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Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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PD. Congresso inconcludente?

PARTITI. CRONACHE&COMMENTI

Un congresso amputato che non produrrà alcun cambiamento necessario

di Ermisio Mazzocchi
partito democratico bandiera350 250Il processo costituente del congresso del PD, dichiarato e approvato dalla Direzione nazionale, non ha avuto l'esecuzione che avrebbe dovuto avere.
Sarebbe stato necessario aprire una fase Costituente rivolta a definire nei contenuti e nell'organizzazione l'identità del partito e a produrre una nuova cultura politica rispondente alle grandi trasformazioni in atto nella nostra società.

Il fine da raggiungere sarebbe stato la costruzione di un impianto politico-programmatico allo scopo di avviare un riassetto strategico del ruolo del PD nella consapevolezza di contrastare una destra nazionalista, populista e reazionaria, e, unitamente, fronteggiare una crisi socio-economica profonda e drammatica.

Il PD avrebbe dovuto definire la sua matrice di partito progressista, riformista e di centrosinistra, in grado di raccogliere, rielaborare e innovare l'eredità della cultura socialista , comunista e cattolica appartenente alla tradizione democratica e antifascista dell'Italia repubblicana.

Nulla di questo si è fatto né tali finalità sono state oggetto di un confronto di ampio spessore politico culturale.

Si ha, purtroppo, l'impressione di assistere a una riedizione di una formula consultiva limitata alla semplice nomina di un segretario.
Un congresso costituente, in definitiva, non può e non deve identificarsi con il cambio di un segretario.
Il ridurre il tutto, inoltre, come è avvenuto negli ultimi congressi, solo e unicamente a una "conta" di appartenenza ai vari capicorrente genera un vincolo che esaurisce ogni possibilità di dialettica interna libera e democratica e mortifica la partecipazione e la ricchezza di elaborazione.

La fase costituente avrebbe potuto consentire di avere una partecipazione sostanziale, concreta, non formale e non ridotta ai solo gazebo.

Risulta evidente che l'esperienza del passato non si sarebbe dovuta ripetere perché essa oltre a non aver permesso la definizione di una qualità del Partito Democratico non ha neppure consentito l'elezione solida e duratura di un segretario.

Il congresso costituente avrebbe dovuto avviare una rigenerazione del partito dalle fondamenta nei suoi contenuti identitari e garantire il rinnovamento dei gruppi dirigenti, coinvolgendo tutta la filiera organizzativa dai Circoli all'Assemblea nazionale.
E sono del tutto insignificanti le modifiche dello Statuto che sembra siano state apportate al solo scopo di permettere a qualcuno/a di partecipare alla gara per l'elezione del segretario anche senza possedere la tessera del partito.
Evocare una costituente senza attuarla finisce per dissolvere i tentativi di definire un nuovo progetto del partito e per privarlo di una sua "sostanza" politica necessaria a intraprende un cammino che ridia al paese certezze e giustizia sociale.

Sarebbe stata indispensabile una partecipazione coinvolgente degli iscritti sulla base di un documento che ridisegnasse l'identità del PD.
La fase di approfondimento è quasi annullata, compressa in un tempo ristretto e in procedure rivolte più a favorire le candidature che a definire i caratteri del nuovo partito.
E' prevalso il solo e irrazionale interesse per l'identificazione del segretario e si è commesso il grande errore di abbandonare un percorso di confronto ampio e profondo su cosa il PD debba essere.

Le primarie sostituiscono il vero congresso e riducono la vita di partito a una dinamica essenzialmente autoreferenziale dal momento che gli iscritti fanno una prima "scrematura" dei candidati a segretario sulla base di un loro programma.

E' un congresso privo di passione, di tensione ideale, di interesse culturale, elementi questi che avrebbero dovuto costituire l'anima di un PD rinnovato.
Non abbiamo bisogno di un partito guidato da un "capo" che detti le sue condizioni.
In definitiva ci si è rifugiati in un conformismo di vecchie procedure che di fatto aggirano la questione fondamentale che riguarda la nuova connotazione del Partito Democratico.
In questo modo si è preclusa la possibilità di un confronto popolare, ampio, diffuso.

Si è, allo stesso tempo, impedita ogni forma di partecipazione costruttiva degli iscritti che avrebbero dovuto essere i veri protagonisti, i fondamentali interlocutori per realizzare un partito rinnovato nei contenuti e nelle sue forme organizzative.

Così non si va da nessuna parte e si rischia di esaurire tutto il patrimonio ereditato dalla tradizione politico-culturale che era stata l'architrave che aveva sorretto il PD dal momento della sua fondazione.

Si è persa un' occasione unica, quella di riproporre una sinistra in grado di essere referente di una politica rinnovata nel suo progetto con l'obiettivo di favorire un progresso fondato sui valori insostituibili del lavoro e della democrazia in sintonia con le aspettative del popolo italiano.

In quella che oggi appare una esclusiva gara di pretendenti alla segreteria nazionale, nulla vieta di inserire documenti tali da favorire una discussione la più ampia possibile non legata esclusivamente alle dichiarazioni di intenti dei candidati a segretario.
Questo favorirebbe una maggiore partecipazione e una convinta condivisione dei progetti idonei al rinnovamento del partito.
Si rafforzerebbe in tal modo il suo ruolo e si darebbe ad esso una maggiore credibilità.

Il PD, nonostante le sue carenze e i suoi errori, rimane la forza politica più importante a difesa dei principi costituzionali fondativi della Repubblica democratica.

27 novembre 2022

 

 

 

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Cessate il fuoco per fermare morti e distruzioni, senza aspettare alcun vincitore

PACE O ARMI?

Un obiettivo che non sembra essere perseguito con determinazione dalla Meloni

di Ermisio Mazzocchi
guerra russia ucraina 390 minIl Presidente del consiglio, Giorgia Meloni, non sembra avere recepito le dichiarazioni di Papa Francesco in cui afferma di essere pronto a fare tutto il possibile per avviare trattative utili a trovare una soluzione al conflitto Russo-Ucraino.

Non si comprende cosa voglia significare quanto detto dalla Meloni, nella sua replica al Senato, «l'unica possibilità di favorire un negoziato è che ci sia un equilibro tra le forze in campo, non mi potete chiedere che pace si ottenga con resa dell'Ucraina, dobbiamo continuare a sostenerla». Che significano queste parole, che bisogna continuare a sostenere l'Ucraina ad libitum? Vuole dire inviare armi all'infinito nell'attesa che ci sia, come elle dice, un equilibrio tra le forze in campo? E' un'aafernazione affermazione anch'essa indecifrabile. Oppure arrivare sino a quando non sarà più possibile recuperare una trattative dopo l'uso delle armi atomiche? Nessuno ha chiesto la resa dell'Ucraina per arrivare alla pace.
Certamente in molti, compresi i cento deputati democratici degli USA, chiedono di imboccare con decisione la strada delle trattative per un "cessate il fuoco" in modo da bloccare morti e distruzioni.

Parole e concetti che non si trovano nelle dichiarazione del Presidente, che forse li ha ritenuti troppo impegnativi e che avrebbero irritato Joe Biden, che vuole rassicurare con le sue dichiarate scelte atlantiste.

Questo governo intende proseguire una politica estera nell'alveo di quanto intrapreso da Draghi a sostegno di aiuti all'Ucraina che a oggi ammontano a 110 milioni a sostegno del bilancio generale dello Stato ucraino e 12 milioni per le armi e 200 milioni per pagare salari al personale delle scuole.
Un sostegno che si intende estendere con la consapevolezza che il costo per l'Italia incide sul Pil di circa 24 miliardi.

Decisioni giuste per sostenere un popolo aggredito e bisognoso di aiuti, che non escludono di porre in essere azioni volte a porre termine alla guerra.
Un obiettivo che non sembra essere perseguito con determinazione dalla Meloni.

C'è solo da augurarsi che i tentativi del Papa possano avere successo e che nel paese possa sorgere un forte movimento per la pace.
La marcia di Assise per la pace non può durare solo un giorno, ma deve essere costante, diffusa, viva per tutti i giorni sino a ottenere il silenzio delle armi.

27 ottobre 2022

 

 

 

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PD: ma quando e quale congresso?

PARTITI

Dal congresso nasca una comunità politica per affrontare le sfide del futuro

di Ermisio Mazzocchi
BandierePD popolo 390 minIl 14 ottobre si è tenuto il congresso del Partito Socialista Europeo (PSE), passato, purtroppo, nell'indifferenza assoluta.
Le determinazioni assunte dal PSE sono essenziali per comprendere i compiti della sinistra europea e in particolare quelli del PD, accennati da Letta nel suo intervento.

Il congresso del PD non potrà non tenere conto delle posizioni del PSE che ha posto al centro del suo programma il lavoro, l'ambiente, i diritti civili e una ferma e decisa lotta alla "democrazia illiberale" di Orban e a cui si ispira Giorgia Meloni, che tuttavia non si può liquidare con una etichettatura perché contiene una sua visone dei fatti e delle linee di indirizzo a cui bisogna saper contrapporre una alternativa culturale e politica sul terreno delle proposte e delle iniziative. Il presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, nel suo discorso alla Camera ha tenuto un livello politico che riproduce la sua impostazione nazionalistica, priva di un'ampia visione sulle vicende internazionali e di un programma credibile.

Il congresso straordinario del PD, indetto dalla Direzione nazionale, dovrà aprire una fase Costituente rivolta a definire nei contenuti e nell'organizzazione l'identità del partito e a produrre contenuti di una nuova cultura politica.
Esso dovrà tenersi in tempi brevissimi vista la gravità della situazione.

L'obiettivo è quello della costruzione di un impianto politico-programmatico che avvii un riassetto strategico del ruolo del PD nella consapevolezza di fronteggiare una destra nazionalista, populista e reazionaria, uscita vincitrice nelle elezioni del 25 settembre unitamente a una crisi socio-economica profonda e drammatica.
Si dovranno analizzare scrupolosamente le ragioni della sconfitta elettorale, purtroppo prevedibile, prodotta da una pesante caduta di credibilità.

Il PD nel corso degli anni ha perso la sua identità di partito riformista e di centrosinistra.
E non gli è stata di giovamento la responsabilità di governo.
E' necessario che esso definisca la sua matrice di partito progressista, riformista e di centrosinistra, che si riconosca nella cultura cattolica, socialista e comunista appartenente alla tradizione democratica e antifascista dell'Italia repubblicana.
E' auspicabile una svolta profonda che sia in grado di suscitare un ampio movimento popolare e di lotta politica di opposizione nel Parlamento e nei territori e contemporaneamente costruire una alternativa alla Destra e al governo che esprime.

Serve un percorso congressuale perché abbia una chiara e compiuta identità ideale, coinvolgente e partecipata.
Il dibattito che si svolgerà nel congresso dovrà seguire una linea di vera e propria Costituente in grado di qualificare un partito che risponda in modo adeguato alla nuova mutata realtà sociale ed economica.
Il congresso non dovrà seguire i precedenti schemi perché questi si sono rivelati fallimentari.
E' opportuno superarli con modifiche dello stesso Statuto senza tentennamenti. Un partito non vive per uno Statuto che possa essere immutabile, prigioniero di un'armatura soffocante.

Gli iscritti siano gli unici protagonisti del congresso in piena indipendenza.
Essi devono poter decidere autonomamente di assumersi la responsabilità del governo del partito, liberi dalla soffocante gabbia delle correnti leadiristiche che si vogliono arrogare il diritto di determinare le candidature a tutti i livelli.

Non si può ridurre il tutto, come è avvenuto negli ultimi congressi, solo e unicamente a una "conta" di appartenenza ai vari capicorrente, poiché in tal modo si genera un vincolo che esaurisce ogni possibilità di dialettica interna libera e democratica, mortificando la partecipazione e la ricchezza di elaborazione.
Il congresso non dovrà assolutamente divenire un votificio né tanto meno essere la "conta" delle tessere il che porterebbe, come è avvenuto, alla sterilizzazione della vita democratica di tutto il partito.

La scelta dei propri rappresentanti negli organismi dirigenti sia delegata esclusivamente agli iscritti che hanno il diritto-dovere di eleggere il segretario e gli organismi dirigenti.
Le altre formule, come le primarie aperte ai cittadini, non hanno validità, né portano vantaggi elettorali.

Le primarie non garantiscono un reale controllo del partito come è avvenuto per Zingaretti, ma lo è stato per tutti i precedenti segretari eletti con questo sistema che va totalmente abbandonato ed eliminato.
Le componenti, le varie correnti e le diverse fazioni non possono far parte di uno schema organizzativo che si è dimostrato fallimentare e dannoso.
Occorre abbattere la logica correntizia quale concentrato di potere.
I vari tentativi di rinvigorire un rapporto con i cittadini, il campo aperto, piazza grande, gli agorà, non sono valsi a nulla, non hanno consolidato e sviluppato un legame duraturo con la società.

Il Paese ha bisogno di un partito che torni a essere capace di dare voce e rappresentanza ai gruppi sociali più deboli e di combattere le disuguaglianze nel rispetto dell’art. 3 della Costituzione.
La stessa Chiesa di Papa Francesco coglie le nuove sofferenze e le nuove speranze e considera necessario "rianimare l'economia in una economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

Il momento storico richiede urgentemente che il PD, come forza progressista e di sinistra, si rigeneri e assuma un carattere fortemente di massa con un profondo radicamento sociale e territoriale.
Esso dovrà promuovere ogni forma di partecipazione democratica che abbia come finalità la realizzazione di un progetto culturale fondato sui valori insostituibili del lavoro e della democrazia in sintonia con le aspettative del popolo italiano.

La fase costituente richiede che siano definite regole e metodi, che consentano di avere una partecipazione sostanziale, concreta e non formale, non ridotta ai solo gazebo.

Il congresso costituente sia svolto per Tesi, consentite dallo Statuto, sottoscritte e sostenute da quanti intendano presentare un progetto per il nuovo PD.

Le Tesi devono essere discusse e approvate dagli iscritti con il contributo, in un confronto aperto e libero, delle diverse espressioni della società.
Quella che riceverà il maggiore consenso proponga la candidatura del segretario.

Il PD è il partito progressista e riformista, della sinistra moderna e solidale; è il partito dei lavoratori, delle uguaglianze e del riscatto sociale; è il partito per una società moderna, giusta ed europea.
Esso deve essere il partito della pace, promotore di solidarietà e di cooperazione.
Deve farsi protagonista di soluzioni diplomatiche che abbiano come fine il cessato il fuoco nella guerra Russo-Ucraina.
Un impegno in questo periodo di elaborazione politica per una rivoluzione culturale e ideale dai forti contenuti identitari in cui ogni iscritto al PD sia protagonista di una rottura con il passato e con le consolidate incrostazioni di potere personale e correntizio.

La costituente congressuale deve orientarsi con decisione verso questi obiettivi e nella ricostruzione di un nuovo partito senza ricorrere a fantomatici scioglimenti, ma guardando al suo consolidamento.
Il congresso dovrà costruire una comunità politica per affrontare le sfide del futuro.

25 ottobre 2022

 

 

 

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Quale identità per il PD?

PD. IL CONGRESSO STRAORDINARIO

Il Congresso del PD, annunciato da Letta, è necessario e indispensabile

di Ermisio Mazzocchi
partito democratico bandiera350 250E' il quarto congresso dalla fondazione del PD avvenuta nel 2007. Tutti si sono svolti secondo la modalità delle primarie.
Da allora a oggi si sono succeduti ben 11 segretari nazionali vale a dire uno ogni 15 mesi e nessuno ha portato a termine il proprio mandato.

Nelle elezioni del 2008 il PD ottenne il 33,1% pari a 12 milioni di voti, in quelle del 2022 il 19,0% pari a 5 milioni di voti con la perdita complessiva del 14% e di ben 7 milioni di voti.
Una caduta di credibilità che ha portato a un consistente ridimensionamento del consenso elettorale. Le ragioni della recente sconfitta sono molteplici, ma non inaspettate,

Una cosa è certa: il PD nel corso degli anni ha perso la sua identità di partito riformista e di sinistra.
Non gli hanno giovato la responsabilità di governo, l'essere stato protagonista di una stagione politica, sociale, economica travagliata e carica di conflittualità e il tentativo di svolgere una funzione tesa a far fronte all'esigenze dell'intero popolo italiano.
Un processo di caduta di credibilità che non ha subito arresti non tanto per i risultati elettorali insoddisfacenti e deludenti, quanto per la mancata definizione della sua identità, per l'insufficiente conseguimento dei suoi obiettivi e per la sua incerta collocazione sociale.

Queste carenze sono state pagate con una cocente sconfitta che comporta una totale revisione di tutta la politica del PD. E' necessario che esso definisca la sua matrice di partito della sinistra che si riconosca nella cultura cattolica, socialista e comunista appartenente alla tradizione democratica e antifascista dell'Italia.

Occorrono oggi delle scelte chiare e definite volte a costruire un Partito Democratico profondamente rinnovato nei contenuti, nella sua cultura politica e nell'organizzazione. E' indispensabile che ci sia la massima chiarezza su tutta l'impostazione del congresso il quale non può essere svolto secondo schemi rivelatisi fallimentari, il cui superamento richiede modifiche alla Statuto.
E' ovvio che gli iscritti debbano essere i protagonisti del congresso in piena autonomia e che lo siano soprattutto quando si tratti di un congresso straordinario, ma sino ad ora non è stato così.
Essi devono poter decidere e avere la possibilità di una loro assunzione di responsabilità nel governo del partito, se non nelle stesse istituzioni elettive, liberi dalla soffocante gabbia delle correnti leadiristiche che determinano le candidature a tutti i livelli.

Non si può ridurre il tutto solo e unicamente a una conta di appartenenza ai vari capicorrente come è avvenuto negli ultimi congressi dove il dibattito non è esistito.
Il congresso non può assolutamente divenire un votificio.
La scelta dei propri rappresentanti negli organismi dirigenti è delegata esclusivamente e solo agli iscritti.
A essi spetta il diritto-dovere di eleggere il segretario e gli organismi dirigenti, da quello nazionale a quello del Circolo.

Le altre formule, come le primarie aperte ai cittadini, non hanno validità, né portano vantaggi elettorali.
Lo dimostrano i risultati elettorali e il restringimento organizzativo.
La commistione tra "privato"- gli iscritti - e "pubblico"- i cittadini - non ha funzionato e ha snaturato il "carattere" del partito. E' altrettanto evidente che non è pensabile, volendo ricostruire una direzione politica del PD, ricorrere a vecchi schemi per le scelte che si dovranno compiere.

Gli iscritti devono ritrovare il senso e la passione della loro esistenza politica e avere garanzie per il riconoscimento delle proprie capacità di elaborazione, di proposte e di impegno.
Non basta reclamare un segretario, come avviene in questi giorni con le autocandidature, sarebbe come comprare prima il bottone e poi scegliere stoffa e modello per un vestito.

Sono i contenuti che fanno la differenza e definiscono una identità politica.

Il PD sarebbe dovuto essere l'erede di quelle culture che hanno creato lo Stato democratico e repubblicano.
Costruzione di un nuovo modello dell'assetto socio -. economico che avrebbe richiesto un partito orientato ad adeguare gli strumenti utili a rigettare e a fronteggiare le spinte liberiste, nazionaliste e le maglie soffocanti della globalizzazione.
Il PD dovrà necessariamente approdare a nuove sponde della sua identità e della sua stessa rappresentanza organizzativa con un diffuso radicamento nei territori.

Rigenerare l'identità del PD, come già ebbi a scrivere in alcuni articoli del 2018, porterebbe a rivisitare la sua funzione e la sua stessa organizzazione.
La mia proposta, che ritengo a tutt'oggi valida, fu quella di aprire una fase Costituente capace di dare origine a un rinnovato partito nella sua qualità culturale e progettuale, i cui contenuti si sarebbero dovuti ricomporre in corrispondenza delle modificazioni prodotte dalla globalizzazione, dal cambio dei rapporti nella struttura organizzativa del lavoro e dalle trasformazioni avvenute nella società.
Avere ritardato e non attuato queste scelte ha prodotto un offuscamento del PD che ha portato, tra le altre cose, alla sua sconfitta e a un calo di consensi.

I vari tentativi di rinvigorire un rapporto con i cittadini, il campo aperto, piazza grande, gli agorà, non sono valsi a nulla e hanno finito per essere soltanto momenti di incontro senza consolidare e sviluppare un legame duraturo con la società.
Il distacco, la lontananza dai cittadini apparivano evidenti ed espliciti ed erano il prodotto di una sordità assoluta verso un popolo che protestava, si ribellava, negava il voto. E' indubbio che oggi a maggiore ragione un intero partito debba essere rigenerato per sapere cosa è, cosa deve fare, chi rappresenta.
La spinta iniziale del PD, quale forza progressista e dai forti contenuti innovativi, si è esaurita.
Rigenerare la sua identità porterebbe a rivisitare la sua funzione e la sua stessa organizzazione.
Come ho più volte sostenuto, occorrerebbe aprire una fase Costituente per approdare a un partito nuovo nella sostanza culturale progressista e di sinistra, oltreché nel simbolo e nella struttura.

I contenuti devono essere dentro comuni denominatori quali la giustizia, l'uguaglianza, i diritti per contrastare le storture sociali, lo sfruttamento moderno e l'impoverimento dei livelli di vita.
Componenti, correnti e fazioni non possono più far parte di uno schema organizzativo che si è dimostrato fallimentare e dannoso.
Servono dirigenti politici, non capicorrente che esauriscono ogni margine di dialettica interna vera e democratica e mortificano la partecipazione e la ricchezza di elaborazione.

Il congresso deve rintracciare e valutare le responsabilità per non commettere gli stessi errori, definire metodologie e obiettivi e formulare i contenuti programmatici delle riforme istituzionali ed economiche.
Questo è il compito che ci attende dopo il 25 settembre.
Vorrei che si costruisse un partito solido, credibile con una definita collocazione a sinistra, non parolaio, ma credibile e sinceramente unitario, capace di valorizzare tutte le anime della sinistra plurale con le sue identità culturali, ideali e sociali.
Un Partito amato, rispettato, considerato fonte di progresso e democrazia. Per farlo occorre un congresso riformato nei metodi di svolgimento e fortemente propositivo di una rinnovata politica che indichi chiaramente cosa deve essere il partito.

Un congresso per lavorare a un impianto politico-culturale che apra una nuova stagione della vita democratica del partito.

Un congresso rivolto ad abbattere la logica correntizia fine a se stessa con un concentrato di potere e a valorizzare il merito per proseguire un comune cammino.

In molte occasioni, nel passato, ho affermato la necessità che il PD dovesse abbandonare vecchie pratiche gestionali e dare vita a energie nuove.

E ancora oggi ribadisco la necessità che si debba cambiare e recuperare i valori di una "diversità" nei modi e nei metodi in un'etica politica che ha alimentato una storia collettiva per cambiare l'Italia.

Certamente non si possono tacere errori, eccessive sovrapposizioni, scelte vantaggiose in ambiti correntizi, leaderismi esasperati. Si è sbagliato e si paga un prezzo altissimo, ma non è impossibile correggere e modificare tendenze che sarebbero disastrose se si perpetuassero nel tempo.
Il crollo della credibilità è stato totale e pieno. Inequivocabile. Perdita di consenso per aver interrotto un legame con quelle parti della società più debole ed emarginata, ma anche con un ceto impiegatizio, professionale, imprenditoriale.

E' salita dal paese un'onda di delusione e di sfiducia che si è tradotta in una netta sconfitta per il PD e ha premiato forze dai marcati connotati populistici e di destra. Non si può rimanere nell'indeterminatezza di un PD senza sostanza. E' da escludere uno scioglimento del PD che sarebbe inutile e incomprensibile, oltreché dannoso.

Né tanto meno sarebbe accettabile annullare quei valori, quelle idee, quei progetti che sono stati parti integranti del Partito Democratico. L'obiettivo è sempre quello di stringere il legame con i cittadini e di rimodulare la sua struttura organizzativa, attualmente inceppata, per dare nuova linfa al progetto di rinascita del Paese.
Si deve realizzare dalle fondamenta un nuovo soggetto capace di orientare e di sollecitare la partecipazione.
Servono nuove modalità che richiedono una flessibilità nei rapporti e che costituiscono una rete di coinvolgimento la più ampia possibile.

Ognuno dovrà fare la sua parte, senza delegare ad altri, essere pronto e disponibile a imboccare la strada di una sfida storica per il Partito Democratico.

Domenica 2 ottobre 2022 Ermisio Mazzocchi

 

 

 

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25 settembre ’22: i giochi sono tutti aperti non ci sono risultati già scritti

VOTO 2022

Andare a votare e far votare per sperare in un futuro democratico

di Ermisio Mazzocchi,
Vai a votare Fondazione Gramsci Emilia e Romagna 390 min 1Ci sono fondate ragioni per ritenere possibile una vittoria delle forze progressiste e democratiche e in definitiva dello stesso PD.
Liberi dai clamour dei sondaggi e indotti ad approfondire la lettura dello status su cui si svolge una delle campagne elettorali più decisive per il futuro del paese.

La possibilità di impedire alla destra di avere la maggioranza assoluta in entrambe le Camere ha un fondamento consistente nella sua scarsa credibilità e, soprattutto, nella robusta e consolidata fede dei cittadini nel sistema democratico garantito dalla Costituzione.
La stabilizzazione delle democrazia è dovuta a un sistema sociale integrato fatto di diritti e responsabilità fortemente radicato nella società italiana.

La solida credibilità e affidabilità della Costituzione hanno reso possibile proteggere il paese da situazioni drammatiche.
Superare gli anni difficili del dopoguerra, raggiungere un alto livello sociale ed economico nonostante permangano molteplici contraddizioni, impedire due tentativi di colpi di Stato - in particolare quello di Sogno, monarchico-liberale, che voleva una repubblica presidenziale - sconfiggere il terrorismo, reagire a tangentopoli e alla scomparsa dei partiti tradizionali.
Soprattutto hanno permesso di realizzare conquiste sociali di rivoluzionaria portata storica, quale la legge sul divorzio, quella sull'aborto e, in particolare, di ottenere diritti sul lavoro, come l'articolo 18, e un'estensione dell'istruzione pubblica.
Anni che hanno portato a una trasformazione profonda dei costumi e degli orientamenti politici e a una sostanziale conservazione di una società unitaria inserita nell'Unione Europea e proiettata verso la globalizzazione del XXI secolo.
Sempre più l'Italia si è integrata con l'UE per quanto concerne sia i rapporti commerciali sia quelli culturali.
Si pensi all'Erasmus e ad altre forme di integrazione tra le nuove generazioni e alla configurazione di formazioni politiche omogenee che corrispondono ai diversi orientamenti politici.

Siamo indotti a pensare che con il voto del 25 settembre si dovrà decidere tra due modelli di società.
La borghesia più avveduta, che teme di perdere i diritti acquisiti e le proprie posizioni di prestigio, fiduciosa nella Costituzione, potrebbe non essere propensa ad affidare il suo destino a una destra nazionalista sostenitrice di argomenti divisivi e patriarcali.

Si dovrebbe da parte di tutte le forze democratiche in campo in questa competizione elettorale combattere una destra decisa a modificare quelle regole che per 74 anni hanno garantito, pur nei momenti più tempestosi e di durissimi conflitti sociali, una stabilità e un modus vivendi soddisfacente.
Certamente incombono e destano paura e preoccupazione gli effetti di una crisi economica che va dal gas al lavoro, dall'ambiente al carovita.
Gli interventi da più parti sollecitati per fare fronte al caro-bollette ricorrendo anche allo scostamento di bilancio potrebbe essere una risposta che troverebbe un'ampia convergenza di tutti i partiti, in modo da alleviare il peso gravoso su tutti i cittadini.
In questo clima di sofferenza l'offerta della destra nelle sue diverse E frammentate proposte è equivoca e inaffidabile a grantire l'ordine costituito.
Possiamo pensare e sperare che anche questa borghesia moderna, aperta ed europea esprima un voto rivolto a respingere un "salto nel vuoto"?

La pandemia prima e la guerra in Ucraina dopo hanno prodotto dei profondi stravolgimenti mondiali con la modificazione dei rapporti geopolitici internazionali, i quali hanno avuto dei pesanti riflessi sulla condizione dell'Italia tali da esigere da gran parte della società la salvaguardia di una stabilità politica rassicurante ed efficiente.
Gli strappi e le rotture paventate dalla destra e le sue proposte di alterazione del sistema costituzionale spaventano.
Essi potrebbero produrre in ampi strati sociali, nella media e alta borghesia e in quell'Italia laboriosa e ponderata, poco incline a sovvertimenti inconsulti, un rigetto della destra e favorire le forze progressiste e democratiche.
L'imprenditoria italiana, soprattutto la piccola e media impresa, è senza dubbio interessata ad avere rassicurazioni circa una maggiore integrazione all'interno dell'UE.

Solo una reale integrazione garantirebbe la salvaguardia dei rapporti commerciali e sosterrebbe il loro sviluppo che sarebbero sottoposti dalle avventate scelte della destra a sicuri stravolgimenti dei Trattati economici europei e alle minacce misteriose del tipo "è finita la pacchia".
La destra per le sue scelte potrebbe suscitare il timore di limitare se non imbavagliare le quattro sacre libertà scolpite nei Trattati europei: "libertà assoluta di circolazione di capitali, servizi, merci e persone".
Non è da escludere che il mondo imprenditoriale possa sentire il bisogno di ritrovarsi in una identità europea che affermi il riconoscimento dei diritti economici quali fattori di utilità sociale in piena sintonia con gli articoli da 41 a 44 della Costituzione italiana.

Letta è stato negli incontri con l'Assolombarda preciso e puntuale e ha avuto toni rassicuranti in merito alle proposte che il PD avanza al fine di affrontare la crisi e ridare certezze per una ripresa economica.
Si deve ritenere, vista l'attenzione che è stata rivolta a Letta, che l'imprenditoria possa manifestare una chiara diffidenza verso una destra contraddittoria, la quale metterebbe a rischio quelle certezze che sono garantite dalla Costituzione e dalla stessa UE.
Gli interessi della grande e media impresa, in particolare di quella del Mezzogiorno che è più in sofferenza, potrebbero essere soddisfatti solo nel caso in cui essa dichiarasse un netto distacco da una destra inaffidabile e reclamasse garanzie di stabilità e governabilità nel pieno rispetto della democrazia e delle regole costituzionali.
Ne avrebbe tutto il vantaggio se non intende rimanere sul terreno scivoloso e incerto di una destra antieuropea e sostenitrice di una politica nazionalistica e corporativistica dai toni autarchici.

Le imprese, i settori produttivi non possono essere indifferenti e insensibili di fronte ai rischi di un isolamento totale in Europa con conseguenze economiche catastrofiche per tutto il popolo italiano.
I progressisti e i democratici sono in grado di sconfiggere questa destra, minacciosa e arrogante, la quale tra le altre cose, vorrebbe una flat tax che colpisce i più deboli e favorisce chi guadagna di più.

E, ancora più grave, assai grave sarebbe l'intento di una revisione del PNRR, che sarebbe impossibile e dannosa per il paese abche se si chiamsse "tagliando" o "intervento di manutenzione".
Si potrebbe battere la destra se si ha la consapevolezza che il popolo italiano, che ha ripudiato il fascismo e le sue ideologie e si è educato sui sani principi costituzionali non dovrebbe rischiare avventure pericolose.
Esso ha la capacità di distinguere quelle forze politiche che sono in grado di risolvere i problemi che oggi gravano sul paese e che diano garanzie di un governo democratico nel rispetto delle norme della Costituzione.

Il Presidente della CEI, Matteo Zuppi, ha colto questo aspetto quando ha chiesto in un suo intervento di affrancare la politica da "tatticismi incomprensibili e rischiosi per tutti" e soprattutto di "garantire risposte serie, non ideologiche e ingannevoli, che diano sicurezza e motivi di speranza".
Una posizione in cui echeggiano le parole di Papa Francesco sulla giustizia sociale nelle quali si ritrova la grandissima maggioranza del mondo cattolico e cristiano.
Appelli che sono lontani dalla cultura neoliberista della destra italiana ed europea e che si rivolgono alla sensibilità delle coscienze religiose del cristianesimo italiano.

I cittadini vogliono preservare le conquiste ottenute e uscire dal tunnel della paura e dell'incertezza in una cornice di libertà e democrazia.
Quelle conquiste e quei diritti che sono stati fondamentali per le donne che rivendicano pari dignità e garanzie nel riconoscimento dei loro diritti.
La destra con le sue posizioni oscurantiste e patriarcali potrebbe non essere affatto in sintonia con i diritti e le libertà delle donne e non si può escludere che possa essere tentata di annullare quelle leggi che hanno garantito loro parità di genere nel mondo del lavoro e in quello familiare, e la loro identità di persona insieme al diritto di decidere del proprio corpo.

Non convincono gli argomenti che sosterrebbero avere la destra un consenso da parte di quelle donne più povere, più emarginate, le meno istruite, senza lavoro e con nessuna speranza di trovarlo.
Non convincono perché essa vuole "chiudere" la donna in un ruolo tradizionale, appunto "di regime patriarcale", senza che abbia alcuna possibilità che le siano riconosciuti i propri diritti.
Il rischio può essere sventato solo se ci si affiderà a una politica delle forze progressiste in grado di offrire garanzie e prospettive di una maggiore qualificazione del suo ruolo.
Una partita elettorale a tutto campo, decisamente aperta fino al 25 settembre.

Nulla è definito e nulla è dato per scontato.

Per vincere è necessario che ci sia un progetto politico competitivo e la forza di un partito e dei suoi alleati, PD, progressisti e democratici, e tutte quelle forze che si impegnano a contrastare questa destra e ricercano di essere sempre più in sintonia con il paese, che pongano al centro il lavoro, le questioni sociali, la scuola, la sanità pubblica.

Le condizioni per ottenere questo risultato potrebbero esserci tutte in considerazioni del fatto che le forze che combattono la destra, vero e unico avversario, sono in grado di garantire stabilità e progettualità per la crescita dell'Italia.
La situazione italiana è incontestabilmente complicata e contraddittoria, ma non tale che non si possano cogliere in essa, oggi più di ieri, spinte e aspirazioni di larghi strati della società che potrebbero essere orientati, se adeguatamente motivati, a dare fiducia a quello schieramento democratico capace di realizzare un cambiamento.

La forza della ragione auspica un'affermazione di quei partiti progressisti e democratici, dello stesso PD, impegnati a ottenere il consenso elettorale per la difesa dei principi costituzionali e della democrazia.

15 settembre 2022

 

 

 

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Non arrendersi ai sondaggi propagandati. Astenersi oggi sarebbe suicida

VOTO 2022

I prossimi giorni decisivi per spostare il voto degli elettori disinteressati alla politica

di Ermisio Mazzocchi
Vai a votare Fondazione Gramsci Emilia e Romagna 390 min 1L'astensionismo è andato crescendo in Italia a partire dagli anni settanta quando si cominciò a denunciare la corruzione di quasi tutti i partiti politici.

Le elezioni dal 1948 al 1976 vedono l'affluenza degli elettori alle urne con un'incidenza assai rilevante del 92%, che diminuisce sempre più a partire dal 1979.
Così che dall'iniziale astensionismo del 6,6% degli elettori alle politiche del 1976 si è arrivati oggi alla non partecipazione al voto di circa il 30%.
Un fenomeno che interessa tutte le consultazioni, europee, parlamentari, regionali e amministrative degli ultimi anni, in cui vi è stato un continuo calo di partecipazione al voto, sempre più vistoso nelle ultimissime tornate elettorali.

La progressiva crescita dell'astensione si manifesta come prodotto della perdita del valore della politica. Il vuoto della sua qualità e una manifesta autoproduzione del ceto politico.
Un distacco che ha i connotati della protesta nei confronti di chi ha deluso attese e speranze, provocando un rifiuto del sistema partitico, tanto da indurre a riversare i consensi verso formazioni politiche che dicono di respingere quel sistema.

Il pericolo di un'astensione di maggiori proporzioni che nel passato potrebbe essere il risultato di una incomprensione delle ragioni della caduta del governo Draghi e del voto anticipato.
Se in questa campagna elettorale del 2022 non saranno evidenti progetti di concreta e credibile realizzazione per risolvere una crisi economica e sociale di vaste proporzioni, si approfondirà il solco del distacco dalla politica e l'astensionismo sarà più massiccio per una generale sfiducia nei confronti dei partiti e delle istituzioni.

I sondaggi ci dicono che 1 su 4 non andrà a votare e si potrebbe avere un'astensione di circa 14/16 milioni di elettori.
Una particolare attenzione indirizzata a sconfiggere l'astensionismo ha una sua maggiore motivazione nella provincia di Frosinone.

Nelle elezioni politiche del 2018 l'astensione fu del 30% e questa si è confermata anche nelle ultime amministrative del comune capoluogo.
Una costante il calo dei votanti che si manifestò alle regionali del 2018, in cui nella provincia di Frosinone si ebbe un'astensione di circa il 32% (votarono 298.839 elettori su 442.959 pari al 67,4%) e all'Europee del 2019 (votarono 291.174 elettori su 418.116 pari al 60,07%) le astensioni sempre nella medesima provincia arrivarono al 40%.
Appare del tutto evidente che occorra compiere uno sforzo eccezionale per combattere l'astensionismo, soprattutto rivolgendosi a quelle fasce sociali più deboli, più in difficoltà che manifestano la loro delusione verso una politica insensibile ai propri problemi.

Ed è significativo, secondo alcune indagini, che il 48% degli elettori chieda che il partito per cui vota mantenga le promesse fatte in campagna elettorale, rimanendo, in ogni caso, alta la sfiducia verso la politica.
Molto si deciderà in questi ultimi giorni di campagna elettorale e sarà determinante la capacità dei partiti e dei candidati di presentare la loro proposta per il governo del paese in modo più consistente e rispondente alle esigenze dei cittadini.
Questo comporterebbe una maggiore fiducia nelle istituzioni.

Obiettivo prioritario è quello di avere una partecipazione al voto molto ampia, la quale consentirebbe di estendere un consenso elettorale al PD e alle forze progressiste in modo da impedire alla destra di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi.

Intensificare il lavoro di propaganda e di sostegno ai candidati dello schieramento progressista rivolto a recuperare gli indecisi e gli indifferenti verso il voto, consentirebbe di abbassare il livello dell'astensione. Questo impegno potrebbe certamente garantire il risultato di modificare anche radicalmente gli equlibri che gli attuali sondaggi oggi descrivono, e che, come dice Letta, consentirebbero la nascita di un esecutivo sovranista a guida Meloni. Da evitare con decisione e con grande convinzione.

Il voto degli indecisi, che oscilla sempre tre il 35 e il 40%, potrebbe essere assicurato se in questi giorni si riesce da parte dei candidati progressisti e del PD a motivare le ragioni della richiesta di andare a votare.
Ragioni che devono essere ancorate a proposte concrete per il futuro dell'Italia e rispondenti alle esigenze di vita quotidiana e di prospettiva seria e solida pere i cittadini del territorio di ogni parte del paese.

Ed è proprio sulle questioni territoriali, dal lavoro all'ambiente, che si gioca buona parte della partita, spostando consensi e convincendo gli astensionisti. Il punto focale per questo obiettivo è proprio il collegio uninominale dove il confronto è serrato tra i contendenti e vince l'uno o l'altro.
Su 221 collegi ce ne sono 69 (45 alla Camera e 24 al Senato) per il centrosinistra contendibili sulla base di 5mila voti alla Camera e 15mila al Senato, collegio per collegio. Lo spostamento del 4% annulla la maggioranza assoluta della destra.

Un risultato possibile se si riesce a contenere al massimo l'astensionismo, perché è in quell'area che si possono trovare i voti indispensabili al necessario spostamento. Un lavoro che deve concentrarsi in realtà come quella della provincia di Frosinone, in cui l'astensionismo del 30% rappresenta quella parte di società in sofferenza, che più delle altre è travolta dalla crisi economica e che ha perso fiducia nelle istituzioni e nei partiti.

La destra intende sfruttare le paure e le incertezze delle aree sociali più svantaggiate, indebolite dalla crisi e timorose di pagarne il prezzo più alto. Le sue proposte e la sua politica amministrativa sono del tutto inefficaci e improduttive come l'esperienza del frusinate dimostra.
In molti comuni della provincia amministrati dalla destra, come Anagni, sono continui i conflitti e perenne l'immobilismo.
Una destra inaffidabile e arrogante può essere ridimensionata se le forze progressiste e lo stesso PD entreranno in sintonia con le realtà del territorio provinciale in cui il futuro è incerto e oscuro.

I prossimi giorni saranno decisivi per spostare il voto degli elettori disinteressati alla politica e sollecitare le migliori risorse dell'intera società.
Solo così essi possono farsi partecipi del progetto delle forze democratiche e progressiste per assicurare un futuro di certezze e di crescita dell'intero Paese.
Votare e fare votare.

8 settembre 2022

matitavai a votare liberacittadinanza 650 min

 

 

 

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Il dovere di "rigenerare" il PD

 VOTO 2022

 Il PD deve cambiare e ritrovare la sua "diversità"

di Ermisio Mazzocchi
BANDIERE PD 350 260Il PD ha presentato il suo programma e le proprie candidature e quelle dei suoi alleati.
Inizia una campagna elettorale in cui sono in gioco i valori della democrazia repubblicana e i diritti sociali. La partita è aperta e nulla è scontato. Difficile, ma non è impossibile ottenere quanto è auspicabile per un successo elettorale.
Una campagna elettorale che dia inizio a una politica di certezze e garanzie, che sia credibile e non deluda e la cui prova è nelle proposte messe in campo nel programma del PD.

I valori di una politica progressista e di sinistra, quelli dei diritti, delle uguaglianze e della giustizi sociale, sono gli architravi su cui poggia un progetto per rifondare i paradigmi del rinnovamento e affrontare le sfide imposte dal nuovo capitalismo globale.
Vi sono nel paese energie disponibili e desiderose di impegnarsi per vincere, sconfiggere la destra e affermare l'idea di una nuova società.

Sono necessari passione e vigore.
Il PD affronta nella provincia di Frosinone la campagna elettorale con candidati che dovranno misurarsi su questioni sociali ed economiche aggravate già da tempo da condizioni precarie e deboli. Si avrà bisogno di tutte le forze disponibili per avere consenso e combattere una destra forte e radicata sul territorio.

Occorrerà avere un partito combattivo che non sia intaccato da un passato che lo ha fiaccato e indebolito, chiuso come è stato nel suo alveo correntizio, un partito che sia in grado di produrre un rinnovamento generazionale tale da permettere di assumere ruoli di governo sempre di più alto livello.
La direzione, che il PD dovrà assumere in questa aspra competizione elettorale, sarà quella di non disperdere quei valori che sono propri di un partito progressista e di sinistra.
Valori in cui credono migliaia di elettori e di iscritti, questi ultimi impegnati con dedizione e passione, che non possono essere annullati né mortificati da vicende che ne mettano in discussione la credibilità.

Sono note le vicende che hanno coinvolto esponenti di primo piano della politica provinciale e regionale del partito Democratico, in cui si è assistito a una deprecabile caduta di stile.
Il danno ormai è fatto.
La magistratura svolgerà il suo compito come giusto che sia.
Non possiamo nascondere che l'impatto politico è di notevoli proporzioni e induce a considerazioni di maggiore consistenza.

Il vulnus politico che si è prodotto richiede il ricorso a un cambio di passo e dei comportamenti sin qui tenuti, in modo tale da produrre una rigenerazione della politica che il PD provinciale dovrà adottare in questa campagna elettorale.
Il comunicato del Circolo di Cassino del PD si inserisce in questa prospettiva e assume una valenza politica per il nuovo percorso che il PD dovrà intraprendere, pur rimanendo, a mio parere, circoscritto a fatti contingenti che richiederebbero diversamente una valutazione politica di ampia prospettiva.
Occorre andare oltre quanto da esso affermato.

Lavorare per un impianto politico che apra una nuova stagione della vita democratica del partito nelle realtà territoriali di questa provincia rivolta ad abbattere la logica correntizia fine a se stessa con un concentrato di potere e a valorizzare il merito per proseguire un comune cammino.
Abbiamo bisogno di una nuova generazione, che lo stesso Letta ha voluto candidando molti giovani - 5 capilista under 35 - alle elezioni parlamentari del 25 settembre, che sia di alternativa e abbatta quel feudalesimo che si è imposto nel passato e quei tentativi di chi vuole perpetuare se stesso.

Il giovane segretario di Federazione, Luca Fantini, incarna questo cambio generazionale? Certamente, se sarà libero da condizionamenti e interferenze nella gestione del partito.
Una libertà quale presupposto indispensabile per operare in questa realtà e non solo, una difficile campagna elettorale in cui sia possibile imprimere una forte spinta alla rigenerazione del Partito Democratico.
Una competizione elettorale, il cui risultato non appare scontato, come molti vogliono fare credere, favorevole alla destra, ma che avrà un esito piuttosto incerto, potrà essere un'opportunità per riaffermare l'integrità del PD nella sua caratura di partito trasparente e nella salvaguardia dei suoi valori.

Un'occasione per ribadire quella "diversità berlingueriana" intesa come diversità nei metodi e nei modi e in un'etica politica che ha alimentato una storia collettiva per cambiare l'Italia.
Credo che proprio quella "diversità" debba essere ripristinata e perseguita, rivolta ad avere comportamenti adeguati al ruolo che si ricopre sia istituzionale che di partito con l'obiettivo di operare nell'interesse della collettività e mai per propri fini personali.

In molte occasioni nel passato, e ne sono convinto oggi a maggiore ragione, ho ribadito e ribadisco la necessità che il PD debba abbandonare vecchie pratiche gestionali e dia vita a energie nuove, disponibili a cambiare e recuperare i valori di quella "diversità" più che mai indispensabili per combattere e sconfiggere la Destra.
Questo è il "vettore" su cui deve viaggiare la campagna elettorale del PD, particolarmente nella provincia di Frosinone con le/i sue/i candidate/i che hanno accettato con orgoglio e generosità la candidatura senza alcun tipo di garanzia.
Tantissimi sono quelli che dimostrano con la loro storia, con il loro costante impegno, un profondo attaccamento al Partito.
Attaccamento che per molti non è venuto mai meno nel corso della loro militanza politica.

Il PD non è l'Eden né certamente la Suburra.
E' un partito che, a differenza di molti altri, ha una forte impronta democratica, attraversato da grandi passioni e dae.mazzocchi 260h ridimensionato confronti talvolta aspri, ma che conserva uno spirito unitario e combattivo.
Non si possono tacere errori, eccessive sovrapposizioni, scelte vantaggiose in ambiti correntizi, leaderismi esasperati.

Si è sbagliato e paghiamo un prezzo altissimo, ma non è impossibile correggere e modificare tendenze che sarebbero disastrose se si perpetuassero nel tempo.
Può sembrare un obiettivo improprio rispetto alla campagna elettorale.
Ma è appunto in questo tempo che bisogna esaltare le peculiarità del PD e la volontà di essere all'altezza della sfida per rinnovare il Paese.

Per farlo il partito deve cambiare e ritrovare la sua "diversità".

lì 24 agosto 2022

 

 

 

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Un Cartello per difendere e valorizzare la Costituzione

DISCUTERE LA CRISI. VOTO 2022

Riportare a votare gli astenuti per cambiare gli esiti del voto che i sondaggi ipotizzano

di Ermisio Mazzocchi
difesa della costituzioneSi avviano a conclusione le formazioni delle alleanze e lo schieramento dei singoli partiti.
Non c'è dubbio che il partito che si è dovuto impegnare con determinazione per costruire un fronte ampio di forze democratiche e progressiste è stato il PD.
Un lavoro faticoso con molte resistenze e ostacoli, che non ha dato gli esiti sperati.

Sull'obiettivo di unire quante più forze possibile per battere la destra populista e sovranista ha pesato la difficoltà ad avere piena consapevolezza di quello che dovrebbe essere una coalizione di centrosinistra e di quello che è e che rappresenta l'avversario politico di destra.
Una condizione che non ha una origine contingente ma ha radici profonde.

La composizione di alleanza e la sua coesione non dovrebbero esse circoscritte a una responsabilità di governo.
Esse si sarebbero dovute estendere e solidificarsi nel vivo della società e calarsi nella realtà dei drammi che riguardano soprattutto il lavoro e i diritti.
I risultati delle amministrative avrebbero dovuto incoraggiare a scelte più decise e a rinsaldare possibili alleanza sul territorio.

La mancanza di una politica inclusiva ha causato oscillazioni e tentennamenti da parte di chi avrebbe dovuto avere una maggiore responsabilità e questo ha prodotto ritardi e conflittualità riscontrabili nei comportamenti di Calenda la cui azione a dire poco è risultata instabile e inaffidabile.
Lo schieramento di forze che include, oltre a PD, PSI, Art.1, +Europa, Impegno Civico (Di Maio), anche Verdi e Sinistra Italiana, consente di posizionarsi su un fronte progressista tale da favorire l'adesione di parti della società interessate ad avere maggiori garanzie sull'affidabilità delle loro proposte.
Si sarebbe potuto fare di più.

Le alleanze, soprattutto alla vigilia di una campagna elettorale, sono il risultato di mediazioni e di scelta di collocazioni.
Il PD, pur nel suo tentativo di realizzare un terreno comune, non ha però, a mio parere, raggiunto il suo obiettivo, poiché si è preclusa, a causa di preconcetti e giudizi trancianti, la possibilità di uno spazio di azione più ampio e la formazione di una coalizione più larga.

Non si può ricorrere a ostracismi né porre veti nei riguardi di 5S sulla base di valutazioni contingenti in riferimento alla caduta del governo Draghi, quasi a punire un peccato originale commesso in spregio delle leggi democratiche.
Sarebbe stato più opportuno trovare intese elettorali, le più estese possibili, considerando prioritaria la necessità di vincere la competizione elettorale,

Non è sufficiente e risulta sviante l'affermazione di Boccia riferita a 5S "si possono fare elezioni politiche su binari paralleli" (Corsera 9 agosto), che non trova credibilità nella campagna elettorale e richiederebbe un chiarimento su cosa vuole dire "binari paralleli".
Sarebbe stato più proficuo concordare "convergenze parallele" che avrebbero potuto dare più consistenza alla alleanza "tecnica" operata da Letta.
Si delinea sempre più in modo chiaro una competizione su questioni di fondo che riguardano valori, idee e diritti in una cornice di fattori essenziali come il lavoro e la lotta alle disuguaglianze.
Si andranno sempre più definendo i confini del confronto elettorale tra le forze progressiste e quelle populiste e orbaniste.

Il PD è il riferimento per la costituzione di un fronte ampio di forze non necessariamente componenti di una alleanza "tecnica".
In ragione di tale fine esso dovrebbe farsi promotore di un "Cartello dei fondamenti della Costituzione".
Questo dovrebbe avere una piattaforma comune, condivisa da quanti hanno come obiettivo la difesa della Repubblica e della sua Costituzione contro i pericoli reazionari della destra.
Una necessità per battere la politica più pericolosa della destra italiana, la quale, a detta della Meloni e sostenuta dai suoi alleati, vorrebbe riformare la Costituzione per sancire il primato del diritto nazionale su quello europeo, così come ha fatto il presidente polacco Andrzej Duda.

Un pericolo reale e concreto se si tiene conto che la Meloni nel 2018 presentò alla Camera un disegno di legge che prevedeva la cancellazione dalla Costituzione degli articoli 97/117/119 che riguardano proprio l'Unione Europea.

Una maggioranza della destra di due terzi del parlamento consentirebbe di approvare tale riforma senza ricorrere al referendum costituzionale il che comporterebbe uno scontro con gli organismi europei e gravi conseguenze.

Basterebbe questo scenario a favorire una comune bussola di orientamento a salvaguardia della Costituzione e dei valori democratici europei.
Se si potesse ottenere questo risultato, esso dovrebbe essere collocato in una competizione elettorale decisamente incentrata per il PD e i suoi alleati sui contenuti del lavoro, dei salari decenti, di una scuola pubblica di qualità, di un ambiente sostenibile, dei diritti civili e di una sanità pubblica davvero per tutti.

E' una partita aperta in cui è essenziale rispondere ai bisogni dei cittadini e dare sicurezza e certezza per il loro futuro.
Lo stesso astensionismo, che incombe pesantemente su queste elezioni parlamentari, potrà essere se non sconfitto, quanto meno ridimensionato, se le forze della sinistra, quelle del progresso e quelle a difesa della democrazia sapranno parlare al paese per una sua rinascita riformista e innovativa.

La destra, apparentemente compatta, può essere sconfitta se il fronte che le si oppone avrà la capacità di confluire su un messaggio di alternativa al populismo e alle derive sovraniste e garantire una prospettiva di cambiamento nell'alveo della democrazia.

Verso le Elezioni politiche del 25 settembre. 10 agosto 2022

 

 

 

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Una crisi di governo con tanti padri e un solo regista

 COMMENTI

Per ora solo alcune riflessioni

Draghi se ne va 380 min

di Ermisio Mazzocchi
Sono molte le considerazioni che si possono fare su quanto è avvenuto in merito alla conclusione del governo Draghi.
Ci sarà modo per riprendere questi argomenti. Per ora mi limito ad alcune riflessioni.

E' d'obbligo la premessa.
Draghi indicato dal Presidente Mattarella costituisce, come sappiamo, un governo di emergenza con la partecipazione di tutti i partiti, tranne FdI, auto escluso.

La posizione e le divisioni di 5S sono note. Ma, penso che sullo svolgimento dei successivi avvenimenti ci siano state molte forzature, quelle di 5S e calcoli di convenienza da parte di molti partiti in particolare di Lega e FI ed errori di valutazione da parte di altri e dello stesso PD.

Si deve prendere atto che 5S, dopo la scissione Di Maio, tenta di riportare il Movimento a un ruolo centrale della politica italiana e presenta legittimamente a Draghi un pacchetto di proposte che Conte ritiene essenziali per il paese.
La proposta non riceve da parte di Draghi nessuna risposta. I motivi di questa posizione di Draghi possono avere diverse interpretazioni.

Ma il dato di fatto è che si accelera l'iter della crisi.
In politica non avviene nulla per caso ed è nelle cose che da parte di Lega e FI ci sia stato un calcolato disegno fortemente di convenienza per interrompere l'esperienza Draghi, ma soprattutto dare un messaggio di un centrodestra compatto e speculare alle posizioni di 5S e per mettere in un angolo il PD.

Per alcuni aspetti il PD, il quale mantiene una posizione sempre coerente con la scelta di pieno e totale sostegno a Draghi, non ha valutato adeguatamente gli effetti delle posizioni di 5S e dell'azione di sganciamento del centrodestra.
Il 25 settembre si vota e le liste si presentano entro 40 giorni vale a dire a partire dal 15 agosto.
Credo che bisogna essere chiari: la campagna elettorale è una sfida acerrima tra sinistra e destra. Il resto è di contorno.

Lo scontro è tra due culture politiche che fanno parte della tradizione politica del paese, inconciliabili e incompatibili.
Decisive sono le alleanze per formare una coalizione con un candidato Presidente.
La destra Lega, FI, FdI appare pur con le sue contraddizioni, unito e con una maggiore facilità a individuare un candidato a Presidente e, stando ai sondaggi da considerare con cautela, essi da mesi danno la destra complessivamente tra il 45% e il 47%.

La sinistra si presenta più frantumata e rissosa.
Il PD che aveva valutato come possibile alleato 5S, si trova senza consistenti alleati sia a sinistra che al centro che è qualcosa oggi di indistinto e non strutturato.
La sua forza, sempre secondo i sondaggi, si aggira tra il 21% e il 22%.
Esso deve da subito costruire alleanze che siano in grado di recuperare il rimanente 30%.

E, in questo caso non esistono le liste civiche di tipo amministrativo che possano essere di supporto.
Inoltre il PD deve dimostrare una grande capacità per indicare il candidato Presidente, il quale sia di alto profilo politico e di grande credibilità.
Una ricerca tutta da iniziare tra molte difficoltà senza cadere nell'imporvvisazione.
Potrebbe prendere in considerazioni la candidatura dello stesso Mario Draghi sia perché il PD ha dimostrato nei suoi confronti una infinita lealtà sia perché sarebbe apprezzato da aree del paese della media e alta borghesia e da forze imprenditoriali, finendo per essere una garanzia per il paese.

Una ipotesi con molte incognite, ma deve essere questo l'obiettivo del PD per avere una credibile possibilità per vincere le elezioni?
Se queste sono scelte fondamentali di carattere "organizzativo", rimane essenziale, a mio parere, la collocazione politico-culturale. La coalizione con il PD è una coalizione di sinistra per i suoi contenuti, per la sua cultura, per la sua tradizione.

L'Ulivo non è riesumabile, ma certo è che oggi gli schieramenti sono più netti e sono in un contesto nazionale ed europeo tale da richiedere una loro precisa identità.
Una condizione necessaria per riconquistare quel 40% di astenuti che faranno la differenza in questa campagna elettorale.
Gli elettori, il popolo italiano vogliono certezze, rassicurazioni, tranquillità, lavoro e pace.
Il loro voto sarà per chi più risponde a queste richieste e lo si può avere se essi comprenderanno chiaramente chi sei, cosa fai e con chi stai.

E non si tratta solo di programmi elettorali.
Spetta al PD, se ne ha la forza, di edificare una coalizione che abbia la capacità di presentarsi agli elettori con una sua identità programmatica per governare e per una società democratica e progressista.
Le vie di mezzo non ci sono.

22 luglio 2022

 

 

 

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Povertà e Paura: oggi compagni di viaggio

 

Pesa un insopportabile, spesso anche ingiustificato, rincaro dei prodotti energetici e delle materie prime

di Ermisio Mazzocchi
Alimentari benzina luce gas mutuiLaRepubblica 390 minLa povertà si diffonde nel Paese, dichiara il rapporto annuale Istat.
Quattro milioni di lavoratori dipendenti guadagnano meno di 12mila euro l'anno; 5,6 milioni di italiani, tra i quali 1,3 milioni di bambini, sono sotto la soglia di povertà assoluta.
Il 28% dei dipendenti, dice l'Istat, sta sotto i 9 euro lordi l'ora; il 46% delle donne lavora part time; il 38% dei giovani prende meno di 9 euro l'ora.
La Coldiretti denuncia che 2,6 milioni di italiani devono chiedere aiuto per mangiare.
I rincari sono sostanziosi per le bollette, le locazioni, la benzina rispetto ai costi del giugno 2021 con un aumento complessivo del 28%; del 9,1% per gli alimentari.
Il Lazio è a forte rischio secondo il rapporto "L'economia del Lazio" presentato da Bankitalia.

Sull'intero comparto produttivo pesa il massiccio rincaro dei prodotti energetici e delle materie prime, acuito dalla guerra in Ucraina, con un aumento dei costi per le imprese del 4,2%.
Il governo è impegnato a mettere in atto interventi adeguati a cominciare dal rinnovo dei contratti di lavoro, dal salario minimo al taglio del cuneo fiscale.
Situazioni critiche per l'aumento della precarietà nel lavoro, per il calo del livello salariale e per le disuguaglianze sempre più profonde.
Un paese che cambia in un quadro di incertezze per il futuro.

Il 61,3% degli italiani è pessimista rispetto alle proprie condizioni economiche.
Il balzo in avanti dell'inflazione all'8% in questi giorni colpisce pesantemente le famiglie più disagiate.
Incognite soprattutto legate all'evolversi del conflitto Russo-Ucraino e allo sviluppo dell'inflazione che incutono tra i cittadini paura, preoccupazione e disagio.
L'autunno si presenta carico di difficoltà economiche che imporranno al popolo italiano enormi sacrifici in particolare per la riduzione della fornitura del gas e dell'elettricità.

E' di questi giorni un taglio delle forniture di gas da Mosca di quasi il 30% che comporterà notevoli sofferenze e un aumento dei costi dei prodotti industriali.
Le forze politiche progressiste e di sinistra devono prendere coscienza dei problemi più di quanto abbiano fatto sin ora perché non si abbiano gravi conseguenze per gli italiani.
E' necessario che agiscano nell'immediato al fine di impostare una proposta complessiva per il risanamento del Paese.
Gli interventi del governo possono essere considerati una risposta alle situazioni contingenti, ma non rappresentano una soluzione che dia certezza e sicurezza.

Occorre affrontare questa emergenza con modalità diverse e una progettualità che deve essere il risultato della concertazione tra i diversi soggetti interessati a ridare uno sviluppo stabile per il lavoro e l'occupazione.
Le grandi aspettative, la permanente incertezza, la precarietà rappresentano un terreno fertile per le forze populiste e sovraniste le quali costituiscono un grave pericolo per una deriva antidemocratica e anticostituzionale.
Un pericolo reale in considerazione del fatto che se si votasse oggi per il Parlamento, secondo alcuni sondaggi, la maggioranza dei seggi andrebbe al centrodestra.
Il "vento" populista è il risultato di una reazione delle fasce sociali più svantaggiate, indebolite dalla crisi economica e timorose di pagarne il prezzo più alto.

Una condizione di sfiducia che il populismo alimenta, favorendo allo stesso tempo l'astensionismo.
Questo nella città di Frosinone nella recente tornata elettorale amministrativa si è attestato intorno al 40%, mentre in tutta la provincia, considerando le precedenti consultazioni, è costantemente al 30%.
La prospettiva di un Paese in difficoltà con profonde contraddizioni rende più agevole alla destra alimentare una cultura populista, la quale risulta essere la più pericolosa per la democrazia in quanto riduce la partecipazione e sfocia in un leaderismo assoluto.
Tale situazione rafforza la destra che diviene sempre più aggressiva a arrogante.

Comportamenti facilmente riscontrabili in una realtà qual'è quella di Frosinone, dove dietro una facciata di "perbenismo" e di unità si nasconde una conflittualità per la leaderschip e per l'affermazione dell'egemonia politica della destra populista e demagogica.
I flussi elettorali nelle elezioni di Frosinone indicano chiaramente un travaso di voti da FI a FdI e la Lega si dissangua verso la lista di Ottaviani.
Questo non smentisce il fatto che la destra mostri una sua compattezza nettamente più forte rispetto a quella esistente tra PD e 5S e/o altri soggetti della sinistra, come il PSI, con i quali peraltro non si è trovata alcuna intesa di alleanza.
Un fattore che ha inciso sul risultato elettorale aggiudicando la vittoria al centrodestra, il quale ha saputo abilmente fare leva su un malessere diffuso a Frosinone come lo è per altro nel resto del Paese.

La coalizione del centrosinistra e lo stesso PD hanno sottovalutato la forza populista del centrodestra coltivata in dieci anni di governo, che non è stata sufficientemente contrastata dall'opposizione di cittadini organizzati e sollecitati dai partiti progressisti e della sinistra.
Non possiamo nasconderci che abbiamo di fronte forze di centrodestra, come FdI, che hanno avuto un consenso ampio, ma non per questo sono imbattibili, in ragione del fatto che sia il PD che il PSI hanno potuto contare su una buona percentuale di elettori fedeli nel solco delle precedenti consultazioni e che è possibile recuperare l'elettorato che si è astenuto.

Questo permette di affrontare con maggiore determinazione le future competizioni elettorali e allo stesso tempo costruire alleanze e rafforzare il sostegno agli attuali governi regionali e nazionali
La lotta politica, che si profila e che in parte è già in atto, non sarà solo quella di ottenere nelle prossime competizioni elettorali compiti di governo.

Essa assume i connotati per l'affermazione di una egemonia politica-culturale dalle diverse matrici conservatrici, populiste e liberiste oppure di quelle progressiste, democratiche e costituzionali.
L'esito dipenderà da come lo stesso PD riuscirà a presentare la sua proposta innovativa nei contenuti e nei valori sociali in grado di conquistare consensi.

Non ci sono dubbi che il PD dovrà ritrovare una reale sintonia con un'Italia che è cambiata profondamente negli ultimi anni, che si trova di fronte un futuro incerto e oscuro e su cui incombono le situazioni denunciate dall'Istat.

Zingaretti nel suo recente documento fa un costante riferimento all'articolo 3 della Costituzione che per la sua reale applicazione ha bisogno di un ampio schieramento di forze democratiche impegnate a superare la crisi drammatica del paese.

Lo stesso PD deve avere la forza di inserirsi nel nuovo corso della realtà italiana quale soggetto protagonista del cambio delle condizioni dell'intera società con chiare finalità. Deve fornire delle concrete risposte - spiegandolo molte bene e nel dettaglio a chi abbia qualche dubbio - e far fronte alle emergenze del paese con una cultura progressista e solidale.

E' abbastanza evidente che si profila un confronto aspro tra la sinistra e la destra su come recuperare la fiducia dei cittadini e come affrontare la crisi del paese.
Sarà essenziale che la sinistra e principalmente il PD si facciano protagonisti dell'edificazione di un'alternativa al degrado del paese, al suo isolamento, al suo impoverimento.
Che offrano una piattaforma per una loro nuova collocazione ideale e culturale, capace di sollecitare i tanti cittadini delusi e le migliori forze dell'intera società perché questi si facciano partecipi di un progetto per la ricostruzione democratica del Paese.

13 luglio 2022

 

 

 

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