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Il nuovo nasce dalla rivendicazione dei diritti lesi.

Disoccupati preparano lappuntamento del 22 350 260Conversazione di Daniela Mastracci con il direttore di UNOETRE.it, Ignazio Mazzoli
Oggi finisce un ammortizzatore sociale, quello chiamato “mobilità”, per altri 1700 disoccupati. Non è prevista nessun’altra misura di emergenza se non almeno una proroga di un anno della mobilità o intervento analogo comunque chiamato, in attesa di nuovi provvedimenti di breve e medio periodo.

 

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Il 14 giugno è diventata una data simbolica, perché?

Il 14 giugno 2017 racchiude due aspetti: uno negativo e nefasto cioè la cessazione della mobilità per 1700 disoccupati e quindi la fine di ogni reddito per loro e le famiglie; l’elemento positivo è che, grazie soprattutto a Vertenza Frusinate che ne ha fatto richiesta nell’incontro con il sottosegretario Sen. Franca Biondelli al Ministero del Lavoro, si è riusciti ad ottenere due emendamenti utili (primo firmatario il Deputato Pilozzi più altri) al decreto 50/2017: il primo (55042) assicurerebbe la proroga della mobilità per 12 mesi, correggendo l’errore compiuto a gennaio sul Milleproroghe; il secondo emendamento (55030) assicurerebbe lo sblocco dei fondi della cassa integrazione straordinaria giacenti presso l’Inps perché non utilizzati, pur essendo stati richiesti da alcune aziende. Questi fondi finanzierebbero i Comuni per lavori sociali e pubblica utilità. Due finalità diverse e distinte.

Come siamo arrivati fino qua?

Una lunga strada. Tutto nasce da un incontro svolto ad Anagni il 28 ottobre 2014 che aveva una sua originalità: nell’estate precedente Stefano Gavioli disoccupato di Mantova, partendo dalla sua città, era andato in bicicletta fino al Parlamento Europeo a Bruxelles, per consegnare un ordine del giorno che riconoscesse la drammaticità della situazione rappresentata dai milioni di over 40 senza lavoro.

UNOeTRE.ite invitò subito Gavioli?

Si, invitò Gavioli ad Anagni perché qui si era verificato un fatto gravissimo che ha molte analogie con le motivazioni del nostro “ciclista”: il fallimento della Videocon (gestita dagli Indiani, parliamo di fatti che risalgono al 2004), aveva prodotto 1400 disoccupati ai quali non era stata assicurata alcune prospettiva. Alla presenza dei sindacati (Cgil, Cisl, Uil) l’incontro svolto nella Biblioteca comunale, segnò l’avvio del percorso di Vertenza Frusinate e l’inizio del disseppellimento di questo dramma dell’occupazione dall’oblio nella realtà quotidiana. Gli ex Videocolor ed ex Videocon furono il traino immediato e poderoso per il coinvolgimento di tutte le situazioni di crisi in Provincia di Frosinone, cioè non solo degli over 40 ma anche dei più giovani.

Come è stato il rapporto con i Sindacati e le Istituzioni?

Guidati da una linea ragionevole e responsabile alla ricerca del dialogo con tutti i partiti e con tutte le istituzioni. Quali alleati naturali furono interpellati per iscritto i sindacati, che però hanno tardato a rispondere per lunghissimi mesi fino al primo maggio del 2017. Tra le istituzioni, per prima manifestò interesse la Provincia guidata da Pompeo: fra il 2015 e il 2016 moltissime furono le occasioni di incontro nella sede di piazza Gramsci e lì si impostarono alcune iniziative molto importanti, come la richiesta di proroga dell’Accordo di Programma che sarebbe scaduto nell’agosto del 2016; e la richiesta di riconoscimento del territorio come Area di Crisi Complessa.

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Anche qualche consigliere provinciale, qualche consigliere regionale e alcuni parlamentari hanno mostrato ascolto (a memoria ricordo Danilo Magliocchetti, Andrea Amata, Silvana Denicolò, Daniela Bianchi, Mario Abbruzzese, Maria Spilabotte, Nazzareno Pilozzi, mi scuso con chi posso aver dimenticato) ma, al di là di manifeste dichiarazioni di interesse, non si è riusciti mai a produrre un’azione concertata, quale invece la drammaticità della situazione richiedeva. C’è comunque stata una fase iniziale in cui i più sensibili sono stati i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e del centrodestra.

Che peso ha avuto il lungo silenzio dei sindacati?

I sindacati sono difficili da sostituire, la loro assenza pesa sul piano del movimento. Ma le forze in campo sono comunque cresciute attraverso gli incontri con la maggior parte dei Comuni della Provincia e dei loro Sindaci; con i Vescovi e con la Caritas; con la ricerca capillare degli altri disoccupati, che erano rinchiusi nelle loro vicende individuali e familiari. Questo è stato il terreno fertile che ha spinto le televisioni, Rai 3 e Rete 4 e molta stampa locale ad interessarsi, malgrado tutto, di Vertenza Frusinate Disoccupati uniti. L’Inchiesta quotidiano è però solo da emulare. I lunghi mesi di impegno sono stati un crogiuolo di apprendimento di norme, di iniziativa sindacale e di capacità di dialogo politico, che hanno reso i rappresentanti di vertenza interlocutori legittimati in tutte le sedi, dove si sono presentati, come in Prefettura e alla Regione. Il punto che veniva posto e che tutt’ora rimane centrale, è che l’alto numero di disoccupati, in questa Provincia (circa 130.000) e nella Regione Lazio (380.000 circa), meriterebbe un’attenzione costante da parte di chi governa, non per elargire assistenzialismo, ma per impostare politiche industriali e di sviluppo dell’occupazione in grado di riassorbire e anche assorbire (riferendoci agli inoccupati) coloro che non lavorano. Questa appassionata rivendicazione per come si è sviluppata nel territorio ha messo in evidenza un aspetto di grande attualità: la disoccupazione oggi che caratteristiche ha? I disoccupati si sono sentiti rispondere spesso che non ci sono più le condizioni per un lavoro che impegni direttamente l’uomo nella produzione materiale, (a volte sono stati anche offesi). Ma questa è la conseguenza dell’espandersi dell’automazione e più in generale della diffusa informatizzazione, nonché del fenomeno ambiguo della delocalizzazione che dal 2008 si è fatto più drammatico. E allora? È necessario capire e riconoscere che una percentuale consistente di disoccupati tende ad essere cronica, quindi è necessario pensare a forme di sostegno al reddito come il reddito minimo garantito tra un lavoro e un altro.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino "Parte 2)

Quale problema si pone dal punto di vista dell’organizzazione dei disoccupati?

Certo, prima di tutto devono essere organizzati. Perciò occorre una struttura specifica, possibilmente unitaria. Risultato della ricerca comune dei grandi sindacati che debbono per un momento dimenticare la caccia alle tessere. Nemmeno si può pensare che trovare un posto di lavoro a qualche “fastidioso che protesta”, possa risolvere il problema. Questi ciociari sono stati i primi a porre questa esigenza da mesi, ma non sono più i soli, perché di recente l’USB (Unione Sindacale di base) ha fatto una sua valutazione sulla necessità che assomiglia alla proposta qui delineata. Si è pronunciata infatti sostenendo che occorrono fatti e correzioni radicali come ad esempio un “centro permanente per la disoccupazione”.

In quale contesto politico si sviluppa questa iniziativa di Vertenza Frusinate per riportare alla luce il tema della disoccupazione?

Purtroppo il quadro è quello del disfacimento del centrosinistra in Provincia di Frosinone. Reso evidente dai risultati elettorali del 2012 a Frosinone e Ceccano. Qui il Partito Democratico, che si autodefiniva il partito del centrosinistra, scendeva sotto il 10%; a Frosinone sceglieva la strada della divisione in due liste, replicando in maniera più drammatica quanto era già avvenuto nel 2009, nelle elezioni provinciali, che causarono la sconfitta di Gianfranco Schietroma e portarono alla guida del palazzo di Piazza Gramsci una giunta di centrodestra guidata da Antonello Iannarilli. Le lacerazioni di un PD “mai nato”, come si disse allora, furono le genitrici di quanto racconto. Il PD trascinò nella sua china anche altre forze che non riuscirono a ritrovare la loro autonoma funzione. Che cosa si poteva fare? Era da escludere la strada dei colloqui personali con i cosiddetti leader. Sin dal 2009 Frosinone e la Provincia non avevano più partiti degni di questo nome, ma notabili che guidavano proprie formazioni, anche se con sigle di partito, più presi dell’annullamento di ogni differenza fra destra e sinistra in una indistinta sovrastruttura, in cui si riconoscevano e si attribuivano incarichi, senza bisogno della ricerca di consenso popolare diretto. Ormai era arrivato il momento non più rinviabile di ripartire dai bisogni delle persone, trascurati e drammaticamente senza risposte. Vertenza Frusinate, con il suo esistere e la sua iniziativa, è intervenuta in questo vuoto e, costringendo tutti a parlare di problemi concreti, ha riaperto una effettiva dialettica fra i partiti, con i sindacati, e fra loro e le istituzioni. E soprattutto si è andata riconfigurando la politica come mezzo per dare risposte ai bisogni e ai disagi sociali dei cittadini Alcune forze hanno sostenuto con più determinazione le richieste del movimento dei disoccupati, forse per contrastare i propri avversari, ma, in ogni caso, queste loro iniziative hanno costretto anche i più riluttanti e sordi a prendere iniziative analoghe. Si può dire che il centrodestra frusinate sia stato il più pronto a cogliere l’opportunità, come quando ha accolto la proposta di legge per un reddito minimo elaborata dai disoccupati, ma non solo. Questa iniziativa ha messo ancor più in risalto l’inerzia delle Regione Lazio e la sua assoluta mancanza di politiche per contrastare la mancanza di lavoro e le emergenze che essa provoca.

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L’informazione tra stampa e tv ha seguito il movimento di Vertenza Frusinate?

Anche nell’informazione abbiamo assistito ad un movimento-mutamento: siamo passati dal parlare solo delle vicende dei leader, a parlare di fatti e provvedimenti legislativi. Ciò non toglie che l’informazione nella maggior parte dei casi non sollecita l’adeguamento dei comportamenti degli eletti e dei dirigenti politici ad affrontare la sofferenza grave di questo territorio. Una esatta cronologia e coerente “notizia” è fondamentale per capire se e come si svolgono determinati fatti: intanto se la notizia viene data sulla stampa dopo gli avvenimenti e distorta da una visione che ne enfatizza pseudo protagonisti, indicati come leader ai quali si debba il tale o tal altro risultato, essa notizia non fotografa la vera realtà e non dà conto dei reali protagonisti e soprattutto delle questioni da affrontare. È accaduto con la vicenda Amazon (Rieti era già un bel po’ avanti a Frosinone, quando invece certa stampa dava Frosinone come territorio ove Amazon avrebbe posto il suo nuovo sito). Oppure è il caso della notizia circa la “settima salvaguardia” che UNOeTRE.it e L’Inchiesta danno subito il 3 novembre 2015 come riconoscimento al suo autentico protagonista, il sindacato Cisl a guida Maceroni, promotore della richiesta di proroga, e dell’accoglimento della stessa da parte della senatrice Anna Maria Parente, Presidente della Commissione competente. Da ultimo c’è l’esempio di notizie che accreditano pseudo protagonisti ancora nel maggio 2017, quando i risultati portati a casa da Vertenza Frusinate si fanno risalire solo a politici della provincia, che sono intervenuti (doverosamente) perché i disoccupati hanno saputo porre i problemi. Riconosciamo i meriti ai fautori di una strenua lotta di rivendicazione di diritti. Sembra essere un problema per la stampa riconoscere Vertenza Frusinate, come anche altre vertenze del territorio, quando invece la loro lotta è stata ed è centrale nelle novità politiche e sindacali. Vertenza Frusinate ha insegnato ed insegna molto: con lo studio, la determinazione, la capacità dialettica che hanno dimostrato, Vertenza sta giungendo a traguardi inaspettati fino a “ieri”. La strada è lunga ma non impossibile. E la politica ne sta tenendo conto, come è il caso dei quattro partiti (Possibile, Pci, Prc e Sinistra Italiana che si sono già uniti alla loro lotta e provano a portarla avanti appunto come partiti politici. Il nuovo nasce dalla dialettica sociale. Dalla rivendicazione dei diritti lesi.

Aggiornato il 14 giugno 2017 alle ore 12,20

 

 

 
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