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10 anni di disagio sociale

bandiere cgilcisluil serve piu lavoro 350 260di Donato Galeone* - Nel primo trimestre 2019, tra la manifestazione sindacale CGIL-CISL-UIL di Roma del 9 febbraio conclusa a Piazza San Giovanni e i 10 mesi di Governo definitosi per o di “cambiamento” persiste, ancora, il non tenere presente ed osservare, responsabilmente, quanto è avvenuto, in Italia e in Europa, negli ultimi 10 anni: dal 2008 al 2018.

Mercato del Lavoro 2018

Innanzitutto si dovrebbe discutere sulla rilevata quantificazione della sofferenza sociale in Italia confermata, anche, dalla fonte - “Il mercato del lavoro ISTAT, marzo 2018” - con la persistente“disoccupazione e sottoccupazione” che, nonostante la modesta crescita della “occupazione media” negli ultimi due anni, è certificata una distanza ancora notevole del nostro Paese dai 15 Paesi dell'Unione euro zona: nel 2017 l'occupazione media è stata rispettivamente pari al 57,9% contro il 58,0% di quella italiana.
Quel numero per cento ci dice che l'Italia dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più, rispettivamente, nei settori della sanità, della istruzione e della pubblica amministrazione.
E il dato ufficiale sulla disoccupazione italiana - pari a 11,7% - colloca l'Italia, nel 2017, al terzultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi dell'Unione Europea (media disoccupazione europea al 7,6%).
Anche questo divario ci dice anche che, complessivamente, si dovrebbe tenere in conto le forze di lavoro disponibili a lavorare, potenzialmente impiegabili nel settore produttivo: sono circa 6 milioni di persone, di cui 2,9 milioni disoccupati e 3,1 milioni di forze lavoro potenziali.
Con la crescente disoccupazione aumenta, peraltro, la “sottoccupazione” da Nord a Sud del nostro Paese che raggiunge - nel 2017 - circa 1 milione di occupati “disponibili a lavorare” mediamente 19 ore in più a settimana (il 4,4% degli occupati che corrisponderebbe a circa a 473 mila lavoratori a tempo pieno) E al Sud - in misura maggiore – sono coinvolte sia le donne che i giovani e, sopratutto, gli stranieri.

Lavoro e Istruzione

E' assente ogni discussione su “quando” vi sarà la crescita, non a parole, ma vera e conseguente agli investimenti privati e pubblici programmabili e sostenibili, “come” la domanda di lavoro sarà adeguata ai livelli di istruzione e riqualificazione professionale per corrispondere alle specifiche competenze richieste e quelle possedute dal lavoratore giovane e meno giovane, rilevato che già appare frequente - pur di lavorare per vivere - un sottoutilizzo o sottoccupazione della “persona istruita o meno istruita” - prevalentemente - nel lavoro alberghiero e di ristorazione o nei servizi alle famiglie in maggioranza, tra gli stranieri.
I nostri giovani - in misura crescente di anno in anno - preferiscono un lavoro all'estero constatato che dopo quattro anni dal conseguimento della laurea tra i dottorati di ricerca - circa il 19% - risulta occupato in attività di lavoro più conforme agli studi fatti, sia presso le Università che gli Enti pubblici e di ricerca, rispettivamente nella misura del 13 % e del 7,4% contro il 4,3% e il 2,4% in Italia (fonte ISTAT marzo 2018).

Lavoro nell'Area zona euro e in Italia dal 2008-2018

Sappiamo che il rapporto annuale 2018 - realizzato in collaborazione tra il Ministero del Lavoro, INPS, INAIL, ANPAL e l'ISTAT - è mirato a far conoscere la dinamica del mercato del lavoro in Italia e conosciamo, anche, che l'Area zona euro - pur in presenza di rallentamento della crescita del Prodotto Interno Lordo(PIL) - ha permesso di raggiungere l'aumento congiunturale della occupazione del più 0,3% al terzo trimestre 2018 e una riduzione del tasso di disoccupazione, arrivato all'8,1% nel 2018.
In Italia, pur in presenza di flessioni dei livelli di attività economica, nel secondo trimestre 2018 l'occupazione ha raggiunto il massimo storico di 23,3 milioni di unità e aumenta, lievemente, nel quarto trimestre 2018 del più 0,1% rispetto al trimestre precedente.
Viene, infatti, rilevato che nel 2018, mediamente, il numero degli occupati supera il livello del 2008 di circa 125.000 unità e il tasso di occupazione, ripeto, raggiunge il 58,0%. Ma il tasso di disoccupazione si attesta al 10,6% (meno 0,6 punti in un anno e più 3,9 punti rispetto al 2008).
Inoltre, nei 10 anni, viene ripetutamente osservato - con scarsa lungimiranza e dignità umana del lavoro - che il tessuto produttivo si e profondamente trasformato con tendenze verso la ricomposizione del lavoro dipendente con una crescita dei rapporti a tempo determinato (più 735.000) e la espansione dei rapporti a tempo parziale, spesso involontario anche quello femmnile, favorendo le crescenti povertà.
Nel concreto vissuto di ogni giorno si rileva, da tempo anche nel basso Lazio, che soltanto una parte di lavoratori ultracinquantenni ha raggiunto e superato ampiamente i livelli occupazionali del 2008, mentre per i più giovani la situazione resta critica ancora oggi, quale aspetto da osservare - con la massima attenzione - non solo per il naturale invecchiamento generale ma, anche, in termini di competenze fisiche di queste persone che avanza con l'età nel mercato del lavoro produttivo italiano e laziale.
Altro aspetto, non positivo va segnalato, nello scenario decennale occupazionale di crescita del lavoro temporaneo. E' quello rappresentato dalla “valutazione statistica” dell'effettivo apporto del fattore lavoro misurato dalle “ore lavorate complessivamente”se si tiene in conto che nelle statistiche ISTAT viene considerato occupato – come è noto – anche la persona che ha svolto una sola ora di lavoro nella settimana di riferimento della rilevazione. Sappiamo bene, tutti, che in termini di contribuito alla produzione e al reddito in busta paga, fa differenza notevole tra posizione lavorativa a tempo pieno oppure a orario ridotto.

Linea economica del Governo da cambiare
Per avviare la ripresa, pur graduale, dell'economia nazionale - dal breve richiamo di questi dati sul lavoro da discutere e approfondire, per operare, nella dimensione italiana ed europea - appare evidente il ritardo del nostro Paese, ultimo nella transizione occupazionale, da garantire con ammortizzatori sociali di sostegno al reddito.
Ma il Governo - discutendo velocemente in Parlamento e non ascoltando le proposte delle parti sociali del Paese - continua la decretazione con tante parole urlate in questi 10 mesi sulla” dignità del lavoro, la sicurezza dei cittadini e l'annunciata tassazione definita piatta” pur nella previsione del debito pubblico in aumento.
ll Governo - non può limitare la sua azione con le misure del reddito minimo e pensione minima, che sono buona cosa verso i 5 milioni di poveri cittadini. Perché sappiamo, anche, che oltre la metà di quei cittadini chiede “LAVORO”.
Lavoro che si crea con “una programmata e condivisa linea economica” e una politica attiva di risorse umane pronte e congiunte agli investimenti pubblici e privati, non solo da annunciare ma da sostenere nella concretezza e nel segno della ripresa economica vera, da sud a nord del nostro Paese.

(*) ex Segretario di Frosinone e Regionale CISL Lazio

Roma, 15 aprile 2019

 

 

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