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Non c'è niente da ridere

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maglietta militante predappio 350 260 mindi Aldo Pirone - Ogni anno il 28 ottobre in ricordo della “marcia su Roma”, a Predappio c’è il consueto raduno dei nostalgici del fascismo. Camicie nere, teschi, gagliardetti, labari, fez, insomma l’usuale e lugubre armamentario in voga dalle parti degli adoratori di Mussolini. Dopo le celebrazioni di routine corredate da saluti romani, inni d’epoca, “eja eja alalà”, e grida di “presente”, gli immarcescibili nostalgici si ritrovano in trattoria per il pranzo fascistissimo e poi, tutti un po’ brilli - ma lucidi non lo sono mai stati - sui pullman per il ritorno.

Una volta le adunate erano animate dai mortiferi reduci di Salò, oggi, giacché il tempo passa per tutti, ci sono le nuove leve a provvedere alla canonica carnevalata.
Di solito la radunata, non oceanica, non fa notizia. Quest’anno però c’è stato un di più che in qualche modo ha fatto parlare di sé sui mass media. Una signora indossava una maglietta, rigorosamente nera, con disegnato sopra il profilo di un campo di sterminio nazista e la scritta “Auschwitzland”. Alla TV ha detto di essere un'aficionada del capo del gruppuscolo nero “Forza nuova”. Come tale ha sproloquiato che Mussolini, a suo tempo, diede “uno slancio all’Italia” (sic!). Infatti, quello “slancio” fu tanto forte da farla finire nel baratro della guerra e dell’occupazione nazista. Poi, dopo questo notevole sforzo mentale che l’ha svuotata dei pochi neuroni in suo possesso, alla domanda sul significato della sua ignobile maglietta, ha risposto che era “umore nero”. Sul colore della cosa nulla quaestio, non si può negare l’evidenza a meno di non essere daltonici. Quanto a fare dell’umorismo sullo sterminio degli ebrei da parte di una fascista che non ha “orrore di se stessa”, direbbe Petrolini, e di quello che hanno combinato i suoi camerati, non ci sono parole bastevoli per classificare una simile ignominia.

Ieri su “Il fatto Quotidiano” Paolo Mieli, interrogato sull’attualità di un pericolo di regime fascista per l’Italia, ha teso a ridimensionare tale sensazione, invitando a non fare analogie fuorvianti fra la situazione e il contesto storico-politico di allora e quello di oggi. Non ha torto, perché nel fascismo agì – ma lui non l’ha rilevato - in modo decisivo un elemento di reazione proprietaria e di classe contro il montare delle rivendicazioni operaie, contadine e popolari. Oggi, la classe proprietaria non è quella di allora, è di conio innanzitutto finanziario e, soprattutto, ha già vinto, non è minacciata nei suoi averi e nel suo potere. Il neoliberismo globalizzatore ha già scompaginato l’antagonista proletario e popolare. Anzi, quella classe deve vedersela essenzialmente con una reazione populista che però, sebbene cresca sulle contraddizioni della questione sociale acuite dal neoliberismo, tende a fuorviarne le vittime indirizzandone altrove (vedi immigrazione) il sacrosanto malconteAuschwitzland 350 260 minnto. Il che, in definitiva, per la classe proprietaria-finanziaria è un’assicurazione sulla vita.

Tuttavia, dato che quando piove forte di solito le fogne rigurgitano, soprattutto se è da tempo che non vengono bonificate, è inevitabile che ogni tipo di liquame e di rifiuto organico tende a tornare a galla. E oggi, politicamente parlando, a grandinare è il populismo della Lega pentastellata, come continuazione del berlusconismo sdoganatore di ogni nefandezza. Se l’Italia ha un ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio come Salvini - non a caso molto elogiato dai nostalgici ritrovatisi a Predappio - che, oltretutto il resto, condisce le sue performance propagandistiche quotidiane con gli slogan duceschi d’antan, come meravigliarsi, poi, se arriva la militante neofascista “forzanuovista” con quell’ignobile t-shirt?

La cosa che più dovrebbe far riflettere chi di dovere è che il tutto avviene nell’indifferenza popolare, complice il tempo che scorre, il venir meno della generazione della Resistenza e l’evaporarsi della sinistra nelle classi popolari. Molti giornalisti dei mass media tendono a rubricare i raduni predappiesi come folklore, anche perché la cosiddetta seconda Repubblica ha sdoganato un po’ tutto e tutti, ma soprattutto la vergogna fondata sulla smemoratezza storica. Compresa la smemoratezza degli intellettuali, in particolare quelli che inondano i mass media con i loro insulsi discorsi.

La terza Repubblica, quella palingenetica dei cittadini proclamata dal grillino Di Maio, potrebbe vedere, se non si reagisce adeguatamente e per tempo, l’ammiratrice di “Forza Nuova” diventare senatrice, magari al posto di Liliana Segre.
Sai le risate!

 

malacoda 75

Aldo Pirone, redattore di malacoda.it

 

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