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Il consapevole dovere di salvare vite umane

gioiosisaluti dauntaxidelmare 350 260di Anna Elisa De Santis - La Presidente della Camera dei Deputati, On. Laura Boldrini, ha preso sul tema delle ONG e dei migranti una posizione forte e chiara in una situazione fragile e piuttosto opaca. L’ha fatto in una lettera aperta pubblicata sul quotidiano Repubblica il 12 agosto.
Sostiene la Presidente che dobbiamo rispetto alle ONG, per il lavoro incessante che esse hanno svolto in aiuto dei migranti in balìa delle onde e degli scafisti. Precisa che le ONG hanno sempre agito in rapporto stretto con la Guardia costiera, pronte all’aiuto di chi ne aveva bisogno perché la loro vita era in pericolo.
Il punto complicato, la questione divisiva, accogliere tutti o no, è stato affrontato con riferimento alle necessità di definire meglio i flussi ma senza eludere la necessità di salvare in ogni caso chi è in mare e ha bisogno di aiuto, gente in fuga da guerre, violenze, tirannìe.
Questa, mi è sembrata la sostanza dell’articolo, che è comunque consigliabile leggere per intero, anche per i riferimenti all’esperienza personale “sul campo” avuta dalla terza carica dello Stato, un vissuto non urlato ma rivendicato.
E da qui parte, io penso, un dovere che è civico e politico, nel senso pieno del termine, di prendere posizione riguardo al messaggio implicito contenuto nella lettera della Presidente.
La circolarità è una caratteristica delle democrazie contemporanee più che in passato. La circolarità non riguarda solo la dimensione della società civile ed economica, fino all’economia circolare nelle sue proposte più avanzate, penso a Baranes e alle diverse teorie sui beni comuni e la partecipazione, comprese quelle su base teorica socialista e comunista. Ognuna delle quali trova fondamenti nella Costituzione e nelle ricerche diverse nelle quali essa stessa si inserisce (da Mortati a Rawls, a Rodotà, per vedere uno dei tracciati possibili).
La circolarità nell’epoca della rete, riguarda molto anche il rapporto tra la società, i cittadini e le istituzioni, le cariche pubbliche.
In questo ambito si pone la lettera della Presidente, che in questo modo ha manifestato il suo pensiero sottoponendolo all’attenzione pubblica e non solo istituzionale, sul tema dei migranti, uno dei temi sensibili della coesione nazionale. Ella ha sottolineato il legame che è intercorso tra il suo pensiero e la sua azione proprio sull’argomento. Il che è vero, così come lo è che non sia più un fatto solo personale, questo percorso.

Il senso di aver una Presidente della Camera che è stata portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr)

E’ invece un fatto interamente politico che il nostro Paese abbia scelto di affidare la presidenza di uno dei due rami del Parlamento ad una donna con tale vissuto e che esso stesso sia stato tra i motivi di coesione attorno alla decisione. Dunque da questo si parte, dal fatto che la ratio umanitaria abbia assunto una dimensione nuova nella governance del nostro paese dal momento in cui esso ha assunto quella decisione.
Nello stesso tempo, quanti si riconoscano più vicini alle posizioni espresse dalla Presidente, ben possono manifestare nelle sedi possibili di esercizio della democrazia, le loro convinzioni, sapendo che esse sono nel punto di equilibrio politico più alto raggiunto dal Paese nel suo organizzarsi pubblico. Senza timore quindi, ciascuno potrà esprimere il suo consenso alla scelta di aiutare chi ha più bisogno e nessuno ha più bisogno di chi è in mare, non saldamente sulla terra, ma in mare e chiede di non morire a chi gli è più vicino. A chi lo ascolta e a chi lo può ascoltare.
Il contrasto alle organizzazioni criminali è un’azione di giustizia e sarà tanto più efficace quanto più sarà solido il rapporto dello Stato con chi di questa stessa opera condivide gli scopi, e ne ha fatto missione. Le ONG, ad esempio.
L’autoregolamentazione ha questa base necessaria: il rispetto dell’identità delle parti di essa. Diversamente basterebbe normare, obbligare ad una condotta e poi sanzionarne le violazioni. Invece occorre altro. Altro per regolare le relazioni di aiuto con persone che ormai hanno rinunciato ad una parte che è sostanziale per
ognuno di noi, l’appartenenza al proprio Paese. Persone ridotte allo stato puro di esseri umani.
Quali regole, come elaborarle perché siano effettive? E’ un lavoro duro, ma possibile se ad orientarlo restano i valori su cui la nostra popolazione ha definito le proprie cariche istituzionali più alte, sintesi della coscienza nazionale.
Sono richieste regole che rispettino la sostanza profonda delle organizzazioni che sulle finalità di aiuto umanitario hanno scandito sé stesse e il proprio vissuto. Da questa identità si deve attingere per creare un circuito di tutela umanitaria nel Mediterraneo adeguato a contrastare il livello di aggressività criminale che ha uno spessore internazionale, come è evidente, forte del suo obiettivo di lucro.
Più forte, non è un’utopia, potrà essere l’aggregazione sull’obiettivo del rispetto dei diritti umani, che è l’avvincente e dinamica storia della democrazia nel nostro Paese e non solo.

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