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'Ripensando al passato, per guardare al futuro'

Rerum novarum Leone XIII 390 minDonato Galeone* - Le condizioni di sinistra e centrosinistra di Ivano Alteri. Leggendo l'articolo di riflessione storica politica e sociale del secolo scorso scritto da Ivano Alteri convince molto le ultime sue conclusioni : “la democrazia senza popolo è un pericoloso ossimoro politicamente micidiale” ed io mi permetto aggiungere che “dovremmo continuare a interrogarci sull'avvenire, ripensando al passato, per guardare al futuro”.

E' verità storica il riferimento ai 120 anni dall'Enciclica Reurum Novarum di Leone XIII che in questi giorni viene ricordata ad Anagni con una “lectio magistralis” affidata al Cardinale Bassetti, su un messaggio sociale universale della “questione operaia” di fine ottocento che, come scrive Ivano, fu resa disponibile alla “cultura e alla politica italiana, con la quale la cultura laica e di sinistra si è proficuamente incontrata nella resistenza al nazifascismo, nella scrittura della Costituzione e nella nascita della repubblica”...e richiama altre conquiste sociali e di sviluppo degli ultimi 50 anni promossi, partecipati e condivisi in Italia, nella dimensione europea.

Nel merito, poi, del distinguo convezionale atttualissimo - richiamato e definito da Ivano – tra “Centro” il cattolicesimo democratico, riconoscibilmente “centro” e la “Sinistra” riconoscibilmente “sinistra” e se queste definzioni messe insieme si sono “scolorite” nel Centrosinistra” si tratta – a mio avviso e ripeto – di convenire, riflettere interrogandoci sull'avvenire prossimo, ripensando al passato e guardando al futuro.

E io mi permetto pensare, subito, proprio in queste giornate a 70 giorni dal 4 marzo 2018 che, purtroppo, alla prima domanda – oltre il centro e la sinistra o centro sinistra scolorito – sulla “protezione dei poveri e dei senza lavoro” che è impegno cristiano e di sinistra, congiunto alla graduale “eliminazione delle cause della miseria” - con impegni politici e mezzi finanziari - non sembra trovi convincenti risposte, ma solo fumisterie al vento su vere aspirazioni di cittadini e lavoratori che vogliono diventare “ceto medio autosufficiente” ma restano, ancora, un gruppo di persone semplici “scartati” - ci ripete Papa Francesco - dalla società democratica che, da tempo, non eleva a dignità le persone, con il lavoro.

Così come la previdenza sociale di sostegno al reddito in assenza di lavoro involontario, l'assistenza agli anziani, agli handicappati, ai malati raccoglie pincipi politici e pratici di cattolici democratici e di sinistra che sono messaggi umanitari e universali, mentre la crescita dell'inpresa produttiva a fini sociali costituzionali – già concettualmente esposti in encicliche e documenti della “sociologia cristiana-cattolica” è centrale così come lo è nella “sinistra” ideale e pratica partecipata.
Mi riferico, ovviamente, ad una filsofia politica sindacale praticata che combatte “l'egosismo del benestante” per agevolare ed estendere la crescita delle persone meno favorite che non è solo centralità cristiana solidale, non condividendo quelle “teorie collettiviste” che, oltretutto, hanno già dato, ovunque, prova pratica della loro negatività.

Allo stesso modo la lotta contro la discriminazione di razza, di sesso e di libera scelta politica, sindacale e religiosa, sono la base di una visione profonda di “uguaglianza” su uno stesso piano di dignità sociale individuale e famigliare che deve essere, come nucleo familiare, rispettato e protetto dallo Stato, quale “cellula primaria” della società e, in quanto tale, soddisfare l'esigenza di una revisione profonda della legislazione e delle prassi ammnistrative, compreso il valore effettivo della composizione familiare, nel salario e dei redditi.
Dobbiamo riconoscere che nel terzo millennio “la democrazia e la rappresentanza sociale e politica” deve essere ripensata e rilanciata nella sua efficacia e credibilità popolare, in presenza di un notevole assenteismo e di gestione del “mandato a rappresentare” negli organi centrali, regionali, provinciali e comunali tanto nella promozione della partecipazione quanto nelle decisioni politiche di governo.
E la “democrazia rappresentativa” con il diritto del popolo ad eleggere i suoi rappresentanti politici e con l'altrettanto diritto di governare, con maggioranze qualificate e programmi a tutti i livelli istituzionali di una società democratica – per un tempo predeterminato – rifuggendo da assemblearismi e populismi di facciata in “sostituzione” di responsabili funzioni e decisioni governative o attraverso interminabili discussioni che minano la credibilità di un governo e accentuano la incertezza di governabilità di 60 milioni di persone in un contesto europeo e internazionale di una Italia nazionale che, se legittimamente sovrana, tutti sappiamo che è un pases dimensionato similmente, per abitanti, alla più piccola delle provincie asiatiche cinesi.

Anche le “opposizioni parlamentari” parimenti rappresentative in dignità politica, quale espressione di rappresentanze popolari,, sono mandatarie per la promozione di un libero, franco e leale dialogo mirato a contribuire sia verso autocritiche interne di partito che proponendo miglioramenti e integrazioni parlamentari a proposte programmatiche governative.

Io penso che la plurità delle culture politiche e sociali passate e innovative richiamate da Ivano, non improvvisate ma cogenti e credibili nella fattibilità sociale di rappresentanze democratiche e popolari, senza deleghe in bianco e neppure di un mero rapporto a freddo tra mondo cattolico democratico laico e socialista, può essere sufficiente, perchè, se si considera “essenziale la partecipazione” - come regola di un popolo – nel perseguimento del bene comune, non basta sapere cosa vuole la democrazia ma, anche, come realizzarla.

*Donato Galeone – ex Segretario Provinciale di Frosinone e Regionale Cisl Lazio

 

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