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Donato Galeone

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Il nuovo Consorzio industriale del Lazio

LAVORO E LAVORATORI

Il consorzio industriale unico del Lazio e la crescita del lavoro

di Donato Galeone*
RegioneLazio 370 GeosNews minNel luglio 2020 Il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti dichiara di “non sprecare l'occasione proveniente dai miliardi di euro dall'Unione Europea che daranno fondamento alla strada dove comminerà il futuro”.

Giorni fa – 4 giugno 2021 attuando la legge regionale n.7/2018 – nasce “un nuovo e unico Consorzio Industriale per tutta la Regione Lazio” che è l'unificazione dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriali (ASI) esistenti nel Lazio.

Si tratta – leggiamo – di “modernizzare i sistemi industriali e produttivi del Lazio, valorizzare e semplificare l'assetto gestionale dei Consorzi attualmente esistenti per contribuire a mettere in campo una NUOVA POLITICA INDUSTRIALE REGIONALE”.

Per l'importante evento il Presidente Zingaretti ha sottolineato che la delibera con la istituzione del Consorzio Unico “pone le basi per dare al comparto produttivo laziale un assetto gestionale tra i più organizzati in Italia” e il Vice Presidente Leonori con l'Assessore Orneli hanno confermato che “la nascita del Consorzio Industriale Unico Regionale permetterà di creare un ambiente favorevole per lo sviluppo delle imprese in grado di agevolare la diffusione della innovazione, della digitalizzazione e delle buone pratiche per una crescita sostenibile”.

Si apre, quindi, un nuovo percorso o strada unica ricostruita e moderna su cui “camminerà il futuro” - auspicato da Zingaretti - della transizione decennale 2021-2026-30 mediante una progettazione complessiva di sviluppo laziale che dovrebbe essere lungimirante e condivisa dalle parti sociali e territori, cofinanziata dalle risorse finanziarie europee.

Una incisiva ripartenza di sviluppo e lavoro, peraltro, già indicata nell'ottobre 2018 dalla Regione Lazio e sollecitata dal Consiglio Regionale del 21 gennaio 2020 mediante la definizione articolata unitaria dell'area laziale territoriale economica-sociale, partendo dalle aree economiche portuali di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta: dal mare verso le aree interne delle cinque province laziali e coinvolgendo le APEA (area produttiva ecologicamente attrezzata) coordinate dai cinque Consorzi Industriali singoli o preferibilmente unificati, oggi, nel costituendo Consorzio di Sviluppo Industriale del Lazio.

Si dovrebbe prevedere - entro queste aree territoriali ecologicamente attrezzate - con proposte progettuali multifunzionali allo sviluppo economico e sociale equilibrato delle aree provinciali laziali - non solo con parole - il condividere e definire gli obiettivi da pianificare e realizzare mediante il supporto, valido e necessario, del Consorzio Industriale Lazio essenzialmente.
1- nella promozione e conoscenze dei piani industriali e processi evolutivi continui di mercato dalle multinazionali alle imprese;
2- nelle iniziative cogenti e pratiche verso il miglioramento delle capacità attrattive nel Lazio sia nazionale che estere;
3- nella pianificazione e tempistica realizzazione degli interventi necessari e urgenti di bonifica integrale di tutte le aree agricole e di quelle da destinare alla ripresa attiva industriale e servizi nel contesto della transizione ecologica nazionale e dei processi di digitalizzazione.

Sia la Regione Lazio che il braccio operativo-esecutivo del Consorzio di Sviluppo Regionale Lazio dovrebbero - recuperando ritardi - farci conoscere a breve le proposte articolate in bozza sin dal 2018 – da aggiornare territorialmente – con un definito “PIANO STRATEGICO DI SVILUPPO REGIONALE” da gestire - oggi - nella dimensione regionale e coniugato tanto con le sei missioni indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) quanto, essenzialmente, ai tempi predeterminati europei 2021-2026 attuativi della transizione ecologica e digitale.

Il costituito Consorzio Industriale Lazio dovrebbe essere funzionale alla ripresa e al sostegno delle attività imprenditoriali presenti anche nel frusinate, partendo dalle aree SIN della Valle del Sacco, per settori produttivi agricoli e mappando unità industriali cessate o abbandonate – da recuperare – oltre a favorire nuovi investimenti e insediamenti proposti e condivisi mediante piani regolatori tra le Amministrazioni dei Comuni consorziati, oltre che strumento operativo di Regione Lazio nella esecuzione degli interventi nelle aree da attrezzare e rilanciare salvaguardando salute e massimi livelli occupazionali “pur bloccati al 30 giugno da emergenza Covid -19”.

In questo quadro nuovo di sviluppo innovativo di impresa e lavoro territoriale appare attualissima, in queste ultime settimane di giugno, la esigenza di una verifica occupazionale - ai livelli regionale e provinciale - mirata alla salvaguardia di posti di lavoro nei settori trainanti la economia laziale.

Vale a dire: mappare, identificare e verificare - tra associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - tutti quei settori e aziende impegnate nella ripresa e la riorganizzazione del lavoro aziendale sia nei livelli degli eventuali esuberi che sul come rioccuparli evitando, ragionevolmente e solidalmente, la strada del licenziamento in presenza, ancora, dell'emergenza Covid-19.

Da tenere in conto quanto l'ISTAT ci dice: che il numero degli occupati è sceso di 800 mila unità rispetto al febbraio 2020 mentre il settore della sanità va rafforzato con assunzioni, mediante adeguate piante organiche ospedaliere e di pronto soccorso di prossimità territoriali.

In questa difesa sociale occupazionale anche in “direzione selettiva per settori produttivi di beni e servizi” - superando il balletto inconcludente di rozza propaganda politica – il Governo e il Ministro del Lavoro, con il Parlamento, dovrebbero convenire, favorire e concertare con parti sociali rappresentative di imprese e lavoratori ogni “modalità e tempi certi di difesa occupazionale” oltre il 30 giugno 2021.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Rerum Novarum dopo 130 anni

LAVORATORI, La lunga storia dei diritti

La questione sociale e del lavoro dopo 130 anni

di Donato Galeone*
LeoneXIII large Nuova Bussola Quotidiana 390 minIl prete don Gioacchino Pecci di Carpineto Romano fu incoronato Papa il 3 marzo 1878 con il nome di “Leone” in omaggio al Pontefice Leone XII che don Gioacchino ammirò molto in gioventù.

Il 15 maggio 1891 - Leone XIII - pubblica la Enciclica “RERUM NOVARUM” affrontando la “questione dei diritti e dei doveri del capitale e del lavoro” e, tra quei doveri, a ciascuno il giusto salario - sottolineando nella Sua enciclica - che “le leggi umane non permettono di opprimere per utile proprio i bisognosi e gli infelici, e di trafficare sulla miseria del prossimo defraudando, poi, il dovuto salario che è colpa così enorme e grida vendetta al cospetto di Dio”.

Da oltre 100 anni ad ogni decennale di ricorrenza della “Rerum Novarum” tutti i Pontefici - da Pio XI nella “Quadrigesimo Anno” del 1931 a Giovanni Paolo II nella “Laborem Exercens”del 1981 - si richiamano alla Enciclica di Leone XIII, come pietra fondante di insegnamento che viene assunto quale iniziale punto di riferimento di molti altri fondamentali insegnamenti, compresi in posizioni eminenti la “Populorum Progressio” del 1967 di Paolo VI e la “Sollecitudo Rei Socialis” del 1987 di Giovanni Paolo II.

La fecondità storica della Rerum Novarum verso l'intero impegno sociale non solo del cattolici su un messaggio universale della “questione operaia e del lavoro di fine ottocento” fu resa disponibile anche alla cultura politica italiana con la quale la cultura laica, progressista non conservatrice, si è incontrata nella resistenza al nazifascismo, nella scrittura della Costituzione con la nascita della Repubblica, nella ricostruzione post bellica e nello sviluppo - con il lavoro - da condividere nell'Unione Europea del XXI secolo.

In particolare - con quella “Magna Charta” - sin dall'inizio del secolo scorso e nel 1925-26 venne già usata da un uomo, comeRerum Novarum 350 min Giulio Pastore, fondatore della CISL nel 1950, che definirà la Enciclica di Leone XIII “il crisma pontificale del sindacalismo libero di ispirazione sociale cristiana in tutto il suo valore di documento storico” (da articolo su “Il Cittadino” di Brescia).

E con la Enciclica “Quadrigesimo Anno” - epoca fascista - viene perfezionato l'insegnamento sul ruolo delle organizzazioni professionali - del Sindacato - legittimando, anzitutto, la contrattazione collettiva per migliorare salari e condizioni di lavoro e la stessa azione di sciopero a sostegno delle rivendicazioni dei lavoratori.

Con altre Encicliche, la ”Mater et Magistra”del 1961, la “Gaudium et Spes” del 1965 e la “Populorum Progressio” del 1967 viene ripresa e sottolineato che la questione operaia, cioè, la “giustizia sociale”non deve essere risolta solo all'interno delle singole nazioni. Si evidenzia il principio di “solidarietà” che implica un “orizzonte di giustizia”nella dimensione mondiale, affrontando la questione delle “disuguaglianze” come nella “distribuzione della ricchezza” tra i vari Paesi e le varie aree continentali.

Così come - dalla “Laborem Exercens” - viene riproposto, con forza, il problema della salvaguardia dei “diritti umani e della dignità umana del lavoratore”di fronte alle innovazioni tecnologiche e alla conseguente organizzazione del lavoro.
Il 15 maggio 2021 – dopo 130 anni – richiamando la Rerum Novarum di Leone XIII è stato riconfermato che la enciclica del 1891 “resta una bussola” pur con gli interrogativi ancora cruciali sul mondo del lavoro e sulle condizioni dei lavoratori, ma quale “pietra miliare” del pensiero economico sociale (Zamagni).

Sappiamo che il lavoro era concepito come una merce anche nella seconda rivoluzione industriale. Occorreva trasformarlo dall'interno del sistema capitalistico per renderlo adeguato alle esigenze umane del tempo .

Con la Enciclica - attuale ancora oggi con un mondo del lavoro molto cambiato dal 1891 attraverso la quarta rivoluzione industriale del XXI secolo - rileviamo che il capitale finanziario tende a prendere il sopravvento sullo sviluppo dell'economia, mentre i diritti umani delle persone e del lavoro hanno, ancora, immediato bisogno di rappresentanza e di tutela.

Viene stimato che oggi le mille “persone più ricche” del mondo hanno recuperato, negli ultimi nove mesi, tutte le perdite che avevano accumulate per l'emergenza Convid-19, mentre le “persone più povere o senza lavoro” potrebbero impiegare almeno dieci anni per recuperare le perdite subite. Don Antonio Mastan - consulente spirituale della UCID – aggiunge e sottolinea che “stiamo vivendo un tempo nuovo di una economia globalizzata che pone sempre il profitto al disopra del mercato e dei diritti”.

Certo che oggi la questione sociale e del lavoro - dopo 130 anni dalla Rerum Novarum - con la richiesta di cambiamento ritorna attualissima anche la gestione vigilante e condivisa del PNRR 2021-2026 - ascoltando e valorizzando - i comportamenti dei corpi intermedi della società di ogni parte sociale organizzata e, tra esse, le “organizzazioni sindacali dei lavoratori”che storicamente e attraverso conquiste progressive dei diritti civili, politici e sociali hanno contribuito a dare vita in forme sempre più evolute alla democrazia, agli Stati e alle Società, assicurando crescita e redditi con il lavoro e contribuendo, anzitutto, alla regolazione dei rapporti tra le classi sociali attraverso il riconoscimento dei rispettivi ruoli associativi – di lavoratori e di imprenditori – nella diffusione dei diritti e doveri che formano la coscienza sociale.

 

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

“La Repubblica non potrebbe vivere senza lavoro”

 LAVORO E LAVORATORI

Per una progettazione complessiva chiara e condivisa dalle parti sociali e territoriali

di Donato Galeone*
PNRR 370 minDal 25 aprile - Festa della Liberazione al 1° maggio Festa del Lavoro - abbiamo vissuto, molti di noi sia la presa del vaccino che, tra le due domeniche, una “settimana speciale” da tenere presente per i prossimi dieci anni, dal 2021 al 2027-30, con la presentazione al Parlamento del PNRR che “richiede uno sforzo corale delle diverse istituzioni coinvolte e un dialogo aperto e costruttivo”.

Con questo appello, il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, ha voluto sottolineare che “sbaglieremo tutti a pensare che il Piano di Ripresa e Resilienza sia solo un insieme di progetti tanto necessari quanto ambiziosi, di numeri, obiettivi e scadenze. Va letto, anche, in altro modo, mettendoci dentro le vite degli italiani e, sopratutto, quelle dei giovani, delle donne e dei cittadini che verranno”.

Siamo certi che al Presidente Draghi e al Governo sono chiare ed evidenti - come a tutti noi - “tanto gli effetti devastanti della pandemia e le giuste rivendicazioni di chi un lavoro non ce l'ha, lo ha perso o lo perderà, quanto l'ansia dei territori svantaggiati di affrancarsi dai disagi e dalle povertà”.

Festeggiando il 1° maggio - al Quirinale - il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella ha dichiarato, solennemente, che “la Festa del Lavoro è festa della democrazia, perché il lavoro è fondamento della Repubblica e la Repubblica non potrebbe vivere senza il lavoro. La battaglia per il lavoro è una priorità che deve unire gli sforzi di tutti: lavoratori e imprenditori, istituzioni e forze sociali, mondo delle professioni, della ricerca e della cultura”.

E nella mattinata di sabato - secondo anno di condizionamento dalle misure di sicurezza contagio - nel festeggiare la Festa del Lavoro: la CGIL con Landini, alle Acciaierie di Terni; la CISL con Sbarra, all'Ospedale dei Castelli in provincia di Roma e la UIL con Bombardieri davanti allo Stabilimento Amazon di Passo Correse in provincia di Rieti, hanno sottolineato l'impegno sindacale delle prossime settimane e mesi – nel confronto con il Governo – ribadendo unitariamente che “non si cambia il Paese senza il coinvolgimento del mondo del lavoro e che con un nuovo e moderno 'PATTO SOCIALE' - da negoziare e concertare - si riprende la crescita economica, lo sviluppo e il lavoro”.

E' questa - non solo a mio avviso - la sintesi unitaria sociale e politica della CGIL-CISL-UIL con il 1° Maggio 2021 sulla “ITALIA CHE SI CURA CON IL LAVORO” considerando gli ultimi decenni a lavoro ridotto con casse integrazioni e le sofferenze di queste settimane, sperando nella protezione dei vaccini che, peraltro, hanno accelerato una diffusa riflessione sul grande “valore del lavoro di ogni persona”.

Osservo, anche, che nel corso dei secoli le trasformazioni promosse sia da movimenti popolari sociali che da rivoluzioni o innovazioni nel modo di lavorare e produrre beni e servizi - non escluso le inattese ed estese antiche pandemie - sono state introdotte e validate esaltanti conquiste del lavoro tecnologicamente avanzate nel mondo industrializzato ma – anche – tanti profittevoli sfruttamenti e tante offese alla dignità del lavoro umano.

Ecco che, oggi, respingendo ogni “mano invisibile di neo liberismo” tutte le risorse che sostengono il proposto “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027” lanciano una esaltante e “nuova grande sfida nel campo delle imprese e del lavoro” che presenta la duplice dimensione: quella “oggettiva dell'impresa” che comprende l'insieme delle necessarie risorse, sia dirette che indirette, e gli strumenti di cui gli operatori, persone, si servono per riprendere e intraprendere le nuove attività programmate e quella “soggettiva del lavoro che è l'agire dell'uomo” nella persona e con la sua dignità.

Penso e ritengo che in questa duplice dimensione - nelle ultime settimane di aprile 2021 - sia le varie “Associazioni dei Datori di Lavoro che dei Lavoratori, rappresentati dalla CGIL-CISL-UIL del Lazio” hanno voluto elaborare e definire un documento programmatico concretamente mirato al superamento della critica fase attuale dell'economia e del lavoro regionale sollecitando un “confronto continuo con la Regione Lazio” articolato in cinque linee di azione sulle quali hanno raggiunto “condivisione e convergenze forze sociali e imprenditoriali”.

Una prioritaria azione centrale sul lavoro dei giovani e donne con piani di investimenti infrastrutturali mediante le riforme, necessarie e indispensabili tanto attese, per gestire agevolmente le sei missioni programmate e indicate nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza nei tempi della “transizione ecologica quanto quella digitale” che coinvolgeranno popolazioni locali, imprese e pubbliche amministrazioni nella profonda trasformazione di settori produttivi e dei territori, riducendo costi e favorendo il sistema con benessere sociale che dovrebbero costruire la dovuta efficienza nei “rapporti tra cittadini e istituzioni” e nei luoghi di lavoro rafforzando ed estendendo “relazioni continue tra rappresentanti degli imprenditori e rappresentanti sindacali dei lavoratori”.

Il Presidente Mario Draghi, sia alla Camera che al Senato della Repubblica, ha ribadito quanto “è fondamentale il ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali che dovranno svolgere per l'attuazione del PNRR e per le necessario sinergie da attivare sui territori per massificare l'efficacia” e le Regioni, con le loro Conferenze di cui l'ultima del 21 aprile 202, hanno confermato al Governo la loro massima collaborazione e sottolineato “la necessità di procedere in tempi rapidi ad un approfondito confronto, complessivo e settoriale, per condividere gli obiettivi e le declinazioni delle priorità contenuti nel PNRR”.

Nella dimensione regionale Lazio la “transizione 2021-2027-30 con una progettazione complessiva chiara e condivisa dalle parti sociali e territoriali” dovrebbe essere altrettanto rapida nelle prossime settimane con gli incontri CGIL-CISL-UIL e REGIONE LAZIO per avviare, a breve, il consolidamento e la ripresa graduale delle attività imprenditoriali presenti nelle province.

In massima sicurezza, quindi, a tutela della salute oltre a pensare di avviare “modelli di produzione circolare e ambientali sostenibili” e iniziare a promuovere anche interesse verso investimenti - in aree produttive dismesse ecologicamente da attrezzare - per superare gradualmente le crisi aziendali, incentivando la ricollocazione dei lavoratori dalle casse integrazioni e la ripresa del lavoro.

*ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Il lavoro cambia, dovrà essere riqualificato e partecipato

NEXT GENERATION ITALY

Adeguare il “PNRR” per non perdere posti di lavoro

di Donato Galeone
PNRR 370 minCon l'incontro di Governo è prevedibile la condivisione anche del Sindacato dei lavoratori italiani - maggiormente rappresentativo dalla CGIL, CISL e UIL - sul “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” - Next Generation Italia attuativo del Recovery Plan - che, più volte confermata, potrà e può avviare il rilancio economico-sociale futuro, con al centro il lavoro, del nostro Paese.

Da rilevare che l'intesa già sottoscritta tra Governo e parti sociali sia con il “Protocollo sulla sicurezza nei luoghi di lavoro” e sia con il “Patto per la innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” hanno riavviato una metodologia di condivisione che significa confronto nei contenuti programmatici e negli obiettivi, gradualmente e puntualmente da raggiungere, con il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027” che sarà inviato a Bruxelles entro fine aprile prossimo.

Sono confronti avviati e ormai prossimi alla conclusione tanto nelle sedi parlamentari nazionali quanto regionali – ultima Conferenza Unificata delle Regioni del 14 aprile 2021 - su “considerazioni PNRR e transizione digitale” che meritano approfondimenti e tempi operativi certi come già formalmente rilevato, con proposte al Governo, sulla definizione delle “rispettive disponibilità e capacità regionali” di intervento condiviso e diretto sui seguenti ambiti relativi: alla digitalizzazione e modernizzazione della Pubblica Amministrazione; nelle competenze digitali di cittadini e imprese; alla digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo; nei servizi digitali nei vari settori di competenza ( sanità, trasporti, turismo, cultura ed altro territoriale).

Ed è proprio dalla partecipazione tra istituzioni e parti sociali con il condiviso decentramento dell'impianto centralizzato del PNRR e con intese in ambito di Conferenza Stato-Regioni le “disponibilità e capacità regionali” - partendo dalla transizione digitale – sono da favorire sia per tempistica esecutiva che funzionale nei territori provinciali, tanto negli assetti specifici presenti localmente da rilanciare quanto nella programmazione regionale degli investimenti privati da incentivare e quelli pubblici con risorse europee da utilizzare.

Tutto ciò per creare una sostenibile crescita economica, con il lavoro necessario - centrale e richiesto - dal cambiamento secolare della “quarta rivoluzione industriale” con la nascita dell'informatica degli anni'70 dalla quale è scaturita l'era digitale destinata a incrementare i livelli di automazione ma anche con gli effetti sul “lavoro che cambia” e la domanda di nuove professionalità che saranno sempre più necessarie mentre le tradizionali potrebbero scomparire.

Gli esperti statistici prevedono che ancora di più, nei prossimi anni, sia le innovazioni tecnologiche e informatiche digitali che il fattore demografico (nascite ed età oltre i 50 anni) influenzeranno profondamente l'evoluzione del mercato del lavoro e il nostro Paese ne potrebbe uscire in pareggio (con duecentomila posti creati e altrettanti persi) – meglio di Francia e Germania – mentre nella dimensione europea si prevede la creazione di due milioni di nuovi posti di lavoro, contemporaneamente, ne spariranno sette milioni, con un saldo negativo prevedibile di oltre cinque milioni di posti di lavoro.

Viene osservato al Politecnico di Milano che “nel breve termine si possono prevedere saldi occupazionali negativi ma nel medio e lungo termine non è assolutamente certa una contrazione degli occupati in numero assoluto, considerato anche l'impatto dell'indotto, in particolare, nel settore terziario avanzato” mentre si constata, non da oggi, che il lavoro nell'impresa - pur continuando ad essere centrale - tende a perdere la mansione di pura manualità ed acquista “una caratteristica nuova di lavoro umano” che ai residui interventi manuali sono richiesti forti capacità conoscitive di analisi e diagnosi nei processi produttivi tecnologici ed informatici complesse.
Si tratta dell'applicazione di nuove tecnologie alle tecniche produttive di “industria 4.0 nata in Germania nel 2011” o di “modello di impresa 4.0 a crescente tecnologie digitali” che pur inserita nella quarta rivoluzione industriale appare destinata - non solo con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR 2021-2027) - a coinvolgere rapidamente anche comparti non industriali, cambiando quasi radicalmente sia la concezione del modo di produrre beni e servizi e sia l'organizzazione in ogni luogo di lavoro.

E per “IL LAVORO” nella visione di insieme del proposto PNRR il Governo richiama e mette in campo “l'ampio ricorso agli ammortizzatori sociali” congiunte alle notevoli perdite di occupazione tra lavoratori a contratto a tempo determinato (specie giovani) e lavoratori autonomi.

Anche il Governo prevede, come in tanti prevediamo, che “alcuni posti di lavoro potrebbero essere definitivamente perduti - anche con il progredire delle nuove tecnologie digitali - e sarà necessario affrontare un PROCESSO DI RICOLLOCAZIONE tra settori e territori”. Appare evidente, non da oggi, che un Sindacato di Lavoratori in dialogo sul PNRR e suoi contenuti con il Governo, quale parte sociale, e nelle relazioni con il mondo delle imprese pubbliche e private mediante “concertazione sociale e contrattazione delle condizioni di lavoro” - che è anche partecipazione nel processo di produzione di beni ed erogazione di servizi pubblici e privati - deve porre particolare attenzione alle istanze provenienti dai settori produttivi, imprenditori e lavoratori , in un quadro capace di sostenere un sistema economico e sociale da “riprendere e trasformare” elevando e includendo, socialmente al centro, la persona che lavora. Occorre, quindi, adeguare il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” alle mutate condizioni del nuovo modo di sviluppo programmato nelle dimensioni territoriali regionali da Nord a Sud del Paese - in un quadro unitario innovativo e di transizione ecologica e digitale - verso il futuro lavoro italiano che cambia nella dimensione sociale europea e guardando alla formazione universale di genere continua, professionalizzante, sia di giovani che meno giovani.

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

1921-1991 70 anni di PCI

PCI CENTANNI. Raccolta

Dal Partito Comunista d'Italia di Livorno gennaio 1921 - Al Partito Comunista Italiano di Rimini gennaio 1991

di Donato Galeone*
d.galeone microfono 350 minDa 100 anni conosciamo che dal 15 al 21 gennaio 1921 nella città di Livorno i “compagni scissionisti” guidati da Amedeo Bordiga abbandonavano il Teatro Carlo Goldoni - sede del XVII Congresso del Partito Socialista Italiano - si riunivano nel vicino vecchio Teatro San Marco della stessa città e fondavano il Partito Comunista d'Italia.
Accoglievano, dopo una settimana di scontri e confronti, la sollecitazione della Internazionale Comunista, costituita nel 1917, con le scelte delle tesi perentorie deliberate dal Congresso di Mosca - nel mese di luglio 1920 - che prevedevano, innanzitutto, il “cambiamento del nome al partito e a ripudiare, come controrivoluzionari, tutti i compagni di lotta che credevano nel socialismo ma non nella rivoluzione”.
Condividere quelle scelte dettate da Mosca, tanto inaccettabili quanto estranee alla tradizione che caratterizzava il socialismo italiano significava, per l'Italia, il non consolidare ma bloccare le riforme sociali e del lavoro, mirate al cambiamento del Paese che ne aveva urgente bisogno sia per le attese occupazionali che per le tensioni sociali tanto nelle fabbriche quanto nelle campagne in sofferenza del dopoguerra 1915-18.
Mentre si doveva contrastare la presenza, violenta, dei Fasci di Combattimento verso una politica autoritaria totalizzante di destra, da Mosca arrivava, ai partiti comunisti, altra tassativa disposizione - scrive Luigi Troiani - di considerare i socialisti e popolari che aderivano al metodo democratico come i “rinnegati e nemici del popolo”.
Non casualmente ma ben mirata - dopo pochi mesi dalla la scissione del PSI e la costituzione del Partito Comunista d'Italia - veniva organizzata la “marcia di Mussolini su Roma”.
Ho sempre pensato che le condizioni proposte e provocatorie di Mosca - documentate e riscontrate nelle giornate livornesi di oltre metà gennaio 1921 se pur definite storicamente vivaci e ideologicamente precostituite tra compagni“riformisti e rivoluzionari” - risucchiavano secoli di pensieri e azioni congiunti tanto a criticità quanto a lotte dei lavoratori di tutte le razze e sfruttati in tutte le latitudini del mondo.
Da quel Congresso di Livorno, per l'Italia, non venne rilevata, neppure, un segno di solidarietà verso i lavoratori emarginati dai padroni nelle fabbriche e oppressi dai rapporti agrari di lavoro nelle campagne.
Sul Congresso socialista e la prevista scissione di Livorno anche per gli stessi padri fondatori del Partito Comunista d'Italia era voluta e attesa nella data del 21 gennaio 1921 conoscendo che - già il 19 gennaio - Amedeo Bordiga così dichiarava: “ noi ci sentiamo eredi di quell'insegnamento che venne da uomini al cui fianco abbiamo compiuto i primi passi (il PSI) e che oggi non sono più con noi. Noi se dovremo andarcene, vi porteremo via l'onore del vostro passato”.
E Antonio Gramsci pur con tre anni di ritardo scriveva testualmente e chiaramente sul giornale Ordine Nuovo, nel 1924, che “fummo, bisogna dirlo, travolti dagli avvenimenti, fummo senza volerlo, un aspetto della dissoluzione generale della società italiana.....avevamo una consolazione alla quale ci siamo tenacemente attaccati, che nessuno si salvava, che noi potevamo affermare di avere previsto matematicamente il cataclisma” (l'ascesa del fascismo).
Osservo, anche, che nel 1922 sembrava prendesse corpo l'ipotesi di un accordo politico tra i “popolari e socialisti”. Quell'accordo - forse - avrebbe fatto cambiare rotta alla storia italiana, così come la unità di azione sindacale tra la Confederazione Generale del Lavoro, guidata da Ludovico D'Aragona (socialista) - con le Leghe rosse - e la Confederazione Italiana del Lavoro, guidata da Achille Grandi (popolare) - con le Leghe bianche - avrebbe potuto bloccare l'avanzata del Sindacato fascista.
Volutamente intendo saltare, in quanto fuori tema, la clandestinità del Partito Comunista d'Italia e delle altre formazioni politiche e sociali, costretta dal ventennale dittatoriale fascista e la sofferta seconda guerra mondiale, fino a settembre 1943, con l'armistizio e la lotta di liberazione nel CLN del dopoguerra - dal 25 aprile 1945 - con il libero associazionismo di partito e le libere iniziative politiche territoriali della DC,PCI,PSI già nel maggio 1944 - con il “Patto di Roma” - quelle le tre correnti: democratica cristiana, comunista e socialista ricostruivano il Sindacato dei lavoratori nella CGIL, mentre si organizzavano sia il “referendum monarchia o repubblica” che la elezione parlamentare assembleare per la elaborazione e approvazione della nuova Costituzione italiana.
Come richiamato storicamente anche da Alessandro Mazzoli, partendo dal 1926, il Partito Comunista d'Italia tra marxisti e leninisti ebbe una storia “complessa e travagliata” quale sezione della Internazionale Comunista negli anni venti e trenta e fino al ritorno alla legalità, nel 1943, allorquando, cambiò nome in Partito Comunista Italiano (PCI) rivendicando una propria autonomia nazionale, mentre nel Partito Socialista Italiano (PSI) si riconoscevano i socialisti democratici ed i socialisti massimalisti, rivoluzionari liberali e di terza via che alle elezioni politiche del 18 aprile 1948, per il Parlamento della Repubblica, costituirono insieme un “Fronte Popolare”. Quell'intesa politica frontista tra PCI-PSI veniva rotta, nel 1956, dopo i fatti di Ungheria pur osservando che quel PCI del 1945, con Togliatti, proponeva di volere seguire la via italiana democratica per il comunismo ed a fine secolo scorso, con Berlinguer, i comunisti italiani miravano verso l'eurocomunismo.
Ma anche in presenza del progetto Corbasciov che collassò con l'Unione Sovietica e poi con la caduta del Muro di Berlino, nel 1989, lo stesso Occhetto dirigente comunista – confrontandosi a Bruxelles con dirigenti socialisti – affermava che non poteva aderire alla cultura del socialismo europeo perché, per lui e per tanti altri comunisti, soltanto un impegnato e straordinario Congresso del PCI doveva cambiare il suo storico nome.
A Rimini l'ultimo Congresso del PCI si apriva il 31 gennaio 1991 e la mozione congressuale di Achille Occhetto risultava vincente: nasceva il Partito Democratico della Sinistra(PDS).
Concludo questa mia riflessione sui 70 anni del Partito Comunista Italiano (PCI) e da approfondire sia nei contenuti politici e sociali proposti negli anni che nei rapporti con le Organizzazioni sindacali dei lavoratori.

Roma, 10 aprile 2021

Una inevitabile riflessione di Donato Galeone. Integrale

A margine delle mie riflessioni sui 70 anni del PCI mi sono riproposto due domande - spesso - ripetute e ascoltate da tantissime persone, ancora di più, in questi ultimi 30 anni:
 perché il nostro Paese che ha inventato il fascismo sia come ideologia che come pratica di Governo e al tempo stesso ha prodotto il più vasto e autorevole Partito Comunista europeo?
 perché l'Italia presenta la più ampia area di populismo elettorale tra le democrazie occidentali con le contraddizioni aggiuntive che si esprimono sia nelle compagni di Governo che nelle opposizioni?

Mi appare probabile e possibile il richiamo a quanto ho voluto ricercare: dai comportamenti politici veri e storicamente che avvengono e che viviamo anche nella indifferenza tra giovani e meno giovani.

E' nei fatti che il 15 dicembre 1991 - dopo 70 anni dalla storica scissione di Livorno - confluivano dal PCI in Rifondazione Comunista le correnti comunismo, eurocomunismo, socialismo verde, socialismo democratico, socialismo del XXI secolo e altre componenti auto definite di sinistra.
Nel 1995 la Rifondazione Comunista si scinde per dare vita al MCU (Movimento Comunista Unitario) che il 14 febbraio 1998 sarà tra i cofondatori dei Democratici di Sinistra (DS).

Nel 2007, ancora, da Rifondazione Comunista nasce Sinistra Critica e nello stesso anno anche il Partito Democratico (PD) costituito da un ramo dei Democratici di Sinistra (DS) che si unisce in matrimonio con la cosiddetta “Margherita”(componenti cristiani democratici, cattolici democratici, cristianesimo sociale).

Osservo, quindi, con notevole disagio, che nel decennio, dal 2008 al 2019, le nascite e le scissioni si possono contare oltre le cinque dita della mano considerando che nel 2008 dalla fusione di 4 partiti nasce “Sinistra Arcobaleno” da rifondazione comunista, comunisti italiani, federazione dei verdi e sinistra democratica); nel 2009 SEL – Socialismo ed Ecologismo fondato dalla confluenza del partito socialista italiano (2007), movimento per la sinistra, sinistra democratica e federazione dei verdi; avviene la prima scissione nel PD il 31 ottobre 2009 con Rutelli e la nascita di “Alleanza per l'Italia”; nel 2012, fallita la trattativa con il centrosinistra viene lanciato un cartello elettorale “Rivoluzione Civile” al quale aderiscono Italia dei Valori, comunisti italiani, movimento arancione, nuovo partito di azione; la seconda scissione nel PD il 2015 con la nascita, di un partito e un gruppo parlamentare che Giuseppe Civtati si definisce “Possibile”; il febbraio 2017 si presenta più scissionista: a Rimini si svolge il Congresso fondativo di “Sinistra Italiana (SI) e con la terza uscita dal PD, promossa da Bersani ed altri, nascono il “Movimento Democratico Progressista (Mdp) e LeU”; nel 2019, il 6 a Bologna si svolge il primo Congresso nazionale di Articolo 1-MDP” - ribattezzato “Articolo Uno” - e il 16 settembre stesso anno, Matteo Renzi lascia il PD e costituisce “Italia Viva”.

 

*Donato Galeone, sindacalista della Cisl. Già Segretario generale della Cisl Frusinate e di quella regionale del Lazio

 

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Pubblicato in PCI centanni

3 segnali lanciati dai primi 15 giorni di marzo '21

CRONACHE&COMMENTI

Proviamo a riflettere su tre segnali che tutti abbiamo visto

di Donato Galeone
IncontroGoverno Sindacati 390 minNei primi quindici giorni di questo mese sono stati lanciati tre importanti segnali che richiamo con brevissime citazioni, fermo restando i nostri comportamenti giornalieri da orientare a ridurre a zero i contagi pandemici del virus sia con una difesa continua personale che verso gli altri - persone vicine - nell'attesa programmata delle vaccinazioni.

Il primo segnale di questo mese è stato quello del 4 marzo di Papa Francesco che, con il suo viaggio in IRAQ, ha voluto sottolineare solennemente di “riprendere il cammino di Abramo, per continuarlo con lo stesso spirito e percorrendo, insieme, le vie della pace”.

Il giorno successivo – 5 marzo – un secondo segnale è venuto dalla Regione Lazio con la sottoscrizione di un “Protocollo d'intesa sulle politiche attive del lavoro” tra il Presidente Nicola Zingaretti, i Segretari Regionali della CGIL-CISL-UIL per i Sindacati dei lavoratori e i Presidenti della Associazioni dei datori di lavoro.

Si è trattato di una specifica intesa tra parti sociali che seguiva altra intesa sottoscritta - da Regione Lazio e CGIL,CISL,UIL nel novembre 2020 - su come “ricostruire il futuro per uno sviluppo del Lazio che non lasci indietro nessuno” - ovvero - intendersi e condividere i primi e decisivi passi “dall'emergenza alla necessità di un nuovo modello di sviluppo” per superare gli effetti sociali ed economici causati anche del Covid 19.

E il 10 marzo sia il Presidente del Consiglio che il Ministro per la Pubblica Amministrazione - con i Segretari della CGIL,CISL,UIL – hanno convenuto e sottoscritto un “Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale” con l'obbiettivo di elaborare una efficace riforma della pubblica amministrazione orientata verso la ricostruzione economica e sociale del nostro Paese nella dimensione europea.

Riprendo i tre giorni di Papa Francesco in Iraq che sono stati al centro dei commenti non solo tra le religioni in dialogo tra loro - dopo anni molto difficili - ma anche su una complessa questione politica, economica e sociale di un Paese distrutto e in crisi che richiede urgenti interventi solidali altrimenti tutto quel popolo, compresi i cristiani, continuerà ad abbandonare il proprio territorio.

Tutti abbiamo letto e visto i luoghi ascoltando le dichiarazioni di Papa Francesco in Iraq e se non ci fosse stato il Covid, probabilmente, quel popolo in miseria sarebbe sceso manifestante nel centro di Bagdad per protestare contro l'assenza di prospettive politiche economiche e sociali come già avvenuto alla fine del 2019, in tutto il mondo arabo, prima dell'inizio della pandemia.

Quel rischioso viaggio voluto da Papa Francesco è stato definito spirituale e pacifico ma anche lungimirante scegliendo proprio l'Iraq del mondo arabo.

Un luogo in cui il rapporto tra cristiani e mussulmani è considerato nella maniera peggiore sul fronte del dialogo tra religioni, al solo pensare che nel 2014 – il sedicente Stato Islamico – aveva proclamato la nascita del “califfato” con l'esodo forzato dei cristiani.

E la scelta del Vescovo di Roma di andare proprio in IRAQ fa pensare che il richiamo di una tragica esperienza sofferta, in quella terra, avrebbe potuto lasciare una traccia nei cuori della gente rispetto ai pericoli del fondamentalismo e dell'estremismo nel mondo.

Una visione del mondo che - dal 25 settembre 2015 con Agenda 2030 lanciata anche dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e condivisa da Papa Francesco - dovrebbe essere ricostruito economicamente diverso e immaginato libero dalla paura e dalla violenza, dalla fame, dalla malattia e dalla povertà.

Un mondo in cui ogni Paese dovrebbe godere di una crescita economica duratura, aperta a tutti e sostenibile con un lavoro dignitoso equamente contrattato e partecipato.

Un mondo il cui sviluppo, con l'impiego delle tecnologie sia sensibile al clima, rispetti la biodiversità vivendo in sintonia con l'uomo e la natura.

Un mondo dove la democrazia e il buon governo ad ogni livello dovrebbe favorire, nella legalità e il diritto al lavoro, una crescita economica e ambientale salvaguardata nelle sue dimensioni territoriali locali, con sostegno programmato e condiviso anche delle risorse europee.

Questo immaginario e visionario mondo appare possibile ricostruirlo se riusciamo a comprendere e mettere insieme - “interessi e valori” - sia in continua difesa e salvaguardia della salute e sia esercitando il diritto di accesso alla istruzione primaria e professionale continua mirata verso la ricomposizione e riqualificazione del lavoro nei territori con le “politiche attive in ogni comparto produttivo privato” congiunte alle “innovazioni del lavoro pubblico”.

In sintonia alle indicazioni lanciate dal comunicato sindacale sulla intesa del 5 marzo nel merito della gestione delle politiche attive con Regione Lazio per - CGIL,CISL,UIL - è l'inizio di un percorso formativo, estensivo e generalizzato, verso una “buona occupazione di giovani, donne e persone con disabilità” compresi i disoccupati e i percettori di ammortizzatori sociali.

Un percorso di una intesa sindacale che, oggettivamente, andrebbe “filtrata mediante verifiche puntuali e monitoraggio” sia in fasi operative ex ante emergenza che ex post sui risultati ottenuti per proseguire, coerentemente e congiuntamente, oltre l'emergenza mediante la definizione concertata - delibera DGR di ottobre 2028 - del “patto per il lavoro o piano di sviluppo strategico del Lazio”.

Così come il nazionale “patto per l'innovazione del lavoro pubblico” può essere una esemplare tappa di un nuovo mondo vitale generazionale di rapporto di lavoro anche in forma di lavoro agile (smartworking) sia nei servizi verso i cittadini che diretti alle attività produttive per uno “straordinario rilancio della Pubblica Amministrazione per supportare la creazione di un nuovo modello di viluppo nazionale e laziale”.

Certamente, nei prossimi mesi, saranno concretamente misurati tra Governo e Sindacati dei lavoratori pubblici i livelli di un lavoro professionale necessario per competenze verso alte produttività, equamente regolate e retribuite, per la erogazione di servizi pubblici nella dimensione locale e nazionale oltre che si sarà obbligati anche dai nuovi traguardi europei nel contesto programmatico del Next Generation EU – propriamente - nella specifica gestione condivisa del “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” (PNRR) da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.

Roma, 16 marzo 2021

 

 

 

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

Le imprese e il lavoro con il Recovery plan

Recovery plan 

Obiettivo: capacità durevoli di sviluppo territoriale e lavoro certo

di Donato Galeone*
recovery fund next generation eu 360 minIl nostro “appello alle rappresentanze politiche e sociali territoriali” è stato e viene accolto con notevole interesse e continua a coinvolgere non solo noi promotori dell'appello ma numerose persone e varie associazioni locali di cittadini e di giovani studenti delle scuole medie superiori e universitari.

Discutiamo e approfondiamo - per meglio conoscere e insieme - sia i contenuti normativi europei sul “Next Generation Eu con il Recovery Foud” che gli orientamenti propositivi del nostro Governo nella elaborazione degli interventi e l'utilizzo di 209 miliardi di euro mediante il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)" da definire in Parlamento e presentare a Bruxelles entro aprile 2021.

Hanno destato attenzione i nostri primi due incontri in remoto, sia quello del 19 febbraio promosso dalla Redazione UNOeTRE.it - giornale online - su tematica del “territorio frusinate nel Recovery Plan” e l'incontro del 26 febbraio con le “partecipazioni territoriali” di rappresentanze associate di cittadini e di studenti delle scuole medie superiori e universitarie.

Dagli interventi in remoto dei partecipanti sono state richiamate, criticamente, le modalità degli interventi di sostegno della ex Cassa Mezzogiorno del secolo scorso.
Si ripropongono, oggi, nuovi criteri da condividere nella allocazione degli investimenti da programmare e sostenere anche con le notevoli risorse del Recovory Plan sia nel frusinate che nel Lazio (comunicato stampa di domenica 28 febbraio 2021: “Appello alla partecipazione e all'iniziativa” NextGenerationEu).

Si osserva e si ripete, ancora oggi, come e cosa le imprese dovrebbero continuare a richiedere nel sistema imprenditoriale territoriale degli insediamenti produttivi: essenzialmente un fisco più equo, una pubblica amministrazione più efficiente che paghi subito le forniture e una rete di infrastrutture pubbliche adeguate alle attività delle imprese, congiunte e integrate, nell'accesso del credito agevolato e con il sostegno verso l'internazionalizzazione dei prodotti italiani.

Sono state e sono, in parte, queste le sollecitazioni che potrebbero essere riproposte anche oggi - ripetiamo - quali tradizionali richieste incentivanti degli interventi territoriali già definite il secolo scorso con le due parole del “mordere e poi fuggire” dal Mezzogiorno, come avvenuto, anche nel basso Lazio.

Pensiamo superato quel tipo di “sviluppo già definito da rapina” che deve essere, comunque, contrastato e indirizzato verso una “imprenditorialità innovativa” con investimenti da incentivare e con sostegno alle imprese che creano posti di lavoro e reinvestono parte dei loro profitti aziendali anche nelle aree produttive territoriali del frusinate e Lazio.

Questi potrebbero essere - a nostro avviso - i “punti di partenza” da condividere nel nuovo sistema delle imprese verso il rilancio produttivo e lo sviluppo programmato mediante l'utilizzo disponibile e quantificato delle risorse nazionali ed europee.

Risorse destinate alle imprese ubicate nelle aree produttive ecologicamente attrezzate e riconosciute nell'ambito dei piani regolatori degli Entri consortili ASI, sia nel contesto del previsto “Piano di Sviluppo Strategico” che del costituendo “Consorzio Unico di Sviluppo Industriale” promossi dalla Regione Lazio.

Tutto ciò appare possibile se si conosce il potenziale e reale sviluppo territoriale frusinate - da riequilibrare tra settori produttivi e servizi collettivi coinvolgendo i Centri di Ricerca e l'Università - valutando ex ante gli effetti strategici degli interventi articolati regionali e provinciali.

Interventi da proporre e sostenere anche con il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)” tenendo presente sia i livelli di capitalizzazione dell'impresa locale che il suo accesso agevolato al credito quantificabile sia in relazione alle innovazioni progettuali e alla tipologia produttiva quanto nei livelli tecnologici e occupazionali certi e programmati che verrano proposti.

Sappiamo, tutti, che le innovazioni tecnologiche e l'occupazione nelle imprese sono, entrambe, i livelli trainanti in senso oggettivo e soggettivo: il primo livello comprende, oggettivamente, l'insieme delle risorse e gli strumenti dei quali l'uomo si serve per intraprendere le attività produttive, mentre il secondo livello, soggettivo, coinvolge “l'agire dell'uomo che è persona” con la dignità del suo lavoro.

Ed è propriamente in questa condivisione duale di “territorio e impresa” - da rilanciare e riprendere nelle aree produttive bonificate ed ecologicamente attrezzate nel frusinate e Lazio - che ci appare radicale il superamento di una concezione unicamente profittevole dello sviluppo: se così fosse, esso, continuerebbe a ridurre il diritto delle persone sia alla partecipazione e sia ai benefici dello sviluppo territoriale che non è solo un tornaconto economico imprenditoriale ma, contestualmente, deve concorrere a favorire un “visibile e stabile sviluppo umano e sociale locale” mediante riconosciuti e programmati investimenti privati e pubblici - convergenti - sia verso imprese singole che organizzate in reti di filiere produttive territoriali.

Ripensare, quindi, uno sviluppo economico territoriale identificabile non solo nel profittevole trasferimento delle multinazionali e loro indotti nella componentistica conto terzi derivata - come l'automobile in competizione mondiale elettrica o ibrida in Cassino - ma favorendo imprenditorialità locale diversificata, tra comparti e settori produttivi interconnessi - come l'attivazione di ricerca pura e applicata nel comparto chimico e farmaceutica in Anagni - tutte rapportate alle capacità durevoli di sviluppo territoriale e lavoro certo, proponendo e definendo interventi condivisi a breve e media scadenza sia con il “Ricovery Plan 2021-2027” che con il “Piano di Sviluppo Strategico” della istituenda ZES/ZLS (Zona Economica Speciale e Logistica regionale di cui alla D.G.R. Regione Lazio del 30 ottobre 2018) .

Roma, 6 marzo 2021

 (*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Ricostruire una nuova economia con il lavoro

 Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)

Prevedere equilibrati interventi nsl “Piano Strategico di Sviluppo della ZES/ZLS Lazio”

di Donato Galeone*
zonaindustriale 390 minIl nostro “APPELLO” di settembre 2020 rivolto alle rappresentanze politiche e sindacali territoriali - rilanciato con la diretta facebook unoetre del 19 febbraio sulla pagina del giornale online - continua a tenere in conto, essenzialmente, le tre urgenze sulla “sanità, l'economia e il sociale” indicate dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella e riconfermate dal neo Presidente del Consiglio, Mario Draghi con il voto del Parlamento.

Abbiamo ripetuto e detto che, ora, non dobbiamo soltanto guardare al presente ma domandarci e discutere sul “come ricostruire la vita economica e sociale” del frusinate e Lazio mirando, con un lungimirante accesso alle risorse del Ricovery Plan, tanto alla ricostruzione di “aree di di sviluppo sostenibile” quanto, con capitale economico pubblico e privato, connettersi al capitale naturale e ambientale – da recuperare e salvaguardare – congiunto alla essenzialità del capitale umano giovane e meno giovane , con il lavoro qualificato contrattato e partecipato.

Sappiamo e prevediamo che la proposta del Governo al Parlamento – articolata per settori infrastrutturali e sociali territoriali – denominato “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)” sarà, per l'Italia, propositivo di contenuti e impegnativo nella esecutività, per potere accedere ai fondi Next Generation EU del piano finanziario pluriennale 2021-2027 che, peraltro, richiederà proposte condivisibili e tempi certi di realizzazione nelle comunità locali regionali.

Negli 1960-70, da non dimenticare ma divulgare, abbiamo avuto riflessi di “luci e ombre” con gli interventi straordinari dello Stato nell'economia provinciale - non programmati - mediante una gestione non partecipata nelle fasi della trasformazione locale che, nei fatti, non ha favorito ma appena lambito la elevazione sociale delle nostre comunità, anzi, ha contribuito a stabilizzare una rassegnata “indifferenza” che, di fatto, tende a distruggere ogni valore trainante verso l'ascesa sociale delle persone e una migliore qualità della vita.

Ecco, oggi, con le due parole “sostenibile sviluppo e resilienza” si intende qualificare ogni intervento di sviluppo sia mediante una sostenibilità ecologica - ovvero - di bonifica e tutela ambientale, sia con una capacità di graduale recupero e ripresa, ovvero, di una capacità di resistenza da condividere tra responsabili operatori economici e sociali - rappresentativi dei territori - da tecnici ed esperti dell'economia e dell'urbanistica, nella ricostruzione sostenibile e resiliente del basso Lazio nel contesto regionale.

Vale a dire e innanzitutto il capire e il condividere i contenuti che vogliamo dare alla parola “sviluppo” con il superare la genericità nozionistica e praticare uno sviluppo equilibrato degli insediamenti industriali e dei servizi territoriali, congiunti, alla trasformazione dell'agricoltura - bonificata nei fondi valle - e alla valorizzazione agro forestale delle aree montane.

Necessario procedere con una verifica responsabile e articolata verso la ricostruzione di un equilibrato e voluto nuovo sviluppo tra comparti produttivi - ecologicamente attrezzati - nella dimensione settoriale territoriale da strutturare, proporre e programmare, oltre che da finalizzare alla massima occupazione, mediante una ricercata e sostenuta politica attiva del lavoro, professionalizzato e adeguato alla domanda crescente, sul nuovo modo di lavorare nelle imprese tecnologicamente avanzate del terzo millennio.

Pensiamo che attraverso queste verifiche e mappature delle aree territoriali e consortili, già destinate agli insediamenti produttivi, potrà essere accelerato e definito ogni utile e necessario orientamento imprenditoriale sia per una ripresa dell'attività produttiva o di una formale disponibilità al riacquisto - da parte del Consorzio ASI Frosinone o Consorzio Unico del Lazio – delle 'aree già concesse per gli insediamenti - mediante formale revoca - in attuazione dell'articolo 63 della legge n.448/1998, come già avvenuto oltre cinque anni fa, con il riacquisto dell'area Videocon di Anagni e mediante revoca consortile della variante urbanistica alla SIF (Società Interportuale Frosinone) per la mancata realizzazione dell'aeroporto, riportando a destinazione agricola sia i 284 ettari di terreno che i 135 ettari a destinazione industriale.

Gli Enti Locali, Comuni e Amministrazione Provinciale, le due ASI consortili di Frosinone e Cassino, con le associazioni sindacali dei lavoratori e degli imprenditori - prevediamo - che dovranno partecipare, presso Regione Lazio, alla definizione condivisa del “Piano Strategico di Sviluppo” - obbligatorio - per il riconoscimento della ZES/ZLS - Zona Economica Speciale e Logistica Laziale - come da D.G.R. del 30 ottobre 2018, quale misura parallela alle ZES del Mezzogiorno di cui al d.l. 30 giugno 2017 n.91, convertito in legge n. 123 del 30 agosto 2017.

Appare ragionevole pensare e prevedere - da subito - un lungimirante impegno politico da condividere, confrontare e verificare sia verso la ravvicinata approvazione in Regione Lazio del “Piano Strategico Regionale di Sviluppo” - nel ripartire con gli interventi di rilancio economico programmati nell'ambito della riconosciuta “Area Laziale Economica di Sviluppo” - e sia nella operatività del costituendo “Consorzio Unico Industriale del Lazio” con le aree consortili da recuperare e attrezzare nelle infrastrutture, per favorire nuovi insediamenti produttivi e servizi logistici nell'ambito sia di una continua salvaguardia ambientale che di condivisi e rinnovati “piani regolatori di sviluppo territoriali”.

Così come non prevedere nel contesto territoriale del “Piano Strategico di Sviluppo della ZES/ZLS Lazio” – da Sud verso Nord del frusinate – equilibrati interventi di riconversione industriale integrata e regolata in aree riconosciute APEE ( Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) tanto nei tradizionali poli consortili di Cassino-Pontecorvo che di Ceprano-Sora-IsolaLiri e, proseguendo lungo l'Autostrada A1 verso Roma – bonificando in tempi certi la Valle del Sacco – da un area APEA tra Ceccano-Frosinone-Anagni e Colleferro.

Pensare, quindi, anche a parte di quel 37% delle risorse europee “Next Generation EU” che devono essere destinate ad obiettivi coerenti sia con il “Green New Deal” che mediante una gestione del “Recovery Plan” sostenibile di salvaguardia della salute, pianificazione territoriale e competitività innovativa delle imprese, nella graduale ripresa delle attività produttive e lavoro.

Con il lavoro contrattato e partecipato e nella interdipendenza delle essenziali tematiche produttive “ambientali, economiche e sociali” possiamo contribuire a ricostruire, consapevolmente, quel nuovo e diverso modello di sviluppo mirato verso una economia e un lavoro capaci di migliorare la qualità della vita e dare un futuro di inclusione sociale universale alle persone.

(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio

 

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Il Frusinate con il Lazio nel Recovery plan

 Il Recovery plan

Giunta Regionale in ritardo sulla creazione della Zona Logistica Speciale Laziale

di Donato Galeone*
200milainpiazza 2012 06 16Il Presidente Mario Draghi - incaricato dal Capo dello Stato Sergio Mattarella per la formazione del nuovo Governo - prosegue con la triplice valenza programmatica “sulla sanità, l'economia e il sociale”.

Il Prof. Draghi, - auspicando condivisione politica e tecnica sulla urgenza nazionale operativa richiesta dai cittadini e lavoratori alle istituzioni democratiche - avendo recepito la disponibilità dei gruppi politici e ascoltando le parti sociali, dovrà riferire al Capo dello Stato tenendo in conto, essenzialmente, tanto le tre urgenze programmatiche quanto le più vicine scadenze di fine marzo e fine aprile prossimi - oltre l'avviato “piano dei vaccini” - sia quella della ”proroga del blocco dei licenziamenti” e sia la definizione parlamentare del “Recovery Plan Italia”.

Ecco che la salvaguardia della salute, la coesione sociale con la “ripresa dell'economia e il lavoro” – tra interventi strutturali con investimenti territoriali programmati e progettati dal 2021 al 2027 – dovranno essere configurati e localizzati entro un “nuovo sistema economico e sociale nazionale” sostenuto, anche, dalle risorse europee del Next Generation Eu mediante il Recovery Plan da presentare a Bruxelles entro fine aprile 2021.
Si tratta - ora - non solo di guardare al presente ma domandare e discutere verso quale prospettive di vita economica e sociale territoriale nel frusinate e Lazio possiamo, ragionevolmente, traguardare, noi, il prossimo futuro, dal secondo dopoguerra e, tra 50 o 100 anni, i nostri figli e nipoti, considerando, che la moderna epoca - con lo sviluppo scientifico e tecnologico applicato ed esteso ad ogni livello - se deve tendere a migliorare il tenore di vita media delle persone estende, anche, nuove disuguaglianze sociali, da contrastare e superare, mentre appare più certa e mirata l'accumulazione capitalistica e finanziaria, costruita sempre più su scala globale ed in misura superiore anche cento volte, oggi, di quella conosciuta in qualsiasi altra epoca.

Ma oggi - ripeto - dal 2021 al 2027 potranno e dovranno essere utilizzate risorse europee annunciate, quale massiccio intervento economico che richiederà severità e controlli di legalità nel suo utilizzo mediante accompagnamento dei singoli progetti territoriali e settoriali - eco sostenibili - mirati verso obbiettivi specifici di “rilancio e protezione della economia italiana nella dimensione europea” mediante lo strumento del “piano nazionale di rilancio e resilienza (PNRR)” che mobiliterà 209 miliardi di fondi europei.

E il Recovery Plan italiano (PNRR) - presentato dal Governo con l'approvazione del Parlamento e che sarà trasmesso a Bruxelles entro aprile 2021 - necessiterà di attente conoscenze e di ampie riflessioni condivise sul “come e dove impiegare quei fondi europei” nella considerazione che il rilancio di “un'area economica sostenibile di sviluppo” è variabile dipendente non solo del capitale economico ma anche dalla dotazione del capitale naturale e ambientale, da recuperare e salvaguardare, congiunto al capitale umano e sociale con il lavoro.

Appare possibile - territorialmente - nella dimensione regionale, provinciale e locale il coinvolgimento sia delle Università laziali che dell'associazionismo di prossimità rappresentativo e congiunto alle parti sociali - imprese e lavoro - capaci di elaborare proposte progettuali per “filiere di sviluppo sostenibile” partendo dalla economia del mare - con i loro porti di Gaeta, Fiumicino e Civitavecchia e retro porti - procedendo verso le aree interne tra i “poli industriali consorziati” da recuperare e rilanciare con attività produttive e servizi oltre le ristrutturazioni aziendali e il potenziamento dei “centri agroalimentari” di raccolta prodotti agricoli da Nord a Sud del Lazio (Orte, Guidonia, Fondi).
Grande parte di queste possibilità di sviluppo territoriale laziale - pur a livello di studio di fattibilità della Regione Lazio - coinvolgerebbe le aree economiche portuali, retro portuali verso le aree interne mediante la “costituzione della Zona Logistica Speciale Laziale” deliberata il 30 ottobre 2018 quale misura parallela alle zone economiche speciali di cui al d.l. 30.6.2017 n.91 convertito in legge il 3 agosto 2017 n.123 con modificazioni.

Rilevo, però, che da ottobre 2018 sono state costituite le Zes/Zls (Zone Economiche Speciali/ Zone Logistiche Speciali) nelle varie regioni italiane - con i loro previsti “piani di sviluppo strategici” - elaborati e condivisi dalle parte sociali e gli enti locali e inviati alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e competenti sedi ministeriali per l'approvazione dovuta.
Nel contempo rilevo, anche, il ritardo della Giunta Regione Lazio che, dalla sollecitazione del 21 gennaio 2020 con ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale, nomina il 29 gennaio 2020 un “gruppo di studio” per redigere la proposta del “Piano Strategico di Sviluppo” quale documento obbligatorio da definire e inviare al Governo, non considerando con la massima urgenza i rilevanti effettivi depressivi della pandemia in tutte le strutture produttive, comprese quelle del Lazio e in particolare nelle attività lavorative collegate al turismo e al commercio oltre ai trasporti, settori entro cui si concentra circa un quinto della occupazione regionale.
Anche la proposta di legge regionale laziale n.194 del 31 ottobre 2019 “Misure per lo sviluppo economico, gli investimenti e la semplificazione” preceduta dalla legge regionale n.7/218 art.40 sulla “fusione in Consorzio Unico del Lazio” dei cinque Consorzi di Sviluppo Industriale, operativi in provincia di Roma-Latina, Sud Pontino, Frosinone e Rieti, dovrebbe tendere - negli obiettivi - a favorire lo sviluppo economico laziale, l'occupazione e l'attrazione degli investimenti attraverso la promozione di progetti strategici innovativi, di recupero e riqualificazione delle aree industriali dismesse, ricercando investitori nazionali ed esteri.

A mio avviso Frosinone e Lazio necessitano di assetti territoriali programmati da agevolare e indicare nel Recovery Plan - essenzialmente- accompagnati dal sostegno operativo integrato di due strumenti di riferimento comprensoriale:
1) della Zona Logistica Speciale Laziale, partendo dall'economia del mare con i porti di Gaeta, Fiumicino, Civitavecchia verso le aree interne destinate al rilancio delle attività produttive industriali, artigianali, commerciali e dei servizi;
2) del Consorzio Unico di Sviluppo Industriale Lazio, con le aree attrezzate di recupero, salvaguardia ambientale e adeguate infrastrutture per favorire nuovi insediamenti produttivi nell'ambito di condivisi piani consortili regolatori territoriali comunali.
Riferendomi, solo esemplificando, al comprensorio del “basso Lazio frusinate” partendo dall'area portuale tirrenica di Gaeta e con il polo agricolo industriale dell'area pontina di Fondi, raggiungendo l'agglomerato FCA ex Fiat del comparto automobile, di Cassino-Pontecorvo e le aree interne con il suo indotto metalmeccanico integrato, configuro già un'area APEA baricentro di sviluppo delle attività produttive e occupazionali multifunzionale, oltre il comparto automotive FCA, longitudinale, tra Napoli e Roma, nonché, trasversale verso il territorio abruzzese.
E' questa una possibile esemplificata e confrontabile proposta di “polo di sviluppo eco sostenibile” - da coinvolgere nella Zona Logistica Speciale Laziale e il Consorzio Unico Industriale - nel contesto delle progettazioni propositive del frusinate alla Regione Lazio per il Recovery Plan.

Inoltre e lungo la Valle del Sacco, da Ceprano-Frosinone-Anagni-Colleferro e trasversalmente verso Sora-Isola del Liri, comprendendo le aree interne rispetto all'Autostrada Roma-Napoli, appare possibile la configurazione, nel frusinate, di altre due aree APEA consortili integrate da infrastrutture, di servizi centralizzati e di risorse adeguate e mirate a garantire ogni obiettivo di sostenibilità ambientale ed economica dello sviluppo locale di nuove imprese e delle attività produttive, da rilanciare e recuperare, con il lavoro contrattato e partecipato.

(*)già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Costruire un programmato piano di sviluppo e lavoro laziale

Lavoro e Società

"..uscire dall'emergenza e porre le basi di una stagione nuova.."

di Donato Galeone
Risalire e costrure uno sviluppo sostenibile per tutti minIl nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, con il suo messaggio di fine anno 2020 ci ha detto - sottolineandolo - che “il piano europeo per la ripresa e la sua declinazione nazionale deve essere concreta, efficace, rigorosa, senza disperdere risorse” ed ha voluto rilevare che “la solidarietà è tornata a mostrarsi, come abbiamo visto, base necessaria della convivenza nella società: solidarietà internazionale; solidarietà europea e solidarietà all'interno delle nostre comunità”.
Il nostro Vescovo di Roma, Papa Francesco, all'inizio del nuovo anno 2021 - Giornata Mondiale per la Pace - ha osservato che “se il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo, sarebbe bello trovare tempo per qualcuno” ed ha aggiunto di trovare: “tempo per chi è solo, per chi soffre, per chi ha bisogno di ascolto e cura”.

Il Presidente Mattarella - esaltando il valore umano universale della solidarietà e rivolgendo l'augurio più sincero di buon anno a Papa Francesco - ha ringraziato il Pontefice “per il Suo Magistero e per l'affetto che trasmette al popolo italiano, facendosi testimone di speranza e di giustizia” aggiungendo che l'anno 2021 “è il tempo dei costruttori”.
Per il Governo del Paese - ha sottolineato Mattarella - “i prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per uscire dall'emergenza e porre le basi di una stagione nuova. Non sono ammesse distrazioni. Non si deve perdere tempo. E' questo quel che i cittadini attendono”.

E il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pur rilevando che “il 2020 non lo dimenticheremo” ha aggiunto in conferenza stampa di fine anno 2020 che “ora però è arrivato il momento di riprenderci le nostre vite, di lavorare per reinventare una società migliore. Ciascuno di noi farà la sua parte e tutti insieme lavoreremo alla ripresa e al rilancio dell'Italia”.
Ma se il 2021 “è il tempo dei costruttori” come sottolineato da Mattarella e da Conte con gli annunci - ripetuti - di “lavorare insieme alla ripresa per il rilancio dell'Italia” dovremmo pensare a condividere l'appello solidale del Capo dello Stato – nel considerare - che i “prossimi mesi rappresentano un passaggio decisivo per una stagione nuova”.
Certamente appare indispensabile nel costruttivo confronto democratico il superare narcisismi e infantilismi politici con distrazioni o perdite di tempo e convenendo, invece, con Papa Francesco che “il tempo è la ricchezza che tutti abbiamo”.

Così come ripartire e costruire - approvato nella sede parlamentare il Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021 e per il triennio 2021/2023 - constatato che la Corte dei Conti anche per le “Misure Lavoro” ha osservato con favore la decretazione di urgenza del Governo che ha contrastato gli effetti della crisi da Covid-19 (d.l. n.18/2020 “Cura Italia); d.l. n.34/2020 “Rilancio”, e il d.l. 104/2020 “Agosto”) mentre per l'anno 2021 ha osservato l' ampio spazio, dedicato e necessario, per mitigare gli effetti negativi sul “piano occupazionale” dovuti all'emergenza sanitaria che continua.

Si tratta, ora, di proseguire nel segno della solidarietà, non tanto e non solo con il rifinanziamento degli ammortizzatori e degli altri sostegni al reddito - comprese le risorse di 180 milioni assegnate nell'ambito del Fondo sociale per l'anno 2021 per il recupero occupazionale nelle “aree di crisi complessa” tra cui l'area di Frosinone-Anagni e Rieti nel Lazio - quali “politiche passive di protezione alle persone” verso la ricollocazione a lavoro, quanto “URGE” ripartire con la “riforma delle politiche attive del lavoro, saldando agli ammortizzatori sociali la semplificazione e la estensione universale del sostegno al reddito” come, peraltro, propone la CISL nella prima delle dieci azioni da confrontare e definire con il Governo unitariamente a GGIL e UIL e altre parti sociali, considerato quanto, da febbraio-ottobre 2020, hanno inciso su milioni di persone gli ammortizzatori sociali, con le casse integrazioni e le crescenti povertà, estensibili anche con lo sblocco dei licenziamenti dopo il 31 marzo 2021.

E' stato rilevato e osservato, nel merito, dalla stessa Corte dei Conti che al 3 novembre 2020 il numero delle integrazioni salariali risultano pari 13.811.862 di cui 13.604.533 erogate direttamente dall'INPS per un totale di 3.492.329 beneficiari. I lavoratori pagati sono stati 3.480.213 pari al 99,65% e sono in attesa di pagamento 12.116 beneficiari, di cui 6.151 domande sono state presentate in settembre 2020.

Questa realtà sociale e del lavoro che manca a fine anno 2020, con una Italia e un Lazio in sofferenza sia in difesa dal virus e sia con la metà delle attività produttive a ritmo ridotto, non escludendo la cessazione di rapporti di lavoro, impone la urgenza di “riavviare” dal gennaio 2021 una “ripartenza” visibile - con la Regione Lazio - “sulla scelta della strada su cui camminare verso il futuro prossimo non sprecando l'occasione proveniente dai miliardi di euro della Unione Europea" (Zingaretti luglio 2020).
Mi permetto sottolineare le due parole “riavviare e ripartire” in quanto e purtroppo rilevo che la Regione Lazio ritardava al 30 ottobre 2018 la delibera di avvio dell'iter per la istituzione della Zona Logistica Semplificata (ZLS) misura parallela alla Zona Economica Speciale/ZES) di cui al d.l. 30.6.2017 n. 91 e convertito in legge 3.8.2017 n. 123 con modificazioni.

E' apparso chiaro che a seguito della sollecitazione del 21 gennaio 2020 - con l'ordine del giorno approvato alla unanimità dal Consiglio Regionale - la Giunta deliberava il 29 gennaio 2020 la nomina di un “gruppo di lavoro” per redigere una proposta di “Piano Strategico di Sviluppo” quale documento propedeutico e obbligatorio che è stato inviato alla Regione Lazio il 13 luglio 2020. (1)

Dopo oltre cinque mesi, da luglio, anche per il Lazio l'anno 2021 - con la istituzione della ZLS/ZES regionale - si debba conoscere e crono programmare, nei tempi certi, la nuova proposta del “Piano Strategico di Sviluppo” partendo dalle aree portuali e retro portuali di Civitavecchia-Fiumicino-Gaeta coinvolgendo una grande parte delle aree interne laziali sino ai confini limitrofi regionali, raccogliendo una grande opportunità di crescita e lavoro non solo laziale.

Ripartire, quindi, con Regione Lazio, aggiornando e recuperando tempi mirati verso la istituzione operativa della ZLS/ZES per rilanciare sia la economia portuale e del mare che le aree interne laziali considerando, peraltro, il sostegno delle politiche europee oltre le risorse destinate al Lazio con il “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza 2021-2027 documento di confronto vivace.

Sappiamo che anche e non solo già il “Documento di economia e finanza 2018” tracciava gli obiettivi della politica infrastrutturale del nostro Paese sullo stato di attuazione e degli interventi nei “settori dei porti e degli interporti” nel quadro degli incentivi. Ma ancor di più - con la istituzione delle ZES/ZTL - saranno favoriti e valorizzati gli insediamenti imprenditoriali innovativi tanto nella economia circolare che nei progetti di investimenti di ricerca, capaci di rendere trainanti, dalle casse integrazioni alla massima occupazione, tutti quei settori di punta dell'economia italiana e laziale, nella dimensione europea, quali l'auto e trasporti, la chimica-farmaceutica, le produzioni agroalimentari e quelle tipiche qualitative-innovative di ricerca artigianale e industriale locale.

Roma, 11 gennaio 2021

(1) Considerato che la pandemia ha prodotto e sta producendo rilevanti effetti depressivi nella intera economia mondiale, europea e nazionale, nonché, in tutte le strutture produttive - compreso quelle del Lazio - in particolare nelle attività collegate al turismo e al commercio oltre che ai trasporti - settori in cui si concentra circa il quinto della occupazione regionale - la Regione Lazio coerentemente e subito dovrebbe deliberare:
di prendere atto ed assumere lo studio denominato “La Zona Logistica Semplificata (ZLS/ZES) del Sistema Portuale del Mare Tirreno” quale documento propedeutico e quale base di confronto istituzionale tra Enti Locali e parti sociali territoriali più rappresentative per definire i contenuti proposti e redigere il documento finale del “Piano di Sviluppo Strategico” della ZLS del Tirreno Centro Settentrionale da inoltrare, come da leggi vigenti, alla Presidenza del Consiglio.

 

 

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