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La utile importanza di un dibattito

Bonaviri docdi Giuseppina Bonaviri - Ignazio Mazzoli scrive un lungo articolo prendendo spunto dall’iniziativa “Rigenerare la politica con la democrazia partecipativa” che ho promosso il 7 maggio scorso. L’incontro è stato molto partecipato (tre ore circa di dibattito, 48 presenze complessive e 20 interventi) e credo abbia colto una sentita esigenza: provare a portare all’esterno un dibattito che alcuni partiti dicono di aver fatto al loro interno, ma di cui c’è stata scarsa notizia; non si può pensare che siano da considerare analisi solo alcune affermazioni di esponenti di partito riportate dalla stampa locale.

Mazzoli come tanti commentatori ricorda che la crisi della sinistra (e con questo termine intendo l’intero schieramento delle forze che hanno un’idea progettuale della politica e considerano la storia un divenire) è planetaria e non sta risparmiando nessun sistema democratico dei paesi occidentali.

Questo fenomeno non mi sfugge e mentre provo inquietudine nel constatare che il sistema parlamentare è in affanno e viene svillaneggiato da decenni, mi preoccupo che i cittadini considerino apprezzabile l’ideologia (non ho timore di usare questo termine) della sinistra solo se la democrazia viene declinata assieme ad una idea solida di sviluppo economico e sicurezza sociale. Nei tempi della globalizzazione e di nuovo negli anni della lunga crisi economica, la Destra ha fatto credere che fosse possibile raggiungere questi obiettivi con l’individualismo, il fare da sé, con il risultato di aver “avvelenato i giacimenti” della solidarietà e della coesione sociale. La rabbia espressa da parte delle nostre concittadine e dei nostri concittadini contro gli enti e le aziende dei pubblici servizi, prima che per l’inefficienza -vera o falsa che sia - è segno dell’impotenza che questi provano per non essere in grado da soli di vincere la battaglia quotidiana della sopravvivenza ed il paradosso è che di questo s’incolpa la sinistra mentre l’illusione è stata propinata dalla Destra.

Come si rimonta questa situazione? Con un messaggio articolato che inevitabilmente riguarda anche i “piani alti” perché i nostri compaesani sono assai più informati di quanto si possa pensare.

A livello europeo affermando, senza dubbio, la necessità di un rinnovo degli accordi e delle istituzioni degli Stati dell’Unione, entità che può competere con potenze internazionali come USA, Russia e Cina: a questo livello si determina la politica finanziaria e macroeconomica ed è inutile rivendicare sovranità se non si è protagonisti in questa stessa sede. Senza voler negare che ha ragione chi afferma che l’immigrazione rappresenta per l’Italia un serio problema.

In Italia, riprendendo la riforma delle istituzioni. Una riforma che metta fine all’assurdità di procedere e riforme elettorali sganciate da una nuova configurazione dell’ordinamento e corregga l’errore d’aver sminuito l’importanza delle province e con l’avere lasciato la pletora di ventuno regioni che, tolte quelle a statuto speciale, sono praticamente svuotate di competenze e nella maggioranza generatrici di debiti per il bilancio statale. Allora, necessita ridurne il numero e destinare le rimanenti risorse ai comuni in cui la vita amministrativa langue per gli insufficienti bilanci e conseguentemente rispetto alle legittime aspettative dei cittadini, in particolare di coloro che hanno più bisogno di essere assistiti e sostenuti. Nulla può far credere che l’Amministrazione pubblica sia più vantaggiosa e di peso se, in primis, i servizi sociali e la sicurezza non vengono adeguatamente garantiti.

C’è il coraggio di fare questi discorsi alla cittadinanza senza continuare ad illuderla? Da quanto tempo non si affrontano assieme a loro queste ed altre criticità? A me pare chiarissimo che quando lo si è fatto lo si è fatto isolatamente, senza “la forza d’urto” di quei partiti che si riconoscono in un grande disegno al di là delle sfumature .

Questa è la prima ragione delle iniziative future che la nostra Rete sta mettendo in piedi e nelle quali sarebbe coerente che tutte le forze che si riconoscono nella sinistra discutessero liberamente a a partire da questioni concrete, senza scagliarsi contro le verosimili diverse posizioni (come se chi ad esse controbatta sia considerato traditore). E’ così che, lavorando insieme e sui contenuti, si può sperare che un’alleanza larga ed inclusiva non diventi un pretesto elettorale che, a ragione, non convince nessuno tanto meno le elettrici e gli elettori.

Una vista della riunione

Da Giuseppina Bonaviri

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