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Rossana Germani

Rossana Germani

Rossana Germani Nata a Sora. Sono una ex ragioniera, madre a tempo pieno, attualmente di nuovo in cerca di occupazione. Mi piace scrivere anche se non ho mai pubblicato nulla prima di febbraio 2020 se non qualche post qua e là nei vari gruppi Facebook delle sardine. I miei post sono stati notati da un amministratore della pagina sardine creative e scrittore per diletto, Lorenzo Rossomandi che mi ha chiesto di scrivere per la sua pagina. Dopo qualche settimana mi hanno preso a bordo come moderatrice e quando è stato creato il magazine sono entrata a far parte della redazione di CiesseMagazine. Ed ora eccomi qua.
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine dove scrive e cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

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Il processo a Mimmo Lucano

IL FUORILEGGE

7 anni e 11 mesi: questo è la condanna chiesta dal PM di Locri

di Rossana Germani
MimmoLucano 350 min7 anni e 11 mesi: questo è quanto ha chiesto la pubblica accusa di Locri come condanna per Mimmo Lucano, imputandogli una serie infinita di reati molti dei quali Mimmo dice che sono stati pensati in un secondo momento, dopo che la difesa aveva smontato i primi.

È un elenco impressionante: associazione a delinquere, peculato, concussione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta, truffa, falsità ideologica e, naturalmente, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Tutte accuse, queste, dalle quali Mimmo sta cercando, con i suoi legali Giuliano Pisapia e Andrea Daqua di uscirne fuori innocente.
Al termine della requisitoria del processo “Xenia” ecco le dichiarazioni dei suoi legali che non condividono le argomentazioni del pm: […] «riteniamo che il dato emerso dall'istruttoria dibattimentale recepito dalla pubblica accusa diverga, e di molto, da quello che abbiamo recepito noi. Gli esempi sarebbero numerosi ma, in questa sede, basti considerare la testimonianza del Ruga ritenuta, ancora, attendibile dall'ufficio di procura nonostante quanto emerso in udienza nel corso della deposizione del teste. Non condividiamo, dunque, le argomentazioni e conclusioni della pubblica accusa che contesteremo sulla base di quanto emerso, anche documentalmente, nel corso del dibattimento».

Una vicenda che è iniziata cinque anni fa, anni durante i quali si sono susseguiti pronunciamenti contrastanti, da parte di diversiMimmoLucano copertina 350 min giudici del Riesame e della Cassazione.
«Tra le contestazioni che mi sono state mosse dalla Procura di Locri – afferma Mimmo riguardo la raccolta differenziata che ha pensato di far fare con gli asini visto i vicoli stretti e ripidi di Riace - c'era l’affidamento diretto alle due cooperative, che non erano registrate nell'albo regionale». Queste cooperative erano costituite dalle persone più povere del paese. Dunque, come già fatto sul fronte dell'accoglienza e dell'artigianato, anche dai rifiuti Mimmo fece nascere lavoro.
«Il sistema è stato smantellato e le persone coinvolte hanno perso il lavoro. Nell'aprile del 2019 la Cassazione ha smontato l'impianto accusatorio, annullando con rinvio l'ordinanza che mi aveva esiliato. Per la Suprema corte le irregolarità nell'assegnazione degli appalti non sussistevano, perché secondo la legge è previsto l’affidamento diretto a favore di cooperative sociali finalizzate all'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, a condizione che gli importi del servizio siano inferiori alla soglia comunitaria. Inoltre la Cassazione aveva individuato che “il riferimento alla presenza di interferenze o opacità” era “generico” e che le argomentazioni a sostegno della presunta irregolarità dell'appalto erano “contraddittorie” e “illogicamente formulate”. La stessa Suprema corte non ha individuato indizi di comportamenti fraudolenti nell'assegnazione del servizio alle due cooperative sociali…»
Anche l'accusa di aver sottratto con frode, per fini privati, fondi per milioni di euro, senza alcuna dimostrazione, pare sia stata abbandonata.

È stato accusato di aver aiutato i bisognosi violando la legge non per necessità impellenti ma per fini elettorali. Cosa anche questa smentita dai fatti. Mimmo, infatti, solo adesso è in corsa in una lista regionale guidata da De Magistris, e il pubblico ministero ha però portato la notizia alla Corte per cercare di dimostrare la sua accusa ma è chiaro che Lucano non ha presentato alcuna candidatura in passato durante il suo operato a Riace.

Lucano - che non era presente in aula – commenta la richiesta del pm, Michele Permunian, amareggiato: «Alcune accuse sono completamente inventate. Il profilo che hanno tratteggiato non corrisponde al mio. Non sono io quello che vogliono fare passare. Per me la politica è un ideale. Io ho solo creduto in un ideale. Ogni passo che ho fatto ha avuto queste motivazioni, per il riscatto delle persone che arrivano a Riace. La Procura insiste che io ho avuto motivazioni politiche legate a candidature. Quello che non dice il pm è che io non mi sono mai candidato se non al Comune di Riace rifiutando proposte come quella al Parlamento europeo, alle politiche e alle regionali. All’inizio mi hanno accusato di aver fatto sparire milioni di euro, poi il teorema della Procura è cambiato perché il dibattimento ha dimostrato che non era vero e così hanno ripiegato su motivazioni politiche inesistenti».

Mimmo ha sempre sostenuto che questo sia un processo politico.
Dal nulla ha creato un sistema di accoglienza ed integrazione unico che ha portato un grande vantaggio anche al suo paese ormai morto. Poi, a qualcuno ha dato fastidio, come lui stesso ha detto più volte, e allora è partita la macchina demolitrice. E ora si chiede una condanna esagerata.

Se anche ci fossero state alcune irregolarità nella gestione dell'accoglienza, l'accusa avrebbe potuto chiedere una sanzione simbolica riconoscendogli le attenuanti considerato anche il fatto che il modello Riace e stato lodato e osannato in tutto il mondo. E anche nella sentenza del giugno del 2020 il Consiglio di Stato – confermando la decisione del Tar del maggio del 2019 che aveva annullato il provvedimento dell'allora ministro Salvini del 2018 con il quale era stato impedito a Riace di partecipare ai nuovi progetti Sprar – si legge: «Che il modello Riace fosse assolutamente encomiabile negli intenti e anche negli esiti del processo di integrazione è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti».

Tra le sue colpe ad esempio, c’è quella di aver rilasciato nel 2016 la carta d’identità a due persone che – secondo la Procura – non ne avevano diritto.
«Si trattava di una madre Eritrea col suo bambino […] Al loro arrivo, il piccolo aveva solo sette giorni. Furono inseriti in uno dei progetti di accoglienza a Riace, ottenendo la casa e i bonus sociali in quanto beneficiari dei servizi di accoglienza ed assistenza. L'8 agosto ai due venne rilasciato il certificato di residenza, proprio perché inseriti nell'elenco anagrafico dei residenti del Comune di Riace. I fatti che mi vengono contestati dalla Procura di Reggio Calabria risalgono a poche settimane dopo, al settembre del 2016, quando, nel mio ruolo di sindaco, avevo effettivamente rilasciato due carte di identità alla donna eritrea e a suo figlio, di soli quattro mesi. Fu l’assistente sociale a venire a chiedere in Comune il documento per entrambi e lo ritenevo corretto sia perché i due avevano già seguito la procedura di inserimento, sia perché il piccolo aveva bisogno in tempi rapidi di una tessera sanitaria per poter essere visitato da un pediatra. Aveva seri problemi di salute e, se la carta di identità era necessaria per permettergli di iniziare al più presto un percorso di cure, non avrei esitato un istante a rilasciarla. Eppure, mi viene contestato il reato di falsa attestazione, secondo l'articolo 480 del codice penale, in quanto, in qualità di sindaco, rilasciavo alla madre e al bambino di quattro mesi, la carta d’identità senza permesso di soggiorno. Un equivoco giuridico che, a mio avviso, si pone in evidente contrasto con i principi costituzionali e con i diritti umani».

Mimmo Lucano è stato il sindaco di Riace dal 2004 al 2018, quando è stato sospeso in seguito all'arresto il 2 ottobre. Nel 2010 gli è stato riconosciuto il terzo posto nella classifica internazionale World Mayor e nel 2016 è entrato nella Top 50 di “Fortune". Ha creato il Modello Riace, che ha ricevuto importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il premio per la Pace e i Diritti umani di Berna.
È bene ricordare che al suo posto, nel settembre del 2019 ad occupare il titolo di primo cittadino di Riace arrivò un ineleggibile sindaco leghista. Tra i primi atti che fece, rimosse la scritta “paese dell’accoglienza” dalla targa di benvenuto all’ingresso del paese, rimosse il cartello dedicato Peppino Impastato, aumentò la propria indennità in piena emergenza Covid, e fece vari atti intollerabili come togliere arbitrariamente le utenze dalla casa occupata da una donna e ai suoi due bambini.
In questo link troverete l’intervista in cui Mimmo ci racconta la sua vita e la persecuzione politica attuata nei suoi confronti:  https://sardinecreative.wordpress.com/2020/04/22/intervista-a-mimmo-lucano/ 

«Non riesco ad immaginare quando verrà scritta la parola fine a tutta questa storia. A volte mi chiedo: ma cosa ho fatto? Perché l'ho fatto? Non è una risposta facile. Non c’è una sola risposta. Forse la casualità, le persone che hanno attraversato il mare in una disperata ricerca di salvezza e che sono arrivate qui da noi. Il vento ha scritto la mia storia».

Ringraziamo Mimmo Lucano per la sua disponibilità. Alcune delle sue dichiarazioni sono tratte dal suo libro “Il Fuorilegge" – la lunga battaglia di un uomo solo.

 

Questo articolo è pubblicato in contemporanea su sardinecreative.wordpress.com e su unoetre.it
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Pubblicato in Cronache&Cronache

La storia di Maggese

LIBRI

Avete mai letto un libro in cui vi siete ritrovati, almeno in parte...?

di Rossana Germani*
Lastoriadimaggese 350 minAvete mai letto un libro in cui avete trovato un paese dentro?

Avete mai letto un libro in cui vi siete ritrovati, almeno in parte, in qualcuno dei protagonisti?

Qui potrete ritrovare voi stessi da bambini oppure adolescenti o uomini e donne maturi, o addirittura "vecchi saggi", ma anche creativi, sognatori, concreti o folli. Potrete trovare voi stessi innamorati di qualcuno o qualcosa.

Questo libro vi prende e vi risucchia dentro le sue pagine e dentro le storie dei personaggi, tutti protagonisti, e vi fa spaziare per tutto il paese che racchiude il mondo intero. Partendo dai vicoli più intimi di Maggese fino ad arrivare alla spiaggia e dentro il mare, passando tra le case, dentro le case, dai piani più alti fino ai seminterrati, dalle botteghe che vendono parole ai capannoni industriali dall'interno magico, dalla piazza dove si scambia cultura (in cui fa da comparsa il libro stesso), alla verde collina per danzare un valzer con un partner speciale. Il tutto visto attraverso le storie vissute dai protagonisti che vediamo crescere d'età col crescere delle pagine.

Marco Cavaliere, con le sue magiche dita comandate dalla sua eccezionale fantasia che va sempre sotto braccio alla realtà - aLastoriadimaggese 350 vert min volte dura da accettare - è stato capace di fondere e confondere immaginazione e concretezza dei rapporti, dei sentimenti, dei colori, dei profumi e non solo. Amicizia, amore, vita, morte, gioie, dolori, sapienza, fede, arte, musica, ma molto, molto altro ancora troverete in queste poco più di 200 pagine. Pagine che scorrono piacevolmente ma che a volte "impongono" una rilettura per non dimenticare, e per fare propri, concetti così originali ma, nello stesso tempo, così veri.

Il lettore scoprirà che un oggetto, un sentimento, un'immagine, una tela, un silenzio, una sensazione o, anche più semplicemente, un profumo o un colore, racchiudono molto di più di quello che siamo abituati a vedere, sentire o pensare.

Un libro che ha mille anime, dalla più ingenua alla più vissuta e più saggia, dalla più semplice alla più creativa o, a tratti, addirittura folle ma tutte sono accompagnate dal filo conduttore dell'amore inteso nel senso più ampio del termine. Amore per gli altri, per il proprio lavoro (che poi lavoro non è ma è qualcosa di innato che è difficile da spiegare) e amore per le cose per quali i protagonisti hanno una visione e una percezione fuori dal comune.

Questo è un libro che riporta concetti che hanno dell'incredibile ma nello stesso tempo sono così veri e giusti che penserete che sia strano che nessuno li abbia mai contemplati prima e vi verrà voglia di farli circolare.

L'epilogo, infine, vi farà concludere la conoscenza dello scrittore dandovi prova, in un brivido finale, della sua sensibilità, profondità, intensità e purezza d'animo.

 

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

 

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Pubblicato in Libri e Racconti

Si stava meglio quando si credeva di stare peggio?

 LOTTE E MOVIMENTI

 Molte persone oggi vogliono solo provare a sopravvivere con dignità

di Rossana Germani
VertFrusinate 390 minSi sa che l’uomo è sempre alla ricerca di qualcosa in più: i bisogni non finiscono mai. Soddisfatti quelli del momento, ecco che ne spuntano sempre di nuovi e sempre di più impellenti. Diciamolo pure: non ci accontentiamo mai!

Ma da qualche anno la ruota dei bisogni per molti gira al contrario. Qualcosa non torna. Una volta si diceva “studia che sennò finisci come papà chiuso in fabbrica 8 ore!”, oppure “studia che sennò ti ritroverai a stare dietro una scrivania per 8 o 6 ore come me!”, ma anche “ti devi laureare che altrimenti finirai a fare il carabiniere o il vigile urbano o il netturbino!”

Ecco, ora quei lavori non solo sono ambiti ma sono visti come un miraggio o un miracolo. Ci si adatta a fare qualsiasi cosa e le qualifiche e le competenze acquisite non contano più nulla. Tutto azzerato.

Il lavoro in fabbrica, quel lavoro noioso, ripetitivo perché “appresso” ad un macchinario, ora è molto ambito, ricercato.

Ora, che il lavoro manca e quello che si ha è a rischio, non si desidera altro che un lavoro stabile, qualunque esso sia, purché garantisca una serenità per il proprio futuro e una vita dignitosa alla propria famiglia potendo fare anche progetti senza la paura di perderlo.

Il lavoro rende liberi, nobilita l’uomo e lo rende libero dai bisogni materiali e anche spirituali. Molte persone oggi vogliono solo provare a sopravvivere con dignità e lo Stato dovrebbe garantire questo diritto.

A volte lo Stato, attraverso il Governo non fa altro che peggiorare le cose con aiuti e incentivi alle grWhirlpool lavoratori in lotta 460 minandi multinazionali che creano l’illusione del lavoro permanente. Quasi sistematicamente, i grandi colossi, dopo aver approfittato dei cospicui aiuti, appena possono, vanno altrove a vincere la loro battaglia in qualità di parte dominante del mercato, sfruttando manodopera a basso costo, sempre e solo in nome del profitto e del dio denaro.

Così ai lavoratori non resta che unirsi in blocco e lottare per non farsi strappare ingiustamente il lavoro o per cercare di riottenerlo. Emblematica è la Vertenza Whirpool di Napoli ma anche Vertenza Frusinate che riguarda i disoccupati di Frosinone e Rieti.

I lavoratori partenopei, con il loro motto “Napoli non molla” con la spunta verde sulle loro magliette, sono diventati un caso nazionale. Stanno lottando da 22 mesi con una dignità unica per cercare di difendere quel posto di lavoro nella loro fabbrica ma non solo. Lottano per tutti, anche per chi crede che il suo posto sia al sicuro. Nessuno può essere mai sicuro. Loro lo erano, pensavano di esserlo perché il loro sito di Napoli era stato più volte premiato dalla casa madre in quanto più virtuoso, più efficiente e più produttivo al mondo! Sì, proprio così. Ma nell’era della globalizzazione ci si guarda intorno e si pensa solo al massimo profitto e a battere la concorrenza. Così ha fatto e sta facendo Whirlpool. Disattendendo alle promesse o, per meglio dire, venendo meno agli accordi presi con il nostro governo, con i sindacati e con i rappresentanti dei lavoratori, nell’ottobre del 2018, in cui si era impegnata a fornire un piano di sviluppo per tutti i siti italiani in cambio di una lauda ricompensa con aiuti, incentivi ed ammortizzatori, ora ha decido di chiudere quello di Napoli. Senza una vera spiegazione.

Ma loro, gli operai, non si arrendono e non si arrenderanno fino a quando non torneranno a far riaprire quella fabbrica.
Presentazione del libro “Storie in Centrifuga – Napoli non molla ✅” di Lorenzo Rossomandi e Rossana Germani, nell’aula sociale del sito di Napoli

Altra piaga sul campo sempre del lavoro è rappresentata da “Vertenza Frusinate”. Questa nasce per cercare di sopravvivere in una zona molto depressa dove, sempre dopo aver approfittato degli aiuti dello Stato, molte fabbriche della Ciociaria hanno chiuso, lasciando gli operai a casa, spesso per andare a far profitto altrove.

Dopo molti anni di varie iniziative tra le quali sciopero della fame e molte altre manifestazioni di vario genere, quegli ex lavoratori ancora non sanno come risollevarsi. Vertenza Frusinate è l’unione di molti di quei lavoratori mandati a casa che ogni anno lottano per ottenere l’aggancio alle politiche di sostegno per poter garantire una vita un po’ dignitosa alle proprie famiglie. Ma anche qui, le persone che lottano non vogliono la mera assistenza. Vogliono un impegno del governo verso le politiche attive per il lavoro. Soprattutto ora che arriveranno i fondi europei, loro vogliono tornare a lavorare vedendo in quei fondi una grande opportunità e chi di dovere ha l’obbligo morale, prima ancor che politico, di attuare tutte le misure e le iniziative possibili.

Due realtà, queste, che riguardano tutta l’Italia, perché dietro i numeri di posti di lavoro persi ci sono persone e famiglie che non vivono più una vita normale, non comprano, non spendono, non viaggiano e quindi non fanno girare l’economia. Se proprio non vogliamo vederlo dal punto di vista della solidarietà vediamolo da quello economico generale.

I nuovi poveri che si vanno ad aggiungere a quelli già da qualche anno dichiarati tali pesano ugualmente sull’intero Paese.

Reddito di Cittadinanza, Reddito di Inclusione, e altre forme di assistenza, se non sono finalizzate bene al lavoro, non sono altro che misure per far campare. Ma le persone vogliono lavorare, vogliono potersi guadagnare il loro reddito e non vogliono pesare sulle spalle dei più fortunati. Sì, fortunati, perché anche in Italia in base alla zona dove sei nato, puoi dirti fortunato o meno.

Lo stesso tipo di scuola dà opportunità di lavoro diverse al nord e al sud.

E allora dovremmo rimischiare un po’ le carte e ripartire con la buona politica. Quella che guarda il territorio e studia le possibilità di lavoro. Una politica che sappia sfruttare, ora più che mai, i fondi europei per far ripartire la macchina del lavoro anche al centro-sud.

Evitiamo la rivoluzione dettata dalla disperazione e chiediamo alla politica di occuparsi seriamente della questione lavoro senza farsi sottomettere dalla forze delle multinazionali o dagli altri poteri forti.

 

Rossana Germani fa anche parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

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Pubblicato in Lotte e Vertenze

La lotta delle donne è antica

8 MARZO 2021

Se anche gli uomini si battessero con le donne e per le donne saremmo tutti più civili e liberi

di Rossana Germani
GabriellaRasponiSpalletti 350 minLa festa della donna avrà ragion d'essere fino a quando non si raggiungerà la piena parità di diritti, in tutti i campi!
Fin dalle epoche più remote le donne sono state considerate come degli oggetti da possedere e usare a proprio piacimento.
Per fare solo un esempio, lo ius primae noctis pare fosse una pratica comune. Il padrone del servo che si era appena sposato aveva il diritto di passare la prima notte di nozze con la sposa del suo servo.

Ma le donne pian piano hanno alzato la testa e cominciato a ribellarsi per cercare di migliorare la loro condizione. Hanno capito che l'unione fa la forza e si sono unite nella lotta, manifestando fino a quando quel determinato diritto non veniva loro riconosciuto. Molte donne hanno dato la vita pur di cercare di migliorare le condizioni di tutte. Le conquiste più recenti del secondo dopoguerra, come il diritto di voto, la legge sul divorzio, quella sull'aborto, ma molte altre ancora, si fondano sulle basi del coraggio e delle lotte delle donne che le hanno precedute.

Vorrei in questa occasione ricordare in particolare una donna che ha fatto molto per creare quelle basi riscattando le condizioni di vita delle donne già dal 1897.
E proprio “1897 Storia di un riscatto” è il titolo di un libro che vorrei consigliare a tutte le donne ma non solo a loro, è bene che lo leggano anche gli uomini. È un libro storico ma anche molto passionale, a tratti romanzato al punto da suscitare emozioni davvero forti. Viaggia su due binari che si intersecano grazie ai protagonisti che si interessano in modo molto penetrante dei due problemi a quel tempo più evidenti a Quarrata, un comune in Provincia di Pistoia. C’è la storia riguardante l’ospedale Caselli che doveva fungere da ricovero per gli anziani del posto per garantire loro una serena vecchiaia e che era stato ordinato al comune stesso di costruirlo da un ricco imprenditore del luogo attraverso un lascito di una grossa somma di denaro. E poi c’è la storia del riscatto femminile ad opera di una grande donna e non perché fosse una contessa. Io vorrei qui tralasciare l'altro binario e concentrarmi più su questo.

Gabriella Rasponi Spalletti era una nobildonna che aveva sposato il conte Venceslao Spalletti deputato nel 1870 e successivamente senatore del Regno. Viveva a Roma ma ogni tanto andava a passare qualche giorno nelle colline del Montalbano in Toscana dove aveva una villa ed è proprio lì che inizia la sua nuova vita.

Gabriella Spalletti non si atteggiava a contessa come facevano le altre nobildonne dell'epoca. Non era amante del lusso né della1897 STORIA DI UN RISCATTO Lorenzo Rossomandi 350 min mondanità e amava stare tra la gente comune. Una volta conosciute le condizioni delle donne del luogo – grazie alla vivace intelligenza e alla ingenua sfrontatezza di una bambina attraverso la quale l'autore del libro ci porta dentro il cuore dei problemi – la contessa decide di fare qualcosa per cambiarle. Crea una scuola di filet in cui tutte le donne, una volta imparato, potevano lavorare e rendersi autonome dai loro uomini che ancora nel 1900 si comportavano da padroni delle loro mogli o figlie. Le condizioni delle donne in quel periodo infatti erano ancora molto disumane: “un cavallo valeva quasi più di loro”. Lavoravano senza riposo e senza alcuna considerazione e rispetto da parte degli uomini tutti, anche dei propri mariti o dei propri padri.
E proprio dall'impegno e dalla caparbietà di quella contessa si è arrivati ad una condizione decisamente migliore delle donne sia in ambito casalingo che in quello lavorativo arrivando a far ottenere loro anche la pensione.

Quella scuola di ricamo fu, infatti, trampolino di lancio per veri e propri laboratori artigianali e non solo. I loro manufatti erano opere d'arte, venivano apprezzati ed erano molto richiesti.
Molte di quelle donne, dunque, contribuirono a far crescere l'economia della città con la loro imprenditoria. E, grazie ai versamenti appositi di una parte del loro salario, come suggerito dalla contessa, riuscirono a godere tutte della pensione.
Oltre alla storia vera della scuola di ricamo raccontata nel libro, la contessa fu promotrice di molte altre iniziative femministe anche a Roma.

Nel 1903 la contessa Rasponi Spalletti creò, insieme ad altre donne illuminate ed influenzate positivamente da lei, il Consiglio Nazionale delle Donne Italiane del quale fu presidente per quasi 30 anni.
Al congresso del 1908, nel suo discorso di apertura del CNDI, la contessa illustra il programma politico dell'organizzazione alla quale facevano capo i comitati locali di tutta Italia e non solo.
In quella occasione spiega i punti chiave da tener presente per arrivare ad una vera e propria emancipazione femminile. Quei punti che vennero poi ripresi a distanza di cinquant'anni, nel secondo dopoguerra, dallo Stato Sociale.
Nello specifico, i punti sui quali si fondava il CNDI prevedevano: l'impianto di fabbriche femminili italiane; le biblioteche circolanti per le donne; l'Alleanza Nazionale per la Maternità e per l'Infanzia; il Segretariato per la tutela delle donne e dei fanciulli degli emigrati ed altri punti che potrete leggere nella premessa del libro fatta da Rosina Testai.

Dopo aver spiegato come quel programma fosse stato preso in considerazione da molte regioni italiane, nel suo discorso la contessa esorta le donne ad unirsi e combattere verso un'unica direzione, quella della loro emancipazione.

È con profonda ammirazione, emozione e rispetto che ho riportato una piccola parte del suo operato che ha reso la vita più dignitosa a molte donne di quel tempo ma non solo. È infatti anche grazie alle sue basi che stiamo sulla strada giusta verso una completa parità anche se credo sia ancora molto lontana.

Ringrazio l'autore del libro, Lorenzo Rossomandi, per aver preso a cuore questo argomento perché solo se anche gli uomini si battono con noi e per noi, la nostra strada verso la completa emancipazione sarà più semplice da percorrere e più breve.
Auguro a tutte le donne ma anche a tutti gli uomini che stanno al nostro fianco, una buona vita, libera e serena tutti i giorni dell'anno, insieme.

 

 

 

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Pubblicato in Cime Tempestose

Vivere in "zona rossa"

COVID 19. Cronache&Commenti

Quanto durerà? Facciamo il possibile perché sia meno pericoloso per tutti

di Rossana Germani.
Adattamento il fiorellino non resta prigioniero dellasfalto minE siamo ancora qui… non tutti purtroppo.

Un anno di pandemia e, dopo il periodo estivo in cui tutti pensavamo che, forse, ce l'avremmo fatta a sconfiggere il virus, siamo tornati a fare i conti con lui. A contare e ricontare, a fare statistiche, previsioni, monitorare e a colorare le nostre regioni come arlecchino. Comune dopo comune la zona rossa torna a fermarci nelle nostre case. C’è da chiedersi se abbiamo agito tutti con coscienza. Gli assembramenti ci sono stati e continuano ad esserci.

Il mio comune, Monte San Giovanni Campano, è diventato dal 27 febbraio zona rossa. Ce lo aspettavamo dopo l'impennata dei contagi negli ultimi giorni. Il sindaco ha fatto ordinanze e comunicati di ogni tipo raccomandando fortemente di evitare assembramenti e di rispettare tutte le norme previste per cercare di contenere il contagio ma il virus si è fatto strada tra i cittadini. Spero di non vedere più gente chiacchierare o giocare a carte come se nulla fosse, senza mascherina o con la mascherina sotto il naso. Vedo passare la pattuglia dei carabinieri e anche la polizia municipale a controllare gli eventuali assembramenti. Mi chiedo perché si debba a arrivare a tanto. Possibile che ci sia chi riesce ancora a prendere sottogamba questa pandemia? Ancora si parla di complotto internazionale, mondiale!

L'uomo è uno strano essere, si dice intelligente ma alla fine si comporta da stolto. In fondo non sono delle richieste assurde il distanziamento, la mascherina e l'igienizzazione delle mani. Ma ci si crede invincibili davanti ad un nemico microscopico. Se potessi esprimere un desiderio vorrei che questo virus fosse ben percepibile e ben visibile a tutti.

Io mi sono abituata così tanto alla mascherina che, come con la cintura di sicurezza in auto, faccio fatica a pensare alla mia vita futura senza. Oramai quando non la porto perché sto in casa, provo una strana sensazione, come se mi mancasse qualcosa, come se stessi senza un indumento fondamentale. Sono abituata a fare attività sportiva all'aperto e, anche durante la mia solita corsetta quotidiana, indosso sempre la mia mascherina, perché non riesco più a farne a meno. Lo stesso vale per il distanziamento. Spontaneamente, senza pensarci più, mi ritrovo ad attraversare la strada se davanti a me, sul mio stesso marciapiede, vedo arrivare in lontananza qualcuno.

Al supermercato, l'ordine dei prodotti da prendere e mettere nel carrello, non è più in base alla mia lista della spesa o in base alla vicinanza. È una spesa ballerina: ora in questo reparto, ora nell'altro per poi ritornare di nuovo a questo, tutto in base alla posizione delle altre persone e non più dei soli prodotti. Ma non è disagevole, mi viene automatico farlo e non mi pesa. Penso di fare ciò che è giusto fare e basta e credo che molti facciano la stessa cosa, lo percepisco dai loro sguardi. Lo stesso per l'igienizzazione della mani. Io che ho sempre avuto mani a mollo per via dei continui lavaggi non trovo per nulla strano usare il gel sanificante più volte, a ripetizione, anche quando non servirebbe, anzi, a dir la verità, è stata una benedizione per me il fatto di renderlo disponibile in ogni luogo. Chi l'avrebbe mai detto che la mia fissazione di lavarmi spesso le mani, per la quale molte volte sono stata derisa, ora mi torna utile!
Credo che la mia capacità di adattarmi alle situazioni sia una delle poche qualità che mi riconosco.

Spesso mi capita di provare un disagio inconscio quando vedo la tv dove gli attori stanno senza mascherina insieme e vicinissimi fino a quando, subito dopo, realizzo che si tratta di un film.
Penso che sia arrivata una nuova era. Dovremmo imparare a convivere con i virus e affinare le nostre tecniche e precauzioni per la sopravvivenza. Il mondo cambia e l'uomo deve adattarsi al cambiamento. Forse avremmo preferito l'era glaciale ma come in quel bel cartone animato, in cui tutti i personaggi si ingegnano adattandosi, il cambiamento è un naturale corso della storia a cui dobbiamo rispondere con intelligenza e coscienza per sopravvivere sapendo che ci sarà sempre chi dirà la sua a sproposito per distoglierci dai veri problemi, a volte per ingenuità come una delle più belle battute de “L'era glaciale 2” (io una volta ho vomitato).

Ma voglio essere fiduciosa, credo nel prossimo, voglio crederci ancora. Aspettando tempi migliori, resto con la mia famiglia in casa dopo essere uscita ieri per una spesa che spero ci basti almeno una settimana. Vorrei tornare ad abbracciare le persone, anche solo attraverso una vigorosa stretta di mano e nel frattempo valorizzo gli sguardi cercando di penetrare nell'anima di chi ho di fronte sperando nello stesso tempo di trasmettere vicinanza con i miei occhi. Non possiamo sapere quanto durerà questo periodo ma possiamo di certo fare molto perché sia meno pericoloso per tutti.

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia. Articolo pubblicato anche su CiesseMagazine

 

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

Monte S. Giovanni Campano zona rossa dal 27 febbraio

 MONTE S. GIOVANNI CAMPANO. Comune del Frusinate

Per 14 giorni la città sarà zona rossa

di Rossana Germani
Monte San Giovanni Campano 390 minMonte San Giovanni Campano in zona rossa da domani 27 febbraio 2021.
Con ordinanza firmata dal presidente Nicola Zingaretti a decorrere dalle ore 1:00 di domani 27 febbraio e per 14 giorni la città di Monte San Giovanni Campano sarà in zona rossa. Nonostante le ordinanze, gli appelli e le raccomandazioni del primo cittadino, Angelo Veronesi, per cercare di rallentare e contenere i contagi, il virus continua a farsi strada tra i cittadini. Con l’ultima ordinanza il sindaco aveva ordinato la chiusura di tutte le scuole a partire dal 24 febbraio con riapertura prevista l'8 marzo ma la crescita esponenziale dei nuovi contagi ha reso necessaria questa ulteriore drastica misura.

Il SERESMI, attraverso il monitoraggio e il controllo dei dati (16-22 febbraio 2021), ha evidenziato in data 25 febbraio 2021 una situazione di criticità connessa all’aumento progressivo dei casi di positività complessivi: n. 98 nuove positività per SARS-CoV-2, con un incremento progressivo nel corso della settimana osservata per un tasso di incidenza settimanale pari a 7.84 x 1000 abitanti.

È stato notato che, oltre a cluster domestici, che dall’inizio di febbraio hanno fatto registrare 131 casi, alcuni cluster sembrerebbero riconducibili ad un focolaio epidemico avvenuto in ambito lavorativo con inizio 12 febbraio 2021, con successivo coinvolgimento secondario in ambiti scolastici e familiari. Come riporta l'ordinanza regionale, sono state registrate nei giorni 23 e 24 febbraio numerose nuove positività con una crescita esponenziale nella curva dei contagi fino a registrare una incidenza cumulativa di 12 casi per 1000 abitanti, facendo presupporre la presenza di varianti per la quale sono in corso ulteriori approfondimenti diagnostici.

È stato ritenuto opportuno, dunque, dare seguito alla proposta della ASL e dettare misure specifiche di restrizione per i prossimi 14 giorni durante i quali ci sarà un costante monitoraggio dell’evoluzione epidemiologica.

 

 

 

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Covid. Scuole chiuse a Monte S. Giovanni Campano

Covid a Monte S. Giovanni Campano

 Drastica decisione che era già stata messa in conto dal sindaco

di Rossana Germani
scuola al tempo del covid 19 minIl Covid 19 si fa strada nel comune di Monte San Giovanni Campano dove il sindaco, Angelo Veronesi, con ordinanza n.3/2021 ha disposto la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado in tutto il territorio comunale per 11 giorni a partire da domani 24 febbraio e fino a sabato 6 marzo. È stata una decisione concordata con i dirigenti Asl e con il prefetto contattato già nella giornata di ieri dopo l'aumento significativo dei contagi. Decisione presa a seguito delle informazioni ricevute dai dirigenti scolastici del 1° e 2° istituto comprensivo dalle quali è emersa la presenza di positività di alcuni alunni e insegnanti. La giornata del 21 febbraio aveva visto un incremento importante di nuovi casi in tutto il territorio comunale: 27 positivi che si andavano ad aggiungere ai 90 precedenti portandoli ad un totale di 117. Nella stessa giornata del 21 il sindaco, attraverso un comunicato esortava i cittadini a rispettare le disposizioni e le regole richiamate in ogni suo precedente comunicato al fine di evitare ulteriori contagi e scongiurare la zona rossa.

L’eventualità di questa drastica decisione era già stata messa in conto dal sindaco e preceduta da altri giorni di chiusura. Il venerdì e il sabato della scorsa settimana tutti gli studenti sono dovuti restare a casa per permettere la sanificazione di tutti gli edifici. Ieri tutti sono tornati ad occupare i loro banchi tranne gli alunni della primaria “San Francesco" di Porrino e dell'asilo nido “l’Ape Maia” del centro storico per i quali era stata ordinata la chiusura per tutta questa settimana. E oggi è arrivata la nuova ordinanza che farà tornare gli alunni in classe l’8 marzo. Nel frattempo gli istituti hanno già predisposto la DAD che inizierà già dal 25 febbraio. Lo spettro del look down incombe sulla cittadina che fa fatica a tenere a bada l'avanzare dei contagi.

 

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Pubblicato in dai Comuni del Lazio

Tutti i mesi di Covid 19 nel 2020

 2021. Sconfiggermo il Covid 19?

Torneremo a mostrare i nostri sorrisi, nel frattempo continuiamo a sorridere con gli occhi 

di Rossana Germani
fiorellini 370 minIl 2020 passerà alla storia come l'anno che ha accomunato tutti gli abitanti della Terra nella lotta ad un piccolissimo essere chiamato Covid-19 che ha messo un freno alla vita degli esseri umani. Un anno segnato da una pandemia con le sue conseguenze devastanti che ha portato ad uno sforzo globale per cercare di farci sopravvivere e nello stesso tempo di non far crollare tutti i sistemi economici mondiali.

Dalle prime segnalazioni in Cina, fino all'inizio della vaccinazione globale passerà un anno esatto che conterà circa 82 milioni di contagi, 46 milioni di guariti e 1,8 milioni di decessi.
Era dicembre del 2019 quando si apprende di un focolaio di polmoniti atipiche sviluppatosi al mercato del pesce di Wuhan.
Il 10 gennaio Pechino condivide il genoma del nuovo Coronavirus e dopo tredici giorni blinda tutta la città. Nel frattempo i ricercatori di tutto il mondo si mettono al lavoro e a febbraio allo Spallanzani di Roma riescono ad isolare il virus. Ancora una volta la nostra eccellente sanità fa scuola a tutto il mondo.

L'11 marzo arriva la tanto temuta dichiarazione di pandemia da parte dell’OMS che accomuna tutto il mondo sotto un unico destino e sotto un'unica bandiera dichiarando guerra al nemico numero uno ribattezzato Covid-19.
Intanto il 9 marzo, giocando d'anticipo, in nostro presidente del consiglio Conte aveva già annunciato il lockdown. Così, da Bolzano ad Agrigento, restiamo a guardare l'arrivo della primavera dal balcone. Le corsie sono piene, ma non quelle delle strade: medici e infermieri sono in prima linea negli ospedali specifici, comuni e, successivamente, in quelli improvvisati, rischiando la vita nella lotta contro questo virus. Molte le vittime che si contano soprattutto tra gli anziani con patologie pregresse e anche tra il personale medico si cominciano a contare le prime perdite.

L’Italia, è il primo Paese europeo ad adottare forti misure restrittive e iniziano le polemiche sostanzialmente tra maggioranza e opposizione. Quest'ultima non gradisce i Dpcm, e grida alla dittatura. Non vede la Dad necessaria come pure la chiusura di quasi tutte le attività lavorative. Il lockdown per molti è un’esagerazione che porterà soltanto ad una recessione economica irreversibile. Si vedrà in seguito che, porterà, invece, al calo progressivo dei contagi e quindi dei morti e, dunque, sarà statacadica 1 una misura vincente, necessaria e lodata e sostenuta dalla quasi totalità dei virologi mondiali. L’esempio italiano verrà, quindi, seguito a ruota da quasi tutti gli altri Paesi europei e non. Mascherine, distanziamento e disinfezione delle mani saranno le misure di prevenzione adottate in ogni dove.

Intanto prosegue senza sosta, la ricerca degli scienziati di tutto il mondo sempre più uniti nella sperimentazione del vaccino nel frattempo studiato. Il 27 luglio la Pfizer annuncia l'avvio al test di fase 3 del suo vaccino.
Con il caldo estivo il virus sembra sparito e in molti, dimenticando i sacrifici fatti, tornano quasi alla vita normale. Ma il nemico sta covando per metterci in ginocchio in autunno rendendo necessarie nuove misure restrittive. In Italia si adotta la divisione delle regioni a colori: gialle, arancioni e rosse in base al rapporto tra contagiati e residenti.

A novembre arriva la buona notizia della Pfizer che annuncia l’efficacia del suo vaccino al 95%.
Il Regno Unito batte tutti sul tempo iniziando le vaccinazioni l'8 dicembre mentre gli Stati Uniti iniziano la loro campagna vaccinale il 14 dicembre coprendo per la fine dell'anno più di 2 milioni di persone. Entro gennaio prevedono di vaccinarne 20 milioni per arrivare a 50 milioni entro marzo e coprire per l'estate almeno il 70/80 % della popolazione per raggiungere l’immunità di gregge.

Intanto arriva il Natale e noi lo passiamo in casa, con il nucleo familiare aumentato di sole due persone al massimo.
Ma la data che passerà per noi europei alla storia sarà il 27 dicembre giorno d'inizio delle vaccinazioni in tutta Europa. Una data che accomuna tutto il continente in una lotta finalmente incisiva di passaggio all'azione e non più solo difensiva.

Da Nord a Sud, i primi vaccinati vengono ripresi dalle telecamere nell’emozione generale.

In Italia arriveranno 470 mila dosi ogni settimana che verranno utilizzate a favore delle categorie prioritarie come medici, infermieri e tutti gli operatori sanitari e il personale di tutti presidi ospedalieri ma anche gli ospiti e il personale delle residenze per anziani. Tra febbraio e marzo saranno gli over 80 a ricevere il vaccino e successivamente si passerà alle persone tra i 60 e i 79 anni e a chi ha patologie croniche. Per l'estate verranno raggiunte tutte le altre persone per arrivare a coprire almeno il 70% della popolazione e giungere all’immunità di gregge prima della riapertura delle scuole.
Il vaccino è gratuito. Quello della Pfizer ha un’efficacia del 95% e prevede due dosi a distanza di 21 giorni.

Non mancano le polemiche e le opposizioni dei negazionisti o di chi grida al complotto mondiale ma lasciano il tempo checadica 2 ok trovano come la nebbia che cala e poi dirada senza portare variazioni alle condizioni atmosferiche. Certo è che con l’obbligatorietà del vaccino ci sarebbe una copertura totale e quindi potremmo lasciarci molto prima alle spalle questa sciagura considerando che, come ha dichiarato il costituzionalista Sabino Cassese, l’obbligo alla vaccinazione non viola alcun diritto perché prevale l'interesse generale.

Vogliamo chiudere il conto con il 2020 e guardare al futuro con ottimismo. Ci aspettiamo un 2021 di rinascita, di ripresa economica, del lavoro e soprattutto ci aspettiamo, con la protezione del vaccino, un anno in cui riprendere fiducia nel futuro. Sarà molto difficile perché rimarremo segnati per la perdita di molte vite.

Credo che prima di ridare spontaneamente una vigorosa stretta di mano passerà ancora molto tempo ma sono certa che vivere con questo freno a mano tirato ci sia servito e ci serva per apprezzare meglio la nostra vita e tutte le piccole cose che essa ci riserva e che prima davamo per scontate. Torneremo a guardare i nostri sorrisi ma nel frattempo continuiamo a sorridere con gli occhi oppure virtualmente attraverso uno schermo perché quello che conta è esserci e dimostrare senso di unione e responsabilità consapevoli, finalmente, che nessuno si salva da solo.

 

Le Vignette sono di Carlo Di Camillo in arte CaDiCa

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
 Questo articolo esce in contempotanea su UNOeTRE.it e su CiesseMagazine

 

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Pubblicato in Capodanno 2021

18 Dicembre: Giornata Mondiale dei Migranti.

Associazoni Solidarietà

Un comunicato di Refugees Welcome Italia

giornatinternazionaledeimigranti 390 mindi Rossana Germani Il 18 Dicembre è la Giornata Mondiale dei Migranti. È stata proclamata con Risoluzione 55/93 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 1990, giorno in cui è stata approvata la Convenzione Internazionale sulla protezione dei diritti di tutti i lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

Stando all’ultimo World Migration Report dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim), le persone migranti nel mondo sono 272 milioni (circa il 3,5% della popolazione mondiale), due terzi delle quali cambiano Paese per motivi di lavoro. Purtroppo negli ultimi anni il numero delle partenze sono aumentate a causa di lunghi conflitti come in Siria e in molti Paesi del continente africano ma anche a causa di campagne di violenza etnica, come quella contro i Rohingya e naturalmente le gravi crisi economiche e quindi povertà e fame.

Secondo gli ultimi dati Eurostat, nel 2018 sono arrivati in Europa 2,4 milioni di migranti mentre i residenti erano 446,8 milioni, il 4,9% della popolazione europea totale. Il Paese europeo con il più alto tasso di popolazione migrante è Malta in cui ogni 1000 abitanti 55 sono migranti. L'Italia, invece, sta in fondo alla classifica con 5,5 migranti ogni mille abitanti, anche se alcuni politici hanno puntato la loro forza sugli arrivi illegali via mare a loro dire incontenibili ed incontrollati, mentre sappiamo benissimo che rappresentano una fetta molto ridotta del fenomeno migratorio: nel 2018 furono 23.126, circa un decimo del totale degli extracomunitari arrivati.
Refugees Welcome è una onlus che aiuta i migranti a completare il percorso di integrazione già avviato.

È approdata anche nella nostra provincia e sta iniziando la sua opera di divulgazione.

La Giornata Internazionale dei Migranti: Refugees Welcome Italia si rafforza nel Lazio
L'associazione che promuove l’accoglienza in famiglia di rifugiati, nata in Italia nel 2015, sarà attiva anche nelle province di Frosinone, Latina, Viterbo.

Ecco il comunicato stampa nel quale troverete tutti i riferimenti utili per avere informazioni più dettagliate.


«18/12/2020
In occasione della “Giornata internazionale per i diritti dei migranti”, che si celebra oggi, 18 dicembre, Refugees Welcome Italia, diramazione italiana dell’organizzazione europea “Refugees Welcome International” attiva nell’ambito dell’accoglienza in famiglia dei rifugiati, presenta i nuovi gruppi territoriali delle province di Frosinone, Latina, Rieti e Viterbo.
L’obiettivo principale dell’associazione - fondata a Berlino nel 2014 e ora attiva in 13 paesi europei, fra cui l’Italia dall’anno successivo - è quello di promuovere l’inclusione sociale delle persone rifugiate attraverso un modello di accoglienza basato sul coinvolgimento diretto dei cittadini.
«Abbiamo da poco celebrato il nostro quinto anno di attività in Italia e sin dal primo giorno crediamo che l’ospitalità in famiglia sia il modo migliore per facilitare l’inclusione sociale dei rifugiati nel nostro Paese e per combattere pregiudizi e paure. Le esperienze di questi ultimi anni, anche nel corso della crisi sanitaria globale, ci hanno dimostrato quanto questi valori siano radicati e sempre più condivisi anche dalle famiglie italiane, ci auguriamo dunque che possa essere altrettanto anche nei nuovi territori in maniera tale da continuare a promuovere un cambiamento culturale e un nuovo modello di accoglienza.» – prosegue la Direttrice Fabiana Musicco.
I gruppi territoriali di Frosinone, Latina e Viterbo - che si aggiungono a quello di Roma - opereranno nell’ambito del progetto “Destinazione Comune” che vede come capofila “Programma Integra” e la partecipazione di undici organizzazioni della società civile e del privato sociale. Il progetto è finalizzato a realizzare percorsi integrati, multi-azione e personalizzati per la piena partecipazione e l’inclusione socio-economica (casa, lavoro) e socio-culturale (socializzazione, informazione e sensibilizzazione) dei titolari di protezione internazionale nell’ambito del programma FAMI (Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione 2014-2020) e delle linee specifiche dedicate al potenziamento del sistema di prima e seconda accoglienza attraverso la realizzazione di pianiLogo RefugeesWelcome 350 min individuali per l’autonomia socio-economica delle persone migranti.
Una delle caratteristiche peculiari del modello di accoglienza in famiglia proposto dall’organizzazione “Refugees Welcome” è la presenza capillare in diverse regioni e province, anche quelle più periferiche, in ogni paese in cui si opera e il supporto professionale fornito a gruppi su base volontaria e alle unità familiari, composte anche da una sola persona, tramite metodologie testate e in continuo aggiornamento. Il lavoro a livello locale si sviluppa con il supporto di gruppi territoriali composti da un/a responsabile a cui fa capo l’avvio e il coordinamento del gruppo e da una squadra di attivisti/e e facilitatori/trici con competenze multidisciplinari che permettono a famiglie e rifugiati di incontrarsi, conoscersi e avviare la convivenza, sostenendoli e seguendoli durante tutto il percorso.
Il gruppo territoriale di Frosinone sarà coordinato da Maria Elena Buttari, chiunque voglia attivarsi per l'accoglienza sul proprio territorio, informarsi e conoscere RWI, collaborare, diventare volontario o semplicemente sostenere la rete, potrà contattare il gruppo locale e ricevere supporto.»

Per informazioni:
www.refugees-welcome.it

 

 

 

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Il Presepe e il senso del Natale

Opinioni e Tradizioni

Qual è il senso del Natale?

di Rossana Germani
presepe 390 minIl presepe (o presepio) è una rappresentazione della nascita di Gesù derivata da tradizioni medievali. Il termine deriva dal latino praesaepe, cioè greppia, mangiatoia, composto da prae = innanzi e saepes = recinto, ovvero luogo che ha davanti un recinto.

Recinto, capanna o grotta, stella cometa, laghetto, muschio, pecorelle, i vari personaggi, alcuni classici altri attuali o addirittura automatizzati, lucine colorate, cielo stellato e chi più ne ha più ne mette.
Ogni anno facciamo sfoggio della nostra composizione, sempre più grande, sempre più originale e con almeno un personaggio in più. C'è chi usa ancora le vecchie statuine di nonni o bisnonni, un po' scolorire, scocciate, rotte e incollate, ma dal valore affettivo unico. C'è chi si diletta a farle artigianalmente di cartapesta o di altri materiali modellabili e chi, invece, più sbrigativo, le compra magari di plastica. Ma ognuno fa il suo bel presepio.

Anche l'economia gira intorno al presepio.
Via San Gregorio Armeno nota anche come “via dei presepi" o “via dei pastori" o Vico dei presepi, o ancora, da molti partenopei chiamata San Liquoro, è la strada del centro storico di Napoli celebre per le botteghe artigiane di presepi.
La tradizione presepiale ha origini remote. Tanto tempo fa esisteva un tempio dedicato a Cerere, divinità della terra e della fertilità, dea della nascita e tutrice dei raccolti, alla quale le persone offrivano come ex voto delle statuine di terracotta.
La nascita del presepio napoletano è più recente poiché risale alla fine del settecento e da allora è una grande risorsa per gli artigiani del luogo.

Soprattutto nel periodo natalizio si fa fatica a camminare rigorosamente a piedi nel “Vicariello” tra tutte le persone che ammirano le opere esposte in bella vista sia all'interno che all'esterno su appositi banchetti. Gli artigiani realizzano, ormai durante tutto il corso dell'anno, statuine per i presepi, sia tradizionali che originali. Quelli più eccentrici realizzano statuine con fattezze di personaggi di stringente attualità. Già dall'anno scorso in primo piano, e in svariate forme e dimensioni, spiccavano caricature e riproduzioni fedeli in miniatura dei politici che più si sono distinti in questi ultimi anni in positivo o in negativo a discrezione dell'acquirente, come Salvini, Meloni, Renzi, Di Maio, Conte, ma anche Trump o Papa Francesco oppure altri personaggi noti del mondo calcistico o dello spettacolo. Per molte celebrità è diventato un traguardo ambitissimo apparire su uno dei presepi del Vico. Dunque la caratteristica del presepio napoletano è quella di essere un perfetto connubio tra il sacro e il profano.

Tutto bello, tutta la gioia del Natale viene fuori in questi giorni, ma siamo proprio sicuri che sia questo il senso del Natale?
Proviamo ad immaginare cosa ne penserebbe il protagonista in assoluto, Gesù.
Tutto questo consumismo sfrenato intorno al Natale che nemmeno la paura di un minaccioso e ahinoi letale virus riesce a frenare bene. Pensiamo che gli dispiacerebbe davvero nascere con un po' di anticipo? Se addirittura il Papa ha deciso di anticipare la messa della mezzanotte del 24 alle 19 e 30 credo che nessuno debba più mostrare il suo disappunto a riguardo.

E poi, passare le festività natalizie in grande compagnia pensiamo davvero che sia lo scopo della festa del Natale? E, ancora, pensiamo che diffondere odio sia una filosofia di vita che riconoscerebbe giusta?

E proviamo a pensare a cosa vorrebbe che facessimo di fronte ad un barcone in avaria o che sta affondando in mare aperto, pieno zeppo di persone, di uomini, donne e soprattutto bambini.

Mi piace riportare questa parte del Vangelo di Matteo che, al di là della fede o meno, trovo che sia molto significativa e che sia spunto di riflessione per i credenti come per gli atei o per gli agnostici.

«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me»

«Poi - il Figlio dell’uomo - dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”»(Mt 25,41-45).

Ma sentiamo anche Carlo Alberto Salustri, poeta noto come Trilussa (un anagramma del suo cognome), noto al pubblico per le sue poesie in romanesco. Ha dedicato una bella poesia al presepe: in questi versi Trilussa dà voce al bambino Gesù, immaginando una sua critica a chi si dedica all’arte di allestire un presepe, di farlo ogni anno sempre più grande e sempre più ricco di personaggi senza però coglierne il vero significato.

“Ve ringrazio de core, brava gente,
pé ‘sti presepi che me preparate,
ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,
si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,
da secoli lo spargo dalla croce,
ma la parola mia pare ‘na voce
sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;
cerca sempre de fallo più sfarzoso,
però cià er core freddo e indifferente
e nun capisce che senza l’amore
è cianfrusaja che nun cià valore”.

Mi auguro che questo Natale sia un'occasione per ritrovare davvero lo spirito natalizio che ci illumini il cammino futuro e che ci faccia guardare il prossimo con amore e fratellanza. In questi ultimi anni sono uscite fuori dagli animi di alcune persone delle frasi come “buon appetito ai pesci" che nessun essere dotato di un minimo di cuore dovrebbe poter pensare.

Auguro a tutti davvero un buon Natale nella speranza che l’umanità faccia un passo avanti verso la pace, l'amore e l'unione tra tutti i popoli e tra tutte le persone senza più alcuna distinzione. Facciamo parte tutti di un grande presepio dove ognuno ha il suo ruolo e dove ogni nuova vita che nasce deve essere una gioia per tutti mentre la fine di ogni vita deve arrecare dispiacere ad ognuno e dove tendere la mano a qualsiasi persona in difficoltà è doveroso e deve essere visto come un atto di amore, di rispetto ma soprattutto di gioia da parte di chi lo compie.

Per quanto mi riguarda, se una mia parola, un mio gesto, un mio sorriso, una mia carezza seppur virtuale in questo momento, abbia portato o porterà sollievo a qualsiasi essere vivente potrò dire di non aver vissuto invano. Buon Natale e buon presepio a tutti.

Pubblicato anche su https://sardinecreative.wordpress.com del 15 dicembre 2020
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

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