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Maria Giulia Cretaro

Maria Giulia Cretaro

Maria Giulia Cretaro, nata ad Alatri il 17 Settembre 1992. Cresciuta a Veroli, dove vivo ancora oggi. Ho il diploma del Liceo classico, ed ora sono iscritta alla Facoltà di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la Sapienza.

E' stata volontaria di Servizio Civile presso la Biblioteca di Ceccano.

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La beata innocenza del perbenismo

 Il caso di Silvia Romano raccoglie tutti i vizi dell'italiana faziosità

silviaromanodallafinestra 350 mindi Maria Giulia Cretaro - Succosi aneddoti di difesa a spada tratta che spesso tradiscono la causa più di chi la martirizza senza delicatezza alcuna.
È la prassi del belpaese, una modalità troppo nota per essere abbandonata. Esiste, secondo questa logica, una netta demarcazione tra buoni e cattivi e nessuno può presupporre che a volte sia solo tratteggiata.
Il caso di Silvia Romano raccoglie tutti i vizi dell'italiana faziosità, trascritti con una retorica fin troppo inflazionata e per nulla originale. Le argomentazioni cessano, il tifo sale, così si perde di vista il focus e ci si pone nuovamente gli uni contro gli altri.

È tornata a casa una giovane ragazza rapita e sequestrata per 18 mesi, ma è stato dimenticato nel giro di qualche saluto istituzionale e di un abbraccio ai familiari. Lo hanno rimosso gli odiatori, ma ancor più grave, l'hanno accantonato i suoi difensori. Perché la dialettica di riabilitazione di Silvia Romano dopo gli attacchi è stata semplicemente tifata e sventolata, affidata alla più spicciola dialettica.

Un paese intero la rivoleva a casa, ma di fatto nessuno l'ha accolta davvero. Non l'hanno fatto gli insulti, non l'hanno fatto le parole macchiate di depersonalizzazione. L'Italia e gli italiani l'hanno guardata come un vessillo da innalzare o disprezzare, ma pur sempre come trofeo. Ne è stata mistificata l'idea senza neanche mettere in dubbio i buchi di una storia che di fatto esistono.

È tornata diversa da come è partita Silvia Romano eppure a tenerne conto è solo chi l'ha giudicata. Chi l'acclama sembra tralasciare dettagli, non mettendo nulla in discussione, non chiedendosi cosa davvero possa essere accaduto. L'odio, mai giustificabile e autorizzato, andrebbe combattuto con argomentazioni viscerali, non con botta e risposta che muovono solo dalle accuse. Il velo che oggi indossa Silvia, non va solo tronfiamente difeso per la libertà di culto, va piuttosto rispettato e magari compreso. Ricondotto a quell'anno e mezzo di prigionia che inevitabilmente avrà lasciato segni più o meno visibili, nascosti per sempre tra cui chicchi di sabbia e terra. La sua storia è stata tramutata come tante altre, nel racconto tortuoso di una politica che discute, urla e si batte sul petto. Due parti, due idee e il fatto di turno diventa solo lo spot da rimpallarsi.

Silvia Romano è stata vittima dei pungoli della ferocia quanto del buonismo di chi l'ha resa un cliché. Forse non sarebbe voluta essere la santa eretta a paladina dei diritti sociali o il simbolo di un credo libero, il baluardo della mentalità aperta. Quanti che oggi la difendono, si sono realmente chiesti cosa ha vissuto tra quegli abissi di Africa? Cosa ha significato tornare nuovamente al mondo? Domande sbagliate, risposte fuorvianti e la battaglia tra giusto e sbagliato impazza lasciando indietro il cuore della storia.

La drammaticità celata dietro il sorriso con cui lei stessa si è raccontata, è stata già scalzata via. Ora ci sono l'Islam, la donna, la religione e la libertà.

Quanto tutto questo riguardi Silvia o sia soltanto l'ennesimo anelito di politica spicciola, è un'altra storia che ci negheremo.

 

 

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

Il manifesto di Ventotene è sempre più lontano

Un dittatore s'avanza nel cuore d'Europa

von der leyen e orban 350 minViktor Orbàn e il potere delle meraviglie. Un piccolo capolavoro all'ombra dell'emergenza Covid-19, mascherato da volontà di intervento mentre mira all'archetipo del sovranista in tutto e per tutto. Il premier ungherese oltrepassa il confine della forma di governo, ottenendo nuovi poteri straordinari: proroga dello stato di emergenza sine die, sospensione dell'attività parlamentare e carcere fino a 5 anni per chi riporta false notizie.

La merkeliana Ursula Von der Leyen, presidente della commissione europea, lo bacchetta, lui fa spallucce e non sembra afflitto dai rimproveri giunti dall'Unione. Dopotutto lo standby dei suoi nel Ppe si protrae da marzo 2019, dettato proprio dalla mancanza di rispetto dei valori fondamentali dell'Unione.

Già al tempo per “l'amico Orbàn", era sceso in campo Silvio Berlusconi, con la volontà di evitargli l'espulsione dopo gli attacchi personali a Junker. L'Europa oggi profuma di destra; una destra che nulla ha a che vedere con le ideologie nazionali e si trasforma in un sovranismo edulcorato. La mossa del premier ungherese, rischia di trascinarsi dietro i mal di pancia di mezza Europa, con ogni stato impegnato sul proprio fronte a raccogliere i cocci della debacle interna. La debolezza attuale sarà pagata cara, più della lotta per i coronabond.

Il torto di Orbàn oggi non è all'Unione, è contro il suo stesso popolo. L'asburgica memoria, l'oppressione della forza sovietica, richiamano la storia che scuote e non perdona. Non sono bastati decenni di sudditanza e sottomissione a spezzare certe catene. Ora non è un potere terzo a frantumare la libertà, è l'anima interna di un paese che borbotta ma non scoppia. È l'Ungheria dei muri, del potere centralizzato, della libertà di stampa amputata. È un'Ungheria che saluta lo stato di diritto, avendo ancora inciso a pressione l'emblema di democrazia parlamentare. Ed è proprio sul parlamento che cala il velo più buio di questo deriva politica. L'assemblea nazionale ha declinato l'istituzione accordata per elezione consegnando il proprio dovere nelle mani del primo ministro.

138 voti in favore del provvedimento che suonano quasi profetici. Un anelito di libertà dismesso, mentre Orbàn si erge a protettore dal virus straniero. Un richiamo che non sembra certo riferito al Covid-19, che in Ungheria conta pochissimi casi. E allora dove finisce la cessione volontaria e inizia il golpe? Una nebulosa di difficile soluzione, che non decreta nessun vincitore, ma un solo sconfitto: il popolo ungherese. Il primo ministro ha calcato la mano, ma i parlamentari hanno accettato la proposta, abbassato la testa e regalato la chiave. Sì perché, tra il ventaglio di possibilità che Orbàn si è assicurato, si annovera anche la facoltà di sciogliere la Camera. Un attentato coscientemente deliberato, con soli 53 dissensi.

Un pugno duro che costringe anche la stampa. Disertori della logica iniettata, i giornalisti dovranno sottomettersi alla realtà raccontata da altri senza poterla riscrivere. Nessuna traduzione di lettura, soltanto mera esecuzione della volontà proclamata.

La politica di oggi in Ungheria, racconta una storia di velleità e dissoluzione che riecheggiano su tutti noi. Un regresso storico, dove la Società delle Nazioni è seppellita, il manifesto di Ventotene sempre più lontano, e anni di studi sulle dottrine politiche scavalcati per tornare agli albori del sovranismo.

 

 

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Quanto è difficile essere comunità!

L’illusione di esserci uniti contro il nemico comune

PresidenteConte 350 mindi Maria Giulia Cretato - Il bel paese: un meraviglioso coacervo di controsensi. Giuseppe Conte è stato il presidente di tutti per i 5 minuti dei discorsi a luci soffuse. In molti prima della comparsa serale a reti unificate, focalizzavano a mozzichi il suo ruolo, confusi tra vinti e vincitori di un governo traballante.

Siamo stati patriottici per il tempo di una serie Netflix e delle pulizie di primavera. L'idillio nazional popolare è già finito. Perchè c'eravamo tanto amati ora torniamo ad essere italiani. Critiche alla mano, pamphlet di stereotipi e una buona dose di retorica. Abbiamo avuto l’illusione di esserci uniti contro il nemico comune, fronte compatto per affrontare un'emergenza inaudita, la più profonda dal secondo dopoguerra.

Non conosceremo la fame o la privazione assoluta, questo è sicuro, saremo solo “costretti" ad attendere sull'argine il fermo della paura. Ora però tremiamo, e non sappiamo cosa aspettarci il secondo successivo. Le rassicuranti parole del Premier trattengono solo qualche momento alcuni interrogativi aprendone altri, appesi al filo del andrà tutto bene ma non sappiamo minimamente come. Un epitaffio lunghissimo sarà il corredo della fine del coronavirus.

Come lo scriveremo? Siamo stati negazionisti di fatti lontani, abbiamo rimescolato il passato, riscritto drammi, creato altre verità per decenni. Domani sarà forse diverso per questa fase virgolettata nel tempo? Sapremo leggerla con la lucida consapevolezza della storia che è stata, degli errori commessi, dei successi e non con quello che abbiamo dedotto? Forse no.
Ognuno aggiungerà il suo brandello di memoria, testimoni di una tragedia collettiva che ricorderemo sì, ma con una consapevolezza sbiadita. Sarà un’ evanescente percezione, perché abbiamo una straordinaria abilità: dimenticare il passato rimpastandolo. Storici improvvisati ed inconsapevoli di momenti vissuti come specchi angolari, tronfi di autorità autoincoronata e di competenze inesistenti.

Stiamo sfidando la paura con la forza incontrastata della scienza, citando Gaber, forse l’unica arma reale ed efficace non solo di fronte ad una attacco alla salute, ma anche contro l’inettitudine della mente. Tra chi viola le restrizioni, chi le giudica, chi chiede chiarezza laddove tutto è scritto, torna così l’abitudine al lamento becero e al mancato rispetto delle regole per il puro gusto dell’opposizione.

Era il momento per non decretare vincitori, il momento per erigersi almeno per un soffio a Nazione. Ma abbiamo mancato il momento. Il silenzio elettorale si è tramutato in un brusio di soluzioni vendute per il bene comune ma macchiato dalla futura spunta sulla scheda elettorale, solo per adesso rimandata. Dopotutto l'iniziale silenzio politico è cortesia, dopodiché si tramuta in lusso di difficile concessione. Perché il quotidiano torna, perché la Politica non dorme mai (per fortuna), perché le risposte alla paura sono uno straordinario veicolo di consenso.

Un grande colossale errore ci siamo buttati addosso: non rispettare le ferite che già portavamo, illudendoci di essere uniti al di là di tutto. Dovemo brandire le nostre differenze, renderle potenza scongiurando così il conto finale. La percezione del reale dove è finita? Le difficoltà di ieri le pensiamo forse accantonate? Torneranno lasciandoci inermi, più forti e sommate ad altre che non faranno sconti. Un’economia in ginocchio, una società seppellita, un intero paese da costruire nonostante i muri siano rimasti in piedi ma la vita, quella sì che è crollata.

L’Italia non chiama solo oggi, grida da anni e abbiamo finto di non udire l’appello. Ora siamo eredi di quella abissale sordità, altro scotto sulla tragedia. Perché siamo fatti così, adesso come ieri. L’egoismo sarà ancora il nostro virus.

Saremo tramontana senza zefiro, usciremo dalla buriana con i detriti addosso, le ossa rotte, ognuno con il proprio cerino in mano.

 

 

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Veroli. A Liceo Sulpicio l'Assessore regionale Di Berardino

Veroli LiceoSulpicio 350 mindi Maria Giulia Cretaro - Veroli si guadagna un'altra visita istituzionale di rilevanza. Dopo la sfilata politica a ridosso delle elezioni, che ha visto anche la presenza dell'allora Ministro dell'Istruzione Bussetti, a presenziare nell'Aula Magna del Liceo Sulpicio, su invito del Preside Salvatore Cuccurullo, l'Assessore Regionale con la nuova delega alla Formazione e alla Scuola, Claudio Di Berardino.

Motivo della sua presenza, l'inaugurazione dell'anno scolastico appena iniziato, così come già dal mese di Settembre, ha fatto in altri istituti della Regione. Un incontro formale, svoltosi alla presenza delle autorità locali quali il Sindaco Simone Cretaro, il parterre di Assessori della nuova assise ernica, il consigliere provinciale, nonché verolano doc Germano Caperna ed il padrone di casa, il Professor Salvatore Cuccurullo. Quest'ultimo non ha mancato di coinvolgere nell'evento le sigle sindacali, in stretto contatto con la realtà scolastica e rappresentanti di un sottobosco burocratico che spesso i ragazzi ignorano.

Ad ascoltare il discorso di Claudio Di Berardino, le classi quarte dei vari indirizzi, e proprio tra loro è stato scelto uno studente che aprisse il tavolo degli interventi.
Una giornata quella di Mercoledì 2 Ottobre, segnata dalla tragica morte sul lavoro dell'operaio Fca, evento che ha costretto l'Assessore ad accorcia i tempi di permanenza a Veroli, bypassando anche il buffet allestito al Palazzo Filonardi e curato dai docenti e gli alunni dell'istituto alberghiero locale. cretaro diberardino 350 min
Eccellenza questa, che ha garantito la salvezza dell'intero Sulpicio. Solo qualche anno fa, il sottodimensionamento degli scritti, aveva destinato il liceo ad essere accorpato in maniera definitiva a realtà scolastiche di città limitrofe. Una perdita di indipendenza che poneva a rischio la sopravvivenza dell'istituto stesso e dunque la possibilità per molti studenti di avere un polo di riferimento. Il supporto dell'allora delegato provinciale all'istruzione Germano Caperna è stato essenziale: promuovere la nascita infatti dell'I.P.S.S.E.O.A verolano (più semplicemente conosciuto come alberghiero) ha non solo garantito l'autonomia organica, ma arricchito l'offerta formativa dello stesso. Proprio questo ha ricordato il Professor Cuccurullo nel suo breve discorso, come il dialogo tra gli enti, la cooperazione delle istituzioni e il loro intervento, abbiano permesso ad una realtà tanto importante di sopravvivere e crescere di qualità e varietà. Un elemento che testimonia come la sinergia del territorio, sul territorio, per il territorio sia la chiave di volta per mettere in relazione i piccoli centri, tanto con la Provincia quanto con la Regione.

Spirito che ha portato un nuovo successo per il Sulpicio, un percorso dedicato agli studenti dell'indirizzo scientifico, che dal triennio potranno aderire ad una nuova proposta formativa: la curvatura biomedica. La prima realtà in Regione e ancora poco diffusa a livello nazionale. Un protocollo che prepara i ragazzi per il futuro in ambito sanitario, sotto la supervisione ed il contributo dell'ordine dei medici. Un valore aggiunto per l'istituto ma soprattutto per i futuri maturandi. Scopo ultimo: fornire più strumenti possibili alle nuove generazioni per affrontare il mondo competitivo che li attende. Come ha sottolineato il sindaco, è la città stessa a aver bisogno di questa istituzione. Un istituto che non ha creato solo cultura ma anche democrazia, fornendo gli strumenti per abbattere le disuguaglianze di partenza.

È proprio dal tema scuola che l'Assessore muove le sue parole agli uditori, su quanto esso svolga un ruolo formativo quanto inclusivo. Veroli LiceoSulpicio integrale 450 min
Perché l'obiettivo che si è posto avendo assunto la nuova delega è quello di "rimettere in movimento l'ascensore sociale. Permettere a tutti di essere valutati sulle competenze e le abilità. La responsabilità politica ci pone davanti anche a fischi ed opposizioni, ma questo è il peso della carica. Essere disponibili sul territorio, pronti anche a riadattare provvedimenti e rivedere i nostri interventi, questo significa fare politica, che è servizio verso gli altri". Continua ricordando come l'impegno da metterci non possa essere che collettivo. "Spesso fuori dall'aula, ci si può scontrare con la realtà demotivante dei nostri tempi. Quello che dobbiamo recuperare, al di là dei dati statistici, è la consapevolezza del ruolo sociale e cosciente che tutti siamo chiamati a compiere, nell'evoluzione costante delle nostre realtà produttive."

Parole motivanti che puntano a stuzzicare la coscienza critica dei giovani soprattutto ricordando loro il dovere sociale da cui non possono esimersi. Affinché la scuola si mostri un istituto in grado di guidare le menti che forma, limitare la dispersione scolastica è la grande battaglia ancora da vincere. Gli incentivi alla cultura, possono essere un mezzo. Come la "Young card, una proposta interessante per facilitare la consapevolezza culturale. Uno strumento che a prezzi agevolati, permette un accesso facilitato alle attrattive socio-culturali". Conclude con un rimando alla "nostra carta costituzionale, che ci abbraccia tutti sotto le stesse regole, è il canovaccio per migliorare attivamente le condizioni del nostro Paese" .

Un'ora passata velocemente, ma che ha lanciato spunti e propositi per ragazzi ed insegnanti, oltreché un vademecum per tutte le istituzioni. Parlare ai ragazzi, rendendoli parte costituente e non semplici fruitori del sapere altrui, può renderli membri attivi e consapevoli di una società che è già loro, sperando che lo capiscano fin da ora.

 

 

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Pubblicato in da Veroli

A Veroli Vertenza Frusinate riesce a parlare con Di Berardino

DiBerardino disoccupati 2ott19 350 mindi Maria Giulia Cretaro - Doveva essere una mattinata dedicata a Veroli quella dell'Assessore Regionale Claudio Di Berardino, membro di Articolo Uno, per inaugurare l'anno scolastico appena iniziato e spendere dei momenti con gli studenti e gli ospiti della giornata. Ma quando la politica è sul territorio non può che risentire degli eventi contingenti. La tragica morte dell'operaio in Fca, ha infatti accorciato i tempi dell'intervento e di permanenza dell'Assessore per poi correre diretto a Cassino. Eppure all'uscita del Liceo Sulpicio, una piccola delegazione di Vertenza Frusinate era pronta ad attenderlo, perché quando la montagna non va a Maometto qualcuno dovrà pur bussare alla sua porta. Vis a vis possono essere limitate le dichiarazioni, ma le preoccupazioni, quelle non si può far altro che ascoltarle e magari comprenderle.

Mesi di rinvii da parte dell'Assessore, che dopo aver assunto ulteriori deleghe oltre a quella del Lavoro, ha mancato risposte puntuali ed esaustive nonostante i numerosi incontri con i delegati del territorio. Così al termine dell'intervento in aula magna, una decina di disoccupati accompagnati dal Coordinatore provinciale di Articolo Uno, nonché componente della Segreteria Regionale, Gaetano Ambrosiano, hanno rivolto le istanze di Vertenza a Di Berardino.

Primo punto in focus le graduatorie degli ormai lavoratori: tutto tace da parte di sindacati* e comuni riguardo tali liste, indispensabili per il reinserimento. Senza di esse infatti, non possono essere censiti i disoccupati e riassegnati in base a competenze specifiche. Graduatoria, la cui storia parte in sincro con quella di Vertenza Frusinate, e come tante delle proposte lanciate, caduta nel dimenticatoio del non fatto.
In secundis, la necessità di ricalcolare i fondi necessari e verificare il reale numero degli aventi diritto. La procedura è stata annunciata ad inizio estate dai sindacati, ma ancora non è stata ultimata. Ad oggi infatti manca il computo dei pensionamenti, necessario per verificare la cifra disponibile da investire, oltreché che il conteggio delle domande presentate entro il termine del 30 Agosto. La nebulosità della situazione non permette una puntualità economica e dunque una programmazione chiara dell'erogazione dei pagamenti.

Domande che ciclicamente si ripetono e che lo stesso Assessore ha già ascoltato più volte; la Pisana è stata negli ultimi anni teatro di tavoli di discussione e lavoro, interessando sigle sindacali, associazioni di categoria e parti politiche. Nonostante l'impegno profuso e la sinergia a più riprese tentata, Vertenza Frusinate si ritrova sempre con l'acqua alla gola. Ormai da oltre 9 mesi in molti dei 1370 in Provincia non percepiscono reddito, situazione insostenibile tanto da palesarsi come dramma sociale vero e proprio del nostro territorio.

Nell'incontro improvvisato e frettoloso di mercoledì 2 Ottobre, l'Assessore Claudio Di Berardino ha ascoltato ilm promemoria di Luigi Carlini e ha guardato meglio di altre volte la disperazione negli occhi dei disoccupati, senza mediatori o filtri esterni. L'Onorevole ha ribadito il suo appoggio cercando di rispondere tempestivamente. Fondamentale sarà agganciare l'annualità 2020 e dunque recuperare la liquidità per non lasciare indietro nessuno. Suo impegno sarà sollecitare la pubblicazione delle graduatorie dei disoccupati proprio per snellire l'incredibile numero di chi è senza occupazione. Per un appuntamento tra le parti, data da rimandare a dopo il 20 Ottobre, quando la lavorazione delle domande sarà ultimata. Sarà premura dello stesso assessore mettere insieme sindacati, Presidente della Provincia e parti sociali per avviare una seria trattativa sulle politiche attive.

A pungolare l'impegno dell'Assessore, Gaetano Ambrosiano, pronto a perorare la causa di Vertenza Frusinate e a sostenerla fattivamente.
Toni garbati al di là della disperazione economica, perché la dignità passa per il lavoro sì, ma l'integrità umana dimostrata in questi anni è il vero baluardo e forza di Vertenza.

 

*corre voce che la prossima settimana l'Assessore Di Berardino dovrebbe partecipare ad un assemblea dei disoccupati organizzatata dai sindacati unitariamente

 

 

 

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Pubblicato in da Veroli

Parte Meccatronica, scuola per il lavoro

meccatronica 400 mindi Maria Giullia Cretaro - Nasce ufficialmente il primo corso di ITS Meccatronico per la Provincia di Frosinone. Nella sede di Unindustria del Capoluogo, martedì 10 Settembre si è tenuta la conferenza stampa per inaugurare questo nuovo percorso di studi, già anticipato qualche mese fa ma ora è concreta realtà.
A presenziare, oltre al Prefetto di Frosinone Ignazio Portelli, il Presidente della Provincia Antonio Pompeo, l'Assessore al Lavoro regionale, Claudio Di Berardino, e il Vicepresidente di Confindustria, Maurizio Stirpe. Un parterre che dimostra l'interesse istituzionale per il neonato progetto e la già avviata sinergia tra le parti.

Apre le danze il Prefetto, che ricorda subito la drammatica situazione del lavoro in Provincia; la sola volontà di collaborazione, come in questo caso, permetterà di "mettere insieme questo caleidoscopio in un progetto di interesse generale".

Nella carrellata di interventi non poteva mancare quello di Pompeo che ristabilisce subito il valore dell'ente Provincia, nonostante il depauperamento istituzionale subito. Essenziale rimane infatti il suo ruolo come collante tra Regione e territorio. Un territorio ricco di potenzialità troppo spesso inespresse. Perché queste possano essere pienamente esaltate, il lavoro di squadra rimane la forza primaria.

Tornando nello specifico dell'ITS, la tempistica del progetto è il vero successo. In poco più di sei mesi questa idea è diventata concreta, è stata presentata alla Regione e sostenuta dall'assessore Di Berardino oltreché dal Presidente Zingaretti.

Qui Pompeo, anticipando le possibili domande della platea, non bypassa il tema delle politiche attive per i lavoro. Creare i presupposti per il rilancio dei territori anche e soprattutto in termini occupazionali, ripartendo dalla formazione è un investimento per il reinserimento lavorativo. Un inciso che resta nebuloso e non del tutto esaustivo per l'argomento disoccupazione.

A descrivere nei dettagli il nuovo piano formativo, è il Vicepresidente Stirpe, anche Presidente della Fondazione ITS, riconosciuta sabato. "Arrivo e partenza si sommano oggi. Vari attori hanno lavorato affinché questo istituto potesse partire. L'obiettivo era ambizioso ma il risultato ottenuto è la vittoria degli enti che hanno collaborato per andare oltre i limiti burocratici e in un semestre concretizzare un'idea"
Le parole di Stirpe toccano un punto fondamentale: ovvero come il progetto risponda a delle richieste dirette delle aziende del territorio. Imprese che necessitano un nuovo assetto digitalizzato di impianto professionale e qualificato.

Il progetto, oltre ad essere mosso da chiare necessità di domanda e offerta, è in sé un atto di generosità per il territorio, perché verso di esso esiste un debito di riconoscenza, avendo restituito meno di quanto ricevuto.
Il programma dell'istituto partirà entro la fine di ottobre per 28 ragazzi, che terminato il corso troveranno impiego presso le aziende territoriali.

La selezione punta sulla qualità : i candidati, che potranno presentare domanda entro il 23 settembre, saranno valutati per titoli già acquisiti (necessario il diploma) e una doppia verifica frontale. Tra loro, saranno scelti i 28 che avranno ottenuto il punteggio maggiore. Tempo per candidarsi, fino al 23 settembre.

Quale ruolo ricopriranno le imprese? Esse saranno i primi finanziatori, sopperendo alla mancanza di fondi pubblici. Nella proposta stessa avanzata alla Regione infatti, le aziende si erano dichiarato autosufficienti per finanziare la fondazione.
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Innegabile l'attesa per le parole di Claudio Di Berardino, che nell'ultima settimana ha incasellato due appuntamenti per discutere la situazione lavoro della Provincia. L'esperienza dell'istituzione è per l'Assessore, esempio di buona pratica, perché prevede una stretta collaborazione tra pubblico e privato con ripercussioni positive sul territorio.
Regione e Provincia hanno lavorato a stretto contatto per la buona riuscita del progetto, avvalendosi del prezioso contributo delle associazioni imprenditoriali, promotrici dell'idea.
"Quello di Frosinone sarà l'ottavo ITS della Regione. Gli altri hanno già prodotto risultati soddisfacenti e sono in prospettiva di crescita.
La formazione è essenziale per lo sviluppo territoriale, soprattutto per la qualità del lavoro, non si può prescindere dal progresso "

Forse l'Assessore avrebbe volentieri glissato sulle politiche attive, ma schivare il cross di Pompeo non era possibile in sede di conferenza stampa. A suo avviso dunque, questa proposta è una forma di politica attiva, un'offerta formativa che si presta alla ricerca per l'impiego.
Non è chiaro come l'avvio dell'istituto, possa sopperire alle domande degli oltre 1200 lavoratori della provincia, in molti senza i requisiti necessari per accedere al corso, che comunque costa di un numero assai limitato di posti.

Fermo restando l'encomiabile risultato di un nuovo polo formativo, questo non può rispondere a tutte le esigenze del territorio. Sarà un volano per le generazioni più giovani, l'ennesima porta in faccia per chi resterà ancora in attesa di una soluzione.
Che questa filiera apertasi in tema di formazione, possa tradursi in un apporto fattivo delle imprese sul territorio. La sinergia è un primo passo, l'ITS un primo successo.

 

 

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Pubblicato in Lavoro e Lavoratori

Disoccupati. Il rinvio del 9 settembre

RegioneLazio 350 260Era il 12 Agosto quando il Prefetto di Frosinone usciva dai suoi uffici ed incontrava i disoccupati per sollecitare la trasmissione in Regione delle domande per la mobilità; questo era stato l'ultimo appuntamento ufficiale per Vertenza Frusinate, che pazientemente ha atteso i progressi della vicenda, prassi a cui sono ormai tristemente avvezzi.

A quasi un mese di distanza, le organizzazioni sindacali hanno incontrato il 9 Settembre, l'Assessore Regionale Claudio Di Berardino proprio alla Pisana. Lo stesso assessore che solo qualche mese fa aveva ammesso il fallimento delle politiche attive sul territorio, giudicandone i risultati molto insoddisfacenti. A questo proposito va riferito anche, che Vertenza Frusinate ha appreso che numeri limitati di occupati ci sono stati anche con tutti i limiti delle attuali disposizioni, ma giudica inaccettabile il metodo che con cui si è proceduto, alla chetichella, senza i necessari requisiti di trasparenza sui criteri di assunzione ed in assoluta mancanza di conoscenza delle liste da cui si è attinto per chiamare al lavoro. Di fronte al dramma di migliaia di famiglie senza reddito non deve esserci spazio per scelte discrezionali, soprattutto laddove la legislazione prevede anche ricollocazione di espulsi da aziende fallite: i disoccupati da tempo.

Infatti il nodo irrisolto per uscire dalla disoccupazione ciociara resta soprattutto la mancata rete di reinserimento lavorativo dei disoccupati della provincia. Infatti, dal comunicato emanato dalle Sigle sindacali tutte, il tema politiche attive è risultato centrale nella discussione intrattenuta tra le parti, per poter uscire dall'impasse degli ammortizzatori sociali.

Al termine delle trattative, tra le conclusioni finali, quella di convocare in Regione il 12 settembre un'assemblea con le associazioni datoriali. Interessare i rappresentanti di categoria con un connessione diretta tra sindacati e Regione è il primo segnale di risoluzione concreta, almeno in potenza. Gli imprenditori, uniti agli enti territoriali, dovranno essere i primi adempiere ai vari accordi quadro venuti fuori in questi anni, per rilanciare un'area di crisi complessa che vuole e deve togliersi questo appellativo.

Altro appuntamento già fissato per questa settimana, quello di Venerdì, dove sempre alla Pisana, saranno chiamati a raccolta gran parte dei sindaci del territorio per discutere il reinserimento degli over 58 come lavoratori socialmente utili. Un incontro che si preannuncia cruciale, data la fascia d'età più gremita di disoccupati, già nel limbo di prepensionamento. Anche riguardo il tema pensioni, è stato stabilito un necessario riconteggio di chi l'ha guadagnata nel corrente anno, per poter ricalcolare le risorse necessarie e quelle disponibili. Ultimo incontro programmato senza però data certa, quello di metà ottobre, tra Assessore e sigle sindacali per vagliare progressi e novità.

Il 20 Novembre, giorno in cui gli ammortizzatori già stanziati termineranno, è vicino e in molti già paventano l'ennesima battaglia per poter agganciare l'annualità 2020. A tutto ciò si aggiunge l'incertezza politica, che pone un punto interrogativo sull'erogazione del milione e quattrocentomila euro mancante all'appello.

Regione e Governo, oltre il rimpasto esecutivo, dovranno essere in grado di intervenire sinergicamente e avanzare soluzioni non in extremis ma a lungo raggio.
Un trimestre caldo dunque, con le 1600 famiglie dell'area di crisi complessa che oltre a delle entrate certe hanno tutto il diritto di riguadagnare dignità economica. Dove manca il lavoro, muore un pezzo di società, e questa Provincia sanguina da troppo.

 

Il comunicato di Cgil Cisl Uil Ugl del 9 settembre 2019

[18:27, 9/9/2019]: Le scriventi organizzazioni sindacali CGIL CISL UIL e Ugl si sono incontrate oggi con l'assessore regionale Claudio Di Berardino per avviare le politiche attive sui territori di area di crisi complessa.
Dopo una lunga discussione la regione ha deciso insieme alle citate OO.SS. di convocare il 12 settembre le associazioni datoriali.
Tale incontro servirà per incentivare le aziende ad aprire nuove attività nelle aree di crisi complessa in tal caso la regione si impegna a organizzare e finanziare corsi di formazione.
Per quanto riguarda gli over 58 la regione convocherà il 13 settembre gran parte dei comuni ricadenti nelle aree di crisi complessa al fine di impegnare tali lavoratori in lavori di pubblica utilità. Infine si è deciso di verificare se, a fronte dei tanti pensionamenti, ci siano dei residui da utilizzare per prolungare la mobilità in deroga.
Le parti hanno deciso di incontrarsi nel mese di ottobre per fare il punto della situazione ed assumere le decisioni conseguenti.

 

 

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La crisi è arrivata?

Aula di Montecitorio 350 260di Maria Giulia Cretaro - C'era una volta un patto di governo e forse adesso non c'è più. Un equilibrio nato precario, e oggi, a distanza di un anno e mezzo, sembra più traballante che mai.Tanti casus belli evitati, crisi arginate per il rotto della cuffia: il Governo del cambiamento da salvare a tutti i costi.

Eppure quando si mettono di mezzo i baluardi da campagna elettorale, la guerra fratricida è alle porte. Campo di battaglia questa volta il Senato, dove per la giornata di Mercoledì, sono state presentate le mozioni riguardo il TAV e le seguenti votazioni. Un tema scottante quello dell'Alta Velocità a cui il M5S si è sempre opposto tanto da valergli consensi specialmente nello zoccolo duro della Val di Susa. A Febbraio il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, dopo aver rispolverato l'inesistenza del traforo del Brennero, suggerito come alternativa alla Torino-Lione, aveva istituito una commissione di 6 esperti. Tutti si erano espressi in maniera contraria alla nuova tratta, tranne uno licenziato subito dopo.

Per il Movimento il TAV non s'adda fare, opera costosa, impatto ambientale immane e specialmente superflua. Una linea fortemente diffusa ma che si scontra con chi, da almeno vent'anni, il Treno ad Alta velocità lo vuole eccome. Già al preludio della votazione però, La mozione pentastellata sembrava aver scontentato proprio tutti. Anche lo storico leader dei No Tav Perino, bollava negativamente l'intervento. "La mozione del Movimento 5 stelle contro la Torino-Lione è un'idiozia. È una maniera per cercare di salvarsi la faccia, ma non ci riescono. Anzi, è proprio una presa per i fondelli". Una pesante affermazione che mette in discussione appoggi e soprattutto consensi.
Il Premier Conte ha tentato la via del temporeggiare, ma non essendo Quinto Fabio Massimo ad un certo punto ha dovuto sciogliere la riserva in data 23 Luglio, dando il consenso alla prosecuzione dei lavori. A questo punto dello status operandi la perdita in caso di interruzione sarebbe maggiore dei papabili benefici. La stessa Ue, dopo aver assicurato un contributo maggiore per l'Italia, ricorda la restituzione dei 120 milioni già ricevuti e la perdita di oltre 800 milioni per violazione di vincoli internazionali in caso di dietrofront.
Una tematica tecnica che per l'attuale Esecutivo ha assunto i connotati di un termometro degli equilibri interni.

Una verifica che arriva il giorno successivo alla conversione a Palazzo Madama del Decreto Sicurezza Bis. Legge fortemente voluta dalla Lega ma avallata altre sì dei pentastellati. Quello che poteva essere un do ut des politico però non è arrivato. Matteo Salvini ed i suoi infatti, hanno votato contro la mozione No TAV avanzata dagli alleati, dando appoggio a tutte le altre cinque presentate e favorevoli all'opera transfrontaliera, compresa quella PD.

Il grido di Luigi Di Maio è subito all'inciuncio, termine troppo caro al Movimento per non essere rispolverato quando si parla di Dem. C'è da ricordare anche la mossa suggerita da Calenda rigorosamente via Twitter: ovvero approvare tutti il testo grillino e lasciare che la resa dei conti tra Caino e Abele arrivasse all'istante. Mossa audace, che nessuno dei senatori ha accolto come possibile. Inutile negare che l'appuntamento è stato enfatizzato più del dovuto; dopotutto una mozione non è che uno strumento di indirizzo per il Governo, dunque giuridicamente sottomessa ai precedenti accordi internazionali, ma serviva un motivo per tirare le somme ed eccolo servito.
All'orizzonte dunque una crisi di Governo che il Premier ha respirato già dalle prime dichiarazioni. Conte ha provato a contenere i due pretendenti al trono, così come aveva fatto già qualche mese fa. A Palazzo Chigi però è arrivato solo il leader leghista prima di dirigersi a Sabaudia per il comizio in programma. Aveva già annullato il Beach Tour nella mattinata, non poteva lasciare disattese le aspettative di tutti gli avventori. Luigi Di Maio ha preferito un colloquio privato con i suoi, rilasciando come dichiarazione propagandistica "Noi non abbiamo tradito".

Questo è quello che succede quando pur dovendo governare ci si lascia governare.
Ora le due correnti di Maggioranza, che esercitano una forza contraria ma non certo uguale, sono su fronti opposti. E le armi a favore della Lega sono il voto europeo e un'acclamazione mediatica da influencer. Di contro il Movimento che del mediatico era stato l'avanguardia, si ritrova con numeri esponenziali in Parlamento ma di fatto nulli per procedere altri tre anni. Uno stallo alla Messicana subito aggirato da Salvini e risolto in votazioni entro l'autunno. Per questo Mattarella nel primo pomeriggio di Giovedì ha ricevuto il Presidente del Consiglio, e successivamente quelli delle due Camere. Atti che prefigurano un proscenio da decisioni definitive, dopo che l'idea di un rimpasto è stata sconfessata da tutti. Addio alla leadership di Conte dunque, di fatto in tredici mesi è stata poco più che una comparsa. Un po' come gli allenatori della Nazionale che prendono il posto di colleghi che hanno fatto la storia, nel bene o male: sono destinati all'oblio della transizione.

Doveva essere il Governo che trascendeva la vecchia politica, è divenuto quello dei compromessi a tutti i costi. Luigi Di Maio, privato del sostegno anche dei suoi, vede il suo ruolo nell'Esecutivo e nel partito compromesso, Matteo Salvini si è tramutato in un Deus Ex Machina a suon di stereotipi.
Questa è la Terza Repubblica, la più analizzata, criticata o tifata sin da berlusoniana memoria.
La Terza Repubblica che ha trasformato ogni decisione per il Paese in tasselli per la pace politica. Sarà un anno bellissimo, dicevano, ma il risultato è difficile da analizzare: sotto l'osservatorio internazionale per Finanze, Leggi improbabili e cooperazione vacante, il bilancio è un naufragio nazionale.

Forse Gaber aver ragione "Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono".

 

 

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Politica senza parlare di politica

cerquozzi inelegante vignetta 350 mindi Maria Giulia Cretaro - La linea della Lega verolana respira la goliardica aria nazionale e si lancia contro la neo consigliera deputata alla Cultura Francesca Cerquozzi. Forse voleva essere un lavoro alla Vauro o alla Makkox, ma quel che ne è uscito è una vile caricatura che stigmatizza la donna con allusioni alla vita personale senza tener conto del ruolo istituzionale. Sono comparse nella prima mattina del lunedì post Fasti, le tre illustrazioni che vedono la stessa in abiti succinti rispondere a dei quesiti sulla rassegna teatrale in maniera frivola e sterile. Il tutto pubblicato sulla pagina Facebook della Lega Veroli (di cui resta sconosciuta l'ufficialità) che si guarda bene dal far riferimento ai dati della manifestazione o a considerazioni concrete sulla qualità raggiunta o meno. Un attacco frontale che sprizza stereotipi da tutti i pori, a pochi giorni dalla colorita comparsa al Papeete del Capitano.

Ergo un ministro può allegramente danzare con una spogliarellista, ma un consigliere comunale, ancor più se donna, deve mantenere un basso profilo in materia di dress code e colore dei capelli. Lei, avanguardia Pd delle battaglie di genere, ha colto la palla al balzo per la risposta. La Lega trascende nei cliché, Francesca Cerquozzi li rimpasta e li usa come cerbottana. Il suo comunicato tutto social, gioca sull'autoironia per scrollarsi di dosso la maldicenza. Diretto e semplice, dribbla le vie istituzionali e si rivolge a tutti, suoi elettori e no. Il suo modo di far politica non cambierà, la sua battaglia culturale non si fermerà e se tutto ciò sarà incorniciato da qualche selfie, che se ne facciano una ragione. Soprattutto ricordando che tra quegli scranni è lei tra la maggioranza, ergo meglio che il maschilismo faccia un passo indietro sulle dichiarazioni e la Lega qualcuno in avanti sulle idee. Dopotutto puntare sul bionda, bella, stupida è uno schiaffo all'originalità oltre che alla buona educazione.

Eppure Veroli annovera due "bionde"consigliere con delega alla Cultura, la Cerquozzi e Alessandra Cretaro, stessa carica, stesso potere amministrativo, encerquozzi 1 350 mintrambe avvezze ai social e ad una visione moderna della res pubblica. Ma per il primo partito verolano, le frecciate sessiste sono tutte per Francesca Cerquozzi, indicatore non da poco. Vignetta sì satirica, ma tronfia di misogenia. Ad onor di cronaca, inutile negare che alcuni dei sentimenti espressi dalla pseudo caricatura sono vox populi di questi giorni, ma un conto sono i rumors di paese altro è il costume politico. 

A tal proposito, nessuna dichiarazione ufficiale della squadra leghista in forza all'opposizione comunale per sostenere la lady del PD. Pur restando sconosciuti i gestori della pagina, e volendo sperare che la dissociazione dall'atto sia totale, non può mancare una nota di sdegno; la virtù non sta nel mezzo in materia di pari opportunità.
Nel manifestare la totale solidarietà per l'episodio, non si sono risparmiati i concittadini, che, con una valanga di commenti sotto il post di risposta, si scagliano contro la vignetta incriminata. In molti ricalcano la strada del "troppo bella da provocare invidia", in pochi, troppo pochi delineano l'impegno politico e l'attività amministrativa. Il femminismo è una strada scivolosa: quello mossosi a sostegno della neo consigliera, parla retrò e stile anni 60. Che sia bella o meno, che metta il rossetto o no, poco importa.

Sarebbe stato più giusto sentir parlare di politica, eppure in questa triste storia se ne è letta poca, sia pro che contro. Perché è stata attaccata a suon di frasi fatte e la corazzata di sostegno si è eretta su stereotipi, delegittimando il valore istituzionale. In materia di diritti ce n'è di strada: vanno ancora difesi ma nessuno sa bene come farlo, specialmente nel magico mondo social. Chissà che prima o poi questo paese impari, magari alla stessa velocità con cui pubblica storie su Instagram.

 

 

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Pubblicato in da Veroli

Incorreggibile PD, anche a Veroli

veroli comune 350 260di Maria Giulia Cretaro – L'aria che tira nel PD viaggia tra la quiete e la tempesta e per quanto quello di Veroli sembrava essere approdato in un porto neutro, non è scampato al primo ammutinamento.

La notizia arriva dalla pagina ufficiale Facebook della lista di Partito per le elezioni 2019: Egidio Lombardi, appena subentrato in Consiglio Comunale dopo la nomina a Vice Sindaco e ad Assessore al Bilancio di Assunta Parente, lascia le fila del PD ancor prima di occuparle ed aderisce al gruppo misto, o meglio ne diviene il primo rappresentante.
Dal comunicato, che si avvia con registro mansueto e distaccato per poi tirare qualche sciabolata "Il coordinamento prende inoltre atto che lo stesso consigliere non risulta iscritto nell’anno 2018 e nell’anno in corso al Partito Democratico.

Il coordinamento, in ultimo, prende atto delle sue esternazioni rese in più sedi in totale contrasto con le regole condivise e con i criteri politici da tutti democraticamente decisi e accettati, giudicandole gravi e inappropriate al ruolo istituzionale che la lista ha voluto affidargli quale consigliere comunale". Insomma Lombardi ha così deciso, ma alla lista la scelta piace. Cosa ne pensa il circolo, che allarga il giro a molti più militanti che pesano, resta ad oggi una nebulosa. Dichiarazioni ufficiali di Segretario e Presidente non sono pervenute.

Un'azione, secondo lo stesso Lombardi, dettata dall'incompatibilità di espressione democratica all'interno in primis nella lista, in secundis nei direttivi di circolo. Non ci gira intorno il neo consigliere, anzi rimarca da subito le ragioni veraci della sua fuoriuscita. "È stato sottolineato il mio mancato tesseramento, ma ho concorso da indipendente ed ho mantenuto una linea coerente. Se questo fosse stato un problema, doveva palesarsi già con la mia candidatura nella lista ufficiale. Sono stato definito indisciplinato, non convocato alle riunioni, la fuoriuscita è statal'unica strada percorribile. E continua "Dopo una campagna elettorale così dura e a tratti sgradevole, speravo che i sentimenti del gruppo potessero distendersi. Purtroppo già dai primi incontri è emerso un clima di scarso dialogo e confronto". Lombardi non fa nomi, anzi evita accuratamente di puntare il dito ma il rimando ai termini di svolgimento della campagna è diretto. "Il partito si è speso per pochi durante il periodo pre elettorale, investendo molto su campagne ad personam". Un evidente malcontento che ha coinvolto parecchi nel Circolo e che, passata l'euforia della vittoria, emerge in tutti i suoi spigoli. Un dualismo netto creatosi tra la lista PD e la prima per preferenze nella maggioranza, Veroli Proxima. Entrambe anime della grande famiglia del PD, per usare un'espressione cara alla dem Francesca Cerquozzi, ma con evidenti dissidi interni. Da qui Lombardi riparte, strizzando l'occhio a quell'altra branca di maggioranza e sottolineando come per lui sia fondamentale "la volontà di collaborare per questa città, ponendo al centro le esigenze reali e non i personalismi". Ed in questi anni, il medico verolano ha testimoniato con i fatti questa linea. Assessore con D'onorio, passa nella barricata dell'opposizione per la prima amministrazione Cretaro, accordandogli fiducia per la seconda tornata. Un nome che a Veroli, gode di stima guadagnata sul campo, in più di dieci anni di militanza attiva. Un nome che, da rumors, poteva essere speso nella prossima tornata proprio per la corsa a sindaco.

Lombardi non esclude un riavvicinamento al Partito, anzi; questo sarà possibile se e solo se, si recupererà la matrice democratica tipica della sinistra a cui sente di appartenere.La sua prospettiva di cooperazione, specialmente in materia di sanità e ambiente, lo ponge pronto al lavoro con più parti. Per questo alla riunione dei capigruppo per le commissioni di lunedì, si mostrerà aperto al dialogo con tutto il consiglio, ivi compresa l'opposizione. Un gesto di distensione dei toni, esacerbati in qualche direttivo e bisognosi di riassumere vesti istituzionali e propositive.

Certo è che mentre il Sindaco Cretaro si dichiara "civico" e non partecipa alla Direzione Provinciale del PD, lo stesso perde un altro tassello in consiglio comunale lasciando capogruppo di se stessa Francesca Cerquozzi mentre attende l'Assessorato.

La diatriba De Angelis vs Pompeo, si misura in tutti i comuni e ancora una volta la bilancia verolana lascia la sua tara. Una giunta che pensa sempre meno democratico e tenta un establishment proprio.

22 luglio 2019

 

 

 

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