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Il messaggio rivoluzionario di Don Lorenzo Milani

don milani 350 260Don Milani e il suo bel libro "Lettera a una professoressa" sono riecheggiati più volte negli ultimi tempi sui giornali ed anche su UNOeTRE.it. Egli è stato promotore e sostenitore di una scuola aperta a tutti e per tutti, in evidente contrapposizione con le odierne scelte di governo che vanno chiudendo via via sempre più spazi a questa grande conquista della Cosituzione italiana: la scuola pubblica.
Ritorniamo sulla sua opera con questo bel ricordo di Donato Galeone che conobbe personalmente don Lorenzo Milani nel 1954 a Firenze insieme a Giorgio La Pira. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 

  1. La diseguaglianza del sapere
  2. Tre essenziali direttive

 La diseguaglianza del sapere è la vera discriminazione

di Donato Galeone* - E' stato detto e ripetuto che don Lorenzo Milani volle agire profondamente per tentare di superare situazioni sociali di disuguaglianze nel “sapere e nella cultura” che considerava la “vera discriminazione della povertà”.

Don Milani non intendeva misurare quella discriminazione sociale solo nella quantità di pane quotidiano disponibile per mangiare ma “nel grado di cultura e di azione sociale” col dare parola ai poveri e ai più deboli, elevandoli a dignità di persone, per essere artefici nella costruzione della società democratica e nell'esercizio dei diritti e doveri costituzionali della repubblica italiana.
Erano proprio questi gli argomenti che più mi colpivano durante le sue presenze, da me e da noi gradite, alla Scuola Sindacale della CISL di Firenze nel 1954, insieme al Sindaco Giorgio La Pira.

Erano messaggi, quelli di don Lorenzo Milani, che approfondivamo tra noi giovani partecipanti al corso di studi sindacali, diretto da Benedetto De Cesaris - cattolico democratico - originario di Guarcino che, negli ultimi anni della sua vita in ciociaria, eletto anche Sindaco del piccolo Comune ciociaro, volle me e Antonello Sugamusto, quali testimoni, al suo giuramento davanti al Prefetto di Frosinone.

Don Lorenzo, sulla sua scuola dei ragazzi di Calenzano e di Barbiana, tendeva a colmare la enorme differenza nel possesso della parola, del linguaggio e della cultura per essere più persone umane e come prete, partendo dal Vangelo, anche alla scuola sindacale CISL voleva dare risposte allo sfruttamento del lavodon milani giorgio la pira firenze musical ro minorile e alla sistematica violazione delle normative sul lavoro, considerando disumana chiamare “forza lavoro” la persona del lavoratore.

Lavoro, come una “merce” da acquistare assumere e licenziare – da un giorno all'altro – con volontà volutamente padronale, disdegnando la dignità della persona ed, essenzialmente, senza rispetto della dignità del lavoratore, che si traduceva in una sistematica umiliazione e intendeva dare, nel contempo, un aggiuntivo contributo alla cultura sindacale del tempo, sia ieri che oggi per nuove analisi e nuove lotte verso la promozione umana nei luoghi di lavoro del terzo millennio.

Era un appello profetico universale e innovativo, quello di don Milani, che si raccordava - come commentava nel 2007 il mio amico Franco Bentivogli, ex segretario dei metalmeccanici CISL- alle grandi innovazioni del Concilio Vaticano II e alle Encicliche Pacem in Terris e Populorum Progressio. promulgata quest'ultima poche settimane prima della sua morte, che confermavano gli orientamenti fortemente innovativi sull'impegno politico e sindacale dei cristiani e “di tutti gli uomini di buona volontà” per la giustizia e la pace.

Furono e sono anche oggi – a mio avviso – questioni e messaggi che ci toccano da vicino, grazie a Papa Franceso, sia come Sindacato dei lavoratori che come persone fisiche e cittadini di buona volontà, nell'agire quotidiano, sul quale don Milani sollecitava la “promozione di un umanesimo plenario e doveri di solidarietà e di accoglienza, assumendo il BENE COMUNE come obiettivo politico e sindacale concreto in un mondo di fratelli e senza confini”.

Proprio in questo terzo millennio dovremmo pensare, riflettere e agire “sulla questione lavoro” in presenza della globalizzazione, con la estensione delle multinazionali imprenditoriali finanziarie che tendono ad aumentare la sproporzione di potere a danno dei lavoratori con la disoccupazione definita tecnologica e de localizzata e mentre il Sindacato dei lavoratori lo vediamo sempre più impegnato per il cambiamento con le sue azioni organizzative e di rappresentanza a tutti i livelli contrattuali territoriali e nei luoghi di lavoro.

(continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Tre essenziali direttive

E pensare proprio al come don Milani sollecitava e acculturava i suoi ragazzi della scuola popolare, prima a Calenzano e dopo a Barbiana, col richiamare tutti, responsabilmente, su tre essenziali direttive, per un “riequilibrio di potere”senza il quale non può vivere la democrazia e cioè: su il sapere sempre di più tra la generalità dei cittadini; sulla organizzazione unitaria dei lavoratori e sulla solidarietà condivisa territoriale.
Sono tre direttive che - a mio avviso - dovrebbero aggredire non solo i problemi e le questioni sindacali del secolo scorso da noi combattuti e che hanno fatto il loro tempo, ma i ”nuovi problemi sociali” che si presentano gravi e insoluti: dagli immigrati al lavoro precario e occasionale di basso salario; dall'invecchiamento alla crescita della non autosufficienza nella condizione di povertà.

Abbiamo presenti, oggi, le nuove disuguaglianze, essenzialmente, nel “lavoro che cambia e che manca” per i giovani e meno giovani e che potrebbe creare, nel tempo non lontano, maggiore povertà pur se assistita e in nome di “una uguaglianza tra poveri diseguali” che è e sarebbe la “peggiore disuguaglianza sociale” e non potrebbero essere sufficienti nuove leggi o ammortizzatori derogabili per risolvere una incontrollabile crisi sociale.

Tutti lo sappiamo e, lo ripetiamo, che sono gli investimenti programmati e finanziabili, pubblici e privati, agevolati e diffusi, che possono creare lavoro e reddito con la produzioni di beni e servizi collettivi per il soddisfo di necessità primarie.lettera a una professoressa
Sappiamo anche che le rappresentanze politiche e sociali singole o coalizzate verso obbiettivi di progresso nella inclusione dei cittadini esclusi sono diverse nell'operare, sia per loro natura che per finalità, dai gruppi imprenditoriali nazionali o multinazionali che “hanno come fine gli interessi profittevoli propri e la competitività”.
Ecco, allora, l'unità del Sindacato del lavoratori che con la sua concreta natura innovativa e solidaristica necessita del bisogno di partecipazione e di progettualità praticabili a breve, medio e lungo termine nei processi di cambiamento a condizione, diceva spesso don Milani, di “scegliere una prospettiva esistenziale di sviluppo umano”.
E don Milani, cinquanta anni fa, indicava il come fronteggiare l'epoca delle dimensioni nazionali e mondiali della politica e i doveri di solidarietà nella “ridefinizione della casa dell'uomo” esaltando l'importanza delle interdipendenze e della responsabilità che ne derivano in ogni fase di cambiamento epocale per combattere la disoccupazione crescente, l'immigrazione e emigrazione in percorsi di vita non omogenei che contengono problemi difficili e complessi.
Così come indicava anche le grandi sfide che richiedevano una “cultura innovativa e creativa “nella proposta politica e sindacale per essere protagonisti, in piena autonomia del pensare e dell'agire, nella società in rapida trasformazione”

La scelta annunciata da Papa Francesco di andare a pregare il 20 giugno sulla tomba di don Milani e una decisione grandiosa verso una universale testimonianza cristiana definita dal Papa “una inquietudine spirituale alimentata dall'amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come un ospedale da campo per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati”.
Per la scuola in quanto “sinonimo di apertura alla realtà” - diceva don Lorenzo e lo ha richiamato il mese scorso Papa Francesco - “voi dovete impadronirvi delle parole, del senso delle parole, perché attraverso il controllo delle parole, i prepotenti vi dominano”.
Era ed è, quindi, quello di don Lorenzo Milani, un messaggio rivoluzionario perché “ impadronirsi delle parole” significava e può significare, nel concreto quotidiano: possibilità di impadronirsi dei giornali, delle reti televisive e delle notizie, non favorendo il “bene comune” nelle realtà produttive e limitando la voce ai cittadini e ai lavoratori colpiti dalle povertà relative e assolute.
(*) ex Segretario provinciale di Frosinone e regionale della CISL Lazio
Roma 17 giugno 2017

 

 

 
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