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Latina, dall’iperattività alla desertificazione

  • Scritto da  Salvatore D’Incertopadre

Latina 400 mindi Salvatore D’IncertopadreCoprifuoco. Una città ordinata, tranquilla, vivibile. Territorio di grandi insediamenti industriali ma anche, e soprattutto, di quasi 100mila abitanti. Una mescolanza di popoli cresciuti separati in casa già dalla fondazione nel 1932, ma dalla grande operosità. Un clima straordinario, temperato dalla vicinanza del mare, con una escursione termica media annua tra i do-dici e i ventidue gradi centigradi. Unico flagello, le zanzare. Così si presentava Latina nel 1980 quando arrivai nel capoluogo per lavoro, divenendone ben presto convinto cittadino. Una città a misura d’uomo che nella sua semplicità architettonica dava il senso di una vita da vivere razionalmente ma colma di speranze per il futuro.

Tranne il primo sindaco Repubblicano, eletto dopo la liberazione, Latina è stata governata fino agli inizi degli anni Novanta dalla Democrazia Cristiana, con molto senno, grande attenzione per la vivibilità della città e il benessere dei cittadini. Un’attenzione particolare aveva il commercio, quello del piccolo imprenditore che si era fatto da solo, costruendo un’impresa familiare sopravvissuta alla guerra e che si era ingrandita nel periodo del boom economico. Il resto l’aveva fatto la Cassa del Mezzogiorno, grazie alla quale molte multinazionali avevano investito, a partire dalla fine degli anni Cinquanta, in grandi stabilimenti manifatturieri su tutto il territorio della provincia.

Insomma, la città era un pullulare di attività. C’era gente che lavorava in fabbrica e alimentava l’industria del commercio che prosperava. Lo si osservava tutti i giorni andando in giro per la città, al centro come in periferia, dove l’offerta commerciale era varia e ricca. Senza saperlo, Latina aveva i suoi Centri Commerciali Naturali. Nel frattempo la città cresceva, si ampliava e sempre nuove co-struzioni si aggiungevano a un‘edilizia che sembrava non andare mai in crisi. Poi nacque l’idea di un quartiere nuovo al di là di quella che i latinensi chiamano la Mediana, la Statale Pontina. Doveva na-scere un Centro Direzionale che in breve tempo si trasformò però in una sorta di dormitorio che ha svuotato il centro della città dai cittadini, lasciando il posto a uffici, agenzie, avvocati, notai e pro-fessionisti. Alla sua quasi desertificazione hanno contribuito sicuramente la crisi economica, scoppia-ta a partire dal 2008, e la nascita di alcuni centri commerciali all’interno della cerchia cittadina, ma anche molti errori dell’Amministrazione Comunale. Tra questi la chiusura del Mercato Annonario e la nascita di una ZTL integrale, del tutto inutile in una città come Latina, forse da mantenere solo nel fine settimana.

Chi arriva oggi nel capoluogo Pontino troverà una situazione diversa da quella dei primi anni Ot-tanta. La speranza è che non capiti al centro della città nel pomeriggio di un qualunque giorno della settimana. Avrebbe difficoltà a trovare un bar, un tabaccaio o un vigile a cui chiedere un’informazione. Potrebbe immaginare che, per una qualsiasi causa naturale o per problemi di sicu-rezza, sia stato dichiarato il coprifuoco.

*Salvatore D’Incertopadre, ex segretario della Cgil

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