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Legge elettorale e alleanze

camera deputatidi Elia Fiorillo - Legge elettorale e alleanze. Tutto da rifare.
Il botto c’è stato. E che botto! Quando una cosa sembra fatta, come nel caso della legge elettorale fortemente voluta dal Pd, Fi, Lega e 5Stelle, eppoi per un granello di sabbia tutto s’inceppa, allora ancor di più si sente la deflagrazione. Il tonfo, insomma. Ma anche la fregatura. Chi è stato a tradire? E perché poi? Troppo semplicistico addossare la responsabilità all’emendamento di Michaela Biancofiore, di Forza Italia, che riguardava le minoranze linguistiche in Trentino Alto Adige, passato nonostante il parere contrario della commissione. O l’emendamento Biancofiore o un altro tutto avrebbe fatto brodo per chi voleva far saltare l’accordo a quattro sul “germanellum” o “tedeschellum” che dir si voglia. Non solo “franchi tiratori”, o meglio “cecchini”, appostati per impallinare questo o quell’altro emendamento, ma pare proprio un vero piano di guerra preordinato per far saltare il tutto. La domanda è d’obbligo: “perché?”.

"La politica è un’altra cosa. In politica il pensar male è d’obbligo e... non si fa peccato. I peccati son ben altri”

“A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”. Questa frase la ripeteva Giulio Andreotti. Che forse, se gli fosse stato chiesto se il far peccato a pensare male valesse anche per la politica, avrebbe risposto: “La politica è un’altra cosa. In politica il pensar male è d’obbligo e... non si fa peccato. I peccati son ben altri”, in politica s’intende. Insomma, perché far saltare tutto? La voglia di andare al voto dei quattro proponenti la legge elettorale era risaputa. Matteo Renzi aveva bisogno di una rivincita dopo che aveva perso al referendum e, soprattutto, era stato costretto a lasciare Palazzo Chigi. Matteo Salvini doveva dimostrare a se stesso e al centro-destra che lui era il capo assoluto, il leader, alla faccia del Berlusca. C’era poi Grillo che era convinto, o quasi, che il momento giusto fosse arrivato per far cambiar spartito all’Italia, ovviamente con il suo MoVimento al potere. Anche l’ex Cav. pensava alle elezioni come all’occasione del possibile rilancio della sua Forza Italia, senza Salvini e Meloni come alleati, ma con i tanti cespugli di centro che potevano unirsi con lui. L’accordo però aveva fatto storcere il naso a tanti elettori sia di centro, che di destra, che grillini, nonché del Pd. La puzza di bruciato un po’ tutti l’avevano avvertita. Grillo in particolare. Gli elettori del “nuovo che avanza”, i M5S appunto, come potevano accettare il maxi inciucio con personaggi come Renzi, Berlusconi, ecc.? Anche Renzi e Berlusconi però avevano capito che troppo presto certe ipotesi di governo post elezioni erano circolate. E questo era un danno sicuro per entrambi i partiti. Anche per questi motivi la spina alla nuova legge elettorale è stata tolta, in particolare dai grillini, ma anche da un po’ di dissidenti alle velocissime volate – o pensate - del Matteo gigliato.
Le elezioni amministrative passate in secondo piano per via delle grandi manovre sui disegni elettorali e sulle alleanze hanno riportato un po’ tutti con i piedi per terra. La batosta c’è stata per Grillo. Anche il Pd però ha le sue gatte da pelare. C’è poi Forza Italia che da queste elezioni deve prendere atto che il polo di centro-destra può essere vincente se il trio Meloni – Berlusconi – Salvini resta compatto. Insomma, queste amministrative passate sotto silenzio dicono ai partiti che i vecchi schemi non si possono modificare fantasticamente. Nessuna invenzione avveniristica - meglio dire di comodo - ma alleanze che vanno basate sulle tradizionali linee politiche: di centro, di destra, di sinistra.
C’è da dire che una cosa sono le elezioni amministrative e un’altra quelle politiche. I 5Stelle, anche in passato, non hanno brillato per sfavillanti risultati elettorali a livello locale. Quindi, pensare ad un arretramento di Grillo ed i suoi alle prossime politiche è sbagliato.
I fuorusciti dal Pd esultano per la battuta d’arresto del loro ex partito. In particolare per le capriole senza risultati di Matteo Renzi che le prova tutte pur di mantenere il partito e se stesso ai massimi livelli di consenso. Dopo l’ipotesi di un accordo post elettorale con Berlusconi, visto com’è andata a finire la legge elettorale, c’è stata un’apertura a Pisapia ed al suo “Campo progressista”. Non ci vuole troppa fantasia per ipotizzare la risposta di Mpd all’idea di primarie comuni tra Pisapia e Renzi.

Se fosse vivo l’indimenticabile Gino Bartali, grande ciclista, avrebbe affermato scuotendo la testa: “Gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”. Sì, è proprio tutto da rifare!

 
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