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Colleferro, chiuso il processo sugli inceneritori

  • Scritto da  Ina Camilli

comitatoresidenticolleferro 350 260di Ina Camilli (allegato) - La Regione Lazio ha disposto nel 2018 la dismissione degli inceneritori “gemelli” di Colleferro e la loro sostituzione con un compound industriale da 500.000 tonnellate l’anno per il trattamento degli scarti dei TMB di Roma e di tutta la Regione.

Invece, nell’udienza avanti al Consiglio di Stato del 30 maggio u.s., la stessa Regione, la società Lazio Ambiente spa (gestore degli impianti) e il Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare non hanno fatto un passo indietro e, attraverso i loro legali, hanno chiesto che il Collegio si pronunci a favore della validità dell’AIA, l’Autorizzazione Integrata Ambientale, che consente l’esercizio degli impianti.

Nella lunga udienza di ieri la Regione Lazio aveva chiesto un rinvio per consentire a Lazio Ambiente spa di presentare il progetto di riconversione industriale, rinvio che non è stato concesso, in quanto l’AIA è stata riteneva scaduta. Secondo la Regione, invece, l’autorizzazione non è scaduta poiché l’apertura del procedimento di riesame, ora sospeso, l’ha tenuta in vita.

Questa è la situazione su cui il Consiglio di Stato deve decidere: gli inceneritori sono in fermo tecnico, l’autorizzazione potrebbe essere vigente o scaduta, molte delle prescrizioni del 2009 sulla loro gestione non sono ottemperate, la società non ha presentato il progetto di riconversione industriale e non si sa se ha intenzione di farlo.

La causa è stata trattenuta in decisione, che conosceremo tra circa 2 mesi.

All’AIA Lazio Ambiente spa non ha mai rinunciato e tantomeno lo ha fatto la Regione che non l’ha ritirata o revocata, lasciando aperto l’iter per il suo rinnovo tutt’ora pendente (http://www.regione.lazio.it/rl_rifiuti/?vw=contenutiDettaglio&cat=1&id=135).

Nel gennaio del 2016 la Regione ha avviato l’iter per il riesame e rinnovo dell’AIA che, nel frattempo, l’8 maggio scorso, è scaduta, e in Aula ha sostenuto che il procedimento resta aperto e che l’autorizzazione è valida.
E dunque, per noi, non è affatto cessata la materia del contendere e non è venuto meno l’interesse a concludere il processo con una sentenza che dichiari illegittima l’AIA degli inceneritori, di cui vogliamo scongiurare un qualsiasi futuro, già compromesso dal Consorzio Minerva e dal Polo Logistico di Amazon.

Se gli inceneritori non sono stati sottoposti al revamping (dopo lunghe e dure proteste), se sono tuttora spenti, se sono stati parzialmente smantellati, se è stata decisa la loro sostituzione con altro impianto, perché la Pisana insiste nel sostenere la validità dell’AIA? Perché non revoca l’autorizzazione e chiude l’iter amministrativo? Perchè Lazio Ambiente spa non rinuncia all’AIA?
I motivi sono diversi e palesano le contraddizioni e l’ipocrisia politica che permea tutta la vicenda.

Primo motivo: la società Lazio Ambiente spa è in vendita (vedi l’art. 21, commi 2 e 3, L.R. stabilità 2019, 28.12.2018, n. 13) e la Giunta regionale deve espletare la procedura di dismissione della totalità delle sue azioni entro la fine del 2019; gli inceneritori, se accompagnati da una nuova autorizzazione decennale, hanno un peso economico che determina il prezzo di vendita della società, senza la quale il valore è quasi nullo. Se è vero che la quotazione dell’azienda è determinato dalla vigenza dell’AIA, è presumibile che l’acquirente non vorrà rinunciare all’esercizio degli inceneritori.

Secondo motivo: la Giunta deve definire gli indirizzi per predisporre il progetto di riconversione industriale da parte di Lazio Ambiente spa, salvaguardando gli attuali livelli occupazionali (ad oggi il personale continua ad essere privo di indirizzi e garanzie). Del progetto del compound da 500.000 ton/anno, però, non c’è traccia, salvo ritrovarne la citazione nel Rapporto preliminare sulla VAS (Valutazione ambientale strategica, Determinazione regionale 22.2.2019, n. G01999) per l’Aggiornamento del Piano di gestione dei rifiuti regionale.
La Regione si limita a prevedere che procederà alla riconversione del sito di Colleferro trasformando gli attuali inceneritori in altra tipologia impiantistica (Deliberazione Giunta 26.10.2018, n. 614) ed a costruire un compound industriale capace di ricevere e trattare i rifiuti urbani residui per trasformarli in materie prime seconde (MPS), sottoprodotti e prodotti. A Colleferro arriverà la frazione organica separata meccanicamente e i sovvalli, prodotti dai TMB del Comune di Roma Capitale e della Regione.

Ma il sito di Colle Sughero è in procedura di bonifica per la contaminazione da cromo esavalente: quando e chi pagherà le spese di bonifica? Ancora una volta i cittadini? Dopo il danno sanitario e ambientale anche la beffa degli oneri per il risanamento?

Il processo contro gli inceneritori non è una competizione giuridica tra avvocati, ma è uno degli strumenti a disposizione dei cittadini per difendere, al posto della politica, la salute di tutti, l’ambiente e la legalità. E pur avendo risvolti economici e occupazionali, lo scopo è quello di chiedere giustizia per Colleferro e per i Comuni confinanti e ottenere una tutela legale per la valle del Sacco, dove gli effetti della pressione dei fattori di inquinamento sulla salute sono talmente gravi che ci vengono nascosti, rinviando sine die l’attivazione del Registro tumori.

Ina Camilli
Comitato residenti Colleferro

Colleferro, 31.5.2019

Allegato. Vai alla nota che il Comitato Residenti Colleferro inviò alla stampa il 2 aprile 2019

 

 

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