fbpx
Diego Protani

Diego Protani

Diego Protani è un operatore dell'informazione, cultore di Cinema e Teatro. grande lettore di Libri.

URL del sito web:

Il nuovo album di Marco Sonaglia, il cantautore partigiano

I LIBRI DI DIEGO PROTANI. Rubrica

Un album che conquista dal primo ascolto

di Diego Protani
copertina Ballate 360 minNon servivano conferme, chi ascolta e segue la musica d’autore sa bene che il miglior cantautore partigiano sia di fede che come personalità è Marco Sonaglia. Se fosse nato in un'altra epoca avrebbe riempito le feste dell’Unità e spopolato nelle classifiche.
Purtroppo oggi i valori comunisti sono davvero poco amati dalla massa e di riflesso ne risente. Ma la qualità è indubbia e nonostante la sua umiltà da anni porta avanti questa battaglia senza paura. E’ un disco davvero sensazionale, unico. Ballate dalla grande recessione ha conquistato tutti gli amanti della musica d’autore e sia sulle riviste specializzate che nei vari blog ne parlano in termini eccelsi.
Anche io che lo seguo da tempo non posso che ammettere che questo album mi ha conquistato dal primo ascolto e che se fosse stata un’edizione in vinile già sarebbe ben consumata.

Intervista:

Finalmente in Italia torna il cantautorato vero, da dove nasce l'esigenza di mettere in circolo "Ballate dalla Grande Recessione"?

Grazie davvero per considerarmi un “cantautore vero”, ma assicuro che, non essendo il solo, non è con me che la canzone d’autore sta provando a tornare in Italia. “Ballate dalla Grande Recessione” nasce da fattori diversi. La voglia di usare la canzone come strumento di sensibilizzazione e veicolo di informazione su temi che riguardano tutti e che spesso sono nascosti, come dice “Primavera a Lesbo”, sotto il grande tappeto dell’ipocrisia, della distrazione, della reticenza della stampa dominante. Quando anche certi accadimenti, come appunto il dramma dei rifugiati nelle isole greche, vengono raccontati dai mass-media, lo si fa di passata e non si dà il tempo di focalizzare e di riflettere. La celerità della news mordi-e-fuggi tipica da social network è una dinamica che può essere ancora contrastata dall’opera d’arte, la quale costringe a isolare un fenomeno, lo ritaglia, lo incornicia e te lo mostra nella sua nudità costringendoti alla meditazione, all’empatia, all’immedesimazione. Con internet oggi non si può dire che deficitiamo di informazioni. Si pone il problema di quali informazioni e di come si viene informati. Si arriva a scorrere da un secondo all’altro dai bombardamenti israeliani alla tiktoker che fa i balletti. Il nostro sistema cognitivo si abitua a distogliere l’attenzione da contenuti che turbano ad altri effimeri quasi da offendere l’intelligenza, e questo non è un bene. Per certi versi, la comunicazione della rete è peggiorativa rispetto a quella televisiva dove almeno hai la garanzia che un servizio giornalistico dura quei cinque minuti e ti concentra. Ma un altro motivo che ha fatto nascere il disco è la volontà di riportare la poesia nell’ambito della canzone. La regressione, la barbarie etica porta una barbarie anche della forma. Spopolano canzoni che non passerebbero la verifica del più generoso insegnante elementare. Una povertà comunicativa, un’imperizia retorica disarmante. Questo album è anche una sorta di battaglia a questo modo di concepire e percepire la canzone. I Cantacronache nacquero contro Sanremo. Io canto un po’ per amore, un po’ per odio verso tutto ciò che ritengo rovini le coscienze. Amore e odio sono sempre strettamente legati.

Un disco pieno di omaggi ma anche molto personale. Quanta intimità c'è in questo disco?

Gli omaggi, qui, sono anche racconti personali, intimi. Nel senso che tutto quello che il disco racconta ci tocca direttamente, riguarda la militanza politica e sociale dei suoi autori. Nel periodo in cui sono stati composti i testi, il periodo del governo giallo-verde, e quello in cui ho scritto le musiche, l’acme della pandemia, le terribili conseguenze del capitalismo che funestavano il mondo ci inducevano a una sofferenza e al tempo stesso a un senso di impotenza profondo. L’imperversare del salvinismo ci faceva sentire aggrediti in prima persona. Con la pandemia avevamo la sensazione di essere, per citare Gaber e Luporini, “al termine del mondo”. Del nostro mondo, il nostro universo di valori, la nostra cultura, la nostra etica. Oltre che mutilati materialmente nella nostra classe sociale, considerate tutte le morti per mare e per terra che affollavano le cronache per esclusiva causa di un modo di produzione malato, disumano, antropofagico, per dirla col Pottier tradotto nella “Ballata della vecchia Antropofaga”. Io non credo nella contrapposizione tra l’io e l’altro. Dobbiamo, secondo me, capire di quanti e quali altri è in realtà composto il nostro io. È così che parlare di sé è sempre in qualche misura parlare degli altri e quando si parla degli altri siamo sempre noi stessi a proiettarci in loro.

Hai dedicato una canzone a Claudio Lolli. Molti giovani però ascoltano altro, quanto sarebbe importante inserire nel programma scolastico la storia della canzone italiana?

Sarebbe fondamentale. A patto, però, che insieme alle canzoni di Lolli venga illustrato agli alunni il contesto generale che ha prodotto quelle canzoni. Altrimenti rischierebbero di non capire. Finirebbero per estasiarsi a questa immagine, a quella intuizione, a una grande capacità descrittiva, metaforica, citazionistica, perdendo di fondo l’elevata tensione lirica che induceva Lolli, e non solo Lolli, a scrivere in quel modo. La passione politica. È quella che manca a molti cantautori cosiddetti indie che dichiarano tra i propri riferimenti i cantautori della generazione di Lolli, ma mancano di qualcosa, sono altro, e infatti si sono dati una categoria a sé. Molti di loro hanno melodie buone, voci caratteristiche… I testi provano anche a essere originali, talvolta anche troppo: sembra che la voglia di essere “strani” scavalchi quella di dire qualcosa di netto. È il dramma centrale della postmodernità: la spoliticizzazione. La prevedeva intimorito, Pasolini e non sarebbe contento oggi di constatare che anche su questo ha avuto ragione. La canzone d’autore - e non solo italiana: dalla Francia agli Stati Uniti ai paesi dell’Est Sovietico abbiamo dei riferimenti, in materia di poesia e musica, cardinali e purtroppo misconosciuti – dovrebbe rientrare nei programmi scolastici, nella sezione “poesia”. Ma in assenza di una sua contestualizzazione storica, non aiuterebbe a ripopolare l’universo degli esempi da cui prendere le mosse per il futuro della canzone.

Hai parlato di Mimmo Lucano, perché quest'uomo mette così paura?

Mimmo Lucano ha apprezzato sia “Ballata dello zero”, la ballata a lui dedicata, per me tra le più fantasiose delle dieci tracce, Infastidiva il fascioleghismo perché è riuscito a costruire un modello sociale vivo e concreto che dimostrava che i migranti non sono altro che proletari, lavoratori e lavoratrici, famiglie che hanno bisogno di un tetto, di un letto, di una posizione nella società e che, se messi nelle condizioni, possono collaborare e trasformare il mondo. A partire da una piccola città. Ma come si dimostra, non esistono zone franche dal capitalismo. Quella piccola comunità è capitolata sotto l’assedio degli avvoltoi del profitto, intenzionati a riprendersi le case, le botteghe, i campi. In pieno regime salviniano il nemico era il migrante: bisognava odiarlo senza riserve, vedere in esso la termite del tessuto sociale, non l’uomo che avrebbe potuto ricucirlo. Riace sbugiardava il Mein Kumpf padano da cima a fondo. Mimmo Lucano e la sua piccola ma eroica resistenza dovevano essere cancellati. Ma come vent’anni di fascismo non sono riusciti a cancellare Antonio Gramsci, una legislatura giallo-verde non ha cancellato Lucano. Riace, per come era strutturata, non c’è più. È stata una solitaria Atlantide di civiltà. Vi sono bilanci da trarre, ma ne rimane l’esempio e Lucano ne è ancora il simbolo ed è bersaglio, ancora, della stampa reazionaria di tutta Italia. Lo considero un grande uomo e un compagno, a prescindere dalle ultime scelte politiche che non ho condiviso ma alle quali mi compiaccio che non abbia dato seguito.

“Ballata dell'articolo 18” è più un urlo disperato oppure un grido d'allarme?

“Ballata dell’articolo 18” è il brano preferito da Salvo Lo Galbo, l’autore dei testi dell’album. È sia un grido di disperazione che di allarme. In questo paese la recessione in termini di diritti e di civiltà cui allude il titolo del disco ha come centro propulsore l’attacco padronale alla classe operaia, allo Statuto dei Lavoratori, a quello che veniva chiamato “il mondo del lavoro”, quando il lavoro faceva mondo. Quando viene colpita la classe operaia, tutti i baluardi della civiltà vengono giù come tessere di un domino: dai diritti delle donne e dalla cultura con cui una società guarda alla donna, ai diritti dei migranti, delle minoranze sessuali ed etniche, la questione ambientale, ecc. Sono tutti aspetti di un medesimo soggetto: il proletariato. Le donne borghesi non lottano per i diritti, godono dei privilegi. E se a spostarsi è un imprenditore, non è un migrante. Tutti i diritti sociali sono sempre diritti delle classi subalterne, della classe lavoratrice a traino di tutte. Quando si attacca al cuore questa classe, si deregolamenta il lavoro, la si spoglia dei diritti, la si priva delle organizzazioni politiche e sindacali di riferimento perché queste la tradiscono continuamente, ecco che avanza la controparte, la borghesia, il padronato, l’impietosa e cannibalica massimizzazione del profitto privato. La classe lavoratrice si passivizza o si illude addirittura di trovare nei populismi o nelle destre ciò che non ha trovato nelle “sinistre liberali”. Il fronte dei proletari si frammenta e la rabbia si distoglie dai vertici e si indirizza contro gli stessi proletari, innescando la guerra tra i poveri. La cultura politica, sociale e civile si sgretola. La fine del Novecento e con esso della “narrazione comunista”, nel mondo ha prodotto questo scenario. È dalla classe lavoratrice che bisogna ripartire. Bisogna capire che solo quando la classe lavoratrice tornerà ad esercitare una egemonia culturale nel mondo, tanti altri diritti potranno essere conquistati e salvaguardati. Non si distruggerà mai il razzismo nella società se non si distrugge il capitalismo perché è il sistema capitalistico a necessitare delle divisione tra poveri per preservare il proprio dominio e ricanalizzare la conflittualità. Vale lo stesso per il femminismo, per l’ambientalismo, per tutte le tematiche sociali, oggi quanto mai urgenti, che affondano le loro radici nella storia del movimento operaio e che, provando a lottare senza ritrovare quel collegamento, saranno destinate a fallimenti, corruzioni e delusioni. La centralità di classe sia per me che per Lo Galbo è fondamentale. Si può dire che il prossimo album sarà una prosecuzione del filo logico che “Ballata dell’articolo 18” svolge.

Inutile girarci intorno, sei un cantautore che non ha mai nascosto le sue idee politiche. Cosa pensi quando qualcuno dice "La politica deve rimanere fuori dalla musica"?

Chiederei ai sostenitori di questa tesi in quale momento storico risulta loro che la musica e l’arte in genere sia rimasta fuori dalla politica. Se non sapessi di parlare a emeriti ignoranti e disonesti. L’idea politica, sia quella dei dominanti che dei dominati, ha sempre ispirato l’arte. Anche l’arte cosiddetta “di evasione”, come tanta ne sforna il mainstream, reca un palese marchio politico. La mistificazione smaccata, il trionfalismo disperato, il disimpegno, la futilità, il vuoto eletto a sovranità; cosa ci testimonia tutto questo teatrino scrupolosamente impermeabilizzato alla realtà se non il terrore della realtà stessa? E perché la realtà terrorizza? Perché banalmente non si può parlare della realtà senza fare denuncia. C’è un sistema che non vuol essere denunciato. Il capitalismo si presenta come l’ultimo mondo che l’umanità abbia potuto sperimentare e quindi il migliore, il capolinea dell’evoluzione sociale. È una religione, una fede, bisogna crederci contro ogni evidenza, soffocando ogni tarlo critico. Certamente vi sono diversi volti, diverse fasi del capitalismo: il capitalismo in veste “democratica” non fa come il capitalismo in veste fascista e concede margini di libertà alla stampa critica, alle organizzazioni politiche e sindacali antagoniste, ecc. Ma questa libertà appunto è già troppo ed è tutto quello che il sistema intende sopportare. L’arte, possibilmente, deve rimanere la squillante tromba del paradiso dove dobbiamo convincerci di vivere. Propongo un esperimento: metti su la canzone più gettonata su Spotify e nel frattempo sfoglia un quotidiano, fai zapping tra i tg della sera, compila un curriculum, fai i conti della spesa, telefona a un amico e chiedi come se la passa, affacciati alla finestra e osserva il mondo... È così che, di sottofondo a quelle canzoni, io riesco a sentire il terrore di una realtà che urla, negata, mutilata, imprigionata. L’inferno cittadino dietro il paradiso caraibico, altro che “amore e capoeira”! La canzone disimpegnata è impegnatissima, invece, a nascondere l’evidenza. Agisce da partigiana dell’illusione, da squadrista contro il pensiero, da secondina della coscienza per impedire che si liberi. Un corso pluriennale di percezione di canzoni, film, letteratura in questo modo, in un modo in cui opera una vera e propria campagna di propaganda, ha ricadute pesantissime sulle nostre soggettività. Perciò l’arte fa sempre politica. Quella di sinistra, quella di destra e quella che si presume neutrale ma che, citando Brecht, è comunque di destra. Da che parte stanno, infatti, gli schiamazzi che recentemente hanno recriminato la apoliticità della musica? Ecco. Ci siamo risposti.

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego

Napoli Città Libro

 

La LFA Publisher alla prima fiera di libri post Covid

di Diego Protani
napolicittà del libro 390 minNapoli Città Libro, è la prima grande fiera di libri in presenza dopo il mostro chiamato Covid.

Un'attesa spasmodica che finalmente, dal 1 al 4 luglio, lascerà posto alla realtà.
Decine di editori provenienti da tutta Italia, esporranno le proprie produzioni letterarie nel meraviglioso scenario dei giardini di Palazzo Reale in Piazza del Plebiscito, per cui una location bellissima per un evento che mancava da troppo tempo.

Tra i tanti editori vi è la realtà napoletana della LFA Publisher, una casa editrice senza contributo che in pochi anni ha scalato posizioni nell'editoria del bel paese.

Saranno ben 25 firma copie di autori che proverranno da tutti Italia, tra i tanti spicca Diego Protani, lo scrittore di Ceccano che da tempo, col suo SULLE LABBRA DEL TEMPO scritto a quattro mani colla autrice sarda Viviana Vacca, sta vendendo e facendo conoscere la sua Opera dedicata agli Area, mitico gruppo musicale degli anni '70, in tutta la penisola.

Insomma, una kermesse importantissima che deve far da traino ad altre importantissime che la CE partenopea ha in cantiere, come la Fiera del Libro di Torino e quella di Francoforte (quinta partecipazione consecutiva) dove in quest'ultima la CE porterà solo produzioni in lingua straniera... quindi un trampolino di lancio, questa Napoli Città Libro, verso orizzonti che fino allo scorso anno, causa pandemia, erano utopia.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego

Qualcuno dimentica Luigi Mastrogiacomo martire delle Fosse Ardeatine

 CECCANO. Comuni del Frusinate

 "Una dimenticanza voluta?"

di Diego Protani
LuigiMastrogiacomo minLuigi Mastrogiacomo, martire delle Fosse Ardeatine. Nato a Ceccano dopo l'8 settembre nascose armi nel terreno di casa e nella propria abitazione. Permise che nella sua casa fosse impiantata, dall'organizzazione diretta dal Tenente Giglio, una stazione radio trasmittente che trasmise per circa due mesi. Fu arrestato, dietro delazione di una spia che rivelò il luogo in cui era installata la stazione radio, insieme al Tenente Maurizio Giglio.

L'amministrazione comunale guidata da Roberto Caligiore ( ho controllato i vari social, dove ho trovato invece le foto di altre ricorrenze) non si è ricordata di aver un martire nato nella Contea, eppure oggi se ne è parlato molto in tv e sul web.

Per questo mi viene da pensare che forse è una dimenticanza voluta.

Una comunità deve essere rappresentata da chi rispetta la comunità stessa. Alla nostra città è stata conferita la medaglia d'argento al merito civile, con la seguente motivazione:

«Centro strategicamente importante, situato sulla linea Gustav, durante l'ultimo conflitto mondiale si trovo' al centro degli opposti schieramenti, subendo ogni sorta di violenza dalle truppe tedesche e marocchine e continui e devastanti bombardamenti alleati che causarono la morte di numerosissimi cittadini e la quasi totale distruzione dell'abitato. Splendido esempio di spirito di sacrificio ed amor patrio».

Spero che questa amministrazione chieda scusa ai familiari di Luigi Mastrogiacomo.

Diego Protani iscritto del Pd Ceccano.

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in da Ceccano

Lucio Magri visto da Simone Oggionni

I LIBRI DI DIEGO. Rubrica

Lucio Magri è una figura che non si può scindere da Il Manifesto

libro oggionni minDiego Protani intevista Simone Oggionni

1) Come nasce il libro? Ha inciso l'attualità del pensiero di Lucio Magri?

Il libro nasce da un debito di riconoscenza nei confronti di una figura politica e intellettuale, quella di Lucio Magri, che io penso sia tra le più complete, più interessanti e più affascinanti del Novecento italiano ed europeo.
Il debito di riconoscenza è pubblico, perché le sue idee sono feconde e indicano una traccia secondo me attualissima nell’analisi critica del capitalismo di oggi e nelle proposte riformatrici conseguenti. Ed è anche un debito di riconoscenza personale, perché l’incontro con lui (prima con i suoi saggi, i suoi articoli e poi con lui, direttamente) mi ha segnato.

2) Cosa pensi dell'introduzione che ti ha fatto Luciana Castellina?

È stata gentilissima. Le ho chiesto, prima di cominciare il libro, una sorta di autorizzazione politica e morale alla scrittura, perché è vero che siamo orfani di un grande partito ma non siamo orfani, per fortuna, di punti di riferimento politici e intellettuali. Luciana è una di questi e la sua vicinanza, il suo sostegno e, mi pare di capire, la sua approvazione sono per me importantissimi. A lei devo molte correzioni, molti spunti, e anche la copertina del libro, che è un suo dono. È la fotografia di una lettera - che Luciana ora custodisce a casa sua - che Jean Paul Sartre scrisse a Lucio Magri nel luglio del 1962 per informarlo che avrebbe pubblicato sulla sua rivista un saggio sul neo-capitalismo e per congratularsi con lui. Un cimelio vero e proprio che, da solo, vale il mio ringraziamento a Luciana.

3) Lucio Magri ha parlato spesso del "Lungo 68 italiano". Ad oggi come interpreti le sue opinioni in merito?

Magri è stato tra i primi a capire il senso profondo del Sessantotto, perché ha colto già nei primi anni Sessanta i caratteri di una trasformazione molecolare e incipiente del capitalismo che portava in sé i germi della contestazione. Quando scoppia il Sessantotto in Francia Magri prende l’automobile con Filippo Maone e Rossana Rossanda e va a Parigi. Sulla base di quell’esperienza diretta, scrive qualcosa di più di un libro di cronaca: Considerazioni sui fatti di maggio. Appena tornato, chiede al Pci di svolgere quel ruolo di cerniera necessario tra il movimento operaio organizzato e le nuove culture della contestazione, un ruolo di ponte ideale tra la tradizione comunista e il nuovo che maturava nelle teorie dei movimenti di massa. Lo chiede al Pci e si attrezza a farlo in prima persona, ipotizzando e perseguendo un’alleanza tra soggetti, pratiche, idee capace di trasformare tanto la cultura politica della sinistra quanto, in prospettiva, la società italiana ed europea. Questa mi pare l’idea-forza straordinaria di quello che Magri interpreta come il lungo Sessantotto: la necessità di un’innovazione profonda nella cultura tradizionale comunista e la consapevolezza della maturità di contraddizioni clamorose del modello di sviluppo capitalistico che il ’68 esprime (e che nel ’68 esplodono).

4) Dopo le elezioni del ’79 Magri ha auspicato una convergenza tra Pdup e Pci. Erano così abissali le differenze o possiamo definirla una lite condominale ciò che era avvenuto prima?

No, nessuna lite condominiale. Magri, insieme a tutto il gruppo del manifesto, esce dal Pci nel 1969 per un dissenso radicale nei confronti di un Partito comunista che non raccoglie gli stimoli che Togliatti aveva consegnato negli ultimi anni (il Memoriale di Yalta ma non solo) e che non capisce fino in fondo le novità che il Sessantotto indicava alla sinistra italiana ed europea. Viene radiato per questo e anche, non dimentichiamolo, per la questione cecoslovacca: l’invasione di Praga e il giudizio conseguente sull’esaurimento dei margini di riformabilità del sistema sovietico. Questioni non banali, quindi.
La decisione di ritornare nel Pci, che maturerà nei primi anni Ottanta sulla base della svolta di Berlinguer (dal compromesso storico e dalla solidarietà nazionale alla linea dell’alternativa), poggia su di un giudizio concreto, appunto, che attiene alla nuova linea politica del Pci.
Ma bisogna anche notare che - eccezion fatta per i primissimi anni dopo la radiazione, nei quali Magri e il manifesto frequentano con risultati non eccezionali la galassia dei gruppi della nuova sinistra - vi è sempre in lui un atteggiamento di grande apertura nei confronti del Pci. E la ricerca costante di un dialogo, di un rapporto. Anche in questo sta la straordinarietà di quell’approccio: fuori ma a ridosso, sempre riconoscendo e rispettando la dimensione di massa e il consenso popolare di cui godeva il Pci, sempre spinto dall’ambizione di rifondare su basi più avanzate l’area comunista italiana.

5) Hai scritto che Magri rivendica l'eredità gramsciana. In quali occasioni è più evidente?

Oltre che rivendicare direi che la rappresenta: in lui il genoma Gramsci (quello con cui nel Sarto di Ulm descrive la parabola storica del Pci) è evidentissimo. Evidentissimo, cioè esplicito, perché Magri chiama in soccorso l’eredità gramsciana in più tornanti. Lo fa persino quando nei primi anni Settanta il gruppo de il manifesto sembra dovere e volere prendere le distanze dai riferimenti culturali totemici del Pci.
Non soltanto Magri rimane fedele all’idea gramsciana di un concetto di rivoluzione intesa come rivoluzione molecolare, come processo permanente e progressivo di sfida all’equilibrio dominante, di accumulazione di forze, di massa critica, di idee, di consenso che fa nascere dentro il vecchio che muore il nuovo mondo.
Oltre a questo Magri recupera fino in fondo il Gramsci del Quaderno 22, quello dedicato all’americanismo e al fordismo e alla difesa, dentro la lettura della modernità e dello sviluppo produttivo, della dimensione dello «umanesimo del lavoro». E per dire così, applica il Quaderno 22 al neo-capitalismo e al 1968. Non soltanto nella forma dell’analisi critica dello sviluppo ma anche nella forma della politica. Qui si colloca la riflessione sui consigli, sul partito e sulla democrazia, che accompagnerà Magri fino agli ultimi anni, nei quali continuerà a invocare il ruolo di organismi permanenti di democrazia diretta, consigli che siano completamento degli istituti della democrazia rappresentativa e strumenti del processo storico necessario al superamento del capitalismo. Ho sempre sentito questa sensibilità consiliare molto viva e molto interessante.

6) Lucio Magri è una figura che non si può scindere da Il Manifesto. Quale era l'innovazione del giornale e quanto ha dato in quegli anni alla sinistra italiana?

Magri ha fondato e diretto il manifesto e a un certo punto, all’altezza del congresso del Pdup di Viareggio nel 1978, quando Rossana Rossanda e altri gli si contrappongono esplicitando un dissenso profondo rispetto alla linea del partito, le strade si dividono. Anche in quel caso il tema della discussione non era esattamente una quisquilia: il giudizio sul Pci, la previsione dell’evoluzione della sua linea politica, il giudizio sul movimento del Settantasette e persino sulla lotta armata e il terrorismo.
Poi mi piace ricordare che Magri tornerà a spendere energie intellettuali e politiche per l’esperienza della rivista del manifesto, fondata nel novembre ’99 con i compagni di sempre (Pintor, Parlato, Rossanda, Castellina ma anche Ingrao, Aldo Tortorella e Bertinotti). È un tentativo di fare politica ancora una volta attraverso le armi dello studio, dell’inchiesta, dell’analisi del mondo. Dopo 56 numeri, nel dicembre 2004 deciderà però che proseguire non serve più. Non c’è un partito che la possa utilizzare, un soggetto politico che traduca in militanza, proposta, conflitto quel fiume di parole.
Detto questo, il giornale ha sempre dato tanto alla sinistra italiana, è sempre stato una voce critica e intelligente, aperta al mondo, alle sue contraddizioni.

7) Chiudiamo con una domanda più personale. Senti il peso e la responsabilità di questo lavoro?

Sento il peso e la responsabilità delle radici. C’è un antico proverbio cinese che dice che per quanto un albero possa diventare alto, le sue foglie, cadendo, non si allontanano troppo dalle sue radici. Sono le radici, del resto, a spiegare il tronco, i rami, le foglie, a spiegare la loro evoluzione, la loro conformazione, la loro stessa natura.
Lucio Magri è una delle nostre radici più forti, una radice non recidibile, non sradicabile e per questo ho voluto dire: torniamo sui suoi passi, torniamo a leggere la storia e soprattutto il presente con quelle lenti.
Anche perché viviamo tempi in cui la politica, pure a sinistra, è spesso ridotta a tweet e a colpi di teatro o, meglio, di teatrino. Ecco, molto umilmente vorrei dire che in giro c’è di meglio, c’è di più. Possiamo fare di meglio, rifondare e ricostruire una sinistra più degna. Io ci credo, lavoro per questo obiettivo.

 

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego

Ottavia Pojaghi Bettoni, poetessa

I LIBRI DI DIEGO Rubrica 

Iniziare a dare fiducia a questi giovani che cercano il loro spazio nel mondo della poesia. 

di Diego Protani
ottavia 350 minGiovani poeti ne abbiamo? Certo, mai come in questo periodo una folta schiera di ragazzi si affaccia al mondo poetico. Per troppo tempo è stato considerato, in modo davvero sbagliato, un ambiente di nicchia.

Tra i giovani più promettenti c'è sicuramente Ottavia Pojaghi Bettoni. E' da poco uscita la sua prima raccolta "Altrove ovunque" edita da Edizioni Ensamble.

Nonostante sia giovanissima ha già fatto molta gavetta mediante convegni, eventi letterari e la pubblicazione di "Questi i sogni che non fanno svegliare" (Arcana, 2018) Il suo spirito poetico è particolarmente europeo, intriso dalle sue esperienze che l'hanno portata a vivere in Francia e in Germania. Proprio la sua cultura europea fa si che sia un poesia aperta, che viaggia nel mondo e che sa espandersi con le emozioni.

Ecco, ciò che rapisce del libro sono le Emozioni. Sono loro le principali protagoniste del libro. Queste emozioni non devi cercarle, vengono direttamente loro al lettore. La particolarità è questa.

E l'estetica insieme al tempo riecheggia quasi in ogni angolo. Un tempo che a differenza del suono di un gong è a volte tardivo, ritardatario.

Ma la giovane poetessa sfida questo tempo. Non lo guarda con timore e lo affronta.Per questo non ne ha paura.

"in quale altrove
il senso sposta ogni misura,
i gesti compiuti, lo sguardo?"

Possiamo riassumere con questi versi la bellezza del libro, per dare fiducia a questi giovani, come Ottavia Pojaghi Bettoni, che iniziano a trovare il loro spazio nel mondo della poesia.

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego

“E allora le foibe?”

 

Intervista a Eric Gobetti autore del libro “E allora le foibe?” edito da Laterza.

di Diego Protani
1) Come nasce il saggio "E allora le foibe?" e quale è l'obiettivo del libro?

gobetti copertina libroHo sentito un duplice dovere: professionale e civile. Da una parte la necessità di ribadire i risultati della ricerca storica, che ormai ha raggiunto un certo accordo almeno sui fatti e sulla descrizione dei fenomeni: la realtà multietnica di quel territorio, il ruolo del fascismo nell'innescare la violenza, il contesto della guerra e i vari crimini commessi, l'ordine di grandezza delle vittime e degli esuli. Dall'altra la volontà di impedire che una ricostruzione parziale, talvolta falsa, spesso tendenziosa, di questi avvenimenti porti a capovolgere gli stessi valori fondanti della nostra Repubblica, presentando i fascisti solo come vittime indifese e i partigiani come unici attori della violenza. Il ché non è solo falso, è anche una pericolosa distorsione della realtà, perché attribuisce ai partigiani una volontà di sterminio su basi etnonazionali che invece era patrimonio ideologico dei fascismi.

2) Nel libro sono evidenti delle responsabilità fasciste che diedero inizio a tutto ciò. Ce le può riassumere brevemente?

L'epoca raccontata nel mio libro è un tempo di violenze e massacri che coinvolge molte vittime e molti carnefici. Ci sono i crimini di guerra commessi dall'esercito italiano dal 1941 al 1943 e dell'esercito tedesco fino al 1945, e ci sono le violenze del settembre 1943 in Istria e la repressione di fine guerra da parte dell'esercito jugoslavo. Non c'è un rapporto di causa-effetto fra questi fenomeni, ognuno ha le sue logiche specifiche; ma tutti si sviluppano nella stessa area e nella stessa logica di “guerra totale”. Un conflitto portato in questo territorio dall'esercito italiano, che invade la Jugoslavia nel 1941. E prima ancora dal fascismo, che impone per vent'anni l'italianizzazione forzata alle popolazioni slave. Ripeto: non si tratta semplicemente di vendette; ma senza conoscere un evento non si può comprendere quello che segue. E senza la logica di sopraffazione e violenza portata dal fascismo, non ci sarebbero state, con ogni probabilità, né le foibe né l'esodo.

3) La destra parla di pulizia etnica. E' solo uno scopo propagandistico ?

Non la definirei propaganda, e non arriva solo da destra: direi che ormai fa parte dell'immaginario comune su queste vicende. La definizione è scorretta perché sottolinea solo l'aspetto identitario del fenomeno, che certamente esiste, ma ignora del tutto le ragioni militari e politiche, che invece a mio avviso sono prevalenti. Questo uso improprio denota la volontà di connotare la vicenda in maniera “balcanica”, quasi come se le “foibe” facesse parte dell'istinto di popoli naturalmente “barbari”. In questo modo si può facilmente spiegare il fenomeno con la propensione alla violenza di popoli inferiori, senza bisogno di parlare del contesto di guerra e sopraffazione da parte dell'Italia fascista, che invece è fondamentale per comprendere quegli eventi.

4) Lei dichiara che è improprio parlare di foibe per ciò che succede dopo la fine del conflitto. Perchè?

La stragrande maggioranza delle vittime del 1945 sono uomini adulti catturati dalla polizia politica o dall'esercito jugoslavo perché ritenuti collaborazionisti dei nazisti (sia militari che civili) oppure pericolosi avversari politici per il nuovo potere che si vuole instaurare (e in questo caso ci sono addirittura antifascisti e persino ex partigiani). Queste persone vengono in gran parte internate in campi di prigionia e qui muoiono di fame e di stenti (come succedeva nei campi italiani) oppure fucilati dopo processi più o meno sommari. Le persone uccise e gettate nelle foibe nelle vicinanze delle città della zona sono un numero molto limitato e in gran parte vittime di rese dei conti private o addirittura di criminali comuni, come nel caso dell'Abisso Plutone, nella zona di Trieste.

5) Molti non conoscono la storia del campo di concentramento di Arbe dove morirono più di mille donne e bambini di fame. Perchè anche questa storia non viene raccontata come meriterebbe?

Nell'immaginario comune gli italiani durante la seconda guerra mondiale sono stati solo vittime: dei bombardamenti, delle violenze naziste o comuniste, della guerra in generale. Il mito degli italiani-brava-gente è ormai parte dell'identità nazionale e si è costruito grazie a una serie di complesse ragioni, non ultima la mancata “Norimberga italiana”. In parole povere: nessun criminale fascista è mai stato condannato né in patria (in parte grazie alla nota “amnistia Togliatti”), né all'estero (grazie a un'abile manovra diplomatica che ha consentito all'Italia di non consegnare le centinaia di presunti criminali su cui indagavano gli ex paesi occupati). Tra i crimini più gravi c'è stata anche la creazione di campi di concentramento, dove sono stati internati 100.000 civili jugoslavi. Arbe era il peggiore di questi campi, e qui morirono, di fame e di stenti, circa 1500 persone, molti dei quali donne e bambini. È evidente che questa storia non è mai entrata nel nostro immaginario collettivo perché da sola smentirebbe tutta la costruzione simbolica che ci siamo fatti di noi. Le responsabilità sono tante, psicologiche e politiche, ma io credo che questo oblio costituisca un grave problema per il nostro paese. Con una metafora psicoanalitica: quello dei crimini di guerra è il nostro “elefante nel salotto”. Fino a quando non affronteremo quel trauma, non diventeremo mai una democrazia “adulta”.

6) Quali furono le differenze tra la resistenza slava e quella italiana?

Due sono le differenze maggiori. Per prima cosa la resistenza jugoslava è di fatto monopolizzata dal partito comunista. Esiste un fronte popolare (in particolare in Slovenia) che include altri partiti minori, ma di fatto è la dirigenza comunista che guida la Resistenza da un punto di vista sia politico che militare. Questo perché il partito comunista è di fatto l'unico che operi in una prospettiva jugoslavista, ovvero con l'intento di includere tutti i popoli jugoslavi e di ricostituire una Jugoslavia unitaria.
In secondo luogo, nonostante l'apparente settarismo della resistenza jugoslava, questa si rivela la più forte e organizzata d'Europa, l'unica che riesca a liberare con le proprie forze l'intero paese (con l'eccezione di Belgrado, a cui contribuisce l'Armata Rossa). Questi due aspetti sommati rendono il caso jugoslavo molto particolare, diverso sia dall'Italia o dalla Francia, dove pure la resistenza gioca un ruolo importante, sia dai paesi dell'Est, dove i partigiani devono sottostare all'esercito sovietico. L'enorme consenso di cui gode la leadership comunista jugoslava consente a Tito, nel 1948, di smarcarsi del tutto dal controllo sovietico. Tutto ciò rende la Jugoslavia un'esperienza storica unica: un paese socialista con ampie libertà (culturali, artistiche, economiche, di movimento...) e leader dei Paesi non allineati, un tentativo coraggioso di liberare molti stati di recente costituzione (soprattutto paesi in via di decolonizzazione) dalla “tutela” sovietica o statunitense.
Ma questa è un'altra storia...

Pubblicato in I Libri di Diego

Stefano Pedica e Il Cantiere Democratico

Cronache&Cronache

Stefano Pedica risponde alle domande di Diego Protani

Pedica 350 min1) Onorevole Pedica è arrivato Mario Draghi, per alcuni il salvatore. Ci dica il suo pensiero...

R: Draghi è una persona seria e riconosciuta a livello mondiale per il suo pragmatismo e trasparenza nell’affrontare qualsiasi problema. Lo abbiamo visto in molte occasioni essere una persona che ha avuto una intuizione che andava oltre una visione del momento per arrivare a decisioni importanti nella Bce quando di fatto con la sua politica ha salvato tanti paesi. Incluso il nostro. Una persona che non pensa ai blog o ai twitt ma alle cose semplici per crescere e migliorare la vita dei cittadini.

2) Giuseppe Conte non è mai stato sfiduciato, eppure non è più il premier. Le dimissioni sono state uno sbaglio?
R: Conte è stato sfiduciato di fatto, perché altrimenti sarebbe rimasto a fare danni e a non farci prendere sul serio dall’Europa e dall’Italia. Con le dimissioni/ sfiducia questo paese ha acquistato una persona competente, seria, conosciuta e innamorata del paese e non del partito. Cioè Draghi.

3) Che giudizio dà all'amministrazione Raggi?
R: Della Raggi non si può dare un giudizio ne per l’amministrazione ne per se stessa perché non ha fatto nulla che si ricordi per l’amore della città e per la serietà. Di Raggi in 5 anni si ricordano le buche, i rifiuti, gli autobus che vanno a fuoco, gli alberi che cadono, gli allagamenti, la metro bloccata e dulcis in fundo la memorabile idea della funivia. La cosa più ridicola che nella mia vita politica ho sentito.

4) Si voterà a Roma, leggiamo molti nomi per il probabile candidato sindaco: Calenda, Caudo, Ciani ed altri. E perchè non Pedica?
R: A Roma servono persone capaci e conosciute in tutta la città. I nomi che circolano li conoscono forse nel loro condominio e anche se alcuni sono stati eletti nei municipi, sono rimasti, a fare gli amministratori di quartiere, anche se da noi ogni quartiere può rappresentare Firenze o altre città famose, ma ripeto, hanno amministrato a mio avviso senza risorse, poco e male. A Roma serve una visione alta e di lungo periodo per rilanciare il turismo e l’economia delle piccole e medie imprese, gli artigiani, dare servizi e non abbandonare le periferie. Mi sono candidato alle primarie del Pd nella passata consiliatura ma hanno prevalso le correnti e non la capacità, infatti abbiamo perso. Io ho una visione di una città che rispetta l’ambiente e trova soluzioni per la viabilità e il trasporto in superficie come la metropolitana leggera. Sono pronto per cambiare questa città ma il Pd non sembra ancora maturo per accettare persone libere. Le vuole di potere e di corrente.

5) Cantiere Democratico farà una sua lista in sostegno del candidato sindaco o sosterrà dei candidati nel Pd?
R: Cantiere democratico ancora non ha deciso se sostenere un candidato o fare una lista d’appoggio perché ancora non c’è una data, un programma da leggere, un candidato credibile, almeno fino ad oggi. La mia area deciderà presto dove andare e quale programma credibile supportare. Anche noi abbiamo un programma e quel candidato o partito che si avvicinerà, ovviamente a sinistra, alle nostre idee lo appoggeremo.

6) Qual'è la sua idea di Roma? Da dove dobrebbe ripartire il Partito Democratico?
R: Come ho già detto la mia idea di Roma è per una città in movimento che tiri fuori idee e progetti che partano dalle periferie per valorizzarle e riqualificarle. Per fare un esempio seguire un modello Milano sulla riqualificazione delle periferie, poi i trasporti e il verde e un piano per rendere operativi i termovalorizzatori e valorizzare un’economia circolare. Il Pd ancora non parla di una visione di città metropolitana coinvolgente dove tutti i quartieri sono centrali e non abbandonati. Questo Pd guarda ancora ad un piano regolatore vecchio e centrato ancora sul cemento. Il Pd deve ripartire ma non sa ancora come e dove. Purtroppo.

 

 

 

7

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in Cronache&Cronache

Isole Vicine

 I libri di Diego

 Isole vicine. L'arcipelago delle Isole Eolie e le comunità umane nella preistoria mediterranea

di Diego Protani
isole vicine 350 minIsole vicine. L'arcipelago delle Isole Eolie e le comunità umane nella preistoria mediterranea

Autore : Maria Clara Martinelli
Editore: Edizioni di Storia e studi sociali
Sinossi: La presenza umana si inserisce tardi, solo a partire dal Neolitico, in questo paesaggio nato dai vulcani, difficile da raggiungere poiché il mare condiziona la mobilità, gli spostamenti e il tempo. Il volume ne racconta la preistoria e la protostoria, sulla scorta delle ricerche e degli studi, fondamentali per l'intero Mediterraneo, di Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier, condotti nelle Eolie dal 1950 al 2000, e con l'attenzione dovuta al lavoro di altri studiosi, che hanno ampliato notevolmente, soprattutto dal 1990, la bibliografia archeologica dell'arcipelago tirreno. L'Autrice traccia dapprima la storia degli studi e la linea del tempo, raccordando le attività vulcaniche con le fasi culturali delle comunità umane che hanno abitato l'arcipelago, per poi focalizzare, in ordine cronologico, il Neolitico e l'età del Bronzo, dei quali sottolinea gli elementi caratterizzanti delle diverse facies culturali.

Intervista a Maria Clara Martinelli

1) Come è nata l'idea di questo saggio e quanto sono durate le ricerche?
Lavoro nelle isole Eolie dal 1990 e nel corso del tempo sono stati avviati molti studi e ricerche delle quali alcune concluse e altre ancora in corso. Ogni tassello, ogni traccia serve per guardare alla vita dei nostri lontani antenati. Per esempio l’insediamento dell’età del Bronzo (1500-1300 a.C.) di Portella a Salina fu scoperto nel 1954 e poi ho ripreso le indagini nel 1999-2000 che si sono concluse nel 2008. Non si tratta solo di scavare da buon archeologo, ma bisogna restaurare, catalogare, studiare, documentare, analizzare ecc.. Per fare questo, oltre al mio lavoro ci sono tanti altri ricercatori che si occupano delle Eolie in modo diretto sul territorio e indiretto attraverso studi che si confrontano con quelli eoliani. La ricerca scientifica si può leggere su riviste specializzate che raccolgono articoli su specifici argomenti. Mi sono resa conto che era necessario riunire in un unico volume gli studi condotti nelle Eolie per dare una visione generale che possa aiutare a ricostruirne la storia passata.
Nella ricerca delle preistoria mediterranea l’arcipelago eoliano può considerarsi un laboratorio a cielo aperto.

2) Lei nel libro cita gli studi di Madeleine Cavalier. Quanto sono stati importanti?
Luigi Bernabò Brea e Madeleine Cavalier sono stati i due archeologi che hanno costituito il Museo Archeologico di Lipari attraverso le importanti ricerche condotte a partire dal 1948 nell’arcipelago. L’importanza dei loro studi è internazionale ma ha soprattutto contribuito in modo determinante alla ricostruzione della cronologia culturale della preistoria e della protostoria del Mediterraneo. Il Museo oggi porta il nome del suo fondatore, Luigi Bernabò Brea.
Madeleine Cavalier per me è stata un insegnante fondamentale e ancora oggi mi confronto con lei e ascolto le sue osservazioni. Ho imparato molto da lei soprattutto nella pratica: dalla ricerca scientifica all’organizzazione di un museo, con i magazzini e gli archivi.

3) Come si legge nel libro ci sono stati anche degli scambi nel Tirreno Meridionale. Quindi è stato un punto logistico per lo sviluppo dell'economia del periodo?
L’arcipelago fin dal Neolitico costituì un luogo dove raccogliere ossidiana (presente solo a Lipari) e sfruttare questa materia prima per gli scambi a lunga distanza. Dall’età del Bronzo le Eolie ebbero una importanza strategica per la posizione geografica nel basso Tirreno sulla via delle rotte che dall’Oriente percorrevano il Mediterraneo per la ricerca di metalli e materie prime preziose. L’economia di questo periodo si avvalse di beni “esotici” come
raffinate ceramiche micenee ma anche di merci contenute nel vasellame. Per esempio olii profumati. Ma soprattutto era il metallo (rame +stagno=bronzo) che circolava con metallurghi itineranti. Nelle Eolie la presenza di forme di fusione, cioè manufatti di pietra con l’impronta dell’oggetto che si doveva realizzare attraverso la fusione del metallo, è costante nei villaggi di questo periodo. Questo vuol dire che la fusione era un attività eseguita nel villaggio.

4) Quanto è stato rivoluzionario il nuovo modello di architettura abitativa sulla Rocca del Castello ?
Direi che il termine “rivoluzionario” si adatta meglio alla scoperta di questo sito. Negli anni 1950-1960 non era immaginabile che sotto le macerie del campo di concentramento fascista potesse conservarsi una stratigrafia archeologica di 10 metri. Dal neolitico all’età romana. Durante la preistoria e anche nelle epoche successive, la scelta di vivere in questo luogo fu determinata dalla sua forma, una cupola di lava (duomo riolitico) a picco sul mare, che assicurava una protezione naturale all’insediamento.

5) Quale è il messaggio che vuole inviare con questo saggio e a chi è rivolto oltre agli studiosi della materia?
Il mio desiderio è stato quello di fornire ai lettori una sintesi aggiornata sull’archeologia preistorica delle Eolie, una specie di manuale per tutti quelli -studenti, appassionati,
studiosi- che vogliano conoscere la storia più antica di questo piccolo arcipelago così ricco di testimonianze archeologiche. La presenza nei capitoli anche di dati ancora inediti può essere un incentivo per gli studiosi.
La storia di queste “Isole Vicine” dimostra come l’isolamento può far conservare le tradizioni ma anche sviluppare forme di creatività; può allontanare ma anche avvicinare perchè il mare è da sempre la principale via di comunicazione tra le comunità. L’immagine iconografica che più rappresenta questo mondo è per me la tazza “narrante” di Filicudi che ho scelto per la copertina del libro. Scoperta durante lo scavo di una capanna nel villaggio di Filo Braccio dell’antica età del Bronzo riporta sulla sua superficie il disegno del mare, le barche e una figura umana.

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego

L'uguaglianza di Paolo Villaggio

I libri di Diego

Dietro quella comicità nascondeva solo la sacrosanta verità

di Diego Protani
paolo villaggio 350 minPaolo Villaggio è uno degli intellettuali che ci mancano di più. Ha saputo leggere la società italiana meglio di qualsiasi studioso. Dietro quella comicità nascondeva solo la sacrosanta verità.

E' uscito in questi mesi per Edizioni di comunità L'uguaglianza, resoconto un'intervista che fece per la Radiotelevisione svizzera nel 1975, l'altra tratta da una conversazione privata e inedita con il nipote Andreas e filmata dalla figlia Elisabetta.

In queste due interviste il ritratto di Villaggio che ne viene fuori è quello di un fine intellettuale e di un grande conoscitore della società, d'altronde non si può dimenticare che fece politica in varie occasioni e mai nascose il proprio pensiero.

Il Villaggio-sociologo può essere ben raffigurato in questo passo così chiaro e senza troppi giri di parole: "L’italiano, dicevo, non ha il senso dell’umorismo, quindi non accetta volentieri certi discorsi, li accetta solo se contrabbandati, se iperbolici. Paradossalmente tutti quelli che hanno visto il mio film mi fermano per strada e dicono: «Mi sono fatto un sacco di risate, Villaggio, non le dico che risate! Pensi che Fantozzi è uguale al mio vicino di sinistra» oppure «È uguale al mio vicino di pianerottolo», «È mio cognato», «È mio zio», «È quello lì», «È quello là». Nessuno però, notate, mi dice la verità: «Villaggio, Fantozzi sono io». Questa per me è la verità."

Molto interessante anche il Villaggio che parla di Borges, di Garcia Marquez e di Hernandez evidenziando le figure di questi grandi scrittori latino- americani e di come L’uomo senza qualità di Musil gli ha cambiato la vita a quarant’anni e gli ha fatto capire il novecento.

Ma ciò che mi ha colpito di più è stata la confessione fatta al nipote: “ Io però sono soprattutto uno scrittore, perciò amo molto i libri”.

Niente di più vero, Paolo Villaggio è stato davvero un grande scrittore che in varie occasioni si è prestato al cinema per farli conoscere.

E questo è un libro assolutamente da non perdere, un libro pieno di verità e di emozioni.

 

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego

Intervista all'autore del libro "Nessuno è escluso"

I libri di Diego

Intervista a Fortunato Nicoletti, autore del libro Nessuno è escluso edito dalla Lfa Publisher.

di Diego Protani
FortunatoNicoletti autore di nessuno è escluso 350 min1) Come nasce " Nessuno è escluso" ?
Nessuno è Escluso nasce da una promessa fatta a Roberta dopo qualche mese dalla sua nascita. Gli promisi che semmai fosse diventata abbastanza grande da leggere, avrebbe potuto conoscere la sua storia attraverso le pagine scritte dal papà. La promessa si concretizza 4 anni dopo, e nel frattempo scrivere queste pagine era diventata quasi una esigenza personale ma.non solo per raccontare ma per far si che questo racconto diventasse patrimonio comune.

2) Quanto è stato importante per lei scrivere questo libro e parlare di questa rara patologia?
Scrivere questo libro è stato essenziale perché ci ha reso definitivamente consapevoli dell'inferno che abbiamo affrontato ma anche della straordinaria opportunità che Roberta ci ha donato con la.sua nascita. Parlare di disabilità, di malattie rare e non tanto della specifica patologia di Roberta, è stato ed è fondamentale per avvicinare la società civile alle condizioni di diversità della vita.

3) Si è mai sentito solo in questo periodo?
Ci siamo sentiti estremamente soli e a tratti anche abbandonati, ma anche in questo caso il blog prima ed il libro successivamente ci hanno reso quasi liberi di non vergognarci più del dolore e allo stesso tempo ci ha permesso di essere circondati dall affetto delle migliaia di persone che hanno cominciato a seguirci e ad adottare Roberta e la sua famiglia.

4) Cosa si aspetta dalla politica e dalla società civile?
Dicevo della politica, mi aspetto rispetto e attenzione quotidiana, mi aspetto una legge che finalmente riconosca i cargiver familiari e si prodighi affinché tutti i cittadini abbiano le stesse possibilità. Non uguaglianza, ma equità.
Dalla società civile invece mi aspetto uno scatto essenziale, un cambio di visione rispetto a tutto ciò che è diverso dal convenzionale. Ed è per questo che pensiamo che messaggi come quelli contenuti nelle pagine di questo libro, se adeguatamente promossi e diffusi, possono fare la differenza.

5) Quali sono gli obiettivi che ti sei prefissato con il libro?
L'obiettivo principale è quello di creare una nuova cultura della disabilità che conseguentemente porti ad una piena e reale inclusione. Obiettivo complicato ma non impossibile, soprattutto se si trovano i canali giusti attraverso i quali veicolare il messaggio. Ed uno di questi canali potrebbe essere la.scuola, perché è da li che bisogna partire per generare una visione diversa e per certi versi futuristica non solo della disabilità ma in generale delle diversità.

6) Avrà un seguito? magari per sensibilizzare ancora di piu?
Diciamo che la storia per fortuna non si è interrotta, non sappiamo quanto potrà durare ma va avanti e il seguito del libro, o almeno una buona parte dello stesso è già nei pensieri del sottoscritto. Questo libro sta andando oltre ogni mia più rosea previsione e se continuerà in questo modo è probabile ci possa essere un seguito. Chissà..lo scopriremo solo leggendo..

 

 

Articoli e news di questo giornale online direttamente sul tuo Messanger  clicca qui
aspetta che appaia tutto il testo - 6 righe

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Pubblicato in I Libri di Diego
Sottoscrivi questo feed RSS

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici