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Il caso Maliziola

ACCORDOazione comune 350 260di Fiorenza Taricone - Dalla parte delle donne preparate e contro la maleducazione: il caso Maliziola. Finisce davvero male per il genere maschile e quello femminile il 2017 sul territorio, per motivi diversi.

Macciomei, Consigliere comunale di maggioranza di Ceccano, e Presidente della Commissione Bilancio con delega allo Sport si è espresso nei confronti della Consigliera Maliziola durante la seduta del consiglio comunale del 23 dicembre scorso, usando perifrasi che già nell’Ottocento sarebbero state considerate riprovevoli non solo dalle femministe di allora, ma anche dagli uomini colti e preveggenti del tempo. Avevano i nomi di Salvatore Morelli, il deputato patriota che aveva scritto un libro sulla donna e la scienza alla metà del 1860, e che aveva proposto il diritto di voto per entrambi i sessi a 18 anni, pochi anni dopo. Si chiamavano Agostino Bertani, che ben prima della legge Merlin scrisse un libro sulle case di prostituzione, condannando la doppia morale dello Stato italiano che ricavava le tasse dai bordelli ma condannava moralmente le sole prostitute. Si chiamavano Ettore Nathan, uno dei figli della mazziniana Sara Levi Nathan, efficiente Sindaco di Roma che ai primi del Novecento ospitò in Campidoglio il primo Congresso nazionale delle donne italiane. Potrei continuare, ma contro la cecità della misoginia a poco servirebbe.

Per chi ancora non lo sapesse, il Consigliere ha commentato l’assenza dell’avv. Maliziola, suggerendo che il motivo fosse da ricercare nelle mestruazioni. Magari non ha visto una pubblicità televisiva che rassicura come atlete da record avessero gareggiato durante il ciclo, ma questo sarebbe strano per un Consigliere con delega allo sport.
La questione è antica, ma superata da anni, anche se a tappe. Nel 1947, lontano, ma vicino, visto che quest’anno celebriamo la giovinezza della Costituzione dopo 70 anni, il senatore Giovanni Leone, futuro Presidente della Repubblica, nel dibattito che ebbe luogo all'Assemblea Costituente, sostenne una tesi contro l’accesso delle donne in Magistratura che, fatte le debite differenze, ha qualche punto di contatto con ciò di cui parliamo; le donne non potevano entrare in magistratura poiché per alcuni giorni al mese non avrebbero avuto, per motivi fisiologici, la serenità e l'equilibrio necessari per giudicare. Le parlamentari, di tutti i partiti, insorsero indignate contro questa affermazione negandone ogni validità scientifica. Quindici anni dopo, nel 1963, una legge consentiva alle donne l'accesso in magistratura e non risulta che la loro attività sia stata (nemmeno in quei giorni) inquinata, anzi. Poiché attualmente il loro numero ha eguagliato e anzi superato quello dei Colleghi maschi, dopo regolari concorsi, il ciclo mestruale sembra un vantaggio anziché sinonimo di debolezza. Nel 1991 l’argomento «ciclo mestruale» era addirittura oggetto di una sentenza della Cassazione: la sindrome premestruale e i primi sintomi del ciclo potevano essere considerati una vera e propria malattia e giustificare, quindi, l' eventuale assenza dal lavoro. Una sentenza sostanzialmente ambigua perché dava una parvenza di scientificità mescolando vecchi pregiudizi misogini alla fisiologia.

In Italia non succederà quello che è accaduto nella celeberrima Università di Harvard quando il Rettore che si è espresso sulla minore capacità cerebrale femminile rispetto agli uomini, si è dovuto dimettere; era gennaio del 2005 e Lawrence Summers ex ministro di Clinton in una conferenza stampa sul tema della scarsa rappresentanza delle donne nel campo delle attività scientifiche e ingegneristiche dichiarò che il basso numero di donne nel campo della scienza dipendeva dalla struttura del cervello femminile; pronunciò la frase : «Nelle materie scientifiche, le donne sono inferiori agli uomini per caratteristiche innate».

Lasciò il posto a fine anno accademico. Purtroppo siamo qui, dove tutto questo è consentito, ma almeno da studiosa e consigliera di parità lascio queste righe alla lettura pubblica, convinta che la maggioranza a qualunque genere appartenga disapprovi queste cadute nei rapporti fra i sessi e nel dibattito politico. Per inciso, la Rete delle Consigliere di Parità sta cercando di appurare la quota femminile nelle Giunte Comunali, quasi tutte fuori legge. Se dovessero aumentare, bisognerà escogitare qualche altra argomentazione per mettere in difficoltà le donne che fanno politica. Ma è forse è questo il problema? Le donne che fanno politica e stanno imponendo una democrazia paritaria?

 
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