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Proseguono gli incontri nel centrosinistra ceccanese

ceccano monumento 350 260di Maurizio Cerroni - Seguendo il percorso già avviato nel mese di giugno proseguono gli incontri nel centrosinistra ceccanese.
Nella serata del 30 settembre, presenti presso la sede del PD, erano PD,PSI, ART.1 e la lista "Insieme per Ceccano".

Sono stati discussi i problemi più urgenti per la città e posto l' accento su quelli fondamentali quali: Ambiente, sanità e lavoro che sono al centro del programma amministrativo. In particolare, riguardo il primo, l'ambiente e stato proposto un incontro con l'assessore all'ambiente della Regione Lazio che sarà organizzato nei prossimi giorni.

Seguiranno altre iniziative sui temi di principale interesse e un calendario degli incontri con la cittadinanza..

Il centrosinistra ceccanese resta aperto al confronto con le altre realtà associative e civiche sulla base dei punti programmatici e con l'ambizione di proporre un alternativa vincente per il rilancio della città.

Piove e dal cantiere Vailog fango in ogni dove

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli* -  #Colleferrodicebasta!  Le precipitazioni che si sono verificate ieri (18 set., ndr) nella zona di Colleferro hanno colpito e danneggiato varie aree della città, tra queste la via Palianese, dove sono in corso i lavori di sbancamento di colle Rampo da parte del cantiere Vailog.

L’acqua particolarmente copiosa ha preso maggiore consistenza con la terra, diventata fango, sia interna al cantiere, sia quella abbancata dietro la discarica di colle Fagiolara, che è franata e confluita nei tanti rivoli che si sono creati sotto la spinta della pioggia, inondando le strade intorno a Piombinara.

In un’ora di pioggia è successo quanto il Comitato residenti Colleferro aveva preventivato: il fosso ricettivo non è stato in grado di ricevere il deflusso del fango proveniente dal cantiere e la strada, non illuminata e priva di qualsiasi segnaletica, ormai allagata, è diventata viscida e sdrucciolevole.

I danni maggiori sono stati rilevati dagli abitanti di colle Rampo che denunciano la riduzione della carreggiata e il deturpamento del fosso di scolo. La sede stradale è stata ridotta dai 50 ai 100 cm, dove è stato scavato un fosso laterale per una profondità massima di 250 cm, portandolo a quota del torrente di immissione (errore non sopportabile, vedasi foto).
Il tratto di strada in questione è diventato molto pericoloso per la pubblica incolumità dovuto a qualche colpo di “genio” della sicurezza che ha posato delle transenne con un nastro di plastica, per quanto riguarda il rilevato prospicente la strada.

Anche in questo caso, la mancanza dei controlli relativi ai lavori di trasformazione del territorio, da parte di colui che dovrebbe sovrintenderli, per motivi spesso arcani e fuorvianti, rappresenta la principale causa di disastri operata dall’uomo (i cui progetti prevedono sempre maggiori superfici a scarsa permeabilità se non addirittura impermeabilità), e nella mancanza di una idonea rete di canali o condotte per la raccolta e regimentazione delle acque superficiali.
Nel nostro caso i lavori eseguiti sui fondi in esame pregiudicano il naturale deflusso delle acque meteoriche e possono causare situazioni di pericolo in quanto non regimentati.

Il quadrante di cui si parla è particolarmente danneggiato per cui anche piccoli aggravi possono creare danni molto pericolosi e irreparabili a tutto il territorio. Infatti, il fosso che confina con il cantiere Vialog è un affluente del bacino del fiume Sacco e sappiamo benissimo quello che succede a Colleferro e Anagni anche con modeste piogge! Il fiume esonda molto frequentemente lasciando sui terreni oggetto di allagamento il suo veleno e questo viene a contatto con gli animali da pascolo e poi trasferito negli esseri umani sottoforma di carne, latticini, ortaggi.

Dopo questa premessa è necessario accertare se, per il progetto in essere, sia stato rilasciato il nulla osta di compatibilità idraulica. Qualora tale elaborato, supportato da calcoli idraulici dell’intero sub-bacino, non fosse stato redatto oppure non approvato dalle Autorità competenti, il progetto stesso perde le caratteristiche di “Esecutività”, con la conseguenza che le opere realizzate e realizzande risulterebbero abusive e non sanabili (in tal senso, TAR Parma, 19.11.2018 n. 304).

Il Comitato residenti Colleferro ha segnalato nel mese di luglio ai Comuni di Colleferro e Paliano, nonché al responsabile del cantiere la pericolosità delle opere in corso, soprattutto con il sopraggiungere delle piogge autunnali, per la loro vicinanza alla zona residenziale di colle Rampo, chiedendone la messa in sicurezza.

Chiunque fosse transitato nei pressi del cantiere avrebbe notato come quanto accaduto oggi fosse prevedibile, ma evidentemente chi deve controllare non ha trovato il tempo di fare una ispezione, nonostante questo Comitato avesse segnalato il 26 luglio 2019 che “Nella giornata odierna il cumulo di terra in via colle Rampo è stato alzato di altri 2 metri, aumentando, rispetto a ieri, la pericolosità dell’opera. Se dovesse piovere, trattandosi non di terra “armata” per essere di contenimento, la sicurezza stradale sarebbe gravemente compromessa.
Si chiede pertanto di provvedere immediatamente a realizzare le opere a regola d’arte e si sollecitano i Comuni – di Colleferro e Paliano - ad effettuare un sopralluogo per la verifica di quanto segnalato e che si rappresenta attraverso la mappa allegata e alcune foto.”

Anche di questo si è parlato ieri nel breve viaggio in bus per visitare i luoghi ad alta criticità ambientale e chi era presente ha potuto vedere da vicino le condizioni di insicurezza in cui versa la zona.

#Colleferrodicebasta con la Dimostrazione Futuro, Ambiente e Salute, organizzata per il prossimo Venerdì 27 settembre 2019, ore 17.00, in piazza Italia, a Colleferro, sotto la Casa comunale.
Invitiamo tutti a scendere in piazza: cittadini, comitati e associazioni della valle del Sacco per dire con un’unica voce che il degrado di questo territorio è ormai insostenibile e che non resteremo in silenzio di fronte alle gravi mancanze delle Amministrazioni locali e regionale.

*Ina Camilli
Rappresentante CRC, aderente al Coord. Interprov. Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

Colleferro, 19.9.2019

Contrada Fontana degli Angeli
00034 Colleferro – Roma

 

 

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Una legge regionale per le emissioni odorigene

puzza 350 mindi Alberto Valleriani* - Valle del Sacco, intervenire con la legge regionale per le emissioni odorigene. Sull’inquinamento della Valle del Sacco si sono spese tante parole, ma pochi fatti. Dopo la firma dell’Accordo di Programma Quadro (AdPQ) del 6 marzo scorso tra il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, e il Governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, ci si sarebbe aspettati un risveglio amministrativo e il riavvio delle operazioni di bonifica inerenti al Sito di Interesse Nazionale (SIN). Ma così non è stato. Si è ancora in attesa dell’insediamento in Regione Lazio del Responsabile Unico dell’Attuazione (RUA) che di fatto a 6 mesi dalla firma concordata tra gli Enti, ancora non dà segni di vita se non nominare società esterne. Di conseguenza non si può nemmeno andare a sollecitare la possibilità di partecipazione attiva di associazioni e comitati. Siamo di nuovo bloccati, il che ci fa pensare ad uno slittamento del cronoprogramma sottoscritto da Ministero dell’Ambiente e Regione Lazio.

Nel frattempo, però, qualcosa si muove nel campo investigativo ambientale con il sequestro della Gabriele Group indicata dalle indagini come la responsabile della coltre di schiuma sul fiume Sacco di fine 2018. Un dato positivo che potrebbe far pensare ad un cambio di passo se ciò venisse confermato dall’apertura di un procedimento penale e, soprattutto, da una conclusione dello stesso entro i tempi di prescrizione.

I cittadini della valle del Sacco però si trovano da tempo a fronteggiare un altro problema, quello degli aspetti odorigeni, le cui cause ad oggi non sono completamente svelate da indagini giudiziarie e sui quali riteniamo sia necessario aprire un dibattito normativo a livello regionale.

Da Colleferro, con la discarica di Colle Fagiolara, a Patrica con l’intervento di interdizione del sindaco su una delle aziende - poi rientrato con l’intervento del Tar di Latina -; da Ceccano, con le esalazioni provenienti presumibilmente dal depuratore chimico fisico di proprietà dell’ASI (gestore A&A) a Colfelice e Roccasecca, fuori dai confini della Valle del Sacco ma sempre legati al nostro territorio con l’impianto di TMB e la discarica locali, la PUZZA la sentono tutti, ma nessuno si muove.

Il problema reale è che manca una normativa nazionale di contrasto. O meglio, l’intervento viene demandato a normative regionali.

Il Decreto Legislativo n. 183 del 15.11.2017 all’art. 8 apre la finestra sull’aspetto odorigeno derivante da impianti industriali, modificando il Testo Unico Ambientale (TUA) art. 272 bis. Dlgs 152/2006, nella forma: “La normativa regionale o le autorizzazioni possono prevedere misure per la prevenzione e la limitazione delle emissioni odorigene degli stabilimenti di cui al presente titolo. Tali misure possono anche includere, ove opportuno, alla luce delle caratteristiche degli impianti e delle attività presenti nello stabilimento e delle caratteristiche della zona interessata, e fermo restando, in caso di disciplina regionale, il potere delle autorizzazioni di stabilire valori limite più severi con le modalità previste all’articolo 271”. [l’art. 271 è più generico sulle emissioni industriali].

Quindi spetta alla Regione Lazio normare gli impatti odorigeni e ciò ci sembra lontano dall’agenda consiliare, se non in qualche intervento autorizzativo di impianti, ma molto generico. Nel vuoto normativo però ci si può appellare ad una sentenza della Corte di Cassazione penale, del 23/03/2015, n. 12019. "Il reato di cui all'art. 674 cod. pen. (Getto pericoloso di cose) è configurabile anche in presenza di 'molestie olfattive' promananti da impianto munito di autorizzazione per le emissioni in atmosfera (e rispettoso dei relativi limiti, come nel caso di specie), e ciò perché non esiste una normativa statale che preveda disposizioni specifiche - e, quindi, valori soglia - in materia di odori; con conseguente individuazione del criterio della 'stretta tollerabilità' quale parametro di legalità dell'emissione, attesa l'inidoneità ad approntare una protezione adeguata all'ambiente ed alla salute umana di quello della ìnormale tollerabilitàì, previsto dall'art. 844 cod. civ. in un'ottica strettamente individualistica."

E’ assodato che un intervento in tal senso rientri nel confine della discrezionalità, ma in attesa che la Regione Lazio trovi tempo per prendere in seria considerazione l’emanazione di una Legge nel merito, al momento il “getto pericoloso di cose” resta l’unico strumento giudiziario per far si che i cittadini della Valle del Sacco possano sperare di riaprire le finestre delle loro abitazioni.

Invitiamo pertanto i rappresentanti istituzionali a tutti i livelli dei territori che vivono quotidianamente un disagio come il nostro a farsi portavoce presso la regione Lazio e in tempi brevi per la modifica dell’ordinamento sulle emissioni odorigene come è stato già fatto in altre regioni.

Valle del Sacco, 19.09.2019

*In rappresentanza del Coordinamento Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri

 

 

 

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La discarica puzza perchè non si interviene seriamente a Colle Fagiolara

collefagiolara 350 mindi Ina Camilli* - Anche in questo momento, come ogni giorno e notte, a Colleferro e a Paliano l’aria è irrespirabile, ammorbata dagli odori mefitici della discarica di Colle Fagiolara e dalla coltre di polvere del cantiere Vailog Amazon di colle Rampo. I due siti, ad alto impatto ambientale, sono confinanti. Entrambi autorizzati dalla Regione Lazio con il parere favorevole degli Enti locali.

Per i residenti e i lavoratori non c’è tregua. La puzza, insieme alla protervia di chi amministra la vita pubblica, è la vera padrona di questo territorio e di chi lo vive, da circa 30 anni. Il fetore non conosce orari e non rispetta le feste. È così da luglio e chi ha potuto si è allontanato, ma gli anziani intrasportabili, chi ha attività economiche e famigliari è rimasto a soffrire. Con il caldo non si respira e la puzza entra dentro la testa con tutte le finestre strachiuse.

Non c’è spazio in questo articolo per ricostruire la storia vergognosa della discarica di Colle Fagiolara, che coincide con la storia delle Amministrazioni comunali, delle maggioranze e delle opposizioni locali, con l’aggressione portata avanti con violenza nei confronti della Valle del Sacco.
Rappresentanti eletti che, a parti invertite, ieri opposizione oggi maggioranza, hanno deriso e denigrato un territorio vasto come la Valle del Sacco, rimanendo impassibili e indifferenti a qualunque violento oltraggio.

Perciò raccontiamo cosa è successo partendo dal 5 luglio 2019 ad oggi. Zingaretti firma l’ordinanza per far fronte alla trentennale “crisi” ciclica dei rifiuti di Roma e dispone che tutti gli impianti del Lazio devono immediatamente utilizzare al massimo delle capacità le loro strutture fino al 30 settembre.
Colle Fagiolara vede arrivare e ripartire 100 tir al giorno che scaricano circa mille tonnellate di monnezza.
La gestione già molto compromessa collassa con l’aumento dei quantitativi e il conferimento di rifiuti trattati male, scaricati ancora putrescibili. Il caldo, la polvere, l’intensa attività dell’immenso cantiere Vailog fanno saltare ogni possibilità di controllare la situazione, nel caso, inverosimile, che ce ne fosse stata la volontà.

La rabbia esplode quando il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa - Società regionale che gestisce il sito - non rispondono alla reiterata richiesta di incontro di rappresentanti del Comitato Residenti Colleferro, che vogliono conoscere i motivi per i quali il fetore è molto al di sopra della normale tollerabilità e le ragioni per cui non vengono adottate tutte le misure a tutela della salute pubblica, come prevede la legge.
Ai residenti, ai cittadini, alla gente comune importa sapere cosa sta succedendo in discarica, conoscere la causa del loro malessere, ma importa soprattutto sapere se le Istituzioni che hanno eletto per rappresentare i loro interessi agiscono e operano a difesa della salute pubblica.comitatoresidenticolleferro 350 260
Anche dopo che a luglio il Comitato ha organizzato tre incontri pubblici dedicati alla problematica non cambia nulla!

Allo scopo di scuotere l’indifferenza degli Enti locali e richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi di controllo e vigilanza, in primis di ARPA LAZIO (al punto che ormai si dubita della sua esistenza in vita) due rappresentanti del Comitato hanno protestato presso la Presidenza della Società e l’Ufficio del Sindaco di Colleferro, entrambi assenti, chiedendo un incontro, che è in attesa di essere confermato.
Ad oggi nessuno, nemmeno il Sindaco Sanna ha comunicato alla cittadinanza quali lavori straordinari si stanno eseguendo dentro la discarica. Perché? Perché il Primo cittadini è al di sopra della legge e non si abbassa a parlare con i cittadini di un Comitato che fa quello per cui è nato!
È possibile, come si evince dalla semplice osservazione, che si tratti della ricollocazione dei rifiuti alla quota di 280 metri, abbassando la sopraelevazione di colle Fagiolara che era stata portata a 287 metri. Premesso che nella discarica di Colle Fagiolara, come tutti sappiamo, dovrebbero affluire esclusivamente, le cosiddette “ecoballe” (che di eco non hanno nulla, solo il bel nome per ingannare i cittadini) di CDR (combustibile da rifiuto), ma, considerato che i residenti sono costretti a convivere ancora con il miasma velenoso proveniente dall’area della discarica (il solo CDR non dovrebbe emettere cattivi odori), si può ritenere con poco margine di errore, che le ECOBALLE depositate di CDR non siano adeguatamente trattate e le stesse miscelate con FOS non stabilizzato (FOS: frazione Organica Stabilizzata). Questa tecnica è illegale!!
Da quanto è possibile vedere ed intuire dall’esterno della discarica, dal momento che non è stata concessa la possibilità di entrare per esaminare come procedessero i conferimenti e le varie sistemazioni, infatti, l’Amministrazione Comunale ed il gestore della discarica hanno sempre negato l’ingresso ai tecnici del nostro Comitato, stanno tagliando le “Ecoballe” di CDR e FOS per poter meglio gestire, il rilevato interno della discarica e non lasciare interstizi tra le “ecoballe” in modo da comprimerle e utilizzare lo spazio per confluire maggiore cubatura di “immondizia”. (E' l’unico modo di chiamare ciò che viene conferito nella discarica di Colle Fagiolara)
Tagliando le “ecoballe” di CDR non adeguatamente trattate e miscelate con FOS non stabilizzato, si sprigionano nell’aria esalazioni fetidiche e velenose per la pubblica incolumità, è quello che sta avvenendo in questi giorni.
(Quando i rifiuti FOS non stabilizzati macerano sotto il sole con le alte temperature, costituiscono un serio rischio per la salute legato alla proliferazione di germi e parassiti con la possibilità di diffusione di malattie infettive attraverso contatto diretto o indiretto tramite gli insetti e soprattutto entrando in contatto con gli escrementi di uccelli e roditori. Appare chiaro che nel nostro caso c’è un problema di gestione delle cosiddette “ecoballe” e del ciclo dei rifiuti che coinvolge le istituzioni: ora è arrivato il momento di risolverli superando odiose diatribe di scarico di competenze delle quali i cittadini ne hanno piene le tasche). Il grave disagio legato alla situazione attuale dimostra che il Sindaco Sanna non ha chiesto alla Società di ottemperare con rigore e urgenza alle prescrizioni dettate dalla normativa, pena il ricorso a ulteriori provvedimenti sanzionatori, venendo meno alle sue responsabile di massima autorità sanitaria.

Il trionfo dell’inganno però arriva il 2 agosto - guarda un po’, nel pieno delle vacanze - con la pubblicazione del Piano regionale di gestione dei rifiuti del Lazio. Su colle Fagiolara la Regione sorvola, mentre conferma a chiare lettere l’insediamento a Colleferro di un compound industriale da 500 mila tonnellate, il nuovo Polo industriale dei rifiuti della valle del Sacco e dell’intero territorio regionale.
Come era prevedibile l’ordinanza Zingaretti dovrebbe essere prorogata fino a dicembre 2019. Quindi quali e quanti rifiuti riceverà Colle Fagiolara?
Proprio in virtù di queste deroghe abbiamo chiesto il riesame e l’aggiornamento dell’autorizzazione AIA, inadeguata a fronteggiare il pesante carico ambientale sulla Valle del Sacco.
Il Comitato dedicherà nel mese di settembre un’intera sessione alla problematica sanitaria e ambientale, testimoniando al Tribunale di Velletri sul processo contro le emissioni odorigene, che ha intentato nel 2014, chiedendo ai cittadini di scegliere se nel futuro vuole il compound industriale e il consorzio Minerva, se vuole un diverso indirizzo politico in materia ambientale, dimostrando in piazza in modo pacifico ma determinato il proprio dissenso contro l’ignavia dell’Amministrazione comunale, allineata alle scelte della Regione Lazio che ignora dove sia Colle Fagiolara e colle Rampo, divenuto una pianura di colata di cemento.
Se la salubrità dell’aria continua a non essere una priorità e se il contesto ambientale è ormai compromesso vuol dire che chi si era impegnato per farlo non sta facendo il suo dovere.

*Ina Camilli
Comitato Residenti Colleferro, aderente al Coordinamento interprovinciale Ambiente e salute valle del Sacco e Bassa valle dell’Iri
16.8.2019

 

 

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PSI: Rinviato tavolo provinciale sull'ambiente. Perché?

psi logo 350 260PSI Sezione S. Pertini, Ceccano - "C’è un problema ambientale a Ceccano? Che importa! arriva ferragosto: grigliate, cocomero, mojito, magari anche salsa e merengue… e passa la paura.

L’amministrazione comunale di Ceccano si prepara al ferragosto e fa saltare il tavolo istituzionale permanente sull'ambiente fissato dall'Amministrazione provinciale per il prossimo 8 agosto, a cui nessuno avrebbe fatto mancare la propria presenza. Nessuno fuorché il Sindaco Caligiore che oggi richiede un rinvio per impegni istituzionali improrogabili. Nessuno è risultato delegabile allo scopo?

Ora, cosa ci può essere di più istituzionale che permettere ai propri cittadini di aprire le finestre e respirare, o di trovare una soluzione attesa -questa si improrogabile- per le colossali criticità ambientali che il territorio da sopporta mesi? Questa è la domanda lecita che il PSI di Ceccano si pone.

La Federazione provinciale del Partito Socialista, ha accolto con stupore e delusione la notizia del rinvio puntualmente richiesto dal Sindaco Caligiore. Il solo pensare che ci vorranno altri 12 giorni prima il Comune di Ceccano si sieda al tavolo provinciale insieme agli altri convocati indigna ancora di più.

Se non fosse bastato l’immobilismo dei quattro anni di governo passati, il grave defilamento odierno rende più che mai evidente quale sia la vera attenzione dell’Amministrazione comunale a guida Caligiore verso il territorio e verso i ceccanesi.

Del resto, che il tavolo sia una conquista importantissima in ambito ambientale voluta con forza dal Partito Socialista la dice lunga sulla storia amministrativa di questo governo cittadino e l’impedimento della sua prima riunione è una responsabilità grave.

Essere riusciti, con il sostegno coscienzioso dal Presidente della Provincia e del suo delegato all'Ambiente, a istituire e convocare un tavolo tecnico permanete che vedrà seduti Enti, Organi autorizzativi e di controllo, gestori di impianti, rappresentanze politiche e Associazioni ambientalistiche, per l’analisi e la risoluzione delle criticità del territorio provinciale, non è un risalutato da poco, specie nel rispetto della pazienza e della salute dei cittadini, entrambe ormai duramente messe alla prova da mesi di disagio.

Buon ferragosto dunque al Sindaco della Città di Ceccano, il PSI sceglie di restare sul territorio, di incontrare residenti e Istituzioni e di continuare a combattere al fianco di chi resta, posticipando il superfluo. La Politica e le Istituzioni non possono permettersi di il lusso di procrastinare quando è in ballo il futuro e la tutela del territorio."

 

 

 

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Quando il preconcetto infamante viene sbugiardato

MarioCerciello Rega 350 minopinioni dal web segnalate e integrate da Luigi Carlini - Erano Americani, turisti, benestanti, vacanzieri da albergo a 200 euro a notte.
Non migranti, non neri, non africani, non “clandestini”.
Niente di tutto quello che è stato indegnamente vomitato per tutta la giornata dagli adepti, consapevoli o meno, della propaganda di regime e di terrore che Salvini - con sapienza e con violenza - instilla da anni.

Nulla di tutto ciò.
Nessun sporco invasore da trucidare in pubblica piazza, virtuale o meno.
Nessuno titillamento di capezzoli per i fascisti di Casapound e Forza Nuova che danno senso al loro - inutile, vile, violento, illegittimo e anticostituzionale - essere solo e soltanto masturbandosi sotto il cappello della “indignazione” patriota e neonazista. Mentre magari, al contempo, occupano abusivamente palazzi da signori fottendo milioni di euro allo Stato e agli italiani che, latrando scuse, dicono di difendere.

Nulla. Nulla di ciò che è stato vomitato ieri. Iniziando dallo stridulo ed esagitato vociare di Mario Giordano che - dimentico di esser un “giornalista” - già condannava in Cassazione due sporchi africani, le ONG, Carola, la Boldrini e tutta la solita e insostenibile solfa di chi prova a nascondere dietro un dito la mole della sua (voluta) ignoranza razzista.

Nulla di ciò che è stato vomitato dai leoni di tastiera (ma conigli nella vita) che sbandierano indignazione per Bibbiano e poi applaudono “i pesci che si mangiano i morti” nel Mediterraneo.
Niente. Niente di niente.

Due americani, due turisti, due benestanti, due vacanzieri da albergo a 200 euro a notte.Omicidio carabiniere Le due persone fermate 350 min
Usciti di sera per sballarsi senza ritegno.
Due, probabilmente ubriachi, “geni” che hanno comprato aspirina tritata pensando fosse cocaina e che poi hanno scippato la borsa allo spacciatore che li aveva fregati.
Spacciatore che poi - in questo teatrino dell’assurdo della miseria umana - ha chiamato i Carabinieri. Omettendo d’esser spacciatore. Spacciandosi - scusate il gioco di parole - per vittima innocente.
Mario è morto così.
Per un concatenarsi di cazzate.

È morto perché l’essere umano, troppo spesso, si comporta da grandissima merda coi suoi simili. Unica specie sulla terra, d’altronde, che si stermina da sola.
E in questo non c’entrano proprio nulla l’etnia, la nazionalità o il colore di occhi e capelli.
C’entra l’essere dei criminali.
O delle persone degne e dal cuore d’oro come Mario.
Ucciso senza motivo. Strappato alla vita senza che vi fosse un senso.
E ricoperto dal vociare insulso di un popolo intero - il nostro - che ha dimenticato il valore del rispetto, del dolore e del silenzio.

 

 

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No secco a Marangoni da M5S Lepini

  • Pubblicato in Partiti

tavololepini M5S 350 260 minM5S, 6 meetup dei Monti Lepini - IL TAVOLO MONTI LEPINI ( è il luogo dove i sei meetup territoriali di: Morolo, Supino, Patrica, Sgurgola, Ferentino ed Anagni, coadiuvano, convergono, uniscono idee, soluzioni, problemi comuni che affliggono il nostro territorio) è contrario alla scelta della regione Lazio, di autorizzare la MARANGONI Spa all’uso dell’impianto di termodistruzione di rifiuti non pericolosi limitatamente a pneumatici fuori uso con produzione di energia elettrica.

Partiamo da ciò che tutti sanno: la valle del Sacco è uno dei siti più inquinati d'Europa! Decenni di emissioni non monitorate e colpevolmente non controllate e dismissioni industriali, alle quali non sono seguite le necessarie opere di bonifica dei siti produttivi improvvisamente abbandonati, hanno trasformato il nostro fiume in un vettore di veleni con conseguente contaminazione dei suoli da esso bagnati, suoli che una volta erano campi coltivati, orti, pascoli. La situazione, nel tempo, è divenuta talmente tanto drammatica da far catalogare nel 2006 una vasta area come Sito di Interesse Nazionale (SIN); si perimetrano, quindi, le aree contaminate, aree da sottoporre ad urgente bonifica, e poi tutto tace; perché l'area è talmente tanto vasta e le risorse stanziate così miserevoli che nulla successivamente viene fatto. Bisogna aspettare il 2019 e l'intervento dell'attuale Ministro dell'Ambiente Costa perché vengano stanziate le prime risorse che portino ad una prioritaria bonifica delle aree industriali dismesse ricadenti nell'area SIN.

Ma finora si è parlato solo di acqua e di suolo e, quindi, di emissioni idriche; ancor più grave è il problema che riguarda le emissioni in atmosfera: la concentrazione di polveri sottili, di particolati, di sostanze nocive quali metalli pesanti e di monossidi è così grave che le centraline di monitoraggio di ognuno dei centri urbani della valle contano sforamenti dei valori limite ben superiori a quelli accettabili annualmente perché non vi siano danni per l'uomo. La valle del Sacco, "chiusa" in tutta la sua lunghezza da due catene montuose e, quindi, poco aerata e ventilata, si gioca

il suo futuro sulla qualità dell'aria: perché l'area contaminata da un fiume si può perimetrare, l'aria che quotidianamente viene respirata arriva anche in collina e lontano dai centri abitati.
La panacea di tutti i mali, per i nostri amministratori locali, è la limitazione del traffico veicolare (targhe alterne, domeniche ecologiche ed altri interventi propagandistici similari), mentre pochissimo o nulla viene fatto per il controllo delle emissioni atmosferiche provenienti dalle attività industriali. Giusto difendere le attività produttive e il lavoro da esse generato, ma interventi legislativi che mirassero a ridurre, mediante obbligatori impianti di filtraggio e di depurazione, le emissioni in atmosfera di sostanze inquinanti o nocive da parte dei siti industriali, sarebbero i benvenuti. Non a caso, ultimamente, sempre il Ministro Costa ha posto l'attenzione sulla necessaria revisione al ribasso dei limiti normativi di concentrazione di sostanze inquinanti all'interno delle emissioni in atmosfera prodotte dalle attività industriali.

In questo quadro generale, si inserisce la vicenda dell'inceneritore della Marangoni; l'azienda di Rovereto, dopo aver interrotto, intorno al 2013, ogni attività produttiva di pneumatici nuovi, lasciando senza lavoro circa 400 addetti, ora vuole utilizzare lo stabilimento di Anagni come termovalorizzatore ovvero vuole incenerire, ai fini della produzione di energia elettrica, i "Pneumatici Fuori Uso" (PFU); la produzione industriale di pneumatici nuovi in Corea del Sud o Sri Lanka e lo sfruttamento di quelli usati in Ciociaria: il massimo profitto con la minima ricaduta occupazionale (si prevede che nell'inceneritore di Anagni lavoreranno all'incirca 15 addetti).
Per raggiungere tale scopo, a seguito dell'interruzione della produzione, la Marangoni, con un intento che parte da lontano poiché la prima autorizzazione al termovalorizzatore dello stabilimento di Anagni fu rilasciata nel 2001, chiede alla Regione Lazio, nel marzo 2016, il rilascio di un'Autorizzazione Integrata Ambientale affinché possa non solo rinnovare ma anche incrementare l'attività di termovalorizzazione da svolgersi presso Anagni (portandola da 1450 kg/h a 2000 kg/h). E andiamo a parlare di ciò che non tutti sanno.

Dopo tutto quello che si è detto in premessa sulla perimetrazione SIN e sull'inquinamento della valle, dopo che la proposta, eccessivamente dispendiosa, avanzata dall'allora Presidente Provinciale Scalia di realizzare un aeroporto civile tra Frosinone e Ferentino fu bocciata dal Ministero perché avrebbe provocato un incremento delle emissioni atmosferiche inquinanti non tollerabili in una valle poco aerata come quella in cui viviamo, uno si sarebbe aspettato che il fascicolo Marangoni, in sede di conferenza di servizi, avrebbe goduto di una particolare attenzione sia da parte dei nostri amministratoti regionali che da quelli provinciali: e, invece, nulla!
La Provincia di Frosinone, guidata dal Presidente PD Pompeo, sempre pronto a fregiarsi di onori a favore di telecamera o fotocamera, prontamente si disinteressa del problema: nell'agosto del 2016, ad appena cinque mesi dalla richiesta della Marangoni, delega la Regione Lazio a rappresentarla in sede di conferenza di servizi per il rilascio dell'A.I.A. Parafrasando una nota battuta del libro Gomorra, la domanda nasce spontanea: ma Lei, Presidente Pompeo, respira l'acqua minerale, visto che vive in linea d'aria ad appena 12 Km dallo stabilimento della Marangoni? O pensa veramente

che il ponentino non trascini mai verso Ferentino le emissioni del termovalorizzatore della Marangoni con il suo inevitabile contenuto di benzene, di metalli pesanti (piombo, cromo, cadmio, mercurio) e di butadiene? Perché queste sono le sostanze che si accompagnano all'attività di incenerimento dei PFU!
Ripetiamo, fra tutti i possibili modi di trattare un pneumatico fuori uso, incenerirlo rappresenta la scelta con il massimo profitto per l'azienda, con la minima ricaduta occupazionale e con il massimo danno per l'ambiente. Dal recupero dei PFU si possono ottenere asfalti modificati, superfici per impianti sportivi, materiali per isolamento acustico, opere di ingegneria civile, opere di arredo urbano, materiali per pacciamatura fino a riutilizzi in mescola e rigenerazioni, tutti processi produttivi realizzabili a freddo che non prevedono fusioni ed emissioni in atmosfera, quindi non nocivi, con conseguente creazione di posti di lavoro e impatto positivo sul territorio. Bruciarlo è, forse, l'uso più stupido che si possa farne, non stupido per l'azienda ma stupido per chi accetta di farlo fare nel proprio territorio genuflettendosi ai desiderata dell'azienda.
Amministrare un Ente Locale, significa, per noi, valutare attentamente i pro e i contro di ogni scelta politica e amministrativa che si adotta, difendere la storia, i luoghi e l'ambiente che ci circonda, cercare di ottenere il massimo valore per quei parametri universalmente riconosciuti come causa di benessere per la popolazione che vi abita, non disinteressarsi dei problemi, non delegare ad altri le scelte, avendo come unico parametro redditi, economia e bilanci. Capito, Presidente Pompeo?
Ancora peggiore il comportamento della ASL provinciale e della Regione Lazio del Governatore e Segretario PD Zingaretti: la prima non partecipa ad alcuna delle riunioni previste dalla conferenza di servizi garantendo così un silenzio-assenso costante alla Marangoni, la seconda conclude positivamente, con inesplicabile e sospetta celerità, la conferenza di servizi relativa al rinnovo dell'autorizzazione per l'impianto di termovalorizzazione PFU di Anagni con Determinazione del 27/07/2017. Ad appena una settimana dall'approvazione, da parte del Ministero dell'Ambiente, delle Linee Guida per gli adempimenti in area SIN "Bacino del Fiume Sacco", avvenuta il 4 agosto 2017. Non sia mai che poi si incagli l'iter! Caro Governatore, non si poteva aspettare una settimana? O per Lei, noi saremo sempre la pattumiera della regione? Ogni intervento normativo che Ella ha firmato è, infatti, romano-centrico, tarato sulle esigenze di Roma e del suo hinterland (bacino di 5.000.000 di abitanti, dieci volte più numerosi degli abitanti della Ciociaria, e, quindi, rappresentanti un bacino elettorale più importante da blandire). Ma noi ricordiamo l'importanza che Ella ha dato alla parola ambiente nel suo discorso di insediamento alla segreteria del PD, era solo spot, propaganda e luogo comune oppure ci crede veramente? Sicuramente non ci crede il suo Assessore regionale all'Ambiente Buschini, che essendo nostro conterraneo avrebbe potuto analizzare e gestire meglio la vicenda.
Noi siamo stanchi ed è ora di alzare la voce; la voce dei nostri concittadini che non ne possono più di avere paura di ammalarsi di mali spaventosi e il più delle volte incurabili, siamo stanchi di subire una politica permeata dalla logica dei figli e dei figliastri, una politica attenta solo a soddisfare le

istanze delle grandi aziende e dei grandi potentati locali e totalmente disinteressata alle richieste della cosiddetta gente comune. Esiste un'economia diversa, un'economia ricchissima fatta di agricoltura, di turismo, di produzioni "pulite" e non pericolose, di ricerca e sviluppo di nuove tecnologie. La politica dovrebbe guidare le scelte, non accomodarsi e accettare passivamente quelle avanzate dalle S.p.A.
Presidente Pompeo, Assessore Buschini, Governatore Zingaretti, pensateci bene, per favore, che a cercare di fermare questa follia e quest'ennesima Impresa a perdere ci stiamo pensando noi attraverso la capillare rilettura di ogni atto dell'iter procedurale per trovare quel cavillo legislativo a cui appigliarsi per ricorrere nei confronti della Determina regionale del 27/07/2017.
E anche se non riuscissimo nel nostro intento, avremo, comunque, ogni mattina, il coraggio di guardarci nello specchio, consci di non aver tralasciato nulla per cercare di difendere il nostro territorio.

 

 

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Patrica, la nuova frontiera dei rifiuti inerti

Patrica panorama 400 minCoordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute Valle del Sacco e bassa Valle del Liri

 da Re.Tu.Va.Sa - A nulla valgono le grida di dolore della valle del Sacco scesa in manifestazione unitaria il 13 aprile a Frosinone sotto una pioggia battente ma con la forza che la contraddistingue.

Nel nostro territorio si continuano a proporre progetti di impianti legati al ciclo dei rifiuti, al di fuori di ogni pianificazione (continuiamo ad essere in attesa del nuovo piano regionale dei rifiuti) e di ogni criterio di rispetto per l’ambiente. Si continuano a proporre insediamenti lungo il corso del fiume, in aree sottoposte ai vincoli del Sito di Interesse Nazionale di cui deve essere verificato il grado di inquinamento, facendo prevalere la logica del profitto al rispetto dell’ambiente

Ora si insiste su Patrica (Fr) luogo già pesantemente compromesso a livello ambientale, ma che risveglia continuamente appetiti.

Da tempo si è aperto un nuovo fronte sul terreno ciclo dei rifiuti, quello del trattamento degli inerti, si tratta di una categoria molto ampia che passa da rifiuti derivanti dalla costruzione di edifici, a estrazione di miniera e cava, da raffinazione del petrolio a terreni prelevati da siti contaminati, a trattamento delle acque reflue e altri ancora.

Questo in sintesi è il progetto, tutta la documentazione al link https://regionelazio.app.box.com/v/027-2018, della Minotti Lavori SRLS sempre a Patrica e sempre nell’area industriale a gestione ASI. Progetto presentato a metà dello scorso anno e in fase istruttoria presso gli uffici preposti della regione Lazio per una capacità di trattamento con successiva presentazione in Autorizzazione Integrata Ambientale di 300.000 tonn/anno.

Inaccettabile nel modo più categorico in riferimento a quanto detto precedentemente oltremodo all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) la cui fotografia reale post-caratterizzazioni si avrà entro il 2023 secondo l’Accordo Quadro di Programma per cui la logica impone precauzione massima

Nell’istruttoria sono stati già espressi pareri, alcuni positivi in base alla collocazione dell’impianto in una area a destinazione industriale. L’amministrazione Comunale si sofferma sulla richiesta di integrazioni al progetto relative all’inquinamento indotto dal traffico veicolare, all’ utilizzo di terre e rocce di scavo ed alla collocazione in area SIN che richiede il parere ministeriale. Successivamente il Comune di Patrica, in data 31.01.19, fa richiesta di archiviazione del procedimento per difetto di applicazione dell’istruttoria e per mancato rispetto dei tempi previsti per l’integrazione documentale in riferimento alle normative vigenti, che però erano state inviate dal proponente in data 22.01.19 ma non pubblicate nell’apposita spazio web dell’area VIA della Regione Lazio e comunque in ritardo rispetto ai tempi normativi. In ogni caso ad oggi non risultano contro risposte dall’ente autorizzativo.

Tra le note degli Enti interpellati spicca però la relazione dell’Arpa Lazio del 16.11.18 che in 18 pagine descrive il quadro catastrofico dell’area in oggetto.

Lo stato delle acque superficiali del fiume Sacco da Colleferro a Falvaterra -come risulta dai dati delle centraline di rilevamento- risulta essere in gran parte “SCARSO” per i parametri ecologici e “NON BUONO” per i parametri chimici. Quelle sotterranee non fanno testo in quanto sono verificate solo in due punti per i parametri chimici su Anagni.

Della qualità dell’aria vengono confermati i rilevamenti delle centraline che già conosciamo, introducendo però un rilevamento specifico su Patrica nel 2017 che riporta 56 superamenti per le PM10, oltre la normativa di Legge.

A questo punto si passa al comparto suolo e acque sotterranee e qui la situazione è desolante.

Ex Discarica Comunale Valesani/Le Cese: per il terreno superamenti per Vanadio e Arsenico; per le acque sotterranee Piombo totale e Ferro.

Chemi SPA: per le acque di falda concentrazioni rilevanti (CSR) di 1,2 –Dicloropropano, Tetracloroetilene, Tricloroetilene, 1,1- Dicloroetilene, 1,2- Dicloroetilene (cis) e concentrazioni superiori (CSC) di 1,2- Dicloroetilene (cis+trans), 1,1,2-Tricloroetano, 1,1- Dicloroetilene, Triclorometano, Sommatoria Organo Alogenati, 1,2 Dicloroetano.

Mater Biopolymer SRL: per le acque sotterranee campioni ARPA superamenti (CSC) per Arsenico totale, Cromo totale, Ferro totale, Nichel Totale, Piombo totale, Manganese disciolto, Manganese totale e Nitriti; campioni della Ditta superamenti per Antimonio, Ferro e Manganese disciolti. Per i terreni nessun superamento.

Ditta Rizzi Francesco per l’Ambiente: per i terreni superamenti (CSC) per i parametri Arsenico, Vanadio, Cobalto, Stagno, Piombo, Cromo totale, Nichel, Selenio, Idrocarburi C>12 e Diossine/Furani (quest’ultimo parametro in un solo topsoil), per le acque sotterranee superamenti per Alluminio, Berillio, Cromo totale, Ferro, Nichel, Piombo, Manganese, Arsenico e Triclorometano.

Klopman International SRL: per le acque sotterranee superamenti (CSC) per Alluminio, Triclorometano, Cloruro di vinile, Tricloroetilene, Tetracloroetilene, 1-2, Dicloroetilene e Sommatoria organoalogenati.

Fosso Vadisi: concentrazioni significative di Arsenico, Cadmio, Zinco, Cromo Totale, Cromo VI, Piombo, Mercurio, Nichel, Stagno/organo Stannici, Rame, Cianuri, Solventi Organici aromatici (BTEXS), Idrocarburi C>12 e C<12, Grassi ed Olii Vegetali ed Animali, Fenoli (2-clorofenolo, 2,4-diclorofenolo, 2,4,6-triclorofenolo, Pentaclorofenolo)

Ex discarica comunale Gorgona: per i terreni superamenti (CSC) di Idrocarburi C>12; per le acque sotterranee di Alluminio, Arsenico, Cobalto, Ferro, Nichel, Piombo, Selenio, Manganese, Tallio, Solfati e Ammoniaca. I rilevamenti della Ditta superamenti (CSC) di Arsenico, Ferro, Nichel, Manganese, Solfati, Ammoniaca e Idrocarburi totali.

BERG SpA (ex DSI SRL/SpA: per i terreni superamenti (CSC) di Berillio; per le acque sotterranee (CSC) Alluminio totale.

Gabriele Group SRL: per le acque sotterranee superamenti (CSC) per il Cromo totale, successivamente solo per Manganese e Ferro.

L’ARPA Lazio fa rilevare che per altre attività produttive nei pressi “gli interventi ispettivi effettuati presso alcuni degli insediamenti sopra citati hanno comportato la comminazione di sanzioni amministrative nonché segnalazioni all’Autorità Giudiziaria ai sensi dell’art. 29-quattuordecies del D.lgs 152/06.”

In conclusione la relazione riporta quanto segue: “In considerazione di quanto sopra, si ritiene che l’area oggetto di intervento sia da considerarsi affetta da particolare criticità ambientale e pertanto si invita codesta Autorità competente a tenere conto degli eventuali effetti derivanti dal progetto in correlazione al cumulo con gli effetti derivanti da altri progetti esistenti e/o approvati.”

A questo punto gli uffici della regione Lazio non possono che prendere in seria considerazione il parere dell’Ente di Controllo preposto e -unitamente alle richieste dell’Amministrazione Comunale- archiviare il procedimento.

Il Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute esaminata la documentazione relativa al progetto e valutate le probabili ripercussioni ambientali esprime preoccupazione e chiede che il procedimento sia dichiarato concluso con un parere negativo.

In caso contrario i cittadini di Patrica e della valle del Sacco dovranno mettere in atto le contromisure del caso, peraltro a loro congeniali.

Valle del Sacco, 12.06.2019

 

 

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L'elezione di Pietro Bartolo a Bruxelles

art1mdp 350 260Articolo 1 esprime grande soddisfazione per il risultato di Pietro Bartolo a Roma e nel Lazio.

Attorno alla sua candidatura si sono coagulate forze diverse: organizzazioni politiche, sindacati, mondo dell’associazionismo, del volontariato e del terzo settore e tanti cittadini che con il loro voto hanno mandato un segnale chiaro e inequivocabile, una volontà di cambiamento radicale rispetto alle scelte operate nel passato.

La sua credibilità, il suo impegno per i diritti umani e contro l’ingiustizia sociale hanno consentito ai nostri militanti di impegnarsi al massimo e siamo orgogliosi di avere contribuito a raggiungere questo straordinario risultato.

In particolare a Roma è il più votato di tutta la lista.

Auguri Pietro! Ora mettiamoci al lavoro per cambiare l’Europa e ricostruire una grande forza della sinistra, una forza popolare, inclusiva e unitaria.

Riccardo Agostini Coordinatore Regionale, Piero Latino Coordinatore Provinciale Roma, Gaetano Ambrosiano Coordinatore Provinciale Frosinone

Nota di Art.UNO

 

 

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Scuola: Tasse anche sulla trasparenza

MIUR 350 260SCUOLA – Maxi tassa sulla trasparenza, per saperne di più su atti e trasferimenti docenti, Ata e genitori devono pagare decine di euro

È quello che da qualche giorno devono sborsare i lavoratori e le famiglie degli alunni che vogliono vederci chiaro su documenti conservati dall’amministrazione scolastica, domande di mobilità, verbali degli organi collegiali, atti di gestione del rapporto di lavoro oppure conservati nel fascicolo personale custodito nelle segreterie: per effetto di un decreto Miur di metà aprile, attuativo della Legge 241/90, in presenza di documenti cartacei serviranno 12,50 euro per ogni ricerca, 10 euro per le notifiche, più i costi per la visura (10 centesimi a pagina), per l'estrazione di copia (25 centesimi a pagina) e l'oscuramento degli eventuali dati personali (1 euro a pagina). Poi ci sono i bolli.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “premesso che tutto questo è assurdo, visto che in Italia si pagano già le tasse più alte d’Europa, siamo convinti che ci troviamo davanti ad un’operazione nata non tanto per motivi di spending review, ma con il preciso scopo di disincentivare la trasparenza degli atti pubblici. Noi non ci stiamo e siamo pronti a fare ricorso al Tar.

Diventa salato il conto da pagare per chi nella scuola vuole vederci chiaro su trasferimenti, concorsi e burocrazia. In base al decreto n. 662 emanato dal ministero dell'Istruzione il 17 aprile scorso, d’ora in poi per estrarre copia degli atti e dei documenti in possesso dell'amministrazione scolastica e universitaria non basterà più pagare 25 centesimi per ogni fotocopia, ma cifre ben consistenti: 10 euro per la notifica al controinteressato, un euro a pagina se la domanda contiene dati personali da oscurare e 10 centesimi a pagina solo per la visura, sintetizza Italia Oggi. E se l'accesso e l'estrazione di copia avverranno per posta, i relativi costi saranno posti a carico del richiedente: le spese per l'eventuale scansione saranno quantificati come se si trattasse di fotocopie.

I COSTI DA AFFRONTARE

Le somme da sborsare non finiscono qui. “Se poi i documenti richiesti dovessero essere in formato cartaceo – continua la stampa specializzata - bisognerà anche pagare 12,50 euro per ogni ricerca in archivio. I contributi saranno dovuti solo se il costo dell'operazione supererà i 50 centesimi. Al di sopra di tale importo, dovrà essere effettuata la riscossione dell'intera cifra. Compresi i 50 centesimi”. E nel caso di richiesta di copie di documenti in bollo, al pagamento dell'imposta provvederà direttamente il richiedente, fornendo all'ufficio competente al rilascio la marca da bollo. L'importo è pari a euro 16 per marca da bollo ogni 4 fogli/facciate.

È ampio il ventaglio dei casi per cui bisognerà mettere mano al portafoglio: “L'accesso a pagamento vale per tutti gli atti e documenti conservati dall'amministrazione scolastica, comprese le domande di trasferimento, i verbali degli organi collegiali, gli atti di gestione del rapporto di lavoro e tutti gli atti conservati nel fascicolo personale di docenti e Ata presso le segreterie scolastiche. Ma anche gli atti della selezione per i Prin da parte delle università escluse”.

30 ANNI DI ATTESA

Le norme erano attese da tempo, quasi 30 anni: danno infatti attuazione all'articolo 25, comma 1, della legge 7 agosto 1990, n. 241. Il quale dispone che il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi, nei modi e con i limiti indicati dalla presente legge. Il mero esame dei documenti è gratuito. Ma il rilascio di copia «è subordinato al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura». Ciò che si paga, dunque, non è la cosiddetta ostensione del documento richiesto e la relativa lettura (che può comprendere anche la possibilità di prendere appunti), ma tutto ciò che viene prima della messa in mostra dell'atto o del documento richiesto, affinché il richiedente possa visionarlo (cosiddetta ostensione) e per l'eventuale estrazione di copie. Il procedimento di accesso, peraltro, dal 2006 è gravato anche dall'onere, per l'amministrazione, di individuare e notiziare il controinteressato all'accesso (si veda il dpr 184/2006).

IL COMMENTO DI MARCELLO PACIFICO

“Riteniamo incostituzionale questo modo di procedere a danno dei cittadini: è chiaro che si vuole ostacolare la trasparenza e l’acceso agli atti pubblici – annuncia Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – e per questo siamo pronti a fare ricorso al Tribunale amministrativo regionale ovvero a fare pagare all'amministrazione queste spese aggiuntive. Quello che si sta compiendo sulle richieste dei documenti, inoltre, è legato in qualche modo all’innalzamento delle tasse che vengono chieste per svolgere i concorsi pubblici: si tassa per disincentivare, come se il cittadino fosse un problema da tenere lontano dalla cosa pubblica”.

PER APPROFONDIMENTI:

SCUOLA – Precariato, 350 mila assunzioni in 10 anni non sono bastate: rimangono 100 mila supplenti da assumere e 20 milioni di risarcimenti da assegnare

Docenti precari, novità per l'aggiornamento delle GaE grazie alle battaglie legali di Anief

Precariato, decreto aggiornamento GaE è questione di giorni. Appello Anief: se non si aprono a tutti gli abilitati pronti al maxi-ricorso

Precariato, aggiornamento GaE: da domani la presentazione delle domande. Anief presenterà ricorso per gli abilitati esclusi

Precari, due procedure inutili per salvarli. Anief: basta speculare sui docenti con 36 mesi e dimenticare gli abilitati

Parte l'adesione ai ricorsi Anief in merito all'aggiornamento GaE 2019/2021

Precari. Sono passati pochi giorni e in migliaia chiedono d'inserirsi nelle GaE

Due Italie, due sistemi di reclutamento, alla faccia dell'accordo tra Governo e sindacati

Docenti precari esclusi dall’aggiornamento GaE, i precedenti dicono che vale la pena provare: meno di una settimana alla scadenza

Il 17 maggio Anief in prima fila, uno sciopero contro un accordo che non risolve i problemi della scuola

Per il ministro Bussetti mancano gli insegnanti. Replica Anief: non è vero, ce ne sono 150 mila già pronti

Precariato, il Miur vuole una pre-selezione su PAS e assunzioni. Anief si oppone: vanno tutti abilitati e immessi in ruolo, c’è posto in abbondanza

Precariato, proposta unitaria dei sindacati al Miur. Per Anief è inutile: non risolve i problemi dei supplenti

I posti di ‘Quota 100’ subito liberi, senza provvedimenti straordinari a settembre sarà tracollo.

19 maggio 2019 Ufficio Stampa Anief

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