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Reddito di Cittadinanza, prego discutiamone seriamente

reddito cittadinanza 350 260 mindi Ivano Alteri -  In questi giorni sta arrivando a compimento il cosiddetto Reddito di Cittadinanza; ma quello nascente non è un RdC vero e proprio. Infatti, da definizione tecnica, esso dovrebbe essere erogato indistintamente a tutti i cittadini di quel dato paese, senza vincoli lavorativi e reddituali; invece, quello istituendo è vincolato sia alla condizione lavorativa sia a quella reddituale. Quest'equivoco di fondo causa una distorsione della discussione; tale per cui, mancando in essa un elemento a nostro parere essenziale, si continua a parlare dei costi, dell'incidenza sul debito, dei criteri, dei possibili abusi, o anche delle sue ricadute positive in termini economici, ma sempre come se si trattasse di una qualsiasi questione di politica economica.

Al contrario, noi riteniamo che il RdC propriamente detto non sia un provvedimento di politica economica, bensì di economia politica. Con tale provvedimento si invertirebbe il rapporto tra competizione e collaborazione, ponendo quest'ultima alla base del sistema economico, così favorendo una competizione di livello superiore. Il ché significherebbe non competere più per i “bisogni primari”, per la sopravvivenza, ma per quelli “secondari”, per la vita, nel senso umano del termine. Ossia, riteniamo che il RdC propriamente detto possa essere davvero il presupposto materiale di un mondo nuovo, di un uomo nuovo, di nuovi rapporti sociali, di un livello superiore di civiltà.

Ma queste affermazioni, come si diceva, restano fuori dalla discussione; e mentre contrastano in pieno con quelle di chi si oppone al RdC, che ha interesse ad occultare le sue ragioni di fondo, non trovano riscontro nemmeno tra quelle di chi lo sostiene, che teme di esporle forse perché considerate in contrasto col senso comune contemporaneo, secondo il quale sembrerebbe che i poveri se ne stiano tutto il giorno beatamente stravaccati sul divano (ammesso che ne abbiano uno). Hanno, dunque, bisogno di essere meglio esplicate e argomentate, secondo il nostro modesto punto di vista.

Partendo da lontanissimo ma arrivando immediatamente al punto, quando l'“uomo scese dagli alberi” provocò/subì molti cambiamenti radicali in se stesso; tra i più importanti vi fu il cambiamento della dieta: da frugivoro, quale era, divenne onnivoro, ossia aggiunse alla sua dieta la carne, che da allora diventò il cibo più ambito (data la sua concentrazione di “energia”). A tale cambiamento, ne conseguì un altro in campo sociale di portata rivoluzionaria: da competitivo quale prevalentemente era, divenne (dovette divenire) un animale prevalentemente collaborativo.

Infatti, il cibo di cui si nutriva sugli alberi, la frutta, ha la caratteristica fondamentale di essere “statico”: la frutta “sta”; il nuovo cibo introdotto nella sua dieta, la carne, ha la caratteristica fondamentale di essere invece “dinamico”: la preda non “sta”, ma “scappa”. Se, quindi, l'animale arboricolo, quale l'uomo era, poteva permettersi la competizione tra gli individui, durante la quale il cibo sarebbe rimasto fermo attaccato al ramo, l'animale sceso dagli alberi, quale l'uomo era diventato, non poteva più permettersi la competizione tra gli individui, bensì aveva assoluta necessità della collaborazione tra di essi, senza la quale la preda sarebbe scappata ed esso si sarebbe estinto o non si sarebbe evoluto. Nella prima condizione, quindi, si aveva una base competitiva su cui si sviluppava una qualche collaborazione; nella seconda, una base collaborativa su cui si sviluppava una qualche competizione individuale.

Tali relazioni umane continuarono a svilupparsi in direzione di una sempre maggiore collaborazione di base fino a quando non intervenne un altro cambiamento radicale, frutto della collaborazione medesima: la scoperta dell'allevamento. Con tale scoperta, il cibo tornò, di nuovo, ad essere statico; infatti, la preda allevata non scappava più; di conseguenza, tornò ad essere possibile la competizione quale nuova base di relazioni sociali ad un livello superiore. E arriviamo ai giorni nostri, in cui la competizione costituisce la base delle relazioni umane.

In sunto, nel corso della nostra evoluzione le relazioni sociali sono passate da una base competitiva su cui si sviluppava la collaborazione, ad una base collaborativa su cui si sviluppava la competizione; ad una nuova base competitiva di livello superiore su cui si sviluppa ancora oggi la collaborazione (un'azienda, simbolo della competizione, ha bisogno di collaborazione al suo interno per competere).

Ora si tratterebbe di concretizzare una nuova base collaborativa su cui sviluppare una nuova competizione di livello superiore. Ma cosa significa esattamente? Può aiutarci nella comprensione la Piramide di Maslow¹. Secondo Abraham Maslow², nella versione ampliata della sua Piramide, i bisogni degli uomini si declinano su 8 livelli (dalla base al vertice della Piramide; nella prima versione, su 5):

1) Bisogni Fisiologici: respirare, mangiare, bere, dormire, accoppiarsi, mantenere costante la temperatura corporea. L'insieme di questi bisogni può essere sintetizzato dalla parola omeòstasi (da dizionario online: in biologia, l'attitudine propria degli organismi viventi a conservare le proprie caratteristiche al variare delle condizioni esterne dell'ambiente tramite meccanismi di autoregolazione, dispositivi omeostatici). Sono i bisogni “primari”, che ci accomunano a tutti gli altri animali.
2) Bisogno di Sicurezza: salvezza, protezione.
3) Bisogno di Appartenenza: affetto, identificazione, famiglia, amicizia, intimità sessuale.
4) Bisogno di Stima: prestigio, successo, rispetto.
5) Bisogno di Conoscenza: esplorazione, curiosità.
6) Bisogno di Estetica: bellezza, armonia, forma, apparenza.
7) Bisogno di Autorealizzazione: moralità, creatività, esercizio delle proprie facoltà, espressione della propria natura.
8) Bisogno di Trascendenza: sentirsi parte di un insieme più grande di sé, oltre il sé, oltre il materiale.

Come si può notare, i bisogni del primo livello sorgono dalla mancanza di qualcosa: aria, cibo, acqua ecc.; gli altri, invece, si riferiscono al bisogno di aggiungere qualcosa: sicurezza, amicizia, autostima, conoscenza, bellezza ecc. Bisogna notare, inoltre, che tutti essi possono sorgere a prescindere dal grado di soddisfazione degli altri, ma il loro soddisfacimento dipende, innanzitutto, dal grado di soddisfacimento di quelli che precedono e, soprattutto, dal soddisfacimento dei bisogni primari: chi non riesce a soddisfare i bisogni del corpo difficilmente riuscirà a soddisfare quelli dello spirito (anche se insorgenti). Innanzitutto e soprattutto, quindi, s'impone il bisogno di sopravvivere. Insomma, l'uomo ha bisogno del “pane” per vivere.

Ma “l'uomo non vive di solo pane”. La spinta al movimento non gli viene, perciò, solo dai bisogni primari, ma anche da tutti gli altri, di livello superiore, quelli che ci distinguono dagli altri animali e ci fanno uomini. I bisogni superiori sono la parte umana dell'animale uomo; senza il perseguimento della loro soddisfazione, l'uomo non è che un animale fra tanti. Essi rappresentano, dunque, la nostra vera legge del movimento. La ricerca della loro soddisfazione dà luogo alla competizione di livello superiore: la fame del corpo fa muovere gli animali, la fame dello spirito fa muovere gli uomini e le donne.

Se fino ad oggi la competizione si è sviluppata per la soddisfazione dei “bisogni primari”, la nuova competizione di livello superiore dovrà svilupparsi per la soddisfazione di quelli “secondari”; dando per soddisfatti i primi. Il RdC ha, secondo la nostra opinione, esattamente questo scopo: costituire la nuova base collaborativa per la nuova competizione di livello superiore.

Con esso, infatti, si contrasta la povertà, non ci si limita ad aiutare i poveri; si consente di lavorare per vivere, non vivere per lavorare; si libera la parte umana dell'animale uomo, ora spesso prigioniera della sua parte animale; si consente una competizione leale tra eguali, non più quella sleale tra chi combatte con le mani legate dietro la schiena e chi armato fino ai denti. Il RdC è un principio di civiltà, presupposto di nuovi avanzamenti, non assistenzialismo peloso che conserva lo status quo.

Sulla scorta di quanto esposto, dunque, dovrebbe risultare evidente l'importanza dell'istituzione del Reddito di Cittadinanza propriamente detto, e della discussione su di esso, essendo propedeutico a nuove relazioni umane su base collaborativa, affinché si possa competere, individualmente, per la soddisfazione dei bisogni superiori, e assurgere, collettivamente, ad un livello superiore di civiltà.

Ci pare alquanto sospetto e nocivo, perciò, che questi argomenti, per una ragione o per l'altra, restino fuori dalla discussione pubblica, e ci si attardi invece in discorsi oziosi, standosene comodamente seduti su un privilegiato divano televisivo.

Ivano Alteri

Frosinone 8 marzo 2019

¹ https://www.google.com/search?q=piramide+dei+bisogni+primari&tbm=isch&source=iu&ictx=1&fir=1mKGnk0vbKxwfM%3A%2C0Puos--5rxU55M%2C_&usg=AI4_-kR-TSs4wAYHaYyF6VMUEzZ1GUYkLg&sa=X&ved=2ahUKEwj74-2t5d3gAhXL1eAKHdT6BS8Q9QEwAHoECAMQBA#imgrc=NyGInoFLv8OANM:

² https://it.wikipedia.org/wiki/Abraham_Maslow

 

 

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