fbpx
Menu
A+ A A-

Una scelta di responsabilità nazionale

La crisidi Ignazio Mazzoli - Invisibili non a caso. Dal gigantismo dell'informazione di scandali e cronaca nera al nanismo delle notizie sui problemi del lavoro e dei lavoratori delle loro difficoltà e dei loro diritti conculcati. Lunedì 11 novembre, per tutta la settimana, in più di cento città italiane, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, si sono organizzati scioperi e manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil per imprimere una svolta coraggiosa alla Legge di Stabilità. Non accadeva da tempo ed è segno di quanto la situazione sia avvertita come grave. Appare intollerabile il silenzio della grande stampa e dei Tg intorno a questo movimento, tanto più quanto più si continua a ripetere che bisogna parlare dei problemi della gente.
Dalla Calabria dove lo sciopero ha registrato un'altissima adesione, alla Basilicata, mercoledì 13 ad incrociare le braccia sono stati i lavoratori e le lavoratrici del Lazio linseme a quelli della Toscana. Cortei, sit-in e volantinaggi che si sono svolti a livello provinciale, anche qui da noi. "Più equità e più giustizia", "no a far pagare il conto sempre al lavoro dipendente e ai pensionati", "meno tasse sui lavoratori", alcune tra le richieste arrivate dalle piazze, le stesse rivendicazioni che hanno risuonato nei cortei che hanno sfilato a Roma, Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti. Con oggi, lo sciopero avrà interessato tutte le altre provincie e regioni del Paese.
E' giusto che queste informazioni si sappiano. La gente in difficoltà è tanta. Non più solo le operaie e gli operai. All'alba del XXI secolo sono in grande difficoltà anche impiegati e professionisti (avvocati, architetti, periti, archeologi), lavoratori autonomi diventano i nuovi poveri e si affiancano ai lavoratori dipendenti della catena di montaggio fordista, quelli sfruttati con salari da fame.
«Un processo inarrestabile di proletarizzazione dei ceti professionali», lo definisce Cesare Damiano. Sui dati Inps e Istat c'è un'analisi del professor Patrizio De Nicola della Sapienza di Roma che non ammette repliche. Il reddito medio di 1 milione 682 mila iscritti alla gestione Separata, a cui versano i loro contributi le partite Iva e co.co.pro., nel 2012 è stato 18.073 euro. Ma su questa media pesa la categoria "ricca" degli amministratori (sindaci di società, ecc.) che hanno un reddito medio di quasi 37mila euro. Se poi si passa dal reddito lordo a quello disponibile, la disparità con i lavoratori dipendenti aumenta ancora di più. E' una prova?
Tenendo conto della tassazione e della contribuzione, se prendiamo un reddito di 1.000 euro mensili lordi, un dipendente a tempo indeterminato si mette in tasca 811 euro; una partita Iva solamente 545 euro! E dal primo gennaio, causa aumento dell'aliquota contributiva dal 27 al 28 per cento, la cifra scenderà ulteriormente a 485 euro. All'interno di questo mondo esistono poi ancora tre grandi disparità –la prima riguarda le donne, che guadagnano il 30-40 per cento in meno; la seconda riguarda le età, con i trentenni che guadagnano la metà dei 55enni; l'ultima è territoriale, al Sud un iscritto guadagna metà della media nazionale.
Svolge una funzione nazionale nell'interesse generale il sindacato unitario quando chiama alla mobilitazione, in sostegno della propria piattaforma, i lavoratori dell'industria, dei servizi, del Pubblico impiego e i pensionati, consapevoli delle difficoltà e delle rinunce che sono chiamati a sopportare, sapendo che la crisi non è finita e che l'emergenza occupazionale si aggraverà ancora. Occorre una politica economica che dia prospettive di crescita e sviluppo per il Paese, con una gestione certa delle emergenze occupazionali, dalla cassa integrazione, agli esodati, nei numeri, nei tempi e nelle risorse stanziate. Nello specifico ciò significa un impegno determinato e senza cedimenti nelle aree depauperate e di certa deindustrializzazione come questa nostra provincia di Frosinone dove, senza più rinvii e tentennamenti è ora di porre mano alla realizzazione dell'Accordo di Programma Anagni-Frosinone e con autorevole fermezza pretendere dalla Fiat di sapere i suoi impegni verso lo stabilimento di Cassino-Piedimonte S . Germano, la cui sopravvivenza e produzione che con l'indotto occupa ben 10.000 dipendenti.
A chi è in difficoltà non interessano gli emendamenti presentati che si profilano già come un arrembaggio alle poche risorse, degno della prima Repubblica. Non ci vogliono piccoli aggiustamenti delle voci di spesa in difesa di questo o di quell'interesse particolare. Serve una virata netta perché la legge di Stabilità corrisponda davvero agli obiettivi dichiarati quotidianamente dal governo, ma quotidianamente disattesi.
Per creare lavoro, è prima di tutto necessario aumentare le entrate e i risparmi possibili. Siamo penalizzati tutti dallo scontro fra un centrodestra che intende mantenere la gran parte della pressione fiscale su lavoro dipendente e imprese, e un centro sinistra che non riesce a far pagare i redditi improduttivi quali le rendite finanziarie, le grandi ricchezze, i patrimoni.
2 - Non privatizzare le imprese produttive o di servizio e i beni demaniali; vendere o svendere le partecipazioni pubbliche nelle grandi imprese impedisce di realizzare quelle politiche industriali che il governo stesso dice che vorrebbe adottare.
3 - Si allentino i vincoli del «Patto di stabilità interno» agli Enti Locali perché riprendano gli investimenti.
4 - La spesa complessiva continua a crescere e così penalizza i servizi e svaluta il lavoro pubblico. E' colpa dei tagli lineari. Per far riprendere la domanda interna, i consumi e gli investimenti, ormai lo sanno anche i bambini, il Governo ed il Parlamento devono aumentare i redditi di lavoratori, pensionati, incapienti e occorre rinnovare i contratti del pubblico impiego, per combattere la disoccupazione, per dare un lavoro e un reddito alle persone assicurando loro un futuro.di Ignazio Mazzoli - Invisibili non a caso. Dal gigantismo dell'informazione di scandali e cronaca nera al nanismo delle notizie sui problemi del lavoro e dei lavoratori delle loro difficoltà e dei loro diritti conculcati. Lunedì 11 novembre, per tutta la settimana, in più di cento città italiane, dalla Val d'Aosta alla Sicilia, si sono organizzati scioperi e manifestazioni unitarie di Cgil, Cisl e Uil per imprimere una svolta coraggiosa alla Legge di Stabilità. Non accadeva da tempo ed è segno di quanto la situazione sia avvertita come grave. Appare intollerabile il silenzio della grande stampa e dei Tg intorno a questo movimento, tanto più quanto più si continua a ripetere che bisogna parlare dei problemi della gente.
Dalla Calabria dove lo sciopero ha registrato un'altissima adesione, alla Basilicata, mercoledì 13 ad incrociare le braccia sono stati i lavoratori e le lavoratrici del Lazio linseme a quelli della Toscana. Cortei, sit-in e volantinaggi che si sono svolti a livello provinciale, anche qui da noi. "Più equità e più giustizia", "no a far pagare il conto sempre al lavoro dipendente e ai pensionati", "meno tasse sui lavoratori", alcune tra le richieste arrivate dalle piazze, le stesse rivendicazioni che hanno risuonato nei cortei che hanno sfilato a Roma, Frosinone, Latina, Viterbo e Rieti. Con oggi, lo sciopero avrà interessato tutte le altre provincie e regioni del Paese.
E' giusto che queste informazioni si sappiano. La gente in difficoltà è tanta. Non più solo le operaie e gli operai. All'alba del XXI secolo sono in grande difficoltà anche impiegati e professionisti (avvocati, architetti, periti, archeologi), lavoratori autonomi diventano i nuovi poveri e si affiancano ai lavoratori dipendenti della catena di montaggio fordista, quelli sfruttati con salari da fame.
«Un processo inarrestabile di proletarizzazione dei ceti professionali», lo definisce Cesare Damiano. Sui dati Inps e Istat c'è un'analisi del professor Patrizio De Nicola della Sapienza di Roma che non ammette repliche. Il reddito medio di 1 milione 682 mila iscritti alla gestione Separata, a cui versano i loro contributi le partite Iva e co.co.pro., nel 2012 è stato 18.073 euro. Ma su questa media pesa la categoria "ricca" degli amministratori (sindaci di società, ecc.) che hanno un reddito medio di quasi 37mila euro. Se poi si passa dal reddito lordo a quello disponibile, la disparità con i lavoratori dipendenti aumenta ancora di più. E' una prova?
Tenendo conto della tassazione e della contribuzione, se prendiamo un reddito di 1.000 euro mensili lordi, un dipendente a tempo indeterminato si mette in tasca 811 euro; una partita Iva solamente 545 euro! E dal primo gennaio, causa aumento dell'aliquota contributiva dal 27 al 28 per cento, la cifra scenderà ulteriormente a 485 euro. All'interno di questo mondo esistono poi ancora tre grandi disparità –la prima riguarda le donne, che guadagnano il 30-40 per cento in meno; la seconda riguarda le età, con i trentenni che guadagnano la metà dei 55enni; l'ultima è territoriale, al Sud un iscritto guadagna metà della media nazionale.
Svolge una funzione nazionale nell'interesse generale il sindacato unitario quando chiama alla mobilitazione, in sostegno della propria piattaforma, i lavoratori dell'industria, dei servizi, del Pubblico impiego e i pensionati, consapevoli delle difficoltà e delle rinunce che sono chiamati a sopportare, sapendo che la crisi non è finita e che l'emergenza occupazionale si aggraverà ancora. Occorre una politica economica che dia prospettive di crescita e sviluppo per il Paese, con una gestione certa delle emergenze occupazionali, dalla cassa integrazione, agli esodati, nei numeri, nei tempi e nelle risorse stanziate. Nello specifico ciò significa un impegno determinato e senza cedimenti nelle aree depauperate e di certa deindustrializzazione come questa nostra provincia di Frosinone dove, senza più rinvii e tentennamenti è ora di porre mano alla realizzazione dell'Accordo di Programma Anagni-Frosinone e con autorevole fermezza pretendere dalla Fiat di sapere i suoi impegni verso lo stabilimento di Cassino-Piedimonte S . Germano, la cui sopravvivenza e produzione che con l'indotto occupa ben 10.000 dipendenti.
A chi è in difficoltà non interessano gli emendamenti presentati che si profilano già come un arrembaggio alle poche risorse, degno della prima Repubblica. Non ci vogliono piccoli aggiustamenti delle voci di spesa in difesa di questo o di quell'interesse particolare. Serve una virata netta perché la legge di Stabilità corrisponda davvero agli obiettivi dichiarati quotidianamente dal governo, ma quotidianamente disattesi.
Per creare lavoro, è prima di tutto necessario aumentare le entrate e i risparmi possibili. Siamo penalizzati tutti dallo scontro fra un centrodestra che intende mantenere la gran parte della pressione fiscale su lavoro dipendente e imprese, e un centro sinistra che non riesce a far pagare i redditi improduttivi quali le rendite finanziarie, le grandi ricchezze, i patrimoni.
2 - Non privatizzare le imprese produttive o di servizio e i beni demaniali; vendere o svendere le partecipazioni pubbliche nelle grandi imprese impedisce di realizzare quelle politiche industriali che il governo stesso dice che vorrebbe adottare.
3 - Si allentino i vincoli del «Patto di stabilità interno» agli Enti Locali perché riprendano gli investimenti.
4 - La spesa complessiva continua a crescere e così penalizza i servizi e svaluta il lavoro pubblico. E' colpa dei tagli lineari. Per far riprendere la domanda interna, i consumi e gli investimenti, ormai lo sanno anche i bambini, il Governo ed il Parlamento devono aumentare i redditi di lavoratori, pensionati, incapienti e occorre rinnovare i contratti del pubblico impiego, per combattere la disoccupazione, per dare un lavoro e un reddito alle persone assicurando loro un futuro.

La riproduzione di quest'articolo è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore

Creative Commons License
unoetre.it by giornale on line is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

Sostieni il nostro lavoro.

unoetre.it è un giornale on line con una redazione di volontari. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per fare una donazione tramite il sito, cliccare qui sotto. Il tuo contributo ci perverrà sicuro attraverso PayPal. Grazie

Io sostengo 1e3.it
Torna in alto
Bookmaker with best odds http://wbetting.co.uk review site.

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici