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Italcementi, rifiuti a Colleferro

Colleferro Italcementi 350 260 mindi Ina Camilli* - Il 18 ottobre 2018 la Regione Lazio ha indetto la prima Conferenza dei Servizi per sottoporre il progetto di Italcementi spa di Colleferro “Attività di recupero rifiuti come materia prima nella cementeria”, presentato il 23.6.2016, alla valutazione di impatto ambientale (VIA), procedimento richiesto dalla Città Metropolitana di Roma Capitale.

La Regione ha convocato i Comuni, gli Enti, le Amministrazioni pubbliche e la società proponente per acquisire i loro pareri ai fini del rilascio della VIA, in mancanza dei quali vale il silenzio-assenso.

Il Comune di Colleferro informato dal mese di settembre non si è presentato e non ha delegato un suo rappresentante. Per un disguido tardivo nella comunicazione della convocazione, comitati e associazioni non hanno potuto partecipare e presenteremo le nostre osservazioni, sottolineando che Italcementi ricade anch’essa nel SIN (sito di interesse nazionale), dove è stato rinvenuto il cromo esavalente, di cui accerteremo se sia stato attivato il procedimento e richiesto il parere del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare.

Per avere contezza del progetto della Italcementi abbiamo consultato i documenti, in particolare lo Studio d’Impatto Ambientale e la Scheda di Sintesi, pubblicati dalla Regione al link https://regionelazio.app.box.com/v/073-2017.

Da quest’ultima si ricava che il progetto consiste nell’ampliamento (non adeguamento) dell’attività già esistente, nel recupero di rifiuti speciali non pericolosi (non rifiuti urbani, ma “inerti provenienti da cicli industriali”) e nella capacità di trattamento di 226.000 tonnellate l’anno di rifiuti. La relazione per lo Studio d’Impatto Ambientale descrive sinteticamente il processo produttivo (Cap.1.1 e 1.2).

In sostanza i rifiuti vengono miscelati ad altre materie prime e “cotti” nei forni ad alta temperatura per realizzare il cosiddetto clinker il quale – una volta raffreddato ed indurito - viene frantumato e macinato, e, con l’aggiunta di altre sostanze (gesso), diviene il cemento di uso comune nell’edilizia.

Nel cementificio i rifiuti, invece di essere bruciati direttamente nei forni, vengono mescolati ad altre materie prime e “cotti”; ma gli effetti sul piano dell’inquinamento ambientale vanno considerati attentamente, poiché il problema è dato dai “fumi di cottura” e dai procedimenti di macinazione dei materiali ovvero dalle emissioni e dalle polveri di detti processi industriali.

Tanto che fra gli elaborati progettuali c’è un ponderoso studio di oltre 100 pagine sulla “Dispersione degli Inquinanti in Atmosfera”, nel quale vengono indicati gli inquinanti oggetto dello studio d’impatto: monossido di carbonio (“CO”); ossidi di azoto (“NOx”); biossido di zolfo (“SO2”); polveri sottili (“PM10”); polveri sottili (“PM2,5”); metalli (antimonio “Sb”, arsenico “As”, cadmio “Cd”, cobalto “Co”, cromo “Cr”, manganese “Mn”, mercurio “Hg”, nichel “Ni”, piombo “Pb”, rame “Cu”, tallio “Tl” e vanadio “V”); acido cloridrico (“HCl”); acido fluoridrico (“HF”); ammoniaca (“NH3”); carbonio organico totale (“TOC come propano”); idrocarburi policiclici aromatici (benzo(a)pirene “C20H12”); diossine (“PCDD/F”).

Il tutto per dimostrare che: “l’utilizzo di rifiuti non pericolosi in sostituzione delle materie prime naturali non influisce quantitativamente e qualitativamente sui parametri emissivi. Si osserva, infatti, come il contenuto di inquinanti nei fumi emessi da cementerie che utilizzano rifiuti in sostituzione delle materie prime sia comparabile a quello delle cementerie dove l’attività R5 non viene svolta.” Affermazione, quest’ultima, tutt’altro che rassicurante.

La domanda che Amministrazione comunale, comitati, associazioni e cittadini dovrebbero porsi, con equilibrio, senza mettere la testa nella sabbia, né trincerarsi dietro presunte competenze, è se un altro impianto di trattamento di rifiuti – perché tale è il progetto della Italcementi - della capacità di 226.000 ton/anno di rifiuti è un carico ambientale sostenibile dal contesto esistente a Colleferro e nella valle del Sacco.

Discarica, cementificio, inceneritori con il cromo esavalente e/o altri quattro futuri impianti del nuovo Consorzio Minerva, tutti votati al trattamento dei rifiuti, non costituiscono un impatto sanitario insostenibile dal territorio?

L’accertata contaminazione dei suoli e del Sacco (SIN) nonché la qualità dell’aria compromessa tanto che Colleferro, Anagni e Paliano sono censiti in Classe 1 (DGR 536/2016), non rischiano di aggravarsi ulteriormente in conseguenza dell’esercizio di tutti questi impianti industriali?

In sede di aggiornamento del Nuovo Piano rifiuti regionale chiederemo un impegno politico volto ad impedire il conferimento e l'utilizzo di rifiuti presso le due cementerie del Lazio e di investire in politiche di supporto alla raccolta differenziata.

*Ina Camilli - Rappresentante CRC (Comitato Residento Colleferro)
Colleferro, 26.10.2018

 

 

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