sono argomenti per provare ad affrontare seriamente la crisi, proporre politiche attive per il lavoro perché partiti, sindacati, associazioni attraverso i loro organi rappresentativi non si assumono la responsabilità di svolgere pubblicamente un confronto e dare il via ad un nuovo dialogo fra loro e con i cittadini?
TUTTI, INTORNO AD UN TAVOLO PUBBLICO

 

 

 

 

 

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"Report" e i socialnetwork

Sigfrido Ranucci REPORT 350 min«Gli ingegneri dell’algoritmo che regola il funzionamento di Facebook si sono dati una mossa scrivendo all’azienda (“che è anche nostra”) per chiederle di smettere di esentare dai normali controlli qualsiasi puttanata promossa a pagamento per conto della politica». Questa "novità" si può leggere nel più reccente degli arguti commenti che Stefano Balassone rivolge come di consueto ai programmi televisivi.

A me personalmente è suggita questa puntata, ma questa affermazione che riporto mi colpisce. Merita, sicuramente attenzione, ma anche una osservazione, forse polemica. Che «significa smettere di esentare dai normali controlli qualsiasi puttanata promossa a pagamento per conto della politica». Mi pare evidente che qui si coglie solo un aspetto del problema. Sfugge una "rigorosa" parzialità nei comportamenti. Certo perché se l'affermazione degli ingegneri contine una qualche percentuale di verità non la dice tutta ed è ben altra. Come non credere a loro se «Trump ci vede un attentato alla “libertà di espressione”»? La sua naturalmente, che sicuramente rientra ra quelle della pratica di «esentare dai normali controlli».

Infatti l'altro lato della medaglia, che non è visibile, nello scritto degli ingegnerei, come l'altra faccia della luna è che la normativa che regola  il controllo dgli annunci commerciali per un lingom periodo è servita per censurare i post di noatura sociale e politica che a loro non eano graditi. Non solo censura, inammissibile in Italia dove che c'è una Costituzione che assicura la libera espressione del del dirittoo d'opinione, ma neppure comprensibili risposte del perchè veniva rifiutata l'approvazione alla promozione a pagamento dei post. Limitandosi a rospondere solo in inglese che non rispondeve alla "loro" normativa. Ma. prprio loro visto che operava senza teener conto dele legge italiane. In particolare Facebook censura tutto ciò che non è trampismo.

Il problema si pone solo per le promozioni a pagamento. Su tutti i "social" ci sono tante opinioni politiche argomentate, serie e sensate, che non accedendo alla procedura delle inserzioni sono in realtà penalizzate anche nelle letture (like a pagamento?). Ormai chi vuole far circolare le proprie opinioni o ha una pur minima organizzazione che in sedicesimo opera come gli amici e i fans di Salvini o per email invia i link di ciò che scrive ad amici e conoscenti ai quali chiede di continuare a condividere con ni propri amici. Per assicurarsi diffusione, la sola altra strada, che resta è l'inserzione a pagamento. Il temi qui affrontato. E' un meccanismo percerso? Forse

Negli ultimi giorni Facebook ha dovuto dare una svolta. Proprio perché si fa pagare, ha introdotto la dichiarazione di responsabilità, se così si può chiamare. E cos'è? 
I post di contenuto sociale e politico devono essere indicati come tali e bisogna dichiarare non solo l'autore della pubblicazione ma anche chi la paga, in  maniera esplicita, ad hoc, solo per quei post.
 
Lo so bene bene perché ho dovuto riempire paginate on line, che mi autorizzassero, a non farmi censurare corsivi e post politici in genere.
Mi ricordo la censura che colpì uno degli articoli in cui ho svolgevo l'analisi dell voto. Nessuna spiegazione e un diniego solo in inglese. Cosa c'era di impubblicabile? Forse solo perché avevo associato il capitalismo cattivo al nome di Trump?
Questa ultima norma che in ogni caso consente di pubblicare abbastanza di più deve essere il risultato di molte proteste. Fino a quando durerà?
 
Come sempre accade quando c'è una "paura" le prime vittime sono le verità scomode ed anche qui per colpire le Fake News, ci vanno di mezzo legittime opinioni: le uniche che possono sconfiggere le "fake news".
 
Chissà se tutti questi aspetti eran nell'inchiesta di Report? Se no, bisognerà indagare di più e meglio!
 
 

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"Via dal coro". Le nuove rubriche di UNOeTRE.it

indagare 350 minC’era una volta… su UNOeTRE.it la raccolta delle Pagine di…, spazio che il nostro giornale rende disponibile ad ogni lettrice/ore, impegnata/o e fedele, perché scriva le sue opinioni (non in conflitto con l'etica giornalistica) su qualsiasi argomento.

"Ciociaria. Disappunti di Viaggio" è la prima "Rubrica" pronta all'esordio (che avverrà mercoledì 6 novembre '19), curata da Valentino Bettinelli e presentata nella pagina che si raggiunge da link che segue https://www.unoetre.it/informazione/via-dal-coro-rubriche/ciociaria-disappunti-di-viaggio.html

Oggi così nasce un nuovo spazio “Via dal coro - Raccolta di Rubriche”. Non sostituisce Pagine di…, ma introduce a lavori curati dai Redattori di UNOeTRE.it- La "Rubrica" è parte integrante della struttura del giornale in quando affronta temi definiti, annunciati dall'autore della stessa, che rivestono un interesse generale e di questi ne sviluppano aggiornamenti costanti e approfondimenti con testi, immagini e video. Le Rubriche avranno una cadenza regolare dichiarata, riguardante anche il giorno della settimana in cui sarà in rete.

- La "Rubrica" sarà gestita autonomamente dalla sua curatrice o dal suo curatore che avrà premura di: dotare il suo lavoro ogni volta di testi, foto e/o video; mantenere i rapporti con i lettori che avvieranno per e-mail un dialogo sulla materia trattata all’indirizzo che sarà segnalato nelle pagine di presentazione di ogni responsabile e in coda ad ogni pagina.

- La "Rubrica" non sostituisce e non è in alternativa al lavoro corale della Redazione, la sua funzione è e sarà quella di avvicinare il giornale ai lettori che vorranno diventare testimoni della realtà sociale in cui vivono attraverso interviste e racconti. Questa pratica di lavoro aiuterà la valorizzazione della professionalità dei Redattori che sceglieranno di dedicarsi anche a questo impegno.

Le "Rubriche" saranno promosse attraverso tutti in canali ora in uso da UNOeTRE.it: Newsetter, Social (FB, Twitter, LinkedIn, Pinterest e le notifiche di SendPulse) e quanto di nuovo potrà esser messo in essere.

 

 

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Domande senza risposte

inquinamento del sacco pompeo ordina piu controlli e convo 350 260 minL’iniziativa promossa dalla Diocesi di Frosinone e da altre organizzazioni cattoliche a Frosinone sabato 5 ottobre e da questo giornale ampiamente riferita ha riproposto, soprattutto con l’intervento del Vescovo Ambrogio Spreafico che pose due questioni ormai ineliminabili: la trasparenza degli interventi durante la loro definizione e durante la loro attuazione e l’obbligatorietà di vedere in concreto risultati e miglioramenti. Così disse: «Il dramma della Valle del Sacco è frutto di più di cinquant'anni di silenzi. Il processo di bonifica va affrontato con una visione a lungo termine, altrimenti sarà l’ennesimo intervento palliativo e non concreto. Mi impegnerò personalmente a vigilare sui 53 milioni che saranno impegnati per l’avvio delle bonifiche dei siti previsti dall’Accordo di Programma di marzo».

A pochi giorni di distanza il 16 di ottobre c’è stato un clamoroso annuncio: «parte la bonifica della Valle del Sacco».
Il Tam-tam sui social si è immediatamente attivato lanciando due inequivocabili e contrapposti messaggi entusiasmi da una parte e dubbiosa diffidenza dall’altra: a partire dalle definizioni. Fra i più significativi si può citare quello di Gaetano Ambrosiano che precisa: «È messa in sicurezza e non bonifica. E comunque riguarda 8 siti industriali. 53mln e 16mesi? Per la discarica le Lame 100mln e circa 15anni. È propaganda ingannevole. L'ISPRA ha stimato il costo di bonifica della valle tra i 600 ed i 1000 mln di euro. Tutto relazionato ed agli atti.»
Fa eco Anna Rosa Frate che afferma: «in effetti e' vero. I 53milioni riguardano solo la messa in sicurezza. Lo dicono le carte».
Il realtà ad far nascere i dubbi è lo stesso comunicato del Ministero dell'Ambiente  al secondo capoverso così recita «La Valle del Sacco è il terzo sito più inquinato d'Italia. Oggi, grazie a un lavoro molto determinato e meticoloso, sono stati avviati i lavori per la bonifica: un cronoprogramma con interventi a breve, medio e lungo termine per mettere fine a questa pagina triste per il nostro Paese, in cui troppe aree soffrono ancora per le bonifiche mancate o in ritardo».

Fra esaltazioni della “giornata storica” e gridolini di gioia che inneggiavano al “finalmente si parte” si alzavano alcuni interrogativi da parte di Angelino Loffredi che così li postava su Facebook: «Belle parole, annunci roboanti, speranze largamente diffuse, oltre che auspicate, ma sarebbe necessario capirci di più. Retrospettivamente chiedo che ruolo hanno avuto le associazioni ambientaliste ed i consigli comunali nella redazione del progetto? Più in generale è possibile conoscere meglio il cronoprogramma? Anche perché esistono altri sette siti da bonificare. Con quale criterio verranno fatte le assunzioni? Quali garanzie ci sono per prevenire speculazioni al termine della bonifica? Non c'è alternativa alla trasparenza e alla partecipazione.»

UNOeTRE.it crede che siano domande non solo pertinenti ma fortemente motivate.
A distanza di giorni sono rimaste senza risposta. Mi auguro che porre questi interrogativi non suonino all’orecchio di qualcuno come ostacolo alla “cosiddetta bonifica” (?- l’odierna “politica del fare quel che gli pare" rifiuta domande e partecipazione).

I quesiti di Loffredi non pongono ostacoli, vogliono risposte a domande poste sul tappeto dai cittadini, tante associazioni e da quei sindaci inascoltati a fronte di quelli consultati che hanno ottenuto contributi elettorali o la messa in sicurezza di aree quasi sicuramente destinate all’edilizia. Come vogliono risposte le richieste dei disoccupati e dei sindacati a proposito di come cogliere questa occasione per utilizzare quote dei 53 milioni a fini di ricollocazioni nelle mansioni più semplici di tanti disoccupati di ogni età. Dove sarebbe l’ostacolo all’utilizzo delle somme stanziate? Nessuno si sforzi di “essere più realista del re”.
Non ci si può trincerare sempre dietro la generica motivazione delle “competenze”. Esse sono importanti se risolvono i problemi di tutti i cittadini, non solo di alcuni “più cittadini di altri”, perché quando ciò avviene non si parla di conoscenza e professionalità, ma si tratta di arroganza di potere. Se le decisioni non possono essere conosciute nelle loro motivazioni da tutti, allora significa che c’è qualcosa di sbagliato.

Chiudo con una mia domanda: ma quando si comincia a parare della bonifica del fiume Sacco senza la quale mai nulla si risanerà?

 

 

 

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Colle Fagiolara: fino al 31 dicembre inquinamento non stop. E dopo?

collefagiolara 350 mindi Ignazio Mazzoli - Fra luglio e agosto questo giornale ha ospitato prese di posizione e commenti sul fetore che la discarica di Colle Fagiolara, al confine tra Colleferro e Paliano, dispensava senza ingiustizie agli abitanti delle due città. Si è trattato di posizioni espresse da importanti Associazioni: Rifiutiamoli, Comitato Residenti Colleferro e da singoli cittadini.

In questi primi giorni di settembre ho voluto ripercorrere strade e luoghi mai dimenticati di Paliano, città di cui sono stato Sindaco nel 1975 per parlare con vecchie e care conoscenze, ma anche con i loro figli, perché giovanissimi; devo sapere come questa discarica tormenta i palianesi anche se da tempi non proprio recentissimi.

Ricordo che le prime rimostranze furono sollevate quando ancora lo straordinario Parco Monumento naturale “la Selva”, creato dalla passione di Antonello Ruffo di Calabria, era attivo e ospitale, ma veniva ferito dai pessimi odori di quanto si andava accumulando in Colle Fagiolara.
Non un giro di “Amarcord”, ma un insieme di testimonianze in cui l’indignazione s’intreccia con lo scoraggiamento e la sfiducia che questa maleodorante realtà si possa modificare radicalmente il 31 dicembre 2019, ultimo giorno di apertura del sito.

In molti cominciavano così: “Sindicu, mica solo io la penso così”. “Vorremmo che qualcuno venisse a parlarne con noi. Qui in campagna dove noi viviamo”.
A più di uno mi è capitato di osservare: “ma io leggo di assemblee che si svolgono per informare e criticare”. La risposta: “e chi ce lo dice a nui?”
Da ciò che ho letto risulta che in particolare a Colleferro la presenza di sindaco e assessore in alcune di queste riunioni c’è stata. Pare, però dalle dichiarazioni, che mai si sia svolto un incontro istituzionale con delegazioni di cittadini nella casa comunale di Colleferro e in quella di Paliano (i due Comuni più colpiti).

Anche ascoltando le persone che incontro ho la sensazione che il ruolo prezioso delle Associazioni non vada oltre un preciso confine: quello di rendere evidente che loro ne parlano. E poi…? In me sento serpeggiare il timore che così continuando anche i movimenti più combattivi si perdano i pezzi e non si svilupperanno.
La presenza sui social è insufficiente e comunque non basta, almeno per tutte quella fette di popolazione che ricercano un contatto personale e umano per denunciare i loro disagi.

 

Vediamo un po' la situazione di cui abbiamo parlato con alcuni cittadini di Palliano, nel concreto:
Agosto con i suoi costanti 40° è stato un vero inferno, perché l’ordinanza di Zingaretti del 5 luglio 2019 dispone che “Tutti gli impianti del Lazio dovranno immediatamente utilizzare al massimo delle capacità le loro strutture” per fronteggiare l’emergenza rifiuti a Roma. A Colle Fagiolara arrivano e ripartono 100 tir al giorno che, scaricano circa mille tonnellate di monnezza.

Qualcuno scrive che i miasmi dipendono dalla qualità del conferimento o dai camion che non vengono lavati, ma dimenticano di dire che lì giace una vecchia pozza di percolato e che, proprio nell’infuocato agosto, l’altezza della discarica è stata abbassata di 7 metri! Con quale progetto e con quali misure di prevenzione hanno rimosso rifiuti abbancati nel 2016? Può mai essere?

Chi deve denunciare l’ordinanza Zingaretti sulla emergenza rifiuti del 5 luglio 2019, le operazioni di ripristino della quota a 280 metri? Chi contrasta la Regione e chiede al Comune di Colleferro e di Paliano la ricerca di soluzioni ragionevoli e tollerabili?
Prendersela per pura propaganda solo con gli errori (certi e verificati della Sindaca Raggi) non serve se non si investono le Istituzioni che devono affrontare i problemi: Regione, Lazio Ambiente, Comuni e Arpa!

I controlli son stati chiesti? Si è verificato che siano stati eseguiti? Alcune Associazioni come il Comitato Residenti Colleferro, aderente al Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e Bassa Valle del Liri, ha fatto tre denunce ai Carabinieri, una alla Guardia di Finanza, inviato decine di segnalazione con pec ad Arpa, Regione, Comune ed ente gestore della discarica, ottenendo un sopralluogo straordinario sebbene, anche questa volta, è stata rifiutata la partecipazione del loro consulente.

Sempre sul fronte ambientale, perché non si dice una parola sulle conseguenze irreversibili del cantiere Vailog, contiguo alla discarica, sulla devastazione del patrimonio rurale e paesaggistico. E’ sostenibile tutto questo per la valle del Sacco? Terra polverosa e odori mefitici hanno reso tutta l’area invivibile per l’uomo e per la fauna!
Colle Rampo non esiste più. È stato raso al suolo e il Comune di Colleferro con la Regione firmano un protocollo sul consumo del suolo e di scelte così definitive e insostenibili e non si discute in termini critici. Una violenta contraddizione.

Ma ancora più nel merito. Contro i miasmi agostani quali azioni sono state intraprese? Dei controlli sono stati chiesti a novembre 2018 e chiederli ora a settembre sperando che la discarica chiuda a fine anno suscita giusto un sorriso malizioso.
I controlli e le misure di sicurezza dovrebbero essere preventivi non successivi! Se la discarica chiude senza aver raggiunto i 530 mila Mc la Determina regionale prevede una penale, ma si sa che il Sindaco dice di non essere preoccupato. Strano. Ha mai provveduto a chiedere l’applicazione dell’art. 3, comma 85, della legge regionale del 2016, che prevedeva l’avvio delle procedure per la chiusura della discarica entro febbraio 2017? Se non l'ha fatto, come fa a non preoccuparsi?

Lo sgombero dei mezzi dalla discarica da parte del Comune di Colleferro avverrà, se Lazio Ambiente Spa non provvedesse per tempo, come conseguenza della scadenza del contratto di servizio, non perché sia stata già adottata la Determina regionale sul piano di chiusura e di gestione post mortem. Infatti, sono due provvedimenti diversi. Il 31 dicembre 2019 finisce la concessione per la gestione del sito che torna nella disponibilità del Comune di Colleferro. Vedremo la Determina sul fine vita? Molti sono convinti, pochi sperano. Per ora non c’è traccia nel nuovo piano rifiuti, ma nel piano regionale generale non sono indicati sistemi e impianti per il trattamento e lo smaltimento degli stessi e, questo impensierisce molto.

L’inquinamento del territorio e dell’aria, come quello delle acque non è una iattura, non è un accadimento naturale da cui non ci può difendere, manco fosse l’eruzione di un vulcano o un maremoto.
Il dialogo con le Istituzioni deve essere certamente democratico e corretto, ma reale. I fatti devono corrispondere alle proteste e alle manifestazioni di disagio delle popolazioni. Non si può continuare a credere “Sulla parola!”

Finora non ci sono state verifiche, controlli e contromisure, ma solo una opposizione fatta di comunicati da parte delle Amministrazioni comunali, senza che in questa afosa estate sia seguita una sola azione per abbattere i miasmi e le polveri. Incontrare gli Amministratori anche in piazza va bene, ma poi si devono produrre esiti tangibili, che non tornino indietro come boomerang, e che migliorino davvero le situazioni. Per esempio, nel caso specifico di Colle Fagiolara perché il Sindaco non va in discarica con la polizia municipale e se rileva irregolarità trasmette gli atti alla autorità giudiziaria?

Prima ancora della scadenza della ordinanza sulla emergenza rifiuti del 30 settembre la Regione Lazio ha adottato la proroga fino a dicembre, che aumenta il conferimento giornaliero ed anche gli introiti per il Comune di Colleferro!
Serpeggia il pensiero che sia questo il motivo per il quale in fin dei conti non si riesce a farsi capire da chi soffre: servono fatti, non incassi, ma dimostrare nel concreto che almeno ci si prova a intervenire seriamente.

11 set 19

 

 

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Brexit, giochi riaperti con la sconfitta del sovranista Johnson

  • Pubblicato in UE

borisJohnson 350 minAncora un altro sovranista sconfitto. La maggioranza del governo di Boris Johnson si reggeva con un solo voto. Proprio mentre parlava Boris Johnson ha visto fisicamente la sua maggioranza parlamentare collassare quando il parlamentare conservatore Phillip Lee è andato a sedersi nei banchi dell’opposizione, avendo deciso di lasciare i Tories per unirsi al gruppo parlamentare dei Liberal Democratse. Era chiaro che almeno per l’aritmetica, Johnson non aveva più i voti per far passare alcuna legge.

Il secondo colpo lo ha ricevuto dal presidente della Camera, John Bercow, che ha dato spazio ad una mozione d’emergenza che proponeva di riprendere in mano l’agenda parlamentare e consentire la presentazione di una legge che vietasse al governo di uscire dall’Unione Europea senza un accordo.
La procedura intricata messa a punto dal sovranista Boris Johnson si può riassumere così: il Parlamento aveva in precedenza approvato una legge che stabiliva l’uscita dall’Unione Europea entro il "31 ottobre 2019 con o senza accordo".

A contrario le opposizioni volevano ottenere il tempo di approvare una legge che emendasse questo principio e che invece obbligasse il governo a chiedere un rinvio nel caso non si fosse raggiunto un accordo.

Boris Johnson, aveva basato tutta la sua campagna per diventare leader dei conservatori e primo ministro proprio sulla promessa di non chiedere nessun rinvio. Per opporsi ad ogni eventualità di modifica addirittura sospendendo per cinque settimane i lavori parlamentari e minacciando di espulsione dal partito tutti quei parlamentari che avessero votato a favore della mozione a favore della modifica.

Tentativo vano quello del primo ministro inglese, perché il 3 settembre una maggioranza di 328 voti contro 301 ha approvato la mozione e dunque il Parlamento vota una legge, frutto di un accordo tra tutte le opposizioni, che vieta espressamente di uscire dall’Unione Europea senza un accordo, obbligando il governo ad agire di conseguenza.

Dalla fine del 1700 è la prima volta che un primo ministro viene sconfitto alla prima votazione tenutasi sotto la sua premiership. Un bel record da ascrivere ai Tories grazie alla Brexit, ma anche a tutti i sovranisti. I contrari a Johnson erano stati minacciati di espulsione. Esecuzione rispettata già nella nottata: i Tories hanno espulso i 21 parlamentari conservatori che hanno votato contro l’indicazione del governo, inclusi Philip Hammond, ex cancelliere dello scacchiere di Theresa May, Ken Clarke, il più anziano del Parlamento, il cosiddetto Father of the House, nonché Nicholas Soames, pronipote di Winston Churchill, idolo di Johnson.

Boris Johnson, “assediato” dalle proteste contro la sospensione del Parlamento, ha dovuto rinunciare ad un altro gesto forte: infatti era sua intenzione andare a nuove elezioni per non concedere alcun rinvio, ma ha dovuto ingoiare “il niente voto” perché le opposizioni, con il laburista Corbyn in testa, hanno annunciato che non avrebbero votato a favore di nuove elezioni sino a che la legge contro il "No Deal" non fosse diventata effettiva (e cioè dopo l’approvazione anche nella Camera dei Lords e la successiva firma della regina).

Questo perché il primo ministro non può sciogliere la House of Commons e indire nuove elezioni a meno che non ottenga il voto favorevole di due terzi della stessa. Questo quorum non esiste a favore di Johnson e delle sue posizioni.

La legge contro il "No Deal" è passata. Boris Johnson è preso tra l’incudine e il martello, non essendo più in grado di dettare alcuna agenda, né parlamentare né politica.

Ancora una volta le volontà arroganti s’infrangono contro le Costituzioni e le leggi a loro conseguenti. Cambierà questa Europa? Saprà il neo eletto Parlamento europeo raccgliere la domanda di cambiamento che trasformi questa Europa da feudo dell'austerità e delle banche in patria dei popoli che in essa vivono?

 

 

 

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Disoccupati: 1° agosto in assemblea

assemblea VertFrus 1ago19 mindi Ignazio Mazzoli - “Informazione e lotta” è l’ordine del giorno di un’assemblea, quella del il 1° di agosto che giunge dopo averne convocate e svolte quasi una al mese da parte dei disoccupati di Vertenza Frusinate.
Certezza dei saldi delle mobilità in deroga per il 2019 e quindi per il 2020, ma soprattutto voglia di conoscere quali politiche attive sono in campo per riprendere a lavorare. Sono ancora i temi principale con cui misurarsi.
Si dirà, ma solo negli ultimi due mesi di altro non si è parlato! Infatti.
Spesso, però, il silenzio allerta più di uno squillo di tromba.

Da queste colonne, nell’ultima nota di Bettinelli e Cretaro scritta il 4 luglio scorso, potevamo leggere «La prima, e forse più attesa notizia del pomeriggio la dà proprio il segretario della Cgil Anselmo Briganti, che comunica l’avvenuta convocazione del tavolo per le politiche attive per il 15 luglio in Regione Lazio: “L’obiettivo è creare dei progetti sinergici per collocare disoccupati giovani e non, ma anche per ricollocare molti degli ex lavoratori dell’area di crisi complessa. C’è in corso anche un ragionamento sull’allargamento della stessa alla zona sud della provincia, vista la stretta attualità della vicenda FCA”».
Il 15 la riunione annunciata non si svolse e solo grazie alle rimostranze sui social network di Vertenza Frusinate la Regione ne convocò in fretta e furia un’altra per le 14 del giorno dopo, ma non produsse esiti.

E allora? Nessuno risponde. E oggi assenti sindacati e Presidente della Provincia.

Si deve prendere atto che l’assemblea di oggi ha almeno 4 motivazioni assai fondate per essere stata convocata, a partire dalla mancanza dei progetti di ricollocazione per chi ne ha diritto.
Meglio, tuttavia, sarebbe dire che c’è un groviglio di ragioni per interrogarsi e interrogare (chi di dovere) con quell’ordine del giorno: “informazione (o informativa) e lotta”.

- In recentissime dichiarazioni l’Assessore Di Bernardino ha riconosciuto che le politiche attive fino ad ora individuate non hanno dato i risultai sperati, ma forse meglio, sono state un fallimento, aggiungiamo di nostro.

- Le statistiche nazionali riferiscono che attualmente la disoccupazione è la più bassa degli ultimi anni. La disoccupazione a giugno segna la quarta flessione consecutiva, scendendo al 9,7%, bene, anche se il tasso di disoccupazione nell'Eurozona si riduce, sempre a giugno, al 7,5%. Dati che qualche interrogativo lo propongono: avremmo un tasso di occupazione al massimo storico: 59,2%. La disoccupazione al minimo dal 2012: 9,7%. Quella giovanile al livello più basso dal 2011: 28,1%. Com'è possibile se l'Italia, dopo una doppia recessione, ora è nel tunnel della stagnazione?
C’è motivo per interrogarsi perché i dati non traggano in inganno.

- E nel Lazio che avviene e che si fa? E’ guidato dal Segretario del partito che si è candidato ad essere l’alternativa al governo giallo-verde, ma dov’ la sua combattività e il suo esempio di miglior governo almeno in questa Regione?

Questa domanda è cruciale per chi qui vive e qui soffre. Ma non forse non più rinviabile il momento di una profonda riflessione sull'approccio che le forze politiche, i sindacati e gli Enti locali hanno rispetto ai problemi dello sviluppo. I milioni stanziati (?) dalla Regione Lazio e quelli per la bonifica della Valle del Sacco quando comunicheranno a dare qualche frutto in termini reali di occupazione. Possiamo sapere come verranno utilizzati? Possiamo conoscere con quali garanzie di trasparenza saranno erogati. Qualche domanda ancora: i servizi alle imprese da parte dei consorzi è all'altezza della situazione o i consorzi industriali puntano solo a megacentri commerciali? Ancora una domanda vien alla penna, dato che le maggiori fonti di inquinamento partono proprio dalla inefficienza dei depuratori che si fa fa per renderli efficientemente operativi? Chi volesse investire nel frusinate quante difficoltà dovrà incontrare? I Comuni sempre impegnati in feste estive cosa fanno in concreto per rendere il territorio appetibile agli investimenti?

- Ancora una ragione di lotta. L'informazione. Può essere che non si capisca che non si può trascurare di informare passo passo chi è in difficoltà. Eppure, sembrerebbe scontato che chi è nell'indigenza meriti almeno sapere quanto dovrà soffrire ancora?

Questi straordinari disoccupati ciociari, che qualcuno vorrebbe inesistenti o per lo meno invisibili, rammentano sempre, con iniziative come queste, a giovani e vecchi che il lavoro manca non solo per sé stessi, ma per centinaia di migliaia di persone di ogni età.

Sempre il 4 luglio dicevamo: «Tutti buoni propositi, che comunque, non segnano giri di boa per la situazione attuale, ferma tra incudine e martello. Tra la Regione, che sta cercando soluzioni definitive, e il Governo, diviso tra questioni interne e i cordoli della borsa già chiusi per la prossima finanziaria. Forse dopo l'appuntamento del 15 Luglio, ci saranno alcune risposte, almeno sul tema nevralgico delle politiche attive». Macché 15 luglio, è tutto fermo!

L’ “informazione” è lotta e continua nei mercati dei comuni del frusinate.

1 agosto ‘19

 

 

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Per cambiare davvero, la nostra storia non è d'impaccio

popoliinmarcia 350 260 minDurante questa esperienza del governo giallo-verde ha ripreso vigore la "lotta" agli opposti estremismi, di lontana memoria e purtroppo anche ripetendo pedissequamente espressioni che la realtà dei fatti, diventata storia, aveva ampiamente smentito.  (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

 

 

 

 

  1. Mortificante stagione politica
  2. Movimenti e Partecipazione

Una mortificante stagione politica

I burattinai delle "larghe intese in ogni paese" hanno pensato bene di combattere i negoziatori del "contratto di Governo" utilizzando definizioni vecchie ma soprattutto improprie, assolutamente improprie. Berlusconi si è preoccupato di definire Di Maio e il M5S peggiori dei comunisti (?) e la stampa di potere è stata alla ricerca di stabilire se Salvini era portatore del fascismo, pur avendo l'accortezza di manifestare sempre un certo apprezzamento per lui che rendeva libera l’Italia dai neri che ci terrorizzavano (?) come voleva la sua propaganda, ma anche soprattutto perché nei fatti ha dimostrato di non avere alcun interesse per tutelare i diritti sociali del lavoro e dei lavoratori (vedi le di lui non motivate ostilità ad ogni pur minima misura a tutela della dignità di chi lavora da dipendente e di chi non sa come trovare un lavoro e nel frattempo sopravvivere).

In questa ricerca, che particolarmente ha impegnato “ottoemezzo” di Lilli Gruber, fu quel gran “maître à penser” che risponde al nome di Paolo Mieli ad introdurre una teorizzazione assai stramba e fantasiosa: il fascismo è stato un fenomeno ben definito che non esiste più, oggi il pericolo sono i totalitarismi, facendo riferimenti neppure velati da pudore linguistico ai regimi comunisti dell'Europa orientale, che ormai sono tutti spariti ed alla Cina. Perché lì c’è un solo. partito. E’ vero che il pluripartitismo in quei paesi mancava e manca, ma se questo è l’unico connotato dei totalitarismi anche i fascismi sono totalitari? Il Italia e in Germania, nel ventennio, c’era il pluripartitismo? Una pedante differenziazione, contraddittoria e inutile.

Dopodiché si liberò la fantasia di Aldo Cazzullo che ha conseguentemente postulato l’assoluta necessità fisiologica di essere parimenti antifascisti e anticomunisti. Avendo anche la via spianata dalla vulgata corrente che esige di parlare di attualità. Perché i pericoli di nuove e più gravi forme di autoritarismo non sono attuali? Io che condivido completamente le argomentazioni che su queste pagine hanno usato Paolo Ciofi e Michele Prospero non ritorno sul tema.
Ritengo fuorviante la discussione sul fascismo che non c'è. Affermare che il fascismo mai più ci sarà è propedeutica a fare solo dell'anticomunismo, nelle intenzioni dei pensatori della restaurazione ante “Costituzione”.

L’antifascismo su cui nasce la nostra costituzione ci dà insieme la consapevolezza dei diritti che ci riconosce e fra questi ci assicura an1maggio15 isolaliri 350 260che quello di protestare democraticamente per difenderli e conquistarne di nuovi. Questa consapevolezza ci è indispensabile.
Mi sembra quasi impossibile che a qualcuno sfugga come si sia ristretto oggi lo spazio dei diritti. Ma qualcuno si sofferma mai sulle limitazioni alle manifestazioni che sono codificate del decreto sicurezza bis imposto da Salvini? Questa è attualità. Come in altre occasioni anche del passato, sempre si indica un nemico esterno (i migranti oggi) e per combatterlo si limitano anche diritti e libertà dei cittadini italiani. Magari continuando a ripetere: gli "italiani prima di tutti".
Non solo sanzioni (conosciamo l‘istituzione delle multe a chi soccorre?) contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (clandestina solo quella operata delle ONG vero?), ma anche a il rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Una raccolta di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.
Dal momento che manca la rappresentanza politica del lavoro, perché non ci sono più partiti dei lavoratori nei Parlamenti, nel nostro Parlamento, si opera per restringere molti spazi di democrazia dei cittadini per lasciare mano sempre più libera al “guidatore”. (La liberalizzazione finanziaria ha creato un Senato virtuale che governa il mondo, Noam Chomsky)

 Il disagio sociale ed economico incalza e capisco che urgono risposte concrete. Ma perché si invoca la sinistra invitando a non voltarsi indietro e senza avere nostalgie? Che ostacolo rappresenta la propria storia e la propria eredità? Vorrei un pizzico di chiarezza. Vorrei che si indicasse concretamente cosa serve subito e quale società si vuole e soprattutto sono certo che occorra impegnarsi a conquistare e nuove condizioni con i fatti: le iniziative e la partecipazione, organizzandosi in movimenti e anche alla ricerca di un partito che sia la opportuna guida politica. Vertenza Frusinate per il lavoro, la Vertenza per la bonifica del fiume Sacco e della sua valle e per la tutela dell’ambiente, Aspagorà per l’accoglienza dei migranti, l’indignazione per la mala sanità provinciale, l’orgoglio di difendere i propri diritti (il Pride only Pride), la tutela dei beni culturali e identitari come avviene per la Certosa di Trisulti sono esempi che rendono evidente a tutti quelli che cercano novità attuali che c’è da fare e si può fare. Bisogno solo esserci in questi movimenti, partecipare, dire la propria, contribuire alla loro crescita e alla maturazione di altre rivendicazioni. Questo significa creare nuove condizioni sociali e politiche. (per continuare a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Le nostre risorse: Movimenti e Partecipazione

Oggi, senza ulteriori ritardi si deve garantire che la nostra sia davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art 1), in cui la stessa rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art 3).

Se si vuol essere realmente forza di cambiamento non si può dimenticare che l'obiettivo è cambiare la società ingiusta. Questa società capitalistica lo è.
Non c'è sinistra se non c'è antifascismo militante. L'antifascismo ha a che vedere direttamente con la lotta contro ogni autoritarismo, ogni sfruttamento, ogni ostilità poliziesca ai movimenti e alla rivendicazione dei diritti. Questo antifascismo è assolutamente attuale, niente affatto antistorico.
Questo antifascismo sa che deve procedere senza mai separare i diritti civili da quelli sociali, perché sarebbe un regalo allo sfruttamento, alla mancanza di legalità ed alla fine ci priverà di tutte le conquiste di libertà realizzate.

C’è una frase che per il 70° compleanno di Massimo D’Alema è stata a lui attribuita, ma che io trovo fuori luogo e se riferita alla nostra storia e situazione sociale e politica non si può condividere: «Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore». Infatti consente di perpetuare il tragico errore di identificare una “Idea” con un regime o con regimi caratterizzati da errori e dalla mortificazione della democrazia. In Italia nessuna analoga forma di regime è stata proposta e realizzata dal Pci che, fra l’altro, mai ha governato questo Paese.19nov18 MinLav disoccupati 3 1 min

Quella frase fu pronunciata in un contesto assai diverso da quello italiano di oggi e di ieri. Non è di D’Alema, ma di Putin. Riporto come la scrive Emmanuel Carrère*, in apertura del suo romanzo “Limonov”, attribuendola a Putin: «“Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Non è una dimostrazione palese di nostalgia ideologica ma, piuttosto, la necessità di inglobare tutta la storia russa, dagli zar, alla religione ortodossa, alla Rivoluzione d'Ottobre. Con la caduta del comunismo l’intelligencija riformista elabora la visione secondo cui l'autodistruzione dell'unione Sovietica è stato un momento di redenzione rispetto a un passato criminale. Putin non esalta l'Urss ma avverte che «il disfacimento dell'Unione Sovietica è stato una tragedia e i cittadini non ci hanno guadagnato nulla». Putin interpreta la peculiarità del suo paese. Così come fanno i cinesi e fanno tutti coloro che sanno leggere nella storia dei propri popoli.

Putin si riferisce a ciò che in quel paese si era chiamato comunismo. Un regime, che come tale e per i suoi errori non può quindi identificare un'idea universale di liberazione dal bisogno e dalle ingiustizie.

La morte di Camilleri ha costretto tanti anticomunisti militanti a parlare del suo “comunismo” senza teorizzare terrorismi e pericoli. Perché mai dovremmo rinunciare ad un'idea vera di uguaglianza che neppure appare estranea a Papa Francesco? Rileggiamo queste parole di Camilleri: «...molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini.
Non era un’utopia. È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata.
Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini?»

Piuttosto di continuare a favorire una sciocca propaganda anticomunista, facciamo vivere la buona politica di sinistra, ogni giorno, nel concreto, organizzando e promuovendo le lotte per la giustizia e l'eguaglianza.

Chiudo con una enunciazione che mi pare insegni molto, pronunciata da Xi Ji Ping all'ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel ricordare che realizzare il socialismo, cosa che loro vogliono fare, richiederà l'impegno di molte generazioni, affermava anche la necessità di non dimenticare di indicare sempre l’obiettivo finale, perché «chi dimentica la prospettiva del "comunismo" tradisce anche la realizzazione del socialismo» (questo obiettivo è nella loro Costituzione).

“Putin” di Gennaro Sangiuliano. Edizioni Mondadori, 10 nov 2015
https://books.google.it/books?id=UcrcCgAAQBAJ&pg=PT246&lpg=PT246&dq=Putin:+Comunismo+non+va+restaurato,+ma+chi+non+lo+ricorda+%C3%A8+senza+cuore&source=bl&ots=G5jJiK7wr0&sig=ACfU3U3pCd8HYgWGbWSK9M52_gjOZsMhXw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjD6ZjsxMDjAhVQ-6QKHdL3AWoQ6AEwB3oECAkQAQ#v=onepage&q=Putin%3A%20Comunismo%20non%20va%20restaurato%2C%20ma%20chi%20non%20lo%20ricorda%20%C3%A8%20senza%20cuore&f=false

 

 

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popoliinmarcia 350 260 minDurante questa esperienza del governo giallo-verde ha ripreso vigore la "lotta" agli opposti estremismi, di lontana memoria e purtroppo anche ripetendo pedissequamente espressioni che la realtà dei fatti, diventata storia, aveva ampiamente smentito.  

Una mortificante stagione politica

I burattinai delle "larghe intese in ogni paese" hanno pensato bene di combattere i negoziatori del "contratto di Governo" utilizzando definizioni vecchie ma soprattutto improprie, assolutamente improprie. Berlusconi si è preoccupato di definire Di Maio e il M5S peggiori dei comunisti (?) e la stampa di potere è stata alla ricerca di stabilire se Salvini era portatore del fascismo, pur avendo l'accortezza di manifestare sempre un certo apprezzamento per lui che rendeva libera l’Italia dai neri che ci terrorizzavano (?) come voleva la sua propaganda, ma anche soprattutto perché nei fatti ha dimostrato di non avere alcun interesse per tutelare i diritti sociali del lavoro e dei lavoratori (vedi le di lui non motivate ostilità ad ogni pur minima misura a tutela della dignità di chi lavora da dipendente e di chi non sa come trovare un lavoro e nel frattempo sopravvivere).

In questa ricerca, che particolarmente ha impegnato “ottoemezzo” di Lilli Gruber, fu quel gran “maître à penser” che risponde al nome di Paolo Mieli ad introdurre una teorizzazione assai stramba e fantasiosa: il fascismo è stato un fenomeno ben definito che non esiste più, oggi il pericolo sono i totalitarismi, facendo riferimenti neppure velati da pudore linguistico ai regimi comunisti dell'Europa orientale, che ormai sono tutti spariti ed alla Cina. Perché lì c’è un solo. partito. E’ vero che il pluripartitismo in quei paesi mancava e manca, ma se questo è l’unico connotato dei totalitarismi anche i fascismi sono totalitari? Il Italia e in Germania, nel ventennio, c’era il pluripartitismo? Una pedante differenziazione, contraddittoria e inutile.

Dopodiché si liberò la fantasia di Aldo Cazzullo che ha conseguentemente postulato l’assoluta necessità fisiologica di essere parimenti antifascisti e anticomunisti. Avendo anche la via spianata dalla vulgata corrente che esige di parlare di attualità. Perché i pericoli di nuove e più gravi forme di autoritarismo non sono attuali? Io che condivido completamente le argomentazioni che su queste pagine hanno usato Paolo Ciofi e Michele Prospero non ritorno sul tema.
Ritengo fuorviante la discussione sul fascismo che non c'è. Affermare che il fascismo mai più ci sarà è propedeutica a fare solo dell'anticomunismo, nelle intenzioni dei pensatori della restaurazione ante “Costituzione”.

L’antifascismo su cui nasce la nostra costituzione ci dà insieme la consapevolezza dei diritti che ci riconosce e fra questi ci assicura an1maggio15 isolaliri 350 260che quello di protestare democraticamente per difenderli e conquistarne di nuovi. Questa consapevolezza ci è indispensabile.
Mi sembra quasi impossibile che a qualcuno sfugga come si sia ristretto oggi lo spazio dei diritti. Ma qualcuno si sofferma mai sulle limitazioni alle manifestazioni che sono codificate del decreto sicurezza bis imposto da Salvini? Questa è attualità. Come in altre occasioni anche del passato, sempre si indica un nemico esterno (i migranti oggi) e per combatterlo si limitano anche diritti e libertà dei cittadini italiani. Magari continuando a ripetere: gli "italiani prima di tutti".
Non solo sanzioni (conosciamo l‘istituzione delle multe a chi soccorre?) contro il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina (clandestina solo quella operata delle ONG vero?), ma anche a il rafforzamento delle “norme a garanzia del regolare e pacifico svolgimento di manifestazioni in luogo pubblico e aperto al pubblico”. Una raccolta di norme liberticide, classiste e razziste e spesso peggiorative del quadro originario del Codice Rocco.
Dal momento che manca la rappresentanza politica del lavoro, perché non ci sono più partiti dei lavoratori nei Parlamenti, nel nostro Parlamento, si opera per restringere molti spazi di democrazia dei cittadini per lasciare mano sempre più libera al “guidatore”. (La liberalizzazione finanziaria ha creato un Senato virtuale che governa il mondo, Noam Chomsky)

 Il disagio sociale ed economico incalza e capisco che urgono risposte concrete. Ma perché si invoca la sinistra invitando a non voltarsi indietro e senza avere nostalgie? Che ostacolo rappresenta la propria storia e la propria eredità? Vorrei un pizzico di chiarezza. Vorrei che si indicasse concretamente cosa serve subito e quale società si vuole e soprattutto sono certo che occorra impegnarsi a conquistare e nuove condizioni con i fatti: le iniziative e la partecipazione, organizzandosi in movimenti e anche alla ricerca di un partito che sia la opportuna guida politica. Vertenza Frusinate per il lavoro, la Vertenza per la bonifica del fiume Sacco e della sua valle e per la tutela dell’ambiente, Aspagotà per l’accoglienza dei migranti, l’indignazione per la mala sanità provinciale, l’orgoglio di difendere i propri diritti (il Pride only Pride), la tutela dei beni culturali e identitari come avviene per la Certosa di Trisulti sono esempi che rendono evidente a tutti quelli che cercano novità attuali che c’è da fare e si può fare. Bisogno solo esserci in questi movimenti, partecipare, dire la propria, contribuire alla loro crescita e alla maturazione di altre rivendicazioni. Questo significa creare nuove condizioni sociali e politiche.

Le nostre risorse: Movimenti e Partecipazione

Oggi, senza ulteriori ritardi si deve garantire che la nostra sia davvero una Repubblica democratica fondata sul lavoro (art 1), in cui la stessa rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese (art 3).

Se si vuol essere realmente forza di cambiamento non si può dimenticare che l'obiettivo è cambiare la società ingiusta. Questa società capitalistica lo è.
Non c'è sinistra se non c'è antifascismo militante. L'antifascismo ha a che vedere direttamente con la lotta contro ogni autoritarismo, ogni sfruttamento, ogni ostilità poliziesca ai movimenti e alla rivendicazione dei diritti. Questo antifascismo è assolutamente attuale, niente affatto antistorico.
Questo antifascismo sa che deve procedere senza mai separare i diritti civili da quelli sociali, perché sarebbe un regalo allo sfruttamento, alla mancanza di legalità ed alla fine ci priverà di tutte le conquiste di libertà realizzate.

C’è una frase che per il 70° compleanno di Massimo D’Alema è stata a lui attribuita, ma che io trovo fuori luogo e se riferita alla nostra storia e situazione sociale e politica non si può condividere: «Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore». Infatti consente di perpetuare il tragico errore di identificare una “Idea” con un regime o con regimi caratterizzati da errori e dalla mortificazione della democrazia. In Italia nessuna analoga forma di regime è stata proposta e realizzata dal Pci che, fra l’altro, mai ha governato questo Paese.19nov18 MinLav disoccupati 3 1 min

Quella frase fu pronunciata in un contesto assai diverso da quello italiano di oggi e di ieri. Non è di D’Alema, ma di Putin. Riporto come la scrive Emmanuel Carrère*, in apertura del suo romanzo “Limonov”, attribuendola a Putin: «“Chi vuole restaurare il comunismo è senza cervello. Chi non lo rimpiange è senza cuore”. Non è una dimostrazione palese di nostalgia ideologica ma, piuttosto, la necessità di inglobare tutta la storia russa, dagli zar, alla religione ortodossa, alla Rivoluzione d'Ottobre. Con la caduta del comunismo l’intelligencija riformista elabora la visione secondo cui l'autodistruzione dell'unione Sovietica è stato un momento di redenzione rispetto a un passato criminale. Putin non esalta l'Urss ma avverte che «il disfacimento dell'Unione Sovietica è stato una tragedia e i cittadini non ci hanno guadagnato nulla». Putin interpreta la peculiarità del suo paese. Così come fanno i cinesi e fanno tutti coloro che sanno leggere nella storia dei propri popoli.

Putin si riferisce a ciò che in quel paese si era chiamato comunismo. Un regime, che come tale e per i suoi errori non può quindi identificare un'idea universale di liberazione dal bisogno e dalle ingiustizie.

La morte di Camilleri ha costretto tanti anticomunisti militanti a parlare del suo “comunismo” senza teorizzare terrorismi e pericoli. Perché mai dovremmo rinunciare ad un'idea vera di uguaglianza che neppure appare estranea a Papa Francesco? Rileggiamo queste parole di Camilleri: «...molti di quei princìpi sociali che erano alla base del comunismo sono entrati quasi senza avvertimento in certe visioni dello Stato sociale, della cura delle persone… Tante cose che nel primo Novecento non erano neppure ipotizzabili si sono insinuate, perché necessarie nel cammino sociale degli uomini.
Non era un’utopia. È stata consumata e voltata in utopia proprio perché si è mal realizzata.
Quando noi ci troviamo di fronte alla rivoluzione comunista in Cina, e dalla fame assoluta riesce a dare una scodella di riso a tutti, che cos’è questo se non un passo avanti nel vivere insieme di tutti gli uomini?»

Piuttosto di continuare a favorire una sciocca propaganda anticomunista, facciamo vivere la buona politica di sinistra, ogni giorno, nel concreto, organizzando e promuovendo le lotte per la giustizia e l'eguaglianza.

Chiudo con una enunciazione che mi pare insegni molto, pronunciata da Xi Ji Ping all'ultimo congresso del Partito Comunista Cinese, nel ricordare che realizzare il socialismo, cosa che loro vogliono fare, richiederà l'impegno di molte generazioni, affermava anche la necessità di non dimenticare di indicare sempre l’obiettivo finale, perché «chi dimentica la prospettiva del "comunismo" tradisce anche la realizzazione del socialismo» (questo obiettivo è nella loro Costituzione).

“Putin” di Gennaro Sangiuliano. Edizioni Mondadori, 10 nov 2015
https://books.google.it/books?id=UcrcCgAAQBAJ&pg=PT246&lpg=PT246&dq=Putin:+Comunismo+non+va+restaurato,+ma+chi+non+lo+ricorda+%C3%A8+senza+cuore&source=bl&ots=G5jJiK7wr0&sig=ACfU3U3pCd8HYgWGbWSK9M52_gjOZsMhXw&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjD6ZjsxMDjAhVQ-6QKHdL3AWoQ6AEwB3oECAkQAQ#v=onepage&q=Putin%3A%20Comunismo%20non%20va%20restaurato%2C%20ma%20chi%20non%20lo%20ricorda%20%C3%A8%20senza%20cuore&f=false

 

 

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Anche il 4 luglio con Vertenza Frusinate

disoccupati VertenzaFrusinate 350 260Interessanti e curiose le reazioni alla lettera inviata, da due dirigenti del PD frusinate al loro partito.
Di che parla la lettera? Chiede che il PD ed i suoi organi dirigenti inizino ad occuparsi della più grave crisi che attanaglia questo territorio che è parte della Regione Lazio: manca il Lavoro. È non manca da ieri mattina, ma da ben più di un decennio perché tutti, a cominciare dai partiti, TUTTI, facevamo finta di non accorgersene. Anzi se qualche voce sollevava dubbi veniva zittito affermando in coro che tutto andava bene.
Due appartenenti al PD finalmente provano a richiamare al proprio trovare il loro partito e che succede?

Rispuntano polemiche superate dai fatti: Vertenza Frusinate avrebbe difeso solo gli ex. Ex chi? Ex di che cosa?
Dispiace molto dover constatare che si tratta di fuoco amico. E, proprio perché tale, merita di ripercorrere un po' di strada fatta.
Vertenza Frusinate nasce il 28 ottobre 2014 ad Anagni cogliendo l'occasione offerta dalla lettera che un disoccupato, amico di UNOeTRE.it abitante a Mantova, consegna a Bruxelles al Parlamento Europeo per denunciare la disperata disoccupazione degli over 40
Era Stefano Gavioli che aveva raggiunto il Parlamento UE In bicicletta per dare risalto alla sua missione. In quella occasione si decise di dare voce al dramma disoccupazione negata. Durante una diretta in streaming i disoccupati del nord del Frusinate con in testa i senza lavoro della Videocolor e della Video con si dichiararono disponibile ad aprire una nuova fase di lotta unitaria per il lavoro ai giovani e ai meno giovani dimenticati da tutti. UNOeTRE.it e L'inchiesta quotidiano si impegnarono almeno una volta a settimana a dare notizie dal mondo del lavoro dipendente.
Indagare, raccontare, dare voce al mondo del lavoro ed al disagio sociale che ci circonda fu l'impegno di quella sera e ininterrotto prosegue ancora oggi.

Abbiamo imparato a conoscere paure, disperazioni, ansie, desideri dii tante famiglie di disoccupati, i più determinati fra loro hanno dato vita al Comitato promotore di Vertenza Frusinate iniziando a incontrare i rappresentanti delle istituzioni, dei partiti, dei sindacati. I Vescovi. Ormai sono conosciuti e non faccio nomi.
I primi mesi avrebbero fatto desistere anche i più esperti sindacalisti. Gli operai del 28 ottobre non si arrestarono e continuarono a cercare compagni di lotta (oggi sono molti, molti più di allora), mantennero contatti con l'altra grande mobilitazione della Multiservizi e i disoccupati delle altre province del Lazio (350mila), continuarono a rivolgersi a tutti gli eletti di questa provincia ripetendo senza sosta che occorrevano risposte per tutti disoccupati. Chi voleva fare il sordo diceva che erano solo degli "ex" che ambivano ad essere ancora assistiti con la cassa intergrazione, altri pure su alcuni organi di stampa li accusavano di essere disoccupati solo perché non avevano voglia di lavorare.
In una realtà dove sembra che una moltitudine di cittadini attenda il lavoro quale beneficenza elargita da quelche potente, Vertenza Frusinate nella totale inerzia e afasia politica di questo territorio è stata ed è l’unica realtà viva di movimento e rivendicazione democratici dei diritti dei lavoratori.

Lottare per essere creduti e credibili è stata forse la fatica più grande, ma anche il vero "miracolo" se si è arrivati a conquistare l'area di crisi complessa, la proroga della mobilità che ha riguardato, dal 2017, i disoccupatiti di tutta Italia. E, il cuore e il cervello? Era, allora come ora, qui in Ciociaria. Ci furono orecchie attente, fra alcuni eletti all'Amministrazione provinciale, al Senato ed alla Camera. Oggi è ripreso il dialogo con le organizzazioni sindacali, ma non è facile dimenticare quanto siano state sorde e come a volte hanno manifestao anche disprezzo. Ma chi lotta per i tanti guarda solo avanti e i ricordi gli servono per non ripetere errori. E' più difficile scordare che ci sono state formazioni che si dichiaravano di sinistra, impegnate al governo della Regione Lazio che li hanno derisi e respinti. Ancora oggi è Vertenza Frusinate che fa da apripista: mentre si straparla di politiche attive per il lavoro di tutti e non solo degli ex, è questa formazione di disoccupati che avanza proposte per utilizzare al meglio l'accordo di programma per la bonifica della Valle del Sacco o richiede un piano diffuso di manutenzione delle strade di Ciociaria e del Lazio.


Non a caso nella lettera al PD si parla di Vertenza Frusinate. Se si riparla di lavoro anche nel PD (speriamo) è merito suo. Cari critici. almeno una citazione se la merita?

Il 4 luglio prossimo, chi vorrà,  potrà vederla all'opera.

 

 

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