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Donato Galeone

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Taranto: Ambiente e lavoro se contrapposti hanno ricadute disastrose

AMBIENTE E LAVORO: INSEPARABILI

49ª Settimana Sociale dei Cattolici Italiani a Taranto 21-24 ottobre 2021

di Donato Galeone
Il pianeta che speriamo 390 minDa Cagliari nel 2017 con il tema del “lavoro degno, libero, creativo, partecipativo e solidale” a Taranto si conclude la 49ª Settimana Sociale dei Cattolici italiani il 24 ottobre 2021 con il tema su il “pianeta che speriamo, ambiente, lavoro, futuro” nel rapporto “tutto connesso” tra ecologia ed economia, tra ambiente e lavoro nel contesto di crisi ambientale e sociale.

Nella città di Taranto, come tre anni fa a Cagliari, viene offerto il contributo dei cattolici italiani - con le sue Settimane Sociali - per la ricostruzione di un modello di sviluppo nazionale e territoriale nella dimensione europea e globale.
Si tratta, consapevolmente, di indicare e richiamare un percorso di riflessioni verso azioni che pongono al centro “ambiente, lavoro, futuro” - evidenziando - che non ci sono crisi separate tra crisi ambientali e crisi sociali ma tutto è connesso in una sola “complessa crisi socio-ambientale” (Laudato,Si n.139).

E la città di Taranto - commentata dall'Arcivescovo Mons. Filippo Santoro, Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani (Instrumentum laboris n.35) - è scelta esemplare perché la “vicenda di Taranto permette di capire che mettere in alternativa ambiente e lavoro crea una ingiusta contrapposizione con ricadute disastrose sia dal punto di vista ambientale che sociale”.
Taranto - capitale dell'acciaio italiano - mostra concretamente in che consiste il debito ecologico: “una interminabile sequela di morti insieme a profonde ferite ambientali”.
Aggiunge e sottolinea l'Arcivescovo e Presidente Mons. Filippo Santoro che “di fronte a queste sofferenze sia a Taranto che altrove non è più possibile temporeggiare lasciando la popolazione in una perenne incertezza (pluriennale) in un contesto provato e reso più grave dal Covid-19”.
E con il video messaggio a sorpresa - nella giornata di apertura della Settimana Sociale – giunge la carezza di Papa Francesco ai genitori di Taranto: a quelle mamme e quei papà “che hanno pianto e piangono per la morte e la sofferenza dei propri figli”.
Ai giovani, un pensiero particolare e un incoraggiamento: “insegnateci a custodire il creato! Siete il presente, siete l'oggi del Pianeta, non sentitevi mai ai margini dei progetti o delle riflessioni. I vostri sogni devono essere i sogni di tutti, e sull'ambiente avete tanto da insegnare”.

E il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella - con il suo messaggio - ha voluto sottolineare che “la pandemia è stata ed è tuttora una prova molto dura. Ha evidenziato i nostri limiti e le contraddizioni del modello di società che abbiamo costruito. Al tempo stesso ha messo in luce il senso profondo di una comunità come la nostra, restituendo valore alle cose che hanno valore, - evidenziando - che “ l'egocentrismo è uscito sconfitto da una vicenda in cui la solidarietà si è affermata come chiave per affrontare e risolvere i problemi, per sostenere lo sviluppo pieno della personalità umana, a partire dalla difesa della vita”.

Mentre Papa Francesco con il suo messaggio alla 49ª Settimana Sociale esorta a camminare con audacia sulla strada della speranza immaginandola contrassegnata da tre cartelli:
1 – cartello di attenzione agli attraversamenti: “si tratta di essere attenti a scorgere volti e storie che ci interpellano. Non si può rimanere nella indifferenza di fronte alle sofferenze di fratelli e sorelle che sono crocifissi in attesa della risurrezione”. Sottolinea Papa Francesco: “che la fantasia dello Spirito ci aiuti a non lasciare nulla di intentato perché le loro legittime speranze si realizzino”.
2 – cartello del divieto di sosta: “la speranza è sempre in cammino. Non devono prevalere la paura e il silenzio che finiscono per favorire l'agire dei lupi del malaffare e dell'interesse individuale. Non si deve avere paura di denunciare e contrastare la illegalità. Non si deve avere timore sopratutto di seminare il bene”.
3 – cartello dell'obbligo di svolta: “il cambiamento d'epoca che stiamo attraversando esige un obbligo di svolta – non un semplice cambio di direzione - ma un cammino nuovo verso tanti segni di speranza nella promozione di un modello economico diverso, più equo e attento alle persone”.

Il cammino della speranza indicata nel messaggio di Papa Francesco con i tre cartelli della segnaletica stradale si interfacciano alle attese del Pianeta Terra che speriamo e sono: “quella dove la cultura del dialogo e della pace fecondino un giorno nuovo; dove il lavoro conferisca dignità alla persona e custodisca il creato; dove mondi culturalmente distanti convergano, animati dalla comune preoccupazione per il bene comune”.

Giovedì 21 - pomeriggio - aperta la 49ª Settimana Sociale con la lettura del messaggio di Papa Francesco, il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, nel suo intervento, ha voluto richiamare il malessere sociale riemergente nella nostra società ogni volta che c'è una crisi umanitaria: in precedenza, erano i migranti e oggi la pandemia.
Per il Cardinale Bassetti “Occorre un balzo in avanti“ - volgendo lo sguardo verso il futuro: “uno sguardo lungo sulle sorti dell'Europa e dell'Italia !! Appare necessario sapere leggere i segni dei tempi e interpretare questo XXI secolo entro cui Italia e l'Europa rischiano di trovarsi in una grande terra di mezzo che, a lungo andare, potrebbe essere terra di periferia caratterizzata di vecchi, da un gelido inverno demografico sempre più asfittico e, anche , una terra che sta abbandonando, neppure troppo lentamente, il cristianesimo”.

Ed ecco l'appello del Presidente della CEI Cardinale ai giovani che siano “i nuovi protagonisti. Quei giovani – però – che sono veramente persone libere. ovvero, che non si lasciano sedurre dalle vecchie ideologie del novecento e che non rimangano abbagliati dai nuovi demagoghi.”

Per l'Arcivescovo Presidente delle Settimane Sociali. Mons. Filippo Santoro: “Taranto è l'emblema delle sfide, in quanto si gioca una partita che, fatte le dovute proporzioni si gioca in tutto il Pianeta Terra”.
Il prete pugliese missionario - dinamico Arcivescovo Santoro – sottolinea, auspica e dice : “come vorrei che da Taranto noi dessimo un segnale di apertura verso un futuro possibile e non una speranza precaria ma un il lavoro continuo vero e il disinquinamento territoriale che ha intossicato le coscienze prima ancora dell'aria, la terra e il mare”.

Tra venerdì 22 e sabato 23 pieno svolgimento dei lavori con le proposte e riflessioni su relazioni e discussioni tra temi economici e sociali territoriali - confronto da Nord a Sud - anche mediante documenti elaborati in base alla guida preparatoria (“Instrumentum laboris”) che avevano preceduto la 49ª Settimana Sociale conclusasi domenica 24 ottobre 2021.(1)

Dalla marina di Leporano, 25 ottobre 2021
(1) per sapere e conoscere di più leggere, approfondire e divulgare i documenti preparatori

 

 

 

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Ricostruire il futuro del Lazio con il lavoro

 LAVORO E LAVORATORI

 “Governare il futuro, rinnovare l'azione sindacale, mantenere i posti di lavoro”

di Donato Galeone*
ricostrire il futuro 350 minSono i tre obbiettivi che Enrico Coppotelli, Segretario Generale della CISL Lazio ripropone al mondo delle imprese, alla istituzione Regione Lazio e alla stessa CISL, sindacato dei lavoratori, in azioni unitarie con CGIL e UIL.


Lo abbiamo letto anche qualche giorno fa, il 2 ottobre, a pagina 7 del giornale quotidiano Ciociaria Oggi, nel considerare che è iniziata la nuova epoca post pandemia osservando - afferma Coppotelli - che è già avviato “il mutamento degli assetti e dei paradigmi”.

Vale a dire che, insieme, si deve ricostruire e cominciare a cambiare - cambiamento di paradigmi - indicando passaggi e condizioni nei modi e tempi, affrontando problemi strutturali di ripresa - sottolinea Coppotelli - “entrando nell'ordine di idee che i paradigmi (modelli) vanno cambiati per costruire il futuro, giorno dopo giorno, partendo dal presente”.

Appare certamente interessante - da approfondire e verificare - la stima richiamata da Coppotelli sui livelli occupazionali e del prodotto interno lordo (PIL) nei prossimi 5-7 anni ( 125.000-270.000 posti di lavoro) che partendo dall'ampliamento degli investimenti nell'assetto territoriale regionale presente - tra infrastrutture materiali e immateriali - le province laziali dovrebbero gradualmente collegarsi con il resto del Paese e l'Europa, contestualmente, alle innovative “piattaforme tecnologiche” tra settori produttivi e servizi per consentire e favorire lo sviluppo interconnesso dei traffici oltre il Lazio.

E' determinante la fattibilità progettuale - per il Lazio - l'importante e attualissima esigenza di una “mobilità sostenibile“ che, come annunciato, dovrebbe - con il PNRR - movimentare 3,5 miliardi di investimenti, oltre quelli che integrerebbe la Regione da destinare verso lo sviluppo della “economia del mare per riportare di nuovo l'Italia al centro dei traffici marittimi intercontinentali” (lo ha sottolineato anche Draghi all'Assemblea Confindustria del 23 settembre 2021).

Così come appare ragionevole - non solo a mio parere - che con gli investimenti nei porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia si dovrebbe ripartire per costruire e condividere un “Patto o piano programmato per lo sviluppo e per il lavoro della Regione Lazio” da coniugare e coordinare nelle missioni del PNRR 2021/2027 che - come richiamato anche da Coppotelli - “rappresenta una occasione straordinaria non ripetibile e che sfida tutte le classi dirigenti (politiche e sindacali) nel sapere intercettare le risorse e i fondi disponibili e, poi, saperli spendere in tempi dovuti nel miglior modo per la collettività”.

Tutto ciò significa “condividere il come costruire e governare il futuro” ripensando e proponendo una diversificata modalità di vita sociale inclusiva nel negoziare il nuovo modo del produrre, sia come sindacato di persone lavoratori e lavoratrici che imprenditori; amministratori privati e pubblici, responsabili politici e/o rappresentanti di parti sociali per dare “corpo e anima a quella sfida epocale” - richiamata anche da Coppotelli - partendo con il pensiero e l'agire economico basato sul principio del “lavoro, salute, ambiente” che sono i tre nodi sempre riemergenti e resi ancora più legati, stretti e gravi, dalla pandemia Covid 19.

Sappiamo tutti che quei tre nodi se non sciolti “con posti di lavoro veri da mantenere in sicurezza e salvaguardia ambientale“ - oggi più di ieri - favoriranno l'aumento delle disuguaglianze sociali!! Ecco – ripetiamolo – la determinante esigenza di necessarie volontà politiche e condivisioni unitarie sulle “immediate buone idee progettuali e patti sociali” utilizzando tutte quelle risorse regionali ed europee da rendere esecutive e spendibili nei territori in tempi certi programmati.

Mi permetto ripetere e ricordare, per non dimenticare, che “il basso Lazio ex area già incentivata dalla Cassa per il Mezzogiorno” ai confini della Campania, Molise e Abruzzo sia a sud che ad ovest con i porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia - nella geografia economica della condizione sociale nazionale ed europea - viene esclusa, non da oggi, da ogni intervento agevolato, statale o europeo, destinato alle aree meno sviluppate del Sud e le isole italiane.

E la Regione Lazio rispondeva dopo qualche mese - con riferimento al vigente Decreto del Presidente del Consiglio del Ministri n. 12 del 25 febbraio 2018 con la sua DGR di ottobre 2018 richiamata e sollecitata anche da un ordine del giorno, approvato con voto unanime, del Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 - intendeva istituire nel territorio del Lazio e nell'ambito portuali di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia la ZLS (Zona Logistica Semplificata) seguendo le stesse procedure per il riconoscimento nel Mezzogiorno delle ZES (Zone Economiche Speciali).

Ma verso la fine del terribile e disorientato anno 2020 il Consiglio Regionale del Lazio approva la deliberazione n.13 del 22 dicembre concernente “linee di indirizzo per lo sviluppo sostenibile e la riduzione delle disuguaglianze: politiche pubbliche regionali ed europee 2021-2027” e nel documento deliberato (pubblicato in Bollettino Regionale il 31 dicembre 2020) il Presidente Nicola Zingraretti conclude la presentazione con queste parole: ”un nuovo orizzonte di progresso sostenibile - nel frangente storico straordinario determinato dalla evoluzione della pandemia e dei suoi effetti - richiederà una profonda modificazione culturale a cui, noi tutti, dobbiamo contribuire”.

Penso che, razionalmente, adeguando e aggiornando questi documenti già deliberati da Regione Lazio si dovrebbe ripartire per viaggiare spediti verso la sottoscrizione di un “patto per lo sviluppo regionale” sollecitato dalla CGIL-CISL-UIL e parti sociali coinvolgendo le aree dei cinque agglomerati consortili di sviluppo industriale recentemente costituenti del “Consorzio Unico di Sviluppo del Lazio” e promuovere le costituzioni delle “APEA (Aree Ecologicamente Attrezzate)” nelle province laziali.

Apertura, quindi, di un confronto sia sui contenuti che sulla gestione dello “sviluppo sostenibile e la riduzione delle disuguaglianze con il lavoro” nella consapevolezza che senza i lavoratori non esisterebbero le imprese e neppure quelle imprenditorialità tecnologicamente avanzate e innovative che richiedono, sempre, il rispetto del lavoro umano delle persone sia nelle attività produttive di beni che nei servizi da orientare, giorno dopo giorno, verso un graduale e certo passaggio ravvicinato “dal reddito sociale assistenziale universale per sopravvivere al dignitoso lavoro per vivere”.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Concertare la ripresa del lavoro e contrattare il salario

SALARIO MINIMO PER LEGGE 

Le riflessioni di Donato Galeone sulla concertazione e sulla contrattazione dei salari minimi da riconoscere per legge.

di Donato Galeone*
salario minimo 3 390 minIl primo giorno di settembre 2021 i Segretari della CGIL,CISL,UIL - con lettera al Presidente del Consiglio Mario Draghi – richiamavano l'incontro del 2 agosto che si era concluso con l'impegno di riconvocarsi nei primi giorni di settembre per affrontare e avviare le questioni relative alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; al protocollo con le parti sociali sul PNRR; di una verifica sull'intesa del 29 giugno per l'occupazione e dell'uso degli strumenti alternativi ai licenziamenti.

Nel trimestre da maggio ai caldissimi mesi di luglio e agosto era presente non solo in CGIL,CISL,UIL ma, anche in tutti noi, la solenne dichiarazione, dal Quirinale, del Presidente Mattarella - per la Festa del Lavoro - che “ la Repubblica non potrebbe vivere senza il lavoro e che la battgalia per il lavoro è una priorità che deve unire gli sforzi di tutti: lavoratori e imprenditori , istituzioni e forze sociali, mondo delle professioni , della scienza e della cultura”.

Il Presidente Draghi il 23 settembre all'Assemblea Confindustria ha detto che il PNRR “è progetto decisivo per il futuro del nostro Paese e richiede uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte e un dialogo aperto e costruttivo”. E nel merito Draghi ha affermato che già “si possa cominciare a pensare a un patto economico produttivo sociale del Paese, considerato che sono tantissime le misure che possono essere materia di questo patto”.

Nel concreto operativo si dice di cominciare a parlare di quello che si fa sui vari capitoli - vale a dire - di “concertare un crono programma che definisca un percorso pienamente concertato” . E' stato riconfermato dalla CGIL,CISL,UIL al Presidente Draghi - presenti i Ministri Orlando e Brunetta lunedì 27 settembre a Palazzo Chigi - l'adozione di interventi rapidi in materia di “sicurezza e della salute sui posti di lavoro”.

Richiamo - in sintesi – per un mio commento anche le dichiarazioni dei Segretari CGIL,CISL,UIL mentre Draghi dice che “è stato un incontro molto utile per fissare un metodo di lavoro e c'è intesa sulla tutela della sicurezza e della salute sui posti di lavoro”.

Landini (CGIL): “sono arrivate le prime risposte importanti, con l'impegno nei prossimi giorni a ulteriori convocazioni per entrare nel merito delle altre questioni”. Anche sugli investimenti del PNRR “c'è l'impegno a convocare un altro incontro che porti alla definizione di un protocollo con le parti”.

Sbarra (CISL): “sul tema della salute e sicurezza è stata riconosciuta la necessità di una strategia nazionale di contrasto agli incidenti nei luoghi di lavoro, congiunta alla disponibilità di costruire un protocollo di partenariato sul PNRR, oltre all'impegno per discutere nel merito delle riforme e anche nei contenuti della legge di stabilità”.

Bombardieri (UIL): “il Governo ha condiviso la necessità di combattere la strage sul lavoro" (ogni anno 1.000 morti e 1.500 nelsalario minimo ipa 390 min 2020 pur lavorando poco). “Impegno, quindi, su nostra richiesta, a deliberare con decreto anche la sospensione di posti di lavoro dove ci siano violazioni delle norme di sicurezza per la dare la possibilità all'azienda di mettersi a norma. Coinvolgere anche le Regioni e avviare un percorso di formazione, accelerando le assunzioni di Ispettori che dovranno verificare le condizioni sui posti di lavoro”.

Mentre il Ministro del Lavoro Orlando, per competenza e il Ministro Brunetta per le assunzioni degli oltre .2.000 ispettori funzionari pubblici, elaborano misure adeguate e aggiornate sulla “tutela e sicurezza nei luoghi di lavoro“ nel XXI secolo, la “concertazione tripartita” del secolo scorso - anni '90 che anche questi giorni viene richiamata - pose al centro del confronto il “costo del lavoro” e il Governo dell'epoca invitò le parti sociali ad aprire una trattativa per la “ristrutturazione del salario e del sistema contrattuale”.

Sugli accordi tripartiti o triangolari dagli anni '90 a quelli di metà anni' 70 e '80 oltre alla cosiddetta “linea dell'EUR del 1978” con il Paese in crisi e la disponibilità del Sindacato per un'azione sindacale contrattuale centralizzata e articolata poteva, da un lato completare la sua piena legittimazione interpretando responsabilmente la rappresentanza degli interessi generali dei lavoratori e dall'altro - mediante concertazione col Governo - ottenere e occupazione in materia di investimenti e politiche sociali.

A mio avviso almeno due domande dovremmo porci: la prima è più storica, da richiamare e analizzare in altre circostanze e sedi nell'arco degli ultimi 20 o 40 anni.

La seconda, invece, è più di prospettiva sulla opportunità della concertazione e del suo impiego nell'immediato considerando, comunque, che confrontandosi in sede tripartita non può non essere un fatto positivo: ancora di più in un'epoca nella quale lo Stato e il Governo, oltre che le Imprese, hanno bisogno dei Sindacati rappresentativi dei lavoratori e questi ne hanno altrettanto con il rapportarsi tra loro per “concertare nelle sedi istituzionali e contrattare le condizioni di lavoro nei luoghi di lavoro e territori”. Tutto ciò veniva annotato e rilevato, in negativo, il 23 settembre in Confindustria anche dal Presidente Draghi - osservando - che “dalla fine degli '60 si assiste alla totale distruzione delle relazioni industriali, pur sapendo che le buone relazioni industriali sono il pilastro delle unità produttive”.

Ecco che una ripresa unitaria mediante la “concertazione tripartita" e un “protocollo condiviso” sulla ripartenza economica e del lavoro è possibile, affrontando i temi più urgenti – salvaguarda della salute e ambiente - congiunti agli effetti degli investimenti con il PNRR verso nuove filiere produttive e massima occupazione di giovani e donne nel contesto delle riforme: fiscale e pensioni, della scuola e pubblica amministrazione, degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive del lavoro, indispensabili per le scelte di politica industriale.

Così come una unitaria riconferma e riconoscimento della “contrattazione collettiva minima dei salari” di fatto contrattati e praticati in Italia “deve essere centrale e sostenuta dalla CGIL,CISL,UIL” quale valore di “minimo salariale” settoriale produttivo vigente e adeguabile nel tempo, rispettando i soggetti contraenti – riconosciuti maggiormente rappresentativi – che con le loro autonome decisioni, già definite equamente dignitose alla realtà sociale concreta generale delle persone, giovani e meno giovani, che lavorano e che attendono lavoro, con un salario minimo contrattato da riconoscere legalmente e non solo in sede giudiziaria.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

"Il lavoro è l'emergenza per il futuro dei nostri giovani"

LAVORO E LAVORATORI

I giovani e la generazione del confinamento locale per il lavoro

di Donato Galeone*
photo 1 youth and eu flag c european union 2020 390 minCon il richiamo alla “generazione del confinamento per il lavoro” la Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) lanciava il 27 maggio 2020 - il come e il perché saranno i giovani le vittime principali colpiti, sproporzionatamente, dalle conseguenze sociali ed economiche anche della crisi pandemica Covid 19 tanto nella perdita di posti di lavoro quanto per le maggiori difficoltà a trovare un lavoro.

A distanza di qualche anno - il 15 settembre 2021- l'intervento del Segretario Generale Regionale della CISL, Enrico Coppotelli, sottolinea come e quanto “l'occupazione giovanile nella regione Lazio resta una priorità ed è necessario intraprendere azioni veloci e concrete per il futuro dei nostri giovani”.

Il Segretario Coppotelli, ritiene che il lavoro è l'emergenza per il futuro dei nostri giovani e richiama l'ultimo rapporto ISTAT sul benessere in quanto - nella fascia giovanile 18-24 anni - lavora soltanto il 27,4% in provincia di Latina; il 25,8% in provincia di Frosinone; il 24,8% in provincia di Viterbo e il 28,3% in provincia di Rieti mentre nella provincia di Roma raggiunge il 32,8% rispetto alla media nazionale del 29,7%.

Questi richiami e sottolineature numeriche percentualizzati vanno proporzionati nei rapporti di lavoro giovani, comprese le donne, e dovrebbero - come rileva Coppotelli - quantificarsi e articolarsi nelle tipologie contrattuali, sia nei prevalenti contratti a termine determinati e stagionali che a tempo indeterminato non escludendo ma superando, mediante controlli ispettivi continui, quella “occupazione informale” tanto precaria - non tutelata nei diritti previdenziali assicurativi di tutela e sicurezza - quanto discriminata e compensata con livelli retributivi giornalieri di sopravvivenza.

A inizio crisi sia la occupazione informale o l'economia mondiale informale che noi chiamiamo attività produttive con “lavoro in nero” - già nel rapporto del 30 aprile 2018 - la stessa OIL documentava e quantificava in circa la metà dei lavoratori di tutto il mondo che lavorava nella economia informale.

Tra i 71 milioni di giovani disoccupati quasi 156 milioni di giovani lavoratori - in quel confinamento occupazionale - vivevano in condizione di povertà.
La disumanizzante disuguaglianza sociale di confinamento occupazionale e le condizioni di povertà tra giovani lavoratori variava dal 32,9% in Europa e Asia centrale al 93,4% in Africa. Prima della crisi Covid oltre 267 milioni di giovani non lavoravano, non studiavano e tra questi quasi 61 milioni erano disoccupati.

In una realtà economica e sociale mondiale ed europea rapportata alla dimensione conoscitiva nazionale e regionale laziale - sia prima che dopo pandemia Convid 19 - tanto la ripresa della economia che del lavoro assume priorità il “come e quanto” la occupazione giovanile deve rappresentare una sfida globale e territoriale locale di interesse politico fondamentale da tripartire con Governi, datori di lavoro e lavoratori.

Riconoscendo , peraltro, che la occupazione giovanile richiede una condivisa integrazione mediata e capace di coordinare le politiche economiche e degli investimenti pubblici e privati, con le misure e le missioni approvate e da gestire anche con il PNRR, mirando verso una “politica attiva del lavoro” per favorire quell'incontro adeguato tra domanda e offerta occupazionale – quantitativa e qualificata – nella stabilità di un rapporto di lavoro contrattato e partecipato.

Il Segretario Coppotelli ricorderà bene che già nel novembre 2020 Regione Lazio e CGIL-CISL.UIL si confrontavano - con intese propositive - per ricostruire il futuro del Lazio, nella condivisione possibile sia nei primi passi decisivi sulla emergenza che sulla necessità di un nuovo modello di sviluppo per superare gli effetti sociali ed economici causati anche dal Covid 19.

E con un comunicato del 5 marzo 2021 - entrando nel merito della “gestione delle politiche attive del lavoro” Regione Lazio e CGIL-CISL-UIL- convenivano di dare inizio a un percorso formativo estensivo e generalizzato verso una ”buona occupazione di giovani, donne e persone con disabilità, compresi i disoccupati ed i percettori di ammortizzatori sociali”.

Si trattava di una intesa su un percorso che andava definito e verificato nelle fasi operative con monitoraggi sia ex ante che ex post sui risultati per poi proseguire, coerentemente, oltre la emergenza Covid 19 mediante la definizione concertata - delibera DGR ottobre 2028 – del “patto per il lavoro e piano di sviluppo strategico del Lazio”.

Anche a distanza di appena un mese – aprile 2021 – con reciproca responsabilità politica e sociale, tra sindacati dei lavoratori e associazioni imprenditoriali, mediante un documento programmatico in cinque punti, si condivideva di mirare al superamento della critica fase attuale della economia e del lavoro regionale sollecitando un confronto in Regione Lazio, con priorità verso “l'azione centrale sul lavoro dei giovani e donne mediante piani di investimenti infrastrutturali nel Lazio e sollecitando le annunciate riforme, necessarie e indispensabili, per gestire agevolmente le sei missioni programmate del PNRR”.

Ecco, quindi, che non si partirebbe dall'anno zero in questa fase di ripresa graduale della economia e del lavoro laziale, riproponendo la giusta e urgente attenzione – come sollecitato dal Segretario Regionale CISL Coppotelli - con priorità e ascolto - su il valore umano ed economico della “occupazione giovanile territoriale nelle province laziali”.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Dalla marina di Leporano, 20 settembre 2021

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

La ripresa e diritti dei lavoratori devono camminare insieme

 RIPRESA E LAVORO

 Con il lavoro dignitoso non solo ripresa fisiologica

di Donato Galeone
lavoro fabbrica 390 minLo scenario socio economico produttivo e del lavoro laziale richiamato e analizzato dal Segretario Generale della CISL Lazio, Enrico Coppotelli - reso pubblico nelle ultime settimane di agosto 2021 - dovrebbe condurci verso attente verifiche e puntuali riflessioni “sulla ripresa fisiologica ma non strutturale regionale” sia per conoscere che per capire se le tante diversificate notizie stimate sulla previsione delle assunzioni in posti di lavoro tra settori produttivi nelle province nel Lazio - indicata dalla Unione delle Camere di Commercio – con la occupazione tra agosto e ottobre 2021 che dovrebbe stimarsi in 123.000 assunzioni circa: con 8.000 assunzioni su Frosinone, 10.000 su Latina, 3.000 su Viterbo, 2.000 su Rieti e 100.000 su Roma.

Mi permetto osservare che l'ultimo Bollettino - Fonte Unioncamere, ANPAL Sistema Informativo Excelsior luglio 2021 - indica che le domande di lavoro delle imprese per la Regione Lazio sulle entrate programmate nelle tendenze occupazionali tra luglio-settembre 2021 per aree funzionali di inserimento lavorativo sono stimate il 51.380 assunzioni per aree funzionali:

Area produttiva erogazione servizi 43,33% assunzioni 22.260
Area commercio e vendite 21,99% “ 11.300
Area tecnica e progettazioni 12,98% “ 6.670
Area logistica 11,54% “ 5.930
Area direzione servizi generali 5,52% “ 2.840
Area amministrativa 4,64% “ 2.380
100,00 51.380

Oltre ad osservare che le due stime a confronto tra agosto-ottobre: 123.000 assunzioni e tra luglio e settembre: 51.380 di ben circa la metà di domande delle imprese in entrata, assume importanza essenziale anche il sottolineare e il condividere con CISL Lazio che la “ripresa è fisiologica” - prevalentemente alta - nelle aree produttive dei sevizi e del commercio e bassa nell'area tecnica e delle progettazioni infrastrutturali e strutturali promozionali, tecnologicamente innovative, indispensabili verso le tipologie produttive settoriali future.

Certamente positiva le opportunità e i segnali richiamati da Coppotelli verso il polo farmaceutico laziale che ha registrato un incremento delle esportazioni del 19,7 % confermando ”le capacità di recupero delle eccellenze industriali nel Lazio” già sottolineate dal Segretario della CISL del Lazio.

Va rilevato, anche, che nel polo laziale dell'automotive FCA già FIAT - inesorabilmente in cambiamento - si lavora a singhiozzo viene detto e ripetuto tanto nel suo processo produttivo interno quanto nell'ambito dell'indotto metalmeccanico e la componentistica settoriale, già in profonda crisi, con aziende che chiudono e precari che non sono stati stabilizzati, mentre cessano le casse integrazioni per le piccole imprese e si continua con gli ammortizzatori sociali in FCA. Aumenta l'incertezza di migliaia di lavoratori per il futuro; incertezza profonda, nel basso Lazio, che viene confermata e rafforzata, peraltro, dal fermo produttivo del 3 settembre prossimo, scuotendo azioni sindacali nell'intero gruppo dei lavoratori FCA sia per il mancato pieno impiego che per la previsione futura ridotta di posti di lavoro.

Sono, sempre e ancora oggi, i lavoratori che subiscono i contraccolpi di ogni crisi industriale mentre si presenta, comunque, indilazionabile quanto urgente discutere e sostenere nel polo laziale dell'automotive, essenzialmente, l'intera filiera della componentistica strutturata laziale e italiana che è settore fondamentale nel contesto produttivo manifatturiero europeo.

In tale contesto che è il tema e il punto di analisi fondante - per la CISL Lazio - dell'agire con più convinzione ed efficacia verso una ripresa non fisiologica soltanto ma con la programmazione strutturale e infrastrutturale, 2021-2017, dello sviluppo e della occupazione traguardando le frontiere del futuro.

Vale a dire – mi permetto aggiungere - di condividere e concertare il “ come “ affrontare l'occupazione tanto nelle soluzioni delle crisi industriali delle imprese quanto nel difenderci dalle delocalizzazioni che sono due aspetti frapposti alla “ripartenza strutturata” di una politica industriale laziale rilanciata e qualificata che è componente determinante di un nuovo modello di sviluppo nazionale nella dimensione europea.

Per esemplificare si dovrebbe tenere sempre presente che anche le crisi aziendali cumulate e dormienti presso i Ministeri - da anni e mesi - non potranno trovare soluzioni ragionevoli e adeguate in assenza di una “ ripartenza strutturale con il lavoro per settori produttivi” pur rilevando che tutte quelle crisi aziendali coinvolgono non solo i lavoratori e le loro famiglie, per la perdita del lavoro, ma mettono in discussione il destino socio economico di quelle comunità locali territoriali.

Osservo, rilevo e condivido – con le analisi e le conclusioni del Segretario Regionale della CISL Lazio Enrico Coppotelli - che i settori produttivi sono le componenti trainanti delle “filiere manifatturiere” che vanno consolidate strutturalmente mediante partecipazione tra imprese e sindacati, condividendone i contenuti, e tutte mirate a ricostruire - con i presupposti anche delle risorse del PNRR nella dimensione nazionale e la dotazione regionale da 3 a 6 miliardi - una nuova politica industriale italiana e laziale, rafforzata nel secondo posto manifatturiero europeo.

*già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Dalla marina di Leporano-Taranto, 1 settembre 2021
In articolo riiflessioni, osservazioni e qualche proposta a CISL LAZIO nel merito dell'articolo di Enrico pubblicato negli ultimi giorni di agosto 2021

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Un Missionario Prete e Arcivescovo per il lavoro dignitoso

LIBRI PRESENTATI DA UNOeTRE.it

“la realtà cambia quando cambia la persona e quando la persona non è più soggetta ad un modello economico dominante, al neoliberismo economico, in cui il massimo è dato dal profitto”.

di Donato Galeone
libro presentato da galeone 350 minDa Cagliari 2017 a Taranto 2021 - l'Arcivescovo Mons. Filippo Santoro - anche a Leporano continua a “CONSUMARE LA SUOLA DELLE SCARPE” con il suo libro-intervista di Fabio Zavattaro e prefazione del gesuita Padre Antonio Spadaro.

Il libro è stato presentato il 27 luglio scorso nell'atrio antico del Castello Muscettola dialogando - sia con Walter Baldacconi, direttore di Studio 100 TV e sia con Mons. Pasquale Morelli, Parroco di Leporano - sui contenuti specifici e di curiosità tanto degli anni missionari di Filippo Santoro in Italia e Brasile quanto dei suoi 25 anni di Vescovo, di Arcivescovo di Taranto – dal 2012 - e quale Presidente Organizzativo del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici.

Ho letto il libro - in parte gradevolmente commentato nell'incontro di Leporano - e mi permetto richiamare l'attenzione, attualissima oggi, “sulla programmata 49^ Settimana Sociale dei Cattolici che dal 21 al 24 ottobre 2021 si svolgerà a Taranto”.

Dopo Torino e Cagliari che hanno preceduto la Settimana Sociale di Taranto è attivo e continuo l'impegno del Missionario-Arcivescovo di Taranto, Presidente del Comitato delle Settimane Sociali dei Cattolici.

A Cagliari – l'Arcivescovo Presidente - nel chiudere la 48^ Settimana Sociale evidenziò e propose che il “mondo cattolico dovrà allargarsi fino al coinvolgimento delle persone di buona volontà anche se provengono da esperienze culturali differenti per costruire un'azione unitaria – chiara e propositiva – verso un umanesimo nuovo del lavoro”.

Ma è necessario - aggiunse - una conversione culturale nei vari ambiti che sono, oltre il lavoro, la scuola, la famiglia, la salute, l'ambiente, gli emigranti; ed entro questi luoghi – il Presidente Mons. Santoro – ripropose il consolidamento della rilevanza pubblica dei cattolici “senza mai dimenticare le scelte preferenziali verso i più deboli ed i poveri “.

L'evento tarantino del prossimo ottobre è richiamato e motivato nel libro, con forza e incisività, dal Presidente del Comitato Settimane Sociali Mons. Filippo Santoro che tre anni fa a Cagliari definì il tema del lavoro degno, libero, creativo, partecipativo e solidale mentre - oggi - il tema di fondo è che Taranto non deve essere solo il luogo dove viene ospitata la Settimana Sociale ma che “la Città e la Regione Puglia siano i protagonisti delle giornate dal 21 al 24 ottobre 2021”.

Un protagonismo - sottolinea e scrive l'Arcivescovo Santoro - che “si identifica nel volto delle persone colpite dall'inquinamento, volti di adulti e di bambini oltre ai volti delle persone senza lavoro e di coloro che possono perdere il lavoro da un momento all'altro, mentre di particolare rilevanza economica e sociale ci appare il volto dei giovani che aspirano ad una formazione degna sia dal punto di vista scolastico che professionale e senza dovere emigrare”.

E attraverso il libro, l'intervistato popolare e coraggioso Arcivescovo di Taranto - pugliese di Carbonara di Bari - anticipando le tematiche della 49^ Settimana Sociale afferma e ribadisce che “si deve superare la tentazione del lamento e si dovrà proporre qualcosa di realmente utile per Taranto e il Paese sia in materia di lavoro che di salute e ambiente”.

Ed è in questa prospettiva che sarà determinante il contributo delle imprese nella “loro funzione sociale del lavoro e produttiva nella salvaguardia ambientale”.

Lo scrive e lo ripete più volte il missionario prete e arcivescovo Mons. Filippo Santoro che abbiamo ed ho ascoltato anche nell'atrio del Castello Muscettola di Leporano.

Egli prevede che la 49^ Settimana Sociale del prossimo ottobre 2021 di Taranto non sarà quella di ripetere ciò che ora dicono tutti - dalla sostenibilità alla transizione ecologica istituendone anche un Ministero - ma quella che deve andare nel “cuore della questione ambientale ed ecologica” per riflettere sugli aspetti importantissimi indicati da Papa Francesco con la Enciclica Laudato si: “lo sguardo contemplativo di Francesco d'Assisi per quella realtà che non è di possedere ma di rispettare”.

Si tratta – esplicita, chiarisce e sottolinea il missionario vescovo innovatore Santoro - di “una originale prospettiva che deve partire dall'idea centrale di una ecologia integrale che non deve essere solo ecologia ambientale ma anche ecologia sociale unitaria antropologica da non separare”.

Leggendo questo libro, nella forma di intervista all'Autore, appare determinato e popolare - anche per me - che l'Arcivescovo Filippo Santoro si propone “quale guida politica e pratica nazionale nella dimensione europea di contenuto dell'evento 49^ Settimana Sociale di Taranto” mentre invita a traguardare, con impegno comune, un futuro possibile di società democratica multifunzionale aperta al lavoro dignitoso e all'ambiente da salvaguardare e, conseguentemente, che possa comprendere anche l'ecologia della vita quotidiana e l'ecologia della cultura, indispensabile, per legare tutti verso un cambiamento, partendo dalla persona, nella convinzione che “la realtà cambia quando cambia la persona e quando la persona non è più soggetta ad un modello economico dominante, al neoliberismo economico, in cui il massimo è dato dal profitto”.

Leporano di Taranto, 3 agosto 2021

 

 

 

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Il nuovo Consorzio industriale del Lazio

LAVORO E LAVORATORI

Il consorzio industriale unico del Lazio e la crescita del lavoro

di Donato Galeone*
RegioneLazio 370 GeosNews minNel luglio 2020 Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiara di “non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro dall'Unione Europea che daranno fondamento alla strada dove comminerà il futuro”.

Giorni fa – 4 giugno 2021 attuando la legge regionale n.7/2018 – nasce “un nuovo e unico Consorzio Industriale per tutta la Regione Lazio” che è l'unificazione dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriali (ASI) esistenti nel Lazio.

Si tratta – leggiamo – di “modernizzare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, valorizzare e semplificare l'assetto gestionale dei Consorzi attualmente esistenti per contribuire a mettere in campo una NUOVA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE”.

Per l'importante evento il Presidente Zingaretti ha sottolineato che la delibera con la istituzione del Consorzio Unico “pone le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più organizzati in Italia” e il Vice Presidente Leonori con l'Assessore Orneli hanno confermato che “la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese in grado di agevolare la diffusione della innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”.

Si apre, quindi, un nuovo percorso o strada unica ricostruita e moderna su cui “camminerà il futuro” - auspicato da Zingaretti - della transizione decennale 2021-2026-30 mediante una progettazione complessiva di sviluppo laziale che dovrebbe essere lungimirante e condivisa dalle parti sociali e territori, cofinanziata dalle risorse finanziarie europee.

Una incisiva ripartenza di sviluppo e lavoro, peraltro, già indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata dal Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 mediante la definizione articolata unitaria dell'area laziale territoriale economica-sociale, partendo dalle aree economiche portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: dal mare verso le aree interne delle cinque province laziali e coinvolgendo le APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) coordinate dai cinque Consorzi Industriali singoli o preferibilmente unificati, oggi, nel costituendo Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio.

Si dovrebbe prevedere - entro queste aree territoriali ecologicamente attrezzate - con proposte progettuali multifunzionali allo sviluppo economico e sociale equilibrato delle aree provinciali laziali - non solo con parole - il condividere e definire gli obiettivi da pianificare e realizzare mediante il supporto, valido e necessario, del Consorzio Industriale Lazio essenzialmente.
1- nella promozione e conoscenze dei piani industriali e processi evolutivi continui di mercato dalle multinazionali alle imprese;
2- nelle iniziative cogenti e pratiche verso il miglioramento delle capacità attrattive nel Lazio sia nazionale che estere;
3- nella pianificazione e tempistica realizzazione degli interventi necessari e urgenti di bonifica integrale di tutte le aree agricole e di quelle da destinare alla ripresa attiva industriale e servizi nel contesto della transizione ecologica nazionale e dei processi di digitalizzazione.

Sia la Regione Lazio che il braccio operativo-esecutivo del Consorzio di Sviluppo Regionale Lazio dovrebbero - recuperando ritardi - farci conoscere a breve le proposte articolate in bozza sin dal 2018 – da aggiornare territorialmente – con un definito “PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO REGIONALE” da gestire - oggi - nella dimensione regionale e coniugato tanto con le sei missioni indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quanto, essenzialmente, ai tempi predeterminati europei 2021-2026 attuativi della transizione ecologica e digitale.

Il costituito Consorzio Industriale Lazio dovrebbe essere funzionale alla ripresa e al sostegno delle attività imprenditoriali presenti anche nel frusinate, partendo dalle aree SIN della Valle del Sacco, per settori produttivi agricoli e mappando unità industriali cessate o abbandonate – da recuperare – oltre a favorire nuovi investimenti e insediamenti proposti e condivisi mediante piani regolatori tra le Amministrazioni dei Comuni consorziati, oltre che strumento operativo di Regione Lazio nella esecuzione degli interventi nelle aree da attrezzare e rilanciare salvaguardando salute e massimi livelli occupazionali “pur bloccati al 30 giugno da emergenza Covid -19”.

In questo quadro nuovo di sviluppo innovativo di impresa e lavoro territoriale appare attualissima, in queste ultime settimane di giugno, la esigenza di una verifica occupazionale - ai livelli regionale e provinciale - mirata alla salvaguardia di posti di lavoro nei settori trainanti la economia laziale.

Vale a dire: mappare, identificare e verificare - tra associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - tutti quei settori e aziende impegnate nella ripresa e la riorganizzazione del lavoro aziendale sia nei livelli degli eventuali esuberi che sul come rioccuparli evitando, ragionevolmente e solidalmente, la strada del licenziamento in presenza, ancora, dell'emergenza Covid-19.

Da tenere in conto quanto l'ISTAT ci dice: che il numero degli occupati è sceso di 800 mila unità rispetto al febbraio 2020 mentre il settore della sanità va rafforzato con assunzioni, mediante adeguate piante organiche ospedaliere e di pronto soccorso di prossimità territoriali.

In questa difesa sociale occupazionale anche in “direzione selettiva per settori produttivi di beni e servizi” - superando il balletto inconcludente di rozza propaganda politica – il Governo e il Ministro del Lavoro, con il Parlamento, dovrebbero convenire, favorire e concertare con parti sociali rappresentative di imprese e lavoratori ogni “modalità e tempi certi di difesa occupazionale” oltre il 30 giugno 2021.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Rerum Novarum dopo 130 anni

LAVORATORI, La lunga storia dei diritti

La questione sociale e del lavoro dopo 130 anni

di Donato Galeone*
LeoneXIII large Nuova Bussola Quotidiana 390 minIl prete don Gioacchino Pecci di Carpineto Romano fu incoronato Papa il 3 marzo 1878 con il nome di “Leone” in omaggio al Pontefice Leone XII che don Gioacchino ammirò molto in gioventù.

Il 15 maggio 1891 - Leone XIII - pubblica la Enciclica “RERUM NOVARUM” affrontando la “questione dei diritti e dei doveri del capitale e del lavoro” e, tra quei doveri, a ciascuno il giusto salario - sottolineando nella Sua enciclica - che “le leggi umane non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo defraudando, poi, il dovuto salario che è colpa così enorme e grida vendetta al cospetto di Dio”.

Da oltre 100 anni ad ogni decennale di ricorrenza della “Rerum Novarum” tutti i Pontefici - da Pio XI nella “Quadrigesimo Anno” del 1931 a Giovanni Paolo II nella “Laborem Exercens”del 1981 - si richiamano alla Enciclica di Leone XIII, come pietra fondante di insegnamento che viene assunto quale iniziale punto di riferimento di molti altri fondamentali insegnamenti, compresi in posizioni eminenti la “Populorum Progressio” del 1967 di Paolo VI e la “Sollecitudo Rei Socialis” del 1987 di Giovanni Paolo II.

La fecondità storica della Rerum Novarum verso l'intero impegno sociale non solo del cattolici su un messaggio universale della “questione operaia e del lavoro di fine ottocento” fu resa disponibile anche alla cultura politica italiana con la quale la cultura laica, progressista non conservatrice, si è incontrata nella resistenza al nazifascismo, nella scrittura della Costituzione con la nascita della Repubblica, nella ricostruzione post bellica e nello sviluppo - con il lavoro - da condividere nell'Unione Europea del XXI secolo.

In particolare - con quella “Magna Charta” - sin dall'inizio del secolo scorso e nel 1925-26 venne già usata da un uomo, comeRerum Novarum 350 min Giulio Pastore, fondatore della CISL nel 1950, che definirà la Enciclica di Leone XIII “il crisma pontificale del sindacalismo libero di ispirazione sociale cristiana in tutto il suo valore di documento storico” (da articolo su “Il Cittadino” di Brescia).

E con la Enciclica “Quadrigesimo Anno” - epoca fascista - viene perfezionato l'insegnamento sul ruolo delle organizzazioni professionali - del Sindacato - legittimando, anzitutto, la contrattazione collettiva per migliorare salari e condizioni di lavoro e la stessa azione di sciopero a sostegno delle rivendicazioni dei lavoratori.

Con altre Encicliche, la ”Mater et Magistra”del 1961, la “Gaudium et Spes” del 1965 e la “Populorum Progressio” del 1967 viene ripresa e sottolineato che la questione operaia, cioè, la “giustizia sociale”non deve essere risolta solo all'interno delle singole nazioni. Si evidenzia il principio di “solidarietà” che implica un “orizzonte di giustizia”nella dimensione mondiale, affrontando la questione delle “disuguaglianze” come nella “distribuzione della ricchezza” tra i vari Paesi e le varie aree continentali.

Così come - dalla “Laborem Exercens” - viene riproposto, con forza, il problema della salvaguardia dei “diritti umani e della dignità umana del lavoratore”di fronte alle innovazioni tecnologiche e alla conseguente organizzazione del lavoro.
Il 15 maggio 2021 – dopo 130 anni – richiamando la Rerum Novarum di Leone XIII è stato riconfermato che la enciclica del 1891 “resta una bussola” pur con gli interrogativi ancora cruciali sul mondo del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori, ma quale “pietra miliare” del pensiero economico sociale (Zamagni).

Sappiamo che il lavoro era concepito come una merce anche nella seconda rivoluzione industriale. Occorreva trasformarlo dall'interno del sistema capitalistico per renderlo adeguato alle esigenze umane del tempo .

Con la Enciclica - attuale ancora oggi con un mondo del lavoro molto cambiato dal 1891 attraverso la quarta rivoluzione industriale del XXI secolo - rileviamo che il capitale finanziario tende a prendere il sopravvento sullo sviluppo dell'economia, mentre i diritti umani delle persone e del lavoro hanno, ancora, immediato bisogno di rappresentanza e di tutela.

Viene stimato che oggi le mille “persone più ricche” del mondo hanno recuperato, negli ultimi nove mesi, tutte le perdite che avevano accumulate per l'emergenza Convid-19, mentre le “persone più povere o senza lavoro” potrebbero impiegare almeno dieci anni per recuperare le perdite subite. Don Antonio Mastan - consulente spirituale della UCID – aggiunge e sottolinea che “stiamo vivendo un tempo nuovo di una economia globalizzata che pone sempre il profitto al disopra del mercato e dei diritti”.

Certo che oggi la questione sociale e del lavoro - dopo 130 anni dalla Rerum Novarum - con la richiesta di cambiamento ritorna attualissima anche la gestione vigilante e condivisa del PNRR 2021-2026 - ascoltando e valorizzando - i comportamenti dei corpi intermedi della società di ogni parte sociale organizzata e, tra esse, le “organizzazioni sindacali dei lavoratori”che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili, politici e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle Società, assicurando crescita e redditi con il lavoro e contribuendo, anzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le classi sociali attraverso il riconoscimento dei rispettivi ruoli associativi – di lavoratori e di imprenditori – nella diffusione dei diritti e doveri che formano la coscienza sociale.

 

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

“La Repubblica non potrebbe vivere senza lavoro”

 LAVORO E LAVORATORI

Per una progettazione complessiva chiara e condivisa dalle parti sociali e territoriali

di Donato Galeone*
PNRR 370 minDal 25 aprile - Festa della Liberazione al 1° maggio Festa del Lavoro - abbiamo vissuto, molti di noi sia la presa del vaccino che, tra le due domeniche, una “settimana speciale” da tenere presente per i prossimi dieci anni, dal 2021 al 2027-30, con la presentazione al Parlamento del PNRR che “richiede uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte e un dialogo aperto e costruttivo”.

Con questo appello, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha voluto sottolineare che “sbaglieremo tutti a pensare che il Piano di Ripresa e Resilienza sia solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi e scadenze. Va letto, anche, in altro modo, mettendoci dentro le vite degli italiani e, sopratutto, quelle dei giovani, delle donne e dei cittadini che verranno”.

Siamo certi che al Presidente Draghi e al Governo sono chiare ed evidenti - come a tutti noi - “tanto gli effetti devastanti della pandemia e le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l'ha, lo ha perso o lo perderà, quanto l'ansia dei territori svantaggiati di affrancarsi dai disagi e dalle povertà”.

Festeggiando il 1° maggio - al Quirinale - il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha dichiarato, solennemente, che “la Festa del Lavoro è festa della democrazia, perché il lavoro è fondamento della Repubblica e la Repubblica non potrebbe vivere senza il lavoro. La battaglia per il lavoro è una priorità che deve unire gli sforzi di tutti: lavoratori e imprenditori, istituzioni e forze sociali, mondo delle professioni, della ricerca e della cultura”.

E nella mattinata di sabato - secondo anno di condizionamento dalle misure di sicurezza contagio - nel festeggiare la Festa del Lavoro: la CGIL con Landini, alle Acciaierie di Terni; la CISL con Sbarra, all'Ospedale dei Castelli in provincia di Roma e la UIL con Bombardieri davanti allo Stabilimento Amazon di Passo Correse in provincia di Rieti, hanno sottolineato l'impegno sindacale delle prossime settimane e mesi – nel confronto con il Governo – ribadendo unitariamente che “non si cambia il Paese senza il coinvolgimento del mondo del lavoro e che con un nuovo e moderno 'PATTO SOCIALE' - da negoziare e concertare - si riprende la crescita economica, lo sviluppo e il lavoro”.

E' questa - non solo a mio avviso - la sintesi unitaria sociale e politica della CGIL-CISL-UIL con il 1° Maggio 2021 sulla “ITALIA CHE SI CURA CON IL LAVORO” considerando gli ultimi decenni a lavoro ridotto con casse integrazioni e le sofferenze di queste settimane, sperando nella protezione dei vaccini che, peraltro, hanno accelerato una diffusa riflessione sul grande “valore del lavoro di ogni persona”.

Osservo, anche, che nel corso dei secoli le trasformazioni promosse sia da movimenti popolari sociali che da rivoluzioni o innovazioni nel modo di lavorare e produrre beni e servizi - non escluso le inattese ed estese antiche pandemie - sono state introdotte e validate esaltanti conquiste del lavoro tecnologicamente avanzate nel mondo industrializzato ma – anche – tanti profittevoli sfruttamenti e tante offese alla dignità del lavoro umano.

Ecco che, oggi, respingendo ogni “mano invisibile di neo liberismo” tutte le risorse che sostengono il proposto “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027” lanciano una esaltante e “nuova grande sfida nel campo delle imprese e del lavoro” che presenta la duplice dimensione: quella “oggettiva dell'impresa” che comprende l'insieme delle necessarie risorse, sia dirette che indirette, e gli strumenti di cui gli operatori, persone, si servono per riprendere e intraprendere le nuove attività programmate e quella “soggettiva del lavoro che è l'agire dell'uomo” nella persona e con la sua dignità.

Penso e ritengo che in questa duplice dimensione - nelle ultime settimane di aprile 2021 - sia le varie “Associazioni dei Datori di Lavoro che dei Lavoratori, rappresentati dalla CGIL-CISL-UIL del Lazio” hanno voluto elaborare e definire un documento programmatico concretamente mirato al superamento della critica fase attuale dell'economia e del lavoro regionale sollecitando un “confronto continuo con la Regione Lazio” articolato in cinque linee di azione sulle quali hanno raggiunto “condivisione e convergenze forze sociali e imprenditoriali”.

Una prioritaria azione centrale sul lavoro dei giovani e donne con piani di investimenti infrastrutturali mediante le riforme, necessarie e indispensabili tanto attese, per gestire agevolmente le sei missioni programmate e indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nei tempi della “transizione ecologica quanto quella digitale” che coinvolgeranno popolazioni locali, imprese e pubbliche amministrazioni nella profonda trasformazione di settori produttivi e dei territori, riducendo costi e favorendo il sistema con benessere sociale che dovrebbero costruire la dovuta efficienza nei “rapporti tra cittadini e istituzioni” e nei luoghi di lavoro rafforzando ed estendendo “relazioni continue tra rappresentanti degli imprenditori e rappresentanti sindacali dei lavoratori”.

Il Presidente Mario Draghi, sia alla Camera che al Senato della Repubblica, ha ribadito quanto “è fondamentale il ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali che dovranno svolgere per l'attuazione del PNRR e per le necessario sinergie da attivare sui territori per massificare l'efficacia” e le Regioni, con le loro Conferenze di cui l'ultima del 21 aprile 202, hanno confermato al Governo la loro massima collaborazione e sottolineato “la necessità di procedere in tempi rapidi ad un approfondito confronto, complessivo e settoriale, per condividere gli obiettivi e le declinazioni delle priorità contenuti nel PNRR”.

Nella dimensione regionale Lazio la “transizione 2021-2027-30 con una progettazione complessiva chiara e condivisa dalle parti sociali e territoriali” dovrebbe essere altrettanto rapida nelle prossime settimane con gli incontri CGIL-CISL-UIL e REGIONE LAZIO per avviare, a breve, il consolidamento e la ripresa graduale delle attività imprenditoriali presenti nelle province.

In massima sicurezza, quindi, a tutela della salute oltre a pensare di avviare “modelli di produzione circolare e ambientali sostenibili” e iniziare a promuovere anche interesse verso investimenti - in aree produttive dismesse ecologicamente da attrezzare - per superare gradualmente le crisi aziendali, incentivando la ricollocazione dei lavoratori dalle casse integrazioni e la ripresa del lavoro.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Il lavoro cambia, dovrà essere riqualificato e partecipato

NEXT GENERATION ITALY

Adeguare il “PNRR” per non perdere posti di lavoro

di Donato Galeone
PNRR 370 minCon l'incontro di Governo è prevedibile la condivisione anche del Sindacato dei lavoratori italiani - maggiormente rappresentativo dalla CGIL, CISL e UIL - sul “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” - Next Generation Italia attuativo del Recovery Plan - che, più volte confermata, potrà e può avviare il rilancio economico-sociale futuro, con al centro il lavoro, del nostro Paese.

Da rilevare che l'intesa già sottoscritta tra Governo e parti sociali sia con il “Protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro” e sia con il “Patto per la innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” hanno riavviato una metodologia di condivisione che significa confronto nei contenuti programmatici e negli obiettivi, gradualmente e puntualmente da raggiungere, con il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027” che sarà inviato a Bruxelles entro fine aprile prossimo.

Sono confronti avviati e ormai prossimi alla conclusione tanto nelle sedi parlamentari nazionali quanto regionali – ultima Conferenza Unificata delle Regioni del 14 aprile 2021 - su “considerazioni PNRR e transizione digitale” che meritano approfondimenti e tempi operativi certi come già formalmente rilevato, con proposte al Governo, sulla definizione delle “rispettive disponibilità e capacità regionali” di intervento condiviso e diretto sui seguenti ambiti relativi: alla digitalizzazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione; nelle competenze digitali di cittadini e imprese; alla digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; nei servizi digitali nei vari settori di competenza ( sanità, trasporti, turismo, cultura ed altro territoriale).

Ed è proprio dalla partecipazione tra istituzioni e parti sociali con il condiviso decentramento dell'impianto centralizzato del PNRR e con intese in ambito di Conferenza Stato-Regioni le “disponibilità e capacità regionali” - partendo dalla transizione digitale – sono da favorire sia per tempistica esecutiva che funzionale nei territori provinciali, tanto negli assetti specifici presenti localmente da rilanciare quanto nella programmazione regionale degli investimenti privati da incentivare e quelli pubblici con risorse europee da utilizzare.

Tutto ciò per creare una sostenibile crescita economica, con il lavoro necessario - centrale e richiesto - dal cambiamento secolare della “quarta rivoluzione industriale” con la nascita dell'informatica degli anni'70 dalla quale è scaturita l'era digitale destinata a incrementare i livelli di automazione ma anche con gli effetti sul “lavoro che cambia” e la domanda di nuove professionalità che saranno sempre più necessarie mentre le tradizionali potrebbero scomparire.

Gli esperti statistici prevedono che ancora di più, nei prossimi anni, sia le innovazioni tecnologiche e informatiche digitali che il fattore demografico (nascite ed età oltre i 50 anni) influenzeranno profondamente l'evoluzione del mercato del lavoro e il nostro Paese ne potrebbe uscire in pareggio (con duecentomila posti creati e altrettanti persi) – meglio di Francia e Germania – mentre nella dimensione europea si prevede la creazione di due milioni di nuovi posti di lavoro, contemporaneamente, ne spariranno sette milioni, con un saldo negativo prevedibile di oltre cinque milioni di posti di lavoro.

Viene osservato al Politecnico di Milano che “nel breve termine si possono prevedere saldi occupazionali negativi ma nel medio e lungo termine non è assolutamente certa una contrazione degli occupati in numero assoluto, considerato anche l'impatto dell'indotto, in particolare, nel settore terziario avanzato” mentre si constata, non da oggi, che il lavoro nell'impresa - pur continuando ad essere centrale - tende a perdere la mansione di pura manualità ed acquista “una caratteristica nuova di lavoro umano” che ai residui interventi manuali sono richiesti forti capacità conoscitive di analisi e diagnosi nei processi produttivi tecnologici ed informatici complesse.
Si tratta dell'applicazione di nuove tecnologie alle tecniche produttive di “industria 4.0 nata in Germania nel 2011” o di “modello di impresa 4.0 a crescente tecnologie digitali” che pur inserita nella quarta rivoluzione industriale appare destinata - non solo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR 2021-2027) - a coinvolgere rapidamente anche comparti non industriali, cambiando quasi radicalmente sia la concezione del modo di produrre beni e servizi e sia l'organizzazione in ogni luogo di lavoro.

E per “IL LAVORO” nella visione di insieme del proposto PNRR il Governo richiama e mette in campo “l'ampio ricorso agli ammortizzatori sociali” congiunte alle notevoli perdite di occupazione tra lavoratori a contratto a tempo determinato (specie giovani) e lavoratori autonomi.

Anche il Governo prevede, come in tanti prevediamo, che “alcuni posti di lavoro potrebbero essere definitivamente perduti - anche con il progredire delle nuove tecnologie digitali - e sarà necessario affrontare un PROCESSO DI RICOLLOCAZIONE tra settori e territori”. Appare evidente, non da oggi, che un Sindacato di Lavoratori in dialogo sul PNRR e suoi contenuti con il Governo, quale parte sociale, e nelle relazioni con il mondo delle imprese pubbliche e private mediante “concertazione sociale e contrattazione delle condizioni di lavoro” - che è anche partecipazione nel processo di produzione di beni ed erogazione di servizi pubblici e privati - deve porre particolare attenzione alle istanze provenienti dai settori produttivi, imprenditori e lavoratori , in un quadro capace di sostenere un sistema economico e sociale da “riprendere e trasformare” elevando e includendo, socialmente al centro, la persona che lavora. Occorre, quindi, adeguare il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” alle mutate condizioni del nuovo modo di sviluppo programmato nelle dimensioni territoriali regionali da Nord a Sud del Paese - in un quadro unitario innovativo e di transizione ecologica e digitale - verso il futuro lavoro italiano che cambia nella dimensione sociale europea e guardando alla formazione universale di genere continua, professionalizzante, sia di giovani che meno giovani.

 

 

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