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Il decreto dignità e la dignità dell’opposizione (se esiste)

disoccupazione precariato 350 260di Anna Rosa Frate - L’interesse verso il Decreto Dignità non nasce solo dall’attivismo politico, in quanto portavoce cittadina di Possibile, e dal senso etico e civico ma si lega anche ad aspetti professionali in quanto da anni sono Consulente del Lavoro.
Nella mia, precaria, professione mi sono sempre posta l’obiettivo di consigliare i clienti sotto il profilo della morale e dell’etica; cercando di ottemperare dove e come possibile il risparmio, considerata la grande divaricazione del cuneo fiscale, ma anche un più giusto trattamento della lavoratrice e del lavoratore.
All’epoca del Jobs Acts tenendo conto dell’eliminazione dell’art.18, della riforma degli ammortizzatori sociali che avrebbero dovuto essere sostituiti da un reddito di cittadinanza, dalla precarizzazione dovuta al reiterare dei contratti a termine senza obbligo di causale* e della Gig-economy, è stato molto difficile tener conto di questi due principi, che sono alla base del pensiero di importanti politici come Berlinguer, Moro, Rodotà e che sono strettamente connessi a due pilastri della nostra Costituzione come l’Articolo 1 e l’Articolo 3.

Nutro diversi dubbi sul grande cambiamento che questo Decreto può apportare, seppur riconoscendo dei miglioramenti rispetto al JOBS ACT, tanto da aver scontentato tutti i principali attori che sostenevano la precedente riforma: Confindustria e PD in primis ma anche Forza Italia. La Lega ha dichiarato che le Camere lo miglioreranno (o annacqueranno). Landini e Cofferati hanno sostenuto che è migliorabile così come Leu e PaP.

È evidente che questo decreto si scontra con il pensiero di Salvini, motivo per cui, se esistesse un’opposizione, cosa di cui abbiamo estremo bisogno, essa cercherebbe di incunearsi tra il pensiero pentastellato e quello leghista cercando di migliorare le nuove norme sul lavoro e tramite esse trasformare queste divisioni in una vera frattura della maggioranza facendone emergere non solo la fragilità ma anche la grande incongruenza di un’alleanza instabile.

È da battaglie come questa che una seria opposizione, in Parlamento e fuori, può ripartire. Lasciando all’angolo chi ha contribuito, come il PD, alla situazione attuale e rilanciando con un fronte ampio di sinistra che non sia solo di opposizione ma anche di proposta, libera ed alternativa, capace di costruire un orizzonte comune a chi non ha voglia di rassegnarsi alla deriva di destra che questo Paese ha preso.
Noi di Possibile non ci rassegniamo e continuiamo a resistere e chiediamo a tutte le forze politiche, ai movimenti e alle associazioni di fare fronte comune. Noi ci siamo e resistiamo.

* per i non addetti ai lavori : la legge del 1962 prevedeva una casistica tassativa di ipotesi in cui era possibile stipulare il contratto a termine. Il D.Lgs. del 2001, invece, superava la precedente e tassativa impostazione che richiedeva nella sua formulazione originaria, una qualsiasi motivazione di carattere tecnico, organizzativo, produttivo o sostitutivo. Attualmente, invece, a seguito delle modifiche introdotte dal DL 34/14, convertito in Legge 78/14 – modifiche interamente confermate dal recente D.Lgs. 81/2015 –, è stato soppresso ogni riferimento alla giustificazione tecnica, organizzativa, produttiva o sostitutiva:. In buona sostanza, attualmente la legge non prevede più esplicitamente che il contratto a termine debba essere giustificato,precarizzando ulteriormente il lavoro

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