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Aldo Pirone

Aldo Pirone

Aldo Pirone. Vive a Roma

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Dalla parte degli onesti

 CRONACHE&COMMENTI

Gridare “onestà” non serve, se al dunque non si sta dalla parte degli “onesti”.

di Aldo Pirone
Onestà gridata 390 minLa questione fiscale da sempre è stata una cartina al tornasole per capire la lotta fra classi sociali, fra conservatori, reazionari e progressisti, fra privilegio e giustizia sociale. Grandi rivoluzioni hanno avuto come motivazione immediata e scintilla tale questione: da quella inglese di Cromwell a quella americana a quella francese.

Da noi la cartina al tornasole ha, da vari decenni, il volto dell’evasione e dell’elusione fiscale e come se ciò non bastasse, appena è possibile, la destra per aiutare i soliti noti ordisce condoni. Quello ultimo targato Draghi dopo un lungo tira e molla con la destra sovranista di Salvini e quella berlusconiana ha partorito un compromesso in cui, come ha osservato Bersani, la dose di veleno è minima ma sempre di veleno si tratta. La destra, infatti, voleva ben di più: azzeramento delle cartelle fino al 2015 senza alcun tetto di reddito. Anche se per effetto delle dichiarazioni fiscali mendaci il tetto di 30.000 euro di reddito come vincolo fa acqua da tutte le parti.

Giorni fa la Corte dei Conti e la Banca d’Italia hanno sonoramente bocciato il provvedimento. La Corte l’ha giudicato “Una scelta non condivisibile” perché, ha spiegato, è il “beneficio erogato a un vastissimo numero di soggetti, molti dei quali presumibilmente non colpiti sul piano economico dalla crisi, genera disorientamento e amarezza per coloro che tempestivamente adempiono e può rappresentare una spinta ulteriore a sottrarsi al pagamento spontaneo per molti altri”. Bankitalia, dal canto suo, dice su per giù la stessa cosa: “incentivi negativi per l’affidabilità fiscale degli operatori economici e disparità di trattamento nei confronti dei contribuenti onesti“.

Ora il “mini condono” è passato in discussione al Senato, dove Lega e Forza Italia sono tornati alla carica per eliminare le limitazioni imposte da Draghi e sostenute da Pd e Leu. Lo scopo è sempre di trasformare il condono da mini a maxi.

La cosa sorprendente è che, sia nel Consiglio dei ministri sia ora a Palazzo Madama, la destra ha trovato e trova sponda e sostegno nel M5S o, almeno, in una gran parte di esso. Se questo sostegno non ci fosse stato, anche il “mini condono” sarebbe stato evitato, la vecchia coalizione contiana sarebbe rimasta unita e adesso Salvini, Berlusconi e Meloni non potrebbero contare al Senato sulla sponda dei “grillini”. Sarebbe questa un’ottima occasione per Conte di manifestare la sua leadership in fieri sui pentastellati per fargli invertire la rotta condonista.

Gridare “onestà”, come fa a ogni piè sospinto il M5S, non serve, anzi può essere solo una cortina fumogena se al dunque non si sta dalla parte degli “onesti”.

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Ruby, il silenzio di lorsignori

CRONACHE&COMMENTI

La nostra democrazia è come il pesce del proverbio...inizia a puzzare dalla testa

di Aldo Pirone
Ruby il silenzio di lorsignori minSi è discusso molto in questi anni sul declino della nostra democrazia che, guarda caso, ha coinciso con quello della sinistra. Inevitabilmente questo declino, nato sul terreno economico-sociale, si è riflesso non meccanicamente nell’ambito delle sovrastrutture culturali, ideali e politiche in un intreccio indissolubile. Non è stato un processo lineare ma ondivago, dove l’onda negativa che veniva dopo era sempre più alta.

Quando ero un giovane militante comunista mi capitava quasi quotidianamente di discutere animatamente e contestare le posizioni dei gruppuscoli extraparlamentari a sinistra del Pci perché, dicevano, che quella che vigeva in Italia era una “democrazia borghese” sancita da una Costituzione della stessa natura. Poi la storia si è incaricata di dimostrare quanto fossero astratte e ideologistiche quelle posizioni, avulse dalla realtà e quanto molti di quei “rivoluzionari” si siano poi accucciati nelle greppie loro offerte generosamente dalla borghesia di cui erano i rampolli. Tanti altri, i più, invece, divennero quadri e militanti del movimento operaio e sindacale portando in esso, dismessi gli ideologismi, energie fresche e una ventata di rinnovamento.

Parliamo di un’epoca in cui nel Parlamento sedeva una forte rappresentanza, comunista e socialista e anche cattolica, delle classi popolari e di una democrazia fortemente partecipata attraverso movimenti e lotte sociali e culturali che innervavano quelle trincee e casematte della società civile di cui ci aveva parlato Gramsci. Non era la perfezione, che nelle umane cose non esiste, ma certo non era l’avvilimento attuale. Oggi molti dei contestatori di allora rimpiangono quella democrazia e hanno eletto, giustamente, la Costituzione – che fu il frutto non borghese di una lotta popolare e della Resistenza partigiana - a emblema di una democrazia in gran parte da riconquistare nel suo quotidiano esplicarsi materiale.

Se si guarda alle odierne Istituzioni parlamentari rappresentative, ci si accorge come esse, per effetto del processo involutivo all’inizio accennato, siano state in vario modo occupate da tanti avventizi politicamente mediocri e da una media borghesia degli affari e delle professioni che rendono, in un certo senso, giustificato parlare oggi di “democrazia borghese”. Questo cammino inverso rispetto al “trentennio glorioso”, ha avuto momenti particolarmente pietosi e scandalosi nel nostro “parlamento imborghesito”. Il decennale di uno dei momenti più bassi è ricorso qualche giorno fa nell’indifferenza generale. Più che comprensibile quello degli interessati Berlusconi & c., assai meno quello dei maître à penser di lorsignori sempre pronti a eviscerare i mali populistici della nostra democrazia. Mi riferisco a quando la Camera dei deputati votò a maggioranza che Berlusconi credeva veramente che la marocchina Ruby rubacuori fosse la nipote dell’egiziano Mubarak. Da quel fatto di malcostume riguardante un Presidente del Consiglio, ne sono nati diversi procedimenti giudiziari a carico dell’ex cavaliere di Arcore, oggi omaggiato come fosse un capo di stato e non un pregiudicato “delinquente abituale” ed evasore fiscale il cui pedigree giudiziario è più lungo dell’Enciclopedia Britannica.

Il silenzio degli intellettuali di corte di lorsignori sul decennale di Ruby nipote di Mubarak ci dice che la nostra democrazia è come il pesce del proverbio popolare: inizia a puzzare sempre dalla testa.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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I comici della destra

 CRONACHE&COMMENTI

 ...Che dell’Italia, ne farebbero un'orribile democratura

di Aldo Pirone
Meloni e salvini La Repubblica 390 minLoro pensano che gli italiani siano tutti cretini altrimenti si asterrebbero dal fare certe dichiarazioni. Che, per altro, hanno l’indubbio merito di indurre al riso, sollevandoci un po’ nel mezzo di questa pandemia infame. “Loro”, sarebbero donna Giorgia Meloni e Matteo Salvini, un duo che quando ci si mette produce gag più esilaranti di quelle di Stanlio e Ollio e Gianni e Pinotto, per non parlare dei nostrani Totò e Peppino, Franco e Ciccio e via ridendo.

Prendendo spunto da quanto detto ieri in modo netto da Draghi su Erdogan – un “dittatore” – i nostri comici si sono lanciati contro il "sultano" turco con grave sprezzo del ridicolo. La Meloni, più contenuta nella sua comicità del “bauscia” meneghino, ci ha ricordato che da anni il suo partito denuncia la “deriva autoritaria e islamista della Turchia di Erdogan”, mentre Salvini tenta l’imitazione di Luther King. “Dobbiamo decidere – dice - se noi stiamo con le libertà, con le democrazie e con i diritti civili”.

Benedetti ragazzi, ma lo sanno tutti che Erdogan pratica una concezione della democrazia uguale a quella vostra e dei vostri beniamini: Orbàn, Putin e Trump, fino a quando non l’hanno cacciato. Si chiama “democrazia illiberale” come hanno più volte spiegato sia il leader magiaro sia il semi autocrate russo. Cioè, una democrazia inesistente perché non ha in sé i princìpi liberali del rispetto della divisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) e dei diritti delle minoranze. Un potere che perseguita gli oppositori – spesso li ammazza o li mette in carcere - chiude i loro giornali e ordina alla magistratura il lavoro sporco contro di essi. Certo, con gradazioni diverse fra paese e paese, corrispondenti alle loro tradizioni, alla loro storia, alla collocazione geografica e ai rapporti di forza con i rappresentanti della società politica e civile progressista che quel potere contestano e contrastano.

Erdogan sarebbe un vostro beniamino come gli altri sunnominati, ha solo un difetto: è islamico. A voi sta antipatico per questo non per le sue idee politiche retrograde e antidemocratiche. In fondo è nazionalista, omofobo, le donne le vuole sottomesse e i dogmi della sua religione li vorrebbe far diventare legge per tutti. Che differenza c’è con voi? E non mi pare di avervi sentito protestare contro di lui quando ammazzava i partigiani kurdi che avevano combattuto i tagliagole islamici dell’Isis. Certo Erdogan è eletto dal popolo come ci ricordano oggi i suoi diplomatici – anche Hitler prese un sacco di voti - ma questa è una storia che abbiamo già sentito proprio da parte vostra. Non fu Berlusconi e recentemente il “ganassa” a far intendere, di fronte ai procedimenti giudiziari che li hanno incalzati e incalzano, che se uno è eletto dal popolo è “legibus solutus”, ovvero sopra alle leggi che debbono osservare tutti gli altri cittadini? Perciò, le intemerate che fate oggi contro Erdogan, sono ridicole perché se foste al suo posto fareste come lui o giù di lì. Dell’Italia, ne fareste un'orribile democratura.

A lei, poi, onorevole Meloni, per simile ambizione non gliene mancherebbero gli ascendenti

Ma nella vicenda della Von der Leyen relegata sul divano, c’è un altro aspetto, più interno alla lotta che si sta conducendo nell’Unione europea e che, cari ragazzi nazional-sovranisti, vi riguarda da vicino. Molti si sono domandati perché il belga Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, abbia accettato quella situazione. Il fatto è che nell'Ue vi sono due poteri in competizione fra loro: uno prettamente confederale e intergovernativo rappresentato da Michel, per l’appunto, l’altro, quello della Commissione europea, di natura federale che risponde innanzitutto all’Europarlamento e perciò stesso più democratico. La sedia di Michel che metteva in secondo piano il divano era sovranista e intergovernativa, proprio come le vostre posizioni sull’Europa.

E a voi piacciono le seggiole, pardon le poltrone.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Dove sono finiti i lavoratori nel Pd targato Letta?

SINISTRA DI ALDO PIRONE

A sinistra e nel campo progressista fatti importanti da non sottovalutare

di Aldo Pirone
Letta 350 minIn queste ultime settimane son accaduti a sinistra e nel campo progressista alcuni fatti importanti da non sottovalutare. Il Pd, dopo lo show down di Zingaretti, ha eletto segretario Enrico Letta che ha rafforzato la chiusura al renzismo ribadendo la volontà di costruire, in vista della sfida elettorale sia nelle prossime amministrative nelle città che nelle prossime elezioni politiche nazionali, un’alleanza progressista basata sul nucleo forte della vecchia maggioranza contiana: Leu, Pd, M5s e altri “moderati” da acquisire dentro un rinnovato centrosinistra di impronta ulivista. Non sempre le formulazioni di progressismo, ulivismo, centrosinistra e sinistra sono chiare, anzi sono piuttosto confuse, ma tant’è.

Cinque stelle in formato Conte
Il M5s ha affidato a Conte la missione di rifondarsi nell’ambito del campo progressista, superando il suo vecchio trasversalismo (“né di destra né di sinistra) e le primigenie impostazioni “roussoiane” (la democrazia del click, il superamento dei corpi intermedi e del parlamento vagheggiato da Casaleggio senior e jr, l’uno vale uno a prescindere dalle capacità e competenze, un certo populismo antipolitico ecc.). E’ un lavoro in fieri ma che è iniziato con la delineazione dei princìpi identitari del nuovo Movimento da parte di Conte: ecologia, giustizia sociale, partecipazione democratica più strutturata sul territorio senza rinnegare lo strumento della rete, onestà nelle rappresentanze politiche e istituzionali e, non ultimo, collocazione nel fronte progressista. Alle spalle, la scelta di stare nel governo Draghi che aveva già portato alla separazione con diversi parlamentari di tutt’altro avviso. Non irrecuperabili, almeno alcuni, nell’evoluzione e “rigenerazione” dei grillo-contiani. Da osservare che Conte ha dato alla rifondazione del Movimento un segno di rinnovamento nella continuità dell’ispirazione di fondo. Un’operazione politica che non rinnega le battaglie giuste fatte ma che vuole dismettere errori e ingenuità.

A sinistra la formazione del governo Draghi con l’ingresso della Lega (Salvini) e di FI (Berlusconi) ha determinato una divisionegiuseppe conte 350 min fra Art. 1- Mdp di Speranza-Bersani e SI di Fratoianni. Quest’ultimo, però, ha accolto bene la nomina di Letta e si è detto subito disponibile a partecipare, al di là del giudizio sul governo in carica, a un’alleanza anti-destra sovranista e xenofoba. Naturalmente non a prescindere dai suoi contenuti. Art 1 sta fronteggiando nel governo l’attacco di Salvini su diversi fronti, in particolare al ministro della salute Speranza considerato la bestia nera dal leghista, non avendo il coraggio di prendersela con Draghi e, soprattutto, con i suoi ministri Garavaglia e Giorgetti che hanno approvato la linea del rigore sulla pandemia di Draghi-Speranza.

Complessivamente Renzi non è stato contento di questi esiti. Lui aveva puntato a far saltare tutto fra e dentro il Pd e il M5s.
Da parte sua Rifondazione comunista sta tentando di riunire tutti quelli che vogliono lavorare alla “alternativa” di contenuti sociali e politici al governo Draghi, considerato il governo del capitale e dei padroni, pericoloso per la democrazia e ultimo anello della sua involuzione presidenzialista a vocazione autoritaria. Non è chiaro se quest’area sarà disponibile a partecipare a un eventuale Fronte anti-destra se e quando si manifesterà sul piano elettorale. C’è chi propugna di stare fuori dalla contesa elettorale per costruire meglio l’alternativa immaginata in una specie di rinnovato astensionismo neobordighiano.

E i lavoratori?
Nei principali soggetti dell’alleanza progressista Pd e M5s – che vorrebbero riscostruirsi e rinnovarsi per meglio assolvere al compito – manca la questione essenziale: i lavoratori. Si sente e si vede che non sono la questione principale, quella il cui abbandono ha segnato, per l’appunto, il declino della sinistra fino alla nascita del Pd su basi sostanzialmente liberalfca cassino 350 260 min democratiche a fronte dello sfondamento nelle fasce popolari e operaie della destra, prima berlusconiana e poi salviniana e meloniana. Questo problema non può accollarsi al M5s contiano che già sta facendo per conto suo dei passi avanti notevoli rispetto a prima ma che non ha mai avuto nei lavoratori il suo Dna. E’ tutto del Pd e si confonde con una rifondazione unitaria di tutta la sinistra politica che vada oltre il Pd medesimo per coinvolgere l’associazionismo progressista presente nella società civile.

Nessuno ignora le difficoltà che Letta incontra nel suo partito incistato dalle correnti e dai lasciti pesanti del renzismo e, perciò, la necessità di certi compromessi anche un po’ contorti e pure strumentali (capigruppi donne Camera e Senato) per derenzizzarlo, ma di certe “rigenerazioni”, “rifondazioni”, cambiamenti “radicali” o se ne indicano subito i fondamentali soggetti sociali e identitari, oppure non stanno nella testa dei “rifondatori”. Pochi giorni fa è stato dato ai Circoli del Pd il vademecum prospettato da Letta. Ventuno punti che riassumono sinteticamente il suo discorso insediativo. In questi punti la questione del lavoro e dei lavoratori non c’è. A meno che non si pensi di averla affrontata con la proposta di distribuire un po’ di azioni dell’impresa “ai dipendenti gratuitamente e a condizioni di favore”.

Il partito della ztl
La questione ha ben altro spessore sociale, politico e culturale, come si evince anche dalla Costituzione. Si tratta di 17 – 17,5 milioni di lavoratori dipendenti che dovrebbero essere considerati il motore principale della rigenerazione della democrazia e dei partiti; il soggetto principale della nuova politica economica, ecologica e sociale richiesta dal Recovery plan. Un treno lunghissimo che va dal lavoratore che si misura con l’intelligenza artificiale a quello che controlla il robot, al rider e al driver della nuova economy, al precario e al raccoglitore stagionale. Una classe sociale a cui ridare coscienza di sé, non più concentrata in grandi fabbriche ma dispersa in una miriade di unità produttive, frammentata in circa 47 rapporti di lavoro, fatta di milioni di uomini e donne risorsa fondamentale non solo sociale e politica ma morale per il paese e fondamento primario per la sinistra. Già, per un partito della e di sinistra, non di uno genericamente “progressista”, come il Pd, che se rimane nelle sue vecchie impostazioni – quelle precedenti a Renzi, anche se aggiornate al tempo presente e ai suoi mutamenti – rimarrà sempre nelle ztl cittadine non capendo un’acca delle periferie urbane e sociali e dell’umanità che vi si affanna.

7 aprile 2021

 

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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La mosca nel barattolo

CRONACHE&COMMENTI

La vicenda disastrosa della Lombardia è lì a dimostrare le capacità amministrative della Lega salviniana

di Aldo Pirone
mosca nel barattolo minLo spettacolo circense cui Salvini ci ha abituato è sempre quello: aprire, aprire, aprire. La sua bestia nera è il ministro della salute Speranza. Per parecchi mesi lo è stata anche la scienza. Oggi lo è la logica. Che significa, infatti, chiedere a gran voce le riaperture delle attività commerciali “ovunque i dati lo permettono”? Perché c’è forse qualcuno che vuole tenere chiuso, anche se i dati permetterebbero di riaprire molte attività? No. C’è solo che il “ganassa” milanese vuol far credere ciò che non è per poi poter dire, se ci sarà qualche riapertura, che è tutto merito suo. Pensa di fronteggiare la concorrenza a destra della Meloni, gonfiando il petto, ululando alla luna, sbraitando fesserie da bar dello sport. Il tutto farebbe sorridere se non ci fossero di mezzo centinaia di morti al giorno e i più di centomila registrati dall’inizio della pandemia. Se fosse stato per lui e la sua confusione mentale - condivisa alla grande anche da Giorgia Meloni - derivante dalla cinica ossessione sondaggistica, sarebbe andata molto peggio in fatto di morti.

La vicenda disastrosa della Lombardia sta lì a dimostrare le capacità amministrative della Lega salviniana e dei suoi sodali. Oggi Salvini, non trovando molta udienza nei suoi ministri (Giorgetti e Garavaglia), cerca di mobilitare le Regioni di centrodestra per premere su Draghi e il governo per le riaperture a data fissa (20 aprile chiedono) senza sapere se i dati scientifici le consentiranno. Si dimena e si dibatte come una mosca chiusa in un barattolo. Dovrebbe, invece, guardare la realtà non i sondaggi. L’altro ieri a Pasqua la Regione Sardegna governata dal suo leghista Solinas ha fatto 39 vaccini, l’Umbria della sua leghista Tesei 14, la Basilicata del forzaitaliota Vito Bardi 62 (il Lazio, invece, ne ha fatto 18.000).

Una vergogna. Risaputa, certo, ma pur sempre una vergogna.

 

 

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Il Sindacato di strada

CRONACHE&COMMENTI

Camere del lavoro e zone sindacali aperter fino a sera tardi

di Aldo Pirone
sindacatodistrada 390 minIeri Luciana Castellina ha intervistato Maurizio Landini su “il manifesto”. Lettura interessante. Tra molti propositi di rinnovamento espressi dal segretario della Cgil, ce n’è uno di particolare importanza: “il sindacato di strada”. In sostanza, dice Landini, se vogliamo intercettare e organizzare i lavoratori frammentati e dispersi sul territorio bisogna investire di più sull’organizzazione territoriale del sindacato. Il tema non è nuovo. Questa esigenza fu presente anche negli anni dal ’69 ai ’70 fino agli anni ’80 per poi declinare ed essere abbandonata. La Castellina ricorda i “consigli di zona” che furono una proiezione esterna dei consigli di fabbrica appena assunti dai sindacati confederali a struttura portante nei luoghi di lavoro, in particolar modo dalla Flm la federazione unitaria dei lavoratori metalmeccanici. Eravamo ancora in piena epoca fordista, quando a dare il là al sindacato e all’intero movimento dei lavoratori erano le grandi concentrazioni operaie. Poi vennero le zone sindacali della Cgil che cercarono di dare una proiezione confederale e territoriale stabile al sindacato, con l’intento non solo di organizzare i lavoratori delle piccole unità produttive ma anche di interessare il movimento sindacale alle problematiche del territorio (sanità, trasporti, scuola, casa) che riguardavano da vicino la vita del cittadino-lavoratore. Luciana Castellina fa di queste battaglie dei Consigli di zona e dei risultati ottenuti un elenco puntiglioso. L’emblema di questo sforzo organizzativo esterno alla fabbrica furono le famose riforme oggetto fra il ’68-’69 e i primi anni ’70 di grandi scioperi generali e di mobilitazioni sindacali di non secondaria importanza. Portarono alla conquista di alcuni pilastri del welfare italiano come il Servizio sanitario nazionale.

La rivoluzione tecnologica messa in campo e utilizzata dal padronato imprenditoriale per mettere all’angolo la vecchia classe operaia, con tutto quel che ne è seguito di cambiamenti nei metodi e negli strumenti della produzione e della comunicazione, nella frantumazione del lavoro dipendente, nella diffusione del precariato ecc., ha fatto arretrare, fino alla sua scomparsa, l’organizzazione sindacale dal territorio negli ultimi decenni, proprio nel momento in cui si sarebbe dovuto raddoppiare quello sforzo che oggi Landini e Castellina chiamano “sindacato di strada”.

Ricordo che un segretario generale della Cgil, Antonio Pizzinato, eletto dopo Lama, iniziò il suo breve mandato proprio su questa necessità. Diceva che bisognava tenere aperte le Camere del lavoro e le zone sindacali fino a sera tardi per essere punto di riferimento organizzativo e anche vertenziale per questi nuovi lavoratori, anche immigrati, che iniziavano a popolare il lavoro frammentato, occasionale e precario. E che da tutto ciò emergeva l’esigenza di una “rifondazione” della Cgil. Non fu ascoltato, anzi fu contestato e, dopo 32 mesi, sfiduciato.

Che oggi Landini senta la necessità di ritornare al “sindacato di strada” è un fatto sicuramente positivo. Insieme a tanti altri propositi rinnovatori, anche epocali, che espone nell’intervista insieme alla Castellina che non sto qui ad elencare per brevità. Raccomanderei solo molta concretezza nelle proposte in grado di partire sempre dalle necessità più sentite dai lavoratori per agganciarle alle problematiche e obiettivi più generali.

Vedremo se alle parole seguiranno i fatti. Intanto ricordiamoci del compagno Pizzinato.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Er Sòla

CRONACHE&COMMENTI

“il Bomba” fiorentino equivale a “er Sòla” romanesco

di Aldo Pirone
matteorenzi 350 260Nel settecentesimo di Dante viene naturale, a proposito delle imprese di Renzi, dire “Non ragioniam di lor ma guarda e passa”. Eppure se ne parla perché le sue sortite estere appaiono sempre più scandalose agli italiani alle prese con la pandemia e la crisi economica. Diciamo la verità, il senso dello Stato, il rignanese non ce l’ha mai avuto. Continua ad avere, invece, quello dell’arroganza sfacciata e ridicola. Sul suo exploit saudita ai piedi dell’assassino di Kashoggi ha ribadito: “Mohammed Bin Salman? E’ un mio amico, lo conosco da anni. E non c’è nessuna certezza (sic!) che sia stato il mandante dell’omicidio Kashoggi”, perciò, continua dire, senza orrore di se stesso, “La frase sul Rinascimento [saudita] la ridirei”. E’ stato utilizzato ultimamente dalla congrega di lorsignori per abbattere Conte, ma ha mancato il bersaglio grosso: la rottura fra M5s e Pd e la loro esplosione.

In queste settimane alcuni giornali e commentatori gli hanno chiesto conto di questi suoi continui viaggi all’estero, ultimo quello in Bahrein negli Emirati arabi. Ma non è su questi aspetti, pur rilevanti e di prima grandezza, che voglio soffermarmi, bensì su uno collaterale. Renzi sa benissimo che le cose che dice e che fa lo rendono sempre più antipatico all’opinione pubblica, ma ci sta guadagnando. Non in consensi ma in soldi, tanti soldi. Se fossi nei panni dei suoi improvvidi sottoposti in Iv (Italia viva) comincerei, sebbene tardi, a pormi l’interrogativo: ma questo qui non è che ci sta utilizzando per rimpinguare il suo portafogli per poi lasciarci in braghe di tela al di sotto del 2% a fischiettare fuori da Montecitorio e Palazzo Madama? Io direi proprio di sì. In fondo, nel suo piccolo, anche qui imita Berlusconi. Quello ha usato e usa il suo partito per difendere i suoi interessi personali (Mediaset) e Renzi per costruirsi un ragguardevole patrimonio. Poi ci sono all’estero, fra i dittatori ricconi, quelli che gli danno corda perché un po’ è il solo che si presta e un po’ perché ancora non hanno ben compreso il discredito di cui gode nel Belpaese. Pensano ancora a lui come allo statista di Rignano.

Gli uni e gli altri si accorgeranno presto che “il Bomba” fiorentino equivale a “er Sòla” romanesco.

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

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Sorprese pasquali

CRONACHE&COMMENTI

Quandi si dice: i soldi si prendono dove ci sono

di Aldo Pirone
ma zio paperone era felice 360FumettologicaL’alto ieri sono uscite due notizie che ci dicono come la maggior parte dei nostri politici sia arretrata e irretita da luoghi comuni. L’agenzia di ricerca internazionale Glocalities ha rilevato che il 66% degli italiani è favorevole a un’imposta annuale aggiuntiva dell’1% per chi detiene un patrimonio superiore agli 8 milioni di euro.

La “infame gabella” generebbe tra i 5,1 e i 7,6 mld di euro da impiegare per aiutare i più bisognosi e la ripresa economica dalla pandemia. Solo l’8% è contrario. La cosa, abbastanza sorprendente solo per chi non ha il polso del popolo, è che a essere favorevoli a questo “esproprio proletario” sono, oltre al 77% degli elettori Pd e M5s, anche il 65% della Lega, il 59% di FdI e, udite udite, il 66% di FI. Il che lascia il trio Salvini-Meloni-Berlusconi – l’hanno sempre aborrita come “crimine” e “furto” a danno di lorsignori - in compagnia dei contrarissimi fascisti di Casa Pound. Anche Di Maio all’inizio definì questa imposta “irricevibile”, poi gliela fece “ricevere” Beppe Grillo.

Dulcis in fundo. Indovinate chi ha commissionato il sondaggio a Glocalities? Proprio un centinaio di multimilionari mondiali del gruppo Millionaires for Humanity. Una sorta di ricconi lungimiranti e filantropi che hanno capito che qualcosa devono dare se non vogliono rischiare la “jacquerie” dei poveri. Per la bisogna si sono rivolti a Tax Justice Italia, un’associazione che per scopo di promuovere sistemi fiscali più equi, responsabilità fiscale, cooperazione intergovernativa e contrastare ogni fattispecie di abuso fiscale. Forse il segretario del Pd e il Presidente Draghi dovrebbero telefonare ai ricconi per sapere come si fa.

L’altra notizia è che Joe Biden ha completato il varo di un gigantesco piano keynesiano per il lavoro e la sicurezza sociale. Vorrebbe essere una sorta di nuovo New Deal. Seimila mld di investimenti: 1.900 per il “sussidistan” anti Covid già approvato, 2000 per il lavoro (The American jobs plan: infrastrutture di tutti i tipi) e 2000 per le famiglie (The American families plan): sanità, assistenza e istruzione. Il tutto finanziato con una tassazione maggiorata sulle imprese che avevano beneficiato dei super tagli del “loro” Trump e sulle persone fisiche con redditi sopra i 400.000 euro l’anno. Avrà il suo daffare a farlo ingoiare ai repubblicani.

L’Europa, invece, per il Recovery plan – importante ma più striminzito - deve aspettare i comodi dell’Alta corte tedesca e il sì di ancora 10 parlamenti nazionali su 27.

E’ il confederalismo intergovernativo bellezza! Quello tanto caro a Meloni e Salvini.

 

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Mandato imperativo

CRONACHE&COMMENTI

"Selezionare persone serie non saltimbanchi ..."

di Aldo Pirone
Davide Barillari Il Mattino 370Qualche giorno fa l’Istat ha certificato nuovamente che l’Italia è affetta dalla denatalità. Nascono meno bambini e muoiono più persone. L’anno trascorso, poi, anche a causa della pandemia, è stato il peggiore. Ma non c’è da allarmarsi eccessivamente perché a sopperire ai vuoti, provvede la puerpera degli scimuniti che da noi è sempre più prolifica. L’altro giorno parlammo dei pretoriani/e di Salvini, ma ce ne sono anche fra i renziani, i berlusconiani e un po’ dappertutto, purtroppo. L’ultima nascita è tal Davide Barillari consigliere regionale del Lazio ex M5s. I grillini l’hanno cacciato perché per diffondere le sue posizioni no-vax usava un sito che era facilmente scambiabile per quello ufficiale della Regione. Ci informa di ciò e anche di altro Veronica Gentili su “il Fatto Quotidiano”. “Siamo noi – ha twittato Barillari – a chiuderci da soli in questo isolamento, a nutrirci di paura, a tenere la mascherina. Riprendiamo ad abbracciarci, a uscire a respirare. Senza paura”. Ultimamente ha incitato i suoi tifosi - speriamo pochi – a “denunciare il medico o il farmacista” che ci farà il vaccino.

Non sono pochi gli eletti a tutti i livelli usciti o cacciati per vari motivi dal M5s. Tale esodo è il risultato di quella pesca a strascico e politicamente trasversale che i grillini attuarono nelle elezioni quando andavano a gonfie vele. Si sa che con quel tipo di pesca, soprattutto se fatta vicino alla riva, nella rete si accumula di tutto: bei pesci prelibati insieme a scorfani e anche scarpe sfondate che al primo stormir di fronda se ne vanno o devono essere cacciati per tanti motivi tra cui, nel caso del Barillari, l’igiene mentale. E meno male! I grillini pensano di ovviare all’inconveniente dei minus habens, dei cambi di casacca e del trasformismo nelle Istituzioni elettive con il mandato elettivo imperativo. Ma il problema per i tanti Barillari che furono arruolati non è di farli rigare dritto, è quello di non farli proprio entrare nelle Istituzioni e, se si appalesano, di consegnarli tosto alle oneste cure di qualche struttura psichiatrica.

Perciò, per il M5s il vero mandato imperativo è di diventare una forza progressista seria in grado di selezionare persone serie non saltimbanchi paranoici che poi, anche se cacciati, rimangono ad aduggiare l’Istituzione.
Forse con Conte potrebbero anche riuscirci.

 

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Comiche non finali

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Contagi e rivendicazioni di riaperture no limits

di Aldo Pirone
Contagisullavoro 380 minNon so voi, ma io ho molto gradito il vero e proprio ceffone politico che Draghi, in Conferenza stampa, ha dato a Salvini venerdì scorso in tema di riaperture. L’altro l'ha dato ai forzaitalioti sullo scostamento di Bilancio. Il terzo all’Europa ancora troppo confederalista (come la vorrebbe la Meloni) e alle case farmaceutiche.

Il “bauscia” meneghino ha ricominciato con la solfa delle riaperture a prescindere, pur di smarcarsi da un'evidente continuità rigorista del governo Draghi rispetto a quello di Conte tanto odiato; da lui stesso e da Renzi, Meloni, Bonomi e da tutta la casta economico-mediatica di lorsignori compresi alcuni scimuniti di sinistra, più o meno radical chic.

A fare da coro al “ganassa” sono stati i suoi pretoriani. Sabato “il Fatto Quotidiano” ne riportava alcune dichiarazioni fra lo strampalato, il comico, il malinconico e il deprimente. Claudio Borghi: "Lockdown e zone sono cretinate”. Armando Siri: "Penso che il Paese debba riaprire subito. La pazienza degli italiani che vogliono tornare a vivere finisce definitivamente il 6 aprile". La nostra, invece, con lei è già finita da molto tempo. Flavio Di Muro: "da aprile tra le attività consentite ci siano anche i casinò". Forse voleva dire i casini. Alessandro Pagano, chiede la riapertura delle palestre "per salvare la popolazione dalla tirannide psicologica che la vuole ridurre a larve umane, schiave delle subdole e moderne dittature psico-sanitarie". Un caso da ricovero urgente. Lucia Borgonzoni vuole la riapertura di "sale slot e bingo". La cultura prima di tutto. A dar man forte alla comitiva dei buontemponi non poteva mancare la renziana Daniela Sbrollin: "La chiusura delle attività di parrucchieri e centri estetici in zona rossa è davvero incomprensibile". Chiome e unghie sapesse come ne soffrono, cara signora. Altro che i 4-500 morti al giorno da Covid 19.
La madre dei cretini è sempre incinta.

 

 

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Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

 

 

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