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Camusso: «Il lavoro è pane e dignità»

Susanna Camussodi Massimo Franchi - Un piano di legislatura ricordando Di Vittorio ma puntando ad un nuovo modello economico che riporti finalmente al centro della politica il lavoro. Figlio di un dibattito interno e territoriale partito già nello scorso giugno, il Piano del lavoro che questa mattina la Cgil presenta al PalaLottomatica di Roma ha un obiettivo ambizioso: «ridurre il tasso di disoccupazione nel 2015 al livello pre-crisi: il 7%» e «piena, buona e sicura occupazione».

Per farlo servono «risorse per 50-60 miliardi in un triennio», reperibili grazie ad «una riforma del sistema fiscale» (40 miliardi), «la riduzione dei costi della politica e gli sprechi di spesa pubblica» (20 miliardi), «il riordino delle agevolazioni alle imprese» (10 miliardi) e «l'utilizzo di una parte delle risorse delle fondazioni bancarie e dei fondi pensione.

Sebbene il nome voglia rendere merito all'espressione scelta da Giuseppe Di Vittorio nel II congresso confederale di Genova del 1949 (e i cui principi si manifestarono negli anni sessanta), la Cgil guarda al futuro. Il futuro più prossimo, con le elezioni politiche che arrivano fra meno di un mese e che la portano a proporre al centrosinistra (oggi interverranno, in ordine cronologico, il ministro Fabrizio Barca, Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani, Giuliano Amato) le sue proposte economiche. E il futuro più lungo, quello su 3-5 anni che fermi il declino del Paese, l'austerità imperante e punti ad una crescita che ridia lavoro ad un'Italia sempre più scoraggiata.

SEI MESI DI CONFRONTO
Il testo finale che sarà presentato questa mattina con la relazione di Susanna Camusso è stato limato fino alle ultime ore. È figlio di un dibatitto lungo sei mesi con centinaia di riunioni con tutte le strutture, territoriali e centrali. Un lavoro capillare, coordinato da Gaetano Sateriale che andrà avanti: il testo è infatti aperto al confronto fino al prossimo Congresso confederale del 2014.

PAROLE CHIAVE
Se le proposte, gli strumenti, le coperture delle risorse necessarie potranno variare, il cuore del documento si basa su concetti e parole chiave su cui la Cgil ha deciso di puntare. Beni comuni, innovazione e condivisione territoriale sono i principali. L'attenzione ai beni comuni è centrale nell'approccio di Corso Italia: «la prima grande ricchezza dell'Italia è se stessa, il suo territorio, la sua cultura, il suo patrimonio storico e artistico», si legge in un passaggio. La seconda parola (innovazione) è il leit motiv di ogni proposta: la Cgil contesta e vuole affrancarsi dall'immagine di un sindacato ancorato al passato e che dice sempre "No" (come sostiene Mario Monti) e punta sul mettere in rete formazione e tecnologia. In una delle slide che arricchisce il testo si evidenzia come l'Italia nell'ultimo decennio sia fanalino di coda nell'economia ad alta intensità e della conoscenza. Nel nostro Paese la quota di valore aggiunto di questo settore è solo di 32,5% e occupa solo il 20% dei lavoratori totali, nonostante una produttività doppia rispetto agli altri settori. La Cgil punta ad invertire questi numeri mettendo in rete, grazie a politiche orizzontali, formazione, Università (e quindi tecnologia), imprese e territori. Quest'ultima è la terza parola chiave del Piano del lavoro: lo Stato centrale deve definire solo le linee di indirizzo e le risorse da utilizzare, tutto il resto è demandato ai territori (Regioni, Comuni, parti sociali locali): «Il territorio deve ritornare al centro dello sviluppo: il lavoro si lega necessariamente al welfare, ai sistemi territoriali, per questo la contrattazione sociale nel territorio e il confronto sindacale con Regioni e Comuni può diventare il momento di attivazione, di adattamento e di verifica dei Progetti operativi per la crescita, sostegno delle Piccole e medie imprese».

NUOVO RUOLO DEL PUBBLICO
Il Piano per il lavoro è molto lontano dai tanti progetti di intervento pubblico diretto in economia che si sono succeduti negli anni. La Cgil punta invece a definire un «nuovo ruolo del settore pubblico», partendo dal presupposto che la crescita si può ottenere solo agendo sul lato della domanda: aumentando investimenti e consumi. Per ottenerli il ruolo delle imprese e dei privati è complementare a quello statale. Le politiche di crescita ed innovazione devono essere co-finanziati, lasciando però al pubblico il ruolo della gestione. Per il resto si punta Progetti operativi di politica industriale attiva e "orizzontale" e che punti «alla valorizzazione del patrimonio artistico e culturale, produzioni verdi e blu, edilizia antisisimica, reti digitali, Trasporto pubblico) e ai servizi pubblici (tutela del territorio, ciclo dei rifiuti, riassetto idrogeologico).

PIANO STRAORDINARIO PER IL SUD
L'unico punto in cui il ruolo dello Stato è diretto è quello del Piano straordinario di creazione diretta di lavoro. Per «fermare il declino» specie delle parti più deboli del Paese la Cgil propone un piano straordinario di creazione diretta dell'occupazione, in particolare nel Mezzogiorno, attraverso una grande iniezione di investimenti pubblici in beni comuni (ambiente, energia, infrastrutture, conoscenza, welfare). A questo progetto vengono destinati tra i 15 e 20 miliardi, finanziati però in gran parte dai Fondi europei, già ben utilizzati dal ministro Fabrizio Barca, proprio per questo invitato a parlare oggi.

PATRIMONIALE PER REDISTRIBUIRE
Dal 2009 la patrimoniale è un cavallo di battaglia della Cgil. L'idea viene riproposta nel Piano per il lavoro, ma la sua implementazione è rimodulata. A differenza di quello che molti sostengono, la Cgil non vuole una tassazione straordinaria: si prevede infatti una Imposta strutturale sulle grandi ricchezze e i grandi patrimoni. Lo scopo non è aumentare il carico fiscale, bensì redistribuirlo e ridurre la parte sul lavoro (la più alta in Europa con il 43%) per ridare fiato a imprese e lavoratori e rilanciare i consumi.

MUTUALIZZARE IL DEBITO CON BCE
A conferma che la Cgil è cosciente dei vincoli di bilancio che la situazione internazionale impone, arriva la proposta forse più innovativa. Il Fiscal Compact sottoscritto anche dall'Italia imporrebbe almeno 45 miliardi di tagli al debito ogni anno. Per Corso Italia è una quantità insostenibile per far ripartire il Paese. E quindi ecco la proposta: il governo italiano si faccia promotore, assieme ad altri Paesi contrari all'austerità di bilancio, di una richiesta alla Bce di mutualizzazione del 20 per cento dei debiti pubblici europei. La Banca europea garantirebbe questa quota e in questo modo la riduzione del debito risulterebbe molto più sopportabile.

BANCA NAZIONALE DI INVESTIMENTO
Accanto ad una Cassa deposito e prestiti che investa realmente e direttamente nel salvataggio delle industrie in crisi (come anticipato da Susanna Camusso a l'Unità in agosto) e che finanzi «progetti di sviluppo ed infrastrutturali», il Piano per il lavoro introduce un nuovo strumento: la Banca nazionale di investimento. Sull'esempio di altri Paesi, si tratta di un fondo a controllo pubblico ma aperto ai privati per finanziare filiere di innovazione e progetti sui beni comuni. Potrà emettere titoli e sarà tutto il contrario di una banca d'affari: perseguirà il bene comune.

PIANO DEL WELFARE
Altro punto molto importante è il piano per un Nuovo Welfare a cui la Cgil dedica fra i 10 e i 15 miliardi. Con le indicazioni sulla sanità già anticipate nel convegno di martedì, il piano punta da un lato ad ammornizzare i livelli essenziali sul territorio: le diseguaglianze, specie fra Nord e Sud, sono intollerabili e rischiano di aprire le porte alle assicurazioni private. Su ospedali, rete sanitaria, asili e servizi alla persona non devono esistere differenze sul territorio. Diverso il discorso su una necessaria riorganizzazione del sistema welfare. Un forte "No" alla privatizzazione tipica del modello lombardo e un convinto "Sì" ad un Terzo settore, ad un'associazionismo che sul territorio sia conosciuto, stimato e soprattutto accreditato in modo trasparente dalle istituzioni pubbliche. In questo modo, per la Cgil, è possibile anche far diminuire gli sprechi e controllare la spesa pubblica in materia.

fonte, unita.it 25 gen 2012

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