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Ancora un flop per la vendita dell'ex-Vdc

ExVideocolorA vuoto anche il secondo tentativo di vendita di ciò che resta dello stabilimento di Anagni che fu Videocolor prima e Videocon poi.
Su Ciociaria Oggi, che sembra essere la testata preferita dall’Asi per diffondere le sue novità, si può leggere sull’edizione di lunedì 12 marzo ’18 «L'ex Vdc non fa ancora gola a un possibile acquirente. Anche la seconda operazione di vendita, con un ribasso del 20% del prezzo inizialmente stabilito per la cessione dello storico sito, è andata deserta.» In un riquadro grigio della stessa pagina, sulla spalla destra, ci viene detto «L'immobile è venduto nello stato di fatto» e si precisa che «Al bando per rilevare l'ex Vdc possono partecipare operatori economici regolarmente iscritti alla Camera di commercio. L'immobile verrà “venduto a corpo nello stato di fatto, di manutenzione e consistenza in cui sì trova”, si legge nel bando. I beni mobili, macchinari ed impianti saranno ceduti liberi da vincoli.»

Ma può esser mai che l’esperienza, il voto, le molte voci che si sono espresse restino lettera morta per chi dovrebbe decidere nell’interesse di questo territorio?
Il 10 novembre 2017 la Consigliera Daniela Bianchi affermava in un suo comunicato «I dubbi avanzati alla presentazione del bando per la vendita del sito ex-VDC dell’Asi sono stati confermati… il bando che partiva da una base d’asta di circa 8 mln di euro è andato deserto … un fallimento che colpisce tutti … e che dovrebbe imporre un netto cambio di direzione alle scelte della Dirigenza del Consorzio Industriale Asi di Frosinone. Nel 2017 non possiamo limitarci a mettere in vendita un sito dismesso, ma “dobbiamo tutti lavorare per ad un progetto di rilancio”, come tra l’altro prevedeva il protocollo firmato con la Regione Lazio.»
A pochi giorni di distanza, il 18 novembre 2017 Silvio Ferraguti, scriveva «La reindustrializzazione del sito ex Videocon può essere una delle occasioni per restituire centralità alle imprese del territorio. Sinceramente non credo che il ribasso della base d’asta possa catalizzare offerte sul territorio. Non lo credo perché non ci sono le condizioni: parliamo di un’area dismessa da anni, di una struttura aggregata in più fasi e per oltre 70.000 mq. di superficie nella quale e nello allo stato di fatto in cui si trova, risulta impossibile far convivere più realtà lavorative. Bisogna prima di tutto rendere quell’area appetibile alle imprese, garantendogli la competitività rispetto ad altre singole iniziative. E la valorizzazione deve tener conto anche delle carenze infrastrutturali che gravano in quella zona industriale, con una viabilità a pezzi, dove da anni si attendono interventi che non arrivano e non solo dal punto di vista stradale, ma anche dei servizi connessi».

Questi i fatti e le parole, con il loro significato. Ci saremmo aspettati qualche conseguente riflessione.

Io stesso scrissi da queste colonne il 5 ottobre scorso, di fronte all’auto esaltazione per avere prodotto un bando: «Un bando è appena un punto di partenza e non un risultato per l'economia. Ora è evidente che neppure un punto di partenza è stato.» Perché? Perché nessun imprenditore ha risposto al bando?

Ripropongo ancora vecchie domande. Ma avete visto le strade dell’Asi per arrivare all’ex-Videocon? Qualcuno s’è preso la briga di visitare quello che resta di un grande stabilimento e delle sue tecnologie moderne e modernissime dopo le incursioni di ladri e il disastro di un incendio di cui ancora non si conoscono i responsabili?

Gino Rossi, rappresentante dei disoccupati di Vertenza Frusinate, ma anche ex operaio dell’ex-VDC disse subito: «Il sito doveva essere reso disponibile a zero euro, perché quando fu tolto al curatore fallimentare (con molti tenaci oppositori) per esser trasferito all’ASI si disse che i fondi erogati nel tempo verso Videocolor e Videocon erano talmente congrui che quella struttura tornava a disposizione del pubblico senza costi. Anche nell’Accordo di programma, di buona memoria, si diceva che avrebbero dovuto contare progetti di reindustrializzazione e la loro qualità, reimpiego dei disoccupati e i livelli di nuova occupazione, in un quadro di innovazione che puntasse al green economy e alle nuove tecnologie».

Se davvero si vuole fare qualcosa di utile bisogna ripartire da qui. Altro che asta, far maturare, invece, pazientemente un accordo con qualche imprenditore industriale di buona volontà a cui affidare quella struttura a zero euro, con un vincolo principale che qualunque sia la sua preferenza deve essere una scelta di industrializzazione che assicuri anche una percentuale di posti ai disoccupati non ricollocati. Se non si sceglie questa strada ogni cattivo pensiero è legittimo.

12 marzo ‘18

 
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