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Per una legge di dignità a chi ha perso il lavoro e a chi non lo ha ancora mai trovato.

reddito minimo nel Lazio 350 mindi Daniela Mastracci - In provincia di Frosinone, I Partiti a sinistra del Pd, come si dice adesso, stanno sperimentando sul campo una proposta che li accomuna, e che è presente nei loro manifesti programmatici: parliamo del reddito minimo. I partiti della multiforme sinistra hanno compreso la valenza di una proposta di legge che finalmente garantisca dignità a chi ha perso il lavoro e a chi non lo ha ancora mai trovato.

Primum vivere

I partiti hanno capito che la crisi occupazionale è aggredibile con piani industriali, ma al contempo con la necessità di mettere in condizioni di sopravvivenza quelle famiglie che altrimenti non avrebbero nemmeno la possibilità di continuare ad accedere ai servizi fondamentali, né tornare a cercare lavoro, oppure a mettersi per la prima volta nel mercato. Si è compreso che l’automazione può erodere altri posti di lavoro. Ma sin da oggi, nell’immediato, de proprio in questa Provincia, chiusura di aziende, esternalizzazioni e delocalizzazioni, riducono i posti di lavoro lasciando migliaia di famiglie senza reddito. Se si ascolta la voce diretta dei protagonisti di questa perdita occupazionale, si possono trovare insieme soluzioni alternative e potenzialmente efficaci, e inoltre, dal punto di vista politico, possono essere veri laboratori per ricostruire il legame fra politica e popolo.

I partiti e i sindacati nella provincia di Frosinone hanno imparato chei territori sanno dare anche altri segnali e indicare altre strade possibili, altre unioni. Stando con gli ex lavoratori si riscopre la possibilità di disambiguare la Sinistra: perché questa finalmente ritrova il suo vero popolo e sta al suo fianco.
Abbiamo vissuto come una speranza l’esperienza del Brancaccio: essa aveva significato la possibilità di che ci fosse un’altra strada percorribile per l’unità della sinistra, perché questa fosse all’insegna della democrazia, dell’uguaglianza, della partecipazione, e soprattutto all’insegna delle vertenze che lottano per riprendere diritti. Però quella strada si è interrotta. Qui invece le forze di sinistra possono avere l’occasione di dimostrare di essere accanto al popolo, perché lo stesso popolo ha provato a trovare soluzioni ed ha chiamato i partiti a lottare insieme. Qui c’è l’opportunità concreta di tornare dentro le vere vertenze e di occuparsene, di far vedere che non tutto è tattica, politicismo. E neppure strategie chissà come e chissà quali, perché la Ciociaria ha dato a tutti la possibilità di essere davvero diversi, diversi da chi vive la politica in funzione soltanto elettoralistica per riprendere seggi in parlamento, che però senza reali cambiamenti nei rapporti di forza, non farebbero altro che gattopardescamente cambiare tutto e poi non cambiare niente.

Si gioca una partita d'impegno vero

Qui si gioca una sfida, qui si manifestano i volti veri e le parole dei disoccupati, e i politici del territorio che finalmente li ascoltano, anzi danno proprio ad essi la parola, si mettono al loro fianco e si battono per la comune battaglia sul reddito minimo. È accaduto ad esempio venerdì scorso in Provincia: un’assemblea che è stata un grande esempio di unità tra partiti e popolo. Sul piano nazionale sta accadendo qualcosa che può dividerli? Tutto ciò che accade nelle assemblee nazionali a Roma si riprodurrà a cascata qui in provincia? Popolo e partiti e sindacati hanno qui una chance diversa. Possono dare un segnale diverso. Possono essere un laboratorio perché sul piano nazionale si cambino modalità, perché si capisca che davvero occorre ascoltare la base. Ascoltiamo la sua voce fino in fondo?
Il movimento cinque stelle ha detto da tempo che vorrebbe la legge sul reddito minimo, lo hanno chiamato reddito di cittadinanza, hanno provato ad esempio in Piemonte a formularlo, ma poi non lo hanno fatto, si sono fermati, non hanno realizzato quanto proclamato. Al massimo sono giunti a proposte non mai però portate a compimento. In provincia di Frosinone è stata invece realizzato l’articolato per la proposta di legge e è stato lodevole che i partiti si siano posti al fianco dei disoccupati e hanno mostrato di credere in quell’articolato. E soprattutto non si sono fermati alla sola attestazione di accordo. Qui sono andati bel oltre: hanno costituito un comitato che sosterrà la raccolta firme.
Il 3 dicembre a Roma si sono tenute assemblee nazionali. E non una soltanto, perché oltre all’incontro fra Sinistra Italiana, Possibile e Mdp, c’è stata anche l’assemblea nazionale dei Comitati del No al referendum costituzionale. Divisi, ciascuno nella propria assemblea.

Sta alle sigle tornare ai lavoratori

Ma i lavoratori non sono bandiere, sigle, appartenenze. Non più. Sta alle sigle tornare ai lavoratori. e questo è esattamente quello che sta avvenendo in questa provincia. Una grande sfida ma anche una grande opportunità per i partiti stessi.
La raccolta firme per indire un referendum abrogativo a proposito di quattro punti individuati come i peggiori della legge 107/2015 ha mancato l’obiettivo per qualche migliaia di firme, a fronte delle 500.000 richieste. Ricordano bene i docenti la giornata infausta del 5 luglio 2016 quando hanno visto vanificate le speranze di una lotta in cui avevano tanto creduto e sperato. Un numero di firme e cioè la voce “muta”, ma potente di migliaia di donne e uomini che, attraverso quello strumento possono ancora intervenire nei processi e, se non per governarli, almeno collaborare a dirigerli ancora nella direzione del mantenimento dei diritti, a fronte di tanta lotta contraria verso la loro erosione e smantellamento. Quella della raccolta firme è una lotta popolare garantita dalla Costituzione. Ancora non ci è stata sottratta formalmente. Ma il rischio democratico è che possa esserci sottratta nella sostanza. Perché vennero a mancare le firme per arrivare al referendum abrogativo sulla renziana “buona scuola”? e sappiamo che in quella tornata di raccolta firme, i cosiddetti referendum sociali, comprendevano anche la consultazione sugli inceneritori ad esempio, significativa dopo la sconfitta del referendum sulle trivelle. E poi ancora abbiamo mancato l’obiettivo della raccolta firme sull’ipotesi referendaria a proposito dell’Italicum. Sono stati commessi errori nella campagna? Ma di fronte a questa ipotesi ci si può e deve aspettare che le analisi siano state fatte e individuati gli errori.

Non ripetere errori già fatti

Oggi possiamo dire che i Partiti non vogliono correre gli stessi rischi, non vogliono sbagliare. Non devono, oggi, i partiti, che si sono impegnati accanto agli ex lavoratori frusinati e a tutti gli inoccupati della provincia e della regione Lazio, correre il rischio di mancare l’obiettivo. Il successo della raccolta firme sarà il sugello del legame ritrovato fra partiti e popolo, fra partiti e sindacati, fra partiti, sindacati e società civile, quella che ancora crede che lottare, agire, sia lo strumento della rivendicazione e dell’ottenimento dei diritti, di giustizia sociale. Quando si accusano i partiti di distanza, di autoreferenzialità, di essere comitati elettorali e macchine per la propaganda, come diceva Berlinguer, si intende proprio ciò che invece qui in provincia di Frosinone non sta accadendo. E allora tutti i soggetti politici e sindacali, assieme ai cittadini, al popolo, hanno questo dovere e questa occasione. Qui veramente si può dare prova che la politica torni ad essere servizio per il popolo e per l’interesse generale. La raccolta delle firme per la legge di iniziativa popolare regionale per il reddito minimo garantito verso l’inserimento e il reinserimento nel mondo del lavoro è la prova che la sinistra sia sinistra: che stia dalla parte dei lavoratori, delle persone in carne ed ossa, contro datori di lavoro che il lavoro lo stanno togliendo facendo dietro di loro il deserto economico e riducendo questa provincia in povertà e rischio concreto di esclusione sociale.

 
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