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Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi

Ermisio Mazzocchi: nato a Vetralla (VT) il 7 agosto 1946. E' laureato in Filosofia presso l'Università di Roma "La Sapienza". Nel 1972 è dirigente nel PCI nella Federazione di Frosinone. Dal 1985 assume l'incarico di Presidente della Confederazione italiana coltivatori (oggi CIA) che lascerà nel 1990 per ricoprire incarichi politici nel Comitato regionale del PCI e in seguito PDS del Lazio. Si è occupato di agricoltura e dei suoi prodotti come Presidente della Consulta regionale e nell'ambito dell'ARSIAL. Nel 2004 tiene su incarico dell'Università di Cassino un corso sul tema "Storia della bonifica pontina". Nel 2003 pubblica il suo primo libro sulla storia dei partiti cui segue il secondo nel 2011 sullo stesso tema. Il suo impegno politico è nel PD. Studia avvenimenti storici ed economici.

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Ciociaria 1919-1922. Lotte, successi e sconfitte

LIBRI

Emergono immagini di un grande movimento che si organizza e combatte

di Ermisio Mazzocchi
librofabiloffredi mag22 390 minIl libro "Cronache proletarie di lotte, successi e sconfitte. Ciociaria 1919-1922" (edito Spi/CGIL - maggio 2022), scritto da Lucia Fabi e Angelino Loffredi, è un'opera di particolare valore storico.
Con la sua ampiezza e ricchezza documentaria il libro percorre gli avvenimenti che hanno coinvolto i protagonisti di uno dei periodi più turbolenti della storia del paese e ha saputo sapientemente coglierne gli aspetti più significativi e drammatici.

Gli autori hanno compiuto un'opera di grande merito e colmato un vuoto storico, facendo così un lavoro essenziale per completare la conoscenza degli anni fondamentali degli inizi del XX secolo.
L'originale struttura del libro consente al lettore di immergersi nella quotidianità della vita politica e sociale di un vasto territorio a sud del Lazio.

I quattordici capitoli che compongono il libro fissano con sapiente scrittura, asciutta e graffiante, storie e personaggi, restituendoci episodi che fanno parte del tessuto palpitante della vita politica e amministrativa di intere città e cogliendola nei suoi aspetti più drammatici.

L'intreccio degli avvenimenti risponde a una razionale scelta volta a rappresentare la continuità ininterrotta dei fermenti sociali vissuti in circostanze eccezionali preludio alla dittatura fascista.
Fabi e Loffredi hanno saputo trasferire al lettore le emozioni e le passioni vissute dai protagonisti e offrire una informazione su basi documentarie rigorose e accertate tali da coinvolgerlo in modo efficace nella lettura di pagine di cruda realtà sociale, economica e politica.

I veri protagonisti sono i contadini impegnati in lotte con l'obiettivo di strappare ai proprietari terrieri il riconoscimento dei loro diritti e annullare i patti agrari feudali di spietato sfruttamento.

La formazione delle Leghe contadine e del sindacato, che a poco a poco si ramificano nel territorio, va di pari passo con quella delle sezioni del Partito socialista, sempre più presente in tutte le città della ciociaria e in prima fila nelle lotte contadine e operaie.

Emergono dalle pagine immagini di un grande movimento che si organizza e combatte per l'affermazione della libertà e della giustizia sociale.

Con una rappresentazione plastica si mettono in evidenza, oltre ai contratti coloniali vecchi di secoli, anche lo sfruttamento dei lavoratori nelle fabbriche e lo spettro della disoccupazione.

Lotte durissime che gli autori descrivono nei minimi particolari e rivelano il livello di scontro con gli agrari e con le prime squadre fasciste organizzate e capeggiate dagli stessi.

Il pregio di questo lavoro, che ha molti aspetti significativi, è nella capacità di portare il lettore a vivere visivamente, come se fosse una trasmissione in diretta, dentro le attività amministrative di molti comuni, in particolare quello di Ceccano

Gli anni descritti dagli autori sono quelli in cui il PSI riesce a conquistare molti comuni e quello che più interessa è la capacità degli amministratori socialisti di difendere le istituzioni dagli assalti dei fascisti.

Lo scontro è violento e feroce tra i difensori della democrazia, rappresentati principalmente da contadini e operai, e le forze reazionarie costituite da industriali e agrari.

Sono momenti che offrono agli autori di riportare quanto da loro descritto in un quadro di insieme delle vicende che investono l'Italia dai governi liberali sino a quello fascista, dalle lotte operaie del nord del paese a quelle del sud.

Così che, quanto accade nelle terre ciociare e in quelle della Terra del lavoro non sono fatti sporadici ed occasionali, ma avvenimenti che si inseriscono nelle lotte sociali ed economiche che investo tutto il territorio nazionale.

E' certo che i socialisti, come Marzi e Lollini, i dirigenti di cooperative e i sindacalisti locali e quelli nazionali e regionali che furono alla testa delle lotte e organizzatori di sezioni del PSI e del sindacato, avessero conoscenza di quanto avvenisse in altre parti del paese, a Torino come a Napoli, a Ferrara come a Palermo.

Il mosaico della storia '19-'21 è composto in modo tale che non ci si possa perdere in qualche particolare, pur importante.

Esso, infatti, consente di immergersi nei drammi e nelle speranze che visse il popolo italiano in quegli anni che furono gli ultimi della libertà e della democrazia.

Un riconoscimento dovuto a Lucia e ad Angelino per avere dato un elaborato strumento di conoscenza alle future generazioni perché non dimentichino che quello che oggi abbiamo di libertà, di democrazia, di progresso lo si deve a quelle lotte di umili contadini, di uomini disposti a non soccombere alla violenza e alla dittatura.

Un libro da offrire ai giovani studenti degli istituti scolastici di Ceccano per fare scoprire loro una storia della propria città.

Essa costituisce ancora oggi un filo rosso che unisce quelle battaglie delle Leghe contadine, dei sindacalisti, dei partiti della sinistra, del PCI e del PSI, a quelle della Resistenza, a quelle che hanno dato vita alla nostra Repubblica, a quelle che hanno portato all'affrancazione delle terre con le lotte guidate da Angelino Compagnoni, a quelle per la difesa del lavoro all'Annunziata.

Il libro "Cronache proletarie..." non è un'opera a sé stante, ma costituisce parte integrante di un unicum nella storiografia che riguarda una realtà viva e ricca di umanità e passione.

Leggere questo libro non è solo immergersi nel passato.

La narrazione delle storie, vissute da quelle generazioni, si proietta nel nostro presente per affermare i valori di democrazia e di libertà, valori che devono essere conservati e difesi con quello stesso impegno prodigato dai contadini e dai lavoratori del 1920.

A cento anni da quegli eventi, raccontati dall'appassionata penna di Lucia e Angelino, la loro eredità è per le generazioni di oggi un valido esempio, un punto di riferimento per la costruzione di una società giusta ed egualitaria.

19 giugno 2022

Scambio di ruoli tra partiti e media sullo scenario della politica

OPINIONI

Il rapporto diretto dei partiti con i cittadini va ripristinato

di Ermisio Mazzocchi
nadia urbinati ilriformista.it 400 minL'articolo di Nadia Urbinati pubblicato su Domani del 7 giugno invita a una riflessione rivolta a un argomento centrale nella storia politica del XXI secolo.
Le sue considerazioni sono condivisibili e di estrema attualità.

Il rapporto tra gli strumenti di informazioni e i partiti è stato sempre determinante sia nei sistemi democratici sia in quelli dittatoriali.
Nella democrazia la libertà di informazione ha prodotto una crescita del ruolo dei media che a poco a poco hanno sostituito quelle forme di comunicazione che erano proprie dei partiti. Quanto è avvenuto ha precise cause legate all'evoluzione della società e alla funzione dei partiti.

La Costituzione assegna a essi uno specifico ruolo nell’ambito delle istituzioni democratiche.
Questo comporta la definizione della loro identità culturale e progettuale che ne stabilisce la distinzione.
Sulla base di tali “differenze” ognuno compie le proprie scelte.
I partiti dovrebbero presentarsi come interpreti dei cambiamenti e la politica essere il regista attraverso le sue rappresentanze.
Queste nell'esercizio delle proprie funzioni, delegate dai cittadini con il loro voto, siano artefici della costruzione di un modello di sviluppo dell'intera società.
In verità nei tempi più recenti i partiti hanno perso la percezione della realtà.

Non più in grado di esserne referenti, hanno preferito rinunciare alla critica del modello in cui viviamo che è pur sempre necessaria per costituire un soggetto capace di indicare una strada per il paese.

Se si vuole il consenso dei cittadini, essi dovrebbero stare "dentro" la società. Un impegno che implica la strutturazione di un partito il quale sia in sintonia con il paese e sia in grado di assumere una collocazione definita e chiara tale da escludere posizioni ondivaghe.

La fine del sistema partitico ha prodotto una trasformazione delle strutture organizzative e ha dato vita a forme leadiristiche e personali in cui l'eletto è divenuto il perno della politica del suo partito. Tutto ciò comporta che egli abbia bisogno di una tribuna di suo esclusivo utilizzo, la quale è rappresentata dai media che di fatto sostituiscono le funzioni proprie del partito.

Questi hanno avuto la capacità di adattarsi alle nuove forme di comunicazione e hanno finito per gestire l'informazioni con una nova modulazione.

Una cultura leaderistica ha sostituito quella di partito intesa come forza organizzata su basi democratiche e radicata sul territorio, che vive per la partecipazione diretta dei suoi iscritti. Il "partito" che è una scelta di campo dovrebbe essere di massa, nel senso di un coinvolgimento della più ampia comunità nazionale, la quale dovrebbe esercitare la sua funzione in modo democratico e organizzato. In questa prospettiva sarebbe fondamentale la collocazione politica di un partito rispondente a categorie consolidate quali quelle della sinistra e della destra.

La sinistra più della destra, la quale conserva le sue originarie radici storico-culturali, paga l'assenza di una sua identità in quanto ha cancellato i riferimenti culturali della sua funzione che ha avuto nella storia d'Italia.
Incapace di "vedere" i nuovi bisogni, ha dimostrato di non sapersi adeguare alla realtà, non rispondendo in termini di alternativa alla crisi del paese e venendo meno al suo compito di difesa delle garanzie di equità e di giustizia. Una debolezza che produce incertezza e che porta a utilizzare i media come strumento per ottenere consenso e trasmettere le proprie posizioni politiche.

La situazione italiana è incontestabilmente complicata e contraddittoria, ma non tale che non si possano cogliere in essa, oggi più di ieri, spinte e aspirazioni di larghi strati della società italiana volte al cambiamento e a ritrovare garanzie di uguaglianza, di solidarietà, di sicurezza.

Per questa ragione non credo che lo "status vivendi" denunciato da Urbinati possa perdurare. I partiti, soprattutto quelli che hanno una maggiore consistenza organizzativa, hanno bisogno di riprendere una propria iniziativa per qualificare la loro proposta e stringere un legame solido con i cittadini.

La lotta politica, che si profila e che in parte è già in atto, non è solo quella di ottenere compiti di governo. Essa assume dei connotati precisi finalizzati all'affermazione di un'egemonia politico-culturale dalle diverse matrici come quelle conservatrici, populiste, liberiste, così come quelle progressiste, democratiche, costituzionali.

Il rapporto diretto dei partiti con i cittadini diventa fondamentale, se non vitale, per ottenere un'affermazione della loro funzione nell'interesse dell'intera comunità italiana.

16 giugno 2022

Urbinati - articolo apparso su "DOMANI", martedì 7 giugno 2022
Il passaggio che ha impegnato Ermisio Mazzocchi per esporre il suo pensiero.

(...) La guerra in Ucraina ha rilanciato il soft/hard power e ha messo in luce quel che gli studiosi di politica documentano da qualche anno: lo scambio dei ruoli tra partiti e media sul set della politica. La guerra ha mostrato che i media sono sempre più spettacolari e partigiani, e i partiti meno di parte. I primi fanno l'audience dalla quale i secondi dipendono. Questo spiega, tra l'altro, perché i partiti siano diventati un terreno fertile per lo stile populista, il cui preferito slogan è che "tutti i partiti sono uguali" e vogliono dividere il popolo per meglio dominarlo. I partiti sono sempre più restii a mostrarsi di parte dunque, e si posizionano in quel luogo senza sigla e colore che è "il pubblico". Al contrario, i media hanno assunto il ruolo dei partiti: con i talk show generano narrative partigiane, lanciano campagne e proclami, fanno schierare. L'inversione dei ruoli è funzionale alla democrazia dell'audience, con il risultato che, nonostante il peso dei sondaggi sulle scelte dei leader, il potere dei cittadini diminuisce. Perché i media che si fanno partigiani indeboliscono la loro funzione di controllo e monitoraggio del potere, e i partiti che si trasformano in acchiappa-audience impoveriscono la funzione rappresentativa del dar voce ai problemi dei cittadini.

Guerra in Ucraina, lo scambio dei ruoli tra partiti e media sul set della politica (editorialedomani.it)
https://www.editorialedomani.it/idee/commenti/guerra-in-ucraina-lo-scambio-dei-ruoli-tra-partiti-e-media-sul-set-della-politica-bwsg7937

 

 

 

 

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Ci vuole un'Europa diversa, autonoma, portatrice di pace democrazia e eguaglianza

EUROPA

Il tema "Europa" sarà al centro del confronto politico nei prossimi mesi

di Ermisio Mazzocchi
UE bandiere minNon c'è dubbio che la guerra russo-ucraina ha sconvolto gli equilibri geopolitici internazionali e ha fatto scendere definitivamente il sipario su quello che è stata l'UE sino ai nostri giorni.
Bisogna prendere atto che l'Unione europea ha concluso il suo primo periodo istitutivo e che è necessario che reimposti una nuova politica che ne riformi il suo assetto istituzionale.
Sono esplose le sue contraddizioni, si è rivelata la sua impotenza a essere protagonista di primo piano, è vacillata la sua compattezza, si è mostrata incerta e divisa sugli interventi in Ucraina, sulle sanzioni e sulle conseguenze che queste hanno prodotto.

Condizioni che obbligano a definire un nuovo progetto che ridia all'Unione un ruolo centrale nello scacchiere europeo e mondiale. Occorre in tempi brevi riscrivere la Carta dell'UE e aggiornare i suoi trattati, alcuni dei quali sono superati a causa degli ultimi eventi.

Una necessità rivolta a dare uniformità legislativa e autorevolezza decisionale per un'Europa indipendente e autonoma. I nuovi assetti istituzionali europei conferirebbero all'Unione un prestigio politico e un riferimento sicuro per tutti quei Paesi che guardano a essa come garanzia di pace e di benessere sulla base di una consolidata ed evidente idea di eguaglianza e giustizia fra suoi cittadini, attori costanti di una partecipazione costruttiva e verificabile di movimenti e di consultazioni. Una Europa che assicuri a tutti i diritti che il Lavoro merita e ne garantisca una remunerazione ugualmente diffusa in grado di assicurare una reale dignità di vita quotidiana.

Una profonda riforma dell'Unione porterebbe a una più solida cooperazione tra gli Stati che la compongono e avvierebbe di fatto una consistente integrazioni tra i diversi popoli europei. Una rinnovata e autonoma UE offrirebbe ampi orizzonti aperti non solo all'Europa ma anche a una vasta area che abbracci tutto il bacino mediterraneo.
Questo è investito da crisi economiche, da conflitti - drammatico quello israelo libanese, congelato da una missione ONU guidata dal 2006 proprio dall'Italia - , da guerre civili - tragica quella in Libia dilaniata da 10 anni di sanguinosi combattimenti -, da instabilità che interessa in particolare la Tunisia, dalla recrudescenza conflittuale israelo - palestinese, con attentati a civili e scontri tra popolazione araba e ebrei.

Una Unione, che ritrovi forza e compattezza per la sua rinnovata coesione su piattaforme condivise e inclusive, favorirebbe una sua presenza attiva per soluzioni di pace e convivenza in quelle realtà fortemente conflittuali e instabili in cui sono in gioco non solo le vite umane ma anche la gestione di fonti energetiche e i rapporti commerciali di vasta portata economica.

Questo comporta una scelta vitale per la futura Unione europea la quale deve presentarsi come un interlocutore alla pari con le potenze mondiali a iniziare dagli USA. L'Unione non può essere un'appendice degli USA né parte di un'alleanza militare - Nato - che di fatto ne limitano l'operatività e la declassificano a compiti subalterni.
Rimane da valutare se l'UE, configurandosi come unico Stato con una propria politica internazionale, un proprio esercito, un'unità fiscale e sanitaria, dovrebbe consentire che ciascun Paese scelga autonomamente di fare parte del North Atlantic sotto l'egida statunitense.

Al punto in cui siamo giunti non esiste altra scelta per una Europa di alto prestigio se non quella di una sua identità di Stato, in cui ci siano cessioni di sovranità e siano modificati i sistemi che eleggono i governi dell'Unione (elezione diretta del Presidente sulla base di schieramenti politici di coalizione? un Parlamento europeo con nuove regole che ne rafforzino il suo ruolo?).
Non si tratta solo di rivedere o scrivere nuovi trattati. E' essenziali che essi siano il risultato di una nuova idea di Europa, una "idea" di grande valore universale, che ha come fondamento la pari dignità di tutte le persone e la garanzia di una vita decorosa e di benessere in una cornice di cooperazione e di pace.
Una nuova cultura riformista democratica forte di una sua credibilità per sconfiggere e impedire le spinte sovraniste, populiste, xenofobe e demagogiche.

Un processo di rinnovamento che stenta a maturare nonostante alcuni tentativi che paiono essere caduti nell'oblio.
Macron propone una "Comunità politica europea" costituita da una Confederazione di Stati europei extra -UE con l'intento di "dare stabilità e unità al continente senza squilibrare l'Unione" (Conferenza di Strasburgo, 9 maggio 2022) al cui interno aderiscano i paesi che hanno fatto richiesta di adesione all'UE, Ucraina, Moldava, Georgia, e quelli che a vari livelli sono impegnati nel processo di adesione, Albania, Bosnia, Erzegovina, Kosovo, Macedonia del nord, Montenegro, Serbia e Turchia.
La sua idea sembra non avere avuto successo per l'indifferenza mostrata da più parti nelle quali permangono diffidenze e interessi nazionalistici.

Il segretario del PD, Enrico Letta, ha proposto di creare una Confederazione europea che comprenda i 27 Stati membri dell'Unione, l'Ucraina e gli atri otto paesi dell'est che vorrebbero entrare nell'UE.
L'intento sarebbe quello di arrivare in tempi brevi a una piena integrazione con quanti hanno richiesto di far parte dell'Unione e costruire legami economici e culturali attraverso accordi che garantiscano uno reciproca collaborazione.
Una proposta che non ha avuto molto ascolto e non ha aperto un ampio confronto nel PD e tra le forze politiche.
Siamo ancora in una fase di elaborazione con diversi progetti privi di una convergenza di sintesi. Le difficoltà hanno profonde radici in quello che è stata l'UE e nella scarsa spinta a trovare un comune percorso per cambiarla.

A oggi non è diffusa questa volontà né vi è un ampio arco di forze politiche impegnate ad avviare una trattativa per riformare l'Unione. Nelle poche dichiarazioni di buona volontà c’è un deficit di elaborazione e di chiarezza di intenti.
I grandi gruppi politici dal PSE al PPE presenti nel parlamento europeo non hanno di fatto avviato un confronto per arrivare alla costruzione di una nuova Europa unita e riformata.
Le forze progressiste e democratiche non si presentano compatte per affrontare le sfide del rinnovamento e lo stesso PSE, sollecitato dal PD, dovrebbe proporre la convocazione di una "Convenzione costituente", così come avvenne in Italia con la Costituente che diede vita alla Repubblica democratica e consentì al nostro paese di divenire una grande nazione.
Il partito più rappresentativo dello schieramento progressista e della sinistra, il PD, non si presenta con una visione complessiva, non provoca una tensione ideale capace di coinvolgere ampi settori di cittadini e di aprire un confronto con le parti essenziali della società.

Non basta presentare proposte di formule organizzative che sono dettate più dai fatti contingenti provocati dalla guerra in Ucraina che dalla esigenza non rinviabile di affrontare una lotta durissima e difficile per edificare un nuovo edificio europeo. E' necessario che il PD recuperi un ruolo centrale nella politica europea.
Siamo alla vigilia di un voto amministrativo che non è stato immune dai riferimenti all'Europa e questi saranno ancora di più presenti in occasione del rinnovo del Parlamento italiano nel 2023.

Il tema "Europa" sarà al centro del confronto politico nei prossimi mesi e della stessa competizione elettorale.
Risulta evidente che il PD e le forze più europeiste della sinistra e quelle riformiste dovranno porre al centro della loro iniziativa politica la costruzione di una Europa autorevole per un futuro di pace e di progresso.

Ermisio Mazzocchi. 10 giugno 2022

 

 

 

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2 giugno 2022. 76 anni di Repubblica Italiana

2 GIUGNO 2022

Una Repubblica che garantisca Pace Lavoro e Uguaglianza a tutte e a tutti

di Ermisio Mazzocchi
2 giugno ultima Perugiacomunica 400 minIl 2 giugno 1946 i cittadini italiani scelsero la Repubblica.
La vittoria repubblicana concluse in questo modo le lotte del popolo italiana per la democrazia e la libertà nello spirito della Resistenza, riprendendo l'ispirazione di quella parte del Risorgimento che si era battuta per una "Repubblica una e indivisibile".

Una Repubblica che in questi 76 anni, grazie alla sua Costituzione, ha saputo respingere ogni tentativo interessato a tradirne la sostanza democratica: due falliti colpi di Stato, il terrorismo e le molteplici azioni per svuotare i suoi valori di progresso, di solidarietà, di libertà.
Una Repubblica costituzionale che ha consentito la trasformazione economica e sociale del paese. Nel corso della storia della Repubblica sono stati ottenuti grandi risultati.
Lo Statuto dei lavoratori, le 40 ore lavorative, una regolamentazione degli straordinari, la revisione del sistema pensionistico, il diritto di assemblea, la legge sul divorzio e quella sull'aborto.

La Repubblica italiana, cha ha avuto origine dalla Resistenza e da un Referendum popolare - a Frosinone la Repubblica ebbe il 43,3% -, continua il suo iter per l'affermazione costituzionale dei diritti sociali.
I fatti dicono che il percorso non si è ancora compiuto e siamo molto lontani, nonostante i molti traguardi raggiunti, dalla quella parità dei diritti, sanciti dalla Costituzione.
La costruzione di un sistema democratico fondato sul pieno riconoscimento delle libertà e dei diritti è ancora un problema, tanto che sono aperti i modi di come giungere a una loro soluzione.

Una ricorrenza, quella del 2 giugno, che cade in un periodo critico per l'Italia aggravato dai danni provocati dal Covid19 e dalla guerra russo-ucraina.
Permangono nel Paese le disuguaglianze e sono sempre più vistose.
L'occupazione ristagna, il precariato dilaga, prospera il lavoro nero, cresce il lavoro povero con retribuzioni che portano alla soglia della povertà, l'inflazione incalza con un aumento del 6,9%, i redditi di milioni di lavoratori sono falcidiati dal caro energia, avanza la schiavitù legalizzata.
Ne sono un esempio i sessantamila rider con contratti capestro e sfruttamento impietoso con il massimo profitto da parte delle piattaforme - società di delivery food: Giovo, Deliveroo, Uber Eats, Just Eat, le quali hanno un guadagno netto, senza nessun rischio di impresa, di circa due euro per ogni consegna.
Gli introiti milionari permettono a queste società di quotarsi in Borsa e di essere sponsor di squadre sportive a livello nazionale e fare pubblicità milionarie su emittenti televisive nazionali.
I contratti nazionali di altre categorie lavorative hanno minimi retributivi da lavoro povero e, secondo il ministero del Lavoro, riguardano un terzo dei lavoratori italiani.

Realtà drammatiche con un pesante impatto sul reddito delle famiglie che subiranno una perdita del potere di acquisto di quasi cinque punti.
Una situazione che richiede un programma di ristrutturazione del sistema contrattuale e salariale. Inutili sono gli aumenti una tantum proposti dal Governatore della Banca d'Italia. Occorre, come sostiene Orlando, adeguare i salari italiani all'inflazione. Le chiusure degli industriali a queste proposte vanno respinte.
La lotta alle disuguaglianze passa necessariamente attraverso una riforma dello Stato rivolta a una concreta possibilità di una vita migliore.
Un obiettivo che implica una partecipazione ampia di forze sociali e politiche in grado di mettere in campo un vasto movimento di cittadini a sostegno di un cambiamento del paese. Soprattutto serve una straordinaria e costante presenza di popolo per assicurare nuove, reali condizioni di parità economica e sociale. Per esigere una Repubblica che si batta per per una Pace certa, duratura che sia garantita a tutti i popoli capace di assicurare soluzioni anche alle più difficili controversie fra Stati.
Il futuro dell'Italia riguarda tutti e non può essere una questione in cui prevalgano posizioni corporative.

Il PD, partito progressista e democratico, dovrebbe essere il motore di questi cambiamenti, la forza propulsiva per affermare i diritti per il lavoro e del lavoro.
Dovrebbe proiettarsi in una dimensione sociale, affrontare prioritariamente le questioni di fondo della società italiana e presentare una proposta complessiva di ampio respiro sociale e di una rinnovata cultura di governo. Ma si accusano forti ritardi e talvolta vistose assenze che devono essere prontamente recuperati per essere accreditati come un partito riformista e dei lavoratori di ogni categoria sociale e dalla parte delle aree più deboli del paese.

La Repubblica italiana, che ha vissuto momenti drammatici e ottenuto risultati apprezzabili, è l'unico strumento per affrontare i problemi con le regole democratiche sancite dalla Costituzione.
Il nostro presente è il risultato di quella stagione uscita dalla Resistenza e vissuta in questi anni in modo intenso.

Avremo una stagione della Repubblica gravida di difficoltà e di aspre lotte, ma che saranno affrontate con straordinaria partecipazione dei cittadini in cui sono fortemente radicati i valori di uguaglianza e democrazia.
La Repubblica è la speranza, ma anche la certezza per proseguire la costruzione del futuro nella luce della pace.

Così deve essere, così lo fu allora: "Era una giornata straordinariamente bella. Dopo quel passaggio di nuvole mitiche (...) era tornato il sereno e il sole splendeva liberamente senza che nulla si frapponesse tra la città e la sua luce". (da Petrolio di P. P. Pasolini).

2 giugno 2022

 

 

 

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Pace, convivenza e futuro per tutti. Un tavolo per trattare

COMMENTI

Le possibilità per raggiungere questi obiettivi non sono del tutto esaurite

di Ermisio Mazzocchi
MarciaPace min"La Pace è un edificio da costruire continuamente, un cammino che facciamo insieme cercando sempre il bene comune e impegnandoci a mantenere la parola data e a rispettare il diritto. E' un lavoro paziente di ricerca della verità e della giustizia".
E' l'appello accorato di Papa Francesco, un appello rivolto alle anime, ma che rimane inascoltato da parte di chi avrebbe i mezzi e il potere di porre fine al conflitto russo-ucraino.

La verità è che non lo si vuole.
Troppi interessi sono alla base del conflitto, ma tutti da riassumere nel controllo del potere reale sulle risorse del mondo essenziali alle società ad alta produzione industriale e agricola.

Rimane ancora incerto quali potrebbero essere i promotori delle trattative.
La proposta di un piano di pace presentata dal ministro degli Esteri Di Maio al Segretario generale dell'ONU, Antonio Guterres, potrebbe essere una piattaforma per una base di discussione.
E' l'unico vero atto concreto di un documento scritto che si conosce da quando si parla di far cessare le ostilità ed è significativo che è stato elaborato da un rappresentate del governo italiano.
Se ne dovrebbe tenere conto e sostenerlo con forza.
Siamo, a mio parere, a una svolta decisiva considerato che la guerra si inasprisce, che le perdite sono pesanti per l'una e l'altra parte e le posizioni di rivendicazioni rimangono immutate.

In una situazione che si fa sempre più difficile, l'UE resta il fulcro su cui innescare un percorso di pace per un'Europa, comeukraine war 390 min afferma anche l'Abate di Montecassino, Dom Donato Ogliari, "dal volto sempre più concreto, solidale e pacifico" in piena sintonia con Papa Francesco che implora "la pace coltivata anche su terreni aridi delle contrapposizioni perché non c'è alternativa alla pace".
L'Unione con una sua posizione ferma dovrebbe sollecitare la comunità internazionale ad agire per un cessate il fuoco e una tregua che apra la strada alla ricerca di una soluzione negoziabile.
La pace risulta urgente non solo per porre termine ad un conflitto che produce distruzione e morte, ma anche per evitare che l'economia mondiale precipiti in una crisi profonda e porti alla disperazione milioni di persone in particolare nelle aree più deboli del pianeta.

La guerra russo-ucraina ha aperto un nuovo capitolo della storia dell'intera umanità con la messa in discussione degli assetti geopolitici ed economici definiti dopo Yalta e i successivi assestamenti - penso all'indipendenza dell'India del 1950, all'area vietnamita e coreana, a quella medio orientale, a quella balcanica - avvenuti nel corso della seconda metà del XX secolo e segnati da disastrosi conflitti.

Gli USA, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica, sono rimasti l'unica potenza mondiale su cui si era portati a parametrare tutto il modus vivendi dell'intero pianeta.
Il corso della storia ha portato oggi a esiti diversi con profondi cambiamenti tra i quali il sorgere di altre forti potenze come la Cina, l' India, il Giappone e in misura minore la Russia.
L'Unione Europea ha avuto dal 1957 un percorso molto lungo per arrivare a una composizione di 27 Stati e alla definizione di trattati integrativi.
Essa, tuttavia, non ha pienamente assunto le caratteristiche di una vera e propria "unione" priva com'è di una sua politica estera autonoma, di un proprio e unico esercito, di una uniformità per quel che concerne il diritto alla sanità e all'istruzione, per citare solo alcune delle questioni più eclatanti.
ucraina pochi passi avanti nei colloqui di pace guerra non si ferma 400 adnkronos min

Il conflitto russo-ucraino al di là di quelle che sono le cause occasionali, ha scoperto quelle che sono le vere e reali motivazioni.
Gli interessi in gioco sono di una vastità enorme e rientrano in una nuova dimensioni per quanto riguarda i rapporti tra le potenze del mondo.

La stessa guerra ha messo al centro il nuovo assetto del pianeta non più diviso blocchi, ma in aree di influenza.
Argomenti che abbiamo più volte affrontato sulle pagine del giornale UNOeTRE.it.

La gara è aperta e vedrà primeggiare chi saprà avere la meglio nel governo delle fonti energetiche.
La contesa è violenta e senza esclusione di colpi e si avvarrà di metodi subdoli e sotterranei per l'accaparramento delle risorse e degli strumenti oggi decisivi e fondamentali per l'economia di alcuni Stati.
Sono rivelatori di questo nuovo corso economico alcuni fondamentali prodotti e sistemi indispensabili per l'intera economia mondiale.
Il neon gas è il caso tra i più eclatante.
Si tratta di un sottoprodotto della lavorazione dell'acciaio, utilizzato per i microprocessori necessari in moltissimi settori, dalla telefonia all'auto.
Quasi la metà del neon mondiale proviene dalla Russia e dall'Ucraina.
Le due principali industrie di neon si trovano a Mariupol e a Odessa, città sotto assedio.

Il prolungarsi del conflitto potrebbe aggravare la carenza di semiconduttori e far lievitare i loro prezzi.
Non a caso si è avuto un aumento del 550 per cento per quelli che provengono dalla Cina, altro produttore del neon.
L'esportazione del neon ucraino, di cui il 75 percento destinato all'industria dei chip, era diretta negli USA, in Germania, Cina e Corea.
Il loro utilizzo è fondamentale per l'industria automobilistica e in particolare per la mobilità green.
La Commissione europea a tal fine ha deciso che i paesi dell'Unione dovranno raggiungere 30 milioni di veicoli a zero-emissioni in circolazione entro il 2030.
Per questo obiettivo le industrie europee hanno bisogno di alluminio, palladio e neon, materie provenienti principalmente dalla Russia e dall'Ucraina.
Gli incentivi dell'UE per le industrie residenti nella sua area sono consistenti.

Il Chip Act, approvato dal Parlamento europeo, prevede entro il 2030 un finanziamento di 15 miliardi, che si aggiungono agliintelligenza artificiale 400 min oltre 30 miliardi già stanziati dall'UE per sollecitare la produzione di semiconduttori.
Il governo italiano, al fine di conseguire i medesimi obiettivi, ha stanziato oltre quattro miliardi per la ricerca sui semiconduttori e per le ricerche innovative.
Nessuno può permettersi di rinunciare a tali investimenti e di essere penalizzato quando sono a rischio miliardi di euro, migliaia di posti di lavoro e le stesse politiche ambientali.

La fine della guerra e la pace sono a maggior ragione urgenti e necessarie.

Bisogna costruire un orizzonte di pacifica convivenza e non solo in Europa per trovare una via di uscita da questa guerra.
La proposta di una Conferenza di pace e di sicurezza potrebbe ottenere un effetto positivo per il cessate il fuoco.
Certo è che si presentano a tal fine molteplici difficoltà poiché i veri motivi che sono alla base di questo conflitto investono ampi settori economici e non hanno nulla a che vedere con la difesa della democrazia, tanto più che nei due paesi contendenti non ci sono veri e propri sistemi democratici.
I paesi più progrediti ad alta industrializzazione e con sistemi tecnologici e sociali molto avanzati sono consapevoli che in seguito a questo conflitto si avrà una modifica degli assetti geopolitici nel mondo.
Ne consegue che è fondamentale occupare posizioni di alto potere per essere superiori o quanto meno pari ad altri.

Un campo di confronto o se si vuole di scontro nella competizione per il dominio delle tecnologie avanzate è quello dell'Intelligenza Artificiale (AI).
Si prevede che l’AI genererà quasi 4 trilioni di dollari di valore aggiunto entro il 2022.
Entro il 2030 i guadagni economici dovrebbero essere più forti in Cina e Nord America, rappresentando il 70% dell’impatto economico globale dell’AI.
L’Intelligenza artificiale ha una dinamica: “il vincitore prende tutto”.
La concentrazione dell’AI nelle mani di pochi paesi ad alto reddito probabilmente lascerà i paesi in via di sviluppo molto indietro.
Questi ultimi non beneficeranno delle tecnologie di intelligenza artificiale e non ne avranno la proprietà.
Saranno quindi esclusi e subordinati, se non del tutto dipendenti.

L’Unesco afferma che l'AI: “dirige le nostre scelte, spesso in modi che possono essere dannosi. Ci sono vuoti legislativi nel settore che devono essere colmati rapidamente. Il primo passo è concordare esattamente quali valori devono essere sanciti e quali regole devono essere applicate”.
L'AI è considerata uno strumento indispensabile per affermare la "sovranità digitale, oggi posseduta da USA e Cina".
Molteplici sono le ragioni che hanno indotto il Parlamento europeo a elaborare specifiche linee guida per l’uso dell’Intelligenza Artificiale in campo militare e civile, prendendo atto delle implicazioni che tale tecnologia emergente può assumere in settori “sensibili” e delicati.Usa CINA UE 400 Atlanteguerre
In altri termini, anche la Risoluzione del Parlamento europeo oggi riconosce “effetti dannosi sulla stabilità politica, la sicurezza sociale, le libertà individuali e la competitività economica”.
Il che comporta in assenza di regole condivise alti rischi di manipolazione dell'opinione pubblica e di controlli dell'intera economia mondiale.

Aleggia sul conflitto russo-ucraino una guerra per il dominio delle aree produttive più pregiate del pianeta e per arrivare a una globalizzazione concordata tra le potenze che oggi sono interessate a trovare un nuovo equilibrio nei rapporti commerciali e monetari a cominciare da una revisione della moneta di riferimento che non può essere più solo il dollaro.

La pace è urgente, la fine della guerra è indispensabile per aprire una nuova stagione geopolitica i cui attori sono USA, Cina, India, Inghilterra, Russia e l'UE, sempre se quest'ultima riuscirà ad avere una sua autonoma strategia estera e unitaria.
Il punto debole di questo schieramento è proprio l'UE, arretrata, appesantita da regolamenti superati, priva di una sua vera identità unionista.
L'Italia dovrebbe svolgere un ruolo con maggiore incisività e autonomia.
Il governo e le forze politiche di maggioranza, in primo luogo il PD, stentano ad avere un progetto innovativo per l'Europa e a qualificare l'Italia come una potenza decisiva nello scacchiere mondiale.
Le possibilità per raggiungere questi obiettivi non sono del tutto esaurite.

21 maggio 2022

 

 

 

 

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Primo Maggio, tante fragilità e incertezze che invocano risposte

PRIMO MAGGIO 2022

L'orizzonte per uscire delle povertà nel mondo si fa sempre più incerto

di Ermisio Mazzocchi
Primo maggio 2022 390 minPrimo Maggio. Una giornata dedicata al "lavoro", oggi in una prospettiva del tutto incerta e fosca.
L'orizzonte delle povertà nel mondo si fa sempre più profondo. Una povertà che si estende a macchia di leopardo su tutto il mondo, da nord a sud.
La guerra russo-ucraina con tutte le sue implicazioni, dal rincaro dei prezzi energetici al blocco di due tra i più grandi produttori agricoli del mondo, provocherà effetti devastanti.
Alla fine del 2022 ci saranno 827 milioni di persone in povertà estrema, il 10,5% degli 8 miliardi di abitanti del pianeta. Una condizione che è il risultato dei profondi sconvolgimenti che hanno investito l'intero mondo in questi ultimi decenni, aggravati e accelerati dal Covid e dalla guerra.

Il periodo di storia che attraversiamo è caratterizzato dalla perdita di ogni significato e di ogni funzione degli schemi precedenti. Il mondo del lavoro, delle qualifiche professionali non ha più la valenza di quella che aveva nell'ottocento e per tutto il novecento.
E le stesse disuguaglianze hanno segmenti dissimili nelle diverse parti del pianeta. I rapporti economici si sono spostati su altri livelli senza confini e senza ostacoli.
Le disuguaglianze sono cresciute, le libertà sono a rischio, nasce un nuovo schiavismo, nuove egemonie culturali si impongono. Le trasformazioni tecnologiche che riducono la manodopera, e lo sviluppo dei sistemi di automazione dei meccanismi di informatica aprono nuovi e inediti scenari nei rapporti di lavoro e delle opportunità di lavoro.
Si espandono fenomeni di cresciuta divaricazione fra ristrette fasce di lavoro sempre più qualificato e tutta un'area in cui lavoratori dotati di alta professionalità e di una cultura polivalente svolgono mansioni molto dequalificanti.

E l'Italia non ne è immune e si trova a un bivio nelle scelte per il futuro delle nuove generazioni.
L'Istat prevede che per il 2022 i lavoratori perderanno cinque punti di potere di acquisto. L’indice dell'inflazione corre verso il 6% e aumentano le difficoltà a sostenere le spese essenziali. I rincari rallentano la ripresa e il ritorno al pre-pandemia.
Si allarga la povertà assoluta con l'inflazione che è la tassa dei poveri per eccellenza ed erode il potere d'acquisto soprattutto di chi ha più bisogno. Se quest'anno i prezzi volassero al +6% (il governo stima +5,8%), l'Italia conterebbe un milione di poveri assoluti in più, equivalenti a oltre 400 mila famiglie risucchiate dall'incapacità di affrontare il giorno dopo giorno, dal caro bollette al caro spesa.

L'inflazione colpisce soprattutto i lavoratori dipendenti, che ricevendo un reddito fisso non possono adeguare le proprie entrate in base all'andamento dei prezzi in particolare di quelli alimentari ed energetici.
Un panorama del lavoro inquietante, che pone questioni difficili e complesse.
Ma sono anche questioni che possono avere risposte diverse a seconda dei fini che ci si propone e delle prospettive che si scelgono per il paese, in un ambito non eludibile, come quello dell'economia globale e dello stesso lavoro globale. Una condizione che non ha unificato, ma ha parcellizzato il lavoro.

Non ci sono frontiere al mercato del lavoro, ma il rischio è che non ci siano più garanzie per nessuno, il che comporta una feroce lotta tra gli aspiranti al lavoro.
Si è ripresentata la lotta tra poveri, anche se la qualifica è di alta professionalità, medico, ingegnere, architetto, informatico e altro.
Le multinazionali che gestiscono le reti della produzione globale, in cui i singoli segmenti della produzione, prima di tutto la mano d'opera, vengono trasferiti nei luoghi in cui costano meno, sono i moderni artefici della emarginazione di milioni di persone, dello sfruttamento, di squilibri territoriali.

Un dirigismo centralistico invisibile, che interviene secondo esigenze di un mercato non più circoscritto a porzioni di territorio, ma su tutta l'area del mondo, cambiando le regole del rapporto di lavoro e mettendo le garanzie occupazionali in stato di sofferenza.
Si aprono contraddizioni profonde che mettono in evidenza l'affermarsi di un modello uniformemente individualista e di mercato. I mutamenti sono profondi e ancora non del tutto esplorati in cui la complessità e la velocità dei cambiamenti che caratterizzano la società impegnano tutti a misurarsi con la comprensione degli effetti dal punto di vista sociale, economico, produttivo.

Sono sfide che la politica e le forze sindacali dovranno affrontare con nuovi e diversi parametri di intervento, in grado di promuovere una politica economica, che favorisca l’incontro tra la domanda e l’offerta del lavoro, trovando la via di mezzo tra tutela del lavoratore e dell’azienda. E' evidente che l'inflazione impatta anche sui lavoratori che poveri non sono, ma che quest'anno riceveranno salari più leggeri.
Si profila uno scontro durissimo tra Governo e Confindustria che interessa il futuro dei lavoratori italiani.
Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha affermato che gli aiuti alle imprese contro il caro energia siano subordinati al rinnovo e all'adeguamento dei contratti perché senza un aumento dei salari dei lavoratori ci sarà una crisi sociale e una drammatica caduta della domanda.
La reazione degli industriali è stata violenta in quanto hanno ritenuto questa proposta un ricatto.

Sembra evidente che non ci sia nessuna volontà da parte del mondo imprenditoriale di trovare una soluzione alla crisi che investe il paese per gli effetti della pandemia e del conflitto russo-ucraino e che ancora una volta si voglia scaricare sui lavoratori le tante difficoltà.
Non si può negare che in Italia i salari sono i più bassi d'Europa e sono bloccati e che quindi occorrono riforme strutturali. E a oggi sono scaduti contratti per sette milioni di lavoratori e il part time e il precariato dilagano.
La consapevolezza di cambiamenti così drastici causati dai recenti avvenimenti può favorire la ricerca di modelli diversi di sviluppo per dare sicurezza di lavoro, sostenendo la riforma fiscale, per combattere il precariato, incentivare l'innovazione e nuovi processi produttivi.

Il PD, che con i suoi novantasette Agorà sul tema del lavoro ha voluto aprire un confronto e presentare le sue proposte, deve porre al centro della sua politica riformista la questione del lavoro. Ha di fronte a sé un percorso per recuperare un consenso nel mondo del lavoro, degli operai del nord come del sud, lasciati spesso in balia dei richiami della destra populista e nazionalista.
Il Partito Democratico non può eludere questo problema consapevole che il partito della destra italiana, Fratelli di Italia, è il primo partito e ha un forte consenso in aree ad alta concentrazione operaia. Il risultato della destra francese di Le Pen dovrebbe aprire una riflessione più del dovuto.
Il carico di responsabilità del PD deve comportare necessariamente una iniziativa più marcata e mirata volta a un più ampio coinvolgimento del mondo del lavoro.

Non bastono gli Agorà.
Occorre immettere, sulla scena delle rivendicazioni, del progresso, delle uguaglianze, dei diritti, i lavoratori e renderli protagonisti di una lotta contro il corporativismo, l'egoismo, l'integralismo, strumenti di un facile populismo che divide e fiacca le spinte progressiste e democratiche.
Una sfida che la sinistra non è stata in grado ancora del tutto di raccogliere e vincere.
Essa e lo stesso PD, che ne dovrebbe essere il maggiore rappresentante, deve scegliere con decisione la lotta per il lavoro e svolgere con determinazione il suo ruolo di forza progressista e riformista.
Il Primo Maggio di questo anno 2022, che cade in un momento di grande tensione mondiale, sparso di conflitti sociali e bellici, e della storia dell'Italia, è più critico e incerto per il suo futuro, deve rappresentare una presa di coscienza delle vie nuove e dei passaggi da costruire per la conquista dei diritti fondamentali per gli uomini e tra questi, prioritario, il lavoro.

Ermisio Mazzocchi, 30 aprile 2022

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

40 anni fa la mafia assassinava Pio La Torre

RICORDARE

30 aprile 1982: Pio La Torre insieme a Rosario Di Salvo è assassinato da un comando mafioso

di Ermisio Mazzocchi
PioLaTorre 350 260Il 30 aprile 1982 Pio La Torre insieme all'uomo della sua scorta, Rosario Di Salvo, fu assassinato da un comando mafioso per ordine di alcuni capi dell'organizzazione criminale tra cui Totò Riina e Bernardo Provenzano.
Uomo politico e sindacalista, aveva aderito dal 1945 al Partito comunista italiano.
Sin da giovane si era impegnato, prima nella Confederterra, poi nella Cgil, a favore dei diritti dei braccianti e aveva scontato per queste sue lotte anche il carcere.

Era stato consigliere comunale di Palermo, membro dell'Assemblea regionale siciliana, deputato alla Camera.
Da Enrico Berlinguer era stato chiamato a fare parte della segreteria nazionale del Partito comunista.
Nel 1981 aveva chiesto ai vertici del PCI di riassumere la carica di segretario regionale del partito in Sicilia.
Tutte le sue energie erano state rivolte a sconfiggere la criminalità organizzata.
Sue erano state le proposte di legge per colpire le risorse finanziarie dei mafiosi, per l'introduzione del reato di associazione di tipo mafioso, per attivare disposizioni in materia di appalti e dirette a colpire il segreto bancario.
Solo dopo la sua uccisione e quella di Carlo Alberto dalla Chiesa, avvenuta appena cento giorni dopo, fu approvata il 13 settembre 1982 la legge di "Associazione mafiosa e sulla confisca dei beni".
Da quel momento in poi essere mafiosi è reato.

La strada tracciata da La Torre oggi costituisce un percorso sicuro per intensificare la lotta alla criminalità organizzata che si rileva ancora radicata nella società italiana.
La relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA) nel primo semestre del 2021 rileva che "le organizzazioni criminali si muovono secondo una strategia tesa a consolidare il controllo del territorio, fondamentale per la loro stessa sopravvivenza e condizione imprescindibile per qualsiasi strategia criminale di accumulo di ricchezza. L’immediata disponibilità dei capitali illecitamente acquisiti dalle mafie potrebbe incidere, mediante le attività di riciclaggio, sulla capacità dei sodalizi di inquinare l’economia e di infiltrare la pubblica amministrazione per intercettare le risorse pubbliche immesse nel ciclo produttivo".

Preoccupante la situazione nel Lazio.
La stessa DIA denuncia che in questa regione "la distribuzione, la struttura e le modalità d’azione delle organizzazioni malavitose nel Lazio si presentano eterogenee, ma in gran parte del territorio tale presenza è comunque forte e pervasiva".
Le ragioni di fondo della lotta di La Torre rimangono ancora valide se si valutano attentamente le considerazioni della DIA la quale ritiene che "nel Lazio le organizzazioni criminali hanno saputo sviluppare un proprio illecito “potere relazionale” che ha consentito di dialogare con strati diversi della società, tendenzialmente non “inquinati” – amministratori locali, imprenditori, commercianti – e di stimolare trame diffuse di compartecipazione corruttiva agevolata dal complesso apparato burocratico”.
E' evidente che la situazione non è per nulla rassicurante e che occorre una maggiore decisione nel fronteggiare la criminalità organizzata.
La prima risposta e la più decisiva per contrastare questo delittuoso fenomeno è nel superare quelle condizioni che producono una lacerazione della società, introducendo garanzie di sviluppo per il lavoro, sostenendo la cultura, intensificando i servizi per l’intera comunità.
Il momento critico che attraversa il Paese e la stessa Unione Europea con la guerra russa - ucraina accentua le difficoltà socio-economiche.

Siamo giunti a un punto molto critico che richiede scelte coraggiose e incisive da attuarsi da parte di quelle forze più progressiste e democratiche in grado di presentare una prospettiva certa di cambiamento.
Si registrano su questo fronte ancora troppe incertezze e ritardi che rivelano un marcato disinteresse, ma che devono essere superati per sconfiggere e impedire “l’espansione territoriale” della camorra.
Si pone un problema di coscienza civile per quanti sono impegnati nelle istituzioni e nei partiti a dare un futuro diverso a questa provincia con un chiaro segnale di lotta alla criminalità organizzata.
Di fronte a tale fenomeno, da tutti conosciuto e deprecato, e che costituisce un pericolo subdolo e devastante del tessuto sociale, non c’è dubbio che aleggia troppa indifferenza.
Questo non significa che non ci sono forze sensibili e accorte che rivolgono la loro attenzione e il loro impegno a fronteggiare e sconfiggere la mafia.
Le nuove generazioni potrebbero essere una risorsa preziosa da investire nella lotta contro la criminalità organizzata per obiettivi di crescita sociale ed economica.
C’è ancora molta strada da fare ed essa deve essere percorsa dai partiti, dai sindacati, dalle istituzioni con la convinzione che è in gioco il futuro di una società moderna e civile.
Il paese è sano, il suo è un popolo laborioso.
Su questa peculiarità deve fare affidamento una politica democratica e progressista.

Ritengo che le stesse istituzioni a tutti i livelli, le forze politiche e sindacali non abbiano ancora posto al centro della rinascita del paese la lotta senza quartiere alla corruzione, alla criminalità mafiosa.
Tale carenza potrà essere superata se si avrà la capacità di un cambio nelle politiche riformiste poste sull'asse del lavoro, mettendo insieme le soggettività del lavoro con quelle ambientaliste e con i movimenti per i beni comuni e i diritti civili.
Sono condizioni essenziali per costruire una coesione sociale e suscitare una forte reazione per la lotta alle mafie italiane e straniere che sono andate aumentando in questi ultimi anni.

Lottare contro le mafie, oggi ancora più di ieri, significa affrontare una questione nazionale in una realtà globalizzata, entro la quale le organizzazioni mafiose si muovono facilmente tanto più che il loro mondo è privo di regole.
La politica attraverso le sue rappresentazioni sane e democratiche deve riposizionare la sua funzione, liberata da compromessi e prepotenze, facendosi garante della legalità, della trasparenza, dei diritti democratici dei lavoratori, di tutti i cittadini.
Un impegno coraggioso come lo fu quello di La Torre che comporta una esortazione alla società e alla forze politiche di oggi a combattere e sconfiggere la mafia.

A lui si dovrebbe dedicare una via o un immobile sottratto alla mafia e l'occasione potrebbe essere offerta, per quanto riguarda la provincia di Frosinone, dai beni sequestrati ad Amaseno e a Cassino.
Sarebbe un significativo gesto con il quale si riconoscerebbe quanto La Torre ha fatto per tutto il paese.
Uomo deciso e di pace, promotore di una campagna a favore del disarmo con la raccolta di un milione di firme per impedire la costruzione della base missilistica americana a Comiso, egli costituisce per la sua lotta contro la mafia e le sue iniziative per la pace un riferimento costante e un esempio per tutti.

Ermisio Mazzocchi
28 aprile 2022

 

 

 

 

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Pubblicato in da Ricordare

25 aprile. L'Italia si libera e ripudia la guerra

25 APRILE

La Resistenza italiana è una storia irripetibile e unica. Si svolgeva dentro una guerra mondiale e non pretese che la sua guerra diventasse la guerra di tutti

25 aprile2017Il 25 aprile, anniversario della Liberazione dell'Italia dal nazifascismo, è una festa nazionale della Repubblica Italiana.
Un giorno fondamentale per la nostra storia perché simbolo della vittoriosa lotta di resistenza militare e politica attuata dalle forze partigiane contro il governo fascista della Repubblica di Salò e l'occupazione nazista.

Una lotta iniziata a partire dal settembre del 1943 e terminata nel maggio del 1945, ma che ha origini lontane.
Quest'anno la sua celebrazione si svolge nel panorama delle guerra russo-ucraina sotto gli echi dei boati dei cannoni, di fronte a uno spettacolo agghiacciante di atti di distruzione, di morti civili e militari, di fughe di donne, vecchi, bambini.
Zelensky combatte contro le mire dell'aggressore russo nell'interesse esclusivo del proprio paese, in difesa della propria terra, della propria autonomia e indipendenza.

Il conflitto ha sconvolto l'Ucraina e ha creato nel contempo un'alterazione degli equilibri internazionali che garantivano il controllo dei mercati finanziari e la gestione delle risorse energetiche e alimentari del mondo.
Un terremoto geopolitico di proporzioni incalcolabili. Non è ipotizzabile a breve la fine della guerra russo-ucraina.
La difficoltà di giungere al "cessate il fuoco" e alla pace in parte è dovuta alle diversità degli obiettivi di Putin e Zelensky, ma, in modo più rilevante, alla volontà degli USA, della Cina e delle stessa Russia di ridisegnare le aree geografiche di propria influenza in un nuovo sistema globale che possa farsi garante della "pax economy".

In quest'ottica va visto il conflitto se si vuole comprendere quale siano le mire dei due contendenti e di chi sostiene con aiuti l'aggredito. Ciò non toglie che l'esercito ucraino combatta per salvaguardare l'autonomia e la libertà della propria nazione.
Esemplare è il suo sacrificio, ammirevole la sua resistenza.
Nulla a che vedere però, benché si siano fatte delle comparazioni, con la Resistenza italiana, la cui peculiarità è strettamente legata alla storia dell'antifascismo.
Esso affonda le radici nell'impegno politico che va da Matteotti ai fratelli Rosselli, da Gobetti a Gramsci, dalle organizzazioni clandestine del PCI e del PSI a quelle cattoliche e al Partito d'Azione. Nel sacrificio delle migliaia di antifascisti incarcerati, esiliati, uccisi dal Tribunale speciale fascista.

Una Resistenza che trova le sue fondamenta nella storia del movimento antifascista italiano e che opera nello scenario di una guerra mondiale. La lotta dei partigiani si svolse su due fronti, uno quello fascista e l'altro nazista

In questo giorno di celebrazioni è essenziale avere la memoria delle stragi operate dai fascisti.
Essi furono autori di ben 2.085 eccidi su un totale di 5.686 episodi di cui è stato possibile accertare la matrice delle stragi (fonte: Ministero degli Esteri, Portale: straginazifasciste.it).

Non possiamo dimenticare l'uccisione degli 11 oppositori del regime, trucidati dai fascisti a Ferrara, episodio narrato nel noto film di F. Vancini "La lunga notte del '43"; né la strage di Marzabotto con 779 civili assassinati; né le esecuzioni perpetrate dalla famigerata legione Tagliamento che si macchiò di gravissimi crimini e veri e propri massacri; né il sacrificio dei fratelli Cervi

Quella della Resistenza italiana è una storia irripetibile, unica, non traducibile in una diversa realtà.
Una Resistenza che ha consentito di restituire libertà e dignità all'Italia uscita dalla dittatura del ventennio fascista e dalla devastante guerra, pronta a edificare la democrazia repubblicana.
Qualsiasi equiparazione anche con la stessa resistenza ucraina risulterebbe incomprensibile e inesatta.
La storia non si ripete.
La Resistenza italiana, con la sconfitta del nazifascismo, pose fine a un regime autoritario e chiuse l'epoca monarchica con la conquista della libertà.
L'ANPI, erede del lascito ideale e morale dei partigiani e delle partigiane, celebra il 25 aprile nella piena convinzione che le dittature vanno combattute e sconfitte.
Il suo impegno è volto a concorrere alla creazione e allo sviluppo di un ampio movimento della pace che ponga le premesse per la costruzione di un nuovo sistema di sicurezza, di coesione e di cooperazione in tutto il mondo.
Il 25 aprile non deve essere solo un giorno di celebrazione.
Deve rappresentare la volontà di salvaguardare le libertà democratiche, la solidarietà e l'uguaglianza.
Sotto le bandiere della Costituzione partecipiamo uniti alle manifestazioni del 25 aprile per consolidare la democrazia e per diffondere i suoi valori indispensabili alla libertà e alla dignità di tutti.

Ermisio Mazzocchi
23 aprile 2022
Pubblicato in 1900 italiano e altro

Pasqua, 25 aprile, 1° maggio '22: 3 date per la Pace e per l'Umanità

COMMENTI

UE, USA, Cina e Russia siedano allo stesso tavolo per parlarsi e parlare con l'Ucraina

di Ermisio Mazzocchi
A giorni ci sarà la ricorrenza de
solo la pace 390 minl 25 aprile, preceduta, oggi, da quella cristiana della Pasqua e a seguire il Primo Maggio.
Appar
entemente ricorrenze indipendenti l'una dall'altra. Ma non è così. Esse cadono nel pieno di una guerra che ha coinvolto il continente europeo. In tutte c'è un comune denominatore quale quello della pace e della felicità.

Il 25 aprile si festeggiano la libertà e la democrazia.
L'ANPI si è fatta promotrice di molte iniziative, conservando tutta la sua funzione di riferimento di tali valori. Ogni considerazione che voglia mettere in discussione la sua autorevolezza finisce per essere un attacco strumentale rivolto a screditare la sua credibilità e la sua storia.
La difesa della democrazia è la grande eredità della Resistenza e vuole essere anche un monito a conservare la pace.
Come nel passato anche oggi abbiamo bisogno di una coscienza comune che ripudi la guerra e sostenga iniziative rivolte a trovare soluzioni al conflitto russo-ucraino. Ognuno dia il suo contributo senza anatemi né pregiudizi e che sia aperto all'ascolto e al dialogo.
Una festa della democrazia che ha un suo significato solo se c’è libertà nella Pace.

Un valore che deve essere difeso e valorizzato oggi più che mai, nel secolo della globalizzazione e dell' evento più tragico come la guerra che si sta combattendo nel cuore dell'Europa.

Conflitti e disgregazioni, paure e impoverimento, alimentano comportamenti antiliberali e restringono i campi della democrazia, intesa anche come cooperazione e partecipazione dei popoli, e favoriscono l'affermazione di governi che sostengono soltanto politiche di salvaguardia dei propri confini e dei propri interessi.
Il nostro mondo è attraversato da vistose contraddizioni, che esplodono in modo tale da porre in difficoltà una pacifica convivenza tra i popoli e acuiscono i conflitti in modo dirompente nelle diverse realtà nazionali. Allo stesso tempo rafforzano le speculazioni e gli egoismi volti a soffocare qualsiasi tentativo di progresso e a bloccare i processi di pace.

Vogliamo dare valore alla democrazia che percorre inesplorati e pericolosi sentieri disseminati di tentativi di involuzione e ostacolata nella realizzazione dei suoi valori di libertà, di uguaglianza, di giustizia.

La guerra in atto ha accelerato processi di degrado e rotto i già precari equilibri nei rapporti tra le grandi aree del mondo in continua contesa per avere quanto più dominio sul mondo e indifferenti alla pace e alla democrazia.

Il profitto ha prevalso sul diritto. La guerra sulla democrazia. La Pasqua cristiana dovrebbe portare con sé il trionfo del bene sul male, della pace sulla guerra.

Papa Francesco ha detto: "Si ripongano le armi, si inizi una tregua pasquale. Ma non per ricaricare le armi e riprendere a combattere. Una tregua per arrivare alla pace attraverso un vero negoziato disposti anche a qualche sacrificio per il bene della gente".

Propositi che incoraggiano ma che trovano forti resistenze e scarsa volontà. Siamo consapevoli che a oggi le possibilità di una tregua per un "cessate il fuoco" sono sempre minori.

A maggiore ragione è necessario indirizzare ogni sforzo per raggiungere questo obiettivo. Un compito che spetta chiaramente, nella sua piena autonomia e senza condizionamenti di ogni tipo, all'UE.

Il Parlamento europeo dia pieno mandato al suo presidente Ursola von der Leyen, che si dovrebbe prodigare in questo impegno per la pace al fine di avviare con determinazione soluzioni al conflitto in tempi brevi. Un percorso che potrebbe bloccare quei tentativi di prolungare ad infinitum la guerra ed evitare che essa si trasformi in un conflitto generalizzato con conseguenze disastrose per tutta l'umanità.

Una guerra che rischia di allargarsi oltre l'epicentro ucraino, considerato che Svezia e Finlandia hanno espresso il loro intento di aderire alla Nato per timore di una invasione russa.

Scongiurare un prolungamento del conflitto obbliga l'UE ad assumere una responsabilità rivolta a costruire un fronte di forze a sostegno di iniziative per la pace. UE, USA, Cina e Russia devono sedersi allo stesso tavolo per parlarsi e parlare con l'Ucraina e tenere conto delle sue ragioni. Urge costruire questo appuntamento
Si deve essere consapevoli che gli interessi dei 27 paesi dell'Unione Europea non coincidono con quelli degli Usa né con quelli della Nato.

Non bastono proclami, massicce dosi di sanzioni contro la Russia e le forniture di armi agli ucraini con l'intento di sconfiggere Putin.

Occorre una politica europea di indipendenza, già più volte manifestata da Scholz e Macron, che sia di sicurezza e cooperazione.

Non ci sono alternative se non si vuole l'espansione del conflitto che finirebbe per travolgere tutti e che avrebbe un solo terminale: quello di distruggere l'umanità.

La pace è l'architrave su cui poggia l'esistenza degli uomini e della loro civiltà.

Essa è garanzia di progresso e di felicità.

Gli avvenimenti della guerra hanno riportato in tutto il mondo la paura della miseria, dello sfruttamento, della precarietà del lavoro, della negazione dei diritti e della crescita delle disuguaglianze.

Il prossimo Primo Maggio assume un significato straordinario per la difesa del lavoro sottoposto a profondi sconvolgimenti anche e soprattutto a causala della guerra. Una condizione del lavoro inquietante che pone questioni difficili e complesse. Un mutamento profondo con effetti del tutto ignoti prodotti dalla guerra e dalle sanzioni, e con conseguenze sociali, economiche e produttive imprevedibili.

Lo scontro in atto, non solo bellico, è rivolto ad assicurare alle grandi potenze la gestione delle risorse in una dimensione globale. Le tutele del lavoro e dei diritti passano in secondo piano e finisce con il prevalere di un modello individualista e di logiche di mercato spietate e incontrollate.

La pace e il lavoro possono essere garantiti se si apre una nuova stagione di democrazia e di libertà fondamentali per il futuro dell'umanità.


17 aprile 2022

 

5 marzo 1200 min

 

 

 

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Pubblicato in Cronache&Commenti

Caro Gianni Cuperlo io la sinistra la vorrei così....

ANALISI OPINIONI DIBATTITI

Ucraina, guerre e ... quale sinistra

di Ermisio Mazzocchi
Gianni Cuperlo 390 minCuperlo si è di recente interrogato sul futuro della sinistra e della sua identità in un quadro di avvenimenti drammatici, tra i quali prioritario è quello della guerra russo-ucraina.
Una guerra che condanniamo, di cui è doveroso capire cause e motivazioni e per la quale è necessario che la sinistra avvii una riflessione e indichi i compiti da assolvere.
E' lecito pensare a una sinistra della globalizzazione che rompa e superi le categorie e i confini della sua cultura novecentesca, per rinnovarsi e confrontarsi con il nuovo mondo.

La vera questione che si pone è quella del governo della globalizzazione, la quale a oggi non è chiaro come si potrà gestire e chi dovrà farlo.

E' possibile presupporre che esso possa essere esercitato da un centro di potere strategico, finanziario e informatico, che "determini" gli andamenti dell'economia reale e orienti le coscienze. La logica del mercato senza frontiere ha rimesso in discussione, se non cancellate, le regole e gli strumenti che intervengono nei rapporti tra libertà, democrazia, sovranità politica e identità nazionale.
La crescita dei conflitti sociali e un'espansione delle guerre sono, tra le altre cose, la più evidente conseguenza.

Sostenere chi è aggredito e sottoposto a vessazioni, violenze, distruzione, credo che sia un obbligo morale imperativo, che deve essere perseguito sempre, ovunque e per tutti, senza che ci siano corsie preferenziali che rispondano a logiche di convenienza.
Oggi lo è per l'Ucraina aggredita dalla Russia, ma dovrebbe esserlo allo stesso modo per tutti i paesi devastati dalle guerre.
Ferma condanna della guerra, di chi la provoca, di ogni malvagità, di ogni dittatura e di ogni imperialismo.

La sinistra non può risvegliarsi solo e unicamente per un conflitto deflagrante sul sistema degli equilibri mondiali e drammatico per gli effetti tragici sul popolo ucraino.
Nel mondo ce ne sono molti altri. Si stimano 10 guerre e 869 conflitti presenti nel nostro pianeta, oggi ignorati dai media e anche dai partiti progressisti del nostro paese.
E' necessario che la sinistra riposizioni la sua funzione, che sia in grado di "vedere" i conflitti, i nuovi bisogni e di rigenerarsi per farsi strumento utile alla realizzazione di una comunità dei diritti e della democrazia.

E soprattutto combatta lo sfruttamento e le disuguaglianze, contro un capitalismo vorace e violento.

Una sinistra ripiegata su se stessa, chiusa in un recinto angusto, perde la percezione della realtà del XXI secolo, in cui i parametri di valutazione sono cambiati rispetto a quello precedente. Essa sembra che non abbia la forza di riqualificare i contenuti della sua cultura che va proiettata in uno spazio di giustizia, di democrazia, di diritti, dei principi dell'autodeterminazione, validi ovunque e sempre.

Su questo terreno si misura la prova di una sinistra che rimoduli le sue categorie politiche e sia in grado di affrontare una sfida su un campo inesplorato, disseminato delle sabbie mobili del populismo e contaminato da un sistema finanziario spietato.
Il problema della redistribuzione della ricchezza e del funzionamento dei livelli sociali, ma soprattutto quello della classificazione e del rapporto con le inedite forme organizzative del capitale finanziario, non è stato risolto.

Gli interessi finanziari sono immensi e, in una economia globale, il controllo delle fonti energetiche e alimentari resta fondamentale e prioritario.
Il conflitto russo-ucraino non ha posto solo questioni di relazioni tra gli Stati, ma ha aperto alla necessità di una revisione dei rapporti di tutto il sistema finanziario e l'utilizzo e rifornimento delle materie prime.
Tali mutamenti avrebbero dovuto sollecitare la sinistra a un aggiornamento e adeguamento anche con i conseguenti cambiamenti dei suoi paradigmi politici e culturali e a rispondere in difesa delle garanzie di equità e di giustizia. Essa dovrebbe essere referente di quella parte del mondo più debole, meno protetta dalle violenze ed esclusa dai diritti umani nelle aree di assoluta miseria, Asia e Africa, come in quelle progredite e di maggiore ricchezza, Europa e America del Nord.

Le conflittualità, le contraddizioni, le disuguaglianze molto diffuse e profonde, si potranno eliminare solo se si darà vita a una sinistra motore di ampi schieramenti di forze con progetti alternativi al vecchio modello di sviluppo e avversaria delle nuove forme di iniquità.
Una sinistra che riaffermi i principi di solidarietà deve essere sempre coerente con sé stessa. E non sempre lo è stata. Vedi il dramma dei Curdi, i diritti soppressi in Russia, in Cina, i conflitti interni all'Ucraina, la Catalogna...
Se vuole evitare che compia altri errori deve stare ferma entro un sistema di valori stabili e inflessibili.

La sinistra non può seguire la logica di due pesi e due misure, perché poggia sul fondamento della solidarietà tra i popoli e sull'impegno alla lotta contro lo sfruttamento, le aggressioni di comunità nazionali, le violenze su uomini, donne e bambini.
Se consideriamo giusto sostenere gli aggrediti che combattono contro l'aggressore anche con forniture di armi, dobbiamo ritenere che questo impegno, comprese le sanzioni più dure, debba valere, oltre che per l'Ucraina, anche per quegli altri paesi che, aggrediti, facciano richiesta di aiuti di ogni genere.

Ma non è questa la soluzione ai problemi conflittuali che hanno sempre alla loro base interessi economici di vasta portata, ammantati dai diritti di democrazia e libertà.
Ci sarebbe una escalation senza fine e una guerra senza fine.
Né è dato di pensare che si tratti di conflitti ideologici, come si vorrebbe definire il conflitto russo-ucraino.
Significherebbe commettere un grave peccato di irresponsabilità contro l’umanità abilitando il diritto a provocare guerre capaci di celare le vere ragioni dietro parole d’ordine mistificatorie.

In verità ciò che prevale sono gli interessi economici di portata mondiale e il possesso delle risorse essenziali all'umanità.
Occorrono azioni di pace e la mobilitazione delle coscienze fuori da logiche guerresche.
Questo dovrebbe essere l'obiettivo di una sinistra solidale, pacifista, sostenitrice della cooperazione.

Tutti siamo convinti che si debba esprimere solidarietà a uno Stato aggredito.
La solidarietà deve essere per tutti, ovunque. Oggi e domani.
Gaby Bichoff, vicepresidente del PSE, di recente ha dichiarato: "I ministri UE devono inviare un messaggio forte in cui si chiarisca che a tutti coloro che fuggono dall'Ucraina sia garantita protezione nell'UE.
Le denunce di un diverso trattamento dei rifugiati dell'Ucraina sono sconcertanti.
Ogni rifugiato, a prescindere dalla provenienza o dal colore della pelle, deve poter contare sullo stesso trattamento, la stessa dignità, rispetto e accoglienza, così come sullo stesso livello di aiuto pratico".

Sono affermazioni che la sinistra dovrebbe condividere.
Spesso invece tace e continua a ignorare la sofferenza di quegli oltre 80 milioni di persone che fuggono a causa di persecuzioni, conflitti, violenze, violazioni dei diritti umani (fonte UNACR).
La sinistra dovrebbe mobilitare l'opinione pubblica per sostenere quei paesi che a causa delle guerre hanno necessità di medicinali, di viveri e di altro.
I bambini dello Yemen, dell'Afghanistan, del Congo... hanno bisogno anche essi di assistenza medica e alimentare, di accoglienza.
Ma nessuno si è dichiarato pronto a ospitarli nella propria casa.

E dov'è l'accoglienza di quei diseredati in fuga dai loro paesi, bloccati ai confini Polonia - Bielorussia, confinati in un lager, esposti al freddo e alle intemperie, circondati da filo spinato e minacciati da uomini armati pronti a uccidere?
Forse perché essi sono neri, poveri, sporchi, ignoranti, con vestiti laceri.
Pace e solidarietà richiedono straordinarie iniziative.
Dove sono le grandi manifestazioni per la pace, che si sarebbero dovute fare giorno dopo giorno, incessantemente e per tutti i paesi in guerra? Molti si sono mobilitati. Il Papa, il Dalai Lama, i premi Nobel chiedono insistentemente la pace e esortano tutti a manifestare la loro avversione per la guerra.

La sinistra e per primo il Partito Democratico che pur hanno prodigato il loro impegno per un'azione di solidarietà nei confronti dell'Ucraina, dovrebbero lanciare un "grido" di pace e mobilitare milioni di persone a scendere in piazza per reclamare la pace in tutto il mondo.
Il Partito Democratico dovrebbe sollecitare il PSE a promuovere un "paeceday" da tenersi nello stesso giorno contemporaneamente nelle 27 capitali degli Stati membri dell'UE.
Sarebbe un forte messaggio che potrebbe contribuire alla fine della guerra.

Se persegue queste finalità la sinistra riacquista il suo ruolo di forza protagonista di progresso e di pace.

lì 4 aprile 2022

 

 

 

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