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Robots: il loro futuro decidiamolo noi

Fantasy Ironic look intelligent robot 350 260Innovazione, automazione e tutela dell'Umanità e del Lavoro. Discussione

di Ermisio Mazzocchi - I Robot e mondo del Lavoro, urge una nuova disciplina

Licenziati. Lavoratori di una fabbrica sono stati licenziati a causa dell'introduzione di robot per la sua produzione, lasciando solo qualche lavoratore addetto a mansioni marginali. Una storia che si ripete, come quando durante la rivoluzione industriale all'inizio del XIX secolo, le macchine sostituirono a poco a poco le mansioni di migliaia di lavoratori. (per leggere tutto, completata una pagina, torna qui in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

  1. Parte 1
  2. Parte 2
  3. Parte 3
  4. Parte 4

I Robot di 3ª generazione

Un sindacalista dell'inizio del '900, annotava che gli operai avrebbero dovuto avere coscienza che "la macchina moderna non è fatta per affamare i lavoratori, ma bensì per sgravare ai medesimi quel lavoro materiale che li abbruttisce". Identiche questioni rimangono nella nostra epoca. Quegli operai espulsi dalla produzione hanno ripiegato su nuovi lavori, creando nuove professioni. Forse.
Il problema si ripresenta su scala mondiale con la prospettiva che per la fine di questo secolo, si ritiene che il 70 per cento delle occupazioni attuali sarà rimpiazzato dall'automazione.
I robot, già oggi di terza generazione con “Artificial Intelligence" (AI), in grado di costruire nuovi algoritmi e quindi di ampliare automaticamente la loro AI, sono inevitabili e la sostituzione del lavoro sarà inevitabile, coinvolgendo ogni mansione, dal lavoro manuale a quello concettuale. Un vantaggio enorme per le condizioni di vita dell'umanità, ma apre scenari inediti e non facilmente prevedibili, soprattutto nel rapporto uomo - macchina e nelle definizioni dei nuovi lavori per l'uomo.
Tutto ciò porta inevitabilmente a riconsiderare la categoria del lavoro dell'uomo, non più secondo schemi del novecento, ma revisionato in considerazioni di nuove mansioni altamente specializzate, mentre i robot saranno impiegati in lavori non solo manuali, come già avviene in molti campi, ma di alta tecnologia. Non è una meta da raggiungere, esiste già di fatto.
Da tempo i robot hanno sostituito i lavoratori nelle catene di montaggio e sono ora utilizzati in altri luoghi, a esempio nei magazzini come quelli di Amazon dove recuperano scatole, le smistano e le caricano sui camion, oppure distribuire medicinali monodose negli ospedali, per arrivare ai robot per le pulizie di casa.
Il caso Amazon è significativo, considerato che è una di quelle aziende che stanno lavorando ad algoritmi di AI in grado di capire che cosa avremo bisogno nell’immediatoRobot.industriale futuro, prima che noi stessi ce ne rendiamo conto.
Così che Amazon, vendendo praticamente di tutto, dispone di un’enorme mole di dati sui gusti e gli schemi di consumo dei propri clienti, che gli consente con un sistema avanzato di robot, di elaborare e indovinare le nostre necessità e offrircele alle migliori condizioni.
È forse finita la nostra libertà di scelta, e siamo condizionati dalle macchine?
Nel 2050 si prevede che negli Sati Uniti saranno i robot integrati a guidare i camion in autostrada lungo le rotte dell'autotrasporto.
Se allarghiamo il nostro sguardo oltre questi impieghi, ci accorgiamo che siamo immersi, da tempo, in un sistema di robot che riteniamo facciano ormai parte della nostra esistenza.
Le smart Home sono le applicazioni più interessanti della AI, che si estende a molti interventi domestici, come i sistemi che gestiscono gli ambienti in termini di temperatura, illuminazione, sonorità in base alle nostre abitudini e alle nostre preferenze.
Termostati, come Nest di Google, che sono in grado di capire quante persone ci sono una stanza, ma anche reti elettriche che ottimizzano il funzionamento degli elettrodomestici in modo da sfruttare le migliori tariffe energetiche. Oppure tapparelle elettriche, collegate al nostro smartphone, che si chiudono da sole quando usciamo di casa e si riaprono al nostro ritorno. I sistemi di intelligenza artificiale imparano con l’esperienza, come apprendere cosa ci piace guardare in TV, cosa siamo soliti ascoltare alla radio o cosa ordinare al ristorante. Una volta scoperti i nostri gusti gli algoritmi di AI possono darci suggerimenti di consumo e di acquisto in linea con i nostri gusti. Le AI di Netflix per consigliarti i film; di Spotify per segnalarti la musica, per arrivare a Facebook il cui algoritmo sceglie quali post farci vedere su la basa dell'esperienza con un motore di AI.
Il passo per arrivare a utilizzare AI nel campo del giornalismo è breve tanto che già ora alcuni siti di news online tra cui AP, Fox e Yahoo!, utilizzano infatti sistemi automatici per scrivere brevi notizie di taglio finanziario o sportivo.
Coloro che possiedono un’auto di ultima generazione conoscono le applicazioni su la loro vettura di AI, che usa algoritmi di intelligenza artificiale che gli consentono di imparano a modificare il proprio comportamento con l'esperienza.
All'orizzonte, apparentemente pacifico, contrassegnato da molteplici implicazioni etico - giuridiche, si profilano aspetti inquietanti per quanto riguarda l'utilizzo di robot militari. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

 I Robot e le guerre

L'uso dell'AI nel settore militare, lascia molte perplessità sulla capacità di un robot killer di distinguere fra amici e nemici e le temutissime tecnologie intelligenti, in ambito militare, sono da tempo un dato di fatto in molti paesi.
In Inghilterra, la società Bae Systems ha costruito un drone militare autonomo costato 185 milioni di sterline.
La Corea del Sud ha avviato ricerche che applicano AI, basandosi su algoritmi di navigazione per veicoli sottomarini di grandi dimensioni senza equipaggio, sistemi di formazione per aeromobili e tecnologie intelligenti di localizzazione e riconoscimento degli oggetti.

In definitiva, Robot da combattimento e droni. Gli attacchi informatici, in cui si fanno esaurire deliberatamente le risorse di un sistema informatico che fornisce un servizio, fino a renderlo non più in grado di erogare il servizio al cliente richiedente, sono ricorrenti in guerre in cui vi sono ingerenze di Stati non coinvolti nel conflitto, ma interessati a soluzioni favorevoli a essi.
Come fu nel caso in cui un milione di computer fu utilizzato per un attacco ai siti web di società dell'Estonia, o in quello in cui un sofisticato software sabotò mille centrifughe usate negli impianti nucleari iraniani. Le armi robotiche costituiscono l'ultimo stadio, se non il definitivo, nel processo di industrializzazione della guerra, o meglio ancora l'inizio di uno sviluppo di conflitti informazionali.
Non abbiamo nessuna sicurezza che gli agenti software, dal cyberspazio ai robot in ambienti fisici, non abbiano una funzione violenta e i loro attacchi non siano letali. Le AI hanno reso più facili conflitti asimmetrici (non più un esercito conto un'altro, in posizione simmetrica) e hanno fatto scivolare il terreno di guerra all'interno dell'infosfera.
Nella guerra in Iraq, gli Usa usarono sul campo 21.000 robot e in Pakistan, i droni attivati dalla CIA degli USA, hanno ucciso più di 2.400 persone. Sistemi più efficaci, più precisi di una bomba, come nel caso di alterare i sistemi informatici e robotizzati di un ospedale o di un aeroporto per causare la perdita di vite umane. Robot in guerra
Sono scenari che hanno già modificato, in modo radicale, il nostro modo di pensare le questioni militari, politiche ed etiche.
Si potrà arrivare a intese per intraprendere iniziative di cyber - difesa, a definire protocolli tra gli Stati, simili a quella che fu la Convenzione di Ginevra o a quelli su l'uso delle armi chimiche?
A oggi non c'è nulla di tutto questo, non c'è un abbozzo di accordo internazionale relativo all'uso etico della robotica militare. Paradossalmente nell'uso civile dei robot esistono le tre regole dette di "Asimov" (il noto scrittore di racconti di fantascienza), ma non in quello militare.
Le tre regole furono pensate per vietare ai robot di compiere azioni dannose per gli essere umani.
In un futuro prossimo, se non già oggi, vivremo a fianco a fianco con i robot e nei prossimi anni la nostra relazione con i robot sarà sempre più complessa. In un prossimo tempo, verremo pagati in base a quanto riusciremo a cooperare sul lavoro con i robot.
Una prassi che si sta consolidando ai nostri giorni se pensiamo che quasi in tutti i settori lavorativi, si susseguono incessantemente aggiornamenti di formazione nell'uso delle macchine robotizzate. Un drone in ogni studio di architetto, che deve avere un patentino riconosciuto per utilizzarlo.

Alla fine non ci sarà una linea di demarcazione su ciò che facciamo noi e cosa i robot nel campo del lavoro che in quello privato. Un robot in ogni casa per usi domestici, come avviene per la pulizia dei pavimenti o per il taglio dell'erba in giardino. Assemblano automobili in fabbrica, sono presenti in sale operatorie. Negli aeroporti, nelle stazioni, nelle banche sarà possibile trovare un social robot a dare consigli e fare operazioni per noi.
Si pone, a questo punto, un problema etico - giuridico rivolto alla definizione di strumenti per gestire un nuovo mondo di relazioni sociali ed economiche, in particolare quelle tra gli operatori di rete, i fornitori di hardware, di software e lo stesso acquirente. Abbiamo bisogno di definire norme che disciplinino le responsabilità, definiscano principi e regole per le tecniche di robotica avanzata e di AI.
Il Parlamento UE, nel mese di febbraio 2017, ha approvato una risoluzione recante raccomandazioni alla Commissione europea concernente regole giuridiche sulla robotica, per l’individuazione di responsabilità civili e penali precise in caso di danni causati dagli automi.
Una esigenza che si è estesa anche alla necessità di un’etica della robotica, tanto che lo stesso Parlamento UE ha consigliato l’adozione di un codice che regoli i rapporti tra uomo e androide.
I bambini di oggi giocano con giocattoli - robot, piccole macchine autonome nei loro movimenti, domani potrebbero convivere con robot gemelli, indistinguibili dall'originale umano e trovarsi vicino un robot antropomorfo con parti di organi umani (robot biologico). (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

Viene in mente "Io e Caterina" con Alberto Sordi

L'etica e le regole devono dare una risposta a una serie di interrogativi nuovi. È giusto che si costruiscono robot che replicano alla perfezione un essere umano. È giusto che i bambini vengano accuditi ed educati da un robot?
La situazione si complicherà ancora di più quando i progressi della robotica consentiranno di realizzare intelligenze artificiali così evolute da ipotizzare che possano sviluppare un sé, una coscienza e una vita interiore simile a quella umana.

Sembra di rivedere il famoso film "Io e Caterina" con Alberto Sordi, eppure siamo solo nel 1980!

Sarà ancora possibile pensare ai robot come macchine, così come li consideriamo oggi? E sotto il profilo etico, sarà ancora corretto potere parlare di proprietà e di possesso esercitato dall’uomo su macchine così evolute e autonome? Di chi sarà la responsabilità per i danni che queste macchine potrebbero causare con le loro azioni alle cose o alle persone per le quali lavorano?
Pensate a un robot badante per anziani o a un robot baby sitter e alla delicatezza dei ruoli che dovranno svolgere.
Regole ed etica che oggi non ci sono, cui dovremo provvedere al più presto. Pochi giorni addietro un auto robot, quindi senza un uomo alla guida, ha investito un pedone, chi pagherà i danni? Di chi sarà la responsabilità penale se ucciderà un uomo che sta attraversando su le strisce pedonali? La legge su i robot è urgente.Io e Caterina- con alberto Sordi

Per ora l'UE si è limitata ad avanzare la richiesta di una legge sui robot che riguarda le macchine robot, quelle che fra qualche anno dovremmo vedere sfrecciare sulle nostre strade.
Ma è in discussione anche la creazione di un’Agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale, che dovrebbe occuparsi di tutti gli aspetti legati alla convivenza sociale con gli automi. “Si potrebbe dotare i robot di una personalità virtuale”, ha spiegato la relatrice della risoluzione la deputata socialista Mady Delvaux. “Vogliamo creare un quadro giuridico per i robot che sono attualmente sul mercato o lo saranno nei prossimi 10 o 15 anni”.

La Daimler ha iniziato a sperimentare in Nevada il primo camion capace di guidare da solo. Solo negli Stati Uniti gli autisti di camion sono attualmente 3 milioni.
Pepper, il robot di Aldebaran Robotics, ha cominciato a fare le prime esperienze come commesso di negozio. Softbank, che commercializza Pepper in Giappone, ne ha già ideato una versione per le imprese. Si chiama Pepper for biz e per affittarlo bastano circa 400 euro al mese, ben al di sotto della paga di un operaio in carne e ossa.
Uno studio recente sottolinea come di qua al 2025 i robot potrebbero sopprimere in Francia 3 milioni di posti di lavoro. Agricoltura, costruzioni, industria, settore alberghiero, pubblica amministrazione, esercito e polizia, sono alcuni dei settori che soffriranno di più. Tutti i comparti, secondo questo studio francese, potrebbero perdere occupati, fatta eccezione per formazione, sanità e cultura.
I ricercatori dell’Università di Oxford, che in un altro studio hanno evidenziato come il 47% di lavori e professioni saranno a rischio robotizzazione e automatizzazione nei prossimi anni, comprese le professioni legali, la contabilità, e molti altre professioni. Una ricerca di Nomura Research e dell’Università di Oxford, svela quali sono le dieci professioni che la robotica metterà più a rischio negli anni a venire.
Tra questi ci sono lavori come quello di barista (Royal Caribbean ha già sperimentato robot barman a bordo delle sue navi da crociera) o di giornalista. Ma a essere interessati sarebbero anche artificieri, farmacisti, militari, cassieri di banca, magazzinieri. Una prospettiva di immense complicazioni, per di più non circoscritte a un paese, piccolo o grande che sia, ma è globale.
Le AI non sono di produzione esclusiva di qualcuno o di un unico Stato, come potrebbe essere per i carburanti, ma sono prodotti accessibili a tutta l'umanità. Martijn Gribnau, un manager di Ipsoft, ha ribadito che le intelligenze artificiali, i robot, non ci ruberanno il lavoro. Non ci sostituiranno, ha sottolineato, ma ci aiuteranno a liberarci di compiti e funzioni noiose e ripetitive.
Per l’europarlamentare lussemburghese Mady Delvaux, che , come abbiamo visto, è relatrice di una risoluzione per una legge sui robot dell’Ue, ha affermato che “il futuro è una incognita”, probabilmente “rimarranno pochi posti di lavoro per chi non ha elevata formazione e qualificazione”.

Per il resto è ipotizzabile, dice Delvaux, “una cooperazione” tra umani e automi. Per questo, il Parlamento ha chiesto alla Commissione anche un esame sui lavori potenzialmente più a rischio, in cui le persone saranno sostituite dai robot. Un tema delicato che vede anche posizioni più confortanti.
L’International Federation of Robotics afferma che la robotica sarà il principale driver per la creazione di posti di lavoro nel mondo nei prossimi cinque anni. L’IFR cita uno studio del 2011 della società di ricerche di mercato Metra Martech, secondo cui a livello globale dai tre ai cinque milioni di posti di lavoro, non esisterebbero se l’automazione e la robotica non fossero stati creati per la realizzazione di milioni di prodotti elettronici. (continua a leggere. Vai in alto sotto la foto grande e clicca sul titolino successivo)

I Robot restino un strumenti nelle mani dell'Uomo

Una posizione condivisa in un certo senso dall’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, secondo cui “la robotica più che sostituire l’uomo lo aiuterà nei lavori pesanti”, soprattutto se non più giovane. “Uomini e robot possono coesistere – affermano alla Scuola Sant’Anna – se i robot restano uno strumento nelle mani dell’uomo”.
In realtà non sappiamo se nei decenni a venire i robot distruggeranno veramente il mercato del lavoro così come siamo abituati a conoscerlo o “semplicemente” lo ridisegneranno.
L’unica certezza è che dovremo prepararci a cambiamenti radicali nelle nostre vite, legate proprio alla “invasione” delle intelligenze artificiali.
E' quasi certo che i ragazzi di oggi, come lo sono già i loro genitori, non metteranno mai piede in una banca o nell'ufficio postale, né andranno a ritirare un esame clinico, né acquisteranno in un negozio di abbigliamento o altro.
Basta spingere un tasto su la macchina smartfone per fare tutti i servizi necessari e desiderati o utilizzare il bancomat. E se non utilizzo lo sportello bancario, non ci sarà neppure l'impiegato. Una trasformazione già iniziata che sta cambiando gradualmente le abitudini di tutti.
La quarta rivoluzione industriale, come l’ha definita qualcuno, andrà oltre. Non interesserà solo i lavori manuali, ma anche i servizi, la maggior parte dei quali saranno automatizzati grazie ai progressi dell’intelligenza artificiale.
Le prospettive di nuovi lavori si presentano già oggi, che potrebbero essere orientati verso settori dell’ingegneria robotica, dell’ingegneria cibernetica, dell’ingegneria biomedica e della robotica biomedica e di profili professionali multidisciplinari, in grado di rapportarsi con una realtà dove saranno più diffusi sistemi capaci di mettere insieme fisica, biologia e digitale. Automazione indusitriale
A oggi, non siamo in grado di prevedere quale sarà il lavoro nel futuro, a chi sarà funzionale, quale saranno le nuove categorie del lavoro, quale saranno le nuove ricchezze e le nuove povertà. Uno studio sul mercato del lavoro britannico ha stimato che nei prossimi 15 anni i sistemi di intelligenza artificiale potrebbero sostituire le persone nel 30 per cento dei posti di lavoro nel Regno Unito.
Serviranno certamente lavoratori più preparati, ma probabilmente in numero molto inferiore a quelli necessari oggi ai sistemi produttivi. Difficile da compensare con la creazione di nuove opportunità di impiego, a meno che i governi non prendano provvedimenti.
Siamo entrati in una epoca non prevedibile nei suoi aspetti evolutivi della tecnologia informatica, che sostanzialmente provoca mutamenti radicali nei rapporti tra gli uomini e le sue comunità. Si potrebbe ritenere che siamo protagonisti di un processo di trasformazione della costruzione di una nuova società, di una nuova struttura economica e anche di un nuovo orientamento ideale e culturale.
Una rivoluzione intellettuale e morale potrà sembrare eccessivo, ma a ben considerare i nuovi modelli di comportamento e delle relazioni sociali, non è impossibile considerare la nuova epoca dominata dalla cultura delle AI come un avvenimento che cambia il nostro sistema sociale.
Nasce un nuovo pensiero di ricerca, che si può considerare egemone nel rapporto tra uomo e AI. In questa nuova evoluzione del sapere, sarà necessario comprendere chi sono le forze interessate a possedere il controllo della produzione dei robot e dei nuovi saperi.
Gli intellettuali della conoscenza e della ricerca di questo XXI secolo avranno una funzione determinate nel loro ruolo di produttori del sapere. Sapranno avere una capacità di autonomia e sostenere che l'utilizzo di questi nuovi strumenti della scienza, siano al servizio di tutti e non al servizio di alcuni, Stato o gruppi di potere finanziario o di altro genere.
La politica, nella sua eccezione democratica con la funzione di rappresentare i bisogni di tutti, sarà capace di interpretare le nuove e a volte oscure prospettive, di un mondo in continuo cambiamento, che non potrebbe essere favorevole per tutti, ma aumentare le differenze tra ricchi e poveri. Dare più potere a chi possiede gli strumenti per sostenere la ricerca e la costruzione di sistemi di tecnologia avanzata, orientata verso obiettivi di un proprio vantaggio rivolto a se stesso (Nazione, centri finanziari, società globali, ecc.) su altri.
Si ripropone un tema che ha attraversato tutta la storia degli uomini.
Quello del rapporto tra chi possiede e chi non possiede e quali dovrebbero essere le regole che compensano questa differenza, mettendo a riparo chi è più debole e ha meno forza per reagire.
Il robot è un prodotto. La domanda resta chi lo produce e per cosa.
Certamente non potremo aspettare il futuro per saperlo.
Pubblicato su “il regionale Perté” giovedì 12 aprile 2018


Pubblicato su “il regionale Perté” giovedì 12 aprile 2018

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