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Solidarietà lavoratori Burgo di Sora con quelli Reno de Medici

Solidarietà

Reno De Medici 390 minI Lavoratori iscritti alla SLC CGIL della Cartiera Burgo di Sora, esprimono solidarietà e vicinanza alle Lavoratrici e ai Lavoratori della Cartiera Reno de Medici di Villa Santa Lucia, che in questi giorni stanno lottando per la difesa del proprio posto di lavoro.

Sappiamo che il nostro territorio non offre opportunità di lavoro alternative, quindi uno Stabilimento importante come quello della Reno de Medici deve essere difeso a tutti i costi, con la consapevolezza che l’ambiente e la salute pubblica devono essere sempre preservate, pertanto ci auguriamo che si trovino al più presto soluzioni sostenibili per permettere il riavvio completo dello stabilimento.

Noi ci faremo trovare pronti, nel caso dovesse servire e ci uniremo alla giusta lotta per il lavoro, l’occupazione e la sostenibilità ambientale.

Un caro saluto ai nostri Colleghi.

 

Dai lavoratori SLC - CGIL Burgo di Sora
Lotte sindacali per il lavoro

 

 

Reddito di cittadinanza in Ciociaria: analisi Uil

bandiera uil 350 minReddito e pensione di cittadinanza. Tarquini (Uil Frosinone): “Quasi diecimila famiglie lo percepiscono. Per loro un importo medio mensile di 498 euro”

 

“Sono oltre 22mila le persone che in Ciociaria hanno visto riconosciuto il diritto a percepire il reddito e la pensione di cittadinanza per un totale di 9988 famiglie. Mediamente uomini e donne hanno percepito mensilmente un importo di 498 euro”. Questi i dati elaborati dalla Uil di Frosinone relativi al decreto legge introdotto dal governo nazionale un anno fa con l’obiettivo di contrastare la povertà e favorire il reinserimento nel mondo del lavoro.
“Al di là dei furbetti e degli illeciti scoperti dalle forze dell’ordine – spiega Anita Tarquini, Segretaria della Uil di Frosinone – il nostro studio fotografa una realtà che fa tremare i polsi. Le cifre della nostra provincia sono infatti le più elevate in termini di importi corrisposti a uomini e donne: il territorio ciociaro viene prima di quello romano, dove l’importo medio mensile dei percettori di questa misura si è attestato a 474 euro e di Latina, dove la cifra corrisposta è stata di 472 euro. In termini di nuclei coinvolti dal reddito e dalla pensione di cittadinanza, le nostre 22468 famiglie collocano Frosinone in terza posizione dopo Roma con 137498 nuclei e Latina con 24400 famiglie”.

“Nel Lazio sono quasi 93 mila i nuclei familiari che cui è stato riconosciuto il diritto al sostegno economico e oltre 200 mila le persone che lo esercitano – aggiunge l’esponente Uil della Ciociara – Siamo sempre stati favorevoli alle misure che si pongono il fine di contrastare la povertà e quindi anche al reddito di cittadinanza. Questa nostra elaborazione conferma le criticità del territorio: posti di lavoro che saltano, aziende in crisi, difficoltà nel trovare una nuova occupazione. Difficoltà confermata anche i numeri della cassa integrazione, basti pensare che nel 2018 tra ordinaria, straordinaria e in deroga sono state oltre quattro milioni le ore concesse dall’Inps agli uomini e alle donne della nostra provincia, mentre nel 2019 le ore sono arrivate a oltre sei milioni, con un incremento del 51,6 per cento”.

“E’ chiaro quindi che serve un’inversione di tendenza – conclude Tarquini – che da un lato non deve dimenticare chi si trova in difficoltà, ma che offra loro anche una prospettiva futura migliore. E’ per questo che le politiche attive del lavoro vanno implementate. Non solo. Per uscire definitivamente dalla palude, servono politiche di sviluppo, investimenti pubblici e privati. Serve una politica economica molto più incisiva della attuale in grado di rilanciare definitivamente l’occupazione, che in questo territorio oggi è merce rara”.

 

Uil Frosinone

 

 

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Prescrizione: l'opinione di Carla Corsetti

prescrizione 350 mindi Carla Corsetti* - Le cronache ci restituiscono la narrazione falsa di una giustizia negata a causa della prescrizione quando le cause sono altre.

I processi con imputati “eccellenti” che restano impuniti per via della prescrizione, sono evidenziati in modo esponenziale, ma non sono loro il vero obiettivo della riforma volta ad eliminare la prescrizione dopo il primo grado di giudizio, il vero obiettivo sta nel potenziamento del sistema repressivo generale per depotenziare la conflittualità sociale, lasciando che soggetti attinti da accuse repressive possano essere neutralizzati per anni, imbrigliati nelle maglie di processi che possono durare anche trenta anni.

La prescrizione, piuttosto, è un correttivo del sistema, è un diritto dell’imputato contro lo Stato, è il meccanismo di protezione dei deboli contro l’inferno della macchina giudiziaria.
La prescrizione è come il laccio emostatico quando c’è una emorragia a causa di una ferita.

Sarebbe necessario prevenire le cause che hanno determinato la ferita oppure sarebbe necessario attuare le condizioni per tamponarla in via definitiva, ma se la persona ferita soccombe nonostante il laccio emostatico abbia rallentato il sanguinamento, non puoi pensare che sia stato il laccio emostatico responsabile del decesso.
Eppure la stampa ci descrive la prescrizione come la causa di tutti i mali della giustizia, legando alla sua negazione le pulsioni giustizialiste di magistrati frustrati, o le costruzioni di popolarità di politici in mala fede.
Non si trascura la rabbia di chi si vede negata la giustizia, ma la prescrizione non è la causa, la prescrizione è l’epilogo, è la dichiarazione finale di ciò che è già stato negato a monte, è il “game over” del sistema.
In Italia si ha un carico di procedimenti penali pendenti di circa un milione e di questi, secondo le ultime statistiche fornite dal Ministero di Giustizia, circa 125.000 l’anno si risolvono con prescrizione, ovvero circa il 12% dei procedimenti.

Il dato rilevante è che oltre 56.000 procedimenti si prescrivono perché le procure arrivano in ritardo a formulare le imputazioni, molto spesso dopo farraginose indagini in cui avvocati e cittadini, eccellenti e non, sono meri spettatori.
I processi che riguardano imputati eccellenti, a cui si dà risalto mediatico, sono una percentuale irrisoria.
Quasi tutti i 125.000 procedimenti riguardano reati minori, ed hanno come protagonisti persone comuni che sono incappate nelle maglie della giustizia per reati non gravi, spesso legati a situazioni di disagio economico e sociale, ma spesso legati anche ad azioni di protesta e dimostrative, e che a causa della lentezza della macchina giudiziaria, restano appesi ad un processo per anni.

Ma per avere contezza del decorso della prescrizione, occorre dire anche quali sono i tempi in riferimento ai reati più eclatanti:

1. sequestro di persona a scopo di estorsione: 60 anni;
2. associazione finalizzata al traffico di stupefacenti: 40 anni;
3. associazione per agevolare l’immigrazione clandestina: 30 anni;
4. associazione di tipo mafioso: 30 anni;
5. voto di scambio politico-mafioso: 24 anni;
6. morte o lesioni come conseguenza di inquinamento ambientale: 50 anni;
7. omicidio stradale: 45 anni;
8. violenza sessuale: 30 anni;
9. maltrattamenti contro familiari e conviventi: 17 anni e 6 mesi (elevati a 37 anni e 6 mesi se dal fatto deriva una lesione gravissima; e a 60 anni se dal fatto deriva la morte);
10. atti sessuali con minorenne: 60 anni;
11. violenza sessuale di gruppo: 35 anni;
12. rapina: 25 anni;
13. furto in abitazione e furto con strappo:12 anni e 6 mesi;
14. produzione; traffico e detenzione di sostanze stupefacenti: 25 anni;
15. estorsione: 25 anni;
16. usura:12 anni e 6 mesi;
17. corruzione in atti giudiziari: 30 anni;
18. induzione indebita a dare o promettere utilità: 15 anni e 9 mesi;
19. corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio: 15 anni;
20. corruzione per l’esercizio della funzione: 12 anni;
21. bancarotta fraudolenta: 18 anni e 9 mesi;
22. concussione: 15 anni;
23. peculato: 12 anni e 7 mesi;
24. falso in atti pubblici: 12 anni e 6 mesi.

I reati che prevedono la pena dell’ergastolo, comunque, non si prescrivono.
Secondo il Ministro Bonafede allo Stato italiano non bastano 30 anni, in media, per stabilire se una persona è colpevole oppure no, e questa conclusione è aberrante.

La prescrizione nel nostro ordinamento è un diritto che non è legato in maniera semplicistica ai meccanismi che regolamentano il processo, perché la prescrizione non ha valenza processuale, ma sostanziale, e come tale è legata al principio di legalità.
Il principio di legalità è un principio cardine di tutti gli stati democratici e garantisce i cittadini dall’uso della forza da parte dello Stato.

Se si considera che il diritto penale di per sé è repressivo, il principio di legalità è fondamentale per impedire gli abusi da parte del potere esecutivo.
Se si consentirà che venga smantellata la prescrizione, non ci vorrà molto perché, con effetto domino, verranno giù anche le altre garanzie democratiche, una dopo l’altra, come nelle migliori tradizioni totalitaristiche.
Abbiamo già leggi repressive, abbiamo già carceri fatiscenti e oppressive, abbiamo già una società infelice, abbiamo le maggiori organizzazioni politiche (Lega e PD, con una terza forza, M5S, in via di dissolvimento dopo aver fatto da stampella alle altre due) sul libro paga delle lobby finanziarie, pronte a svendere i nostri diritti come se fosse l’unica loro missione.

Ebbene, di fronte a tutto questo diventa puro masochismo condividere lo smantellamento delle garanzie del sistema penale.
Quando viene sbandierato l’esempio di come funziona la prescrizione negli altri Paesi, come sempre accade, la comparazione diventa un fuor d’opera: è come dire che negli altri Paesi sulla pizza margherita mettono la marmellata.

Le soluzioni sono altrove, sono innanzitutto nella depenalizzazione e nel potenziamento degli uffici giudiziari rimasti senza organico sufficiente e commisurato ai carichi di lavoro, ma soprattutto nella abrogazione di leggi repressive che mortificano il concetto stesso di civiltà del diritto (come ii decreti sicurezza).

Eliminare la prescrizione è un grave errore e le conseguenze di questa scelta scellerata non le pagheranno gli imputati eccellenti, che sono una percentuale minima, anche se sbandierati come esempi per dare supporto emotivo ad una riforma ingiusta.
Vista la determinazione del potere finanziario e politico a gestire il conflitto sociale con la repressione penale, le conseguenze le pagheranno 125.000 anonimi ogni anno, destinati comunque ad aumentare, strangolati da una mentalità repressiva forcaiola.

 

*Carla Corsetti
Segretario nazionale di Democrazia Atea e componente del coordinamento nazionale di Potere al Popolo

 

 

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Legambiente e l’utilizzo delle ceneri da termovalorizzazione

LegambienteAnagniValutazioni di Legambiente sulla sperimentazione dell’utilizzo delle ceneri residuo di termovalorizzazione.

L’ufficio scientifico di Legambiente ha esaminato i risultati della sperimentazione dell’impiego di scorie da termovalorizzazione nel processo di produzione di gres porcellanato, effettuata dalla società SAXA GRES di Anagni.

“La relazione esaminata ha evidenziato diverse incongruenze e lacune sia nella fase operativa della lavorazione che nei risultati delle analisi condotte - dichiara Andrea Minutolo, coordinatore scientifico nazionale di Legambiente - In generale persistono dubbi sulle operazioni di stoccaggio delle ceneri, sulle emissioni in atmosfera e sull’utilizzo delle ceneri che potrebbero determinare situazioni potenzialmente dannose per la salute dei lavoratori e per l’ambiente.”

L’ utilizzo di scorie provenienti dal termovalorizzatore di San Vittore nella produzione di manufatti si presenta come una proposta di Economia Circolare in linea con i principi dell’End of Waste. “Tuttavia, dopo una visita informale dello stabilimento, alla quale abbiamo partecipato nel settembre 2016 insieme ai vertici nazionali e regionali di Legambiente, - dichiara Rita Ambrosino, presidente del Circolo Legambiente Anagni - avevamo riportato dubbi che ci avevano indotto a sospendere qualsiasi giudizio in merito.”

Nonostante le promesse, inoltre, alla visita ed alla presentazione particolareggiata dei piani di sviluppo e riavvio della fabbrica non era seguita nessuna documentazione tecnica di dettaglio che consentisse considerazioni più approfondite. Per poter esprimere un giudizio sulla base di dati certi, è stato quindi necessario attendere la relazione sui risultati del progetto sperimentale presentata in Regione.

Il documento conclusivo prodotto da Legambiente sarà trasmesso alla Regione Lazio – Direzione Politiche ambientali e Ciclo dei Rifiuti, alle competenti autorità territoriali e alla Saxa Gres per le azioni del caso.

CIRCOLO LEGAMBIENTE ANAGNI

mail :

pec:

web: www.legambienteanagni.com

Iscrizioni al liceo Pietrobono ancora in crescita

liceocontigentili 350 mindi Maria Scerrato - Iscrizioni scuola: liceo Pietrobono sempre in crescita.
In linea con il dato nazionale le iscrizioni al Liceo Pietrobono, che quest’anno ha raccolto la sfida di un nuovo indirizzo che va ad affiancare quelli storici.

L’ istituto di Alatri diventa così l’unico nella provincia ad offrire la proposta liceale più ampia del territorio. Il ventaglio comprendente il Liceo classico, lo Scientifico, il Linguistico e il Liceo delle scienze umane, si è infatti arricchito del corso di studi del Liceo delle Scienze Applicate, piuttosto gettonato dagli alunni che si sono scritti e che avranno la possibilità di optare per questo indirizzo fino al 20 febbraio.

Sorridono la dirigente prof.ssa Simona Scarsella e la prof.ssa Angela Flori responsabile dell’orientamento che con una dinamica equipe formata dai docenti hanno conseguito l’importante successo.
Sembrano infatti molto lontani gli anni di crisi del Liceo classico con lo spettro della sparizione dell’importante indirizzo di studi per la storia culturale della città ernica. Malgrado l’evidente crollo demografico gli studenti di terza media, provenienti da ben ampio bacino, continuano a preferire il Pietrobono.

Richiesta di cittadinanza a Segre. Comune ancora non discute

Possibile logo 350 260Due mesi e mezzo senza risposta. E' stata presentata da "Possibile" il 15 novembre 2019 la richiesta di dare la cittadinanza onoraria a Liliana Segre, ma il sindaco leghista Nicola Ottaviani e la sua Giunta ancora  non la inseriscono all'odg da discutere in Consiglio comunale.

Ecco il testo della richiesta protocollato

Frosinone……15/11/2019…………………

Al Sig. Presidente
del Consiglio comunale Ai Sigg. Consiglieri
Al Sig. Sindaco
Ai Sigg. componenti la Giunta COMUNE DI FROSINONE

OGGETTO: Proposta di conferimento della cittadinanza onoraria del Comune di Frosinone alla Senatrice della Repubblica Liliana Segre.

La Senatrice Liliana Segre, cittadina italiana, nata a Milano il 10 settembre 1930, è testimone vivente di una delle più grandi tragedie collettive prodotte dalla civiltà umana e segnatamente europea. Cittadina italiana, ma riconosciuta come uno di quei 48.032 cittadini italiani bollati come «di razza ebraica» dalle ignominiose leggi razziste del 1938, subì l’umiliazione della espulsione dalla scuola pubblica all’età di otto anni.
Nel momento in cui la discriminazione razzista si tradusse in persecuzione delle vite in Italia come in Europa, nel dicembre del 1943 tentò con il padre e due suoi cugini di cercare la salvezza in Svizzera. Dopo un viaggio «in condizioni disperate», dovette scoprire che per lei e i suoi cari la vicina Svizzera non era quella Terra d’asilo, che pure per molti era stata. Respinta alla frontiera di Arzo, fu consegnata alla Guardia di finanza italiana, affidata poi ai tedeschi e trasferita nel carcere dei Miogni, a Varese.
Come la stessa Liliana Segre ha ricordato:
«Nel carcere di Varese mi separarono da mio papà, che venne destinato al reparto maschile. Ero sola. Mi fotografarono e mi presero le impronte digitali come si fa con i delinquenti. Ero io quella?» (Cfr. Enrico Mentana, Liliana Segre, La memoria rende liberi, Milano, Rizzoli, 2015, pp.75-77.)mozione segre 350 min
Quando, molti anni fa, fu chiesto alla Direzione del carcere dei Miogni di poter consultare il registro in cui erano annotati gli ingressi e i motivi della detenzione. sul registro, accanto al suo nome, a spiegare le ragioni della sua reclusione, era appuntata una sigla: «O.P.». La giovanissima Liliana Segre, che all’epoca aveva appena tredici anni, era stata detenuta per motivi di «Ordine pubblico». Una ragazzina di 13 anni era pericolosa semplicemente perché era nata italiana ed ebrea.mozione segre 350 min
Dopo cinque o sei giorni, Liliana Segre fu trasferita presso il carcere di Como e di lì, poi, presso quello milanese di San Vittore. Il 30 gennaio del 1944, Liliana Segre fu trasferita presso il Binario 21 della Stazione centrale della capitale lombarda e caricata su un carro bestiame. Destinazione: Auschwitz. Nel momento in cui varcò i cancelli di Auschwitz, cessò, per i suoi aguzzini, di essere una persona e diventò semplicemente un «pezzo», uno «stück», indicato non più con un nome, ma con un numero scritto sulla pelle: il 75190. Uscì da quel luogo, sulla cui soglia sembrò fermarsi la civiltà e la razionalità umana, il 1° maggio del 1945. Dei 776 bambini italiani di età inferiore ai 14 anni deportati in quel campo di sterminio, Liliana Segre era una dei soli 25 sopravvissuti.
Della sua storia, e della storia di quanti come lei subirono quella esperienza e non sopravvissero, Liliana Segre si è fatta, a partire dagli anni Novanta, testimone instancabile. E sempre, nella sua testimonianza, ha cercato di trasmettere due fondamentali insegnamenti civili e morali: non restare indifferenti di fronte all’imbarbarimento e alla violenza, che, in tutte le forme, sempre si riaffacciano nella storia; non coltivare alcun sentimento di odio, anche nei confronti di coloro i quali sono responsabili della nostra e dell’altrui sofferenza.

L’alto valore morale e civile del suo impegno è stato appunto riconosciuto, oltre che da innumerevoli altre istituzioni, anche dal Presidente della Repubblica italiana, che il 19 gennaio del 2018, ad ottant’anni dall’introduzione nel nostro Paese di leggi razziste, ha voluto conferirle la nomina di Senatrice a vita.

Pertanto, alla luce della sua storia personale; dell’impegno che Liliana Segre ha profuso nell’educazione morale e civile delle giovani generazioni ; in considerazione del valore etico della sua testimonianza, sempre finalizzata ad un agire responsabile e «senza odio»; riconoscendo il valore della memoria come leva fondamentale per «mantenere vivo il ricordo del passato» e per ribadire la nostra avversione «contro ogni potere totalitario, a prescindere da qualunque ideologia» (come è stato recentemente richiamato dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa); alla luce di tutto ciò, con il presente atto, i sottoscritti, Gianmarco Capogna e Frate Anna Rosa per il partito politico Possibile

Propongono

di attribuire la cittadinanza onoraria del Comune di Frosinone alla senatrice Liliana Segre.

 

 

 

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Cittadini a sostegno del ricorso in Tribunale contro la DHI

Certosa di Trisulti 350 260da farodiroma.it - Trisulti: il territorio si mobilita e partecipa al ricorso in Tribunale contro la DHI. I sovranisti hanno tentato ogni strategia legale per non mollare la Certosa.

Tempi duri per Benjamin Harnwell alla Certosa di Trisulti. Dopo aver esultato per la sospensiva accordatagli dal TAR di Latina il 18 dicembre scorso, contro il decreto di annullamento del Ministero dei Beni Culturali e Turismo, ora dovrà affrontare anche le associazioni locali che hanno deciso la partecipazione al ricorso. È in corso di notifica l’atto di intervento ad opponendum di un folto grupo di associazioni della provincia di Frosinone che ha deciso di affiancare il Mibact in opposizione al ricorso della Dignitatis Humanae Institute, presso il TAR di Latina l’11 marzo.

Sono associazioni della società civile impegante sul territorio per la legalità, la tutela paesaggistica, la tutela del patrimonio, che si sono armate di coraggio difronte alla pochezza delle istituzioni locali che non hanno raccolto l’invito ad opporsi alla DHI per timore di dover affrontare le eventuali spese di soccombenza – speriamo remote! – o addirittura per altro tipo di paura dettata dalla volontà politica di non compromettere i rapporti con la DHI qualora dovesse rimanere assegnataria della Certosa di Trisulti.

Una vicenda che dura ormai da tanto tempo mentre i tetti della Certosa di Trisulti, patrimonio dello Stato, crollano e non si celebrano ormai da molti mesi le messe in chiesa, dopo che l’ultimo, ostinato, monaco è stato mandato via.

Nel frattempo si attende anche l’appello del Mibact al Consiglio di Stato, a fine di febbraio, avendo impugnato le ordinanze cautelari di sospensione dei provvedimenti impugnati, vale a dire l’annullamento in autotutela e il provvedimento di rilascio dell’immobile.

La cordata delle associazioni è assistita dagli avvocati Chiarina Ianni e Sara Spirito. L’avvocato Felice Maria Spirito ha prodotto la relazione legale che ha portato l’Avvocatura dello Stato a esprimere parere contrario alla concessione della Certosa di Trisulti alla DHI. In seguito al parere dell’Avvocatura dello Stato, l’ex ministro Alberto Bonisoli ha dato l’avvio al procedimento di annullamento della concessione, conclusosi il 16 ottobre scorso con la firma del decreto di annullamento da parte dell’attuale ministro Dario Franceschini.

 

 

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Globo Sora, con Modena non bastano cuore e impegno

A rete 350 minCarla De Caris* - Il 2020 pallavolistico del PalaCoccia si apre con la vittoria della Leo Shoes Modena che in tre set mette a referto la terza giornata del girone di ritorno. La Globo Banca Popolare del Frusinate Sora voleva farsi trovare agguerrita dopo la vittoria sfuggita mercoledì sera a Ravenna, ma con tutta la fiducia ritrovata dai ragazzi di coach Giani dopo il bottino pieno guadagnato con Piacenza, è stato quasi impossibile per i padroni di casa esprime il loro gioco. L’obiettivo della Leo Shoes contro la Globo era di non perdere terreno, e l’ha raggiunto vincendo anche la sfida a distanza con le altre inseguitrici della capolista Lube, ossia Perugia, Trento e Milano comunque oggi tutte vincenti tra le proprie mura amiche contro rispettivamente Monza, Vibo Valentia e Ravenna. “Bene Modena nel primo – dice coach Colucci -. Alla fine ci ha concesso poco. Potevamo sicuramente fare meglio, sia in ricezione che in battuta fondamentali nei quali siamo stati discontinui. Abbiamo recuperato un po' poi nel secondo e nel terzo in ricezione, ma comunque ci è mancato il muro e il servizio. Ci aspettavamo tutti qualche cosa in più dopo la scorsa partita nella quale siamo riusciti a giocare bene almeno per tre set, invece oggi ci è mancato qualcosa anche dal punto di vista dell'aggressività”.

Allo starting player mister Giani, come nella gara di giovedì scorso contro Piacenza, non può schierare il suo sestetto tipo a causa della defezione di Max Holt vittima di una sindrome influenzale, al suo posto in zona 3 Bossi assieme a Mazzone. La diagonale è quella formata da Christenson e Zaytsev, i martelli sono Anderson e Kaliberda, e Rossini il libero. Coach Colucci non ha né dubbi e né defezione così sul suo rettangolo da gioco fa scendere il palleggiatore Radke opposto a Miskevich, i centrali Caneschi e Di Martino, la coppia di schiacciatori Grozdanov e capitan Joao Rafael, e i liberi Sorgente nella fase di ricezione e Mauti in quella di difesa.

In avvio di gara Sora cerca di mantenere l’equilibrio nel punteggio tenendosi distante un break fino al 7-9. Velocizza il gioco Christenson per il primo parziale positivo di 3-0 che si traduce nel 7-12 seguito da altri due che con lo stesso valore fanno salire la distanza al +9 del 10-19. Utilizza entrambi i technical time out a sua disposizione coach Colucci ma i suoi ragazzi non riesco ad andare oltre il cambio palla. Picchia in battuta la Leo Shoes di coach Giani e sale a muro per l’ultima accelerata del 13-25.

Continuano per Sora i problemi in ricezione nei primi scambi del secondo set con Anderson a tutto fuoco dai nove metri e la prima linea di Zaytsev, Bossi e Kaliberda a tirare i rigori per l’1-5. Anche il turno al servizio dello Zar crea scompiglio con il tabellone che in fretta sale sul 3-10. Rosicchia lunghezze importanti la Globo fino all’8-11 che porta la firma di Grozdanov a muro su Zaytsev, ma con la stessa moneta gli ospiti corrono nuovamente avanti 9-16 e 10-19. Giani da campo a Pinali e fa riposare l’opposto titolare mentre nell’altra metà campo Grozdanov va all’ace e capitan Joao trova i giusti varchi sulla rete che però non sono sufficienti a ricucire lo strappo oramai ampio per un secondo game che va a referto sul 19-25. Cambia l’andamento nel terzo set per un gioco che segna un punto per parte con Sora che per la prima volta mette il naso avanti fino al 12-11. L’ace di Mazzone e due attacchi vincenti di Kaliberda riportano al trend iniziale con il +3 del 13-16 non più recuperato per il 20-25 che archivia set e match per 3-0.

*Carla De Caris - Responsabile Uff. Stampa Globo BPF Sora

Maria Antonietta Germano ricorda Giampaolo Pansa

giampaolo pansa mindi  Maria Antonietta Germano* - A Viterbo un ricordo indelebile di Giampaolo Pansa.

VITERBO – Correva l’anno 1996. Mentre a Viterbo al Palazzo dei Priori governava da un anno il sindaco di destra Marcello Meroi, a Roma Giampaolo Pansa, giornalista di chiara fama, un bel po’ a sinistra, firmava nella sede del settimanale l’Espresso, dove era condirettore, eccellenti e pungenti pagine sugli avvenimenti politici di quegli anni. E non solo. Mandava alle stampe anche saggi, (Lo sfascio, L’intrigo, Il regime, I bugiardi, solo per citarne alcuni) e romanzi di successo, tutti pubblicati dalla casa editrice Sperling & Kupfer. In quell’anno, ricordo, nacque, da una lettera ricevuta in redazione, l’idea di scrivere, come sempre sulla sua immancabile Lettera 22, lo struggente romanzo di una passione nata nel dopoguerra, a cui dette il titolo “I nostri giorni proibiti”. Immediate e ottime le vendite.

All’epoca, tra l’altro, dirigevo un’associazione culturale e avevo scelto come luogo di riferimento per le nostre iniziative la medioevale città di Viterbo di cui mi ero innamorata dopo aver assistito l’anno precedente al Trasporto della Macchina di Santa Rosa. Così proposi al presidente della Fondazione Carivit, Aldo Perugi, un incontro con l’autore, Giampaolo Pansa a Palazzo Brugiotti. L’idea piacque. E dato che il romanzo appena uscito parlava sì di Resistenza, di fascisti, di fucilazioni, di eccidi ma anche di un tormentato amore vissuto da due giovani di opposte fazioni, pensai di invitare a discuterne il Sindaco di Viterbo. Detto, fatto. Marcello Meroi, letto il libro, accettò con piacere di incontrare lo scrittore Pansa di cui stimava la chiarezza di idee e l’assenza di preconcetti.

Un incontro insolito quello di ottobre di quell’anno che Giampaolo Pansa affrontò con cautela. Aveva timore che il dialogo potesse generare pensieri politici a cui non voleva dare seguito. Invece i due protagonisti del pomeriggio si capirono subito e tra loro scoccò la scintilla della stima reciproca e, tra gli applausi, tutto si svolse nel più cordiale dei modi. Un successo sperato e inaspettato. Il giorno dopo nel commentare l’avvenimento alcuni giornali titolavano ironici: “Tra Pansa e Meroi è nato un amore”.

Giampaolo Pansa, tanti anni dopo, è tornato a Viterbo invitato al Caffeina Festival dove ha proposto un altro dei suoi famosi e apprezzati romanzi, senza però il clamore di quel lontano 1996.

Oggi Giampaolo Pansa, maestro di giornalismo, non c’è più. Di lui ci restano non solo le parole scritte con ironia, ma anche il ricordo dell’appassionato narratore.

Ciao Giampaolo.

*13 Gennaio 2020 Redazione https://www.tusciatimes.eu/ Attualità, Vetrina di Maria Antonietta Germano

 

 

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M5S Veroli: Cambia la gestione servizi d'informatizzazione?

M5S logo minIl gruppo Movimento 5 Stelle Veroli attraverso la persona del consigliere comunale Fabrizio Cretaro ha presentato nei giorni scorsi un’interrogazione rivolta al Sindaco Simone Cretaro ed all’Assessore con delega agli affari legali e contenzioso Emanuele Fiorini per chiedere delucidazioni sul cambio in corsa dell’affidamento per la “gestione del servizio di informatizzazione comunale”; tale richiesta dichiara il consigliere Cretaro “si è resa necessaria poiché abbiamo notato che l’amministrazione ha voluto interrompere anzitempo il contratto con l’azienda informatica che gestiva il servizio sostituendola nel mese di Novembre con un’altra, abbiamo per questo chiesto quindi nello specifico quale fossero i motivi dietro tale decisione, se i corrispettivi poi non ancora versati alla vecchia ditta incaricata riguardanti i mesi a venire si sarebbero comunque dovuti versare alla stessa e soprattutto cosa non meno importante trattandosi di soldi pubblici se tale interruzione anticipata di affidamento comportava o meno delle sanzioni a carico del Comune. Proprio nella giornata di ieri lunedì 16 è arrivata pronta la risposta dell’amministrazione che ci spiega che la ragione per cui si è arrivati all’interruzione anticipata dell’affidamento è da ricondurre ad un 'servizio non più soddisfacente' da parte della vecchia ditta, ci rassicurano inoltre sul fatto che non ci saranno duplicazioni di pagamento dovute al subentro della nuova azienda affidataria né tantomeno delle sanzioni che possano gravare sulle casse comunali."

 

 

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