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Landini, la coalizione sociale e l'unità sindacale

cgil cisl uil 350 260di Donato Galeone* - Letta l'intervista di Maurizio Landini, Segretario Generale della Fiom-Cgil, pubblicata sul nostro giornale on-line unoetre.it e che sarà pubblicata il 24 aprile in versione cartacea e on-line anche su un giornale svizzero di critica sociale edito dal sindacato Unia, mi ha colpito il titolo scelto e dato alla intervista:"LA MAGGIORANZA DI CHI LAVORA NON E' ISCRITTA E NON SI RICONOSCE NELLE STRATEGIE SINDACALI" che è una delle risposte di Landini al giornalista del Manifesto Loris Campetti.

 Anche questa intervista a Landini e le risposte in gran parte conosciute e più volte ripetute, non solo in questi ultimi mesi – a mio avviso - è la sintesi articolata propositiva di un antico pensiero passionale e impegnato – ammirevole – di una persona loquace e vivace che rappresenta una storica associazione sindacale di lavoratori - la Fiom - già guidata, nella metà del secolo scorso, da Luciano Lama e Bruno Trentin che, personalmente, ho conosciuto e che sempre e innazitutto ricercarono l'unità tra i sindacati metalmeccanici - la FLM – e poi con la CGIL la costituzione della Federazione CGIL-CISL-UIL che anche noi costituimmo a Frosinone negli anni '70.

Landini continua, nell'intervista, a esaltare e priorizzare il sostegno alla legge per tutelare i lavoratori e non invece e innazitutto che il "lavoro" va contrattato e paretecipato con i sindacati forti e unitari dei lavoratori, altrimenti, si ridurrebbe verso il nulla il sindacato, pur rilevando lo stesso Landini, che nel "Parlamento non c'è più una rappresentanza del lavoro" pur conoscendo, peraltro, che non spetta ai sindacati coprire quel ruolo parlamentare e istituzionale in quanto per finalità politiche statutarie associative, naturali, i sindacati sono soggetti poliitici diversi dai partiti.

Non casualmente ma volutamente Landini alla prima domanda del giornalista si richiama agli anni '70 e al PCI "che si definiva il partito dei lavoratori" (egli risponde) e che in Parlamento si astenne sullo Statuto dei Lavoratori perchè escludeva le aziende con meno di 15 dipendenti e ricorda che i partiti - DC e PSI - lo votarono per rispetto della dignità dei lavoratori.

Pur lontani nel tempo mi permetto aggiungere - perchè da me vissuta e partecipata in prima linea – come e quanto fu determinante la posizione unitaria e il ruolo politico attivo e naturale dei sindacati nell'autunno, definito caldo, del 1969.

E' doveroso ricordare, per la vissuta storia sindacale italiana e locale, che con la piatttaforma unitaria dei "rinnovi contrattuali partecipati dei lavoratori congiunta alla graduale abolizione delle gabbie salariali in 24 mesi" - non solo per i metalmeccanici - conquistammo l'assemblea nel luogo di lavoro, i permessi e i distaccchi sindacali, il favore allo studio con ore di lavoro retribuite e altre normative innovative e diritti che, poi, furono estesi e inclusi nella legge n. 300 del maggio 1970 quale effettivo sostegno ai contenuti della contrattazione collettiva sindacale con ulteriori norme estensive nello Statuto dei Lavoratori che pur dal 2012 è stato modificato e aggiornato o sterilizzato, si dice, tanto da Fornero che da Poletti con la legge delegata nel dicembre 2014, da questo Parlamento al Governo, col Jobs Act.

In queste due pagine non è proprio possibile poter commentare le altre 12 risposte di Landini all'intervista pubblicata dal nostro giornale on-line che mi permetto definire "compendio politico sindacale" non certamente nuovo, ripeto, ma meritevole non solo di essere diffusa e letta pur condividendo o non condividendo posizioni e parti di quei contenuti, peraltro volta a volta e spesso contraddittori che – a mio avviso - non favoriscono azioni unitarie ma debolezze inconsapevoli verso una rinnovata politica strutturale sindacale.

Le attualissime proposte di Landini sul "lavoro e gli investimenti" per la crescita economica e il reddito minimo di inclusione sociale contro le povertà vanno assolutamente condivise ma con un rigoroso impegno esteso verso un coerente innovativo ruolo rinnovato e rafforzato, unitariamente, del sindacalismo democratico italiano, essenzialmente, tra CGIL-CISL-UIL nel segno della solidarietà.

Personalmente pur rispettando e volendo restare vicino, molto attento e criticamente, al pensiero politco-sindacale di Landini anche alla domanda postagli nei mesi scorsi sull'Italia e sul consenso ampio e negativo sulle politiche di austerity egli domandava a se stesso: "cosa posso fare, cosa può fare la Fiom per cambiare le politiche di un governo che non ha scelto nessuno e che ha fatto i patti con i poteri forti??" (haffingtonpost.it – ancor del 27.01.2015 e www.sinistralavoro.it)

A questa problematica sua domanda interiore resa pubblica anche con mio post commento su facebook del 29 gennaio 2015 – mi permisi di rispondere a Landini che "era, innazitutto, necessario tra i sindacati dei lavoratori democratici – nella dimensione nazionale ed europea – di adeguare e riproporre un nuovo sindacato dei lavoratori quale mezzo sociale organizzato di lotta e di confronto democratico verso quei poteri forti – ancor più riemergenti – nel nuovo contesto globale dello sviluppo economico che tende, di fatto, tanto a ridurre le occasioni di lavoro quanto i livelli retributivi, con la conseguente crescita delle povertà individuali e famigliari" - essenzialmente - nella piena "solidarietà" che sarà richiamata anche dal prossimo 1° maggio 2015.

Aggiunsi anche di pensare a "un autentico sindacato con una sua politica sociale unitaria, condivisa dai lavoratori, per avviare la conquista visibile dell'esercizio universale del diritto al lavoro vero - contrattato e partecipato in piena autonomia e confronto – nel dialogo tra parti sociali – da sollecitare a Partiti e Governi e da praticare nella dimensione nazionale, regionale ed europea.
Conclusi il mio breve post commento rispondendo indirettamente così su "cosa può fare la Fiom" oggi rapprentata da Landini e, cioè, "se Landini con la Fiom intenderà essere ancora un sindacato di lavoratori per favorire l'unità sindacale democratica".

Pochi giorni dopo su "Il Manifesto" leggo una breve cronaca della giornalista Adriana Pollice da Napoli il 25 febbraio 2015 e dal Portale Fiom-Cgil nazionale sulla giornata di Landini all'Assemblea sindacale di Pomigliano: con il titolo dell'articolo "Al via la "fabbrica" di Landini" che veniva definita la prima tappa della "coalizione sociale" che non significava costruzione di un nuovo partito ma aggregazione per una politica dei diritti e del lavoro.

Molto preso da queste novità mi ricollegai al precedente commento su facebook del 2 marzo 2015 e conosciuti sia i consensi che i dissensi sull'iniziativa resa pubblica da Landini all' Assemblea Fiat-Fca di Pomigliano ritenni di osservare che "già la CGIL con CISL e UIL è impegnata - oggi più di ieri – a piani sociali e del lavoro che sono progetti del sindacato dei lavoratori" e aggiunsi anche che in questa direzione "concordo con la dichiarazione del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, sul ruolo e l'azione continua del sindacato dei lavoratori plurale – preferibilmente unitaria – in una società democratica nel contesto della politica socio economica territoriale e nella dimensione europea".

E non potevo non richiamare gli accordi unitari interconferderali dal giungo 2011 al gennaio 2014 - da adeguare all'oggi - per riduure politicamente, strategicamente e concretamente"il prevalere della legge sulle relazioni industriali e le regole del lavoro, contrattato e partecipato, voluto dai rappresentanti dei lavoratori e dalle imprese locali e multinazionali, pur sapendo che i decreti attuativi del Jobs Act non sono progetti del sindacato dei lavoratori ma norme proposte e definite con legge e non mediante contrattazione collettiva nazionale da recepire per legge ed estesi alla generalità dei lavoratori.

Osservo e rilevo che nel 2015 - purtroppo - è consumata in Italia una parziale sconfitta dell'associonismo sindacale dei lavoratori che impegna ad aprirci alle realtà sociali territoriali sia di chi lavora e di chi attende un lavoro che potrebbe definirsi "unità sociale rafforzata" nella sua forte autonomia e unità tra lavoratori ovvero di una "coalizione sindacale unitaria" aggregativa e ricostruttrice in piena autonomia, con CGIL-CISL-UIL, per una strategia sindacale locale, regionale e nazionale rappresentativa di una plurale componente sociale interloculutrice unitaria "riconoscibile dalla generalità dei lavoratori italiani" per contrattare condizioni di equità retributiva e lavoro quali diritti fondamentali già scritti nella nostra Coatituzione.
(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale CISL Lazio
24 aprile 2015

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