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E' spaventoso sapere quanto la legge 194 sia ancora bistrattata

aborto 350 260 mindi Nadeia De Gasperis - Costringere le donne ad abortire, magari pagandole, non ha solo forti connotazioni di pressapochismo e aggressiva arroganza, dimostrate dal senatore Simone Pillon (della Lega), ma anche una aberrante dimostrazione di quanto il suo pensiero sia distante dal profondo sentire di una donna, tanto da tentare di monetizzarne il corpo, come se l’aborto fosse sempre dettato da ragioni economiche.

Ancora oggi, le donne che decidono per la scelta dell’interruzione di gravidanza devono viverla non solo come un tabù, ma come una colpa da espiare, questo accade nelle corsie degli ospedali, dove vengono “parcheggiate” tra le altre partorienti o nei consultori, dove spesso la privacy è violata. Nello stesso corridoio dove aspettiamo di essere chiamate per un pap test, a porte aperte, qualche malcapitata deve raccontare, almeno che non siamo noi ad avere la decenza di chiudere quella porta o di spostarci più in là, la sua (spesso) dolorosa scelta. Eppure per l’apertura di quegli stessi consultori, anni orsono, ci furono mamme con i loro bambini a manifestare, perché il diritto di tutte alla propria autodeterminazione fosse garantito.

E' spaventoso sapere quanto la legge 194 sia ancora bistrattata, dal crescente ricorso agli aborti clandestini, per insufficienza di medici non obiettori, ai numerosi tentativi di abuso di obiezione da parte anche del personale paramedico. Ma la legge regola sia la interruzione volontaria, quella entro i 90 giorni dal concepimento, che quella terapeutica, oltre i 90 giorni, per la quale a una donna deve essere garantita una assistenza ginecologica spesso assente.

Nel Lazio sono rimasti 7 non obiettori, solo a Roma. Nelle altre province non c’è nessuno. Eppure l’articolo 9 della legge prevede che gli enti ospedalieri debbano offrire entrambi i tipi di servizio

A quarant’anni dall’approvazione della legge 194 il bilancio di Silvana Agatone, presidente della Laiga, è negativo: il 40% degli ospedali è fuori dalla legge ufficialmente. E tra le nuove leve, nelle scuole di specializzazione dove si stanno formando i nuovi ginecologi quasi mai esiste il servizio di Ivg.
Se le statistiche riferiscono che gli aborti sono in diminuzione è una fandonia che le donne pagano a duro prezzo, sulla propria pelle, perché se non ci sono quei dati registrate nelle schede dedicate che ogni intervento terapeutico comporta non vuol dire che non ci siano aborti.
Partiamo dalla relazione che ogni anno il ministero presenta al Parlamento. Come si realizza? Ogni volta che noi medici effettuiamo un’interruzione di gravidanza riempiamo una scheda che viene inviata all’Istituto di Sanità e poi al ministero. Contando tutte le schede si ottengono i dati della relazione. Che cosa viene indagato, quindi, del fenomeno aborto? Pensiamo a quello che è accaduto a Trapani dove di recente è andato in pensione l’unico medico non obiettore che effettuava 80 aborti al mese. Non è stato sostituito,quindi scomparse le schede, scompaiono anche gli aborti.

Non è certo vero che le donne non ricorrano più all’aborto, lo fanno in maniera clandestina, come 40 anni fa, dove ti dicevano di mangiare prezzemolo per abortire, salvo pagare milioni di lire e incorrere spesso in rischi sanitari e complicazioni che sono costati la vita a molte donne. Secondo il Movimento Pro-vita l’aborto provoca gravi complicazioni fisiche nelle donne e aumenta il rischio di tumore alla mammella e l’aborto è una delle principali cause di mortalità tra le partorienti ma solo senza le adeguate condizioni di sicurezza. Bene, anzi male , molto male, sono altri i rischi per una donna e dovremmo forse riprendere in mano le nostre vite prima che un altro ddl del senatore pillon, come quello già approvato in senato, dall’iter legislativo discutibile, davvero imponga “con la forza” di rifuggire al rischi di morire sotto i ferri di un medico senza scrupoli.

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