fbpx
Menu
A+ A A-
Autore/i esterno/i

Autore/i esterno/i

URL del sito web:

A 30 anni dalla caduta del muro. La fine della sinistra e la necessità di una svolta

Diritti fotoprincipale minDi fronte alla crisi del sistema politico italiano, riteniamo di fare cosa utile proponendo questa intervista rilasciata da Paolo Ciofi ad Amedeo Gasparini il 3 ottobre 2018

(per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo) (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. Occhetto...
  2. Craxi...
  3. Scompare...
  4. Anticomunismo e...

 Occhetto scioglie il Pci

 Paolo Ciofi, iniziamo dal 1989, anno del crollo del Muro: con esso cade il Comunismo o un Comunismo?

Non cade né il Comunismo, né un Comunismo. Cade la società sovietica costruita dopo la rivoluzione del 1917, un assetto di società certamente fuori dagli schemi, non assimilabile ad altre esperienze del Novecento. Non si può dire però che fosse il Comunismo o una forma di Comunismo, secondo la visione che del Comunismo avevano Marx ed Engels. Ma è evidente che se si identifica l’Unione Sovietica con ilcademuro berlino 350 min Comunismo, con il crollo dell’Unione Sovietica crolla anche il Comunismo. Un’operazione ideologica dei vincitori della Guerra Fredda e delle classi dominanti condotta con grande dispendio di mezzi, volta dimostrare che questa società capitalistica in cui viviamo non si può cambiare. Si può solo amministrare, e quindi una reale alternativa di sistema è impossibile. Vorrei ricordare che già Marx, nel lontano 1872, affermava che le vie per costruire una civiltà superiore, oltre il capitalismo, sono diverse e dipendono dalle condizioni storiche concrete. Una indicazione di metodo ripresa dai comunisti italiani con Gramsci e Togliatti, che ha consentito di organizzare il più grande partito comunista in Occidente e di progettare una formazione economico-sociale diversa da quella capitalistica rivoluzionando lo Stato e la società attraverso l’espansione di una democrazia progressiva. Una via, secondo Togliatti, che si poteva percorrere dando attuazione ai principi costituzionali. Infatti, abbiamo ancora una Costituzione che fonda la Repubblica democratica sul lavoro e non sul capitale. Si tratta di una conquista storica fondamentale.

 

Le era però chiara la portata delle iniziative di coloro i quali volevano rinnovare questo sistema?

L’esigenza che si dovesse realizzare un cambiamento profondo nella politica del PCI – e in generale in tutta l’area del socialismo occidentale – era molto avvertita. Tanto è vero che fu affermata con forza da Enrico Berlinguer nell’ultima fase della vita. Ricordo bene il suo rapporto all’ultimo congresso, in cui disse che bisognava rinnovare completamente il socialismo. La sua idea era di porre mano a un grande cambiamento nel partito, senza cancellare però la storia e le basi sociali del PCI, che affondava le radici nella classe lavoratrice e nei ceti popolari. Un progetto che Berlinguer non poté realizzare a causa della morte che lo colpì in modo drammatico e improvviso. Invece la svolta di Occhetto, peraltro molto confusa sul piano culturale, disegnava un mondo inesistente in cui non c’era più traccia del conflitto tra le classi. Di conseguenza veniva meno le necessità di organizzare e di rappresentare politicamente le classi subalterne. Il risultato è stato un sistema politico monoclasse, in cui si alternano gruppi diversi della borghesia dominante.
Quindi la nascita del PDS come negazione dei valori che avete portato avanti per settant’anni?
Con la nascita del PDS c’è stata una rottura e, in definitiva, un passaggio di campo. Il movimento operaio e popolare rappresentato dall’ex PCI veniva traslocato sul fronte della classe capitalistica. In sostanza si è compiuto il processo che Craxi aveva iniziato con il PSI nella fase precedente.

D’altra parte, però molti dicono che dal PCI a PDS non cambia molto, eccetto che il nome …

Dal PCI al PDS cambiano tante cose, a partire dall’impostazione politica. Primo cambiamento: non si lotta più per costruire una società socialista di tipo nuovo, come è possibile grazie all’attuazione della Costituzione. Questa società si gestisce e non si cambia. Il principio guida diventa la non trasformabilità del sistema. Secondo cambiamento: la cancellazione dell’analisi di classe, e perciò delle classi lavoratrici. Non è un caso che alla prima uscita del partito di Occhetto molti operai, non riconoscendosi nel PDS, abbiano cominciato a votare per la Lega Nord. Terzo cambiamento: non più un partito fondato sulla partecipazione attiva, e quindi sul continuo elevamento culturale e politico degli iscritti, ma un partito cosiddetto “leggero” che si fonda sul dominio del leader e dei suoi affiliati. Intendiamoci, i leader sono necessari. Ma mentre nel partito di massa il leader era al servizio del partito, al contrario il partito “leggero” è al servizio del leader.

In merito alla sua terza considerazione, si può dire che Occhetto fosse una figura che corrispondesse a questa sua descrizione?

Il corso delle cose in quel momento era tale che, se non ci fosse stato Occhetto, probabilmente qualcun’altro avrebbe tentato un’operazione simile. Resta il fatto che chi si oppose non fu in grado di proporre un’alternativa di cambiamento credibile, sulla quale si potessero unificare tutte le forze contrarie alla svolta della Bolognina. Gli errori compiuti furono diversi. Io partecipai ad Arco di Trento alla riunione delle opposizioni e la maggioranza dei presenti fu sconcertata dall’affermazione di Ingrao, il quale disse che bisognava restare “nel gorgo”. Altri invece uscirono dal gorgo e abbandonarono il partito. Io rimasi per un certo tempo nel PDS insieme alla componente di Tortorella e Chiarante, ma di fatto l’opposizione interna al PDS non fu in grado di dare vita a un’alternativa.

Però c’era Rifondazione …

Infatti, ci fu una divisione: una parte rimase nel PDS, mentre quella di Garavini e Cossutta uscì. Però le due opposizioni, sia quella interna al partito sia quella esterna, non furono in grado di mettere in campo un’alternativa efficace. In Rifondazione presero corpo diverse anime, che si sono contrastate fino a portare il PRC all’irrilevanza. Rifondazione si dichiarava (non sempre, per la verità) rappresentante della classe operaia, ma tra gli operai era un partito assolutamente minoritario. Mi torna in mente l’affermazione di un operaio che conobbi in una fabbrica di Brescia: “Quando c’era un solo Partito Comunista contavamo qualcosa. Ora sono diversi che si dichiarano comunisti, ma noi operai non contiamo niente.”

Però alla base della Quercia ci sono ancora falce e martello …

Un’operazione d’immagine per cercare di prendere voti e continuare a pescare nell’elettorato comunista. Io sono stato segretario del PCI a Roma e nel Lazio ai tempi di Berlinguer e all’epoca avevamo centomila iscritti, con una forza maggioritaria nei nuclei operai della capitale che non era una città operaia, ma soprattutto nelle borgate e nei quartieri popolari. Con la svolta comincia la trasformazione: a Roma il PDS diventa il partito dei Parioli e delle classi dominanti, della media e grande borghesia, dei quartieri ricchi e benestanti. Mentre i ceti popolari e di sottoproletariato cominciano a votare a destra, o non partecipano al voto.

(per continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Craxi e le “dazioni ambientali”, Berlinguer e la questione morale

Altro anno importante: 1992. Inizia Mani Pulite: quali sono le sue reazioni iniziali?

Che il sistema politico fosse profondamente corrotto si sapeva, tanto è vero che la battaglia contro il clientelismo e la corruzione la fa negli anni Ottanta Enrico Berlinguer, sollevando la questione morale e ponendo il problema di un radicale cambiamento. Sottolineo che la questione morale nella visione di Berlinguer non era un banale “via i ladri”, cosa del tutto ovvia, ma una questione politica, originata dall’occupazione dello Stato da parte della costituzione minDemocrazia Cristiana e del suo sistema di potere. L’intervista di Berlinguer a Scalfari del 28 luglio 1981, riletta oggi, è di un’attualità sconcertante. Secondo il Segretario del PCI, la questione centrale della crisi italiana è la degenerazione dei partiti, che hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni. Al riguardo, Berlinguer sottolinea la diversità dei comunisti italiani, che non era una presunta superiorità antropologica ma una precisa linea di condotta: non occupare lo Stato (lo Stato non può essere il mezzo con cui il partito crea consenso); combattere il privilegio in tutte le sue forme e ovunque si manifesti; lottare per il superamento del capitalismo verso una civiltà superiore di liberi e uguali. Posso dire – e di questo sono orgoglioso – che nei circa dieci anni in cui abbiamo governato Roma, la sua provincia e la regione Lazio, non siamo stati coinvolti in nessun caso di clientelismo e di corruzione. E questo dimostra che i comunisti italiani, uomini e donne come tutti gli altri, avevano una concezione diversa della politica. E come tale la praticavano.

A tal proposito, Mani Pulite non è quindi una sorpresa per voi?

Mani Pulite fa emergere uno stato di fatto che si era aggravato. Nella fase di Tangentopoli si scopre che la diffusione massiccia della corruzione coinvolge in prima persona anche il PSI, un partito di sinistra schierato storicamente dalla parte dei lavoratori. È un passaggio qualitativo che si compie quando, con Craxi, il PSI si colloca dalla parte del capitale. A quel punto si instaura un sistema pressoché generalizzato di relazioni clientelari e corruttive, con l’esclusione del PCI.

Però, mi consenta, Craxi non perde consensi: anzi, li aumenta! Quindi, forse, teneva conto di qualche istanza dei lavoratori …

Negli anni di Craxi, il quale comunque non superò mai il quindici per cento dei voti, emerge la questione della scala mobile e il Segretario del PSI si fa portavoce delle richieste della Confindustria che voleva eliminare la scala mobile, imputata dell’inflazione e di tutti i guai dell’economia italiana. Una scelta di classe presentata come una grande innovazione. E difatti di una innovazione si trattava, ma negativa, a vantaggio dei profitti e a danno dei salari. Ciò avveniva nell’ambito di un movimento globale guidato dalla signora Thatcher e da Ronald Reagan: il liberismo propugnato dall’economista Milton Friedman, secondo cui assicurando la massima libertà al capitale si generano ricchezza e posti di lavoro per tutti. Nel PCI viene affermandosi la corrente cosiddetta migliorista, che fa capo a Giorgio Napolitano (detto Giorgetto, per distinguerlo da Giorgio Amendola, detto Giorgione). Tra l’altro, la formula “mani pulite” è stata inventata proprio da Amendola nel 1975: il PCI partito delle mani pulite. Il migliorismo, nella sostanza, arriva alla conclusione che questa società non si può cambiare, si può solo in qualche modo migliorare. Una posizione nettamente contrastante con quella di Berlinguer, dalla quale prende avvio l’involuzione del Partito Comunista fino al suo scioglimento.

La componente migliorista è quella che durante Mani Pulite viene toccata maggiormente?

Noi comunisti romani non fummo toccati, a differenza dei miei compagni miglioristi di Milano. Quando esplose il caso Chiesa, Craxi lo liquidò come il caso di un “mariuolo”, ma in verità si trattava di un sistema. E questo sistema, fondato sulle cosiddette dazioni ambientali, nel PCI non c’era. Il caso di Milano non si può generalizzare. Tutte le accuse rivolte a Di Pietro di non aver proceduto nei confronti del PCI si sono dimostrate inconsistenti. Il PCI amministrava molte regioni, provincie e comuni, ma non faceva parte del sistema delle dazioni ambientali.

(per continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

3. Scompare il partito di massa

 

Nel 1993, al processo Enimont, Craxi dirà: “Il Partito Comunista non è mai stato un partito povero. È sempre stato ricco di risorse. Talvolta si aveva l’impressione che ne disponesse più dei partiti di governo. Aveva costruito in Italia la più grande macchina burocratica più potente e organizzata dell’intero mondo occidentale (…)”. Quanto queste affermazioni erano corrette?

Se Craxi intendeva dire che il Partito Comunista Italiano aveva una sede in ogni comune d’Italia e che aveva costruito una rete di Case del popolo attraverso la contribuzione volontaria di milioni di persone, questo è vero. Il Partito Comunista è stato il più grande Uguaglianza pace minpartito di massa dell’occidente capitalistico: se si andava nell’ultimo comune d’Italia si trovava la chiesa e la sezione del PCI. E questo non sarebbe stato possibile senza una forte partecipazione dal basso. Si trattava di un partito nel quale le persone e gli iscritti contavano, e i dirigenti dovevano tenerne conto. Era il risultato di una visione e di una pratica politica complesse, in cui la prospettiva di trasformazione della società, che dava una speranza a milioni di persone, si univa alla capacità di dare risposte concrete ai problemi quotidiani. Prospettiva e concretezza: il PCI era diventato il più grande partito dell’Occidente perché un apparato di funzionari professionisti della politica si fondeva con la partecipazione delle persone e il protagonismo degli iscritti. Senza i quali il PCI non avrebbe potuto svolgere la funzione che ha svolto in Italia.

Se però la questione morale non ha a che vedere con l’antropologia, è pur vero che comunisti in prigione come Primo Greganti e sotto processo come Sergio Cusani – ex Lotta Continua – non parlano. Vittorio Foa parlava di “silenzio come disciplina di partito”. C’è qualcosa di diverso nei comunisti?

Non mi risulta che Cusani fosse iscritto al PCI. Comunque, partiamo dalla realtà dei fatti. Ad essere incriminato, processato e condannato non è stato il segretario del Partito Comunista Italiano, il quale ha avuto sempre un comportamento ineccepibile e fu da tutti rispettato. Altri sono stati messi sotto accusa. Se non sbaglio, il segretario amministrativo della Dc Citaristi ha avuto oltre settanta avvisi di garanzia. Fenomeni di questo tipo nel partito comunista non ci sono stati. Poi ognuno ha fatto la sua scelta e chi non ha parlato probabilmente lo ha fatto anche per non danneggiare il partito.

Occhetto mi ha detto che se non ci fosse stata Mani Pulite, l’unità tra comunisti e socialisti ci sarebbe stata. Lo riteneva plausibile in fin dei conti?

Con i “se” e con i “ma” non si fa la Storia: francamente questa interpretazione mi sembra fantasiosa. Imputare a Mani Pulite la mancata unità tra PCI e PSI è un po’ aggirare l’ostacolo. Non si può dire che Mani Pulite sia stata l’invenzione di qualche magistrato pazzo. Perciò, da questo punto di vista, l’affermazione di Occhetto mi sembra campata in aria. Se invece si vuol dire che se il PSI non fosse stato protagonista di una sistema corruttivo sarebbe stata possibile l’unità tra i due partiti, questa è un’ipotesi tutta da verificare. Senza dimenticare che le politiche del PSI e del PCI erano molto diverse, e che la linea socialista della governabilità ha portato in conclusione alla vittoria del centrodestra.

Però localmente, in molti casi, PCI e PSI governavano assieme …

Il governo locale si fa sulla base di determinati programmi, che devono corrispondere alle esigenze di quella comunità. Il governo nazionale è tutta un’altra dimensione. Mani Pulite avviene in un contesto internazionale in cui prevale la cultura liberista, che è l’espressione massima del dominio del capitale. Nella scelta di Occhetto, anche dal punto di vista culturale, una reale contestazione di quell’assetto non c’è stata. E questo è il punto fondamentale, da cui nascono i cedimenti successivi sul terreno politico. Non si è contestata la cultura liberista nei suoi fondamenti.

(per continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

4. L’anticomunismo e la lotta per l’uguaglianza e la libertà

 

Vorrei parlare con lei di alcuni personaggi importanti dell’epoca, a partire da Francesco Cossiga. Cossiga piccona il sistema: come lo vedevate e come lo giudica?

 L’atteggiamento di Cossiga è l’atteggiamento di chi comprende che la situazione italiana sta in un passaggio molto stretto e difficile, ma le risposte che lui dà sono sbagliate, perché vanno nella direzione di indebolire il sistema parlamentare. Facendo assumere alla Presidenza della Repubblica un ruolo che non è quello costituzionale.

E il suo successore, Scalfaro?

Penso che Scalfaro fosse un conservatore che credeva nella democrazia costituzionale. Durante la sua presidenza ha lottato per difendere la Costituzione, in particolare la centralità del Parlamento. Peraltro fortemente indebolita dalla legge elettorale maggioritaria, con la quale si compie la trasformazione dei partiti politici in comitati elettorali. Scalfaro ha svolto una funzione positiva, sebbene non sia riuscito a rovesciare il processo che ha portato alla completa affermazione di un uomo del capitale come Berlusconi. In qualità di Capo del governo, che ha riunito in sé il potere economico, il potere politico e il potere culturale-mediatico, Berlusconi è una figura emblematica di qillavoroprimaditutto 490 minuel passaggio storico che ha portato alla presa diretta del potere da parte del capitale, nell’ambito di un sistema politico monoclasse. Da questo punto di vista non è un personaggio anomalo, ma un anticipatore. La sua affermazione ha dimostrato che l’Italia si è rivelata, come in altre circostanze, un inedito laboratorio politico di cui la sinistra ha capito poco o nulla. Il Cavaliere di Arcore fu considerato un uomo d’affari senza scrupoli e/o uno spericolato uomo d’immagine, ma in realtà quel piccolo borghese capitalista dalle origini oscure, che si vendeva liberale, intendeva manomettere le basi stesse della Repubblica democratica. Lo dichiarò di fronte alla Confindustria sin dall’inizio della sua discesa in campo, quando sostenne che occorre cambiare la Costituzione perché non tutela l’impresa. Il suo disegno era quello di costruire un sistema presidenziale e una Repubblica non più fondata sul lavoro, bensì sul capitale. Un’operazione che continua, con l’intenzione di distruggere fino in fondo le conquiste storiche del movimento operaio e dei lavoratori.

Lui ha fondato la sua campagna sull’Anticomunismo: quanto è contata questa propaganda nella campagna elettorale del 1994?

La propaganda anticomunista si è inserita nel quadro della crisi e del crollo dell’Unione Sovietica. Lo ripeto: si è trattato di un fallimento presentato come il fallimento del Comunismo, sebbene diversi aspetti della realtà sovietica, a cominciare dalle degenerazioni staliniste, ben poco avessero a che fare con il Comunismo. E anche se i comunisti italiani hanno seguito la via democratica e costituzionale per costruire un modello diverso di Socialismo, ben poco si è potuto fare – e si è fatto – per contrastare la propaganda anticomunista. Non dimentichiamo che Berlusconi disponeva pressoché della totalità dei mezzi di comunicazione, indispensabili per formare un senso comune diffuso. Inizialmente con la proprietà delle tv private, ottenute per graziosa concessione del governo Craxi. Poi con il controllo anche della tv di Stato.

Come giudicò la famosa affermazione di Occhetto sulla “gioiosa macchina da guerra”?

Non ricordo come la giudicai, ma con le battute si risolve poco. Ricordo invece che la relazione di Occhetto al congresso di Firenze si diffuse sui problemi (indubbiamente rilevanti) della foresta amazzonica, mentre il conflitto tra le classi nelle Americhe, in Europa e in Italia non ebbe lo spazio necessario, come se d’incanto fosse scomparso. Ci saremmo dunque avventurati nel mondo di un capitalismo “buono”, in cui avrebbero trionfato la libertà, l’uguaglianza e la democrazia. Un mondo nel quale compito del PDS sarebbe stato quello di stare dentro questa meravigliosa avventura. Secondo Occhetto, con lo scioglimento del PCI si sarebbe aperto “un periodo storico magnifico”.

In conclusione, secondo lei, l’Italia è ancora in Tangentopoli, nella città virtuale della corruzione?

Secondo me la diffusione delle tangenti è un fenomeno largamente presente in Italia e nel mondo: fa parte del sistema. In un sistema in cui non c’è un’alternativa reale e si combattono soltanto i gruppi dominanti per avere più spazio per i loro profitti e per i loro potere, la tangente diventa – per così dire – uno strumento operativo. In altre parole, il fenomeno corruttivo, in questo modello di società, sta nella natura stessa del sistema. Ma per cambiare il sistema lo strumento adatto non è la Magistratura, alla quale spetta il compito di far rispettare le leggi. Occorre cambiare il sistema politico affermando il principio costituzionale che lo sovranità appartiene al popolo, e quindi organizzare i cittadini in partiti politici rimotivando la politica come strumento di lotta per l’uguaglianza e la libertà. La legalità va difesa e va insegnata nei principi e nei comportamenti, perché bisogna sapere dove inizia l’infrazione della legge e avere una diffusa conoscenza delle regole, per adeguare ad esse i comportamenti. Ma quando la corruzione diventa un fenomeno che permea il sistema politico, non ci si può limitare a dire che fa parte dei comportamenti umani. Occorre portare allo scoperto le condizioni sociali ed economiche entro le quali tali fenomeni si diffondono. E se necessario rovesciare il sistema politico.

Le manca la Prima Repubblica?

A me, come penso a molte persone della mia generazione, manca lo spirito collettivo, una sede politica, che possa essere lo strumento per realizzare gli ideali di una vita, l’uguaglianza e la libertà tra esseri umani. Dunque, mi manca soprattutto un partito politico che lotti per cambiare questa società ingiusta e decadente.

È molto difficile conciliare libertà e uguaglianza …

Il passato ci dice questo. Bisogna però guardare al futuro e perciò penso si possa percorrere la strada di una lotta comune per la libertà e l’uguaglianza. Noi disponiamo di un grande progetto di cambiamento rimasto per gran parte inattuato, la Costituzione della Repubblica, che ridefinisce, tenendoli insieme, i principi di uguaglianza e libertà. Indicando a tale scopo la necessità di rimuovere gli ostacoli economici e sociali, e ponendo limiti alla presenza totalitaria della proprietà privata, giacché secondo la Costituzione la proprietà è pubblica o privata e i beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati, e anche a comunità di lavoratori e di utenti. Inoltre, la stessa proprietà privata deve svolgere una funzione sociale, facendo sì che l’iniziativa economica non rechi “danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”. Come ha fatto notare Stefano Rodotà, la Costituzione italiana non abolisce la proprietà privata, ma la conforma in modo tale da consentire la realizzazione di sempre nuovi diritti sociali: che sono appunto diritti di uguaglianza e libertà. A sinistra in molti se lo sono dimenticato, ma noi abbiamo questa grande carta da attuare in Italia e da portare in Europa.

*Intervista ad Amedeo Gasparini . Roma 3 ottobre 2018

 

 

 

*Intervista ad Amedeo Gasparini . Roma 3 ottobre 2018

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

No capitozzatura: per celebrare la Festa dell’Albero

giornata nazionale degli alberi 350 minGiuseppe Sarracino* - Era il 1872 quando il Governatore Sterling Morton dello Stato del Nebraska, immaginò di dedicare un giorno dell’anno a piantare alberi per creare una coscienza ecologica nella popolazione e per accrescere, così, anche il patrimonio forestale del proprio paese. Da quel momento tutto il mondo dedica un giorno dell’anno all’“Arbor day”.

Alcuni anni dopo nel 1898 per iniziativa del Ministro della Pubblica Istruzione Guido Baccelli, fu celebrata la prima festa dell’albero in Italia e con la legge forestale del 1923 la festa venne istituzionalizzata. Nel 1951 una circolare del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste stabiliva che la "Festa degli alberi" si dovesse svolgere il 21 Novembre di ogni anno. Infine il Parlamento Italiano nel 2013, approva la legge 10 “ Norme per lo sviluppo degli spazi urbani” che all’articolo 1 recita “La Repubblica riconosce il 21 novembre quale «Giornata nazionale degli alberi”. La festa dell’albero ha più di un secolo di vita, ma l’importanza dell’albero per l’intera umanità risale ai tempi della comparsa dell’uomo. Agli alberi gli uomini hanno sempre chiesto protezione e conforto, intorno ad essi si organizzava l’universo, naturale e sovrannaturale, fisico e metafisico.

Che cosa è un albero? Certamente un organismo vivente, con una radice, un fusto e una chioma, ma è anche luogo di piaceri in cui s’incontrano botanica e mitologia, scienza e poesia. L’albero, attraverso il passare delle stagioni, documenta il naturale e meraviglioso ciclo della vita: in primavera, la nascita con lo sbocciare dei fiori, in estate, la giovinezza con il formarsi dei frutti, in autunno, la maturità con caduta delle foglie e in inverno, la morte con la nudità dei rami. Possiamo quindi affermare senza ombra di dubbio che la "Festa dell' albero" è una delle più antiche cerimonie nate in ambito forestale e rappresenta la celebrazione che meglio dimostra come il culto e il rispetto dell'albero affermino il progresso civile, sociale, ecologico ed economico di un popolo. Anche quest’anno il 21 novembre assisteremo alla messa a dimora di migliaia di alberi su tutto il territorio italiano, molti cittadini ma soprattutto scuole e quindi di giovani e bambini parteciperanno a tale festoso evento. E’ un avvenimento importante ma non sufficiente se non si parte dalla consapevolezza che gli alberi non sono un “numero” ma organismi viventi che hanno bisogno di cure durante il loro ciclo di crescita.

Sarebbe straordinario se in tale occasione, gli Amministratori Locali sottoscrivessero un manifesto a tutela dell’albero contro la pratica della capitozzatura, per ben dieci motivi:

1) la capitozzatura causa uno stress fortissimo e riduce la durata della vita degli alberi.
2) La capitozzatura espone gli alberi all’attacco dei parassiti.
3 La capitozzatura riduce i benefici degli alberi sull’inquinamento e l’effetto mitigante sul clima. 4) La capitozzatura riduce la stabilità strutturale degli alberi.
5) Un albero capitozzato richiede una gestione costante, avrà una maggiore propensione al cedimento di parti della chioma e aumenterà il rischio di caduta;
6) La capitozzatura riduce il valore degli immobili e provoca un danno alla comunità.
7) La capitozzatura è antieconomico e spesso sono soldi pubblici buttati via.
8) La capitozzatura è antiestetica in quanto distrugge la forma naturale degli alberi.
9) I tecnici certificati e la ricerca dicono che non si deve fare se si vuole tutelare l’albero.
10) Io, Amministratore, non capitozzo perché ho a cuore i miei cittadini e coloro che verranno dopo di me.

Se tutti gli Amministratori Locali, che in questi giorni saranno impegnati nella messa a dimora migliaia di alberi, sottoscrivessero questo manifesto, sarebbe un buon inizio per celebrare la Festa Nazionale dell’Albero del 2019.

 

*Agronomo Giuseppe Sarracino
Delegato Regione Lazio Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini

Giornata mondiale della lotta all'AIDS

Giornata mondiale lotta Aids 350 minAgedo Frosinone e Collettivo Ugualmente, presentano
HIV: la sfida continua
1 dicembre 2019
Giornata Mondiale dell’Aids
con il patrocinio della Provincia di Frosinone

La prima giornata contro l’Aids fu istituita il 1 dicembre 1988 dall’Oms per sensibilizzare e informare sul virus ed esprimere solidarietà alle persone in Hiv/Aids.
La diagnosi di Aids, negli anni ’80, era sinonimo di malattia mortale.

Grazie alla ricerca, all’uso di strumenti diagnostici e alle cure, le persone sieropositive trattate tempestivamente hanno un’aspettativa di vita media assimilabile a quella della popolazione generica, posizionando l’infezione da Hiv tra le patologie croniche.

Molto è stato fatto, tuttavia siamo ancora lontani dall’obiettivo di azzerare la trasmissione e avere così una generazione libera dal contagio.

Milioni di persone, nel mondo, sono a rischio di contagio a causa delle disuguaglianze economiche, di genere, di livello di istruzione, di residenza geografica.

In Italia, preoccupante è l’incidenza di infezione nella classe di età 20/29.

Le sfide attuali nella lotta contro l’Hiv/Aids sono:
azzerare il contagio, attraverso la prevenzione e l’informazione;
abbattere lo stigma sociale per le persone Hiv+.

Ne parleremo con i nostri ospiti:

Luigi Vacana (Vicepresidente della Provincia), Vanni Piccolo, Sabrina Viri.
Domenica 1 dicembre 2019
Ore 17.00
Largo Aonio Paleario,7
presso l’associazione Frosinone Libera

Frosinone

Ferentino: contenzioso Comune-Lavorgna lo pagano i lavoratori

maurizioberretta 350di Maurizio Berretta - “Ferentino - contenzioso Comune / Lavorgna, a pagarne le conseguenze sono sempre i padri di famiglia”

Maurizio Berretta Capogruppo della Lega: “Appare evidente che per le mancanze della Giunta comunale di Ferentino e della ditta appaltante per il servizio di raccolta dei rifiuti, ormai in contenzioso legale da mesi e mesi, chi e’ che ne paga le conseguenze, sono i lavoratori.
E’ del 13 Novembre scorso il provvedimento della ditta Lavorgna, affidataria del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani, che comunica ai lavoratori (circa 30 persone) che a partire dalla retribuzione di Ottobre 2019 sara’ impossibilitata a garantire il regolare pagamento dello stipendio, tutto cio’ dovuto all’applicazione delle “ILLEGITTIME PENALI CONTRATTUALI DA PARTE DEL COMUNE”.
Gia’ il 04 Aprile 2019 si era espresso il Tribunale di Roma con ordinanza 3148/2019 condannando il Comune di Ferentino a restituire 328.000,00 alla ditta appaltatrice impropriamente non pagate dal Comune di Ferentino, nei mesi successivi il Comune ha continuato l’opera di contestazione e di addebito delle penali, avvalendosi di professionisti esterni con consulenze pagate a peso d’oro, ma di fatto si e’ arrivati alla soluzione piu’ indecorosa, il blocco dei salari a chi si alza ogni mattina presto per garantire un servizio vitale alla comunita’, a chi con quello stipendio garantisce le risorse alla propria famiglia, fa studiare i propri figli, paga le tasse e magari si cura anche,
I lavoratori, stanno chiedendo da diversi giorni un incontro risolutore anche con il Comune, ma chiaramente ad oggi nessuno si e’ prestato ad ascoltarli.
Lo scollamento tra la Giunta comunale e la nostra realta’ locale e’ evidente, poco attenta alle reali esigenze, di fatto tutta apparenza e niente sostanza. Da parte nostra, come Lega, la massima solidarieta’ alle 30 famiglie dei lavoratori senza stipendio, pronti, al loro fianco, a sostenere le loro ragioni in ogni consesso.
Al Sindaco Pompeo chiediamo di non esitare ulteriormente, porre la l’attuale vertenza come priorita’ nella propria agenda, e far sbloccare immediatamente il pagamento degli stipendi, ma soprattutto per il futuro ad avvalersi di una squadra politica piu’ collaborativa, Assessori e Consiglieri comunali, come nel caso gli assessori competenti all’ambiente ed alle finanze “assenti ingiustificati” su ogni problematica”
Ferentino, li 16 Novembre 2019

*Maurizio Berretta
Capogruppo della Lega

 

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Frosinone: esternalizzate 3.300 pratiche di condono edilizio

PalazzoComunaleFrosinone 350 260La giunta Ottaviani, nell’ultima seduta settimanale, ha approvato la delibera con la quale sono state esternalizzate 3.300 pratiche di condono edilizio, relative a istanze accumulatesi nel corso degli anni, non ancora concluse, anche in considerazione della riduzione del personale nella pubblica amministrazione degli Enti locali.

Come nel resto del territorio nazionale, il Comune è stato interessato dal fenomeno di abusi edilizi: in relazione alle disposizioni di legge che hanno disciplinato il recupero e sanatoria delle opere edilizie, sono state presentate circa 8.500 istanze di sanatoria.

Dal 1987, sono state definite circa 5.200 domande; a tutt’oggi, risultano pendenti ancora 3.300 istanze. Diverse le motivazioni: ciò può derivare dal mancato ritiro dell’atto finale, per mera decisione degli interessati, oppure dalla decisione dei diversi titolari delle domande di non corrispondere le somme dovute all’amministrazione per il rilascio di titolo edilizio di condono, oppure dalla concreta inammissibilità, per varie ragioni, delle domande o dalla carenza di personale interno.

Da una stima approssimativa compiuta dagli uffici comunali, la definizione completa delle domande potrebbe comportare un potenziale gettito complessivo variabile tra i 3 e i 4 milioni di euro. L’amministrazione Ottaviani intende, dunque, snellire la tempistica di gestione ed evasione dei procedimenti di condono: è necessario, infatti, garantire ai cittadini tempi certi per il rilascio delle concessioni a sanatoria dando continuità all’attività istruttoria, anche nel rispetto delle previsione tecnico-economiche per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel bilancio annuale, in particolare finalizzati al potenziamento delle entrate.

Il servizio sarà dunque esternalizzato in step consecutivi e successivi. Operando in tal senso, sarà pertanto possibile evadere non meno di 500 istanze l’anno, rispetto al trend consolidato di passato di circa 100 pratiche per anno. L’individuazione del personale altamente qualificato cui affidare l’incarico avverrà tramite selezione pubblica.

Frosinone 15 novembre 2019

Segnalato da lettore Vincenzo Grande. Fonte Liritv.it


Tonno Callipo ko, primo brindisi per la Globo Sora

Vibo Sora 14nov19di Carla De Caris* - Più breve del previsto lo scontro diretto al PalaCalfiore di Reggio Calabria con la Globo Banca Popolare del Frusinate Sora a imporsi 3-0 sui padroni di casa della Tonno Callipo Calabria Vibo Valentia. Per le due dirette concorrenti in lotta salvezza in palio la prima vittoria della stagione, e a conquistarla sono i ragazzi di coach Colucci che sul campo giallorosso non ne stecca una eleggendosi a bestia nera del club del presidente Callipo. La quinta giornata di SuperLega Credem Banca si apre così, in diretta RaiSport, con Sora che doveva ancora dimostrare a tutti chi è veramente e ha fatto di questo match l'occasione giusta. Domina il primo set chiuso con zero errori in battuta, tocca tutte le palle a muro, difende e contrattacca senza diritto di replica, ritrova un grande Miskevich MVP del match con 18 punti totali realizzati, conferma il valore a muro dei suoi centrali, offre show con la coppia di brasiliani con capitan Joao Rafael micidiale in pipe, il tutto con la sicurezza della seconda linea coperta da Sorgente e quella dello schiacciatore Fey che continua a fare bene dopo quanto dimostrato nella passata stagione.

Il game diventa più equilibrato e tirato nella seconda frazione di gioco quando arriva la reazione della Tonno Callipo che resta in gara e ci prova anche nel terzo, ma difronte ha un avversario ostico e testardo, scomodo e combattivo che non molla e trova degna conclusione a tutto il suo lavoro. Soddisfatto coach Maurizio Colucci che a caldo offre una disamina semplice ma completa: “Oltre a ricevere bene, a difendere, a toccare a muro, oggi abbiamo avuto una maggiore efficienza in attacco, questa è la grande differenza rispetto alle altre gare giocate con Ravenna e Padova. In grande miglioramento anche la qualità della battuta ma i complimenti li farò ai ragazzi soprattutto perché sono stati bravi a rispettare gli obiettivi che ci siamo dati”.

Di Martino fa eco al suo mister e ci aggiunge un po’ di euforia: “Uno 0-3 che serve al singolo giocatore, alla squadra, e alla società, ma soprattutto serve per dire a tutti che, anche se il livello della SuperLega si alzato di parecchio, Sora c’è! Siamo super felici di questa vittoria perché veniamo da un periodo un po’ brutto, soprattutto dalla sconfitta amara contro Padova. Siamo venuti ad affrontare Vibo consapevoli dei nostri mezzi e carichi per lottare per i nostri obiettivi, e il risultato è arrivato”.

*Carla De Caris – Responsabile Uff. Stampa Globo Banca Popolare del Frusinate Sora

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Storia. La riforma del Pci e Berlinguer

Tortorella 350 mindi Daniela Preziosi da ilManifesto del 11.11.2019 - Tortorella: «La riforma del Pci doveva essere quella dell’ultimo Berlinguer»
Parla uno dei dirigenti della 'seconda mozione'. L’errore fu il referendum fra nuovisti e nostalgici. Il No voleva trasformare il partito ma l’abiura era l’altra faccia dell’esaltazione acritica. Fu sbagliato trattarci da ’sovietici’. Trent’anni di liberismo e tatticismi suicidi hanno disperso il popolo della sinistra.

«No, la crisi della sinistra di oggi è molto diversa da quella del post 89», risponde Aldo Tortorella se gli si chiede di qualche tratto comune fra lo scossone provocato dalla svolta di Occhetto e la frana dei nostri giorni. Novantatré anni, partigiano, poi direttore dell’Unità di Genova, Milano e Roma, deputato e berlingueriano «dell’alternativa», fondatore dell’Associazione per il rinnovamento della sinistra e direttore delle nuova serie di Critica Marxista, Tortorella nell’89 disse no alla svolta ma con Ingrao restò «nel gorgo» – per poi uscire con Giuseppe Chiarante al tempo della guerra alla Serbia. «All’epoca la sinistra era composta dai comunisti, dai socialisti e da altre forze minori laiche. Il Psi fu disfatto dalla questione morale. Ma nel Pci, che questo shock non l’aveva subito, ci fu una parte, sia pure composita, che manteneva una critica al capitalismo e ideali socialisti. Alcuni dogmaticamente come i “filo sovietici”. Altri criticamente come Ingrao e i cosiddetti berlingueriani. E c’era ancora una vasta parte del popolo lavoratore che guardava a sinistra. Il referendum sul nome generò fatalmente una gara e poi una scissione tra nuovisti e nostalgici. La parte critica che chiedeva un diverso mutamento fu sconfitta, anche perché aveva ragione nel voler mantenere una critica al capitalismo, ma non conosceva a fondo i suoi mutamenti. Oggi sono molti a intendere che quella critica va ripresa e che bisogna ripartire dalla ridiscussione dei fondamenti per creare una sinistra aggiornata. Ma intanto trent’anni di tatticismi suicidi e di neoliberismo hanno disperso il popolo della sinistra. Dopo la caduta del muro di Berlino e la Bolognina la sinistra, non solo italiana, si convinse che il suo compito fosse quello di essere una migliore amministratrice dello stato delle cose presenti. Chi spingeva per trasformare il Pci in un partito socialdemocratico non vedeva la crisi dei socialdemocratici. C’è stato l’errore dei vincitori e anche quelli dei vinti».

Il Pds punta alla socialdemocrazia ma poi cambierà rotta verso il Pd, un partito postideologico.
«Il Pd non è un partito post ideologico, animale che non esiste, ma con due ideologie. Quella neocentrista (sicurezza, sviluppismo, moderatismo), quella quasi socialdemocratica. Infatti, le due anime si sono, parzialmente, scisse. Ma l’ala socialdemocratica ebbe a che fare con una socialdemocrazia essa stessa già in crisi. Lo statuto dell’internazionale socialista, così come quello del partito laburista inglese, contenevano l’obiettivo finale della proprietà sociale dei mezzi di produzione. Blair costruì il nuovo Labour abolendo quell’articolo e il manifesto di Anthony Giddens non nominava neppure la parola lavoro. Schroeder proclamò la Spd come “nuovo centro” e tagliò lo stato sociale. Clinton abolì le ultime tracce della legislazione di Roosevelt per porre limiti all’arbitrio della finanza. Nel fine secolo la sinistra socialdemocratica o progressista era al governo in Italia, in tutta Europa e in America e credeva così di aver dato la giusta interpretazione dell’89. Pensò che liberalizzando e riducendo al minimo l’intervento pubblico nell’economia il mercato avrebbe provveduto per il meglio. Non vide le sofferenze create dalla globalizzazione. Non si accorse che a Seattle in prima fila c’erano i lavoratori licenziati. Fu sorpresa del sopravvenire della crisi nel 2007/8. Non capì che la globalizzazione avrebbe fatto risollevare i nazionalismi. È perciò che è avanzata la destra sciovinista, xenofoba, razzista. Solo ora la sinistra moderata si viene in parte scuotendo dal sonno neoliberista.»

Una sinistra fu rifondata. La scissione portò alla Rifondazione comunista, che non era un’operazione di conservazione ex pci, tant’è che vi si associarono altre culture critiche e anticapitaliste.
«Non c’erano le fondamenta, neanche da quella parte. Noi terzinternazionalisti ma anche gli altri eravamo una sinistra novecentesca. Alcune categorie usate erano già fuori tempo. Perciò ho ricordato che con Ingrao e con altri non negavamo la necessità della trasformazione del Pci, ma volevamo che fosse senza il taglio delle radici e che avviasse un ripensamento delle categorie cui si era ispirato il nostro movimento. L’abiura è la stessa cosa dell’esaltazione acritica, entrambe impediscono un esame delle cose giuste e di quelle sbagliate. Nei documenti della “seconda mozione” ci sono le tracce di un’ispirazione che teneva conto del pensiero comunista “eretico” a partire dalla Luxemburg. Le distinzioni sottili (ad esempio sul senso della parola “comunismo”) cui avevamo lavorato con alcuni dei compagni più innovatori, cito Cesare Luporini per tutti, caddero di fronte all’alternativa tra nuovismo e nostalgia.»

Con Gorbaciov avevate capito che il socialismo reale era irriformabile?
«Noi abbiamo sperato che ci fosse una riformabilità del sistema sovietico, Gorbaciov è stata l’ultima speranza. Forse era una speranza fallace. Ma la verità è che a Gorbaciov non fu dato il tempo per provarci. I gruppi dirigenti americani, con il consenso europeo, decisero di farlo cadere. Gorbaciov aveva attuato la distensione internazionale e proclamato la ristrutturazione economica (la perestrojka) e la trasparenza politica (la glasnost). Ma gli venne negato l’aiuto finanziario indispensabile nel collasso creato dall’inefficienza del sistema. Fu preferito Eltsin, garante di una privatizzazione selvaggia, di un liberismo primitivo e dell’ancoraggio al primato americano.»

Il Pci invece era riformabile?
«Credo che fosse trasformabile senza generare la metamorfosi nel proprio opposto. La parola d’ordine della svolta fu «sbloccare il sistema politico». Non ci si accorgeva che il sistema era marcio e si assumeva sul partito comunista la colpa di aver bloccato il sistema. Non che non ci fossero nostre responsabilità. Ma una settimana dopo il voto del ’76, quello del Pci al 34%, si riunì a Portorico il G7. Per l’Italia andò Moro, presidente del consiglio ancora in carica. Moro venne tenuto fuori dalla porta, mentre in un vertice a quattro, voluto da Helmut Schmidt, cancelliere socialdemocratico tedesco, e da Gerald Ford, presidente Usa, si stabilisce, nonostante la rottura di Berlinguer con i sovietici, che se il Pci fosse andato al governo l’Italia non avrebbe avuto più diritto ad alcuna agevolazione economica.»

Dunque il Pci era riformabile.
«Il Pci era già sulla via della riforma con l’ultimo Berlinguer, che io sostenni. Ma Berlinguer nella sua ultima fase era in minoranza. La rottura del governo detto di solidarietà nazionale fu approvata con il voto contrario della corrente riformista.Ma la maggioranza stessa era composita. Molte delle sue tentate innovazioni parevano isolare il partito, rompere la concezione della politica come capacità di alleanze. Fu uno scandalo quando andò ai cancelli Fiat in una lotta aspra e perduta. Berlinguer si era avvicinato all’ecologismo, al nuovo femminismo “della differenza”, al pacifismo, alla comprensione della trasformazione tecnologica, al bisogno di una aggiornata critica al capitalismo nuovo e alla necessità di una rifondazione etica della politica e dei partiti, a partire dal suo. Questo significava “questione morale”.»


Oggi Occhetto parla delle scissioni e delle divisioni come ‘male oscuro’ della sinistra. All’epoca si fece abbastanza per tenere unito il partito?
«Il male oscuro c’è. Ma bisogna anche cercare di guarirlo e volerlo guarire. Tra il primo e il secondo congresso, da presidente del comitato centrale – mi avevano nominato mentre ero in ospedale a causa di un malore dopo la relazione da me svolta per la minoranza – concordai con Occhetto una riunione dei capi delle tre mozioni. Nell’introduzione proposi di verificare se c’era la possibilità di una composizione, forse anche studiando forme di convivenza nuove ad esempio di tipo federativo. Appena finii per primo prese la parola Garavini, che diverrà il primo segretario di Rifondazione – per dire che era impossibile perché «il contrasto era di fondo». Mussi, per la maggioranza, disse altrettanto. La verità è che ognuno riteneva necessario correre la propria avventura. Il miracolo del Pci era stato di aver tenuto insieme riformisti e rivoluzionari, che ora non si soffrivano più. Sapevo bene delle intenzioni scissioniste della terza mozione e perciò, con Ingrao, votai contro la unificazione, che ci fu, tra noi e loro. Qualche anno dopo Garavini è uscito da Rifondazione , ha fatto una’associazione che si congiunta con l’Ars (Associazione per il rinnovamento della sinistra) fondata anche da me. E Mussi ha rifiutato l’ultima escogitazione, cioè la confluenza nel Pd, fondando la Sinistra ecologia e libertà.»

Al comitato centrale del 22 novembre 1989 tu dicesti: «Chiunque vincesse avrebbe perduto insieme agli altri».
«Con quella conduzione era chiaro l’esito. Occhetto e i nuovisti – D’Alema era il più dialogante – avevano fretta , timorosi di rimanere sotto le macerie del muro. C’era il convincimento forte che dovessimo assolutamente cancellare “la macchia”. In una sezione mi mandarono contro il fratello di Berlinguer, Giovanni, che pure era uomo pacato, ma nel suo dire pareva che io, entrato in segreteria del Pci con Enrico solo quando ogni rapporto con i sovietici era stato rotto, fossi un uomo di Mosca. Ma anche con Giovanni Berlinguer ci ritrovammo, anni dopo, in una comune posizione politica di sinistra.»

Ma la “macchia” c’era.
«C’era. Ma una cosa è riconoscere i propri errori altra cosa è la cancellazione di se stessi. Soprattutto la generazione cui appartengo aveva peccato di debolezza verso l’Urss. Ma da questa medesima generazione era venuto, con Berlinguer, a differenza degli altri partiti comunisti, il rifiuto e la rottura, sebbene tardiva. Non era giusto, mi pareva, dichiararci quasi pari a coloro che ci avevano combattuto anche aspramente, come avevano fatto i sovietici e i loro seguaci dopo lo strappo, anche finanziando la dissidenza filosovietica. Il guaio era che quella cancellazione di sé aveva come molla il governismo. Tempo prima ero andato a Reggio Emilia a fare un congresso nella sezione di una grande cooperativa, esponendo le ragioni del dissenso. Applausi, baci e abbracci, e poi al voto presi 4 voti su 400 con pranzo finale di consolazione e, credo, di affetto. Agli operai avevano spiegato che se si andava al governo sarebbe stato meglio anche per loro. Purtroppo quella cooperativa non esiste più da gran tempo.»

Il nuovo Pd fa venire qualche barlume di speranza?
«Mi chiedi se vedo qualche barlume nel mondo? Sì. In giro per i mondo c’è un’inquietudine, ci sono sollevazioni anche se di vario segno. Nessuno avrebbe pronosticato Sanders. La Warren, non socialista, dice cose nuove per la riforma del capitalismo Usa. Il movimento anti Trump mosso dalle donne è un fatto nuovo, non è elitario ed è pieno di giovani. Certo c’è da avere paura perché nasce lo spirito nazionalistico nella potenza egemone, gli Usa, che chiude le frontiere, sconfessa la globalizzazione e minaccia il mondo, ma nascono di conseguenza anche nuovi movimenti. E forse questi movimenti spingeranno a proporre alcuni valori ancora validi e alcune idee nuove “di sinistra” anche a quella parte che occupa la sinistra delle nostre aule parlamentari.»

 

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Il PD nuovo nelle parole di Alessandra Maggiani

  • Pubblicato in Partiti

Maggiani 400 minAlessandra Maggiani intervistata da L'Inchiesta quotidiano, 8 nov.'19 - Un PD senza voce, assente, che dalla scelta di sostenere il governo conte “sembra procedere alla cieca. E’ così?
Credo sia necessario dividere un po’ i ragionamenti se si vuole tracciare una mappa un po’ più chiara del presente. Dire che il PD si muove alla cieca è un luogo comune che non mi piace.
Indubbiamente scegliere di sostenere un governo lavorando anche con il m5s – ma ricordo che tra i ministri c’è anche Roberto Speranza che è espressione di una forza politica diversa – ha rappresentato uno spartiacque, cui forse gli eventi precedenti non ci avevano preparato. Io non sono tra quelli che dice che gli italiani ci avevano votato per stare all’opposizione. Certamente diventare forza di governo nel momento in cui ci si attrezza per organizzare un’opposizione efficace, non è cosa da poco.
Tuttavia siamo riusciti ad esprimere in questo governo figure di spessore, di spicco e di chiaro profilo politico – penso a Roberto Gualtieri e Peppe Provenzano - che hanno già fatto capire chiaramente su quale linea si muovono. E al netto dei titoli dei giornali, spesso eccessivamente semplificatori, mi pare che i nostri ministri parlino con una voce che è quella del PD.

 

Però, c’è un però?
E’ chiaro che non può essere tutta governativa la risposta ad un momento così complesso, dal punto di vista politico, sociale, ed economico, che è quello in cui viviamo ora. Il mondo e il nostro paese sono attraversati da sentimenti contrastanti a cui dobbiamo imparare a dare ascolto e risposta. Accanto a pezzi di società ancora in affanno e impauriti dallo spettro della povertà, che chiedono protezione, ci sono pezzi di paese che vogliono respirare aria nuova e che chiedono invece più libertà per poter crescere. Un partito serio e responsabile non mette gli uni contro gli altri, ma tenta di fare il suo mestiere e cioè coagulare i bisogni dei singoli in interessi collettivi. Da qui l’idea della tre giorni di Bologna del 15,16 e 17 novembre.

 

Un’altra stagione dell’ascolto?
Premesso che anche ascoltare, in un momento come questo, può essere importante. Bisogna avere però le orecchie giuste. Abbiamo chiaro che il Pd da solo non ce la fa, non ha le lenti giuste per leggere la complessità. Abbiamo dei punti deboli, e lo si legge anche nei flussi di voto, i BANDIERE PD 350 260giovani, gli intellettuali, i tecnici, gli specialisti. Gente che la politica spesso ignora bellamente. Ecco a Bologna ci sarà lo spazio per un confronto. Non solo ascolto, ma dialogo. Il Pd sente infatti il bisogno di ritrovare un punto di vista autonomo e critico alla vigilia degli anni Venti del nostro secolo. Studiare, dunque, oltre ad ascoltare. Se si vuole pescare a fondo bisogna prendere il mare. Ed è meglio non avventurarsi da soli, e per di più senza bussola.

 

Bologna sarà anche l’inizio di un percorso per fare un nuovo partito?
Io, personalmente, credo che il partito democratico non abbia ancora esaurito la sua funzione politica. Sicuramente non ha mai espresso in pieno il suo potenziale. Non credo aiuti nemmeno il pensare che dopo ogni sconfitta bisogna cancellare tutto e ripartire da capo. Se così fosse oggi non avremmo tre quarti delle forze politiche europee. E’ fuori di dubbio però che sia necessario un check. Ed una riflessione profonda che non abbiamo mai affrontato seriamente. Alle domande chi siamo, dove vogliamo andare e chi vogliamo rappresentare tenteremo di dare una riposta con il percorso di studio che verrà avviato da Bologna. Sulle forme in cui tutto questo si dovrà tenere, da tempo è in corso nel partito una riflessione sul nostro statuto. Il che non significa che chiudiamo il PD e apriamo un altro partito. Ma che rendiamo più inclusive e coerenti alcune nostre procedure. A partire dai criteri di formazione dei gruppi dirigenti. E dal coinvolgimento dei militanti sui territori.

 

E nella nostra Provincia, cosa succederà al PD?
Non siamo una monade. Quindi al di là di alcune specificità tutte nostre, è chiaro che il check che il partito farà a livello nazionale dovrebbe essere fatti anche da noi. Non possiamo non vedere che i nostri territori sono cambiati radicalmente, stanno ancora cambiando. Il presidio dell’ambiente chiede una nostra presenza più incisiva, così come le questioni legate al tessuto produttivo e ai livelli occupazionali. Possiamo dire che per la nostra provincia forse si sta chiudendo un’era? Che ci stiamo trasformando? In questo momento il Partito Democratico ha il dovere di esserci in tutta la sua pienezza oserei dire intellettuale ed organizzativa. Non possiamo solo stare a guardare senza avere nulla da dire. I nostri militanti premono per poter discutere, studiare, per mettersi in gioco. E allora facciamoglielo fare. Mi piacerebbe contribuire a costruire un PD in grado di aprire una nuova stagione di elaborazione e di partecipazione anche civica. Per poter parlare alle persone con parole esatte e condivise. Alessandra Maggiani

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

PSI: Lavoro e Prevenzione priorità strutturali del territorio

  • Pubblicato in Partiti

22ott2019 PSI FR 350 mindi Francesca Ciotoli, Segretario Provinciale PSI - Il lavoro e la prevenzione come priorità strutturali del territorio: il PSI conferma il suo impegno.
Il PSI rinnova il suo impegno nella tutela di una risorsa imprescindibile per lo sviluppo del territorio provinciale quale è il lavoro e testimonia ancora una volta la sua vicinanza concreta alle Istituzioni e alle aziende impegnate per la sua valorizzazione, attraverso la sensibilizzazione su tematiche imprescindibili quali la prevenzione e la cultura della sicurezza sul lavoro.

La rinnovata Segreteria del PSI della Federazione Provinciale di Frosinone, con la presenza del Segretario Francesca Ciotoli e il Vice Segretario Sebastiano Funari e con la rappresentanza della Sezione cittadina assicurata dal Dott. Teo Sambucci sceglie proprio Cassino quale primo momento pubblico di rappresentanza, e in particolare l’iniziativa “Settimane della Sicurezza” organizzata dall’UOS PRESAL SUD coordinato dal Dott. Alessandro Varone, del Dipartimento di Prevenzione della ASL Frosinone, nell'ambito delle Settimana Europea per la sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro, in collaborazione con aziende, e istituti scolastici e altri partner territoriali.

A pochi giorni dal rinnovo delle cariche provinciali, il Partito Socialista Italiano rilancia il suo sodalizio con il territorio, il cui sviluppo è indissolubilmente ancorato all'occupazione, alla competitività e alla esigenza crescente di sicurezza negli ambienti di lavoro.

L’iniziativa, anche in questa terza settimana di attività accende i riflettori sul delicato e fondamentale tema della prevenzione e della sicurezza sul lavoro e sulla necessità di avvicinare quanto più possibile il mondo della scuola al mondo del lavoro, per sensibilizzare studenti e giovanissimi sull'importanza della prevenzione in ambito sicurezza, da intendere obbligatoriamente come investimento redditizio e opportunità di crescita.

Scuola, formazione e lavoro quindi, “pallini” storici della politica socialista.

Il Lazio e la provincia di Frosinone sono purtroppo scenario di incidenti sul lavoro, talvolta gravi e irreparabili, sebbene qui la media di accadimento sia inferiore alla media nazionale, merito anche della intensa attività di prevenzione e di supporto garantita proprio dalla ASL.

Più parte di questi è imputabile ad una sommaria diffusone della cultura della formazione –di sicurezza e professionalizzante- o al non corretto utilizzo dei dispositivi di protezione. Contributo determinante in questo ambito deve essere assicurato delle istituzioni governative, territoriali e non, per politiche incentivanti di redistribuzione di sostegno economico ancora più incisive per investimenti in formazione e prevenzione, specialmente rivolte a categorie produttive di dimensioni più contenute e meno avvantaggiate dal mercato.

Altro aspetto non secondario è rappresentato dagli incidenti che si verificano per raggiungere il posto di lavoro o per tornare a casa. Specie in questa seconda tipologia è particolarmente determinante la capacità di gestione dei territori, la cui dotazione, ad esempio di strade e infrastrutture più performanti e sempre più sicure, deve rappresentare una priorità non unicamente per gli Amministratori pubblici del momento ma per la stessa progettualità politica in capo a Partiti e schieramenti politici.

Anche le politiche di sostegno alle famiglie, alla genitorialità, con più soluzioni pubbliche in ausilio alle incombenze familiari o volte ad alleggerire ad esempio il carico pesantissimo che grava sulla polivalenza e sulla multifunzionalità specie delle donne, possono rappresentare un contributo determinate nella mitigazione di un gap che, in materia di sicurezza sul lavoro resta pesantemente palesato nei numeri.

In questa ottica il PSI ribadisce il suo impegno, la sua collaborazione propositiva e piena condivisione con l’operato di Istituzioni virtuose che, come in questo caso, riescono a proporre iniziative preziose per la crescita dell’intero territorio provinciale e sanno porsi da modello in Italia.

Proprio l’apertura del Congresso Provinciale del Partito Socialista Italiano lo scorso 5 ottobre fu dedicato alla memoria della scomparsa del giovane operaio avvenuta proprio a Piedimonte San Germano lo scorso 1 ottobre, e questa occasione di rinnovato impegno vuole essere per i socialisti anche testimonianza ulteriore di vicinanza alla famiglia, ai colleghi e alla stressa azienda, tutti troppo duramente colpiti da un evento inaccettabile.

Il Segretario Provinciale, Francesca Ciotoli

Cassino, 22 ottobre 2019 - Comunicato stampa

 

 

Articoli e  news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui

aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Proseguono gli incontri nel centrosinistra ceccanese

ceccano monumento 350 260di Maurizio Cerroni - Seguendo il percorso già avviato nel mese di giugno proseguono gli incontri nel centrosinistra ceccanese.
Nella serata del 30 settembre, presenti presso la sede del PD, erano PD,PSI, ART.1 e la lista "Insieme per Ceccano".

Sono stati discussi i problemi più urgenti per la città e posto l' accento su quelli fondamentali quali: Ambiente, sanità e lavoro che sono al centro del programma amministrativo. In particolare, riguardo il primo, l'ambiente e stato proposto un incontro con l'assessore all'ambiente della Regione Lazio che sarà organizzato nei prossimi giorni.

Seguiranno altre iniziative sui temi di principale interesse e un calendario degli incontri con la cittadinanza..

Il centrosinistra ceccanese resta aperto al confronto con le altre realtà associative e civiche sulla base dei punti programmatici e con l'ambizione di proporre un alternativa vincente per il rilancio della città.

Sottoscrivi questo feed RSS
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici