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Ilva di Patrica: "urge una svolta, siamo allo stremo"

Ilva Patrica 31lug15 350 260di Daniela Mastracci, conversazione telefonica con Nico Evangelista oggi - Leggiamo su La Repubblica le ultime notizie relative alla vicenda ormai pluriennale dell’Ilva che da Taranto, a Novi Ligure, a Milano, resta impantanata davanti ad una proposta che lo stesso ministro Calenda ritiene “irricevibile”. «Gli operai dell'Ilva, si legge proprio in queste ultime ore, incrociano le braccia contro la proposta di piano industriale di AM InvestCo, che per i lavoratori significa soprattutto la prospettiva di 4mila esuberi e la mancata continuità contrattuale tra vecchia e nuova gestione, che comporta la perdita delle anzianità guadagnate sul campo e l'essere ri-assunti con le tutele crescenti del Jobs act. E il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, annulla il tavolo tra le parti previsto per oggi al Mise facendo sapere alla società di cui è capofila Arcelor Mittal che non è accettabile aprire il confronto senza garantire le condizioni salariali e contrattuali. Una decisione che l'azienda non ha gradito».

Non ci sono notizie migliori nemmeno nella nostra Provincia, dove gli ex operai dell’Ilva di Patrica attendono da ormai 3 anni una soluzione occupazionale alla perdita involontaria del lavoro, cui sono soggetti dalla chiusura del sito frusinate. Se a tutt’oggi è incerto il futuro dei dipendenti dell’Ilva nazionale, l’Ilva di Patrica ancora non conosce nemmeno la sua destinazione.

Gli ex lavoratori, dopo incontri ripetuti, avevano avuto la certezza della prossima vendita dello stabilimento, ma ormai alla metà di ottobre, il futuro è incerto. Gli ex lavoratori hanno perso la mobilità ormai da più di due mesi: era in scadenza a luglio 2017, e perciò da allora non percepiscono più alcun reddito. Possiamo immaginare le condizioni difficili in cui si trovano a vivere decine e decine di famiglie della nostra provincia. Abbiamo incontrato e ascoltato più volte gli ex operai, e siamo stati con loro nelle giornate di giugno quando avevano indetto un presidio davanti alla fabbrica chiusa. Poi giugno è sembrato finire sotto un buon auspicio, che aveva fatto sperare tutti noi. Ma oggi intervistiamo ancora Nico Evangelista che ci racconta le ultime notizie, in verità ben poco confortanti.

Incontri e impegni recenti, ma nessun risultato

A giugno gli ex lavoratori avevano incontrato il vicepresidente del Senato Gasparri il quale aveva assicurato che Ilva di Patrica sarebbe stata venduta separatamente, scorporata dall’Ilva nazionale. A luglio si tiene un incontro al Mise insieme al senatore Scalia. Interviene il dottor Castano (dipendente del Mise, si occupa di tutte le vertenze di tutti gli stabilimenti d’Italia), ed è presente anche la società Demi, la potenziale acquirente del sito di Patrica. Castano verifica l’attendibilità del potenziale acquirente Demi, e riscontra che ci sono le condizioni per la vendita. Si rimanda a settembre 2017 l’uscita del bando per poi consentire di avviare la procedura della vendita a cui Demi assicura avrebbe fatto seguito la riassunzione degli ex lavoratori, nonché molto probabilmente l’assunzione di altri dipendenti.

Ma settembre è arrivato ed è anche finito e il bando non è partito. Oggi siamo al 9 di ottobre e ancora non si sa nulla di nuovo. Sembra certo che c’è un ennesimo rinvio per l’uscita del bando: si parla di dicembre e poi occorreranno ulteriori 90 gg per la cessione definitiva, cioè marzo 2018. I lavoratori ex Ilva di Patrica hanno nuovamente incontrato Gasparri, accompagnato dal presidente della comunità montana G. Quadrini, nonché capogruppo di Forza Italia nel consiglio provinciale di Frosinone. Gasparri dice che si muoverà direttamente con il Mise per una veloce risoluzione della vertenza.

Evangelista ci dice che gli ex lavoratori ritengono ormai necessaria una svolta: ci vuole una risposta, un sì o no anche rapido, perché le famiglie sono ridotte allo stremo. Degli ammortizzatori sociali in deroga non si sa ancora niente di preciso. Ci riferiamo alle deroghe della mobilità decise nella “manovrina” di maggio 2017, di cui però i disoccupati non hanno ancora notizia certa, tanto meno erogazione. Le famiglie si trovano in serissime difficoltà: con mutui da pagare, bollette, spese vive di ogni giorno, cui si fa enorme fatica a sopperire con risparmi all’esaurimento. Gli ex lavoratori fanno un appello a tutte le forze politiche affinché si adoperino per risolvere il dramma di chi non sta lavorando più e non percepisce più alcun reddito da luglio 2017. Al lavoro che non c’è, ma che ci potrebbe essere, nel loro caso specifico, si unisce la scadenza degli ammortizzatori sociali, cui la Regione Lazio non sembra dare seguito. Unoetre si unisce all’appello e chiama alla responsabilità di fronte ad una emergenza non più procrastinabile.

 
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