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Valerio Ascenzi

Valerio Ascenzi

Sono nato ad Anagni il 25 giugno del 1977. Dal 1998 seguo la cronaca locale e provinciale. Dal 2001 sono iscritto all'ordine dei Giornalisti, elenco pubblicisti. Ho iniziato a lavorare per Ciociaria Oggi, per poi passare a Il Messaggero (cronaca di Frosinone), il Tempo (sempre di Frosinone) e poi al Quotidiano di Frosinone, giornale che ha avuto vita brevissima, esperienza a tratti positiva, ma conclusasi male a causa del fallimento del giornale. In ambito giornalistico e comunicativo ho lavorato in alcune iniziative editoriali romane e nazionali, accostandomi anche al mondo del foto-giornalismo.
Ho alle spalle un percorso di studi lungo, poiché "travagliato". Era il 1997. I primi due anni di università li ho trascorsi nella facoltà di Farmacia presso La Sapienza. Già dopo il primo anno ho avvertito l'esigenza di cambiare. L'ho fatto poi iscrivendomi a Scienze della Comunicazione, sempre alla Sapienza, facoltà in cui avevo trovato la mia dimensione. Ma dovendo lavorare contemporaneamente – supplenze nella scuola pubblica e incarichi presso il Convitto Principe di Piemonte di Anagni - ho rallentato gli studi e li ho interrotti un paio di volte. Studiando e lavorando ho preparato due concorsi di abilitazione all'insegnamento – vinti entrambi. Oggi insegno nella scuola primaria, in provincia di Roma. Dopo aver preso il ruolo nel 2007, ho deciso di concludere il percorso universitario. Ho una laurea magistrale in Teorie e tecniche della comunicazione e dell'informazione, conseguita nel 2013 con una tesi in semiotica narrativa e storytelling: un lavoro meticoloso portato avanti per circa diciotto mesi, iniziato (e lasciato aperto) per garantire a me stesso una sorta di riqualificazione in un diverso settore della scrittura (la narrativa e lo screenwriting: la sceneggiatura). Del resto il giornalismo in questa provincia non dà più da mangiare a nessuno. In questi ultimi anni ho compreso che una formazione superiore non basta. Non basta neanche una laurea. Per questo ho ripreso a studiare di nuovo, iscrivendomi ad un master e non so se mi fermerò dopo.
Scrivo per passione e da più di dieci anni faccio politica per passione. Dopo aver preso la tessera dei Democratici di Sinistra, sono divenuto per un paio di anni segretario di Anagni. Un traghettatore: nel 2007 siamo entrai nella fase costituente del PD. Avendo aderito alla mozione critica promossa da Gavino Angius, all'ultimo congresso dei DS, per restare coerente con la nostra linea (quella di lavorare per un PD iscritto al PSE) sono uscito con tutto il gruppo, dopo la totale indifferenza per le nostre proposte da parte dell'allora maggioranza guidata da Fassino. Il percorso politico da allora è stato sempre più difficile. Un'area politica, socialista democratica, realmente di sinistra, in Italia non è ancora nata. Nel 2008 ho seguito Angius nella costituente del PSI. Sono stato candidato alle elezioni politiche lo stesso anno. Il PSI non raggiunse neanche l'1%. L'esperienza con i socialisti non è stata positiva, non ne conservo un buon ricordo, soprattutto per il fatto che la struttura di quel partito non aveva nulla a che fare con la nostra cultura politica, fatta di partecipazione, discussione, analisi dei problemi e condivisione delle idee. Siamo rientrati a metà del 2009, insieme a Gavino Angius nel PD. Essendo noi una voce critica, ma piccola piccola, ci siamo resi conto del fatto che nel frattempo quel partito, i DS, non c'era più ed era stato sostituito da qualcosa che ancora oggi non sembra essere un partito. Gavino Angius rientrò con la volontà di lavorare per l'adesione al PSE. Ma ben presto si è capito che il PD andava in una direzione diversa. Nonostante tutto oggi il PD è un partito del socialismo europeo. Ma solo sull'etichetta. Di fatto, le sue politiche non sono di impronta socialista.
Molti problemi annunciati dall'allora mozione Angius, sono ancora nodi da sciogliere nel PD nazionale e, a caduta, in quello regionale e provinciale. I circoli cittadini poi, lasciamoli perdere.
Ho raccolto l'invito di Ignazio Mazzoli e di unoetre.it per cercare di coniugare la passione per la scrittura, per il giornalismo e per la politica. Per questo cerco di scrivere e commentare, sempre cercando di essere obiettivo, e allo stesso tempo critico, trattando i fatti della politica provinciale nell'area nord della provincia di Frosinone, in particolare ad Anagni.

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Rischio revamping inceneritori Valle del Sacco

protesta_contro_revamping_inceneritorre_marangonidi Valerio Ascenzi - Il comune di Anagni non ha presentato ricorso contro il parere favorevole della Regione Lazio sulla riaccensione dell’inceneritore della Marangoni. Dal 30 ottobre è trascorso più di un mese. Invece del solito comunicato stampa non è arrivato nulla. Ce siamo accorti subito che qualcosa non quadrava. Ma abbiamo atteso. Ora qualche riflessione è d’obbligo.

La nota stampa inviata dall’Ufficio preposto del Comune di Anagni, parla non di rinuncia, bensì di una scelta diversa: quella del ricorso al Capo della Stato. Una scelta strana a nostro avviso, considerato che ci si è preclusi la possibilità di andare, in caso di bocciatura del Tar, al Consiglio di Stato.
Circa due mesi fa scrissi un comunicato stampa in veste di membro del coordinamento provinciale di Art. 1 – Mdp e un articolo come redattore di questo giornale on line. Mi chiedevo il motivo per cui ancora non era stato presentato il ricorso VS la determina della Regione Lazio, con la quale si dava parere favorevole alla riaccensione era del 27 luglio scorso.

A UNOeTRE.it è stata addirittura chiesta una rettifica, ma nella stessa non abbiamo potuto scrivere che il ricorso era stato presentato: i documenti pervenuti al giornale dal Comune attestavano solo la volontà di fare ricorso da parte della Giunta, che aveva dato mandato al sindaco di individuare un legale e dargli l’incarico di preparare e presentare il ricorso. Quindi, a voler esser buoni ci si rimette poco, abbiamo scritto che il Comune di Anagni manifestava l’intenzione di mantenere gli impegni presi con la cittadinanza. Ora però ci chiediamo: riuscirà Bassetta a mantenerli comunque? Che tempi ha il ricorso al Capo dello Stato? C’è chi sostiene che per un ricorso del genere il Presidente della Repubblica si affida sempre al Consigli di Stato. Se così fosse vero, in caso di bocciatura, poi, che si fa?

Dalla data della determina regionale in cui si autorizzava nuovamente Marangoni a riaccendere l’inceneritore, a mio avviso c’era tutto il tempo per preparare un ricorso al Tar fino al 30 ottobre, giorno della scadenza dei termini per presentare il ricorso. Nell’articolo di due mesi fa, nel quale parlavo anche delle dimissioni, poi ritirate, di Bassetta, spiegavo il mio punto di vista: non era il caso perder tempo con questione di natura strettamente politica, perché c’era quella scadenza da rispettare, che a mio avviso doveva essere prioritaria su tutto. Non è nostra intenzione quella di malignare sulle reali intenzioni dell’amministrazione di Anagni, poiché ci è stato raccontato che in Regione il sindaco si era è battuto strenuamente contro i rappresentanti dell’azienda, non mandandogliele a dire per niente: accusato di strumentalizzazione politica avrebbe risposto che quell’impianto avrebbe dato impiego a poche unità lavorative e che i posti di lavoro “buoni” (circa 400 unità della fabbrica di pneumatici) li avevano tolti chiudendo l’azienda.

Il fatto è che oggi, da parte del Comune, non c’era un ricorso al Tar. Non erano sospetti i nostri, ma timori che qualcosa potesse andare storto ce n’erano eccome. Al mancato ricorso si aggiunge l’assenza di ricorso ad adiuvandum di Legambiente Anagni, che avrebbe partecipato “accodandosi” a quello del Comune di Anagni.
I cittadini di Anagni, ma anche quelli dei paesi confinanti, possono sperare ancora sul ricorso fatto da alcune associazioni, tra cui Retuvasa. Ma gli stessi esponenti di quest’ultima ritengono che si è persa una grossa occasione per colpa del mancato ricorso del Comune: quella di affrontare la questione da punti di vista diversi. Davanti al Tar, secondo Alberto Valleriani di Retuvasa, un altro ricorso, magari capace di analizzare la situazione sotto un’altra ottica, dal lato prettamente amministrativo, avrebbe contribuito alla causa: i due ricorsi insieme avrebbero avuto maggior peso.

Retuvasa ha fatto ricorso su numerosi vizi procedurali da parte della Regione: ad esempio l’Ente regionale avrebbe dichiarato di aver ascoltato le associazioni, ma che come risposta alle stesse bastava la serie di risposte fornite nel 2000. Sono passati 17 anni da allora e sono cambiate molte cose: gli scenari ambientali sono diversi, la qualità dell’aria è pessima e lo stato di salute dei cittadini mette i brividi. Questo la Regione Lazio non l’ha valutato, perché? Valleriani ci ha riferito che nonostante sostenga che due ricorsi, da due punti di vista diversi, avrebbero garantito un maggior successo, ha invitato il Comune a seguire il proprio ricorso ad adiuvandum.
La riaccensione dell’inceneritore della Marangoni sarebbe un durissimo colpo per questo territorio, sul quale ci sono già diversi impianti del genere, sul quale incombe già lo spettro del revamping delle due line di Colleferro, che vengono tenute inattive, per il momento anche dagli attivisti e dagli ambientalisti che impediscono l’accesso, a chiunque abbia ordine di varcare i cancelli, al viale che porta agli inceneritori.

 
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Da Anagni verso l'assemblea per la Democrazia e l'Uguaglianza

anagni 25nov17di Valerio Ascenzi - L’Inchiesta Quotidiano e UNOeTRE.it ad Anagni, insieme ai lavoratori di Vertenza frusinate, per parlare di politiche occupazionali. Nei locali della biblioteca Comunale “A. Labriola” sono stati affrontati temi che questa provincia non deve assolutamente mettere in secondo piano. Della disoccupazione si dovrà si dovrà continuare a parlare anche se qualcuno vuole ancora spazzare la polvere sotto lo zerbino.

I mali di quest’area geografica sono sicuramente la malasanità, l’ambiente ecologicamente compromesso e la disoccupazione. Il frusinate, il nord in particolare, hanno conosciuto la crisi prima ancora dell’arrivo della depressione a livello globale. Il tessuto industriale ha iniziato a vacillare già fina dalla fine degli novanta. Le politica neoliberiste e il mercato globale hanno solo assestato il colpo di grazia alla nostra provincia.

Non solo ex Videcon o ex Marangoni. Ci sono migliaia di lavoratori che erano impiegati in queste aziende e anche in alcune più piccole, o nell’indotto delle grandi aziende. Quel che è rimasto oggi è un territorio spoglio, senza possibilità occupazionali e con una questione ambientale compromessa. C’è inoltre un nuovo fenomeno migratorio in uscita: i giovani lasciano la provincia di Frosinone per andare al nord, ma soprattutto all’estero.

Nonostante una politica disattenta alle esigenze del territorio e dei lavoratori, gli aderenti a Vertenza Frusinate (organizzazione che tra l’altro è nata proprio ad Anagni), hanno ottenuto risultati inaspettati anche a loro stessi. Gramsci sosteneva che la società avrebbe avuto bisogno dell’impegno dell’intelletto dei singoli, che avrebbero dovuto impegnarsi studiando. Ed è quello che hanno fatto i lavoratori di Vertenza Frusinate: hanno studiato vari modi per riuscire ad ottenere un riconoscimento per la loro dignità di lavoratori disoccupati. Sono riusciti ad arrivare a tavoli di concertazione molto in alto, in regione e al ministero del lavoro. Sono riusciti a far rinnovare per un altro la mobilità e, tra non molto ci dicono, saranno in grado proporre addirittura un progetto per una economia alternativa in questa provincia. “Ci hanno detto che sappiamo lamentarci ma che non siamo propositivi – spiegano – ma presto si ricrederanno”. Il risultato di Vertenza Frusinate è unico nel suo caso: sono riusciti a far riconoscere l’area di Frosinone come area a forte complessità per la crisi economico lavorativa (senza questo riconoscimento non sarebbe arrivata neanche la nuova mobilità), si sono confrontati con alti funzionari dello stato, senza che vi fosse intercessione né di politica né di sindacati.

In barba a quello che il burocratico e macchinoso reddito di cittadinanza, che probabilmente sarà riconosciuto a pochi, considerate le clausole e i paletti che contiene, stanno iniziando una petizione per la presentazione di una legge di iniziativa popolare per il reddito minimo garantito. I lavoratori però non vogliono essere pagati senza lavorare. “Dopo la chiusura delle nostre aziende – ha spiegato uno di loro – se ci avessero detto: da domani non avrete più questo lavoro ma andrete a fare lavori più umili, noi ci saremmo andati, ma non ci è mai stata data alcuna possibilità”. Nel chiedere il reddito minimo garantito comunque fanno riferimento ai modelli del nord Europa, dove c’è la flexsecurity, una sorta di mobilità in cui i lavoratori rimasti inoccupati, percepiscono comunque un reddito, frequentano corsi di formazione per essere riconvertiti nel mondo del lavoro con altre mansioni.

Il lavoro è un diritto, ma per molti politici questo concetto, sancito dalla Costituzione, è morto da anni. I politici di spicco in questo territorio sono stati più volte coinvolti nelle questioni del lavoro e della disoccupazione, ma hanno dimostrato di essere completamente disinteressati e, a volte, anche poco competenti. Di fatto non hanno tutelato la dignità umani di questi lavoratori senza occupazione. Chi si è opposto al reddito minimo, non ha fatto i conti con queste persone: ci sarebbe da chiedere se sono riusciti a guardare mai negli occhi un disoccupato, a percepire le ferite alla dignità di queste persone, se sono mai riusciti a comprendere quale umiliazione sia per un padre di famiglia non riuscire a sostenere i propri cari. Evidentemente no, altrimenti la politica in questo territorio avrebbe dato risposte, mostrando almeno un minimo di interesse… per le competenze, beh… non si possono fare miracoli.

Continueremo a parlare di lavoro e di numerose altre questioni il 1° dicembre a Frosinone nell’Assemblea per la Democrazia e l’Uguaglianza (convocata per le ore 17 nel salone dell’Amministrazione provinciale), non nascondendoci e non nascondendo i fatti. La disoccupazione è un problema e come tale va affrontato per essere risolto. Per quel che ci riguarda: guai a non divulgare informazioni su questioni così delicate per questo territorio.
25 nov 2017

Anagni. Art. 1-Mdp sulle dimissioni di Fausto Bassetta

Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista 350 260di Valerio Ascenzi, Art 1-Mdp Anagni - Comunicato Commento alle dimissioni del sindaco di Anagni Fausto Bassetta. La notizia delle dimissioni del sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, ci lascia a dir poco perplessi. Di sicuro il primo cittadino avrà avuto i suoi buoni motivi per arrivare a tanto ma noi siamo convinti che le strade percorribili siano due: o le dimissioni definitive o una Giunta realmente tecnica.
Non vogliamo entrare nella diatriba sui pesi e le misure di tutela ai partiti, nel riconoscimento di quelli che sono gli assessori da dare a questa lista o a quel partito.
Dopo diversi anni, riusciamo a trovare una dimensione politica nella quale esprimere le nostre opinioni, pertanto su questa vicenda non siamo cerchiobottisti ma siamo dell’avviso che Bassetta debba con forza rivendicare la propria autonomia, chiedendo ai partiti di farsi da parte e di nominare una Giunta realmente tecnica e non, una Giunta tecnica su richiesta dei partiti come è accaduto la prima volta. Una Giunta tecnica è fatta di tecnici e non di individui che i partiti e le liste ritengano siano tecnici.
Bassetta si distingua una volta per tutte da questo modo di far politica, che finora non ha prodotto nulla di sensazionale, ma ha permesso quella che definiamo “normale amministrazione”. Nel caso i partiti e liste non siano interessati, a nostro avviso il sindaco si dimetta definitivamente, ma fin da ora noi siamo dell’avviso che la responsabilità di questo gesto non sarà del primo cittadino, bensì dei partiti e delle liste che, in questa fase hanno dimostrato di non avere la capacità di realizzare un progetto comune e a lungo termine per la città.
Finora le Giunte che si sono susseguite hanno galleggiato, amministrando lo stretto necessario e creando poco per quella che aspirava a candidarti a “capitale della cultura” in Italia.

Se Bassetta decide di dimettersi però, faccia come ultimo atto almeno quello di comunicare alla cittadinanza se ci sono realmente le volontà per il ricorso contro la riaccensione dell’inceneritore della Marangoni. Nei giorni scorsi ci era giunta voce che il ricorso era pronto, però dai media locali non abbiamo saputo nulla.
A nostro avviso, in questa fase si paga lo scotto di aver voluto imbaracare tutti, in campagna elettorale. Si poteva rischiare il ballottaggio a nostro avviso, perché far salire sul carro anche quelle forze che avevano sostenuto la precedente amministrazione di centrodestra, non ha dato i frutti sperati. Secondo noi, non esistono “folgorati sulla via di Damasco” in politica. Oggi è inutile piangere sul latte versato.

Di sicuro non riteniamo l’esperienza di Bassetta totalmente fallimentare come qualcuno, da destra, vorrebbe farci credere. Fino a tre anni fa, la situazione era di gran lunga peggiore di oggi. Arrivare a rimpiangere i tempi di “quando c’era lui” ci appare come qualcosa di ridicolo e strumentale, da parte di chi spera che alle prossime amministrative vinca un centrodestra con qualche rinforzo proveniente da altre posizioni.

*Valerio Ascenzi, Coordinamento Provniciale Art. 1 – Mdp Frosinone

Art. 1 – Mdp Anagni e area nord Frosinone

  • Pubblicato in Partiti

Articolo 1 Movimento Democratico e Progressista 350 260di Valerio ASscenzi - Comunicato. Articolo 1 - Movimento democratico e progressista, si sta strutturando anche ad Anagni e nel territorio dell’area nord di Frosinone. Obiettivo: creare punti di riferimento a coloro i quali hanno sempre concepito un centrosinistra plurale, ma che da qualche anno sembrano esser rimasti orfani di una casa dove poter esporre e analizzare i problemi della società e della comunità.

 

Per uscire dalla crisi culturale e politica di questa società, ci vuole l’impegno dei dirigenti di partito, ma senza un impegno delle migliori forze della società, il processo di sfaldamento politico e culturale, al quale assistiamo, continuerà ad avanzare inesorabile. Siamo convinti che in un periodo come questo, le intelligenze non siano più all’interno di quelli che si definiscono ancora partiti organizzati: si preferisce percorrere altre strade, nei partiti ci si sente imbrigliati in logiche ormai obsolete che non permettono una completa espressione dell’individuo. Siamo certi che un partito e i suoi vertici non possono pensare anche per gli iscritti e per la base, annullando quello che è il senso critico individuale. Finora è accaduto tutto questo, ed è per questo motivo che le politiche, sui territori sono state portate avanti in linea con una visione generale, nazionale, spesso miope e mai calata sui territori, andando contro le esigenze dei cittadini. Noi però vogliamo invertire la rotta, riportando la discussione nei luoghi previsti dall’art. 49 della Costituzione Italiana, che garantisce a tutti i cittadini il diritto di associarsi liberamente in partiti, per concorrere con metodo democratico a determinare la politica del Paese. In questo periodo non è solo un diritto, ma un diritto – dovere. Gramsci sosteneva che quel che accade, non avviene solo per volontà di qualcuno che ha un disegno occulto, ma spesso perché le masse abdicano alla loro volontà, lasciando fare chi non dovrebbe cimentarsi negli ambiti che riguardano la vita dell’intera società, poiché rischiano di comprometterne la sana esistenza. Questa indifferenza crea condizioni che solo la forza poi potrà sconfiggere. Ecco, siamo in un momento storico in cui possiamo ancora dare una sterzata ed evitare il peggio. Ma è necessario partecipare, ognuno con le proprie forze e competenze, ognuno con le proprie capacità e volontà, perseguendo obbiettivi comuni.

Art-1 Mdp si propone sul nostro territorio di ricreare momenti di aggregazione di tutte quelle forze positive che vogliono contribuire alla crescita culturale e politica delle comunità locali, portare avanti politiche alternative a quelle del Pd, che di centrosinistra non ha più nulla. Sul territorio di Anagni abbiamo intenzione di dar voce a chi non si sente necessariamente appiattito sulle posizioni del Pd locale, ormai quasi totalmente acritico nei confronti di chi amministra, nel momento in cui andrebbe fatta una analisi obiettiva delle scelte – in materia politica, ambientale, culturale in senso stretto – o su posizioni di una vecchia sinistra troppo intransigente. Sono in molti a chiederci una posizione politica imparziale, realistica e non da “tifoseria da stadio”. Intendiamo riempire uno spazio politico lasciato libero dieci anni fa dalla nascita del Pd, ma intendiamo includere tutte le forze e le intelligenze che non aderirono né ai Democratici di Sinistra né al Pd. Quando parliamo di forze positive da coinvolgere, intendiamo dire che vogliamo ascoltare sia i singoli che gli associazionismi che finora hanno portato avanti battaglie importanti sui territori, lì dove la politica ha vacillato e dimenticato di avere un ruolo di sostegno alle società.

Nell’area di Anagni l’obiettivo è quello di ricominciare a dialogare con il territorio su questioni quali ambiente, sanità, lavoro ed economie alternative, senza scadere nelle banali critiche a priori nei confronti di chi governa, ma analizzando obbiettivamente l’operato di tutti gli amministratori, sia locali che regionali, avanzando proposte concrete, attuabili, ove se ne riscontri la necessità. L’obiettivo è quello di iniziare a creare un circolo per ogni comune, coinvolgendo uomini e donne che hanno a cuore la propria comunità, che vogliono partecipare senza secondi fini: la politica nel centrosinistra, deve tornare al suo ruolo originario e cioè quello di stare dalla parte degli ultimi della società, i deboli, di essere a servizio della cosa pubblica. Per questo Art. 1 – Mdp, creerà momenti di partecipazione per, e con, quelle forze e quelle intelligenze che non hanno in mente una politica carrieristica, e coloro i quali mostrano di avere reali competenze in determinati ambiti e settori. Abbiamo in mente un partito in cui chi aderisce, sceglie di farlo seguendo una linea politica chiara, netta, non ambigua o ambivalente. Ad oggi il movimento accetta le adesioni di chi è fermamente convinto che a sinistra del Pd ci sia un enorme spazio politico libero, ma da riconquistare con l’impegno di uomini e donne provenienti da tutte le aree politiche e ideologiche che guardano alla salvaguardia della Costituzione, a temi come i diritti, il lavoro, il welfare, l’inclusione, l’ambiente e la sanità non tralasciando la salute dei cittadini.

Come abbiamo già chiarito: a livello nazionale, il movimento è tra i promotori della creazione di un unico partito della sinistra in Italia, con politiche decisamente alternative a quelle del Pd, che sappia raccogliere le istanze dal basso e proporre soluzioni. Entrare ora a far parte di Mdp significa sapere, fin da ora, che si parteciperà ad una fase organizzata di transizione, che vedrà tra non molto un momento democratico per l’organizzazione del movimento, ma viaggerà sempre di più verso un partito unico di sinistra.

 

*Valerio Ascenzi, Coordinamento Provniciale Art. 1 – Mdp Frosinone

 
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Sinistra Italiana, la prima festa provinciale

  • Pubblicato in Partiti

FestaSI Anagni 2 350 260 mindi Valerio Ascenzi - La due giorni anagnina di Sinistra Italiana, festa provinciale del partito guidato da Nicola Fratoianni, ha riportato il dibattito politico nella città dei Papi, dove la discussione e la capacità di affrontare dei temi sembrano essere ormai eresie.
Non è un caso che la festa di Si, abbia avuto luogo proprio ad Anagni, centro nevralgico di quel che sono gli ultimi sviluppi, purtroppo negativi, per quel che riguarda l’ambiente.


Sono stati affrontati numerosi temi a livello politico. In linea con quel che sta accadendo a livello nazionale, nelle varie comunità, i rappresentanti delle forze politiche invitati sui territori, hanno espresso un solo pensiero: unità a sinistra. Marco Maddalena, segretario provinciale di Si, ha espresso parere favorevole alla presentazione di una lista unica nazionale della sinistra, in linea con quello che è l’appello di Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza, noto a molti come appello del Brancaccio, che prevede l’inclusione anche delle realtà associative sui territori. Hanno condiviso il concetto di unità a sinistra anche gli esponenti di Possibile, Armando Mirabella, e l’inviato di Art. 1 – Mdp Angelo Di Bello.

A nostro avviso però, nonostante la strada del coinvolgimento delle forze associative sul territorio, la realizzazione di un’unica lista, a scopo elettorale non basta. Il popolo della sinistra ha bisogno, lo chiede a gran voce, non solo di una sola lista, ma di un punto di riferimento unico, politico, ad ogni livello, di sinistra, capace di dialogare con i cittadini e capace di interpretare le esigenze della società. La spinta propulsiva a questo processo c’è, e viene dai luoghi in cui la politica, nel senso più nobile del suo significato, ha cessato di esistere, di analizzare, di proporre.

Mai come oggi, l’astensionismo è tra i disillusi di sinistra: vanno recuperate quelle persone e non vanno viste come semplici voti da raccogliere, ma come forze e intelligenze da coinvolgere in un processo di cambiamento del Paese. Persone reali, con competenze accertate in vari settori. È ora di iniziare a concepire la politica inFestaSI Anagni 350 260 min maniera diversa: chi è competente su questioni scolastiche, non darà il proprio contributo in questioni, ad esempio, urbanistiche. Inoltre non basterà più dichiarare di avere determinate competenze, sarà necessario dimostrare di averne. Di uomini e donne che complicano la vita al Paese, nei vari settori, di pressapochisti e “faciloni” abbiamo riempito il parlamento, i consigli regionali e ogni luogo della politica fino alle comunità montane.
Come dicevamo non è un caso che la festa provinciale di SI, abbia avuto spazio ad Anagni, la città in cui la Regione Lazio ha autorizzato la riaccensione dell’inceneritore della Marangoni; la città in cui viene autorizzata sperimentazione produttiva di mattonelle usando come materia prima le ceneri degli inceneritori.

Maddalena è stato categorico: gli inceneritori vanno aboliti. Sperimentazione o no, quella di Saxa Gres, l’azienda che dovrebbe produrre mattonelle con le ceneri, non è tollerabile in un territorio come questo, inserito nel Sito di interesse nazionale per la bonifica ambientale. Maddalena ha attribuito pubblicamente le responsabilità, a vari livelli, al Pd: “Stanno svendendo il questo territorio”. Inoltre ha definito ambivalente l’atteggiamento della Regione Lazio, che parla di compatibilità ambientale delle attività produttive ma poi autorizza su Anagni la riaccensione di un inceneritore, che di sicuro non è stato come l’aerosol per i cittadini delle aree limitrofe.
Si è trattato sicuramente di un momento di confronto tra le forze politiche della sinistra che si apprestano a vivere una stagione importante per quel che riguarda la politica che guarda agli ultimi della società, al lavoro, ai diritti e alla salute dei cittadini.

 
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Ilham Mounssif, studentessa italiana discriminata a Montecitorio

ilham 350 240Valerio Ascenzi intervista Ilham Mounssif - Qualche giorno fa abbiamo parlato di Ius Soli e Ius culturae, dell’importanza del disegno di legge che riforma le normative di accesso alla cittadinanza italiana. E manco a farlo apposta il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha rilanciato il discorso sulla riforma, parlando però, semplicisticamente di Ius Soli. Forse per questioni mediatiche, perché in questo Paese, purtroppo, dobbiamo abbassare il livello della comunicazione, ma abbiamo già spiegato che nel Ddl 2092, quel che è realmente importante è l’accesso ai diritti di cittadinanza per coloro i quali frequentano almeno un ciclo di studi nelle scuole del sistema nazionale d’istruzione italiano. Cioè: lo Ius Culturae.
Circa venti giorni fa, avevamo affrontato la questione con Ilham Mounssif, ventitreenne studentessa italiana di origini marocchine, arrivata in Italia nel 1997. Ilham, come molti altri suoi coetanei, nati fuori dai confini italiani, ha frequentato le scuole italiane, arrivando a laurearsi quest’anno in Relazioni internazionali. Ilham, membro del movimento Italiani Senza Cittadinanza, attualmente è impegnata nel servizio civile nell'ambito della cooperazione allo sviluppo proprio in Marocco. Oggi è un casco bianco impegnato nella lotta non armata e nella promozione dei principi e valori della Repubblica Italiana, la quale però non la riconosce sua cittadina. La ricorderete per essere balzata agli onori della cronaca nazionale perché le venne impedito l’accesso alla Camera dei Deputati durante la premiazione dei migliori studenti universitari italiani. Il motivo: perché non è cittadina italiana. Vi riportiamo l’intervista che abbiamo realizzato con lei nei giorni scorsi.

Ilham ci parli del riconoscimento per i tuoi anni di studio e per i risultati ottenuti in Italia? Sei un prodotto culturale italiano a tutti gli effetti. Però manca qualcosa…

Si, manca il documento che attesti la mia italianità. Infatti nonostante i miei 20 anni (ne ho 22) in Italia, io non sono cittadina italiana e non mi sarà possibile esserlo finché non avrò un requisito reddituale adeguato come prevedono le attuali disposizioni in materia di cittadinanza: la legge 91/92 che fa valere le stesse regole per i comuni immigrati adulti, anche su coloro che sono cresciuti e alle volte nati in questo paese, se non hanno genitori naturalizzati, e se non rispondono a determinati criteri che, ahimè, non tengono conto del percorso di vita effettuato in questo Paese.

Ci spieghi perché non ti hanno fatto entrare a Montecitorio? Cosa è accaduto in sostanza nell’episodio in cui non sei stata ricevuta insieme agli altri studenti in Parlamento? E come è intervenuto il presidente della Camera Boldrini?

Dopo la premiazione all'Aula dei gruppi Parlamentari, in cui è avvenuta la cerimonia di premiazione dei migliori studenti laureati dell'anno accademico, da parte della Fondazione Italia Usa, ho deciso di proseguire con la visita di Montecitorio. Chiaramente nonostante fossi già dentro, per raggiungere l'aula dei lavori della Camera son dovuta uscire e entrare dall'ingresso posteriore. Li dopo aver compilato modulo d'ingresso mi è stato detto che non essendo cittadina comunitaria avrei dovuto presentare un permesso speciale per accedere all'aula. Potete immaginare la mia faccia e l'umiliazione: tu, italiana de facto, non puoi entrare nel luogo simbolo della democrazia del tuo paese perché non ne sei cittadina. Tra l’altro dopo aver visitato ripetutamente istituzioni comunitarie e di altri paesi europei. Assurdo! Tale fattispecie purtroppo è stata giustificata come prassi, avente lo scopo di meglio identificare i visitors non comunitari.
Io l'accaduto l'ho subito segnalato ai miei compagni del movimento, e ci siamo adoperati per segnalarlo a chi di dovere. In primis abbiamo fatto riferimento alla segretaria di un deputato di Possibile, nostra conoscenza, e l'On. Maestri si è subito adoperato per inviare una lettera alla Presidente per segnalare l'increscioso episodio. Di li, dopo l'intervista per Repubblica, il caso è diventato nazionale, anzi, internazionale.

Noi pensiamo che dare la cittadinanza ai nati sul suolo italiano, anche da genitori stranieri rappresenti una grande opportunità di crescita civile di questo paese. Tu cosa ne pensi?

Sicuramente. Non solo un passo avanti in tema di diritti civili, ma una necessità di carattere economico e di stabilità del Paese stesso, che va in direzione della stessa coesione sociale. Inoltre renderebbe giustizia agli ingenti investimenti fatti dallo Stato stesso sulle nostre vite, che lo Stato stesso vanifica non riconoscendoci cittadini. È una situazione poco lungimirante, e non serve essere un grande statista per rendersene conto.

Oltre allo Ius soli, crediamo che lo Ius Culturae sia un passo ancor più in avanti per la crescita culturale di questo paese. Anche gli Usa, nonostante tutte le loro contraddizioni sul welfare, ce l’hanno. Secondo te, di quanto siamo indietro in Italia?

La chiave di questa riforma è lo proprio lo Ius culturae, che pone una toppa alla falla giuridica e legislativa che non contempla, in alcun modo, la fattispecie di coloro che crescono in questo paese. Chi nasce sul suolo italiano, a 18 anni può chiedere la cittadinanza entro 1 anno. Chi cresce sul suolo italiano, frequentando le scuole italiane, è completamente abbandonato a se stesso e, una volta che supera i 18 anni, se non ha ereditato la cittadinanza dai genitori, che magari nel frattempo sono statiilham boldrini nativi 350 260 naturalizzati, deve aere necessariamente un reddito minimo per almeno tre anni affinché possa chiedere la cittadinanza, cosa che considerata la nostra giovane età, in un paese in crisi come l’Italia, tutt'altro che cosa facile.

Pensi che l’Italia sia un Paese con un potenziale di crescita culturale ed economica significativi, oppure credi che i giovani italiani e “italiani d’adozione” debbano programmare il loro futuro all’estero?

Ognuno è libero di programmare il proprio futuro dove meglio crede e dove vi sono buone chance. Se penso a me… non so quanto possa piacermi ancora l'idea di stare in un paese di cui non sono neanche cittadina, per quanto faccia parte della sua comunità sostanzialmente. Se scappano gli 'italianissimi', figuriamoci io. Però in realtà non posso ancora fare un scelta, perché ho vincoli non indifferenti dettati dal mio status.

Ti impegneresti politicamente in maniera attiva, per portare avanti le istanze di tutti i giovani di talento come te, che hanno studiato qui e che potrebbero aiutare questo Paese?

Giovani talentuosi ce ne sono a bizzeffe, come detto in precedenza scelgono la via dell'abbandono, frustrati da un Paese che di cambiare non ne vuole sentire. Io potrei anche impegnarmi attivamente, ma forse il mio nome - data la brutta piega xenofoba che, ahimè, ha preso l'Italia - potrebbe essere un problema, una sorta di barriera seppur invisibile, tangibile.

Se guardi “l’offerta politica”, in Italia, in quale partito o movimento, ti riconosci? Ci sono organizzazioni che possono rappresentare i bisogni reali del Paese?

La sinistra del nostro Paese è debole, blanda, impegnata in guerre intestine più che in questioni concrete. Al governo un partito centrista si spaccia per sinistra di questo paese da tempo, mentre di sinistra ha oramai solo le istanze iniziali. È la brutale realtà. Io potrei anche riconoscermi in qualche partito di sinistra, Mdp, Possibile, SI, Radicali, ma non mi ci ritroverei in toto.

Hai letto le dichiarazioni della Prestipino, in merito al concetto di “razza italiana” e la conservazione della stessa? Ricordi quando dal Pd è arrivato il messaggio “aiutiamoli a casa loro, ma veramente”. Secondo te c’è un motivo particolare per cui viene utilizzata una certa terminologia nell’approccio ai fenomeni migratori?

Mi pare di aver già espresso la mia relativamente al Pd, diciamo che il trend è quello, si parla con slogan che giungono in basso con facilità. Si sta piegando la testa alla narrazione attuale, che alimenta e viene alimentata dalla politica stessa. Vincono paradossalmente i leghisti, che coerentemente hanno la paternità di tale narrazione e di un tale approccio alla questione migratoria. Tutti li imitano, in un certo senso. Credo che comunque tutti ne pagheranno lo scotto: la pseudosinistra che si arroga la presunzione di credere che l'elettorato potenziale sia tutto di quell’infimo spessore intellettuale ed umano. Si sta facendo un grave errore.

Dei gruppi di estrema destra che osteggiano la modifica della legge sulla cittadinanza cosa pensi?

Fanno il loro lavoro, è il loro ruolo e il loro programma ha sempre previsto questo. Il problema sono coloro che dicono di sostenerla che non fanno il possibile e soprattutto si piegano alla stessa narrazione che propone un ritratto della riforma altamente falsato e la accosta agli sbarchi dell'ultim’ora. Vergognoso.

Cosa pensi del gruppo dirigente del Pd e dell’approccio che ha avuto nei confronti di una proposta di legge sulla cittadinanza? Hai fiducia nella modifica delle attuali norme?

Penso che la volontà politica, relativamente alla conclusione positiva di questa riforma, nel concreto non ci sia e non penso sia solo una mancanza di volontà esclusiva del Pd. L'approccio è stato strumentale: solo negli ultimi tempi ci si è resi conto che c'era un Ddl 2092 parcheggiato da troppo tempo. Lo hanno rispolverato, hanno cercato di valutare che tipo di reazioni sarebbe stato in grado di suscitare nella cittadinanza, ma poi hanno preferito la strada della cautela per temporeggiare. Ogni tanto lo rispolverano, magari con l’intenzione di metterlo tra le “cose da fare” se verranno rieletti nel 2018. A mio avviso, solo strumentalizzazioni, sia a destra come detto che “sinistra”. Per ora solo parole, promesse.

I fatti quando?
 
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Fermare l’ondata xenofoba e razzista figlia d'ignoranza

entro le mura 350 260di Valerio Ascenzi - Siamo un paese tremendamente razzista e xenofobo, impantanato e con un penoso livello culturale che ci impedisce di progredire. Questa situazione c’è, probabilmente perché la nostra democrazia ha fallito uno dei suoi compiti essenziali: istruire alla multiculturalità e alla tutela di tutto ciò che è diverso. Nonostante gli ultimi tentativi di far passare la cultura della diversità anche attraverso la scuola, tutto è fermo. La legge 107/2015, quella che Renzi continua a chiamare “buona scuola”, di buono aveva solo i diversi interventi in ambito pedagogico per favorire lo sviluppo di una mentalità multiculturale in Italia. Ma si è pensato solo a denigrare i docenti e a far sentire “onnipotente” la figura del dirigente scolastico. Il risultato è un’ondata xenofoba e razzista di proporzioni inaudite per un Paese, come l’Italia che ha subito vent’anni di fascismo e di leggi razziali, che dovrebbe essere ormai immune a certi sentimenti. Impulsi razzisti hanno investito anche la Ciociaria dando vita a cellule di movimenti neofascisti esistenti a livello nazionale, spesso apparentemente folkloristici e ridicoli, ma a nostro avviso da non sottovalutare e da sconfiggere esclusivamente con l’informazione e la cultura.

Modificare definitivamente la legge sulla cittadinanza per iniziare

La nostra Italia ha bisogno di multiculturalità e di una mentalità interculturale. A nostro avviso sarebbe il caso di modificare definitivamente la legge sulla cittadinanza per iniziare. Ci sarebbe un ottimo disegno di legge, che modificherebbe le norme di accesso al diritto di cittadinanza, il DDL 2092 attualmente parcheggiato dal Governo Gentiloni, che non ha avuto il coraggio di discuterlo e approvarlo. Come tutte le buone leggi, non s’ha da fare… però l’importante è che si facciano riforme che poi la Corte Costituzionale boccia e smembra pezzo a pezzo: non ultima la riforma che ha voluto l’accorpamento della Forestale ai Carabinieri.
Assistiamo sui social a prese di posizione orride, contro i giovani rifugiati politici provenienti dall’Africa subsahariana, ospitati nei nostri centri di accoglienza, manche contro chi manifesta di essere a favore dell’accoglienza di queste persone sfortunate. Nel contempo questi “fascisti del terzo millennio” si oppongono allo Ius Soli, espressione giuridica che sta ad indicare l'acquisizione della cittadinanza, di un determinato Paese, come conseguenza del fatto giuridico d’essere nati sul territorio dello stesso paese, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori. In pratica, la riforma prevede la cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia, anche da genitori stranieri. Pensate un po’ che questo Ius Soli, così, puro e semplice come ve l’abbiamo appena spiegato esiste negli Usa, o in stati europei come l’Olanda. Di fatto però, in Italia, per i nati da genitori stranieri la cittadinanza si può già richiedere entro il diciottesimo anno di età. E questo vale anche per molti altri paesi europei. Non è un vero e proprio Ius Soli come quello statunitense. La riforma prevede la cittadinanza con uno strano Ius Soli, per chi è “nato nel territorio della Repubblica da genitori stranieri, di cui almeno uno sia titolare del diritto di soggiorno permanente ai sensi dell'articolo 14 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 30, o sia in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286”. Quindi ci sono delle notevoli limitazioni: non baste esser nati semplicemente sul suolo italiano.

Che cos'è lo Ius Culturae?

Ma quel che gli xenofobi, al grido di “l’Italia agli italiani” e “no Ius Soli”, non hanno capito è che il DDL 2092, parcheggiato ad inizio estate dal Governo Gentiloni, prevede lo Ius Culturae, ovvero la possibilità di diventare cittadino per chi nasce, o arriva in Italia entro il compimento di una certa età, e frequenta le scuole del sistema nazionale di istruzione italiano. Come tra l’altro è previsto in numerosi paesi dell’Ue. Nel dettaglio il disegno di legge, che apporta delle modifiche alla le 91/1992 sulla cittadinanza, spiega che il “minore straniero nato in Italia o che vi ha fatto ingresso entro il compimento del dodicesimo anno di età che […] ha frequentato regolarmente, nel territorio nazionale, per almeno cinque anni, uno o più cicli presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale triennale o quadriennale idonei al conseguimento di una qualifica professionale, acquista la cittadinanza italiana”. Inoltre “la cittadinanza si acquista a seguito di una dichiarazione di volontà in tal senso espressa, entro il compimento della maggiore età dell'interessato, da un genitore legalmente residente in Italia o da chi esercita la responsabilità genitoriale, all'ufficiale dello stato civile del comune di residenza, da annotare nel registro dello stato civile”. In più: “Qualora non sia stata espressa la dichiarazione di volontà […], l'interessato acquista la cittadinanza se ne fa richiesta all'ufficiale dello stato civile entro due anni dal raggiungimento della maggiore età”.
Quel che ci fa sorridere è che i nati da genitori italiani, che hanno la cittadinanza per Ius Sanguinis - espressione giuridica che indica l'acquisizione della cittadinanza perché nati da almeno un genitore in possesso della stessa cittadinanza – in caso di approvazione del suddetto disegno di legge, manifesterebbero un livello culturale talmente basso da istigare qualcuno a revocar loro la cittadinanza per mancanza dei presupposti di attribuzione in base allo Ius Culturae. Ma al di là dell’ironia, quel che ci fa riflettere è che il Governo italiano, che dice di essere a guida Pd (che a sua volta continua ad affermare di essere di sinistra, ma nei fatti non lo è), ha messo da parte la discussione di questo disegno di legge per paura di eventuali disordini. Mentre per altre leggi scellerate, il governo precedente di cui questo è figlio, non si è posto neanche il dubbio che forse si stava andando non solo contro il programma elettorale con cui sono state vinte le elezioni dal Pd, ma anche contro i cittadini.

 
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Anagni discute del Palio, ma importante è che non riparta l’inceneritore Marangoni

InceneritoreMarangoni 350 260di Valerio Ascenzi - Il Palio di Anagni. Una competizione in cui i fantini dei rioni si sfidano in una gara con una lancia con cui devono centrare un anello, che ad ogni round diventa sempre più piccolo. Con una decisione della commissione sicurezza del Comune di Anagni, è stato disposto lo spostamento del Palio nello stadio comunale. Decisione questa che ha sollevato numerose polemiche, che molti considerano strumentali. Secondo noi invece, al di là del fatto che il palio si debba o non si debba fare in un contesto medioevale, quello che ci interessa di più è poter sapere che si stia muovendo qualcosa in merito al ricorso che il Comune ha annunciato contro la Marangoni. Speriamo che non faccia la fine dell’annunciata – e rimasta tale - querela del sottosegretario di Stato Maria Elena Boschi al giornalista Ferruccio De Bortoli.
Non ci sono i presupposti per mantenere la sicurezza in base alle ultime normative varate dal Governo, dopo i fatti del 3 giugno scorso a Torino. Non sono stati individuati luoghi con idonee vie di fuga nel centro storico per spettatori e cavalli. Questi ultimi, secondo il parere di molti, il vero pericolo, nel caso imbizzarriscano. Non si potrà fare in piazza Innocenzo III, come da copione, né in piazza Cavour e allora si farà allo stadio comunale.

Noi stessi abbiamo ironizzato su facebook sulla decisione che sembra alquanto strana: è ormai una tradizione, circa vent’anni, farlo fuori sarebbe una sciocchezza, come lo è farlo sul prato di uno stadio che ha ospitato anche le nazionali di calcio, sempre a nostro avviso. In merito a quest’ultima considerazione ci è stato risposto da un consigliere comunale, attraverso i social: “tanto il campo si deve rifare”. Comunque c’è una commissione sulla sicurezza, c’è una normativa da rispettare. È stata presa questa decisione, se ne prende atto e si va avanti, anche perché sulla questione cultura e sulle manifestazioni in costume medioevale sarebbe da aprire un capitolo a parte.
Al di là di tutto ci interessa una cosa: che nel prossimo futuro si possa continuare a polemizzare su questioni che riguardano solo ed esclusivamente le iniziative culturali e il turismo. Questi potranno essere i problemi più importanti di questa città solo se Anagni e il suo territorio conserveranno quel minimo di salubrità, a livello ecologico, recuperata con lo spegnimento dell’inceneritore della Marangoni. Salubrità che potrebbe aumentare con l’inizio delle operazioni di bonifica, promesse dai decreti del Governo. Quindi quel che ci chiediamo è: il Comune di Anagni, ha iniziato questo benedetto ricorso o no? A noi non importa altro.

Per quel che riguarda la cultura ad Anagni, abbiamo appurato che questa amministrazione stenta a concepirla come qualcosa di plurale, come qualcosa da realizzare perseguendo criteri oggettivi e realizzando iniziative attraverso le migliori competenze rintracciabili sul territorio. Ma questo è un dettaglio, sono decisioni che gli amministratori hanno scelto di prendere sulle quali noi, ora, possiamo anche sorvolare, perché a noi interessa principalmente una cosa, e cioè la salute dei cittadini. Riguardo alle decisioni da prendere in merito alle iniziative culturali, saranno i cittadini tra qualche anno a valutare se questa amministrazione ha saputo trasformare i beni culturali della città in una nuova economia.

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Marangoni: revocare senza se e senza ma. Ricorso subito. I termini non devono scadere

InceneritoreMarangoni 350 260di Valerio Ascenzi (Marangoni 2) - Forse non ci siamo capiti. Forse non è ben chiaro che si tratta della salute dei cittadini e non di beghe tra rappresentanti di quello o dell’altro partito. Non è una gara a chi conserva il proprio elettorato o raggiunge nuovi elettori in vista delle prossime regionali. Gli inceneritori su un territorio come quello compreso tra Anagni e Colleferro, come per tutto il resto della Valle del Sacco, non devono essere riattivati. Punto.
L’Assessore regionale all’ambiente Mauro Buschini, pare esser corso ai ripari. Pare. Ha chiesto valutazioni più approfondite e l’attivazione di una procedura di riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Non è detto però che tale richiesta porti la Regione a riesaminare il procedimento che ha portato ad una nuova autorizzazione al gruppo Marangoni.
Quindi una cosa appare palesemente certa: non si può aspettare che il dirigente, al quale Buschini ha indirizzato la missiva con le citate richieste, risponda.

I ricorsi devono partire. Non c’è un minuto da perdere.
E stando a quanto affermato dal sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, in un comunicato stampa relativo alle motivazioni che hanno spinto il Comune a dare parere negativo, sarebbero dovute bastare queste stesse motivazioni a far fare dietro front alla concessione di un nuovo permesso.
Noi pensiamo che tutte le iniziative vadano sostenute, quelle delle associazioni ambientaliste come Re.Tu.Va.Sa., ma soprattutto ci attendiamo che il sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, mandi avanti il ricorso già pronto per impedire la riattivazione dell’impianto Marangoni. Se non lo facesse sarebbe una beffa per i cittadini e una sconfitta, su tutta la linea, per le politiche annunciate e portate avanti dallo stesso sindaco.
Bassetta, come dicevamo, attraverso un comunicato ha già dichiarato che la Regione “non ha tenuto in debito conto le osservazioni critiche del Comune e delle associazioni”. Lui stesso ha partecipato alla Conferenza dei Servizi tenuta nella sede della Regione Lazio esprimendo il parere negativo del Comune di Anagni. Purtroppo però erano assenti la Asl di Frosinone, e il Presidente della Provincia, Antonio Pompeo, anche lui sindaco di un comune vicinissimo ad Anagni, ossia Ferentino. Tralasciando ulteriori commenti alle “giustificazioni” addotte dal consigliere provinciale con delega all’ambiente, Maurizio Bondatti - il quale avrebbe potuto incazzarsi un po’ su questa vicenda con il Consiglio provinciale - ci chiediamo in queste ore anche il motivo per cui uno come Pompeo, abbia “marinato” la Conferenza dei Servizi: l’aria che respiriamo ad Anagni, non è bene o male la stessa che arriva poi con i venti fino a Ferentino? Oppure pensa che Marangoni riattiverà l’inceneritore e metterà Anagni sotto una mega campana di vetro? E i vertici Aziendali della Asl… perché non sono intervenuti? Perché tanto avremo ad Anagni l’ospedale ambientale? Non c’è da meravigliarsi poi quando un comune cittadino, mediamente istruito, manifesta segni di intolleranza nei confronti di una classe dirigente che sembra improvvisare giorno per giorno, quando non va allo sbaraglio.
Tornando all’operato di Bassetta, dobbiamo sottolineare che il Comune di Anagni ha “evidenziato che il sito Marangoni è ricompreso all'interno della perimetrazione del Sin (sito di interesse nazionale) “Bacino del Fiume Sacco” che è in attesa di bonifica”. Quindi agli amministratori regionali, dirigenti (quindi amministratevi) e politici, era stato ricordato che l’area in questione è paragonabile alla Terra dei fuochi! Ma non gli è venuto in mente che stavano per fare la fantozziana corazzata Potëmkin!?
Sempre il Comune di Anagni ha ricordato alla Regione “i dati preoccupanti forniti dall'indagine della Procura della Repubblica di Frosinone sulla qualità dell'aria che coinvolge in pieno il territorio anagnino”. Avete capito bene: gli è stata fatta menzione di una indagine da parte della Procura della Repubblica… solo a sentire la parola “procura” a noi sarebbe passato un brivido dietro la schiena. Evidentemente o non sanno che cos’è sta benedetta Procura della Repubblica oppure pensano di essere immuni. Bah…
La partita non è conclusa però, e nelle mani del sindaco di Anagni c’è più di qualche match ball, importante è sparare le cartucce entro i tempi stabiliti dalla legge. E che il sindaco non si tiri indietro e non si lasci intimidire o convincere del contrario: tutte le iniziative saranno utili, anche un riesame, ma per correre ai ripari subito è necessario far partire i ricorsi!
Apprezziamo la presa di posizione del consigliere regionale Daniela Bianchi, però siamo fortemente scettici in merito al fatto che il suo appello venga ascoltato dai dirigenti del gruppo Marangoni. Di sicuro però la Bianchi ha dato una lettura della vicenda, da un punto di vista diverso ma degno di nota: la combustione di pneumatici non è una attività in linea con i principi di economia sostenibile che la Regione si è imposta negli ultimi anni. Se sono stati imposti alcuni principi però, non si dovrebbe cadere in queste trappole come degli allocchi! Vogliamo scaricare la responsabilità sui dirigenti? Si ma non si dovrebbero lasciare i dirigenti da soli a prendere simili decisioni: la parte politica dovrebbe vigilare! Comunque, tornando al pensiero della Bianchi, anche noi crediamo che l’approccio alle attività produttive in questo territorio debba cambiare, perché ancora non ci riprendiamo dai danni subiti negli anni passati. Mai avremo – cittadini e politici - una visione diversa del nostro territorio, mai ci risolleveremo. Una massima di un capo indiano d’America recita: “la terra su cui viviamo non l’abbiamo ereditata dai nostri padri, l’abbiamo presa in prestito dai nostri figli”. Abbiamo quindi il compito di lasciare questa terra in maniera tale che i nostri figli possano viverla. Quindi se chi amministra la Regione non intende stare dalla parte dei cittadini e difendere il nostro territorio, lo dovremo difendere da noi, con tutti i mezzi possibili, ovviamente legali, e con qualsiasi forma di protesta.
Nel frattempo stiamo ancora aspettando una dichiarazione da parte di Zingaretti, il quale ha dato la delega all’ambiente a Buschini. Quest’ultimo un passo lo ha fatto, ma è dal Presidente della Regione che ci aspettiamo qualcosa. Qualcosa di incisivo.

Inceneritore Marangoni. E' irresponsabile la riaccensione decisa della Regione Lazio

InceneritoreMarangoni 350 260

Ultimora. Sembra che qualcuno stia provando a revocare il provvedimento, ma ancora nulla di deciso. Per ora questi sono i fatti che Valerio Ascenzi ha ricostruito

di Valerio Ascenzi - Prima Colleferro e il revamping dei due inceneritori. Poi l’autorizzazione alla riaccensione dell’inceneritore di pneumatici della Marangoni di Anagni. Ci stiamo chiedendo in queste ore come realmente si coniuga la politica dell’amministrazione regionale, a guida Pd, sui territori: a favore della salute dei cittadini o se verso le aziende che su questo territorio non hanno lasciato, e non lasceranno mai, un segno positivo?
Anche stavolta butteremo la colpa sul sindaco Virginia Raggi e dei cinque stelle? Non siamo attivisti pentastellati, ma stavolta delle domande viene da porsele e ci viene da riflettere non poco: di mezzo non c’è l’emergenza rifiuti di Roma Capitale, ma la richiesta di un’azienda a riavviare un’attività – la combustione dei penumatici usati – per produrre profitto dall’energia elettrica generata.
Iniziamo a fare qualcosa di rivoluzionario chiamando le cose con il loro nome: quello della Marangoni è un inceneritore. Non è un “termovalorizzatore”, poiché non valorizza proprio nulla. Anzi continuerà a compromettere la salute dei cittadini e salubrità dell’aria, quindi al massimo toglierà valore ad un territorio.

Le respondabilità del PD Regionale e locale

Stando a quanto appreso finora la Regione autorizzerebbe la riattivazione dell’inceneritore della Marangoni di Anagni, solo perché in sede di conferenza dei servizi erano assenti la Asl di Frosinone e la Provincia di Frosinone. Ma serviva il parere di questi due organismi per approvare una decisione tanto scellerata? Anagni e la valle del Sacco non sono ancora nel Sito di Interesse Nazionale? A noi risulta di si, quindi non se ne doveva neanche discutere di questa roba: la risposta doveva essere no, a priori. Altro che interpretazioni normative e “silenzio assenso” per mancata presenza o per mancata presa di posizione della Asl e della Provincia di Frosinone. In qualche modo si poteva fare: ad esempio rimandare la decisione a data da destinarsi per esempio. Ma evidentemente chi amministra il territorio regionale non a cuore la salute dei cittadini. Non parliamo proprio di chi amministra la Provincia, una vergogna non presentarsi in Conferenza dei Servizi.


L’assessore regionale all’ambiente è sempre Mauro Buschini, ciociaro, e il consigliere provinciale con delega con l’ambiente è anagnino, Maurizio Bondatti, e siede nello stesso Consiglio comunale che ha dato parere contrario alla riattivazione dell’impianto. Ecco: la popolazione si chiede cosa intendano fare, entrambi, sul loro territorio? Bondatti, al quale i gruppi di minoranza ad Anagni attribuiscono la responsabilità di non aver preso posizione, o di aver taciuto, ha dichiarato alla stampa, in sostanza, che dopo essere arrivato questo parere positivo – sempre per silenzio assenso – si potranno attivare i ricorsi. Cosa pensiamo noi? Che è una assurdità: dovremmo magari anche ringraziare la provincia e la Asl per aver dato l’opportunità di far partire i ricorsi? Ridicolo… non era meglio non arrivarci per niente? È come dire che senza andare a sbattere a duecento chilometri orari contro un muro, non avremo mai la possibilità di farci salvare la vita da un chirurgo, ma non sarebbe meglio guidare con prudenza? Le opposizioni di destra però, quando parlano del fatto che il Comune di Anagni e la Regione sono amministrate dagli stessi partiti e tra questi non vi è unità di intenti, dovrebbero ricordarsi quando Anagni era amministrata dal centrodestra e, di fatto, da qualcuno che diceva di volersi incatenare: in quel periodo la Regione guidata da Renata Polverini chiuse definitivamente chiuso l’ospedale.


Al di là di quelle che sono le beghe, i botta e risposta ridicoli tra i vari esponenti politici, che cercano un po’ di luce sotto i riflettori di questa becera vicenda, purtroppo, i ricorsi vanno sostenuti, perché un impianto del genere non porta al territorio nulla di buono. Riattivare l’inceneritore non avrà alcun impatto a livello occupazionale. Per anni questo territorio è stato sotto il ricatto morale, in base al quale i circa quattrocento (ormai ex) operai della Marangoni, lavoravano grazie al fatto che era l’inceneritore acceso a mantenere aperta qualche chance occupazionale. Pur di non toccare il lavoro, in quest’area non osiamo pensare cosa ci siamo respirati. E questo sempre grazie a chi diede per la prima volta l’autorizzazione all’attivazione. Non abbiamo neanche dimenticato che l’azienda chiese addirittura di poter sperimentare la combustione del Car fluff (ovvero quelle parti delle automobili in materiale plastico, le schiume, la gomma, il vetro, polveri metalliche, vernici e tessuti sintetici di rivestimento, che rappresentano quasi un 15% del peso del veicolo, che oggi restano nelle discariche). Non sappiamo se queste sperimentazioni siano avvenute o no. Sappiamo però che la zona immediatamente a ridosso dell’azienda, dopo un incidente che sparse nell’aria del “nerofumo” fu emessa una ordinanza che vietava il consumo di prodotti provenienti da agricolture e allevamenti privati. Fotografammo animali che possedevano originariamente un manto bianco, completamente ricoperti di una sostanza polverosa nera. Al di là di quell’ordinanza poco è stato fatto. Un bel giorno i vertici aziendali hanno pensato di staccare l’impianto dalla Marangoni creando di fatto un’altra azienda, sempre di proprietà dello stesso gruppo. Così hanno potuto chiudere prima la Marangoni, mandando in mobilità circa quattrocento persone, e solo in seguito hanno spento l’impianto di combustione che occupava pochi operai. A livello occupazionale, riattivarlo oggi darebbe lavoro a circa quindici persone. Chi ha il coraggio di chiamarlo risultato probabilmente non pensa neanche alla qualità dell’ambiente di lavoro che si propone ad un operaio in quel sito, non gli si sta offrendo di andare a lavorare di certo in una foresta di sequoie.


Pur con l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia per la salvaguardia dell’ambiente, la qualità dell’aria di questo territorio è già fortemente compromessa- per non parlare della salute di cittadini – che qui si continuano a registrare numerosi casi di tumori, molti dei quali anche in età infantile e adolescenziale. Quando venne attivato questo inceneritore la sinistra addossò tutte le responsabilità alla Giunta regionale Storace che governava la Regione. Ora su chi vogliamo scaricare le responsabilità? Sui temi quali ambiente e sanità, non ci sono né colori politici, né campanilismi: sarà necessario sostenere tutte le iniziative simili nei vari comuni ciociari e sostenere i ricorsi, da qualsiasi parte vengano.
Resta il fatto che la decisione da parte della Regione fa ridere: si riapre un impianto del genere, mentre sono già previste la bonifica della valle del Sacco e l’apertura di un ospedale ambientale (che tra l’altro ospedale di fatto non è) nel quale faremo l’elenco dei tumori sul territorio. Il senso di tutto questo non riusciamo proprio a capirlo. Non ci risolleviamo ancora dai danni fatti nei decenni scorsi, dalle aziende che hanno agito incontrollate, e vogliamo riattivare gli inceneritori. Qui, come già detto, non c’è neanche un’emergenza ambientale, non ci sono i rifiuti di Roma Capitale, ma c’è solo un’azienda che trarrebbe profitto dalla combustione di pneumatici in disuso per creare elettricità.

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