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Ex-Vdc. Bando ASI a vuoto, zero offerte

ExVideocolordi Ignazio Mazzoli - Un flop. Per ora nessun futuro per la struttura ex Vdc. Il Presidente dell’ASI, Francesco De Angelis quando annunciò il bando per la reindustrializzazione di quel sitosito ex-Vdc lo definì "un grande risultato per l’economia e l’occupazione del territorio".
Oggi, 7 novembre, sappiamo che nessuno ha risposto a questo bando. Dicemmo il 5 ottobre scorso: Un bando è appena un punto di partenza e non un risultato per l'economia. Ora è evidente che neppure un punto di partenza è stato. Perché? Perché nessun imprenditore ha risposto al bando?

L’offerta ai compratori era così definita «Parliamo di un bando di asta pubblica con offerta al rialzo. Si parte da una base di 7 milioni 960mila 636,68 euro, cifra scaturita da una perizia, resa in forma giurata, effettuata dal professore, architetto Pierpaolo Balbo di Vinadio, docente presso l’università La Sapienza di Roma. La destinazione del sito resta produttiva così come previsto dal nostro Piano regolatore. Parliamo di un’area di circa 180 mila quadrati, di cui circa 70.000 coperti, … ecc».

Abbiamo chiesto a Gino Rossi, di Vertenza Frusinate ed ex lavoratore Videocolor e Videocon, un parere a caldo. Deluso, anche se avvisato dall’esperienza di tante tentate iniziative andate a vuoto. Prontamente recita 3 ragioni del fallimento del bando.

- Il sito doveva essere reso disponibile a zero euro, perché quando fu tolto al curatore fallimentare (con molti tenaci oppositori) per esser trasferito all’ASI si disse che i fondi erogati nel tempo verso Videocolor e Videocon erano talmente congrui che quella struttura tornava a disposizione del pubblico senza costi. Anche nell’Accordo di programma, di buona memoria, si diceva che avrebbero dovuto contare progetti di reindustrializzazione e la loro qualità, reimpiego dei disoccupati e i livelli di nuova occupazione, in un quadro di innovazione che puntasse alla green economy e alle nuove tecnologie. Lo ricordava, di recente, in suo comunicato anche la Consigliera Daniela Bianchi: «Doveva essere la prima “cellula” (ex-Vdc ndr) di un progetto di sviluppo dell’intera Valle del Sacco, in cui accogliere imprese e centri ricerca legati alla chimica verde, alle nuove tecnologie. … Avevamo iniziato un lavoro con obiettivi totalmente diversi. Si doveva “trasformare lo spazio industriale in uno spazio funzionale adatto ad accogliere le imprese, un luogo attrattivo per qualità e cultura industriale in relazione con il paesaggio circostante”». Per l’ASI hanno contato solo i costi che deve sostenere e che dovrebbero essere rimborsati dalla Regione Lazio. Tutto il resto nel dimenticatoio?

- la base d’asta era troppo elevata a fronte dei costi di ristrutturazione di una struttura devastata dal tempo, dalla mancata manutenzione e dai furti;

- da ultimo, non certo per importanza, quello stabilimento si trova in una area talmente poco dotata di infrastrutture, che Vertenza Frusinate ha documentato con suo video presentato nella sala del Consiglio Provinciale, da scoraggiare ogni buona volontà.

Rossi si domanda anche, ma se nessuno risponde che cosa significa trovarsi in un’Area riconosciuta di Crisi complessa? E incalza, «nel bando non c’era neanche il riferimento all’Area di Crisi Complessa di Frosinone riconosciuta grazie alla nostra lotta, anche al lavoro della Provincia e della Regione Lazio (? nrd). Inoltre, sempre nel bando, non si faceva alcun richiamo al coinvolgimento degli ex lavoratori VDC nelle eventuali assunzioni, come invece era stato dichiarato.» Era proprio nato male.

Rossi è sconsolatamente indignato: «Qui per molto tempo nessuno verrà a investire. Questo territorio non ha peso politico».

Ma è d’obbligo una domanda. Che cosa pensa di fare il Consorzio industriale di Frosinone dopo questo clamoroso flop e cosa farà il suo Presidente? Qual è il prossimo passo o l’ex-Vdc resta alle ortiche?

7 novembre '17

 
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