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Fiume Cosa: Ricominciamo da tre

  • Scritto da  Giuseppe Sarracino

FiumeCosa MadonnadellaNeve 350 260 mindi Giuseppe Sarracino* - Domenica 1 luglio sono stato invitato, in rappresentanza dell’Associazione Italiana Tecnici e Direttori Pubblici Giardini, alla manifestazione “Arte, Flora e Fauna sulla Fiume Cosa”, organizzata dall’Associazione Frosinone Bella e Brutta.

E’ stata un’esperienza entusiasmante, in un luogo magnifico, ricco di una vegetazione lussureggiante e la presenza di un’elevata biodiversità. In pochi metri dell’area dello Schioppo, è possibile ammirare centinaia di specie di piante diverse, come Petasites hybridus conosciuta come Farfaraccio per le sue proprietà officinali, il Nasturtium officinale o Crescione d’acqua, prezioso antianemico, antiscorbutico e decongestionante per il fegato, una vera farmacia a cielo aperto.
Un paesaggio naturale, nascosto all’interno di un’area urbana, che grazie al contributo di numerosi volontari è stato possibile viverlo e conoscerlo. La giornata ricca d’iniziative e dibattiti, ha visto la partecipazione di centinaia di cittadini, famiglie e moltissimi giovani. In quel clima festoso e gioioso sono stati affrontati alcuni importanti temi, che hanno riguardato la valorizzazione e la tutela del Fiume.
Il Cosa, importante affluente del fiume Sacco, nasce dal monte La Monna dei Monti Ernici da due sorgenti, Capo Cosa e Caporelle, attraversando sette comuni della Ciociaria, Guarcino, Vico nel Lazio, Collepardo, Alatri, Veroli, Frosinone, Ceccano. Il fiume una volta conosciuto come “ Acquosa”, per la ricca portata di acqua che rendeva fertile i terreni, consentendo cosi lo sviluppo di numerosi mulini e cartiere, attualmente tutte abbandonate.

Il Fiume Cosa, raggiunge il territorio di Frosinone al famoso “Ponte della Tenuta”, dove il terreno pianeggiante rallenta la corsa del fiume separando il centro storico dalla periferia. Numerosi sono i fontanili lungo il suo percorso, quali la “Fontana Bussi”, la “Fontana Unica”, dove è visibile ancora un “Lavatoio”, utilizzato una volta, non solo per abbeverare il bestiame ma anche per recuperare acqua o lavare indumenti. Non meno importante sono i vecchi mulini presenti lungo le sponde, ricordiamo la Mola Nuova nei pressi di De Matthaeis e la Mola Vecchia, nei pressi del Campo sportivo, l’unica ancora oggi in attività. Dopo un percorso di circa 13 km., il fiume confluisce nel Sacco.

Numerose sono state le iniziative che si sono succedute in quest’anni per la sua valorizzazione, purtroppo con scarsi risultati. Sulla scorta di alcune interessanti esperienze fatte a nord, nel 2011 è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra i comuni interessati al fiume Cosa, la Provincia di Frosinone e alcune Associazioni Culturali, per avviare il Contratto di Fiume (CdF).

Un’esperienza innovativa che ha consentito di raggiungere, per il momento, alcuni risultati. Infatti, attraverso la struttura organizzativa prevista dal CdF, come la Cabina di Regia e il Comitato Tecnico Scientifico, presieduto da un docente dell’Università di Cassino, è stata redatta una prima ricognizione ambientale dell’intero bacino idrografico del Fiume Cosa. Nel 2016, la Regione Lazio, ha approvato la legge che riconosce i Contratti di Fiume quali strumenti volontari di programmazione strategica e partecipata e stabilisce il ruolo della Regione di coinvolgimento e coordinamento degli Enti pubblici e privati, delle associazioni e dei diversi portatori d’interesse presenti sul territorio. Inoltre ha aderito alla Carta Nazionale dei Contratti di Fiume, quale documento di principi e d’indirizzo cui devono ispirarsi i contratti regionali intesi quali strumenti per il contenimento del degrado e la riqualificazione dei territori fluviali, condividendone i principi e i contenuti e impegnandosi a diffonderla sul territorio regionale. Cosi dopo il Contratto di Fiume Cosa, primo nel Lazio, sono stati avviati altri contratti di fiume, Aniene, Sacco, Tevere.

La mancanza di qualsiasi tipo di manutenzione sta seriamente compromettendo la funzionalità idraulica del fiume, a ciò occorre segnalare la presenza di scarichi, spesso abusivi che stanno comportando l’inquinamento delle acque. Allo stato attuale ci troviamo di fronte ad un susseguirsi d’interventi emergenziali piuttosto che una manutenzione ordinaria capace di contribuire direttamente alla riduzione del rischio di eventi spesso estremi che ogni anno si verificano lungo il fiume.
Il Contratto di Fiume (CdF), al contrario, va in questa direzione promuovendo la partecipazione e l’integrazione delle politiche di gestione delle acque a livello locale e favorendo l’applicazione e l’accettazione sociale della normativa europea. Attraverso tale strumento volontario di programmazione strategica, è possibile adottare un Programma d’Azione condiviso che persegue la tutela e la valorizzazione dei territori fluviali unitamente alla salvaguardia dal rischio idraulico e allo sviluppo locale. La giornata del 1 luglio ha posto l’idea di un grande progetto collettivo per rilanciare il fiume Cosa, che passa attraverso almeno tre proposte. La prima riguarda la necessità di riprendere in sede regionale il tavolo degli impegni del Contratto del Fiume Cosa, dove la Regione deve svolgere un ruolo attivo e di coordinamento dell’intero processo. La seconda proposta riguarda la necessità di raccordare in un unico progetto di risanamento e valorizzazione, il contratto del Fiume Cosa e quello del Fiume Sacco, non fosse altro che quest’ultimo riceve le acque del Cosa. Il terzo punto interessa il “Parco Urbano Fiume Cosa”, nel territorio di Frosinone.

Si tratta di perimetrare urbanisticamente l’area del parco, secondo criteri di omogeneità, quali la ricchezza floristica e vegetazionale, i piccoli sistemi agricoli, la biodiversità, le aree libere, i complessi architettonici e archeologici nonché le emergenze ambientali e idriche. Sono queste alcune delle idee intorno alle quali è possibile far tornare la bellezza in un luogo ricco di natura e di ricordi.


*Agronomo, Paesaggista

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