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Sviluppo e lavoro nel basso Lazio e Mezzogiorno

Presidio unitario commercio 350 minDonato Galeone* - Sappiamo che il Governo del nostro Paese – anche a fine anno 2015 – annunciò la “de contribuzione sugli investimenti nel Mezzogiorno” e riconfermò la “esclusione” dagli incentivi per il Sud, l'area del basso Lazio e della provincia di Frosinone dall'area meridionale della penisola e delle isole italiane.

E' riconosciuto ed è sofferto - giorno dopo giorno - il disagio sociale del basso Lazio per il declino economico territoriale che conta circa un terzo della popolazione residente “senza lavoro” e con oltre 10.000 persone sostenute dall'erogato redditto di cittadinanza: 520 euro al mese, per sopravvivere, alla ricerca di un lavoro.

E' riscontrato e conosciuto che siamo agli stessi livelli di reddito e disoccupazione dei giovani e meno giovani residenti nelle confinanti Regioni “meno sviluppate” (Campania, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia) e nelle Regioni “in transizione” (Molise, Abruzzo e Sardegna).

Quattro anni fa, su questo giornale, evidenziai che anche il Governo, presieduto da Matteo Renzi, con il cosiddetto “Masterplan Mezzogiorno” - continuava a escludere il basso Lazio in quanto valutata area non “meno sviluppata” e neppure area “ in transizione di sviluppo” ai livelli delle otto regioni meridionali italiane formalmente inserite dall'ordinamento italiano e comunitario europeo.
Tutta la Regione Lazio veniva esclusa dagli incentivi nazionali ed europei per il Sud : sia con la provincia di Frosinone confinante con Molise e Abruzzo e sia di Latina confinante con la Campania riconosciute e incluse - sin dagli anni '50 - nell'area meno sviluppata del Mezzogiorno italiano.

Anche il recentissimo decreto ANPAL n.178 del 19 aprile 2019 con il “bonus occupazione Mezzogiorno” continua ad escludere tutto il Lazio dallo sgravio contributivo - fino a euro 8.060 annuali - per le assunzioni a tempo indeterminato, prevalentemente, di giovani di età inferiore a 35 per il 2019 e 2020 - con la emblematica spesa di 500 milioni di euro / anno - pensando, così, di incentivare la occupazione e lo sviluppo economico-sociale del Sud.

Mi permetto osservare – anche alla vigilia della manifestazione sindacale per il Mezzogiorno programmata dalla CGIL,CISL e UIL che si svolgerà a Reggio Calabria il 22 giugno – che con le richieste sindacali degli “ incentivi selettivi per stimolare gli investimenti e la occupazione, migliorando anche il bonus assunzioni per tre anni” - dovremmo anche domandarci e riscontrare di “quanto” - gli incentivi pubblici nazionali, regionali ed europei - hanno favorito e del“come” potrà favorire - nei territori - un adeguato e necessario sostegno alle proposte politiche e pratiche di sviluppo locale - “volta a volta più quantitative e meno qualitative” - nel contesto della questione sociale e del lavoro da Roma verso il Sud, compreso il basso Lazio.

Nel merito, continuo a ripensare, di verificare, con le parti sociali, sia le modalità che i tempi ed risultati socioeconomici dell'intervento dello Stato nella promozione dello sviluppo nel Mezzogiorno, sin dagli anni ' 50, congiunti, alla cessione di aree produttive agricole del basso Lazio dal - “mordi e fuggi” - partendo dalle aree agricole ceduti alla FIAT a Cassino e alle multinazionali farmaceutiche nell'area di Anagni favorite, convenientemente, dall'apertura dell'Autostrada del Sole Roma-Napoli verso Sud negli anni '60.

Così come, oggi, appare urgente osservare, all'indomani delle più profonde crisi economiche delle aree industrializzate occidentali - peraltro sostenute da un “capitalismo finanziario itinerante nel mondo” - il riemergere degli orientamenti della multinazionale FCA nel circuito non solo europeo dell'automobile. Sembra che continui a prevalere l'idea e la visione esclusiva della espansione dei modelli e volumi e nelle strutture produttive dell'automobile nel mondo - incluse quelle italiane e nel sito FCA di Cassino - in una visione multidimensionale di lungo periodo - con casse integrazioni INPS continue e riduzione a qualche settimana di ore lavorate e con scarse conoscenze sugli interventi e piani produttivi territoriali programmabili – ignorando, per quanto sappiamo, sia il Governo italiano e sia la funzione politica e sociale della Regione Lazio. Queste nostre istituzioni italiane non dovrebbero, ancora, ritardare di conoscere, per l'Italia e il Mezzogiorno, gli intendimenti produttivi certi e mondiali della multinazionale FCA.

Cade puntuale e resta ancora attualissima l'osservazione dell'economista Giorgio Sebregondi, almeno per me, che il vero nodo delle politiche per del Mezzogiorno - sottolineava negli anni '50 - “non può non essere che uno sviluppo autoctono e, cioè, non può che partire dalla combinazione dei fattori produttivi presenti in un determinato territorio, così come non può non tenere conto dei condizionamenti sociali, politici, e istituzionali”. Concludeva Sebregondi: “ una politica di sviluppo che non riesca ad essere auto sviluppo di un processo continuo di espansione quantitativa e qualitativa, diviene una imposizione o una elargizione senza seguito, perché, lo sviluppo di una società non può essere né regalata e neppure imposta”.

Ecco, allora, che il vero“sviluppo e lavoro” nel basso Lazio e Mezzogiorno riproposto con la manifestazione il 22 giugno prossimo a Reggio Calabria dalla CGIL, CISL e UIL, resta - ancora oggi - la “grande questione nazionale ed europea” - da trattare consapevolmente, partendo in primo luogo – a mio avviso – dalla complessa “valutazione della natura e dalle ragioni profonde conoscitive dei pluriennali ritardi nello sviluppo del Mezzogiorno”.”.

Si tratta - come in molti sostengono e io tra questi - di iniziare a superare la cultura - necessaria ma non sufficiente - del cosiddetto solo PIL (prodotto interno lordo) differenziale tra Nord e Sud come motivazione di fondo e come parametro di misurazione della efficacia delle politiche nazionali, regionali ed europee.

Perché a monte e nel concreto si dovrebbero affrontare e rilevare con le “comunità locali” le vere “questioni dei ritardi pluriennali cumulati dal dopo Cassa per il Mezzogiorno” nel Sud, coinvolgendo le diversificate aree meridionali abbandonate e in crisi occupazionali e di possibile rilancio economico locale con l'intraprendere produttivo - innovativo e tecnologicamente avanzato sostenibile - nel contesto integrato della domanda di beni e servizi da attivare localmente ma da soddisfare nel mercato globale.

Si tratterebbe, operativamente, di favorire e cofinanziare uno straordinario e articolato pluriennale “piano di sviluppo lavoro Lazio” - più volte solo declamato - mediante mirati e coordinati interventi, definendone sia la gestione che le responsabilità di natura tecnica ed economica: dagli incentivi mirati alle imprese agli interventi di sostegno al reddito di inclusione a lavoro dei disoccupati; dal sostegno all'istruzione fino all'Università e alle politiche sociali.

Coinvolgimento piena e massima trasparenza pubblica, quindi, per ogni tipologia di intervento territoriale, distinguendo chiaramente “la politica assistenziale dovuta alle persone bisognose di aiuto, dagli interventi promozionali per il lavoro e lo sviluppo locale”.

 

 

 

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(*) già Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale della CISL Lazio

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