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18 febbraio: giornata mondiale del diritto di sciopero

DonatoGaleone 350 260di Donato Galeone* - Diritto di sciopero, inalienabile. Giornata mondiale il 18 febbraio. Conosciamo bene che la titolarità del "diritto di sciopero" - riconquistato in Italia con la Costituzione della Repubblica - è da attribuirsi ad ogni singolo prestatore d'opera subordinato che può esercitarlo anche senza il benestare di un sindacato. Pur essendo un diritto individuale è ormai prassi consolidata che l'esercizio di questo diritto è esercitato in "forma collettiva" e deve avere "successo collettivo" con l'abbandono del lavoro normale o straordinario. Ma per avere alte adesioni dalla pluralità dei lavoratori la proposta di astensione collettiva dal lavoro, che è onerosa, deve essere – sempre – largamente motivata, approfondita e condivisa dalla maggioranza dei lavoratori anche non soci delle associazioni sindacali.

E, ancora di più, se la proposta di sciopero è proclamata da una parte sindacale - peraltro non firmataria di contratti aziendali FCA ex Fiat - con l'obiettivo, pur comprensibile, nel segno della solidarietà verso i cassaintegrati. La proposta è oggettivamente contrastante e incomprensibile oltre che non convincente se mirata - non per fronteggiare e condividere un minimo segnale di ripresa della produzione Panda in FCA di Pomigliano – ma soltanto "per dare voce a chi sta fuori del ciclo produttivo ai quali era stato promesso che sarebbero rientrati tutti a lavoro entro il 2013".

Ma anche perchè l'azione sindacale di sciopero "non è protesta per dare voce" ma è "uno strumento eccezionale ed essenziale da non inflazionare" quale atto fondamentale e di sostegno, innanzitutto, al "lavoro contrattato e partecipato" oltre che sollecitatore di rapporti e relazioni industriali, grazie ai quali i lavoratori possono conquistare dignità personale tanto nei luoghi di lavoro quanto in una società civile e democratica. Così come - non condividendo - molta parte del racconto di Sergio Bellavista letto su controcrisi.org e ripreso anche da Ignazio Mazzoli nel suo articolo pubblicato su www.unoetre.it.

Quel richiamo al disconosciuto e cosiddetto "modello Marchionne sul sistema contrattuale FCA e sociale del paese" – affermando, impropriamente, che quello stesso "modello si è imposto anche grazie agli accordi sindacali GGIL-CISL-UIL dal 28 giugno 2011 al testo unico del 10 gennaio 2014, che ne hanno assunto i principi di fondo".

Si può avere o trascrivere e ripetere uno stesso racconto e avere identica interpretazione di merito ma è suffciente – a mio avviso - leggere gli accordi richiamati per comprendere che si tratta di accordi essenziali e indispensabili alla "contrattazione e alla rappresentanza sindacale" da riconoscere e convalidare e che già conoscono i lavoratori e che hanno avuto un esteso confronto confederale in CISL e UIL e all'interno della CGIL.

E' noto che la Fiom non ha condiviso così come da anni la stessa Fiom non condivide e non sottocrive con Fim-Cisl e Uil-Uilm accordi nel comparto metalmeccanico, compresi gli accordi ex Fiat-FCA.

Io penso che sono stati tanto attesi dai lavoratori quegli accordi interconfederali - . fors'anche perfezionabili nella loro gestione – ma che potranno favorire la definizione delle rappresentanze dei lavoratori - da sostenere con legge - per dare "rappresentanza" a tutte le associazioni sindacali nei luoghi di lavoro e validare, poi, con la generalità dei lavorartori le risultanze del "lavoro contrattato e partecipato" ai livelli, nazionale, aziendale e territoriale.

Quella rappresentanza associata e sindacale, plurale, nei luoghi di lavoro che si confronterà, parteciperà e negozierà - unitariamente - per comunicare e condividere i risultati con la generalità dei lavoratori e sarà esercizio visibile e vero della "democrazia delegata e partecipata".

Questi ripristinabili e innovativi rapporti e confronti di base non potranno non favorire, gradualmente, la ricomposizione e la ripresa di un' autentica "unità sindacale organica dei lavoratori italiani" nel segno della solidarietà.

Ed ecco, quindi, che rileggendo la dichiarazione sottoscritta il 18 febbario 2015 - nella "Giornata Mondiale della difesa del diritto di sciopero" - tra CGIL-CISL-UIL e il Ministero del Lavoro per il Governo italiano è riconfermato – innanzitutto - che "il diritto di sciopero è un diritto inalienabile e ribadiamo l'esigenza di raffermare questo diritto in tutti i consessi nazionali e internazionali, per promuovere e tutelare i diritti fondamentali delle persone e del lavoro come elementi cardine della democrazia".

Anche l'atto concreto di solidarietà - che sostituisce la proposta di sciopero programmato e proclamato da Fiom-Cgil con gli importi di maggiorazione dello straordinario di oggi -sabato 21 febbario 2015 - da destinare ai cassintegrati di Pomigliano è la dimostrazione di aver compreso <l'errore> e di non contrastare <l'errante>che è il "LAVORO" - contrattato e partecipato – resituendo, contestualmente, al lavoratore la codecisione nel suo "diritto inalienabile di sciopero".

*ex Segretario Provinciale di Frosinon e Regionale CISL Lazio

Frosinone, 21 febbraio 2015

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