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Rossana Germani

Rossana Germani

Rossana Germani Nata a Sora. Sono una ex ragioniera, madre a tempo pieno, attualmente di nuovo in cerca di occupazione. Mi piace scrivere anche se non ho mai pubblicato nulla prima di febbraio 2020 se non qualche post qua e là nei vari gruppi Facebook delle sardine. I miei post sono stati notati da un amministratore della pagina sardine creative e scrittore per diletto, Lorenzo Rossomandi che mi ha chiesto di scrivere per la sua pagina. Dopo qualche settimana mi hanno preso a bordo come moderatrice e quando è stato creato il magazine sono entrata a far parte della redazione di CiesseMagazine. Ed ora eccomi qua.
Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine dove scrive e cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

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Come dimostrare la colpevolezza di Mimmo Lucano?

 CRONACHE&COMMENTI

904 pagine di "motivazioni" per cercare di dimostrare la colpevolezza di Mimmo Lucano.

di Rossana Germani
MimmoLucano 390 minIl Tribunale di Locri non è riuscito a dimostrare che Mimmo ha rubato e allora scrive:
«ha strumentalizzato il sistema dell'accoglienza a beneficio della sua immagine politica»

Ma basta sapere che la sentenza ha addirittura raddoppiato le richieste dell'accusa, arrivando a condannare Mimmo a 13 anni e due mesi di carcere, per capire l'assurdità di tutta questa vicenda.

E poi, è chiaro a tutti che Mimmo non ha preso un solo euro per se ma ha solo agito per il bene dei bisognosi come specificato
dalla sentenza del Tar confermata dal Consiglio di Stato nel 2020:
Che il “modello Riace fosse assolutamente encomiabile negli intenti ed anche negli esiti del processo di integrazione – si legge nella sentenza – è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti”.

Eppure tra queste oltre 900 pagine c'è scritto «nulla importa che l’ex sindaco sia stato trovato senza un euro in tasca – come orgogliosamente egli stesso si è vantato di sostenere a più riprese – perché ove ci si fermasse a valutare questa condizione di mera apparenza, si rischierebbe di premiare la sua furbizia, travestita da falsa innocenza».

Si leggono altre cose assurde come i profitti futuri, arricchimenti personali che Lucano avrebbe avuto in futuro: «l’acquisto di un frantoio e di numerosi beni immobili da destinare ad alberghi per l’accoglienza turistica su cui egli sapeva di poter contare a fine carriera, per garantirsi una tranquillità economica che riteneva gli spettasse, sentendosi ormai stanco per quanto già realizzato...».

Mimmo risponde con queste parole:
«Praticamente il Tribunale mi condanna sulla base di dubbi e di falsità. Il colonnello della guardia di finanza che è stato interrogato ha detto che non ho patrimoni e che non era mia intenzione arricchirmi. Io non ho nulla. Mi domando come mai in tanti anni di indagine gli investigatori non hanno mai trovato un euro nelle mie tasche. Lo hanno detto anche in aula. Dov’è questo tesoro? Non potranno mai dimostrare che mi sono arricchito semplicemente perché la realtà è diversa ed è quella che io ho sempre raccontato».

Ma invito a rileggere:
«ove ci si fermasse a valutare questa condizione di mera apparenza, si rischierebbe di premiare la sua furbizia, travestita da falsa innocenza»

Mimmo amareggiato e deluso commenta:
«Non mi aspettavo complimenti ma neanche che il Tribunale mi condannasse sulla base di cose non vere. Le risultanze del processo dimostrano altro. È tutto molto strano. Dal processo non si evince per nulla l’interesse economico. Perché devo subire quest’aggressione mediatica basata su accuse infondate? Si infanga ancora una volta la mia immagine ma io non voglio che la gente abbia dubbi su di me. Aspetto di consultarmi con i miei avvocati per l’appello. Sono sicuro che dimostrerò la mia innocenza».

Gli avvocati Giuliano Pisapia e Andrea Daqua, difensori dell’ex sindaco di Riace scrivono:

«Lo condanna per associazione a delinquere con motivazione inconsistente, anzi insussistente. Scambia per peculato le attività di valorizzazione del territorio perseguite da Lucano e previste dal manuale Sprar. Il Tribunale parla di povertà “apparente” di Lucano nonostante le misere condizioni economiche di Lucano siano state accertate dalla Guardia di finanza e confermate in udienza dalla stessa accusa. Siamo curiosi di completare la lettura e lo studio delle motivazioni per comprendere il restante ragionamento del Tribunale».

Resto speranzosa in attesa di una nuova sentenza che ribalti questo impianto che ha stravolto e affossato il modello Riace lodato in tutto il mondo e ha condannato un uomo per la sua troppa umanità. Aspetto che "Il fuorilegge" sia riabilitato anche dalla legge perché la stragrande maggioranza delle persone a livello mondiale, a partire da vari capi di Stato lo hanno fatto già da tempo mostrando a Mimmo la loro solidarietà.

#iostoconmimmolucano
#fare politica non è reato
#la solidarietà non è reato

 

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

La Percia¹. Esempio di transizione ecologica

TRANSIZIONE ECOLOGICA

Un passo indietro ma guardando al futuro e pensando ad un futuro migliore per tutti

di Rossana Germani
lapercia da sin Remo Cinelli il presidente di Legambiente lAmasena e Massimiliano Di Cesare min

In una domenica di inizio novembre mi sono ritrovata a passeggiare in una piazza del mio Comune (Monte San Giovanni Campano) e, improvvisamente, sono stata catapultata nel passato ma con lo sguardo volto al futuro, in una sorta di molla per ritornare alle origini e darsi lo slancio per migliorare l'ambiente e la nostra vita presente ma soprattutto futura.

Era una iniziativa di incontro in piazza per far conoscere alcuni dei protagonisti di un nuovo modo di concepire il lavoro e l'ambiente. Un ritorno al passato, ricordando le vecchie tradizioni, le vecchie coltivazioni, allevamenti e tecniche costruttive, ma utilizzando anche le nuove conoscenze per avere un impatto ambientale pressoché nullo e un lavoro che riporti ad apprezzare e a dare il giusto valore e la giusta misura alle persone, alle cose, agli animali e a tutto l'ambiente intorno a noi.

Era la “Giornata del Ringraziamento” organizzata dal circolo Legambiente Lamasena e l'Associazione Culturale Colli con la collaborazione di Res Ciociaria.
Un evento che la CEI invita a celebrare da 71 anni per ringraziare le messi della terra e promuovere l'equa distribuzione dei beni della terra stessa e il rispetto dell'ambiente.
Legambiente, dunque, con l’associazione “Lamasena" e l’associazione culturale Colli, ha portato in piazza i protagonisti di di un mondo fatto di agricoltura biologica, economia solidale, rapporti autentici e umani che ci permettono di migliorare noi stessi e gli altri e migliorare quindi tutto il contesto intorno a noi che riguarda quindi il nostro abitare, mangiare e vivere in generale.

Il progetto “Lamasena" – come spiega il presidente di Legambiente Remo Cinelli - è un filo rosso che unisce 5 comuni che si snodano intorno al torrente Amaseno che in passato, nella nostra civiltà contadina, permetteva ad esempio ai certosini di Collepardo, comune da dove parte il fiume, di scendere fino a Colli per coltivare il proprio grano per poi riportarlo alla Certosa di Trisulti. Il percorso del fiume è stato quindi utilizzato dall'associazione “Lamasena” per unire i comuni di Strangolagalli, Boville Ernica, Monte San Giovanni Campano, Veroli e Collepardo da dove parte il torrente Amaseno. Questa associazione “Lamasena" – spiega ancora il dottor Cinelli -unisce i 5 comuni e le persone che ne fanno parte e mette insieme anche le idee dei protagonisti di tante iniziative da molti anni a questa parte. Ci sono orti sinergici nelle scuole, biotecnologia, biodiversità e tutto quello che si può fare per vivere in modo più etico senza distruggere quindi il territorio e l'ambiente tutto.

Uno dei partecipanti rimasto a questa nobile impresa è Massimiliano Di Cesare, un partenopeo trasferitosi in Ciociaria con la sua compagna Valentina per attuare il loro progetto di vita: la Percia.
Nati e vissuti a Napoli, due anni fa trovano il coraggio di lasciare la loro città per trasferirsi in una campagna ciociara per dare concretezza al loro progetto di vita. Hanno scelto il comune di Pastena, un territorio incastonato tra le colline circondato da tanto verde e lontano dalle città.
Sono giovani Massimiliano e Valentina, e spostandosi dalla città alla campagna si sentono dire spesso che hanno fatto la migrazione al contrario.
Il loro è un progetto di rivalutazione del mondo rurale, puro, fatto di buon cibo e aria pulita e di tutela ambientale. Un mondo diverso da quello della città dove molti vivono con sofferenza quella vita così frenetica fatta di corsa al tempo, di lavoro “artificiale", di aria irrespirabile, di troppo cibo e cose superflue.

Hanno deciso di fare un passo indietro ma guardando al futuro e pensando ad un futuro migliore per tutti. È un progetto di lavoro agricolo, di ripresa delle vecchie abitudini, colture e culture ma nell'ottica lungimirante verso la sostenibilità ambientale. Ma è anche un progetto sociale: vogliono creare relazioni, momenti di crescita, di confronto, di solidarietà e sensibilizzazione. Vorrebbero essere da esempio per stimolare a tornare a credere nella vita rurale, far conoscere il loro progetto agricolo ma anche e soprattutto quello legato all'edilizia.

“Siamo attualmente impegnati nella costruzione della nostra casa: una struttura fatta di legno e paglia, quindi utilizzando materiali innovativi per quanto riguarda la nostra idea, la nostra concezione di edilizia ma che in realtà sono materiali che sono sempre stati utilizzati nell'edilizia con tutti i buoni motivi: sono materiali naturali che utilizzati in un certo modo ottimizzano le strutture quindi migliorano la nostra vita e, oltre a farci risparmiare notevolmente su consumi, materiali naturali che recuperiamo facilmente nei nostri territori e che nel momento di un eventuale smaltimento della casa possono tornare alla terra senza nessun problema quindi l'impatto ambientale totale di un edificio di questo tipo è praticamente pari a zero. È un edificio che quindi prova a valorizzare quello che il territorio propone, che sia pietra, che sia la paglia che sia l’utilizzo saggio del legno e prova come tipo di costruzione a stimolare quelle che sono una serie di attitudini che noi abbiamo sempre avuto e che stiamo perdendo perché le abitudini e la comodità a cui ci stiamo abituando da qualche decennio, ci stanno facendo perdere anche quelle minime capacità di tutelare e conservare le nostre case o addirittura di poterle costruire, di poter costruire mobili, di poter costruire utensili per essere autosufficienti ed indipendenti. Noi ci stiamo rendendo schiavi della nostra comodità e questo è un po’ un paradosso che forse noi stiamo vivendo in quest'epoca di grande progresso economico dal punto di vista di come stiamo studiando il progresso economico. Noi invece siamo legati ad un'idea di progresso diversa, ad un'idea di avanzamento di territorio, ad un'idea di evoluzione diversa che possa andare a riscoprire tutte quelle che sono le antiche attitudini che noi avevamo e proporne di nuove”. I due giovani napoletani hanno quindi ripreso le vecchie tradizioni costruttive ma le stanno riprendendo sulla base della modernità degli studi attuali. Massimiliano spiega come la costruzione della loro casa con paglia e legno sia assolutamente sicura, a prova di terremoto ma anche di fuoco o vento grazie proprio ai nuovi studi.

Dal punto di vista ignifugo, infatti, ci dice che una balletta di paglia ha una ritardo nell'incendiarsi estremamente importante nei confronti del cemento. E le ballette utilizzate nella costruzione sono ancor più pressate rispetto alle normali balle e vengono incastonate in 9 centimetri di intonaco fatto esternamente per lo più di calce.
Quindi la loro casa di paglia e legno non è proprio come quella della favoletta dei tre porcellini. Con le nuove tecniche di bioarchitettura è inattaccabile dal vento, dal fuoco ed è anche molto resistente agli eventi sismici.
Anche per quanto riguarda il modello agricolo stanno provando ad attuare dei sistemi che non prevedono in alcun modo l'utilizzo di fertilizzanti o chimica. Anche qui, come nell'edificio potrebbe sembrare di utilizzare nuove tecniche ma in realtà, dopo aver osservato il boom economico e la rivoluzione che ha portato anche nel modo di coltivare la terra, e il danno ambientale subito, Massimiliano e Valentina stanno cercando di trovare delle forme solidali che possano far immaginare uno scambio che non si basi più solo sul profitto e sul denaro ma che possa attuarsi in altri versi e in altre modi. Ad esempio lo scambio del tempo, come si faceva una volta: la solidarietà di tutta la comunità, fatta di aiuto reciproco, e quindi di lavoro comunitario ma con l'utilizzo delle nuove conoscenze a livello ambientale.

Grazie al loro esempio si potrà tornare ad essere orgogliosi di dire di lavorare la terra, allevare e procurarsi la sussistenza da sé, in modo indipendente dal progresso economico ma sfruttando nella giusta misura il progresso scientifico per avere un pressoché nullo impatto ambientale.

#comincio io

LaPercia prodotti 650 min

1 - Percia è un sogno, un progetto di vita e di azienda

 

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Pubblicato in dai Comuni del Lazio

3 ottobre 2013

OTTOBRE 2013. STRAGE DI MIGRANTI

368 persone morte annegate

di Rossana Germani
Portadeuropa 390 minA pochi metri dalla costa di Lampedusa perdono la vita 368 persone. Uomini, donne, bambini, neonati.
368 persone morte annegate.
367 bare. Già, ne abbiamo risparmiata una perché qualcuno dal grande cuore non ha voluto separare quella mamma col bambino appena nato e ancora attaccato al suo cordone ombelicale.
Quella strage l'ha vissuta dal vivo lui, Pietro Bartolo. Ha aperto lui tutti quei sacchi per fare le ispezioni cadaveriche. Tutte lui. E le ha fatte anche sui bambini e sui neonati. Su quei bambini, belli, vestiti a festa con magliette rosse perché i loro genitori volevano che in caso di naufragio venissero visti subito e subito salvati.
E invece no. Non sono stati salvati. Sono stati "ripescati". Questo nessuno deve dimenticarlo...nessuno. Tutti dobbiamo ricordare questa data: 3 ottobre 2013. Poteva essere la data dalla quale cominciare una nuova politica sull'immigrazione, sugli sbarchi e verso un nuovo modo di vedere quelle persone - perché ricordiamoci che quei numeri sono persone - e magari anche trovare un modo intelligente per far ripartire il nostro Paese e non solo il nostro. Sappiamo infatti che l'Italia è un paese di anziani e loro potrebbero essere anche una risorsa. Insomma, se proprio non li si vuole vedere dal punto di vista umano, potremmo essere egoisti e vederli dal lato economico in un'ottica lungimirante.

Ma oggi, almeno, ricordiamole quelle vittime e stringiamoci al dolore dei familiari e di chi ha provato in tutti modi a salvarli. Uniamoci al dolore di chi porterà per sempre nella sua memoria tutte quelle persone a cui ha dovuto dare un'identità affinché non fossero ricordati solo come dei numeri. E questo non è un lavoro qualsiasi. Si tratta di aprire dei sacchi dove sai che dentro c'è un tuo simile che però ha terminato bruscamente la sua vita e al quale devi prelevare un pezzo del suo corpo per identificarlo ( un dito, una costola o addirittura la testa del feto, sì, proprio così, la testa, pensiamoci un po'...). E ti senti responsabile perché il medico dovrebbe salvare vite non accertarne la morte. Soprattutto un medico che ha studiato per diventare ginecologo. Avrebbe solo voluto prendere in braccio bambini appena nati e scuoterli per fargli fare il primo pianto e il primo respiro. E invece lui, Pietro Bartolo, quei bambini li scuote, sì, li guarda negli occhi disperatamente alla ricerca di un accenno di vita che sa di non trovare e che lo fa disperare facendogli fare gli incubi peggiori che si possano fare. L'ho sentito dire: "sai, non l'avessi mai fatto! Quel bambino, sembrava vivo e l'ho scosso mentre lo guardavo negli occhi perché non potevo credere che fosse morto...non l'avessi mai fatto!"

Ricordiamoci questa data e ripensiamo al nostro modo di vivere nel mondo in quanto tutti facenti parte di una grande famiglia, quella umana, e dove nessuno dovrebbe decidere o sentirsi responsabile della morte di qualcun altro.
E proprio oggi a Lampedusa è stato inaugurato il restauro della Porta d'Europa, simbolo di speranza per un'Europa più accogliente e solidale.

3 ottobre 2013
3 ottobre 2021

 

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Quando si è colpevoli di umanità, solidarietà, umiltà

MIMMO LUCANO, RIACE E I GIUDICI

Il Tar e il Consiglio di Stato nel 2020: "..modello Riace assolutamente encomiabile..."

di Rossana Germani
Mimmo Lucano"Nessun essere umano può rimanere indifferente quando un altro essere umano chiede di essere aiutato. Questo dovrebbe essere il programma di vita di ogni uomo, e tutto cambierebbe”.

È stato Mimmo Lucano a pronunciare queste parole ed è stato sempre lui che le ha messe in pratica costruendo dal nulla, anzi da una realtà politica territoriale molto ostile, un paese modello.
Riguardo la sentenza che ha appena condannato Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi, raddoppiando la pena chiesta dall'accusa, vorrei chiedere: cosa ne facciamo della sentenza del Tar confermata dal Consiglio di Stato nel 2020?
“Che il “modello Riace” fosse assolutamente encomiabile negli intenti ed anche negli esiti del processo di integrazione – si legge nella sentenza – è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti”.

Mimmo tempo fa commentò così quel periodo di forte ostilità: “Sono molto amareggiato. Siamo in una situazione difficilissima determinata dal fatto che hanno voluto sopprimere Riace perché politicamente dava fastidio e bisognava fare tutto il possibile per mettere fine alla punta più avanzata dell’accoglienza”.

Dopo il pronunciamento del Tar, anche il Consiglio di Stato ha stabilito che il Ministero dell’Interno all’epoca ha deciso di agire quanto meno troppo in fretta, senza dare la possibilità all’amministrazione di sanare eventuali irregolarità o mancanze, per altro neanche contestate o segnalate nemmeno con una diffida.
Dunque, quel progetto Sprar, revocato dal ministero dell’interno guidato dall’allora ministro Salvini, non doveva essere revocato: questo in sostanza tuona la sentenza del Tar, prima, e del Consiglio di Stato, a seguito del ricorso del Viminale, poi.
Scrivo con la tristezza nel cuore…

Io ho parlato con Mimmo, ho sentito la sua voce più volte al telefono. È una voce vera, genuina di uomo comune, non di persona sofisticata che vuole dimostrare di essere importante, ricercato o prezioso. Sapete com’è andata la prima volta? Gli ho mandato un messaggio WhatsApp chiedendogli se fosse disponibile per un'intervista, concordare l'orario e mostrargli le domande che mi ero preparata. E lui un istante dopo mi ha risposto che avrei potuto chiamarlo subito e che non occorreva che gli mostrassi prima le domande perché avrebbe potuto rispondere a qualsiasi quesito. Io sono rimasta spiazzata perché non mi ero preparata psicologicamente a sostenere l'intervista subito, in quel momento, e così ho temporeggiato pensando a come rispondergli in modo da prendere tempo per prepararmi meglio. Poi un secondo messaggio diceva: “quando mi chiami?” In me scattò il panico: “cosa faccio adesso? Lo chiamo? Gli dico tra un'ora? Due? Domani?” Stavo andando in confusione quando ecco arrivare la sua chiamata a sistemare tutto. Mimmo è un uomo che sa metterti a tuo agio subito. Con lui non esiste il “lei". Ci siamo dati subito del tu e poi, vedendo il mio naturale imbarazzo ha cercato di togliermici subito dicendomi che una sua cugina si chiama come me e mi ha chiesto se conoscevo la Calabria. Abbiamo parlato per un po’ anche dei miei parenti calabresi, perché lui è così, spontaneo e vero: era come se stesse parlando ad una persona che conosceva da tanto.

Nelle altre chiacchierate, più che interviste, con lui, mentre parlavamo aveva i bambini intorno che giocavano, lo chiamavano, lo abbracciavano. Io sentivo le loro voci, erano felici di stare con lui e sentivo lui con quanto amore si rivolgeva a loro. Sì è preso cura di loro da subito.
Sì, è colpevole Mimmo, ma la sua colpa si chiama umanità, solidarietà, umiltà.

Tra le sue colpe ad esempio c’è quella di aver rilasciato nel 2016 la carta d’identità a due persone che – secondo la Procura – non ne avevano diritto.
“Si trattava di una madre Eritrea col suo bambino […] Al loro arrivo, il piccolo aveva solo sette giorni. Furono inseriti in uno dei progetti di accoglienza a Riace, ottenendo la casa e i bonus sociali in quanto beneficiari dei servizi di accoglienza ed assistenza. L’8 agosto ai due venne rilasciato il certificato di residenza, proprio perché inseriti nell’elenco anagrafico dei residenti del Comune di Riace. I fatti che mi vengono contestati dalla Procura di Reggio Calabria risalgono a poche settimane dopo, al settembre del 2016, quando, nel mio ruolo di sindaco, avevo effettivamente rilasciato due carte di identità alla donna eritrea e a suo figlio, di soli quattro mesi. Fu l’assistente sociale a venire a chiedere in Comune il documento per entrambi e lo ritenevo corretto sia perché i due avevano già seguito la procedura di inserimento, sia perché il piccolo aveva bisogno in tempi rapidi di una tessera sanitaria per poter essere visitato da un pediatra. Aveva seri problemi di salute e, se la carta di identità era necessaria per permettergli di iniziare al più presto un percorso di cure, non avrei esitato un istante a rilasciarla. Eppure, mi viene contestato il reato di falsa attestazione, secondo l’articolo 480 del codice penale, in quanto, in qualità di sindaco, rilasciavo alla madre e al bambino di quattro mesi, la carta d’identità senza permesso di soggiorno. Un equivoco giuridico che, a mio avviso, si pone in evidente contrasto con i principi costituzionali e con i diritti umani”.

Aspetto fiduciosa tutti i gradi di giudizio ma la sentenza di oggi mi ha lasciato davvero senza parole!
Ma voglio riportare ancora una volta la sentenza del giugno 2020:
“Che il “modello Riace” fosse assolutamente encomiabile negli intenti ed anche negli esiti del processo di integrazione – si legge nella sentenza – è circostanza che traspare anche dai più critici tra i monitoraggi compiuti”.

Un forte abbraccio a Mimmo da tutta la redazione di unoetre.it

 

MimmoLucano 1200 min

 

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Pubblicato in Cronache&Cronache

Sora partecipa alla sciopero globale per il clima

LOTTE E MOVIMENTI

Fridays for future a Sora

Fredayforfuture 1 600 min

di Rossana Germani
Ieri mattina a Sora, presso il parco Santa Chiara nella villa comunale, si sono riuniti gli studenti di tutte le scuole del territorio per manifestare contro il cambiamento climatico e riportare l’attenzione sulle proposte che avevano già fatto nel 2019.
Gli studenti non sono andati a scuola per partecipare allo sciopero globale per il clima e dimostrare – come evidenziato nel loro comunicato - quanto sia importante per loro la tematica dell’ambientalismo e quanto la loro lotta possa segnare il futuro di tutti e tutte.
Di seguito l’intervista alla coordinatrice di FridaysForFutureSora C. L. che, insieme ad A. T. e L. V. resporg, che ne curano tutta l'organizzazione, era in piazza a manifestare.

Perché voi studenti oggi siete scesi in piazza? Cosa chiedete?
Siamo qui oggi per riprendere quei temi che sono già stati presi in considerazione nel 2019, quando c’è sta la prima manifestazione qui a Sora perché, purtroppo, questi obbiettivi, queste proposte che noi abbiamo fatto al Comune, come rendere più ecologici i posti di lavoro e le scuole con i distributori d’acqua, con la raccolta differenziata, le strade pulite, i pali per ricaricare le macchine elettriche …, sono arrivate al comune ma poi c’è stato il blocco del Covid e chi le afreday Sora 390 minveva ricevute e proposte non si è preoccupato di essere perseverante e quindi sono andate perdute. Quindi noi abbiamo ripreso questo progetto del “Fridays” e l’abbiamo riportato quest’anno con l’obbiettivo questa volta di andare fino in fondo. Questa estate abbiamo ripreso il progetto, abbiamo cominciato a lavorarci e una settimana fa siamo andati in Comune per chiedere le autorizzazione necessarie per la manifestazione di oggi.

Vi sentite parte di un progetto di protesta giovanile a livello globale?
Sì, quella di oggi è una manifestazione a cui noi abbiamo partecipato a livello globale, quindi tutti gli studenti di tutte le piazze del mondo stanno facendo quello che noi abbiamo provato a fare oggi qui a Sora.

Chi c’è in piazza con voi oggi?
Oggi siamo scesi in piazza anche con la rete degli studenti medi che è una rete a livello nazionale. Noi siamo la rete degli studenti medi di Sora e ci muoviamo con quella del Lazio, quindi regionale.
Con noi anche il rappresentante del circolo di Legambiente di Frosinone, Stefano Ceccarelli.

Qual è la vostra speranza e il vostro messaggio?
Freday Sora 2 390 minNoi speriamo che il Comune, vedendo che la partecipazione c’è stata, prenda in considerazione le nostre proposte. Il messaggio importante che vogliamo far passare oggi è che noi studenti siamo scesi in piazza e abbiamo deciso di saltare un giorno di scuola perché potevamo farlo e perché abbiamo avuto la coscienza morale e la coscienza civile di farlo, però avremmo voluto che anche gli insegnanti avessero saltato un giorno di scuola per scendere in piazza con noi invece hanno deciso semplicemente di andare a scuola. Stessa cosa per i lavoratori, ovviamente chi avrebbe potuto saltare un giorno di lavoro, che non sono scesi con noi. Quindi rimane un movimento di una generazione, e questo non va bene.
C’è bisogno che i poteri dall’alto, l’amministrazione comunale, il governo, sia italiano, sia europeo, sia a livello globale, prendano delle decisioni, perché noi possiamo decidere di fare la raccolta differenziata a livello locale, possiamo decidere di non mangiare cibi provenienti da allevamenti intensivi, ma non per questo le multinazionali smetteranno di produrre degli oggetti ad alto rischio ambientale, non smetteranno di produrre fast fashion, e quindi noi possiamo fare la nostra parte però siamo qui in piazza per dire a chi è più grande di noi che prenda il nostro esempio di coscienza morale e faccia qualcosa.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia. L'articolo sarà anche su CiesseMagazine

 

 

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Pubblicato in Lotte e Vertenze

“Una vita per cambiare”

 LIBRI PRESENTATI DA UNOeTRE.it

Fulvio si rende conto che l'uomo ha il dovere di mettersi in gioco...

di Rossana Germani
una vita per cambiare 390 minUn libro arricchisce e opera un cambiamento nel lettore, sempre e comunque, al di là del tipo di lettura. Certo, molto dipende dal libro scelto, anche se credo che ogni libro vada letto, perché ogni autore può lasciarci qualcosa di positivo dentro, accrescendo il nostro bagaglio, non solo culturale, ma, soprattutto, ci apre al mondo fornendoci una visione più ampia e più aperta su ogni cosa.

Ci sono alcuni libri che assolvono più di altri questo compito sia perché contengono valori importanti sia perché l'autore riesce con la scrittura a materializzare ogni evento, facendo uscire dal libro e gravitare intorno al lettore tutti quei principi e valori che senza quella lettura sarebbero forse rimasti in uno stato di quiescenza.

Qualche giorno fa sono stata alla presentazione di un libro che mi ha lasciato molto dentro e, lo stesso evento, organizzato in un paesino di montagna non molto facile da raggiungere, a circa 900 metri di altitudine, isolato da tutto e molto suggestivo, ha contribuito a rendere efficace, incisiva e formativa quell'ora, o poco più, di lezione da parte di tutti coloro che sono intervenuti alla presentazione come giornalisti o professori universitari e soprattutto l'autore.

Ermisio Mazzocchi è attualmente cultore presso l’università di Cassino e del Lazio meridionale della materia per l'insegnamento di Storia delle dottrine politiche, di storia della comunicazione politica, di Pensiero politico e questione femminile. In precedenza ha ricoperto rilevanti incarichi politici, dunque, come poteva scrivere un semplice romanzo? Questo infatti non è un romanzo come ce ne sono molti con una storia interessante del protagonista avulsa dalla realtà che ci circonda e che ha un inizio e una fine. No, questo romanzo, il primo romanzo di Ermisio Mazzocchi, è cresciuto e si è amalgamato con la realtà, con la nostra realtà, in quest'Italia che ha dovuto subire tutti i crimini di guerra, il terrorismo con le grandi stragi come quella della stazione di Bologna, tutti gli attentati allo Stato (Moro, Falcone, Borsellino, Livatino, solo per citarne alcuni) e le infiltrazioni mafiose. Ma è anche l'Italia dei partigiani, della Costituzione e dei grandi uomini come Berlinguer, la cui morte verrà sentita anche dagli avversari politici. È l’Italia delle conquiste dei diritti, anche quelli delle donne. Ed è in questo scenario di fondo e di contorno, seppur leggero, che cresce la storia di Fulvio, il protagonista, insieme alla sua Giulia, colei che per prima ha cominciato ad aprirgli gli occhi e ad inculcargli il tarlo del dovere inteso come partecipazione più attiva alla vita collettiva.

Il protagonista ci impiega “una vita per cambiare”, come riporta il titolo del libro. Da uomo dedito al lavoro, prima, e anche alla famiglia, poi, Fulvio si rende conto, man mano che passa il tempo, grazie agli incontri e alle discussioni con gli altri personaggi, che l'uomo ha il dovere di adoperarsi, dare il suo contributo partecipativo, di mettersi in gioco, di agire e fare tutto ciò che è nelle sue possibilità e capacità, per cercare di migliorare la società in cui vive; il cambiamento personale che va ad incidere e a contribuire al cambiamento collettivo. Fulvio, pur dotato di una positiva volontà, non riusciva ad aprirsi alle necessità sociali e all'impegno civile. È solo grazie al dialogo e al confronto, con gli altri personaggi che Fulvio riesce a completarsi e a essere partecipante attivo del cambiamento. “Sentiva che ciò che gli era intorno e gli era apparso estraneo fino ad allora faceva parte del suo mondo. Non poteva rimanere inerte di fronte agli avvenimenti che riguardavano la vita ed il futuro di tutti. Sentiva che qualcosa andava fatto con urgenza. Era arrivato il momento di agire".

Nonostante il grande tema trattato, l'autore è stato capace di rendere il libro scorrevole, piacevole e a tratti “piccante” (vi sono descritte anche scene erotiche). C’è dentro la vita completa dei protagonisti: dalla loro crescita attraverso l'impegno con lo studio, al lavoro, alla famiglia ma anche alle relazioni esterne e all'impegno politico. È un romanzo che lascia qualcosa dentro.

Come Giulia ha fatto un gran lavoro, lentamente e senza forzature, che ha portato al cambiamento del suo Fulvio, così il romanzo, nella sua completezza, con tutti i dialoghi costruttivi contenuti, grazie a tutti i personaggi, ognuno ricoprente un ruolo importante, riesce ad operare un cambiamento in noi. Con me ci è riuscito: dopo averlo letto mi sento ancora più coinvolta nelle vicende che mi circondano, perché, come fa intendere l'autore, l'uomo da solo non ha ragione di esistere. Noi siamo il risultato di incontri, relazioni, connessioni e, soprattutto, partecipazione alla vita pubblica, collettiva. Tutti possono operare un cambiamento in noi come noi in ognuno delle persone con cui riusciamo ad interagire.

“Una vita per cambiare” ci accompagna in questo cammino, sempre in salita, verso il progresso dell'uomo che ha come obbiettivo il raggiungimento di quegli ideali di fratellanza, solidarietà, uguaglianza e rispetto reciproco che nelle epoche precedenti erano un'utopia e che qualcuno ultimamente sta cercando di frenare. Ecco, questo libro ci invita ad unirci per togliere quel freno e cercare di riprendere il cammino per il cambiamento, verso una vita migliore per tutti.

 

Rossana Germani fa parte anche della redazione di CiesseMagazine e per essa cura la rubrica di cultura, libri e poesia. Questa recensione è anche su CiesseMagazine

 

 

 

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Le ceneri rimosse

I LIBRI DI ROSSANA

Ricordiamo perché queste tragedie non si ripetano 

di Rossana Germani
belluomini 360 minCi sono dei libri che si scrivono per dovere dettato da un bisogno di fare informazione, divulgare e non far dimenticare un episodio, un evento storico o, come in questo caso, una delle più grandi atrocità commesse verso i più indifesi e senza alcuna scusante.

Ci sono dei libri che si leggono per bisogno di sapere, di comprendere ma che lasciano più punti interrogativi ai tuoi perché. E lasciano dentro un senso di grande ingiustizia alla quale nessuno può rimediare.

In questo romanzo di Francesco Belluomini il riferimento all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema non è puramente casuale ma assolutamente tendenzioso come lui stesso afferma.
L’autore ci disegna un quadro realistico della vita in quei paesi della Versilia, in quello scenario di guerra che all’inizio fa solo di contorno e soltanto verso la fine del romanzo, attraverso la storia del protagonista, entra, si intreccia e si conclude con il crimine di guerra commesso nei confronti di civili inermi, tra cui molti bambini.
Ci fa assistere impotenti alla preparazione di quel crimine e al suo compimento mostrandoci la drammaticità della storia anche di chi, dopo aver aiutato i nazisti si è poi ritrovato vittima del suo stesso operato.

Dodo, il protagonista, dopo aver vissuto la sua adolescenza a Sant’Anna, additato come mentecatto, ci accompagnerà fino alla fine del romanzo e sarà protagonista colpevole ma allo stesso tempo innocente di un’azione che avrebbe dovuto riscattarlo dalle ingiustizie subite in adolescenza soprattutto dai suoi coetanei, ma che poi si rivela ad egli stesso un’azione alla quale non troverà più nessuna giustificazione perché lo porta ad assistere a quella ferocia contro molti bambini minori di dieci anni, alcuni dei quali neonati o addirittura, feti.

Bene ha fatto l’autore a rimuovere le ceneri da quel crimine e portarlo alla luce con questo romanzo perchéceneririmosse 350 min ricordare e divulgare è un dovere.
E allora ricordiamo quel giorno di 77 anni fa.

All’alba del 12 agosto del 1944, tre reparti delle SS salirono a Sant’Anna di Stazzema in provincia di Lucca mentre un quarto chiudeva ogni via di fuga a valle sopra il paese di Valdicastello. I tedeschi, aiutati da alcuni fascisti trucidarono 564 abitanti, civili: erano donne, anziani e 130 bambini.
Stazzema era considerata un rifugio per i più deboli, donne, anziani e bambini, sfollati da paesi limitrofi bombardati e ridotti in cenere. Divenne invece teatro di crudeltà atroci nei confronti dei più deboli, soprattutto nei confronti di 130 bambini. Il disprezzo e lo scempio per la vita umana si completò con il rogo delle vittime nella piazza di Sant’Anna.

Il libro, pubblicato nel 1989, riporta nelle pagine finali un estratto dal dispositivo della sentenza del 31 ottobre 1951 del Tribunale di Bologna in cui i colpevoli vengono assolti da quasi ogni imputazione per il non raggiungimento di una prova sufficiente.
Ma, fortunatamente, nel 1994, il procuratore militare di Roma, Antonino Intelisano, mentre cercava di documentarsi su Erich Priebke e Karl Hass, scoprì in uno scantinato della procura militare un armadio contenente 695 fascicoli “archiviati provvisoriamente”, riguardanti crimini di guerra commessi da tedeschi e repubblichini tra cui quelli relativi al massacro di Sant’Anna. Viene così riaperta l’inchiesta che porterà a individuare alcuni dei responsabili e grazie al duro lavoro del procuratore De Paolis si arriverà alla condanna.

Anche se romanzata, l’autore fa una narrazione molto vicina alla realtà dando una informazione corretta sull’atrocità di quel crimine di guerra fatto solo per lasciare un segno tangibile nelle memorie degli italiani poiché i tedeschi già sapevano di aver ormai perso la guerra.

Ma l’ideologia che ha portato a quella strage non è stata ancora debellata come giustamente dice il sindaco di Stazzema Maurizio Verona. Per questo si è fatto promotore, in piena pandemia, di una proposta di legge di iniziativa popolare contro la propaganda fascista e nazista. In pochi mesi sono state raccolte 240mila firme, ben più delle 50 mila richieste.

Ricordiamo cos’è stato perché altrimenti la storia è destinata a ripetersi.
E non stanchiamoci mai di ripetere che il fascismo e il nazismo non sono opinioni ma crimini e quello di Sant’Anna di Stazzema è stato uno dei più efferati di quel periodo.

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
Pubblicato anche su CiesseMagazine

 

 

 

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Il Processo

I LIBRI DI ROSSANA

Fa pensare alla vicenda di Patrick Zaki e alla continua e inspiegabile detenzione

di Rossana Germani
il processo FranzKafka copertina ritaglio 350 RusconiLibri minIl Processo, arrivato a noi grazie a Max Brod, amico dell'autore, che ignorò fortunatamente una disposizione testamentaria in cui Kafka imponeva la distruzione dei suoi manoscritti, è un capolavoro inquietante che ci rivela il turbamento psichico di una vittima innocente. Pubblicato postumo nel 1925, Il Processo rappresenta l'assurda condizione esistenziale del protagonista Josef K. che si trova d'improvviso in una trappola giudiziaria senza aver commesso alcuna colpa e senza ricevere alcuna spiegazione perché spiegazione non c’è. “d’altra parte però la cosa non può essere di troppa importanza. Lo deduco dal fatto che mi si accusa, senza che io sappia la minima colpa di cui mi si potrebbe accusare. Ma anche questo è di ordine secondario: la questione principale è: Di che cosa sono accusato? Qual è il tribunale che ha in mano la mia pratica? E voi altri, siete impiegati? Nessuno porta l’uniforme….”

Kafka ha una maniera ultrarealistica di raccontare cose che potremmo definire “cose dell’altro mondo" che però avvengono e avranno effetti in questo mondo. Fin dalla prima pagina si assiste ad una vicenda assurda, incomprensibile sia al protagonista che al lettore che vive la sua stessa angoscia e impotenza. Il tutto in un avvicendarsi di situazioni e luoghi come se sia il protagonista che il lettore si trovassero all'interno di un incubo materializzato, vissuto realmente da entrambi. In quel corridoio che si fa sempre più cupo e angosciante, il lettore spera ci sia la porta della salvezza per il protagonista, unica persona “normale" in quell’assurda vicenda.

Dalle origini ebraiche, l'autore sembra quasi aver avuto una sorta di veggenza su quello che pochi anni dopo hanno subito glipatrick george zaky 350 AmnestyInternazional min ebrei con l’Olocausto, causa di milioni di morti inspiegabili, di cui né loro né i loro carnefici hanno mai compreso il motivo.
Il protagonista viene accompagnato passo passo dai suoi custodi che nella loro garbata prigionia lo seguiranno fino all'epilogo della vicenda. È un libro che lascia il segno, difficile da dimenticare e da rileggere ma va letto almeno una volta per apprezzare la genialità dell’autore. L'ho ripreso dopo molti anni poiché ricordavo il senso di angoscia e di turbamento che mi lasciò e devo dire che stesso senso ma ancor più motivato mi ha lasciato ora.

Questo perché mi fa pensare alla vicenda di Patrick Zaki e la continua e inspiegabile detenzione portata avanti di 45 giorni in 45 giorni senza un’accusa precisa e senza un motivo preciso e dunque senza un reato preciso contestato. La differenza è chiara ed è inutile rimarcarla.

 

 

Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.
già pubblicato su CiesseMagazine

 

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Pubblicato in I Libri di Rossana

Continua la mobiltazione dei lavoratori Whirlpool

 LOTTE E VERTENZE

Whirlpool: gli operai di Napoli continuano a presidiare, manifestare e bloccare...

di Rossana Germani*
Whirlpool 27lug21 390 minWhirlpool: gli operai del sito di Napoli tengono fede al loro motto “Napoli non molla!” continuando a presidiare, manifestare e bloccare ogni giorno una parte vitale dell’Italia. Ieri hanno bloccato il molo Beverello di Napoli impedendo la partenza di traghetti ed aliscafi verso le isole. E sempre ieri, sul palco dove Antonio Bassolino stava tenendo il comizio in quanto candidato a sindaco, Vincenzo Accurso, lavoratore Whirlpool e Rsu Uilm ha affermato: “Noi riteniamo che la vertenza dei lavoratori Whirlpool riguardi tutti i candidati a sindaco perché è un problema sociale che riguarda tutta la città e soprattutto parla del futuro del lavoro nel nostro territorio".

Venerdì scorso erano saliti sul palco del candidato di centrosinistra e M5s Gaetano Manfredi. Hanno intenzione di essere sui palchi di tutti i candidati a sindaco perché è un problema che deve riguardare tutta la politica. "Bloccare la multinazionale vuol dire trovare nuove regole per fermare la fuga delle multinazionali e anche le fughe dei napoletani verso il Nord del Paese, vuol dire difendere quei presidi di legalità e luoghi di democrazia, vuol dire combattere contro le ingiustizie sociali e a favore dell'emancipazione delle donne che in quella fabbrica hanno lavorato e oggi lottano alla stessa stregua degli uomini. Vuol dire emancipazione di un Sud che non ha mai abbassato la testa e ha sempre dimostrato di essere migliore di come hanno cercato di dipingerla, sempre". "Questa è una lotta di lavoratori che difendendo il proprio lavoro, difendono i diritti di tutti i lavoratori italiani, e rappresenta quella voce vera quella parte sana della Napoli che non si è mai arresa. Napoli non molla".

Nei giorni precedenti hanno bloccato l’aeroporto, la stazione, l'autostrada e sono andati anche davanti al carcere di Santa Maria Capua Vetere per avere risposte chiare e impegno dal presidente Draghi.
Sabato 24 hanno portato la loro solidarietà ai lavoratori fiorentini della GKN. Hanno sempre sostenuto che lasciar chiudere Whirlpool senza un valido motivo di crisi aziendale visti i profitti che continuano ad aumentare (proprio il settore degli elettrodomestici nei primi tre mesi del 2021 ha visto una crescita del 30%) senza far rispettare l'accordo siglato col nostro governo e le parti sociali, avrebbe significato dare un esempio negativo alle altre multinazionali. Si sta verificando proprio quello che avevano previsto.

Così, Francesco Petricciuolo, operaio Whirlpool di via Argine, ai microfoni degli organizzatori della manifestazione a Firenze della GKN: “Vediamo la nostra città qui, vediamo Napoli. Vedo tanta gente unita. Lottate fino in fondo per un solo obiettivo, quello comune, quello che vi dovrà portare fino alla fine! Dovete vincere, ma resistere…resistere! Ce la faremo!”

E Italia Orofino, l’operaia battagliera simbolo delle lavoratrici napoletane, al megafono in testa al corteo: “Siamo qui in primis come cittadini, poi come lavoratori. Come cittadini perché pensiamo che da Nord a Sud ogni lavoratore si dovrebbe sentire GKN, Whirlpool, Gianetti e tutte quelle aziende piccole che non hanno purtroppo voce. Uniti contro questo scempio, noi e la politica tutta, uniti contro queste multinazionali che vengono qui e fanno quello che vogliono senza rispettare il paese. Siamo un paese che si rispetta con delle regole. Quando vogliono ce le fanno rispettare e devono farle rispettare anche a queste multinazionali. È ora di dire basta!”

Alla protesta si sono unite anche alcune sardine raggiunte dal loro capo simbolo del movimento Mattia Santori.

 

Whirlpool GNK 650 min

 

*Rossana Germani fa parte della redazione di CiesseMagazine e per essa cura anche la rubrica di cultura, libri e poesia.

 

 

 

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Pubblicato in Lotte e Vertenze

I lavoratori Whirlpool: «Siamo l'Italia che resiste»

IL LAVORO PRIMA DI TUTTO

Uniti nella lotta, uniti per difendere l'Italia dalla predazione delle multinazionali

di Rossana Germani
LavoratoriWhirlpool 390 minDisattendendo gli accordi con il governo, Confindustria e con le organizzazioni sindacali, la Whirlpool ha deciso di avviare la procedura di licenziamento collettivo degli operai di via Argine del sito di Napoli. Ma come dice bene Beppe Provenzano: “Non si possono accettare licenziamenti quando sono previsti ammortizzatori per accompagnare il rilancio del sito”. La multinazionale americana ha infatti rifiutato, inspiegabilmente, di usufruire delle 13 settimane di cassa integrazione aggiuntiva offerta dal governo. Le 13 settimane pagate dallo Stato avrebbero dato un'altra boccata d'ossigeno ai lavoratori e del tempo utile al Governo per trovare una soluzione, anche se questa è una Vertenza che dura da più di due anni. 26 mesi di tira e molla con licenziamenti annunciati e rimandati, con proposte e false soluzioni che hanno visto i lavoratori napoletani attuare mille proteste, manifestazioni e richieste di incontri al MiSE per cercare di mantenere il loro posto di lavoro.

Ricordiamo che questa vicenda è iniziata a seguito dell'accordo siglato nell'ottobre del 2018 dai vertici della multinazionale americana con il governo e i sindacati. Con questo accordo, dietro ingenti incentivi fiscali e ammortizzatori sociali, la Whirlpool si impegnava ad attuare un piano di ripresa e sviluppo per tutti e sei i siti italiani.

La Vertenza vera e propria è iniziata nel maggio del 2019 dopo un incontro in cui ai rappresentanti dei lavoratori venne mostrata una slide con una semplice ma significativa croce rossa su Napoli che simboleggiava la chiusura del loro sito. E a quella croce rossa loro, da quel giorno, hanno risposto con una spunta verde sulla loro maglia, sul loro cappello, sul loro calendario e sul loro libro. Quella frase e quel simbolo stampati ovunque "Napoli non molla✅" sono la risposta alla politica economica, affarista e opportunista di quella fredda multinazionale.

Dopo l'annuncio di licenziamento, i lavoratori che erano riuniti in assemblea avviano l'ennesima manifestazione dirigendosi questa volta verso il carcere di Santa Maria Capua Vetere dove il presidente del consiglio Draghi era andato per una visita istituzionale. Gli operai, con i loro rappresentanti sindacali chiedono impegno serio da parte del governo e chiedono risposte precise al premier. Senza fare promesse inutili Draghi afferma che il comportamento di Whirlpool è inaccettabile e lo definisce un grave sgarbo nei confronti del Governo e dei lavoratori.

Si impegna in primo luogo a cercare di convincere la multinazionale americana a ritirare la procedura di licenziamento già annunciata e, insieme al ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, proverà a mettere su una soluzione alternativa.

La vicenda Whirlpool, come hanno sempre sostenuto e preannunciato i lavoratori napoletani, avrebbe dato un brutto esempio che altre realtà nel resto d'Italia avrebbero seguito. E così, proprio in questi giorni, dopo lo sblocco dei licenziamenti, cominciamo ad assistere ad un brutto spettacolo. In una settimana abbiamo visto licenziare via mail 152 lavoratori della Gianetti Fad Wheel, azienda di lavorazione metalli di Ceriano Laghetto (Monza), e, stessa sorte e sempre via mail, è annunciata ai 422 della GkN di Campi Bisenzio.
Ma l'unione fa la forza e così, proprio in queste ore, gli operai accomunati da questa ingiustizia stanno organizzando manifestazioni di protesta in varie zone d'Italia. Intanto sabato 24 a Firenze manifesteranno gli operai della GKN contro la decisione annunciata di licenziamento collettivo.

Voglio concludere questo articolo con le dichiarazioni che mi hanno rilasciato alcuni operai della Whirlpool di via Argine che ho conosciuto personalmente e per i quali provo profonda stima e rispetto perché nonostante tutto mantengono una forte dignità e rispetto verso tutti anche nelle loro manifestazioni. La distribuzione gratuita di centinaia di bottiglie di acqua durante il blocco autostradale ne è un piccolo esempio.

Così Vincenzo Accurso, uno dei rappresentanti RSU dei lavoratori napoletani, afferma: «Le nostre due vertenze sono simili, e rappresentanti del decadentismo del sistema lavoro del nostro Paese e sono punta di diamante di una lotta che insorge per difendere dal basso i diritti dei lavoratori italiani.
Uniti nella lotta, uniti per difendere l'Italia dalla predazione delle multinazionali.
Siamo l'Italia che resiste».

Italia Orofino, la donna simbolo della Vertenza Whirlpool aggiunge: «Se si permette alle aziende non in crisi come la nostra di licenziare immaginiamo cosa succederà tra qualche mese. E tutto questo permesso dal governo dei migliori!»

E Francesco Petricciuolo incalza: «Un governo, "ostaggio" di una multinazionale, mette in discussione la tenuta sociale del paese azzerando i principi dei costituenti su cui si è fondata la nostra democrazia, il lavoro. Ci aspettiamo che il governo dei "migliori" comprenda la gravità dell'atteggiamento della multinazionale e trovi misure per contrastare chi fa del "neoliberismo" l'alibi per scaricare la propria responsabilità sociale».

 

Whirlpool min

 

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