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Parla Rocco Vinaggi, precario FCA licenziato

menoindividualismopiùsolidarietà 350 minMeno individualismo, PIU' SOLIDARIETA'.

Pubblichiamo l'intervento che Rocco Vinaggi, precario della FCA licenziato insieme ad altri 530 lvoratori come lui, avrebbe voluto pronunciare nell'Assemblea promossa da L'Inchiesta e da UNOeTRE.it il primo dicembre e svolta nel Salone dell'Amministrazione Provinciale di Frosinone. Non gli è stato possibile perchè aveva un colloquio per trovare nuovo lavoro.

«Cari compagni e care compagne,
desidero scusarmi per non essere stato presente (causa un colloquio di lavoro) a questa importante riunione.

Vorrei raccontare la mia esperienza personale per dare l’idea di come le leggi emanate in questi ultimi anni abbiano distrutto i diritti che i nostri avi hanno conquistato combattendo e versando sangue. Il 23 gennaio di quest’anno ho conseguito la Laurea Magistrale in Economia; sapevo che mi attendeva un periodo non facile, comune a quello di molti neolaureati: la ricerca di un posto di lavoro. Proprio in quelle settimane, l’azienda FCA cominciava una notevole campagna di reclutamento di personale, dal momento che occorrevano addetti linea per la produzione dei modelli Giulia e Stelvio.

Mio padre è un operaio di quell’azienda ed ha un’anzianità contributiva di quasi 39 anni. Mi ha invitato a fare domanda di assunzione, poiché anche se per alcuni anni avrei dovuto fare l’addetto linea, essendo un dipendente di una grande azienda, avrei poi avuto possibilità di evolvermi ed aspirare ad un ruolo consono al percorso di studi che avevo portato a termine. La fortuna ha voluto che fossi assunto, con un contratto di somministrazione della durata di quattro mesi, insieme ad altri 831 ragazzi. Entusiasta di quel mio avvenire e di percepire un vero stipendio ho lavorato in questi mesi con il massimo della passione, dando il meglio di me stesso. Non ho preso un giorno di permesso, né un giorno di malattia (sono andato a lavorare anche con la febbre a 39°, con gli analgesici addosso). Durante il periodo delle ferie collettive ho lavorato quasi tutti i giorni.

Ero convinto che la mia dedizione ed il mio attaccamento alla fine sarebbero stati ripagati. Il mio contratto viene prorogato di ulteriori quattro mesi, quindi sarebbe scaduto il 31 ottobre. Qualche settimana prima della scadenza cominciano a circolare, all’interno dell’ambiente di lavoro, voci negative riguardo un ulteriore proroga di contratto per tutti i lavoratori somministrati.

FCA ha deciso che non c’era posto per tutti gli 832 ragazzi interinali, per cui una parte di essi non sarebbe stata riconfermata. Fino all’ultimo giorno di lavoro, io e gli altri interinali non sapevamo il numero preciso delle persone non riconfermate. Terminato il turno, ci informano che il giorno seguente (il giorno di Ognissanti, quindi festivo) le quattro agenzie interinali da cui dipendevamo avrebbero provveduto ad informare, uno per uno, i lavoratori somministrati.

Può sembrare assurdo, ma nel 2017 il futuro lavorativo di un individuo è ancorato ad una telefonata-nomination, con la quale si viene informati se siamo ancora o meno lavoratori in forza ad un’azienda internazionale. Mi ricordo perfettamente l’angoscia vissuta aspettando quella telefonata; condivisa, non senza rammarico, con i miei cari genitori. L’esito di quella telefonata è stato negativo ed ora mi ritrovo a cercare una nuova occupazione. Attualmente sto per diventare un tirocinante di una piccola cooperativa di ricerca. Per chi non lo sapesse il contratto da stagista è un particolare tipo di contratto con il quale l’azienda ti forma a lavorare sul campo. Lo scopo è quello di preparare adeguatamente un individuo per l’ingresso nel mondo del lavoro, in modo da evitare, in un momento successivo, i costi di formazione.

Purtroppo questa tipologia di contratto prevede molte ore, retribuite poco o niente e non c’è nemmeno la garanzia di un’assunzione al termine del periodo contrattuale. Quello che mi chiedo è: ”Con le attuali leggi che regolamentano il mondo del lavoro che garanzia ha un individuo di rendersi indipendente dalla propria famiglia, di acquistare una casa, di sfamarsi e di soddisfare quantomeno i bisogni di prima necessità?”. Io, come gli altri con cui ho condiviso la stessa sorte, sono passato da lavoratore a disoccupato dall’oggi al domani, senza alcun preavviso!

La mia riflessione in merito, che credo sia condivisa da voi tutti, è che i nostri peggiori nemici sono proprio quelle persone a cui il popolo ha dato la missione di tutelarci. Sono state emanate leggi che accrescono a dismisura il potere contrattuale, riducendo l’individuo ad una sorta di schiavitù. Non si può più permettere che il liberismo affossi la dignità umana. Per cui la mia ammonizione è, alla luce di questa mia esperienza condivisa con un altro cospicuo numero di persone (531 elementi), di sfruttare al meglio l’opportunità che ci viene data nella prossima primavera.

In merito colgo l’occasione per citare il grande magistrato Paolo Borsellino: “La Rivoluzione si fa nelle piazze con il popolo, ma il cambiamento si fa dentro la cabina elettorale con la matita in mano. Quella matita, più forte di qualsiasi arma, più pericolosa di una lupara e più affilata di un coltello”. Chiedo scusa per avervi rubato per qualche minuto l’attenzione. Buona lotta, compagni e compagne.»

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