fbpx
Menu
A+ A A-

C’era una volta… Pasqua

  • Scritto da  Augusto Anticoli

VILLA S. STEFANO. Comuni del Frusinate

Durante la pandemia ricordare com'era la Pasqua

di Augusto Anticoli
don augusto benedice 350 minPer il secondo anno consecutivo affrontiamo la festività di Pasqua in una situazione di emergenza sanitaria dovuta alla terribile pandemia che sta affliggendo la popolazione mondiale. Purtroppo saremo costretti nuovamente a ristrettezze sociali per scongiurare che il pericolo del virus dilaghi a dismisura. Quantunque la campagna di vaccinazione accenda una luce di speranza per un futuro di tranquillità sanitaria affinchè si possa tornare, nella vita quotidiana, ad una parvenza di normalità. E’ questa, la Pasqua al tempo del Covid, che passerà alla storia come un periodo di forte stress, timori e paure, che hanno di fatto cambiato le abitudini della gente comune. Gente che tra le mura domestiche o nel proprio giardino trascorre le giornate di Pasqua e Pasquetta ricordando la spensieratezza delle passate stagioni. Ma come era la Pasqua nel passato, in chiave cristiana, tra sacralità, riti e liturgie religiose, dal dopoguerra in poi? Dal racconto del dott. Giovanni Bonomo e Pino Leo, tratto da villasantostefano.com, la storia spirituale e sociale della settimana santa nel periodo post bellico e recente a Villa Santo Stefano e nel nostro territorio. s passione 350 min

Il periodo pasquale, inizia con la Settimana Santa, dopo i quaranta giorni della Quaresima che va da Mercoledì delle Sacre Ceneri (giorno dopo Carnevale) fino alla Domenica delle Palme.
Il primo rito è quello del mercoledì delle Ceneri. Di buon mattino, ci recavamo in chiesa per ricevere le Ceneri che il sacerdote somministrava sulla testa con un segno di croce, tenendo tra l’indice ed il pollice una piccola quantità di cenere.
La Quaresima iniziava puntualmente, per la maggior parte dei fedeli, con i migliori "propositi". C’era chi si proponeva di non bestemmiare, chi di astenersi da alcuni cibi o dall’alcool, chi di astenersi…….; "i’ pr’pos’t’" più comune, era quello di smettere di fumare. Non sappiamo quante persone mantenessero le "promesse", sappiamo con certezza che, coloro che vi riuscivano, diventavano con il passare dei giorni, sempre più nervosi e irascibili. Aspettavano la Pasqua non solo, come Domenica di Resurrezione, ma anche come "liberazione dai vincoli" e di "compensazione ai sacrifici" fatti nei quaranta giorni precedenti. Tra le mortificazioni più serie ormai in disuso, vogliamo ricordare "i’ trapass’" che consisteva nell’astinenza di cibo e di acqua per tre giorni: Giovedì, Venerdì e Sabato Santo.

Tradizionalmente le quattro domeniche precedenti la Pasqua sono dedicate a momenti liturgici particolari che hanno in comune la lettera "P" come iniziale: Purgatorio, Passione, Palme e Pasqua. Nella quarta di Quaresima, dedicata al Purgatorio, si ricordano le Anime Sante e per queste, durante la messa, avviene una raccolta di offerte. Fino a qualche anno fa, alla raccolta provvedevano due uomini incappucciati e vestiti con lunghe tonache nere. L’abbigliamento lugubre di queste persone "i’ babbalòtt’", che rincontreremo nella processione del Venerdì Santo, suscitava in noi bambini un senso di angoscia. La quinta Domenica di Quaresima, è dedicata alla Passione. La settimana successiva inizia in chiesa con una funzione religiosa, durante la quale il parroco, con drappi violacei, copre tutte le Croci e le immagini sei Santi, a significare il periodo di tristezza e di mestizia che la Chiesa si appresta a vivere in ricordo del sacrificio di nostro Signore. Negli anni precedenti, costante era la presenza di due predicatori che con i loro sermoni, esercizi spirituali e le confessioni preparavano i fedeli ai riti della Settimana Santa. Questa preparazione terminava con il Precetto Pasquale degli alunni delle scuole, con la comunione generale di tutti gli uomini il sabato e delle donne la mattina della Domenica delle Palme. In questa domenica, che ricorda l’entrata di Gesù in Gerusalemme, vengono benedetti i rami di ulivo, ma non avviene più, come un tempo, la benedizione di oggetti sacri, che le famiglie tenevano in casa, durante una funzione religiosa che si svolgeva nel pomeriggio.

I riti della Settimana Santa si concentravano in tre giorni anche se, già dal lunedì, in casa iniziava la preparapasquetta al macchione 350 minzione dei tradizionali dolci pasquali, anche questi oggi sostituiti da quelli commerciali della grande industria. Ricordate i profumi diffusi tra i vicoli e sprigionati dalle calde "ciammèll’ scott’lat’ o scir’ppat’ ", da "ciamm’llun’ " da "pizz’turch’ e crescit’ "? Come è stato possibile dimenticare "‘a p’pazza" e "i’ crapi’" ? Non c’è "colomba" della miglior marca che li possa sostituire!! Per noi ragazzi, era giunto il momento di provvederci di "raganèll’" e di "tric trac", strumenti di legno, necessari per sostituire i suoni delle campane "attaccat’" al mattino del Giovedì Santo.

Ricca è l’aneddotica di questi strumenti che, destinati esclusivamente all’annuncio delle funzioni religiose, venivano viceversa utilizzati per divertimento a seconda della forma e del suono che producevano. Ricordiamo l’ansia con cui si aspettava che z’ Arcangelo e Stefano Planera, falegnami dell’epoca, ci fornissero in tempo gli "strumenti" commissionatigli dai nostri genitori.
Guardavamo, con un misto di invidia e ammirazione, i nostri amici "d’ fòr’" che ritenevamo più fortunati in quanto, provvedevano da soli a costruirsi "raganèll’ " e "tric trac", di enormi dimensioni e con batacchi in ferro che facevano un rumore assordante. Quando za Marietta la sagrestana dava l’annuncio ai ragazzi che attendevano vicino alla sagrestia, questi partivano e facendo il giro del paese e al grido "alla messa" o "all’ang’nia" faceva seguito una scarica assordante di rumore. Spesso, per dimostrare la propria abilità nel suono dello strumento, alcuni si staccavano dal gruppo e, nascondendosi nei vicoli, si sfidavano a "ssanga"; questa consisteva nel verificare chi dei contendenti si stancasse prima.

Nel tardo pomeriggio di Giovedì Santo c’era il rito del Sepolcro. Questo iniziava con una processione aperta dal Cristo Deposto e dall’Addolorata, seguito dal sacerdote che dalla sagrestia, facendo il giro delle due navate laterali, si fermava a metà della navata di destra dove veniva rappresentato il Sepolcro. Iniziava quindi la Veglia che durava tutta la notte fino al mattino del Venerdì.
Negli anni di Don Amasio, era uso che alle due della notte, si facesse il giro del paese con una croce, per ricordare ai fedeli lapasquetta 350 min passione di Cristo e sollecitarli alla Veglia. Ci raccontano che l’incaricato di portare la croce fosse Vincenzo Anticoli, per gli amici "Cènc’ Talèmm’q’" il quale, alla testa di giovani coetanei e al canto di "Santa madre deh Voi fate che le piaghe del Signore siano impresse nel mio cuore…", faceva il giro del paese. In questa occasione, data l’ora tarda e la stanchezza, accadeva spesso che i nostri personaggi alzassero il gomito un po’ più del solito, tanto che la processione finiva con il perdere la sua drammaticità. Don Amasio, irritato per il ripetersi di questi episodi, un anno decise di sospendere la processione notturna. L’anno successivo "Cènc’ ", per non darla vinta all’amato parroco, dopo aver divelto la Croce di legno, allora posta davanti alla chiesa di San Sebastiano, fece la processione abusivamente.
Il Venerdì Santo era il giorno più intenso della liturgia. In chiesa, al mattino, si preparava il Calvario dietro l’altare, "ncima agl’ accòr’ ". A questo compito era addetto z’ Arcangelo che, con rami di ulivo e di alloro, preparava la scenografia del Golgota, arricchita con le croci di Gesù e dei "ballatrun’ ", con le statue della Maddalena, di San Giovanni, della Madonna e di qualche soldato romano di cartapesta.

A mezzogiorno, dopo l’annuncio con i "tric trac" e "raganell’ ", la gente si recava in chiesa. Questa disadorna e senza luci emanava la tristezza premonitrice del dramma che stava per compiersi. Nella nostra memoria è viva la figura di Don Alvaro che,casa cimaroli 350 min dall’alto del pulpito di mogano scuro da tempo rimosso, raccontava le ultime ore di Gesù. La sua oratoria era talmente viva e partecipata, che la folla ascoltava mesta e silenziosa. Alle tre, ora della morte di Gesù Cristo, alle coinvolgenti parole del predicatore si univano gli effetti di luce e di suono provocati da z’ Arcangelo con la povera tecnologia del tempo: una lampadina che si accendeva e spegneva a mò di lampi, un brontolio di gran cassa per i tuoni, la vibrazione di una lamiera per il vento.

La giornata del Venerdì si concludeva con la processione di Gesù Deposto, seguito dalle statue dei personaggi della Rappresentazione dell’Agonia. La folla partecipava impietosita e, nel corteo, si notavano "i’ babbalòtt’ " che, con una piccola croce sulle spalle, si trascinavano grosse catene legate ai piedi.

Nella mattina di Sabato Santo il parroco procedeva al rito dell’Acqua Santa e ultimava la benedizione delle case. Domenica! Finalmente Pasqua! Le campane, ormai "sciolte", suonavano a distesa incrociando il loro suono con l’eco lontano di quelle dei paesi della valle. La gente, recandosi felice alla Santa Messa, si scambiava gli auguri e saluti ed era ben disposta a perdonarsi, almeno per un giorno, i torti reciproci. Il sole era caldo e festoso, i primi fiori brillavano più del solito; sembrava che prendessero vita i versi del poeta: "…Via co’ palii disadorni”.

Pasqua con chi vuoi, recitava uno slogan dell’era moderna! Oggi la Pasqua in casa, sia fonte di rinnovata armonia nel rispetto dei valori morali e civili che, nell’attuale contesto, possano accrescere uno spirito sociale di coesione e solidarietà per debellare sofferenze e conseguentemente sconfiggere il nuovo male del secolo! In salute e pace, per accrescere il senso comune di appartenenza, per una società migliore che progredisca nel comune benessere!

 

 

 

 

youtube logo red hd 13 Iscriviti al nostro canale Youtube di UNOeTRE.it 

 

Sottoscrivi abbonamento gratuito all'aggiornamento delle notizie di https://www.unoetre.it - Home

 
Vuoi dire la tua su UNOeTRE.it? Clicca qui

 

 

Sostieni UNOeTRE.it

Sostieni il nostro lavoro

UNOeTRE.it è un giornale online con una redazione di volontari che s'impegnano gratuitamente. Qualsiasi donazione tu possa fare, fra quelle che qui sotto proponiamo, rappresenta un contributo prezioso per il nostro lavoro. Si prega di notare che per assicurare la nostra indipendenza, per parlare liberamente di argomenti politici, i contributi che ci invierete non sono deducibili dalle tasse. Per dare il tuo sostegno tramite il sito, clicca qui sotto sul bottone Paga Adesso. Il tuo contributo ci perverrà sicuro utilizzando PayPal oppure la tua carta di credito. Grazie

La riproduzione di quest'articolo che hai letto è autorizzata a condizione che siano citati la fonte www.unoetre.it e l'autore. E' vietato il "copia e incolla" del solo testo sui socialnetwork perchè questo metodo priva l'articolo del suo specifico contesto grafico menomando gravemente l'insieme della pubblicazione. L'utilizzo sui socialnetwork può avvenire soltanto utilizzando il link originale di questo specifico articolo presente nella barra degli indirizzi del browser e originato da https://www.unoetre.it

Creative Commons License
UNOeTRE.it by giornale online is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International License.

 

Torna in alto

Privacy Policy

Privacy Policy

Sezioni

Pagine di...

Notizie locali

Strumenti

Chi siamo

Seguici