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Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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Ricordo di Emilio Mancini ad un anno dalla scomparsa

emiliomancini 2 350 260 minErmisio Mazzocchi commemora Emilio Mancini a un anno dalla sua scomparsa. S. Donato Val Comino, Circolo PD, venerdì 13 settembre 2019

Se dovessi dire che sarebbe semplice narrare la storia politica e facile descrivere i caratteri umani di Emilio Mancini, commetterei un errore, perché ritengo che sia più arduo di quanto si possa pensare.
Accetto questa sfida in ragione della mia amicizia e della mia conoscenza diretta di un uomo politico e di un amico, durata 53 anni dal 1965 al 2018.
Io giovane ventenne, lui di qualche anno più grande.
Si potrebbe dire che abbiamo percorso vite parallele.

In Emilio non c'era saccenteria né presunzione né tanto meno arroganza. Possedeva una cordialità disarmante, che ti metteva a tuo agio e ti vincolava a questo suo modo di rapportarsi con gli altri.
Un linguaggio educato, non volgare, rispettoso e aggiungerei senza nessuna inflessione romanesca, ma capace di cogliere le sfumature dialettali della sua realtà, quella cassinese e quella ciociara, ovviamente anche quella romana.
Era molto difficile confrontarsi con Emilio.
Non perché mostrasse supponenza, ma perché era stringente nella sua logica politica, pacatamente argomentata, secondo schemi aperti, coerenti con una sequenza predefinita, come è nelle partite degli scacchi, di cui lui era un ottimo giocatore
Dovevi misurarti con i suoi argomenti secondo categorie logiche, non scadenti, ma di alto valore nei contenuti e nella loro esposizione.

Non è stato un uomo del passato, è stato un uomo del futuro.
Emilio Mancini non è catalogabile in un'epoca. Non posso dire che fu un uomo politico del suo tempo.
Certo, visse i momenti della sua vita, ma non posso considerarlo incastonato e immobile nella sua storica epoca. Come a dire "ei fu"
Era un passo avanti e il suo oggi era già il domani, percussore dei tempi a venire, ricercatore costante di percorsi politici proiettati nel futuro.
Accorto osservatore della società, non ne aveva una visione angusta, municipalistica.
Al contrario essa era ampia, senza confini, oserei dire europea, considerato anche la sua educazione familiare di matrice inglese.
Lingua che conosceva benissimo anche nelle sue espressioni dialettali che, come amava dire con orgoglio, aveva appreso frequentando gli operai portuali di Londra.

Uomo colto, che non ostentava la sua sapienza, ma mostrava il suo interesse per le espressioni culturali che attraversavano i suoi tempi e la sua attenzione agli avvenimenti culturali, come il caso Manifesto oppure i libri e i film di Pasolini, come anche per quelli con risvolti politici che avevano implicazioni culturali e ideologiche, come i fatti Cecoslovacchi e lo stesso Vietnam.
Memorabili sono le interminabili discussioni con Achille Migliorelli e Franco Assante.E.Mancini commemorazione PD S.Donato 350 min
Passioni!!!!
Per non citare quelle per le auto nelle memorabili e giovanili gare automobilistiche per le curve di Picinisco e certamente quelle per il calcio, così come lo era stato suo fratello.
Ha vissuto il tempo del PCI e ha vissuto il tempo del PD, sostenendo con convinzione, proprio per la sua formazione culturale - politica, i progressivi cambiamenti del suo partito.
Con una differenza rispetto ad altri che hanno compiuto la medesima scelta.
Era un funzionario politico, parte organica del partito, vivendo dall'interno la storia politica del suo partito.
La sua vita è stata tutt'uno con la vita politica del suo partito, con gioie e sofferenze, con luci e ombre.
Non immune da errori e da valutazioni improprie.
Giovane laureato in giurisprudenza, diventa funzionario del PCI e viene nominato nel 1965 segretario del Comitato di zona, erede della Federazione di Cassino costituita nel 1975 e sciolta appunto nel 1965.
Detta così appare una operazione scontata, quasi burocratica. La realtà è diversa.

Il PCI doveva affrontare situazioni difficili: una crisi economica gravissima, che aveva obbligato all'emigrazione la maggioranza della popolazione, e, allo stesso tempo, aveva a che fare con un avversario politico fortissimo, come la DC, partito con un consenso elettorale, in questa zona, tra il 45% e il 60% e un potere assoluto.
Si esaltavano gli unici due comuni (su quaranta della zona) di sinistra, con sindaci PCI: S. Donato V. C. e S. Giorgio.
Due comuni agli estremi del territorio a sud ella provincia con al centro Cassino, in cui la DC era quasi sempre oltre il 50% e il PCI tra il 10% e 12%.
Emilio assume una gestione del partito in condizioni di debolezza e di difficile espansione.

Il suo impegno a costruire riferimenti del PCI nelle fabbriche e a mantenere attive le Sezioni di partito è stato sempre costante.
Così come era nell'organizzazione delle campagne elettorali e nelle iniziative (a iniziare dai comizi, lui parlava per il partito e io per i giovani comunisti).
Il suo prestigio era esteso, tanto che venne candidato ed eletto nel 1967 al Consiglio comunale di Cassino.
Tutti aspetti che saranno propri del suo essere dirigente politico in tutti gli anni successivi, come a Frosinone, così come a Roma.
Emilio, lasciato il Comitato di zona nel 1969, viene a far parte della segreteria provinciale, prima come responsabile della “Stampa e propaganda" e poi dell'organizzazione.
Mancini dimostrò, in più di una occasione, a Frosinone come a Roma, un grande senso di responsabilità con la priorità di mantenere unito il partito dal PCI al PD di cui accettò le diversità proprio come cemento di quella unità.

Non si può non citare, a mò di esempio, quanto avvenne in occasione dell'elezione del nuovo segretario della Federazione, quando il segretario uscente, Arcangelo Spaziani, viene eletto consigliere regionale.
I favoriti erano Emilio Mancini e Ignazio Mazzoli.
Ambedue apprezzati, pur avendo ciascuno connotazioni e caratteristiche diverse per la loro formazione politica.
All'unanimità venne eletto Mazzoli.
Emilio aveva favorito l'elezione di Mazzoli, consapevole che una divisione avrebbe prodotto lacerazioni nel partito.
Cosa che non avrebbe gradito.
Sostenne con lungimiranza il processo di rinnovamento dei gruppi dirigenti.
Una costante del modo di operare di Emilio.
Uomo politico fermamente convinto del ruolo del partito.
"Le Sezioni - diceva nel 1972 - devono essere uno strumento fondamentale che ci consenta sempre di incidere nella realtà e di trasformarla; di incidere nelle coscienze e di trasformarle; strumento per portare avanti le linee e l'iniziativa del partito".
Un lavoro assiduo improntato a un consistente rinnovamento dei dirigenti politici, che ebbe una significativa occasione a cavallo degli anni '70, quando si produsse un profondo rinnovamento, svoltasi su indicazione dello stesso segretario provinciale Mazzoli, spesosi molto nella riorganizzazione politica del partito, guidato da Berlinguer.

e.mazzocchi 225150Si sviluppa una stagione feconda con la presenza di una nuova generazione politica da Oriano Pizzuti, a Gianni Paglia, a Luciano Fontana (attuale direttore del Corriere della Sera), al giovanissimo Francesco De Angelis, che riprendevo (ero nella segreteria provinciale, anche io come funzionario di partito) per la sua incorreggibile esuberanza movimentistica (non smessa più), per arrivare a Natia mammone, ad Annalisa De Santis, a Elena Ubaldi.
Mi piace ricordare quando Elena, giunta da Roma a Cassino nel 1967 e proveniente da una famiglia di comunisti, svolge le sue prime iniziative politiche nelle campagne elettorali e nelle Sezioni, sino ad arrivare a essere eletta nel Consiglio comunale di Anagni.
Dico questo, anche per sottolineare che per quel tempo, in parte anche oggi, le donne elette da parte di tutti i partiti, elette nei Consigli comunali erano pochissime, se non rare.

Emilio nel 1975 venne a far parte della segreteria regionale e si trasferisce a Roma.
Il suo secondo amore. Il primo era Picinisco.
Non si può negare che svolse un ruolo se non appariscente quanto fondamentale per quello che doveva essere il Comitato regionale, centro di direzione politica-organizzativa nella regione Lazio.
Emilio svolse una funzione decisiva a mantenere un giusto equilibrio tra C. R. e la potente Federazione romana, sedando momenti di conflittualità e allo stesso tempo gestendo situazioni politiche gravose, come l'impegno del partito nella lotta al terrorismo e la stessa politica organizzativa del partito.
Non accettò le proposte che gli sono rivolte per essere candidato ed eletto al Consiglio regionale.
Preferì il partito
Non poteva essere diversamente.
E in modo leale e responsabile, convinto di essere utile, accettò di essere segretario della Federazione di Civitavecchia, realtà difficile e strategica nella regione.
Non venne meno, e mai sarebbe avvenuto, la sua dedizione al partito, ricoprendo, dopo quella esperienza, altri incarichi nel C. R., non rinunciando mai al compito di favorire il ricambio e il rinnovamento dei gruppi dirigenti, come avvenne per la elezione a segretario regionale di Domenico Girardi, da lui fortemente sostenuto.
Condivise e si mostrò convinto sostenitore del cambio del PCI sino al PD.
Comprese che bisognava trasferire quella spinta, quella necessità storica, di un cambio e successivamente della creazione di un uovo partito, come il PD, alle nuove generazioni.

Per Emilio non c'era il passato e non voleva appartenere al suo passato.
Intendeva essere nel presente e il presente era costruire il futuro e il futuro sono le nuove generazioni.
Con esse intavolava un confronto, apre e persegue un dialogo senza preconcetti, un ruolo di formazione.
Si offre come referente e curatore dei nuovi quadri dirigenti, di molti giovani della nuova stagione politica del XXI secolo.
Come avviene, ovviamente per Claudio, e, per rimanere a espressioni del nostro territorio, per la stessa Sara Battisti.
Ed è significativo che, in occasione del suo compleanno, che si festeggiò durante la festa dell'Unità di Roma, la presenza dei giovani era superiore a quella di militanti di più antica tradizione politica.

Questo è stato Emilio.
Anzi direi: questo è Emilio, perché è parte del corso della storia di ieri, di oggi, di domani, che vive in ciascuno di noi insieme a Emilio.»

La Direzione del PD e le sue proposte per un nuovo governo

  • Pubblicato in Partiti

BANDIERE PD 350 260La Direzione PD 21 agosto 2019 Unità e proposta politica del PD. Una posizione ferma e chiara su cui è possibile impostare la costruzione di una nuova maggioranza, caratterizzata da una discontinuità con il passato nei contenuti e nella composizione del governo.

Avviare una nuova fase politica che rimetta al centro il Parlamento e le rappresentanze istituzionali. I cinque punti presentati da Zingaretti e votati all'unanimità dalla Direzione del PD costituiscono un campo su cui formulare gli elementi che devono qualificare la maggioranza e il governo. Allo stesso tempo essi delimitano l'orizzonte su cui si deve aprire un confronto limpido e schietto. Il PD si presenta al Capo dello Stato unito, smentendo nei fatti quanti hanno cercato di ridicolizzarlo e presentarlo diviso e impotente. Una unità che rappresenta un risultato di estrema importanza perché rende più credibile e offre maggiore forza alla proposta avanzata da Zingaretti.

Credo che a questo punto altri, compreso il M5S, dovranno dimostrare una disponibilità al dialogo, a misurarsi con queste proposte, ad acconsentire ad avviare un programma di rottura con il passato. Nessuno vuole sminuire la consistenza parlamentare, come quella di 5S, di quanti potrebbero essere protagonisti di un cambiamento sostanziale nei programmi come nella gestione del governo.

Ognuno degli interlocutori deve assumersi la propria responsabilità a fronte della crisi del paese e concorrere alla sua soluzione, dentro un accordo di programma che è indipendente da quanti rappresentati istituzionali essi abbiano. E' una volontà politica che deve prevalere e a guidare le scelte più adeguate alle necessità del paese. Non i numeri parlamentari, che rimangono importanti in un sistema di alleanze, necessari a comporre le maggioranze. Le proposte del PD sono un punto fermo da cui partire e sono oggi le uniche in campo per dare una soluzione alla crisi politica parlamentare e di intervento su la gravità della situazione sociale ed economica del paese

 

I cinque punti del documento votato all'unanimità dalla Direzione del PD:

- L’impegno e l’appartenenza leale all’UE per una Europa profondamente rinnovata, un’Europa dei diritti, delle libertà, della solidarietà e sostenibilità ambientale e sociale, del rispetto della dignità umana in ogni sua espressione;
- Il pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa incarnata dai valori e dalle regole scolpite nella Carta Costituzionale a partire dalla centralità del Parlamento;
L’investimento su una diversa stagione della crescita fondata sulla sostenibilità ambientale e su un nuovo modello di sviluppo;
- Una svolta profonda nell’organizzazione e gestione dei flussi migratori fondata su principi di solidarietà, legalità sicurezza, nel primato assoluto dei diritti umani, nel pieno rispetto delle convenzioni internazionali e in una stretta corresponsabilità con le istituzioni e i governi europei;
- Una svolta delle ricette economiche e sociali a segnare da subito un governo di rinnovamento in una chiave redistributiva e di attenzione all’equità sociale, territoriale, generazionale e di genere. In tale logica affrontare le priorità sul fronte lavoro, salute, istruzione, ambiente, giustizia. Evitare l’inasprimento della pressione fiscale a partire dalla necessità di bloccare con la prossima legge di bilancio il previsto aumento dell’IVA.

 

Queste le condizioni, infatti, il documento continua così: "se tali condizioni troveranno nei prossimi giorni un riscontro basato sulla necessaria discontinuità e su un’ampia base parlamentare siamo disponibili ad assumerci la responsabilità di dar vita a un governo di svolta per la legislatura.

In caso contrario il Partito Democratico coinvolgerà le forze politiche disponibili a costruire un progetto di alternativa e rigenerazione dell’economia e della società italiana. Ci rivolgeremo alle energie più consapevoli della società, i giovani, le donne, movimenti, associazioni, la rete diffusa del civismo, dei sindaci e degli amministratori.

In un passaggio così delicato l’unità e compattezza del Partito Democratico, pure nella ricchezza del suo pluralismo, è una garanzia di tenuta per l’intero sistema politico e istituzionale. La democrazia e i suoi canali di partecipazione sono un patrimonio prezioso che oggi tutte e tutti noi dobbiamo preservare in uno spirito di unità del più largo campo progressista"

 

Ermisio Mazzocchi 21 agosto 2019

 

 

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La crisi è reale. I cittadini chiedono risposte concrete ed efficaci

BANDIERE PD 350 260di Ermisio Mazzocchi - La maggioranza di governo si è disciolta. Lega e M5S hanno chiuso la loro convivenza politica, ma non istituzionale.
Nessuno ministro si è dimesso e si attende quello che avverrà martedì 20 agosto con le dichiarazioni di Conte. A oggi questo è lo scenario politico.

Centrale rimane il ruolo del PD. Credo che il PD debba assumere una posizione comprensibile, chiara e responsabile. Partire da una reale valutazione delle condizioni pessime del paese, che è stato gettato in un baratro da un insipiente governo gialloverde, per arrivare a formulare una proposta di ampio respiro politico-programmatico.
Un obiettivo vitale per ridare corpo e anima alla rinascita del paese con un realismo che esige e chiede una svolta e un cambiamento di indirizzo della politica nazionale, che punti a riformare profondamente la struttura economica e sociale.
Occorre, quindi, una forte e nuova volontà politica che il PD deve rappresentare e allo stesso tempo sollecitare in quelle forze disponibili a farsi carico di creare una nuova maggioranza e un nuovo governo.

La crisi è reale. I cittadini chiedono risposte concrete ed efficaci. Delusi da un governo che è stato inconcludente e fallimentare.
In ragione di questi inconfutabili fatti, occorre che il PD, confido per questo nella volontà espressa da Zingaretti e lo vedremo nella prossima Direzione nazionale, esprima una proposta programmatica realistica e adeguata che tenda a impiantare un disegno complessivo di sviluppo e di trasformazione.
E per questo si candida al governo del paese. E' una scelta politica, non tecnica, di ingegneria istituzionale che finirebbe per essere fragile, temporanea e per questo inefficace e rattrappita.

Non sarà facile visto che chiediamo agli eventuali interlocutori, compreso 5S, di compiere scelte politiche e sociali che incidono nelle strutture fondamentali della società italiana.
Senza queste condizioni è impossibile considerare la formazione di una nuova maggioranza tale da esprimere un governo stabile e credibile. Su questo terreno il PD deve misurare la sua capacità di presentarsi come forza di governo con un disegno complessivo di una alternativa, certamente non propagandistica, ma politica, quindi reale.
La crisi è molto profonda e le manovre della Lega, oggi disperate, sono pericolose e dannose. Ma è altrettanto possibile aprire un varco su la base di un programma cristallino e di lunga gittata, in quelle forze, come il M5S, che intendono o quanto meno dimostrano di volere imboccare la via della discontinuità con una rottura definitiva con il passato.

A fronte di una crisi politica, istituzionale ed economica di vaste proporzioni, il compito del PD è quello di favorire un confronto reale su un terreno e contenuti di profondo rinnovamento della politica e della società.
Costruire reali alternative sul piano degli indirizzi programmatici e sul piano degli schieramenti, suscitando un confronto politico aperto e serio da cui possa derivare una espressione di disponibilità a costituire un nuovo governo rimodulato nella sua qualità e nel suo prestigio.
Questo è il paradigma su cui il M5S deve esprimersi per una nuova prospettiva politica.
Non ci sono alternative se non quella delle elezioni anticipate.
Il PD rimane la forza che può contribuire a mettere in campo un fronte politico, programmatico, culturale e democratico che si oppone alle forze, come la Lega, reazionarie, autoritarie, oscurantiste. Gravissimo e pericoloso.
Non rimane che una necessaria risposta alle emergenze del paese - lavoro, sviluppo, scuola, infrastrutture - è anche e forse soprattutto un impegno straordinario per l'affermazione dei principi della Costituzione della repubblica italiana e dei suoi valori democratici.

 

 

 

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Ricordare Plinio il Vecchio insieme al Vesuvio che l'uccise

Eruzione vesuvio 24agostoanno 79 d.c.350 mina cura di Ermisio Mazzocchi - Plinio il giovane
Il 24 agosto del 79 d.c. - 1940 anni fa - moriva Plinio il Vecchio, ucciso dai gas eruttati dal Vesuvio. Una descrizione svolta da Plinio il Giovane, di indubbia efficace che merita essere riletta.

C. PLINIUS TACITO SVO S.
Petis, ut tibi avunculi mei exitum scribam, quo verius tradere posteris possis. gratias ago; nam video morti eius, si celebretur a te, immortalem gloriam esse propositam. (...) Ubes, incertum procul intuentibus, ex quo monte (Vesuvium fuisse postea cognitum est), oriebatur, cuius similitudinem et formam non alia magis arbor quam pinus expresserit. (...)Magnum propiusque noscendum, ut eruditissimo viro, visum. iubet liburnicam aptari: mihi, si venire una vellem, facit copiam; respondi studere me malle, et forte ipse, quod scriberem, dederat. (...) Iam navibus cinis incidebat, quo propius accederent, calidior et densior, iam pumices etiam nigrique et ambusti et fracti igne lapides, iam vadum subitum ruinaque montis litora obstantia. cunctatus paulum, an retro flecteret, mox gubernatori, ut ita faceret, monenti “fortes – inquit − Fortuna iuvat; Pomponianum pete!”. (...) Interim e Vesuvio monte pluribus locis latissimae flammae altaque incendia relucebant, quorum fulgor et claritas tenebris noctis excitabatur. (...) Iam dies alibi, illic nox omnibus noctibus nigrior densiorque, quam tamen faces multae variaque lumina solabantur. placuit egredi in litus et ex proximo adspicere, ecquid iam mare admitteret, quod adhuc vastum et adversum permanebat. ibi super abiectum linteum recubans semel atque iterum frigidam poposcit hausitque. deinde flammae flammarumque praenuntius odor sulpuris alios in fugam vertunt, excitant Illum. innitens servolis duobus adsurrexit et statim concidit, ut ego colligo, crassiore caligine spiritu obstructo clausoque stomacho, qui illi natura invalidus et angustus et frequenter interaestuans erat. Ubi dies redditus (is ab eo, quem novissime viderat, tertius), corpus inventum integrum, inlaesum opertumque, ut fuerat indutus: habitus corporis quiescenti quam defuncto similior. (Plinius Juvenis, Epistulae ad Familiares, 6,16).Eruzione del Vesuvio 24 agosto anno 79 d.c.

Caio Plinio al suo Tacito, salute

Mi chiedi di narrarti della fine di mio zio, acciocché possa essa venire con maggiore esattezza tramandata ai posteri. Te ne sono grato, giacché prevedo che la sua morte sarà destinata a gloria imperitura, se da te narrata. (...)

Levandosi nel cielo, una nube si formava, ma per quelli che come noi da così lontano la osservavano, non appariva ben chiaro da qual monte (si seppe poi dal Vesuvio). (...)

Da persona di estese cognizioni quale era, parve a mio zio che quel fenomeno dovesse essere meglio e più da vicino esaminato. Ordinò dunque che venisse approntata una liburna, concedendomi, se lo volessi, di seguirlo. Trovandomi io però preso da un compito che egli stesso mi aveva poco prima assegnato da scrivere, forte di ciò, gli rispondo che preferisco restarmene a studiare. (...)

Già la cenere cadeva sulle navi, tanto più calda e densa quanto più si approssimavano. Già cadevano anche frammenti di pomice, e ciottoli, anneriti, e arsi, e dal fuoco spezzati e ridotti in frantumi. Poi, ecco d’un tratto un inatteso bassofondo, e la spiaggia resa impervia e inadatta all’approdo per il rovinare del monte. Esita un poco, meditando se non fosse il caso di rientrare. Ma poi, volgendosi risoluto al pilota che lo esorta a far questo, dà di voce: “Fortes Fortuna iuvat [La fortuna aiuta gli audaci]!” e comanda “Punta in direzione di Pomponiano”. (generale, suo amico, che si trovava a Stabia, ndr). (...)

Intanto, dal monte Vesuvio, in parecchi punti, splendevano vaste fiamme e alti incendi, il cui fulgore e le cui vampate erano resi ancora più spettacolari dall’infittirsi delle notturne tenebre. (...)

Già ovunque faceva giorno, ma colà una notte, ancorché inframmezzata da molti fuochi e svariate luci, regnava più scura e più cupa d’ogni altra. Ritenne egli opportuno raggiungere la spiaggia, a vedere da vicino se fosse possibile riprendere il mare, ma questo continuava a mostrarsi agitato e impraticabile. Quivi, standosene riposato sopra un lenzuolo disteso, chiese e richiese della fresca acqua da bere, che avidamente ingurgitava. Ma poi, le fiamme, e il sentore di zolfo che le annunciava, mettono alcuni in fuga e riscuotono lo zio. Sostenuto da due giovani servi, si alza in piedi, ma subito ricade, perché, suppongo, ispessita dalla caligine, l’aria aveva ostacolato la respirazione e ostruita la trachea, che per natura egli aveva delicata e stretta, e di frequente congestionata. Quando poi il chiarore diurno fece ritorno (e ciò fu al terzo dì dopo quello che per ultimo egli aveva visto), il suo corpo fu ritrovato integro, illeso, e con ancora intatte le vesti che da lui furono indossate, l’aspetto più simile a un uomo che dorme che a un morto.

(Plinio il Giovane, Lettere ai Familiari, 6,16).

 

 

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Scuola e società: il travaglio di un professore

Gaeta presentazionelibro S.Mignano minErmisio Mazzocchi ha presentato a Gaeta il 9 agosto 2019, il libro di Salvatore Mignano "Assemblea studentesca con professore" scritto nel 1969. È un romanzo a due voci sul malessere della nostra scuola: dalla parte dei professori e dalla parte degli studenti. È anche la storia dei disagi e del travaglio che investono i docenti e i discepoli. Un affresco di una scuola che sarà investita da profondi cambiamenti. Qui di seguito riportiamo la relazione di presentazione.

 

«Un travaglio intellettuale tra l'uomo di cultura, aperto, disponibile al dialogo e l'uomo di scuola, il docente che deve applicare i programmi ministeriali, rispettare la gerarchia scolastica, essere il cattedratico. Questo appare Alberto, il principale protagonista del romanzo "Assemblea studentesca con professore" di Salvatore Mignano (Cremonese editore, 1976).

Scritto nel 1969, anni di grandi fermenti sociali, il romanzo di Mignani, professore di Lettere, si presenta come un laboratorio per esplorare i turbamenti delle coscienze e le forti passioni, che investirono non solo le nuove generazioni, ma anche l'intera società italiana. L’intento dell’autore con questa sua opera è quello di offrire al lettore una visione degli avvenimenti scrutati dall'interno, da sotto le radice dell'albero, che darà i suoi frutti di speranza e di cambiamento. Tutto il libro è attraversato, parafrasando Shakespeare, da questo dilemma "essere o non essere" il potere, colui che sa, che conosce o quello che sceglie e decide?

Alberto si contrappone a quello che è il potere dispotico, burocratico, vendicativo, impersonato dal preside del Liceo, Lo Cavo, che lo dichiara chiaramente in una sua frase durante un turbolento incontro: "Professore, è bene che io le chiarisca alcuni punti che riguardano i rapporti che necessariamente intercorrono tra noi due. Lei sa che il preside deve consegnare alle Autorità superiori un rapporto, completo di tutto, di ogni professore da lui dipendente. Sottolineo completo di tutto". È evidente che questa caratterizzazione del potere non poteva che suscitare nel protagonista una reazione che in Alberto si manifesta molto pacata, accorta, ma anche molto ferma e decisa a non sopportare questo "potere".

L'autore presenta Alberto come il fulcro del romanzo, su cui fare leva, per comprendere e trascrivere in modo sobrio i fermenti di quell'epoca. I suoi discepoli sono interlocutori privilegiati per il suo rapporto con il potere del sapere: "L'insegnamento è l'unica professione che esige dalla persona che l'esercita lo sdoppiamento tra l'uomo, in quanto essere fisico ed entità intellettuale e morale e professionista. Il professionista (nella sua veste di maestro di fronte ai suoi discepoli. (...) Ogni generazione di alunni ha le sue proprie domande e richieste e così egli dovrà inventarsi ogni facoltà liberatrice del loro pensiero e delle loro coscienze". Emerge chiaramente tutta l'essenza di quello che Alberto deve affrontate nella inquietudine della sua attività di professore.

Esaminando l'insieme della narrazione, viene spontaneo alla memoria un raffronto, che rafforza il messaggio che l'autore intende inviare a lettore ponendolo nella condizione di dovere scegliere la sua preferenza fra quel professore che si batte tra tante contraddizioni per cercare risposte ai suoi dubbi e prendere atto di quanto sta avvenendo nel mondo della scuola e in senso più lato nella società.librodisalvatoremignano min
Il riferimento non può che essere "Lettera a una professoressa" di Don Milani, scritto nel 1966. La scuola, sosteneva Don Milani, come sapere per tutti, deve essere libera e per abbattere le disuguaglianze occorre guardare le cose nascoste, andare oltre la banalità dell'evidenza, così come Alberto tenta di andare oltre la sua tradizionale condizione di insegnante, ed essere capace di capire, conoscere le cose "nascoste" delle pulsioni che invade una intera generazione, quella dei suoi discepoli per guidarli a trovare una risposta alle loro domande e renderli liberi. Don Milani opera certamente in una dimensione sociale diversa, ma l'intento è lo stesso.

Combattere l'esclusione sociale che porta all'esclusione del sapere - non quello accademico - ma quello reale, vero che rende liberi. "Per noi - dice uno studente di Alberto, durante un colloquio con lui - invece tutto è nuovo, perché tutto comincia da noi: abbiamo (...) l'esaltante prospettiva di una avventura del pensiero e dell'azione che ci condurrà alla realizzazione di un mondo migliore, fondato sull'uguaglianza e sulla giustizia. (...) Nel mondo di oggi il lavoro intellettuale ha sostituito il lavoro manuale: ecco perché la rivoluzione o si farà nella scuola e non si farà".
Don Milani si batte per una scuola di tutti e per tutti, perché è nella scuola che inizia il cambiamento per i diritti e l'uguaglianza.
Queste due correnti di pensiero, quello di Don Milani e quello di Mignano, si incontrano, si intrecciano nel tentativo di comprende la loro epoca e di porsi in modo positivo e costruttivo rispetto alle nuove esigenze della società italiana.

In tutto il corso della narrazione del libro, un personaggio di rilievo riceve una attenzione particolare, come un protagonista invisibile, tale da essere considerato quasi una guida spirituale.
Questo è Lucrezio, poeta e filosofo del I secolo a. C., discepolo di Epicuro. Famoso per il suo "De rerum natura" che inizia significatamente: "Aeneadum genetrix hominum divumque voluptas alma Venus" - Madre degli Eneadi, gioia degli uomini e degli dei.
Il poeta e narratore, condivise la posizione di Epicuro, visto come dissolutore della morale tradizionale e la religione come strumento di potere.
Lucrezio denuncia quanto empia e crudele fosse la "religio" tradizionale. La "religio" opprime l'uomo, turba la loro gioia con la paura, ma se gli uomini sapessero che dopo la morte non c'è che il nulla, smetterebbero di essere succubi della superstizione religiosa. Ecco perché è necessaria la conoscenza.
In sostanza il messaggio di Lucrezio è quello di mettere in discussione i fondamenti culturali dello Stato Romano, che della "religio" aveva fatto un elemento essenziale del consenso: "tantum religio potuit suadere malorum" - A tanto, (riferendosi all'uccisione per questioni di credenza religiosa e di potere di Ifigenia) potè spingere la Religione, nel male - scrive Lucrezio.

Come nel precedente colloquio, l'autore prende a pretesto per rendere efficace quanto sia forte il desiderio delle nuove generazioni di conoscere, un incontro con un suo altro alunno che dice: "Lucrezio ci ha dimostrato che l'inquinamento peggiore (...) è l'intorbidamento delle coscienze e delle intelligenze (...), è questo che dobbiamo combattere altrimenti saremo cadaveri ambulanti (...). Lucrezio è davvero una voce per il nostro futuro per il mondo di domani, semmai ci sarà ancora".
Un libro scritto nel 1969 non poteva risentire degli avvenimenti del 1968, come di quelli precedenti che segnarono in profondità la società italiana.

Lo sforzo che compie l'autore è quello di non farsi travolgere dall'onda dei movimenti e dalle forti proteste studentesche che si sviluppano in quegli anni.
Non a caso manca la contestualizzazione temporale, non ci sono date né riferimenti "esterni" sociali o politici, preferendo offrire con questo libro, l'essenza di una speranza di rottura con il passato e di un nuovo futuro, auspicando che i suoi "discepoli" non siano "inquinati" da nuove e pericolose "religio".
Credo che sia stata una scelta saggia, ma non si può evitare che quelle pagine non affondino nella storia culturale del paese che precede la stesura del libro.

L'autore ha messo un argine. Ha circoscritto i personaggi in un ambiente, quasi asettico, non invaso da quanto era accaduto e sarebbe accaduto, per evitare che il lettore fosse distratto da altro e non si concentrasse su il travaglio interiore e intellettuale di quella futura generazione degli anni '70.
Volutamente nel libro non si hanno echi della nascita del movimento studentesco, avvenuta il 17 novembre 1967 alla Cattolica di Milano, che è stata la prima Università a essere occupata, né di altri significativi momenti come l'occupazione della cattedrale di Parma, come le vicende eclatanti del caso Isolotto di Firenze. Fatti avvenuti nel 1968.

Credo che il caso più clamoroso, forse quello che ha spinto l'autore a scrivere questo libro e che più lo abbia colpito, è la vicenda della "Zanzara" del 16 marzo 1966, giornalino scolastico pubblicato dagli studenti del Liceo Parini di Milano, che condusse una intervista tra gli studenti su le loro conoscenze sessuali e come vedessero il mondo. Come sappiamo gli autori di quegli articoli subiscono un processo giudiziario, da cui sono assolti, provocando una risonanza nazionali, che accese una scintilla che si propagò in diverse forma nel paese. Sono propenso a considerare che nel caratterizzare i personaggi, suoi alunni, abbia avuto dinanzi le immagini di quei giovani impegnati a salvare i libri e opere di arte colpiti dall'alluvione provocato dall'Arno a Firenze nel 1966.
Non poteva il Mignano ignorare il “Maggio francese”, le grandi manifestazione nella Università italiane, quelle per la fine della guerra nel Vietnam, la stessa strage di Piazza Fontana a Milano, i travolgenti avvenimenti in Cecoslovacchia, la nascita delle prime comunità di volontariato, come quella di S. Egidio nata nel 1968. Sono tutti elementi che devono essere stati di guida, se non di ispirazione, nella formazione della struttura del libro ed è in questa cornice che si svolge la trama di questo romanzo poetico e tragico e allo stesso tempo lieve e appassionato.

Aleggia tra le righe la speranza, che con una immagine simbolica chiude il racconto. Roberto, il professore Mignano, lascia il suo Lucrezio alla sua alunna preferita, quasi una "alma Venus" cantata dal poeta epicureo napoletano.
Forse facendo questo gesto, ricorda i versi di Lucrezio: "Hunc igitur terrorem animi tenebrasque necesset non radii solis neque lucida tela diei discutiant, sed naturae species ratioque" - Questo terrore dell'anima, dunque, queste tenebre, occorre che non raggi di sole, né fulgide frecce del giorno le dissolvano, ma esame di Natura, e dottrina su questa.
Come dire che le tenebre dell'ignoranza siano dissolti dalla conoscenza della Natura e dai suoi insegnamenti.
Il sapere per essere liberi.»

 

 

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...e andò a perdersi nell'immensità del mare

mare 400 mindi Ermisio Mazzocchi - «θαλασσα θαλασσα» και παρεγγυοντων....."ma presto sentirono (Senofonte e Lucio) i soldati gridare «Il Mare, il Mare» e si esaltavano a vicenda".

Affioravano nella sua mente queste parole ogni qualvolta vedeva il mare, che aveva intensamente desiderato guardare. Gli sembrava di rivivere quell'entusiasmo dei soldati greci, che alla vista del mare sentivano aprirsi la speranza della salvezza, dopo tante fatiche e lungo pellegrinare. Lui che viva in una città costruita tra le montagne, molto lontana dal mare, così che doveva sempre fare un lungo viaggio, tra strade tortuose e strette, con mezzi di trasporto o cosa più rara con una motocicletta di qualche amico, cosa piuttosto rara, per esaudire il suo desiderio. Con questa ansia si immedesimava in quei soldati greci, che angosciati affrontavano, dopo essersi ritirati dalla battaglia, un lungo viaggio, durato più di un anno, verso il Mar Nero.

Quel giorno era la prima volta che rivedeva il mare dopo avere trascorso, nei mesi invernali, momenti molto intensi e impegnativi, e qualche volta anche dolorosi. Lo avevano assillato le responsabilità del proprio lavoro tra la direzione dell'azienda e le trattative sindacali. Quello che gli procurava sfinimento più di ogni altra cosa, era stato il suo rapporto con lei. Sobria e raffinata nel suo comportamento. Una bellezza naturale con un viso ovale, gli occhi colore acquamarina, un naso minuto, capelli castani, alta di statura. Non aveva avuto il coraggio di esaudire la sua richiesta di arrivare a una definizione del loro rapporto. I suoi pensieri non si potevano liberare di quel senso di tristezza e di incertezza nel rivivere i momenti di quella relazione mai arrivata a conclusione.

Lei si ricorderà di me? si chiedeva. I loro incontri erano stati ricchi di passione e di silenziose rivelazioni. Era rimasto in una condizione incerta. Troppo a lungo incerta, con la sensazione che si avvicinasse una burrasca, preludio di una fine. E così avvenne. Non si erano più sentiti. Aveva perso la sua battaglia e ora si ritirava con affanno per trovare una sua pace guardando quell'infinito mare. Come i soldati greci che conclusa la loro battaglia, si affidavano a "θαλασσα", al mare per ritrovare la strada di casa. Lui per ritrovare se stesso. Il mare gli aveva sempre dato energia, serenità, soprattutto in quelle giornate estive, calde, solari, con un mare azzurro, calmo, sospeso tra cielo e terra. Lo trascinava a fantasticare, a perdersi nei ricordi, a sperare nel futuro. Così come quando da fanciullo, accompagnato da sua madre a prendere il sole e a respirare aria marina, come gli dicevano per il suo bene, prendeva l'autobus al mattino presto per andare al mare. L'autobus per arrivare al mare percorreva una strada, stretta e tortuosa, passando e fermandosi in tutti i paesi che attraversava per arrivare a fine corsa al mare.

I finestrini della corriera, come la chiamavano i suoi passeggeri, erano tutti aperti per far passare l'aria e si sentiva l'acre odore del fumo di scarico del motore dell'autobus, che emetteva un rumore molto forte, soprattutto quando arrancava per le salite dei paesi che incontrava. Riecheggiavano nella sua mente le parole che la madre gli ripeteva continuamente di non allontanarsi troppo, seguendolo con un attento sguardo nei suoi piccoli tuffi nell'acqua marina.

Ora era lì, su quella stessa spiaggia, ma le voci che sentiva non erano più quelle che aveva udito tanto tempo prima. Era in piedi, diritto a scrutare il mare, a sentire il suo lento e calmo andirivieni dalla spiaggia, quasi un lieve fruscio su la terra bagnata dalle sue piccole onde.
Una sensazione piacevole avvolta dai raggi del caldo sole, che lo invitavano a passeggiare tra la spiaggia e quelle leggere increspature del mare, che si infrangevano su di essa, segnando il limite tra terra e acqua, tra il solido e il liquido, tra il visibile e l'invisibile. Aveva la percezione di essere sospeso tra due realtà, mentre la risacca sbatte e ribatte lentamente su la battigia. Sorrideva a questo pensiero che sembrava che lo sollevasse dalle sue angosce, dalle sue paure, dalle sue sconfitte. E allungando lo sguardo fino all'orizzonte, al confine tra cielo e mare, sentiva di perdersi in quella immensità, dove era possibile immaginare amori e speranze, pace e serenità, gioia e felicità.


E gridò θαλασσα, θαλασσα!!



9 agosto 2019

 

 

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Gli eletti e i doveri verso il territorio

Parlamento 460 47kdi Ermisio Mazzocchi - I sette eletti di Lega e M5S diventino fattivi interlocutori.
L'accorata invocazione del presidente di Unindustria, Giovanni Turriziani, a rivolgere una attenzione particolare a questioni vitali per la provincia di Frosinone, è comprensibile e merita un approfondimento. Lo stesso presidente del Consiglio regionale, Mauro Buschini, ha evidenziato la criticità della FCA e gli impegni assunti dalla Regione per fare fronte alla situazione divenuta preoccupante, assolvendo pienamente al suo ruolo istituzionale, come istituto regionale, per rispondere alle esigenze del territorio e per sollecitare il governo a compiere quanto è di sua competenza.

Rimane scoperto il fronte dei partiti politici che assolvono ai loro compiti direttamente in rapporto alla funzione che essi svolgono nella società e nelle loro rappresentanze istituzionali. Esistono le diversità e le collocazioni storiche, culturali, tra i partiti che ne caratterizzano la loro identità politica e si fanno carico delle responsabilità che essi assumano nelle strutture democratiche del paese.

Oggi due partiti, Lega e 5S, di segno acclarato di destra, hanno avuto un mandato elettorale di governare il paese. Nel lungo periodo di governo, questi partiti hanno dimostrato la loro conflittualità, l'insipienza governativa, l'arroganza e una pericolosa deriva a destra anticostituzionale. Questi sono responsabili in modo chiaro e netto di non avere svolto nessun compito nel confronti della più grande industria automobilistica italiana e internazionale. Anzi con le loro azioni, ne hanno aggravato la crisi. Non stanno governando nulla e non è accaduto nulla. Questa distinzione politica è necessaria per orientarsi nei giudizi su quanto svolgono i partiti nella loro gestione politica dei processi della società italiana. Se non si fa questa distinzione nitidamente si corre il rischio di generare una comune accusa a tutta la politica e quindi alle sue forme organizzate, accumunando partiti che governano e partiti che non governano, che in democrazia svolgono la loro opposizione costruttiva e di denuncia. Il PD, oggi, assolve a questa funzione e ha questi obiettivi. Non è una questione di riconoscimenti. E' una questione di responsabilità e di collocazione nello schieramento politico italiano e anche europeo. Il PD compie le sue battaglie nel rispetto della Costituzione e per gli interessi di tutti i cittadini, rivolgendo il suo impegno nel segno della solidarietà, della cooperazione, dell'inclusione sociale.

Questa necessità si fonda, con maggiore forza, in conseguenza dei disastri compiuti dall'attuale maggioranza che pretende di governare il paese, che deve essere chiaramente, senza tentennamenti, denunciata come la vera responsabile dello sfascio del paese e del suo impoverimento economico e sociale. Il PD ha ampiamente dimostrato di essere protagonista di quanto avviene nella società italiana, sapendo cogliere aspirazioni di garanzia, di uguaglianza, di solidarietà, di sicurezza. Con al primo posto il lavoro.

Abbiamo una crisi strutturale, non contingente, che investe anche questa provincia, del sistema i cui caratteri distintivi sono la perdita del lavoro che è un valore sociale e costituzionale indispensabile. Ed è del tutto inutile considerare i sette parlamentari Lega/5S provinciali, come fattivi interlocutori per i problemi di questa provincia.
A fronte di questo, il PD provinciale è impegnato su più fronti da quello dell'occupazione a quello ambientale, sostenendo e partecipando a momenti significativi, come la Consulta dei sindaci per la FCA, promossa dal Sindaco di Cassino, Enzo Salera (PD), la mozione della Regione Lazio per convocare un tavolo ministeriale su la FCA, proposte per i casi più critici ambientali dalla Valle del Sacco all'inquinamento atmosferico delle città, soprattutto di Frosinone città. Ci poniamo con visibilità e fermezza alla guida di un progetto per la ricostruzione dei livelli di occupazione che questa provincia ha perso e rischia di perdere ancora di più, come nel caso emblematico del comparto delle costruzioni, in cui in dieci anni (2007-2018) perde in provincia 8.000 posti di lavoro, da 14.000 a 6.000 unità lavorative.
Non ultimo per importanza è che la legalità è minata da una presenza della criminalità organizzata che investe molte su le attività economiche tanto che la nostra provincia è una di quelle più inquinate dell’Italia.

Il PD del Circolo di Frosinone si è fatto promotore insieme al PSI di un incontro con il presidente dell'Unindustria per il progetto dell'Unione dei comuni dell'area di Frosinone, ritenendolo strumento essenziale per il lavoro, lo sviluppo e per l'intera società i in grado di affrontare i grandi temi dell'ambiente, del commercio, delle infrastrutture guardando ai fondi europei e esprimendo il proprio assenso convinto alla proposta di delibera consiliare. Costruiamo con convinzione una alternativa di sviluppo, per fronteggiare la disoccupazione e la povertà, e fare uscire dalle tenaglie del lavoro nero migliaia di lavoratori e del precariato. Il PD intende usare tutti gli strumenti democratici per essere nella società, carica di fermenti, di aspettative, che non intendiamo lasciare gestire alla destra populista e nazionalista. Certamente non saremo immobili e intendiamo rassicurare quanti guardano al PD con interesse e attenzione, che saremo da una parte, quella della politica seria, costruttiva, propositiva. Non intendiamo ricorrere a manifestazioni roboanti e inconcludenti, vogliamo costruire mattone su mattone, giorno per giorno, un progetto per cambiare il paese e sconfiggere il pericolo della destra e i suoi inutili e dannosi rappresentanti istituzionali. Il PD è questo. Distinto, definito, cha fa parte di una politica non quella indistinta, fumosa, parolaia, ma quella sana, efficace, legata ai problemi di questo popolo, di questa provincia.

9 agosto 2019

 

 

 

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Cassino vince Salera, ma non il PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - La vittoria di Enzo Salera richiede una analisi ampia e realistica di quanto è avvenuto e delle motivazioni che hanno portato al suo successo e a quello del centrosinistra. Credo che essa non sia casuale né sull'onda di spinte populiste. E' il risultato di un impegno politico, anche travagliato, soprattutto nel PD, di un insieme di forze che hanno ritenuto necessario fare una scelta per il bene dei cittadini.

Le primarie svolte in modo trasparente e partecipato, aperte a esperienze di diverse origini sono state l'inizio di un processo che ha segnato i successivi avvenimenti, arrivando alla formazione di una coalizione ampia e diversificata composta da diverse culture politiche e professionali.
Il centrosinistra conquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nelle stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti. Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, è composta da liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo. Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Non si può tenere conto che questa competizione si svolge nel momento in cui in Italia il PD è il secondo partito con il 22,7%, mentre nel frusinate è il terzo con il 16,0%.
A Cassino il PD si attesta sul voto europeo al 15,3% con 3.147 voti, risultando il terzo partito, mentre ottiene alle amministrative un buon risultato con una flessione rispetto alle europee, con 2.354 voti pari al 11,3%, risultando il primo partito tra tutti i partiti e liste civiche presenti alla competizione e nella stessa coalizione di Enzo Salera.
Credo che si debba comprendere in modo specifico che è avvenuta una netta rottura con il passato, provocata da un insieme di forze che hanno saputo meglio di altri presentare alternative al centrodestra.
Un incontro fruttuoso tra una coalizione libera da condizionamenti correntizi e da personalismi e una volontà di cambiamento della maggioranza dei cittadini di Cassino.
Un fatto rilevante che ha avviato un processo irreversibile in quanto libera energie nuove, costruisce convergenze ampie e articolate, obbliga a un totale cambiamento nei metodi e nel governo che riguardano il PD.
Gli effetti si propagano, anche se incombe il voto europeo con la Lega al primo posto, sia nel PD sia per nei rapporti di forza nel panorama politico provinciale.
Il risultato di questa competizione elettorale ha innescato una reazione non limitata a Cassino né circoscritta al momento contingente, ma si estende per il suo valore politico all'intero territorio provinciale.

Salera e la sua coalizione hanno dimostrato che essere liberi da ingabbiamenti di ogni sorte produce risultati positivi e vincenti.
La sapiente convergenza di forze con metodi che rompono con il passato, fatto di leadirismo e di aree di appartenenza, sollecita e incoraggia un nuovo percorso della politica provinciale e una revisione del ruolo del PD.
Non si può negare che in questa occasione il PD ha subito traumi profondi e dilanianti. E non è la prima volta. A iniziare dalle dimissioni del segretario del Circolo per arrivare alla fuoriuscita dal PD di Petrarcone e di altri.
Sono state superate e sconfitte dalla compattezza e dalla natura della coalizione, dalla corretta e indipendente scelta del candidato a sindaco, indicato senza alcuna mercanteggiamento e compromessi di ogni sorta, da una tenuta dell'insieme del gruppo dirigente del PD, a iniziare dallo stesso Salera, pur in una condizione di commissariamento avvenuto nel fuoco vivo della campagna elettorale.

Non sarebbe tutto questo sufficiente a giustificare un consenso così ampio, se non ci fossero altre ragioni che per riflesso riguardano lo stesso avversario del centrodestra, Abbruzzese.
I cittadini sono stati portati con il loro voto a dare un giudizio netto secondo una loro convinzione e convenienza, bocciando la vecchia esperienza del centrodestra e quelle impasticciate da protagonismi di altre stagioni amministrative.
Una spiegazione è nel voto europeo. Significativa la differenza di voto tra le europee, dove a Cassino la Lega raccoglie 7.069 voti e, a ben vedere, tutta la destra ottiene complessivamente circa 15.000 voti e la sinistra circa 5.000. Alle amministrative il centrodestra perde voti e viene sconfitto.
L'elettore ha fatto una precisa ponderazione nel consenso politico alle europee (Lega) e allo stesso PD (secondo partito) e dall'altro canto esprime un giudizio di merito, bocciando Abbruzzese e Pretarcone, ritenute insufficienti a garantire una rinascita della città e ridarle prestigio politico e amministrativo.
Nello stesso tempo viene premiata la coerenza e la trasparenza, che sono presupposti per la credibilità, che nel voto si è riversata sul centrosinistra.
Le dinamiche sono diverse, ma le aspettative per i cittadini sono le stesse.
Se è così, come lo è, si sono infranti su lo scoglio della credibilità le vecchie politiche e gli antiquati metodi.

Il problema rimane nel PD. Esso, in un contesto provinciale, deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche, che deve essere considerato un incoraggiante inizio del percorso politico proposto da Zingaretti.
Il programma della coalizione di centrosinistra è stato più convincente perché ha proposto soluzioni chiare e facilmente recepibili e soprattutto rispondenti alle esigenze di tutta la comunità della città di Cassino.

Considero che la nuova stagione politica di Cassino rappresenta e la deve rappresentare soprattutto per il PD a tutti i livelli organizzativi, un rilancio di un progetto essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura politica per riportare in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Credo che Cassino, come gli altri innumerevoli comuni di centrosinistra, come Ceprano, Veroli, Isola del Liri, possano svolgere questo compito ed essere vettori del nuovo corso del Partito Democratico, cui spetta il primato degli orientamenti e delle scelte politiche per il governo del paese.

 

 

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Cassino. La vittoria di Salera e del PD

Cassinomunicipio 350 260di Ermisio Mazzocchi - Una vittoria entusiasmante quella di Enzo Salera che nel ballottaggio lo proclama sindaco di Cassino. Il centrosinistra riconquista il governo della città. Un risultato che apre una nuova stagione della politica a Cassino come nella stessa provincia. Salera vince in modo eclatante con il 58,8%, pari al 9.933 voti, mentre Abbruzzese si ferma al 41,1% pari a 6.947 voti, subendo uno stacco di 2.986 voti.

Un risultato che porta ad alcune considerazioni. I cittadini di Cassino hanno voluto chiudere una stagione politica stantia, vecchia, inconcludente e hanno condannato l'arroganza e la violenza verbale e gli stessi personalismi. La coalizione di centrosinistra, che si è presentata con forze alternative al malgoverno del centrodestra, si è configurata con liste aperte e inclusive di parti essenziali e significative della società più viva e laboriosa. Si è preparato un campo aperto che ha dato i suoi frutti. E, ancora, ed è la parte più rilevante, il sindaco Salera e la nuova maggioranza, costituiscono la dimostrazione che è possibile costruire condizioni per dare alla città di Cassino un ruolo determinante nel panorama politico della provincia, riscuotendo fiducia e ottimismo.

Quanto oggi è avvenuto portano a una nuova configurazione geopolitica provinciale. Nulla potrà essere come prima, a iniziare da tutto ciò che riguarda il PD e non si può fare finta che nulla sia avvenuto. Infine, il nuovo governo di centrosinistra a Cassino, il significativo posizionamento del PD, come prima forza della coalizione, l'aggregazione di forze determinanti nel territorio, le condizioni di sviluppo dell'economia, richiedono, e non solo per queste ragioni, una nuova impostazione organizzativa - politica dello stesso PD, arrivando a ipotizzare strutture organizzative composte da vaste aree territoriale, come potrebbe essere quella del Lazio meridionale, che dovrebbero godere di piena autonomia politico organizzativa. Partire da questo evento politico per ripensare e rilanciare il ruolo del PD.

Auguri a Enzo e a tutti i protagonisti di questa titanica impresa.

 

 

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Il voto 2019 e il PD

VotoUE 2019 in Italia mindi Ermisio Mazzocchi - Il PD deve affrontare la più grande sfida della sua storia. Ne vale il suo futuro. Il risultato ottenuto nelle elezioni europee incoraggia, ma deve consolidarsi e ampliarsi. Per farlo occorre da parte del PD, costruire una rinnovata proposta politica-programmatica con scelte forti e coraggiose che abbiano al centro una nuova cultura politica nella lotta alle disuguaglianze e in difesa della democrazia. Il modello della lista per le europee rappresenta una significativa operazione politica che ha messo in campo diverse energie della società. Su di esso bisogna impiantare una piattaforma politica capace di aggregare e sollecitare con interesse ampi settori della società. Non basta considerare che per il PD e per le forze progressiste, l'avversario da battere sono i rappresentanti di una destra illiberale e reazionaria, come quella di Salvini, accompagnata dalle oscillazioni e dalla confusione del Movimento 5Stelle, che subisce un collasso con una perdita di sei milioni di voti rispetto alle elezioni del Parlamento. L'autoritarismo di Salvini costituisce un pericolo per la democrazia, rappresentando l'altro fronte su cui combattere. Si pone quindi il problema di una ricerca più approfondita delle condizioni del paese per comprendere quali sono le forze in campo e le contraddizioni di un capitalismo violento, rafforzato dal sistema della globalizzazione.

Le disuguaglianze sono cresciute, prodotte da un sistema economico che concentra la ricchezza in poche mani, aumentando la povertà, l'insicurezza, disoccupazione e precarietà. Lasciati senza offrire una alternativa e la paura per l'incertezza del futuro, le parti più deboli e quelle più a rischio della società, sono portate a sostenere e votare il presenzialismo della Lega, complice di interessi finanziari di enorme portata nel paese e non solo. La destra è la forza che più genera disuguaglianze, dice Zingaretti. Se si comprende che i conflitti e gli effetti distruttivi di un capitalismo liberale, che ha sconvolto la vita sociale di un paese, sarà possibile individuare quale deve essere il ruolo del PD e di una rinnovata sinistra. Perché è proprio in questa partita italiana, che è dentro una dimensione mondiale, che si innesta l'alleanza tra la destra della Lega e di altre forze conservatrici e nazionalistiche e quelli che sono gli interessi delle multinazionali e di un capitalismo internazionale del mondo finanziario, che specula sulle disuguagliane e la povertà, la precarietà del lavoro, producendo in essi timori che portano a divisioni, all'arroccamento, alla chiusura a qualsiasi integrazione sociale. E il riferimento non è rivolto solo agli immigrati. Sono coinvolti aree del paese, come la realtà del Mezzogiorno, sempre più abbandonato al degrado e alle efferatezze della mafia, e quelle regioni del nord, la parte più ricca del paese, dominata oggi dalla Lega. E non è un caso visto, che è la dimostrazione di quell'asse tra potere finanziario e rappresentanze politiche che si identificano nel partito di Salvini. Comprendere con uno spirito critico, le ragioni del ridimensionamento della sinistra e della stessa condizione del PD, costituisce un elemento essenziale per rimettere in piedi una nuova cultura della politica fondata su la concretezza, su una credibile progettualità, pervasa da una morale robusta contro la corruzione e il malaffare.

Il voto del 26 maggio consente al PD, incoraggiato da quel 22,7%, di ripartire per attrezzare una proposta economica e sociale capace di ribaltare e di colpire privilegi e interessi, riportando in primo piano il lavoro, diritti, giustizia sociale, ambiente in una società smarrita che ha bisogno di riferimenti chiari e forti.
Questo implica che il PD sia "un partito che agisca nella società" come afferma il segretario nazionale, anche in una provincia come quella di Frosinone, in cui alle europee la Lega risulta essere il primo partito, seguito da 5Stelle e terzo il Partito Democratico.

Un risultato che deve essere approfondito, rilevando le contraddizioni e le carenze della presenza e del ruolo del PD. Occorre avere una precisa conoscenza dei fatti e della realtà che avvolgono questo territorio, valutarli su la base di principi generali da cui fare scaturire una impostazione politica organica rivolta ai bisogni e alle prospettive per il futuro.
Approfondire la ricerca delle condizioni in cui si muove la società nel suo insieme e nelle condizioni delle singole persone, costituisce l'essenza della politica
Le sofferenze di una condizione precaria del mondo del lavoro e di quello dei giovani, sono abbastanza evidenti. Basta per tutti l'odissea vicenda di "Vertenza frusinate", per arrivare all'incerto futuro della FcA di Cassino, alla criticità delle aree interne alla provincia, senza parlare dei livelli di disoccupazione.
Se il PD, avviando il nuovo corso zingarettiano, non riesce a ristabilire una presenza politica e organizzativa su tutto il territorio per conquistare la fiducia di quanti lo hanno abbandonato nelle elezioni politiche del 2018 e in quelle europee del 2019, rischia un suo ulteriore arretramento.

Esso deve superare un handicap politico dal momento che non si assiste a una efficace conduzione del governo del partito e della sua identità, che non può essere scaricata su i sindaci. Si può essere soddisfati che in molti comuni di questa provincia, andati al voto amministrativo in contemporanea con le europee, si sia avuto una conferma di un governo del centrosinistra, premiando l'operato dei sindaci. Ma il 26 maggio l'elettore ha dato un giudizio politico sul PD e uno di merito su il sindaco, con una differenza notevole. Il PD, come partito, in tutti i 39 comuni in cui si è votato per le amministrative, alle europee risulta essere il terzo partito, in qualche caso il quarto. La Lega è sempre il primo partito con percentuali che oscillano tra il 35% e 54%. Nello stesso giorno l'elettore vota la fiducia su la base di un giudizio rivolto alla persona a candidato sindaco, che capeggia una coalizione civica di ispirazione di centrosinistra, e alla maggioranza che ha governato. E' pur vero che nelle comunali non c'era il simbolo, ma anche nelle realtà in cui appare il simbolo, vedi Cassino e Veroli, il PD risulta essere terzo. Non cambiano i risultati nel resto dei comuni che non hanno avuto elezioni amministrative, non disprezzando il suo 16%, che supera del 2% il risultato delle politiche.

Valutazioni che impongono un inversione di tendenza del ruolo del PD, riappropriandosi di un suo ruolo attraverso una presenza sui territori e soprattutto prospettare soluzioni rispetto alle esigenze di una intera società in condizioni fortemente critiche e che cerca ancoraggi più solidi e fidati, elaborando una sua proposta che non sia in risposta, che viene data nelle sedi istituzionali, alle forze populiste e nazionaliste, ma come la presentazione di un suo progetto per governare il paese e tirarlo fuori dal baratro in cui è precitato.
Tutto ciò ripropone una revisione strutturale del partito e una cultura politica che superi "l'articolazione dei gruppi di potere che non ha corrisposto alle aspettative di militanti e amministratori", ammonisce Zingaretti.
Una impostazione necessaria per recuperare anche in questa provincia, una efficace politica collegiale, che favorisca una pluralità di idee e sia in grado di portare a sintesi un progetto per la sua rinascita.

 

 

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lì 31 maggio 2019

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