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Colpi di sole

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Democrazioapartecipaziopne 350 260 mindi Aldo Pirone - In estate, com’è noto, il sole picchia. L’umidità, poi, enfatizza la calura che spossa le membra e incide anche su alcuni cervelli che, per effetto dell’autocombustione, aumentano sensibilmente le loro emissioni di cretinerie.

Casaleggio junior e Beppe Grillo devono aver risentito parecchio dei colpi di sole. Hanno parlato, l’uno, di un futuro superamento del parlamento grazie alla tecnologia di Internet che consentirebbe a ogni cittadino di scegliere direttamente le soluzioni da attuare per i problemi nazionali e locali; l’altro di una democrazia da superare con l’estrazione a sorte dei rappresentanti di almeno una parte del Parlamento: “Io penso che potremmo scegliere – ha detto - una delle due camere del Parlamento così. Casualmente”.

Intendiamoci. La questione del sorteggio dentro un sistema di governo democratico, sempre relativamente all’epoca storica, non è una novità. L’Atene di Pericle e la Venezia dei dogi l’estrazione a sorte la praticarono in modi e per scopi diversi. Così come il tema della democrazia diretta, perfino del suo superamento nel senso dell’assorbimento della società politica in quella politica con l’eliminazione della divisione fra governati e governanti, hanno nutrito le teorie e le utopie di grandi pensatori rivoluzionari, da Rousseau a Marx, da Lenin a Gramsci. Tuttavia l’esperienza storica suggerisce che una democrazia è tale se, oltre a tante altre regole, è strutturata da partiti non solo raccoglitori ma formatori di consensi e di alfabetizzazione politica. La politica è un’attività intellettuale specialistica, la volontà popolare si forma attraverso la mediazione della rappresentanza. Una volta il mito del “buon selvaggio” di origine rousseauiana, così come quello dell’uomo onnisciente e onnilaterale contemplato nel comunismo marxiano erano affascinanti teorie; oggi, le profezie di Grillo e Casaleggio sul cittadino che con un clic decide di tutto e su tutto sono semplici stupidaggini. Le nuove tecnologie possono aiutare a meglio funzionare una democrazia ben strutturata e come tale aperta alla progressiva e incessante riforma sociale, ma non possono sostituire il confronto fra opinioni, impostazioni culturali e ideologiche diverse, lo scontro fra interessi contrapposti, le lotte concrete per raggiungere determinati obiettivi sociali e civili.

Tutto ciò ha bisogno del dibattito pubblico sui media ma anche dell’assemblea, della riunione, del convegno, del seminario, cioè di un confronto vis a vis, non sostituibile dal post o dall’email.
La crisi della democrazia in Italia e, in diversa misura, in tutto l’Occidente non deriva da un eccesso di rappresentanza e dall’ingombro dei corpi intermedi, ma, al contrario, dal venir meno della rappresentatività di partiti, sindacati, e, in generale, dal rinsecchirsi degli strumenti organizzati della partecipazione popolare. Le ragioni sono tante ed epocali, e non è qui il caso di sviscerarle.

E’ bene, invece, avere presente non solo l’infantile demenzialità di certe profezie “grillesche", ma l’attualità di social dominati non dal “buon selvaggio” di Rousseau, ma da quello ben più selvatico e seriale immortalato dal crozziano “Napalm 51”. Che, non a caso, quasi tutti i politici, in particolar modo gli attuali maggiori leader di governo (vedi Salvini) e di opposizione, imitano quotidianamente e impareggiabilmente.

 

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

 

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