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Scienza e tecnologia: sfide e strumenti per il prossimo futuro

  • Scritto da  Ivan De Cesaris

tecnologie 350 260 mindi Ivan De Cesaris* - Stiamo vivendo in un’epoca nella quale si ha la percezione d’essere nel mezzo di una grande rivoluzione tecnologica, digitale. Attorniati dalla messa in commercio di smartphone e dispositivi elettronici sempre più all’avanguardia, più potenti, più connessi ci viene da pensare di partecipare ad un’evoluzione senza precedenti, in campo tecnologico e scientifico. Fu vera gloria? i nostri nonni hanno vissuto in un’epoca in cui di tecnologia e scienza vera ce n’era ben poca. In una società prettamente rurale hanno assistito ad alcune rivoluzioni che migliorarono in maniera tangibile la qualità della vita delle persone. Mi viene subito in mente il contributo di Alexander Fleming che a cavallo degli anni ’20 scoprì prima il lisozima e poco dopo la penicillina. Va ricordato - per curiosità - che agli inizi del ‘900 Vincenzo Tiberio, medico molisano, aveva notato osservando un pozzo d’acqua nel cortile della casa dove viveva che ogni qual volta il pozzo veniva ripulito dalle muffe, gli abitanti della casa andavano incontro ad enteriti bevendo l’acqua, cosa che non accadeva invece nei periodi in cui erano presenti le muffe. Egli intuì quindi un collegamento tra la presenza dei miceti e la crescita dei batteri all'interno dell'organismo umano. Nacquero gli antibiotici, che avrebbero influito sostanzialmente sulla qualità di vita dell’uomo. Subito dopo venne distribuita l’energia elettrica con conseguente illuminazione domestica: una cosa per noi forse scontata ma che avrebbe migliorato le condizioni di vita, così come l’arrivo dell’acqua e dei servizi igienici nelle case. Anche all’epoca ci fu una rivoluzione con i dispositivi elettronici: immaginate lo stupore delle persone quando sentirono per la prima volta una voce provenire da una radio, e successivamente le immagini dalle prime televisioni a tubo catodico: in bianco e nero, rigorosamente. Il 20 Luglio del 1969 avvenne poi qualcosa di indimenticabile: l’uomo calpestò per la prima volta il suolo lunare, un trionfo della scienza e della tecnica innegabile, grazie alla missione della NASA chiamata Apollo 11. Telegrafi e telefoni avevano già da tempo fatto l’ingresso nella società, e la fisica aveva già pubblicato le sue leggi più note. Con l’invenzione dei transistors nel 1947 la microelettronica fece passi da gigante, culminati nel decennio successivo con la costruzione dei primi “personal computers” e con l’affinarsi della scienza informatica, grazie al prezioso contributo di Turing e von Neumann. Negli anni ’80 Tim Berners Lee, al CERN di Ginevra, con i collegamenti ipertestuali gettò le basi per la grande ragnatela mondiale di connessioni che oggi chiamiamo Internet e che ci permette di avere accesso comodamente dai nostri pc e tablet ad un numero molto elevato di informazioni.

Trovo quindi indiscutibilmente positivo il progresso della scienza e della tecnica, ma vorrei approfondire alcuni lati che necessitano da parte nostra di una riflessione. Siamo in grado oggi di tecniche di cura e di tecniche diagnostiche efficaci in campo medico, ed una parte di queste le dobbiamo anche ai progressi della fisica nucleare nel campo delle particelle. Ma anche la bomba atomica proviene dall’applicazione pratica di queste conoscenze. Abbiamo parlato prima di Internet e della facilità con la quale possiamo trovare informazioni e notizie in rete. La pluralità è un fattore positivo ed è alla base di ragionamenti inclusivi, nel tentativo di non tralasciare alcuna riflessione. Ma sappiamo anche che in alcuni Paesi il controllo di queste informazioni può costituire un serio problema per la democrazia specie se effettuato senza la necessaria trasparenza. La comunità scientifica ha sviluppato un ottimo metodo per il controllo dei contenuti; quando viene preparato un articolo allo scopo di pubblicarlo e/o presentarlo in occasione di una conferenza o sulle pagine di una rivista scientifica internazionale, una commissione accreditata di esperti nel campo ne vaglia il contenuto, ne controlla la forma, suggerisce modifiche nel caso vengano ritenute necessarie, valuta l’attinenza e ne conferma la correttezza del metodo utilizzato, prima di approvarne la diffusione. Questo processo iterativo di controllo è necessario per far sì che le informazioni contenute rispettino gli standard condivisi dalla comunità scientifica. Questa sarà una necessità dei prossimi anni della Rete, ovvero la validazione delle informazioni e dei contenuti sul web. Penso ad una sorta di bollino di qualità in grado di tutelare il lettore dalle cosiddette “fake news”. Sono consapevole della complessità necessaria ad istituire a livello mondiale una commissione che si occupi di validare i singoli contenuti di ogni angolo del web pubblicati dal miliardo di utenti che lo popolano e che contribuiscono alla creazione dei contenuti. Produrre una legislatura a tale merito che sia valida in ogni parte del mondo è indubbiamente un processo molto complesso, fatto di dialogo e numerose iterazioni tra innumerevoli nazioni che difficilmente determinerebbe una soluzione al problema a breve termine. Forse un aiuto potrebbe venire dai singoli Legislatori, che dovrebbero farsi onere di introdurre l’identità digitale per l’accesso al web, la stessa che ed esempio viene utilizzata per l’invio della PEC, la posta certificata. In tal modo ogni autore o commentatore di post sui social o di articoli nei blog sarebbe identificabile, senza potersi nascondere dietro a nickname anonimi o nomi di comodo. Potrebbe costituire un deterrente per comportamenti scorretti, ingiurie, accuse, truffe, falsità. Arginare comportamenti dannosi o prevenire atteggiamenti privi di alcuna evidenza scientifica sebbene possa sembrare un atto censorio, avrebbe in questo caso lo scopo di tutelare milioni di persone, come ad esempio di recente nel caso del dibattito sull’utilità dei vaccini. Pareri in merito dovrebbero a mio avviso provenire esclusivamente da esperti, da specialisti medici, per evitare che correnti di pensiero prive di fondamento mettano a repentaglio la salute della collettività. Negli anni a venire assisteremo ad un grande passo in avanti nel campo della tecnologia medicale. Un settore per il quale l’UE prevede l’investimento di ingenti somme da parte degli attori principali con lo scopo di progredire ulteriormente nell’ambito della scienza e della ricerca e nella diffusione di tecnologie di monitoring avanzate per l’healthcare. Le potenzialità dei dispositivi “wearable” – indossabili - spaziano dagli smartwatch in grado di monitorare i parametri vitali (pressione arteriosa o glicemia ad esempio) degli individui e renderli disponibili in tempo reale al medico curante, fino agli abiti che misurano in realtime la qualità dell’aria che stiamo respirando. Cominciamo ad impiantare protesi prodotte con stampanti 3D. Lavoriamo da anni per affinare nuovi strumenti di cura, come gli acceleratori di particelle, in grado di affiancarsi alle terapie convenzionali per la cura dei tumori colpendoli con microscopici fasci di protoni e di ioni carbonio.

Un’altra grande sfida della scienza e della tecnica sarà rappresentata dalla salvaguardia dell’ambiente che ci circonda e nello sviluppo di un metodo di agricoltura sostenibile che possa far fronte alle necessità della popolazione in crescita demografica a livello mondiale, garantendo alimenti di qualità dagli allevamenti e dalle colture ortofrutticole. Qualche giorno fa una sonda spaziale cinese ha raggiunto il lato nascosto della Luna portando con se germogli di cotone allo scopo di allargare le nostre conoscenze, mentre si cominciano a prospettare nel campo spaziale le prime missioni su Marte, il pianeta rosso. Visionari? Forse no. Scienza e tecnica procedono a passo spedito sui binari della conoscenza e la speranza che nutro è che sempre più giovani vengano appassionati da queste nuove sfide e frontiere che sono di assoluta importanza per il futuro dell’uomo e della società, preparandosi con percorsi di studio e di ricerca che li rendano attori protagonisti di questi rapidi cambiamenti. Avremo sempre più bisogno di operatori maturi e consapevoli in grado maneggiare con cura gli strumenti della scienza e della tecnica, con professionale rigore e soprattutto con buon senso.

 

*Ivan De Cesaris, nato nel 1977, da più di 15 anni lavora come power electronic engineer nel campo degli acceleratori di particelle per la cura dei tumori ed ha lavorato presso laboratori internazionali di ricerca come l'INFN, il CNAO ed il CERN di Ginevra. Attualmente lavora nel MedAustron di Vienna dove ricopre il ruolo di responsabile per il progetto di un nuovo acceleratore di particelle per la cura del cancro in Medioriente. Membro dell'IEEE (Institute of Electrical and Electronic Engineers), ha all’attivo diverse pubblicazioni scientifiche sull’ing. elettronica applicata agli acceleratori di particelle.

 

 

 

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